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XVII.
Con gli occhi chiusi, immobile, si fingeva
addormentata....
Udì posar cautamente la bugìa sul tavolino;
alcuni passi, non più materiali che il fruscìo del velluto sul velluto.... Una
pausa; certo, Emilia la guardava dormire; e poco dopo s'appoggiava al letto,
lievissima, e si chinava fino al volto di Roberta.... Ancòra un attimo
d'esitanza; sopra i capelli della dormente lo sfiorar delicato delle mani
d'Emilia, il tatto appena d'una piuma, quant'era bastevole per richiamarla se
fingeva, per non turbarla se dormiva.... Poi, sempre camminando così leggera da
essere indovinata piuttosto che udita, Emilia si ritraeva, sicura; tentava
prudentemente la finestra, ad assicurarsi fosse ben chiusa; riprendeva la bugìa
sul tavolino, riaccostava l'uscio.... Al di là, stava ancòra in ascolto; indi,
osava un passo più deciso, allontanandosi...
E tutto ripiombava nel silenzio.
S'era svelata da sè medesima, per la cautela
soverchia di verificare se Roberta dormisse: e sùbito, nel pensiero di questa
lampeggiò la certezza disgustosa: - «Qualcuno ancòra l'aspetta in
giardino!» -
La fanciulla si sciolse dalla immobilità
forzata; si levò a sedere sul letto, guardando con gli occhi fissi nel buio...
«Che cosa si diranno? - pensò. - Certamente
parleranno di me, faranno dei disegni per l'avvenire; disporranno della mia
vita e della mia libertà, come di cosa loro!»
Allungò il braccio ad accendere una candela;
s'intrattenne, fra la luce giallognola, a riflettere, sentendosi a poco a poco
tutta conquidere dalla brama d'udire, mentre numerava i pericoli di quello
spionaggio, la probabilità d'essere sorpresa, la difficoltà di raggiungere gli
amanti senza incontrar Nero, che accusasse la presenza di lei, latrando.
Ma pur nel tempo in cui meditava, si lasciava
scivolar dal letto, e, prese le sue vesti, le indossava rapidamente. Quando si
trovò vestita, la riflessione tacque; spense il lume, ed uscì, incontro alla
morte dell'anima.
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