Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText
Vincenzo Padula
Antonello capobrigante calabrese

IntraText CT - Lettura del testo

  • ATTO V
    • SCENA III   Detti, tranne Pacchione
Precedente - Successivo

Clicca qui per attivare i link alle concordanze

SCENA III

 

Detti, tranne Pacchione

 

Antonello — Padr'Antonio, che pensano i miei compagni? Si ricordano di me? Mi perdonano essi?

Padr’Antonio — A modo se ti ricordano! Ne domandano  sempre, pensosi piú di te, che di se medesimi.

Antonello — O cuori di amici! Voglio vederli. Perché me ne hanno separato?

Padr’Antonio — Ti servo subito.

Sbarra — No, Antonello; ti prego a non lasciarmi in questi solenni momenti; ho bisogno che tu mi dia animo.

Antonello — Ecco, ti resto qui vicino: che vuoi che ti dica?

Sbarra — Voglio confessare i miei peccati ad alta voce, ed alla tua presenza; e piú che l'assoluzione del monaco, credo essermi necessaria la tua. Ora senti: noi siamo compagni a piú di venti anni, e ti ho provato sempre fedele, e sincerissimo. Perciò voglio credere quello che tu credi, e nell'altro mondo andare dove tu vai. Dimmi dunque in parola d'onore: l'inferno ci è?

Antonello — Povero Sbarra! perché mi fai questa dimanda?

Sbarra — Te la fo, perché se Dio non mi ricevesse in paradiso, me ne dorrebbe poco. Già sono avvezzo a soffrire, e se bandito dal paese ho vissuto tanto o quanto benino, credo che bandito dal cielo troverei pure un cantuccio, chi sa dove, e vi starei a mio bell'agio. Ma l'inferno è ben altra cosa, e, quando vi penso, mi s'accapricciano le carni. Dimmi dunque se ci è?

Antonello — Altro!

Corina — Ed io consento; e quando ci cascherai, il diavolo penserà ad allumare nuove fascine, e fare una bella sbraciata. Ti verrà vista una sedia; ti parrà pinta in vermiglio; ma nel sedervi sentirai sotto a te un cerchio di ferro infocato, su cui le tue carni avvamperanno.

Sbarra — O Corina, non farmi il buffone in questi momenti. Padr'Antonio, assistimi. Ho un viluppo qui di cose brutte sulla coscienza, che non posso distrigare. Che debbo dire? Ho da inginocchiarmi?

Padr’Antonio — Rimanti al tuo posto, e confessati.

Sbarra — Ed io confesso di essere stato uno scavezzacollo, un rubatore di strada, un sanguinario, che ho misfatto dacché nacqui, e fatto un peso d'ogni lana; insomma mi sento brutto.

Corina — Non occorre dirlo: il volto ne fa fede.

Sbarra — E dàgli, Corina! Via, non molestarmi, non cimentare la mia pazienza.

Padr’Antonio — Devi specificare i tuoi peccati. Quanti omicidi hai commesso?

Sbarra — Ci ho pensato stanotte, e mi è sembrato di far tre miglia di via tutta zuppa di sangue. Ah! Il Signore mi faccia misericordia! Ne ho ucciso ventisette.

Corina — Sbagli: n'hai morti ventotto.

Sbarra — Ventisette, Corina.

Corina — Ed io ripeto ventotto. Quella donna, cui tirasti una pugnalata nel ventre, era gravida, o no? Ancora mi si rizzano i capelli a pensarvi: dalla ferita si vide uscire la mano chiusa della creatura.

Padr’Antonio — Figlio mio, è vera tanta barbarie?

Sbarra — È vera, è vera... O me infelice! io merito l'inferno.

Corina — E ci andrai.

Sbarra — Ahi! Ahi!

Padr’Antonio — Fa cuore, figlio: per fuggire l'inferno basta pentirti.

Sbarra — Pentirmi? E che ho da fare? Ecco io piango, io picchio la fronte per terra, mi mangio le proprie mani.

Corina — O vile! O poltrone! Egli disonora tutti noi.

Padr’Antonio — Basta; e rispondimi sull'articolo Donne.

Sbarra — Eh, Padre mio, che vorresti? Sono stato uomo.

Corina — Sei stato un porco.

Padr’Antonio — Puoi specificare il numero?

Sbarra — Il numero? E chi può ricordarlo?

Padr’Antonio — Puoi rammentarti almeno i tuoi furti?

Sbarra — Sí; ho rubato coi compagni; ma ecco, ora restituisco tutto.

Padr’Antonio — E che restituisci?

Sbarra — Non ho che cinquanta piastre: è tutto il tesoro che io mi serbava, caso che il governo ci avesse perdonato.

Padr’Antonio — Non piú che cinquanta piastre! E pensare che per sí poco hai fatto tanti anni il malandrino col pericolo di finire come un cane, e dannarti l'anima; è troppo orribile.

Sbarra — E te ne stupefai, Padre mio? Il brigante è sempre povero: egli spoglia uno per vestirne dieci e deve comprar tutto, infino l'aria, infino il Sole.

Padr’Antonio — E le cinquanta piastre, che dici, dove l'hai riposte?

Sbarra — Nella contrada Acqua del Corvo. Vedrai presso la fonte una quercia: la quercia ha un cavo ad otto palmi da terra; cacciavi la mano, e troverai il denaro.

Padr’Antonio — Vuoi con esso che io celebri per l'anima tua?

Sbarra — Sí, Padre mio: raccomandami al Signore, e pígliati tutto.

Padr’Antonio — Odimi, Sbarra. Bisogna per salvarti che tu ami Dio, ed il prossimo. Ami dunque il tuo prossimo? Perdoni ai tuoi nemici?

Sbarra — Io non ho nemici.

Padr’Antonio — Il Maresciallo e 'l Capocivico, per esempio, io li credo innocenti; tranne ch'entrambi furono tratti in inganno dall'avvocato.. Ma ad ogni modo tu li credi traditori. Dimmi: Ti senti di perdonarli?

Sbarra — Antonello, che debbo rispondere? Tu perdoni a quei due scellerati?

Antonello — Ho perdonato.

Sbarra — Ed io, Padr'Antonio, perdono pure.

Padr’Antonio — Bravo, figlio mio! E come tu perdoni altrui, Dio pure perdonerà a te. Già non credo che per voi vi sia sentenza di morte:: nondimeno è stato buono ch'io vi abbia disposto l'anima. Adesso raccogliti in te medesimo, e, quando sarà tempo, ci rivedremo. Or vengo a te, o Corina. Che pensi di fare?

Corina — Nulla.

Padr’Antonio — Intendi confessarti?

Corina — No.

Padr’Antonio — Vuoi dunque morire da turco?

Corina — Da uomo.

Padr’Antonio — Oh! a nome di Gesú Cristo, fatti il segno della croce, figliuolo, e manda via cotesta tentazione del diavolo.

Corina — Ze' Monaco mio, tu getti via il fiato. Io non sono terra da porci vigna. L'uomo ha il corpo, e l'anima: col corpo si unisce alla donna, con l'anima a Dio; e túffete il frate e 'l prete vengono a dirgli: A cotesta tua unione vogliamo assistere noi. Andate al diavolo, ficcanasi maledetti. Ciascuno ha sue magagne, e le mie deve saperle la donna che mi bacia, il Dio che mi guarda.

Padr’Antonio — Ma tra Dio e te io sono il mediatore.

Corina — Canchero! e non sei uomo al par di me? Io son ladro, ma anche voi, o reverendi, non minchionate, e se io rubo, minacciando la morte, tu sei mignatta delle borse altrui, minacciando l'inferno. Non hai cosí a quel balordo di Sbarra testé trappolato cinquanta piastre?

Padr’Antonio — Tu bestemmii.

Corina — Io ragiono, mio bel padrino. Oh! si è fatto giorno. Apriamo l'imposta di quei cancelli. O brezza soave e fresca del mattino! O sole, che forse per me spunti l'ultima volta! O monti, o foreste, o burroni della Sila, che invano mi chiamate! O torbido Busento, o Crati maestoso, o immenso Vallo della nostra bella Cosenza popolato di querce, di olivi, di fichi, di vigne, e di vaghissime donne, addio, addio.

Padr’Antonio — Figlio mio, non voler morire da turco.

Corina — Quanta gente si affolla laggiú in fondo alla strada! Come tutti gli occhi si sollevano a questi cancelli! Ah! (voltandosi ad un tratto) Padr'Antonio, perdonami; ho scherzato; ma io sono cristiano, e intendo confessarmi.

Padr’Antonio — O mio Dio! io ti adoro: la tua santa grazia ha tòcco finalmente il cuore di quel traviato.

Corina — Sí, la grazia mi ha tòcco. Voglio confessarmi, ma ad un patto, sai?

Padr’Antonio — Sarebbe?

Corina — Tra la gente che si accalca laggiú ho veduto due donne, che mi sono appartenute. Padr'Antonio, tu devi condurmele qui.

Padr’Antonio — O sciagurato! E con cotesto attacco alla colpa intendi confessarti?

Corina — Padre mio, son dispostissimo, e tanto, che avendo io colaggiú visto pure il Capocivico e 'l Maresciallo, son risoluto, se condurrai essi pure, di perdonare a tutti e due.

Padr’Antonio — Ma presso a quelle due male femmine non sai che ogni tuo sguardo e parola sarà un nuovo peccato mortale?

Corina — E sia. Supponghiamo che al momento io abbia cento peccati: con quelle donne quanti altri ne potrò commettere? Due, quattro, sei, dieci? E tu mi darai l'assoluzione per cento dieci; il piú e 'l meno non guasta; tanto che mi devi assolvere.

Padr’Antonio — Non posso.

Corina — Padrone! e se a te non piace assolvermi dei dieci peccati nuovi, a me non piacerà di confessare i miei cento peccati vecchi.

Padr’Antonio — O cielo, in che bivio mi trovo! Mio caro Antonello, mio caro Sbarra, andate per un momento a riunirvi ai vostri compagni. L'empie parole di costui possono darvi scandalo. (Antonello e Sbarra escono) Dunque?

Corina — Dunque fa che io parli alle mie donne, e poi sarò tutto tuo.

Padr’Antonio — Lo vuoi davvero?

Corina — Davvero.

Padr’Antonio — Ed io vo' appagarti. Signore, guarda alle mie intenzioni, e ciò che faccio non reputarmi a peccato. 

 




Precedente - Successivo

Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (V89) - Some rights reserved by EuloTech SRL - 1996-2007. Content in this page is licensed under a Creative Commons License