Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText
Franco Sacchetti
La battaglia delle belle donne di Firenze colle vecchie

IntraText CT - Lettura del testo

  • CANTARE TERZO
Precedente - Successivo

Clicca qui per nascondere i link alle concordanze

CANTARE TERZO

 

1

 

L’alta chiarezza di quell’alta madre,

la gran piatà di quel benigno lume,

che ’l creator del ciel prese per madre

per figlia per isposa e per suo lume

per divota sirocchia, che madre

non fu ch’al figlio desse tanto lume,

quanto mostrò nel mondo, poiché ’l figlio

dal ventre suo discese come giglio,

 

                        2

 

del figlio e di tal madre el lume chiamo

che al mio canto segua dolce fine;

la santa Venus che ’l nemico gramo

sempre sommette a velenose spine,

mi porga un frutto del benigno ramo

quale soccorso di tutte ruíne,

cosí per grazia delle luce sante

dirò la pace di ciascuno amante.

 

3

 

Dico che s’apparecchia gran battaglia

infra li duo nemici disfidati.

Le vecchie mandan per ogni boscaglia

per siepi per spilonche e per fossati

cercando di lor armi e vittuvaglia,

e di color che son disamorati;

facendo loro sforzo prestamente

per vendicar del tutto donna Ogliente.

 

4

 

Nel borgo della noce un casolare

siede cerchiato da ogni bruttura,

dove le vecchie per consiglio fare

tutte si ragunar sanza misura;

or quivi si facea gran ciarlare

con urli e canti di maniera oscura,

che nel ninferno non si fece mai

tanto rumor di strida o tanti guai.

 

5

 

Quivi era gente di vil condizione,

bigliocchi portatori e beccamorti,

ragazzi che facean nuovo sermone,

stregghie sonando e panatoi ritorti;

quivi era dispiegato un gonfalone

terribile a veder pien di sconforti,

tutto dipinto d’infernal ruina

e poi nel mezzo siede Proserpina.

 

6

 

Tanti neri mantili e canovacci

adoperati a fuoco mai non furo,

quanti alle teste lor facean legacci

e questo ben parea timido e scuro;

pendevano a quell’ombra i capellacci

canuti e unti d’olio e di bituro,

gli occhi focosi e le vizze mascelle

avrebbon morto il diavolo a vedelle.

 

7

 

Erano armati d’uncinati raffi,

di pale coltellacci e di schedoni,

e l’una all’altra: “Or credi ch’io l’accaffi...”

diceva spesso con brutti sermoni,

qual eran sanza sella e sanza staffi

montate con gran pena a cavalcioni,

su magri tori e su bufale nere,

come piú sozze e di maggior podere.

 

8

 

E quale a’ piè con un forcon da stalla

di gran valor combattere intendea,

gli portator colla callosa spalla

con grandi urli seguon tal ginea;

il villan canta e ’l sottocuoco balla

gridando ver Proserpina lor dea:

Dacci vettoria, imperadrice diva,

verso chi vuol che la tua fama viva.”

 

9

 

Cosí nel casolare apparecchiate

con tal tempesta che dir nol porria,

lor capitana feciono, or pensate

se dovea esser pieno di follia,

essendosi gran pezza sconsigliate

sanza ragion ma con invidia ria;

la qual fu una che se bene affissola

dall’altre era chiamata donna Ghisola.

 

10

 

O Ghisola tapina e dolorosa,

di quanto mal se’ fatta capitana,

tu brami, o falsa strega invidiosa,

la fama spegner dell’alta Diana?

Non pensi tu quel gran valor che posa

nel regno di costanza umile e piana?

Le spade rilucenti per lor mani

distruggeranno e vostri cuor villani.

 

11

 

Amor benigno, o dolce mio signore,

or trammi tu che puoi di tal matera,

che queste vecchie m’hanno spento il core

in parte della tua santa lumera,

però che gli è grave il loro errore

ch’a ciò pensando l’alma si dispera,

e io che li lor regni ho qui veduti

son quasi morto se tu non m’aiuti.

 

12

 

Tu se’ nel petto mio tanto soave

che prima ch’io ti chiami tu rispondi,

e colla tua perfetta e vera chiave

aperto m’hai e tratto alle chiarondi;

correte, amanti, poiché non v’è grave,

e udirete con versi giocondi

come Costanza bella s’apparecchia

per dar la morte a ciascheduna vecchia.

 

13

 

Nel verde prato del vago giardino

che siede in quella nobile foresta,

dove si pose il creator divino

colle suo mani e con la dritta sesta

formando tanto lucido cammino,

come ben vede chi d’amor fa festa;

quivi sonando trombe e cennamelle

eran con gran valor le donne belle.

 

14

 

E se nel regno di Ghisola prava

grave spavento e tenebre si vede,

cosí dall’alto ciel virtú si schiava,

virtú di queste donne e di lor fede,

con allegrezza tanta che ’nchinava

le pietre e l’acqua per trovar merzede,

pensando quanto dolce melodia

allora in quel bell’orto si sentia.

 

15

 

L’alta reina delle chiare ninfe

che delle vecchie sente l’apparecchio,

ridendo si rivolse a quelle ninfe,

la cui somma biltà non ha parecchio;

e disse: “Donne, leggiadrette ninfe,

gli alti stormenti del dolce apparecchio

mettete omai nelle veste dorate,

e me alquanto priego che ascoltiate.

 

16

 

Molto s’appressa la vostra vittoria

che Venus ci ha promesso veramente,

ma per piú pregio di viva memoria

parmi che manchi a nostro convenente,

non già per tema, ma per crescer gloria,

in ciascun ch’è d’amor fedel servente,

il caro duca de’ leali amanti,

però mandiam per lui che venga avanti.

 

17

 

Mandiam per lui che tostamente vegna

con quelli amanti che vorran seguire

la sua celeste e triunfale insegna,

acciò che noi veggiamo il loro ardire,

e come fia venuto non ci tegna

priegotema del nostro partire,

ma tosto fatte le sovrane ischiere

seguasi di presente le bandiere.”

 

18

 

Andaron due messaggi a quel barone,

e subito gli fer comandamento

ch’al terzo , spiegato suo pennone,

cogli amador si muova e non sia lento.

Uditol duca quell’alto sermone

tosto rispose sanza alcun pavento

che non al terzo ma al secondo

verrà con tutti gli amador del mondo.

 

19

 

Spiratol duca di molta letizia

d’argento fe’ sonar trombe e trombette,

la cui gran voce priva di tristizia

sentita fu mentre che non ristette

in acqua in terra in alta primizia

dove dimoran l’anime perfette,

alla cui voce quasi in men d’un punto

ogn’amador dinanzi a lui fu giunto.

 

20

 

Qual de’ Troian già mai le ricche schiere

de’ principi de’ regi e de’ signori,

qual greci adornamenti di cimiere

de’ rilucenti scudi in piú colori,

qual armi de’ Romani usate fiere

lucide piú che il sol negli alti cori,

simile a queste furon chiare e sperti

delle qual gli amador venien coperti?

 

21

 

Perle zaffir balasci argento e oro,

galatide bandine e amatiste

ornavan per virtú li drappi loro,

con ricamate fiere, e chi con liste,

chi rilevati cuor di gran tesoro,

porta feriti d’amorose viste;

ghirlande avien di fior maravigliose

sovra i destrier coverti tutti a rose.

 

22

 

Dinanzi al duca lor con reverenza

allegramente si rappresentaro,

e ’l duca per la sua magnificenza

come piú degno piú felice e caro

per non poter ricever violenza

d’alcuna piaga o d’altro colpo amaro,

si fe’ menare i suo’ quattro destrieri,

che son forti poderosi e fieri.

 

23

 

Egli eran bianchi piú che l’ermellino

coperte di meravigliose veste,

con pomi tutti quanti d’oro fino

sovr’un velluto di color celeste,

e ogni pomo avea il suo rubino

come il fior che prima si digeste

e per picciuoli avean chiari topazi,

le foglie circuncinte in grisopazi.

 

24

 

Perché mi metto in quel che dir non posso

né io né altri che nel mondo sia?

Egli avea il duca tante perle addosso

che non val tanto Spagna e la Turchia.

Imagini ciascun che non è grosso

omai la lor virtú e vigoría,

e quanto sia lucente lor ricchezza

che ragionarne piú mi par mattezza.

 

25

 

Dappoi che furon tutti apparecchiati

il duca comandò d’esser seguito;

cosí la schiera degli innamorati

si mosse su per l’amoroso lito;

non eran gli stormenti ammutolati

ma ben parea quel suon da cielo uscito;

trombe trombette nacchere e sveglioni

e d’altra guisa piú di mille suoni.

 

26

 

Serrati sotto un vago pennoncello

verso quella foresta cavalcando

chi fosse stato sovr’un monticello

la lor bellezza in quella rimirando,

sariegli il sol paruto oscuro e fello;

simili allo splendor che va raggiando

la vaga schiera della santa Dea,

che d’angioli una nuvola parea.

 

27

 

Già eran tutti sovra la fiumana

a piè della foresta pervenuti,

dove Costanza di valor sovrana

prima che gli altri tosto gli ha veduti,

e una danza leggiadretta e piana

fece sonar pian pian con duo leuti,

prendendo un ballo a quella vaga danza,

qual fu cagion d’amor fede e speranza.

 

28

 

Or chi potria contar la gran letizia

di quelli amanti tanto valorosi,

spogliati di dolore e di trestizia,

quando si viddon ne’ porti amorosi?

Ciascun ragguarda sua dolce primizia

cogli occhi bassi onesti e vergognosi,

d’animo giusti e di perfetto core,

come leali amanti d’alto amore.

 

29

 

Non creder tu che leggi o tu che ascolti,

ch’amanti di parole sian costoro,

non giovinetti di maniera stolti,

come si veggono oggi fare a loro.

O ignoranza, quanti n’hai tu tolti

al ben servir dell’amoroso coro,

esser mostrando a tale innamorato

che dir si può piuttosto ismemorato!

 

30

 

Amor in cor villan non ha suo loco,

ch’amor per suo virtú vizio abbandona.

O quanta pace, quanto dolce gioco,

cosí alto signor al servo dona!

Chi sente fiamma dal benigno foco,

la cosa amata amar chi l’ama sprona,

or pensa, pensa s’allegrezza induce

l’alto valor di perfetta luce.

 

31

 

Ma tu che segui l’impeto carnale

usando nuove e dolorose leggi,

se piangi per angoscia o senti male,

rammarcati di te, che piú non veggi,

e non di donna il cui valore è tale

che non intende alli tuo bassi seggi;

Amore è tanto quanto onesta brama

non già carnal disío, com’altri ’l chiama.

 

32

 

Dunque non sia chi pensi alcun difetto

del savio duca e della sua compagna;

amanti son di quell’amor perfetto

che chi piúl segue piú virtú guadagna.

Rimanga nel poetico intelletto

omai quel che per me non si diragna;

voi che portate amor dell’alte muse

sarete pronti a far tutte mie scuse.


 

33

 

Poiché Costanza nella sua foresta

si vidde tanto bene accompagnata,

Itta chiamò e Telda molto presta,

e disse: “Che vi par di tal brigata?”

E quelle rispondendo con gran festa:

Piú bella schiera non fu mai trovata,

che sol gli amanti che qui giunserora

combatterian con tutto il mondo ognora.

 

34

 

Dunque, reina, omai non dimoriamo,

facciam sonare a stormo l’altra grida,

e a ciascuna donna comandiamo

che s’apparecchi per donare strida

a quelle vecchie contro a’ quali andiamo,

per la virtú d’amor che ’n noi s’annida

e ’l duca cogli amanti sovrani

par che si strugga d’essere alle mani.”

 

35

 

La tromba per lo campo già risuona,

com’a Costanza piacque, del partire,

e certo quivi allor non si tenziona

né con ragazzi si sente garrire:

l’una arma l’altra, e l’altra all’una dona

chi scudo e chi cimier sanza mentire;

cosí con pace e con molta dolcezza

all’arme viddi il fior d’ogni bellezza.

 

36

 

Costanza bella sovr’un gran destriere

era salita come imperadrice,

per ordinar le valorose schiere

dell’alta schiera ch’è tanto felice,

ell’avea sovra ’l capo tre bandiere

in segno tal com’a reina lice;

e piú di mille cavallotti a destra

e palafren da dritta e da sinestra.

 

37

 

In quella insegna che nel mezzo siede

triunfa Giove e suo bella pintura;

nella seconda Venus poi si vede

piú bella che mai fosse criatura;

nel terzo luce il sol con tanta fede

ch’ogni altra cosa fa parere oscura,

quando per vento sventolando vole

o che tal sol dal sol riceva sole.

 

38

 

Tre chiare lune in fiammeggiante fuoco

attraversate in campo d’oro fino

coprivan gli destrieri da ogni loco,

che ben parea veder atto divino;

gli adornamenti suoi non vaglion poco

che sarie sciocco alla stima Merlino;

però silenzio mostri gloriato

quel che per dir non può esser lodato.

 

39

 

Il ciel non credo che di maggior lume

mostrasse mai virtú per suo grandezza,

né altro cerchio sovra ’l suo cacume

non porse in occhio mai tanta allegrezza;

quivi d’ogni diletto corre un fiume

che cerchia l’universo per altezza,

e io che tanto lume rimirai

non porria dirlo, forte abbagliai.

 

40

 

Mentre che l’occhio mio guardava fiso

gli adornamenti della bella dama,

ed ecco giugner con pulito viso

Itta vezzosa d’ogni virtú rama

sovr’un destrier coperto d’un aliso

velluto incatenato per suo fama

d’incrocicchiate catene d’argento

con tante perle che mi fe’ pavento.

 

41

 

Ben dimostrava questa bella donna

la sua grandezza in ciascheduna parte,

ella par veramente una colonna

che ’l ciel sostenga e ’l mondo d’ogni parte;

pel campo corre a guisa d’alta monna,

maestra in arme dell’ardito Marte,

ordine dando all’altre tuttavia:

Armatevi, sorelle, in cortesia.”


42

 

Telda coll’arme de’ piccon vermigli

di montare a caval già non dimora,

questa conforta gli amorosi figli

e al ben far piú ch’altra gli rincora.

Deh quanto son perfetti i suoi consigli

in distrugger le vecchie d’ora in ora!

Questa risplende nell’armi bella

qual nel sereno ciel si vede stella.

 

43

 

Segue nell’arme col bello stendardo

chi gentil Caterina si piú dire,

con un volpon nel petto gagliardo

che proprio vivo par sanza mentire,

e poi ch’a tutte pose il dolce sguardo

nel mezzo si fermò con grande ardire;

intanto l’altre con un bel drappello

armate corson sotto suo pennello.

 

44

 

Or si rallegri tutto l’universo

l’imperio grande e ’l regno di Plutone,

sentendo d’allegrezza il dolce verso,

veggendo l’armi di tanta ragione,

l’oro e le perle e ’l vermiglio col perso,

i fior la seta e poi l’alte corone,

la festa il giuoco l’amore e la fede,

la franchezza del cor che ’n lor si vede.

 

45

 

Cosí le belle donne apparecchiate

nell’armi rilucenti e nelle schiere,

la prima schiera, e ciò non dubitate,

il savio duca prese volentiere

per correr prima tra quelle arrabbiate,

con valorosi amanti, a chi mestiere

fa di provare el giorno francamente

per viver con amor benignamente.

 

46

 

Piacque a Costanza l’altra schiera dare

ad Alessandra valorosa guida,

la qual sovr’un destrier di grande affare

era montata per donare strida

al vecchio campo, e con lor provare

volesse contro a chi in amor s’annida;

e per insegna lucide catene

porta nel serafin che ben la tene.

 

47

 

La terza poi condusse Elena bella

saggia benigna onesta e gloriosa,

chiara nell’armi, a guisa d’una stella,

amorosa vezzosa e valorosa;

rigan tre febe il bel petto di quella

nel campo febo in banda sanguinosa,

in segno quale altezza nel suo sangue

è per sommerger l’arrabbiato angue.

 

48

 

L’ultima e quarta Costanza reina

colle reali insegne poi conduce,

con Itta Telda e bella Caterina,

e con alquante d’ogni virtú luce.

Quest’alta ischiera valorosa e fina

governa il mondo come savio duce,

or pensa quando questa sarà vinta,

ch’allor sarà la luna stella quinta.

 

49

 

Fatte le schiere e ordinati i segni

la santa Venus fu data per nome,

e gli stormenti di dolcezza pregni

incominciaron le vaghe idiome.

Allor le vecchie con crudeli isdegni

cogli aspri volti e con canute chiome

sentendo l’apparecchio ch’era fatto

bacini e corni fecion sonar ratto.

 

50

 

E poi ch’alquanto doloroso suono

ebbon finito con superbo fine,

Ghisola si levò con un gran tuono,

e la sua strozza paurosa aprine

dicendo: “In nome del crudel dimono

Scilla Cariddi e tutte altre ruine

adempian oggi il nostro mal volere,

ch’ogni ben si possa far cadere.

 

51

 

Dolor tormento e grida ci notrica,

dunque la pace non si fa per noi;

la grande invidia ch’al cor ci s’abbica

farà Costanza sempre gridarOi’;

altro non fa bisogno ch’io vi dica

se non che ciascuna sia morta poi;

che piú di noi si tengono esser belle,

asine brutte disdegnose e felle.”

 

52

 

E fece quattro schiere di sua gente

e diè le prime al Ciuffa portatore

vecchio bistorto pazzo e frodolente,

ch’un cercine per arme ha messo fore.

Or udirete come francamente

si porterà nell’arme il feritore,

che volendo in sull’asino salire

sei volte o piú ne cadde, allo ver dire.

 

53

 

A Nuccia trista impose la seconda,

la qual per arme portò un strufinaccio,

questa d’ogni bruttura sempre abbonda,

porta padella per un tavolaccio,

una pentola in testa poi si fonda,

in pugno prese lo schedone avaccio;

minacciando Costanza sovr’un toro

salí rivolta indietro per ristoro.

 

54

 

La terza a Dogliamante concedette

con l’arme sua dipinta di malíe,

costei porta per guanti duo scarpette

e per barbuta una cesta d’ubbíe;

fatt’ha lo scudo di quoia ben sette,

dico di topi, e non s’armò di die;

questa sovr’una bufola s’inforna

legata con la coda tra le corna.

 

55

 

Ghisola tapina di tristizia

volle la quarta sotto il suo condotto,

con Puccia matta Tondina e la Vizia

con Semaldrudo che pare un merlotto:

e menò seco per maggior letizia

la Grigna la Germina e ser Margotto;

queste che mai non calan di gridare

per rabbia e per invidia del ben fare.

 

56

 

La ’nsegna sua che gli è portata sopra

riluce a guisa dell’oscura notte,

però che Proserpina vi s’adopra

cerchiata di ramarri serpe e botte,

e di tal dama intendo che si scopra

il gran cimier ch’uscí dell’atre grotte

l’asino, dico, che pare un balestro

legato sovra ’l fondo d’un canestro.

 

57

 

Sovr’una mula magra zoppa e cieca

trecento portator la caricaro

con gran fatica questa vecchia bieca,

e poi d’intorno ben la puntellaro

di paglia e di capecchio ch’ognun reca,

che non caggia per un colpo amaro,

e un paiuolo le dieron per targhetta

con una forca per doppia vendetta.

 

58

 

Secchie bacini e vecchi can latrando

corni vassoi e altri vaghi suoni

e quelle vecchie a gridar cominciando

Giove temette di fatti tuoni;

però che ’l ciel si venne annuvolando

sentendo lo stridor de’ gran dimoni

che fecion quando fu Ghisola armata

e ciascun’altra vecchia apparecchiata.

 

59

 

Benché lecito sia narrare il vero

del brutto campo che ’n quel luogo vidi,

parmi pur tanto grande il vitupero

che signoreggia li mortali stridi,

ch’amor chiamando dal celeste impero

priego ch’alquanto con piatà mi fidi,

ch’io possa tornare al santo regno

del qual Costanza mi fa vero segno.

 

60

 

Cosí per grazia del benigno amore

lieto ritorno all’altra tragedia,

lasciando queste vecchie con dolore

in una valle chiusa d’aspra via,

e pongo fine al mio terzo tenore

seguendo l’altro poi con mente pia,

dove si narran le crude ruine

dell’aspre vecchie o ’l doloroso fine.

 




Precedente - Successivo

Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (V89) - Some rights reserved by EuloTech SRL - 1996-2007. Content in this page is licensed under a Creative Commons License