INTERLUDIO
Tra l'oscurità e la luce
Come il malèssere avèa guidato all'unione, addusse
l'unione al benèssere. E tanto più di concordia era necessità, che, in sulle
prime, nell'assoluta uguaglianza della miseria, fu d'uopo, riafratellando la
roba, trarre la vita in una specie di comunismo. Infatti, le vettovaglie, che
dovèan bastare a tutta un'annata, non èrano quasi più, parte perdute in un
orbìssimo abuso, parte distrutte da quella ferocia stolta, che gode, men del
proprio gustare, che dell'altrùi non godere. E, intanto, la spada avèa
intercette le messi immature alla falce, e già intorpidiva la terra al brumale
letargo. Pressava dunque di provvedere al presente, dai campi del cielo mietendo,
e al futuro, da quelli del mare. Reti e saette si altèrnano senza riposo.
E l'anno gira, e il terrìbil domani si cangia in
un gratìssimo jeri. E, all'anno, altri cinque si aggiùngono. Da lievi
principii, incalcolàbili effetti. Il pròdigo suolo ha gareggiato coi desiderii
e li ha vinti. Certo il pane, ecco una fame di più elevati bisogni. Gènerano,
gli strumenti, nuovi strumenti; le arti, nuove arti: s'allarga la fattorìa, e
piglia nome villaggio.
Infine, il dì giunge in cui l'uomo ridiventa
individuo. Ciascuno, con la sua donna, ha la pèntola sua, ha le speranze e i
timori suòi proprii: ciascuno in uno stato si trova, che teme, più che non
consiglia, l'offesa. All'emulazione nel male una è successa nel bene. E la
Comunità, stretta già insieme da mutua paura, a mantenersi incomincia di mutuo
amore.
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