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| Vincenzo Padula Antonello capobrigante calabrese IntraText CT - Lettura del testo |
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SCENA ULTIMA
L'Intendente e Pacchione
Intendente — Or vedi, caro Pacchione, quanto foste stolti ad attaccare il trono del nostro re. Voi liberali siete fanciulloni, e nulla è piú facile che l'ingannarvi. Noi usiamo l'arte, l'ingegno, che a voi manca. Eravate in Malta; lo sapemmo, e v'attirammo nella rete. Non fu un bel colpo? Pacchione — E chi ne dubita? Intendente — A pacificare la provincia rimaneva a distruggersi la masnada di Antonello; ed eccola distrutta. (Si ode un tamburo) Non è un altro bel colpo? Pacchione — Che significa ciò? Intendente — I briganti passano all'altra prigione. Pacchione — Ma voi non prometteste a loro un salvocondotto? Intendente — Senza dubbio. Era l'unico modo per averli nelle ugne. Pacchione — E poi li mandaste in prigione? Intendente — E dove volete che gli avessi mandati? Pacchione — Ed ora si concede ad essi la grazia che fu negata ai Bandiera! Intendente — Credo di no. Pacchione — Dunque gl'ingannate? Intendente — È necessario che non parlino; uomini che vissero in campagna venti anni potrebbero, rivelando i loro complici nella milizia, nella magistratura e nella borghesia, turbare la pace della provincia. I panni lordi non si lavano, ma si bruciano. Pacchione — Oh! (si ode la scarica di piú fucili) Mio Dio! che avvenne? Intendente — I briganti hanno ricevuto la grazia. Pacchione — O infamia! Intendente — O effetto d'ingegno! Pacchione — Signore Intendente, il governo dei Borboni vive di tradimento, e, stampatevelo nella memoria, di tradimento morrà.x
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x Ma non i soli Borboni caddero per tradimento, ma tutti i Re di Napoli. A quel modo finirono gli Svevi, a quel modo gli Aragonesi. Noi meridionali siamo di razza greca, e quindi mobili, incontentabili, amanti della novità e del chiasso, e in nessuna città d'Italia la caduta d'un Ministero genera tanta ilarità, quanta in Napoli; e per lo stesso motivo vogliamo un re ogni settimana, per godere la soddisfazione di accompagnare a vernacchi il vecchio re che parte, e ricevere con allucchi il nuovo re che viene. Ciò ci fa vergogna, lo so; ma io non son l'uomo da tacere il vero, né da inneggiare ai tanti Liborii Romani morti e vivi, che siano. Il tradimento mi fa orrore. Quando il governo è tristo, l'uomo onesto se ne tiene lontano, ed allora, s'e' l'osteggia, chi può fargliene colpa? Ma se ne accetta i servigi deve serbarglisi fedele, né abbandonarlo alla vigilia della caduta. |
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