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Vincenzo Padula
Antonello capobrigante calabrese

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  • ATTO III
    • SCENA X   Giuseppe, Brunetti e poi Luigino da dietro le scene
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SCENA X

 

Giuseppe, Brunetti e poi Luigino da dietro le scene

 

GiuseppeEccellenza, vi son servo.

Brunetti — O Giuseppe, e come ti trovi qui? Io ti faceva ancora in prigione, sebbene io ti avessi forte raccomandato agli amici miei.

Giuseppe — I vostri amici non potettero eseguire le raccomandazioni ricevute; ed ora mi trovo libero e brigante.

Brunetti — Facesti male. Io attendea che tu uscissi dalle prigioni per pigliarti al mio servizio.

Giuseppe — È troppo tardi, Eccellenza. Son brigante, e qui jeri uccisi mia moglie.

Brunetti — Oh Dio! E perché?

Giuseppe — Perché vostra Eccellenza aveva mangiato nel mio piatto, e bevuto nel mio bicchiere.

Brunetti — Io? Io? Mente chi il dice.

Giuseppe — Me lo disse mia moglie.

BrunettiDelirava.

Giuseppe — Ma io le ho creduto, ed ora voglio la tua vita.

Brunetti — E mi dici voglio la tua vita con tanta freddezza?

Giuseppe — E già. Tu pure nel giorno del mio sposalizio mi dicesti egualmente: Voglio tua moglie.

Brunetti — A che ricordi quello scherzo? Obblialo, posso farti ricco, e saremo amici.

Giuseppe — Qui ti voglio. Tu credi all'onnipotenza del denaro, e t'inganni. Può rendermi esso felice? può comprare la mia vendetta? Giuseppe è povero, Giuseppe è un verme: calpestiamolo dunque, tu dicesti in tuo cuore, rompiamo questo verme in due metà, che si cerchino sempre, né si trovino mai. E tu l'hai fatto, e tu hai diviso due vite nate per amarsi in eterno. Ed io dissi: Sta bene; due montagne non possono incontrarsi, ma due uomini qualche giorno , e questo giorno è venuto. Udisti Antonello? Tu sei mio come questo filo d'erba che spezzo. Posso darti la vita, posso togliertela.

BrunettiGiuseppe, hai ragione; ma plàcati. Ogni uomo può errare; tu sei cristiano, e io ti cerco perdono.

Giuseppe — Ma chi m'assicura che il tuo pentimento sia sincero?

BrunettiSincerissimo.

Giuseppe — Il perdono poi non si cerca cosí.

Brunetti — E come ho da dire?

Giuseppe — Hai da dire: Io sono uno svergognato; spútami in faccia.

Brunetti — Io sono uno svergognato, spútami in faccia.

Giuseppe — Ed io ti sputo in faccia, Eccellenza. Ma ciò non basta. Devi dire: Io sono un assassino; dammi uno schiaffo.

Brunetti — Io sono un assassino; dammi uno schiaffo.

Giuseppe — Ed io ti do uno schiaffo, Eccellenza. Ma ciò non basta. Devi aggiungere: Io sono un vile, dammi un calcio.

Brunetti — Io sono un vile; dammi un calcio.

Giuseppe — Ed io, Eccellenza, ti do un calcio.

Brunetti — Sei contento?

Giuseppe — Non ancora. Hai da inginocchiarti, e baciarmi i piedi.

Brunetti — Ecco! m'inginocchio, e ti bacio i piedi.

Giuseppe — Prima il destro, e poi il sinistro.

Brunetti — Ho fatto. Sei placato?

Giuseppe — Non ancora, Eccellenza. Tu vuoi vivere, ed io ti lascio vivere, a patto che io sia vendicato. Tu hai disonorato mia moglie...

Brunetti — Non è vero: mente per la gola chi lo afferma.

Giuseppe — Non interrompermi; ed io per essere contento voglio disonorare la moglie tua.

Brunetti — È giusto, e te lo permetto.

Giuseppe — Tu fosti causa che morisse il mio bambino, ed io, per essere soddisfatto, vo', prima di mandartene a casa, uccidere il tuo.

Brunetti — L'hai nell'ugne; fanne ciò che vuoi. Posso alzarmi?

Giuseppe — Non ancora. Mettimi il viso sotto i piedi.

Brunetti — Ti obbedisco anche in questo.

Giuseppe — O Maria, ed ora guardami dal Cielo. Vedi come lo calpesto? Vedi come il fango dei miei piedi gl'insozza il volto? E nondimeno questo vile che mi trema sotto le piante, che ha ricevuto i miei sputi, i miei schiaffi, ed i miei calci, questo infame che per salvarsi la vita mi ha ceduto quella del figlio, e l'onore della moglie, posò la bocca sulla tua bocca, s'inebbriò di amore tra le tue braccia... egli... egli che non valeva la polvere delle tue scarpe! Alzati, Brunetti, alzati. Vedi come io tremo? Vedi come io palpito? Cosí tremavo, cosí palpitavo innanzi a lei, ed ardevo di buttarmele tra le braccia. Ed ora tremo, ed ora palpito per un odio cupo, dolce, e delirante come il mio amore. Ah! tu ami la vita? L'unico tuo bene è la vita? Hai dunque nel tuo cuore di fango un punto sensibile, dove io posso immergere il pugnale? Hai dunque un bene, che posso rapirti, un bene che preferisci alle ricchezze, alla moglie, al figliuolo? Abbracciami, Brunetti: io ti amo, io son geloso della tua vita, io ucciderei chi ti uccidesse. Abbracciami, Brunetti... O inferno! ed egli ha abbracciato mia moglie, egli?... Voglio sputarti di nuovo in viso, e di nuovo tirarti schiaffi, calci e pugna. Vile, perché non posso ucciderti mille volte?

Brunetti — O Giuseppe, strapazzami a tuo gusto, sfogati come ti pare; ma non mi uccidere.

GiuseppeUccidere te? Non mai. Voglio uccidere le tue membra. Prima le tue dita, poi la tua mano, poi il tuo braccio, poi il tuo collo, ed inseguire l'anima tua da membro a membro, da fibra a fibra, da goccia a goccia di sangue; e correrle dietro con la punta del pugnale, e costringerla a ritornare nel corpo abbandonato, per cacciarnela di nuovo, per inseguirla di nuovo... cosí... cosí... sempre! Levati dunque, e cammina. Il suo sepolcro è , presso un pino, presso una sorgente di acqua. Tu la vedrai: ella si leverà fino alla cintola dal suo letto di sabbia, e la macchia, che le lasciarono in fronte i tuoi baci, gliela laverò col tuo sangue.

Luigino — (Da dietro la scena) Uccelletto mio, uccelletto mio.

BrunettiFiglio! Figlio! La voce di mio figlio. Lasciamelo vedere, lasciamelo abbracciare. Giuseppe, non mi uccidere: che vi guadagni? Uccidi un pollo, uccidi un coniglio.

Giuseppe — E tu che guadagnavi a disonorare mia moglie? Non avevi la tua? Ma stufo del pane buffetto, volesti assaggiare il castagnaccio; ed a me che ho ucciso polli e conigli passa per capo di accoppare un galantuomo.

Luigino(Come sopra) Vien qua, uccelletto, vien qua.

Brunetti — O figlio, soccorrimi! O figlio, ti uccidono il padre! O figlio, ti benedico! (Escono).

 




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