SCENA
X
Giuseppe, Brunetti
e poi Luigino da dietro le
scene
Giuseppe — Eccellenza, vi
son servo.
Brunetti — O Giuseppe, e
come ti trovi qui? Io ti faceva ancora in prigione, sebbene io ti avessi forte
raccomandato agli amici miei.
Giuseppe — I vostri amici
non potettero eseguire le raccomandazioni ricevute; ed ora mi trovo libero e
brigante.
Brunetti — Facesti male.
Io attendea che tu uscissi dalle prigioni per pigliarti al mio servizio.
Giuseppe — È troppo
tardi, Eccellenza. Son brigante, e qui jeri uccisi mia moglie.
Brunetti — Oh Dio! E
perché?
Giuseppe — Perché vostra
Eccellenza aveva mangiato nel mio piatto, e bevuto nel mio bicchiere.
Brunetti — Io? Io? Mente
chi il dice.
Giuseppe — Me lo disse
mia moglie.
Brunetti — Delirava.
Giuseppe — Ma io le ho
creduto, ed ora voglio la tua vita.
Brunetti — E mi dici
voglio la tua vita con tanta freddezza?
Giuseppe — E già. Tu pure
nel giorno del mio sposalizio mi dicesti egualmente: Voglio tua moglie.
Brunetti — A che ricordi
quello scherzo? Obblialo, posso farti ricco, e saremo amici.
Giuseppe — Qui ti voglio.
Tu credi all'onnipotenza del denaro, e t'inganni. Può rendermi esso felice? può
comprare la mia vendetta? Giuseppe è povero, Giuseppe è un verme: calpestiamolo
dunque, tu dicesti in tuo cuore, rompiamo questo verme in due metà, che si
cerchino sempre, né si trovino mai. E tu l'hai fatto, e tu hai diviso due vite
nate per amarsi in eterno. Ed io dissi: Sta bene; due montagne non possono
incontrarsi, ma due uomini qualche giorno sí, e questo giorno è venuto. Udisti
Antonello? Tu sei mio come questo filo d'erba che spezzo. Posso darti la vita,
posso togliertela.
Brunetti — Giuseppe, hai
ragione; ma plàcati. Ogni uomo può errare; tu sei cristiano, e io ti cerco
perdono.
Giuseppe — Ma chi
m'assicura che il tuo pentimento sia sincero?
Brunetti — Sincerissimo.
Giuseppe — Il perdono poi
non si cerca cosí.
Brunetti — E come ho da
dire?
Giuseppe — Hai da dire:
Io sono uno svergognato; spútami in faccia.
Brunetti — Io sono uno
svergognato, spútami in faccia.
Giuseppe — Ed io ti sputo
in faccia, Eccellenza. Ma ciò non basta. Devi dire: Io sono un assassino; dammi
uno schiaffo.
Brunetti — Io sono un
assassino; dammi uno schiaffo.
Giuseppe — Ed io ti do
uno schiaffo, Eccellenza. Ma ciò non basta. Devi aggiungere: Io sono un vile,
dammi un calcio.
Brunetti — Io sono un
vile; dammi un calcio.
Giuseppe — Ed io,
Eccellenza, ti do un calcio.
Brunetti — Sei contento?
Giuseppe — Non ancora.
Hai da inginocchiarti, e baciarmi i piedi.
Brunetti — Ecco!
m'inginocchio, e ti bacio i piedi.
Giuseppe — Prima il
destro, e poi il sinistro.
Brunetti — Ho fatto. Sei
placato?
Giuseppe — Non ancora,
Eccellenza. Tu vuoi vivere, ed io ti lascio vivere, a patto che io sia
vendicato. Tu hai disonorato mia moglie...
Brunetti — Non è vero:
mente per la gola chi lo afferma.
Giuseppe — Non
interrompermi; ed io per essere contento voglio disonorare la moglie tua.
Brunetti — È giusto, e te
lo permetto.
Giuseppe — Tu fosti causa
che morisse il mio bambino, ed io, per essere soddisfatto, vo', prima di
mandartene a casa, uccidere il tuo.
Brunetti — L'hai
nell'ugne; fanne ciò che vuoi. Posso alzarmi?
Giuseppe — Non ancora.
Mettimi il viso sotto i piedi.
Brunetti — Ti obbedisco
anche in questo.
Giuseppe — O Maria, ed
ora guardami dal Cielo. Vedi come lo calpesto? Vedi come il fango dei miei
piedi gl'insozza il volto? E nondimeno questo vile che mi trema sotto le
piante, che ha ricevuto i miei sputi, i miei schiaffi, ed i miei calci, questo
infame che per salvarsi la vita mi ha ceduto quella del figlio, e l'onore della
moglie, posò la bocca sulla tua bocca, s'inebbriò di amore tra le tue
braccia... egli... egli che non valeva la polvere delle tue scarpe! Alzati,
Brunetti, alzati. Vedi come io tremo? Vedi come io palpito? Cosí tremavo, cosí
palpitavo innanzi a lei, ed ardevo di buttarmele tra le braccia. Ed ora tremo,
ed ora palpito per un odio cupo, dolce, e delirante come il mio amore. Ah! tu
ami la vita? L'unico tuo bene è la vita? Hai dunque nel tuo cuore di fango un
punto sensibile, dove io posso immergere il pugnale? Hai dunque un bene, che
posso rapirti, un bene che preferisci alle ricchezze, alla moglie, al
figliuolo? Abbracciami, Brunetti: io ti amo, io son geloso della tua vita, io
ucciderei chi ti uccidesse. Abbracciami, Brunetti... O inferno! ed egli ha
abbracciato mia moglie, egli?... Voglio sputarti di nuovo in viso, e di nuovo
tirarti schiaffi, calci e pugna. Vile, perché non posso ucciderti mille volte?
Brunetti — O Giuseppe, strapazzami a tuo gusto, sfogati come ti pare; ma non mi
uccidere.
Giuseppe — Uccidere te? Non mai. Voglio uccidere
le tue membra. Prima le tue dita, poi la tua mano, poi il tuo braccio, poi il
tuo collo, ed inseguire l'anima tua da membro a membro, da fibra a fibra, da
goccia a goccia di sangue; e correrle dietro con la punta del pugnale, e
costringerla a ritornare nel corpo abbandonato, per cacciarnela di nuovo, per
inseguirla di nuovo... cosí... cosí... sempre! Levati dunque, e cammina. Il suo
sepolcro è lí, lí presso un pino, lí presso una sorgente di acqua. Tu la
vedrai: ella si leverà fino alla cintola dal suo letto di sabbia, e la macchia,
che le lasciarono in fronte i tuoi baci, gliela laverò col tuo sangue.
Luigino — (Da dietro
la scena) Uccelletto mio, uccelletto mio.
Brunetti — Figlio!
Figlio! La voce di mio figlio. Lasciamelo vedere, lasciamelo abbracciare.
Giuseppe, non mi uccidere: che vi guadagni? Uccidi un pollo, uccidi un
coniglio.
Giuseppe — E tu che
guadagnavi a disonorare mia moglie? Non avevi la tua? Ma stufo del pane
buffetto, volesti assaggiare il castagnaccio; ed a me che ho ucciso polli e
conigli passa per capo di accoppare un galantuomo.
Luigino — (Come sopra)
Vien qua, uccelletto, vien qua.
Brunetti — O figlio,
soccorrimi! O figlio, ti uccidono il padre! O figlio, ti benedico! (Escono).
|