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| Vincenzo Padula Antonello capobrigante calabrese IntraText CT - Lettura del testo |
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SCENA X
Don Peppe e Detta, poi la Signora
Don Peppe — (Entrando) Ti ho fatto ricca, s'hai giudizio. Rosa — Ricca d'infamia. Vorrei essere uomo per cavarti gli occhi. Don Peppe — Ed io femmina per abbracciarti. Rosa — Scesi nel cortile ad affacciarmi dall'uscio, e far gente; tre briganti mi afferrano, e tu mi lasci nelle loro mani. Don Peppe — Vi era anch'io. Rosa — Ma, oh Dio! il tempo passa. E la padrona? Come oserò sostenerne lo sguardo? Forse prega, forse dorme, ignora certo i suoi mali. Bisogna chiamarla: è madre, e salverà il figlio (Entra a sinistra). Don Peppe — (Rimasto solo) “Villano vuol dire pelo di preterito: te' un calcio al preterito”. Cosí mi dicesti in questo luogo, Signor Brunetti: or la pulce si vendicò del leone. Rosa — (Rientrando) Oh non ci fossimo nati mai tutti e due! La padrona è morta, giace a terra strangolata (Si affaccia alla finestra) Gente! Gente! Ajuto! Abbiamo i briganti in casa. Don Peppe — Vo' secondarti anch'io a gridare. Gente! Gente! Ajuto! Ajuto! I briganti! (Spara una pistola). Signora — (Ha le braccia legate, e fasciata la bocca. Dà pochi passi e cade) Ah! Rosa — Cielo! mi son dunque ingannata? Va, Don Peppe, in cucina, e tieni l'occhio alla casa. Padrona mia! padrona mia! (La scioglie).
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