PRELUDIO
La condanna
Stàvano i deportati - una quarantina - uòmini e
donne, sulla nuova spiaggia tra le cataste di roba e le pacìfiche forme degli
agnelli e de' buòi; stàvano, chi in piedi in una èbete immobilità, chi a terra
accosciato, le palme alla faccia; tutti affranti da un viaggio lunghìssimo col
non sequente ànimo e dal dubbio della lor meta, dubbio peggiore della più amara
certezza, e dalla brama cupa, senza speranza, della vendetta. Il caldo tramonto
parèa si scolorasse nel pallor dei lor visi, o dai delitti di passione
affilati, o fatti ottusi da que' di abitùdine. Nè i cìnici motti di alcuno, nè
i lazzi èran sollievo alla morale afa. Dall'ira non si figlia la gioja.
Nascèano e spegnèvansi insieme, scintille senza pastura. E quelli stessi, dalle
cui labbra era scoccato il motto, se le mordèvano, quasi a punirle di avere
finto un pensiero, e quelli che avèano osato il lazzo, cercàvano
dissimulàrselo. E giràvano, interrogante, lo sguardo, ora alla ignota terra,
seguèndone il dorso montuoso, findove, digradàndosi e incelestendo, sfumava
nell'orizzonte, ora alla cerchia delle impassìbili guardie, imbracciate lo
schioppo, le cui bajonette, lampeggianti nel sole, rispondèvano loro con un
silenzio di augurio tristìssimo. S'udiva intanto il risucchio del fiotto contro
la lunga costiera, e in lor suonava gemendo. Parèa meno uno sbarco che un
naufragio.
A un tratto, gli sguardi, chiamàndosi
vicendevolmente, affollàronsi verso la rada ad una nave in ormeggio, per
dilungàrsene, poi, con una scialuppa dalla sventolante bandiera, che a loro
veniva, tuffando e rituffando le pinne de' suòi dòdici remi. In quella, era il
loro destino.
E, infrenellando i marinAi le grondanti pale,
s'insinuò la scialuppa tra le molte altre amarrate, e blandamente approdò. Due
officiali ne ascèsero: il primo, giòvane d'anni e di grado, offrì la mano al secondo
dal molto oro al berretto e dal molto argento al crine.
I deportati rimanèvano immoti. La loro ànima,
tutta, affluiva nelle pupille.
I due officiali incedèttero gravi. A un segno del
luogotenente, le guardie strìnsero il cerchio e nel cerchio i prigioni.
Il capitano, allora, volgendo su di essi
un'occhiata benignamente severa, si tolse di seno un plico dal largo suggello,
che ruppe, dicendo: d'òrdine della Maestà Sua. -
E spiegò il foglio, e chiarissimamente lesse:
«Uòmini sventurati!
«Tutti voi - ben sapete - siete rei di delitti,
che le ferree leggi, dai vostri padri sancite e per essi e per voi, e accolte
dalla maggioranza presente, vèndicano colla scure. Ma Noi, come fummo,
ossequenti alle leggi, per segnare una irrevocàbil condanna, pensando alla
malfida ragione del penale diritto per la insolùbile lite fra il vizio e la
virtù e per la dubbiosa morale identità, e pensando, che - dato anche il vizio
e riconosciùtolo in voi - ne era, piuttosto che voi, colpèvole o la vostra
miseria (come Noi forse eravamo di questa) o l'incontrollàbil passione; e, più
ancora, pensando che - data la pena - quella di morte, sarebbe stata o troppa o
poca - troppa perchè spegneva col male il malato, poca, perchè
con essa vi avreste, scellerati di tanto, aquistato a lievìssimo patto l'oblìo;
- nè volendo macchiare con una sola goccia di sangue, per quanto infame, un
giorno del regno Nostro, ringuainammo, inorriditi, l'addentellata spada della
sempre-iniqua Giustizia, e preferimmo valerci di quella Ingiustizia pietosa, che
ha nome Clemenza.
«E così Noi vi perdonammo la scure, mutàndola in
un eterno esilio, in mezzo alle solitùdini dell'Ocèano.
«Nè quì cessava la Nostra Clemenza, nè poteva
cessare, poichè, per essa, Noi volevamo, non prolungarvi la morte, ma il
vìvere. E però l'ìsola in cui vi abbiamo costretti, fu scelta in una tèpida,
pingue, indisputàbile plaga. E insieme, vi si provvide di quanto bastasse a
cibarvi le forze, finchè la non mai sorda Natura risponda alle vostre assidue
preghiere e provveda lei, e vi fùron concesse, contro la fame, il cielo e le
belve, armi a difesa di quella vita, che Noi ci rifiutammo di tôrvi.
Risparmiata v'è dunque la prima ferocìssima guerra, nella quale
perpetuamente sono le belve - la guerra con la Natura. Stà a voi di
risparmiarvi l'altra, più orrìbile ancora, quella con i sìmili vostri.
Sorga invece la terza, che è la sola benèfica - la guerra con voi
medèsimi - e sìane Pace suggello.
«Ma, quì, la Nostra Clemenza ha un fine. Non
uscirete dall'ìsola mai. Per voi, le sue dense foreste crèscono inùtili al
mare. Era già responsale lo Stato della punizione vostra: lo è oggi, del Suo
perdono il Sovrano. Avendo voi mortalmente offesa la Legge, offendendo ora la
Grazia, fareste, Noi, offensori di essa. La Patria non ha più nulla a sperare
da voi, nè voi dalla Patria.
«Ed ora, èccovi completamente lìberi! lungi da
quella Società, che odiavate e vi odiava; lungi dai luoghi, che vi rammentàvan
soltanto vergogne, consigliando vendette. Voi dicevate le leggi create contro
di voi; e quì le leggi non sono. Mostravate di non potere, senza misfatti,
vìver tra i buoni: èccovi tra i soli malvagi. Accusavate la necessità
dell'errore; quì ne dovrete accusare la volontà.
«Noi ritiriamo la Nostra mano da voi, e,
abbandonàndovi alla implacàbil Coscienza, vi condanniamo a ridiventare uòmini
onesti.»
Il capitano taque. Una tranquilla emozione si
diffondeva nella indulgente sua faccia. E una làgrima cadde sull'autògrafo
regio.
I deportati tacèvano pure. Forse, ad alcuno di
loro, il fine temuto, or che fuggiva, diventava un desìo. Ma i più, inabituati
a capire, non capìvano nulla.
Il capitano, rifatto severo, piegò il largo
foglio, che pose sovra una cassa, dicendo: è per tutti - poi, con la mano,
accennò.
E, al cenno, le guardie rùppero il cerchio
d'intorno ai prigioni, e, facendo schiera di sè, mòssero dietro ai due
officiali, che ritornàvano ai palischermi. E tutti si rimbarcàrono e
distaccaronsi dalla riva.
|