VI
Maurizio
ci aveva la mamma, Chiarastella Parascandolo; buona donna, che amava il
figliuolo piú della luce degli occhi, e, se ho a dirla, del debito. Vederselo
vicino l'era unica gioja nell'austera vedovanza, unico desiderio nella onesta
vecchiaja, che conchiudeva una vita operosa e sacrificata. Eppure,
quell'affetto, pieno di disinteresse e d'abnegazione, temeva tanto di rendersi
importuno, temeva tanto d'impedire, col soddisfarsi, qualche capriccio o
qualche piacere del figliuolo, non foss'altro col ritegno, che il coabitare con
la madre impone, sempre; ch'ella era stata prima a suggerirgli di prendere un
quartiere separato: «Staresti troppo lontano dalla caserma, qui. Con la caserma
a San Pasquale a Chiaja, sarebbe d'incomodo serio per te, per l'ordinanza,
l'abitare al Corpo di Napoli. Massime, che non ci abbiamo scuderia; e ti
dovresti separare da' cavalli... No! Non voglio pretender questo sacrifizio;
sarebbe egoismo. No, caro figliuol mio, io non posso comperare, col danno tuo,
la soddisfazione d'averti meco. Vientene a vedermi, spesso, questo sì; vieni,
sempre che le tue occupazioni ti lasciano un po' di libertà. Ed anch'io verrò,
spesso, a sorvegliare se tutto cammina in regola a casa tua. Così, pure, avrò
un'occasione di far quattro passi, senza la quale non uscirei; e, sai? il
medico mi raccomanda, sempre, moto, moto, moto!»
Maurizio si lasciò persuadere senza difficoltà da
questo discorso, terminato da un bacio, che la mamma li stampò sulla fronte.
Erano i primi giorni, appunto, dell'arrivo del reggimento in Napoli. Trovò un
bel quartierino a solatìo, primo piano, poco discosto dal quartiere, con vista
sopra un ameno giardino, dal quale venivano aure profumate e sciami di zanzare,
una voluttà ed un supplizio, nuova dimostrazione, che, in questo mondo
sublunare, il bene ed il male son connessi, inseparabilmente. Del resto
Maurizio capitava, quasi ogni giorno, sul principio, alquanto piú di rado, in
seguito, dalla madre; quando all'ora di pranzo, quando la sera, tardi, dopo il
teatro; e facevan di gran chiacchiere, insieme: confidenze da una parte,
ammonimenti dall'altra, amore dall'una e dall'altra. L'ordinanza, poi, era un
continuo andare e venire, da San Pasquale a Chiaja al Corpo di Napoli e dal
Corpo di Napoli a San Pasquale a Chiaja; e, ben presto, fu devota piú alla
signora vecchia che all'uffiziale. La Della-Morte estese su quel giovanotto un
po' del suo affetto materno; era cosa di suo figlio e tanto bastava. Ed il
povero confidente, che ci aveva a casa, a Dogliano, là nelle Langhe, in quel di
Mondovì, anch'egli una mamma, e l'animo un po' brancicato ed oppresso dal
ruvido tocco della disciplina militare e da' modi aspri, anzi che no,
dell'ufficiale, si sentì confortare dall'insolita bontà:
Come, ne la stagion men fresca, suole,
se la notte la bagna, arida erbetta
lieta mostrarsi all'apparir del sole;
per
servirmi d'un paragone, che Monsignor Giovanni Guidiccioni tolse, guastandolo,
da Dante Allaghieri.
Curando la signora Della-Morte lei il bucato, la
biancheria, ogni cosa, insomma, del figliuolo, non le mancava, mai, pretesti
per recarsi da lui e per intrattenervisi. E questa lontananza e queste visite
davano una lieve apparenza di frutto vietato od almen contrastato alla piú pura
e santa delle relazioni possibili e ne aumentavan, quasi, il piacere. Così
siamo: contrasti ed ostacoli ci servono di stimolanti! Persin la mamma
abbraccia il figliuolo con gusto maggiore, quando una circostanza le rende
malagevole il farlo.
Anche l'ufficiale godeva nell'accôr la mamma nel
suo quartierino: sempre che lei ci veniva, era festa. Lui l'amava come si suole
amare la madre, in ragion diretta de' dolori, che, scientemente, le si
arrecano: amore profondo, onde noi stessi non si comprende l'immensità, prima
del giorno atroce, in cui si rimane orfani. Pure, una mattina, parve (ed ella
se ne accorse), che quella visita gli tornasse non dirò malgradita, ma
inopportuna, via, di contrattempo. Doveva (disse) abbigliarsi, in tutta fretta,
per andarne al rapporto; era, già, in ritardo; e sgridò, con malpiglio, il
confidente per una inezia; e, quando la madre disse: «Scappo via, perché ti
farei perder tempo», lui non la trattenne con insistenza, come era solito far
le altre volte e fin sul pianerottolo.
Approfittando della giornata splendida, Donna
Chiarastella ne andò a passeggiare in Villa, sotto il viale delle querce,
lunghesso il mare: bello tanto, prima che, ampliando la Villa, l'avesser
privata d'ogni antica sua bellezza caratteristica. Lì, si rammentò di aver
voluto regalare al figliuolo un pajo di pantoffole, ricamategli da lei e che
recava montate nella sacca a mano. La furia di Maurizio gliele aveva fatte
dimenticare. Pensò, nel tornare a casa, di risalire da lui e di collocargliele
accanto al letto, acciò le trovasse, la sera, nello scalzarsi.
Rieccola su per quelle scale. Una scampanellata! e
l'ordinanza viene ad aprire. Ma sembrò imbarazzata; e quasi, non le faceva
posto per entrare: «Oh! signora Lei?... ma come?...»
«Che miracolo c'è, Gregorio? Si direbbe, che non
mi avessi veduta, mai...»
«Ma, signora, il signor capitano è in casa...»
«Mio figlio non è uscito? che si senta male?» e
faceva per avviarsi alla camera da letto; ma il povero Gregorio la trattenne.
«Per carità, signora, parli a voce bassa. Il
capitano non è solo».
La Della-Morte capì; e provò come una stretta al
cuore, ché le fu d'uopo d'appoggiarsi ad una credenza, per rimanere in piedi.
E, poi, dal cuore, il sangue le rifluì al volto e le cornarono gli orecchi e le
si annebbiarono gli occhi. Quel, che provò, nel primo momento, è
indescrivibile. Le pareva di essere schiaffeggiata; le pareva, che il figliuolo
le mancasse di rispetto e l'insultasse. Dunque, una mezz'ora prima, Maurizio
l'aveva, in fondo, cacciata di casa, per farvi luogo ad una femminaccia
qualunque, ad una sgualdrina... Che altro poteva esser colei? Ed, ora, ecco,
ella stava innanzi alla porta chiusa di lui, mentre egli, dietro quell'uscio e
quella parete... Fu. come una delusione. Sì, certo, malgrado la rigidità della
sua vita, lei comprendeva, ammetteva, permetteva, che l'uffiziale, certe cose,
le facesse: ma altro è l'ammettere una cosa idealmente, altro il vederla, il
toccarla con mano. Il pudor suo era contristato. Il vizio (ossia ciò, ch'ella stimava
tale; e voi, uomini spregiudicati e donne emancipate, scusate quella
donnicciuola!), il vizio le rapiva quell'Unico suo; Maurizio anteponeva la
compagnia d'una sgualdrina alla madre.
Gregorio, turbato, nel vederla quasi sdilinquere,
corse in cerca d'un bicchier d'acqua. Essa il tracannò, macchinalmente; e
quella frescura, calmando la febbre de' polsi, mutò, anche, il corso de'
pensieri. Ritrovò l'indulgenza solita pel figliuolo, la consueta mitezza di
giudizio: «Povero giovane! si sa; è simpatico, è ufficiale, è decorato, deve
piacere alle... alle donne, a tutte le donne. Ed il mondo, poi, non è, come il
vorrei riformare io. Per pretender che vivesse da frate, non avrei dovuto
permettergli d'arrollarsi nel cinquantanove! Sono trascorsi di gioventú. E lui
poteva, forse, prevedere, ch'io capiterei stamane? E non è stato, forse, un
riguardo rispettoso il mettermi alla porta, dico, il lasciarmi partire, il non
trattenermi? Poteva lasciarmi incontrare quella, che è da lui? Quella!...» E,
qui, la madre sentiva mordersi da una strana gelosia. «Chi sa? Forse, anche, è
una, che l'ama davvero. Il merita, Maurizio; merita d'essere amato di cuor
sincero. Sarebbe anche buffa, ch'io me ne lagnassi! Da lagnarsene ha, chi riman
burlato: ma io, io debbo esser grata a chi consola mio figlio. E lui non è mica
una mosca senza capo: avrà saputo scegliere. Ad ogni modo, bisogna
risparmiargli la mortificazione di sapere, che io so qualcosa. Una madre certi
scappucci deve, sempre, ignorarli, fuorché per vegliar sul figliuolo, o quando
il figliuolo viene a lei, per consiglio o conforto».
Si chinò il velo sulla fronte; e raccomandò,
caldamente a Gregorio, che gliel promise, di non dir nulla al capitano di
questa sua venuta. Le pantoffole, le riportò seco, promettendosi di mandargnene,
poi, la dimane: giacché lei non sarebbe piú tornata, ad un simile incontro non
si sarebbe riesposta, di nuovo, un'altra volta. E Maurizio doveva ignorare,
sempre, l'episodio.
Ma, dopo due giorni, la mamma non seppe resistere
a quest'esilio dal quartiere del figliuolo; e quando Gregorio, il sabato, venne
a recare la biancheria sudicia ed a prender quella di bucato, dopo avergli dato
una lauta colezione, in un momento, ch'eran soli: «Gregorio» gli disse «t'ho da
chiedere un favore».
«Comandi, signora; cosa ch'io possa!»
«Ma, vedi, la cosa deve rimaner secreta fra me e
te».
«Contacc! Non lo saprà nemmanco il
padrone».
«Il padrone soprattutto non deve saperla».
«Comandi?» ripeté Gregorio, con un tono, che
indicava come promettesse sinceramente la discrezione assoluta richiestagli.
«Fammi il piacere di gradire questi due fulardi
rossi: tu non ne hai... Ma, vedi, se accadesse mai, che il capitano fosse
impedito, che non potesse ricever nessuno, neppure me, sai? legane uno all'inferriata
del balcone del salottino. Io mi son vecchia; e vorrei risparmiarmi una scala
inutile. Hai capito, Gregorio?»
Gregorio aveva capito: ci volea poco. E fece come
gli era detto, quantunque volte se ne profferse l'occasione. E, così, la buona
vecchia, rassicurata, tornò dal figliuolo. Ned altrimenti si parlò fra lei e
l'ordinanza dell'incidente; né gli fece alcuna domanda per appurare il nome
della visitatrice.
Ma, nel bucato di quella volta, si trovò un
fazzoletto di battista con le iniziali ricamate:
A.R.S.
La
Della-Morte le interpretò rettamente; e non ne fece parola. Se non che, un
giorno, Maurizio notò la bandieruola rossa, che violava i regolamenti
municipali, impunemente, come, sempre, a Napoli. Sgridò l'ordinanza, che si
scusò alla meglio e dovette convenire del perché. Maurizio era stanco, tornava
dalla manovra, non aveva dormito la notte e ci aveva, poi, avuta una visita
dell'Almerinda. Pure, uscì subito, passò per un negozio di seterie e, quindi,
andò dalla mamma.
«Che buon vento ti conduce da queste parti?» gli
disse, sorridendo, la vedova.
«Nulla» rispose il giovane abbracciandola «era
venuto, per dirti, che t'amo; per dirti, che sei un angelo...» Noi chiamiamo angelo
chi ci aiuta a soddisfare le passioni od, almeno, si astiene dallo attraversarci.
«Adulatore!» sclamò la madre, stringendosi al
petto il capo del figliuolo, che le s'era inginocchiato davanti, in modo da
soffocargli la voce. Ma il giovane si liberò dalla stretta e proseguì:
«Per dirti, che sei un angelo di bontà e d'indulgenza;
e per chiederti un favore!»
«Ah, le parole melate c'erano per corrompermi,
birrichino?»
«Sì, mamma» disse l'uffiziale, ipocritamente
compunto.
«Sì, mamma!» ripeté la vecchierella
contraffacendolo. «Guardate un po', che sfacciato! E sta' quieto, non mi
stringer così, che mi fai male con l'elsa dello squadrone. E cosa vuoi?»
«Voglio, che tu gradisca da me questo dono!» E le
stampò un bacio in fronte, e scappò via. Nell'anticamera trovò la Raffaela,
vecchia cameriera di casa; e sapeva così poco quel, che si facesse, che baciò
anche lei.
La signora Della-Morte svolse, sorridendo,
l'involtino, mormorando: «Gesú, che matto! che scapato!» V'eran dentro quattro
fulardi rossi. Capì, che il figliuolo aveva appurato ogni cosa. Capì, che le
chiedeva scusa. Si sentì come divenuta sciente e non rivelante, quasi complice
della colpa di lui... Chiarastella Parascandalo diventata una prossenete!.. Ma,
per una soddisfazione del figliuolo, ma per vederlo contento e riconoscente a
lei, nulla le sarebbe rincresciuto. Appoggiata la fronte sulla manca, pianse.
Mamma e figliuolo non tornarono, mai piú, sull'argomento.
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