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| Vincenzo Padula Antonello capobrigante calabrese IntraText CT - Lettura del testo |
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SCENA X
Don Peppe e detti
Don Peppe — Allegramente, amici, allegramente. Ecco qui, Antonello, la risposta dell'avvocato (gli porge una lettera). Antonello — Taci, Corina, solleva quell'uomo svenuto. Corina — E che vuoi sollevare? È il primo caso che il bacio d'una bella donna uccida un uomo. Giuseppe è andato. Antonello — Morto? Corina — Morto. Antonello — Oh qual orrore m'invade! Voi tre (accennando ad alcuni briganti) portate altrove il cadavere. Io tremo tutto. Corina — Effetto di complessione diversa. A me il bacio di quella donna avrebbe accresciuto un anno di vita. Antonello — Bando a cotesti scherzi; in questo momento non li soffro. Noi fummo testimoni d'un prodigio: i miei capelli sono irti. Di simili fatti avevo inteso parlare, ma visto ancora con gli occhi miei non ne avevo nessuno. Corina — Bah! un rabbuffo di mal di madre. Padr’Antonio — Uomo carnale, non bestemmiare. Antonello — Maria, levami un dubbio. Rosa — Io non mi chiamo Maria; mi chiamo Rosa. Antonello — Lo spirito dunque è partito? Rosa — Sí. Antonello — E tu che ti sentivi, quand'esso parlava per la tua bocca? Rosa — Nulla. Il mio pensiero, la mia volontà non mi appartenevano piú. Antonello — E quando è partito? Corina — Ma diamine! vogliamo abusare il tempo a cinguettare con un'isterica? Don Peppe, la tua fidanzata testé avea il diavolo in corpo. Padr'Antonio l'ha scongiurata, ma se tu sei un buon figliuolo, la prima notte delle nozze le darai tal rimedio, che glielo caverà per sempre. Antonello — Signora, il Cielo ti ha voluto salva, e puoi partire. Signora — Oh sí! né scorderò mai questo giorno. Antonello, a te ed ai tuoi compagni io perdono di cuore il male, che mi avete fatto. In tutto questo avvenimento io vedo il dito di Dio. Figliuol mio, dà la mano a Rosa, ed andiamo. Sbarra — Signora, permettimi d'accompagnare te, e 'l ragazzo, finché non uscirete dal bosco. Signora — Grazie, buon uomo; ho i miei servi lì dietro, e poi Padr'Antonio ci terrà compagnia. Corina — È giusto. Le vedove appartengono ai frati. Antonello — E voi andate a salvamento con lui, e tu, Padr'Antonio, prega per me. Sbarra — Ed anche per me. Padr’Antonio — E Dio salvi entrambi, ed anche quel pezzo di carne con due occhi, che si chiama Corina. (Parte con la Signora, Luigino e Rosa). Corina — Finalmente ci siamo. Antonello, apri la lettera di Don Peppe, e badiamo ai casi nostri. Antonello — Aprila e leggila tu: io non ho forza di farlo. Una malinconia, una stanchezza, di cui non so rendermi ragione, mi ha tutto ,invaso. Il fato di quell'uomo (accennando Giuseppe) è compiuto, e sento che il mio è presso a compiersi pure. Ma come? Nol so: mi veggio una fitta nebbia avanti gli occhi. Leggi, Corina. Corina (Legge) “Caro Antonello, abbi piena fiducia; il salvocondotto ti sarà mantenuto a parola”. E che vuol dire questa storia? Don Peppe — Vuol dire quello che volevo dirvi io, né mi avete lasciato dire. Vuol dire... Sentite? Un suono di tamburo. Sono il Maresciallo e 'l Capocivico con un tamburino che vengono qua inermi a dirvi che siete perdonati. Perdonati, capite? liberi di andare ovunque. O miei cari amici, quind'innanzi non avrete piú bisogno di me; ma ricordatevi del povero Don Peppe, e dategli la mancia per la buona novella.
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