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XVIII.
Che qualche cosa di grave fosse avvenuto,
Cesare capì, non appena Emilia giunse al convegno e si liberò dalla stretta
delle sue mani.
- No, no! Lasciatemi! - ella disse. -
Ascoltatemi!
La luna circondava, magnifica di tralucente
azzurro, la testa e il corpo della donna, come la sera in cui Cesare aveva
prima ammirato Emilia, ritta in una gloria di bianco, di bianco latteo, e di
bianco e di bianco. La luna era dovunque; batteva sui gruppi degli alberi,
creava un paesaggio di tenui chiaroscuri; illividiva la villa, massiccia;
stendeva dietro le foglie un velame cilestre a gradazioni argentee; abbozzava
sul terreno ombre leggere.
- Ebbene? - egli domandò avidamente. - Le hai
parlato?
- Sì, oggi: me ne ha dato forza ella stessa,
perchè s'aspettava.... Aveva indovinato, sapeva....
E notando un atto di maraviglia nel Lascaris,
aggiunse:
- Oh, ci saremo traditi le mille volte!
- Ma che cosa ha risposto?
- Ah!... È stata una cosa orribile! - esclamò
Emilia, ancòra vibrando. - Sapeva, ed era felice!... Io non credeva.... Nessun
rammarico, nessun dolore, nessun rimpianto per la mia affezione.... No, non
imaginavo tanta facilità d'oblio.... Mi ha parlato gravemente: ha detto che io
sono libera, che noi ci siamo ingannate, supponendo di poter vivere sempre
l'una per l'altra.... Ha espresso perfino riconoscenza a voi, che siete giunto
a toglierci dalla nostra illusione....
Cesare sospirò e le andò incontro, le mani
tese, il volto rischiarato di viva gioia.
- Se tutto è riuscito bene, perchè non siete
felice, perchè così pallida e spaurita? - egli chiese con espressione di mite
rimprovero. - Dubitate del mio amore?
- Oh, Cesare, - disse Emilia. - Non
affliggetemi anche voi; ascoltatemi.... Le sue speranze eran fondate sopra un
malinteso, sopra un inganno....
- Un inganno? - ripetè l'uomo. - Che cosa?
- Sì; era felice, ma per sè; insisteva
sull'idea della mia libertà, soltanto per conquistare la propria.... Non vedeva
se non questo; non capiva, non si augurava che ogni cosa avvenisse in breve, se
non per essere libera, per vivere sola, per viaggiare....
Vi fu un intervallo di pausa. Cesare guardava
Emilia, trasognato e quasi sorridendo.
- Per vivere sola? - osservò poscia,
decisamente sorridendo. - E tu non volevi ammettere ch'ella leggesse troppi
romanzi!... Sono idee trovate fra quelle pagine....
- Cesare, - disse Emilia bruscamente, - voi
non capite la gravità di quanto vi narro, perchè non imaginate l'animo di mia
sorella, non sapete di che cosa è capace per una follia o per un sogno....
Quando le ho annunziato i nostri disegni, la necessità ch'ella vivesse con noi,
ha gettato un grido come cadesse da una grande altezza.... Sta male, e tutto mi
atterrisce.... Tutto mi atterrisce, - seguitò con voce tremula, già prossima al
pianto. - Una piccola contrarietà le ha portato altre volte conseguenze gravi,
e questo è un forte dolore per lei....
Invece di proseguire, Emilia trasalì; stette
in ascolto, il busto prono, gli sguardi al limitare del chiosco, ove la luna
delineava fra le macchie degli alberi un lungo viale, quant'era lungo
impolverato d'argento.
- Il romore delle foglie, - spiegò sotto voce
il Lascaris, che aveva origliato a sua volta. E riprese incalzando: - Dunque?
Dunque?... Che cosa vuole?
- Un fruscìo, non il romore delle foglie, -
osservò la donna ancòra inquieta.
- Non vi può essere alcuno, Emilia; ho girato
tutto il giardino, aspettandoti.... Suvvia, dimmi....
- Certo, ella vive di quelle speranze dal
primo istante in cui ci siamo traditi, - continuò la giovane. - E da allora, è
vissuta per la gioia d'essere libera, per l'illusione di disporre a suo
capriccio l'esistenza propria!....
- Cose incredibili! - esclamò il Lascaris,
passandosi una mano sulla fronte. - Cose folli!
- Sì, sì, chiamatele idee romantiche,
assurde; ma, ahimè, ciò non muta l'attrazione che hanno per lei!...
- E tu, - interruppe Cesare, prendendola per
le mani, - tu non hai saputo opporre nulla, non hai saputo vincerla, non ti sei
ricordata che si trattava del nostro amore, della nostra vita!
- Io ho tanto, tanto combattuto, che l'ho
vista mutarmisi innanzi!... Come non la conoscevo!...
Esitò un poco, involontariamente assorta nel
ricordo; avrebbe voluto tacere, sentendo ch'era difficile manifestare all'uomo
l'esaltazione della fanciulla, convincerne lui, così logico e normale. Ma
l'ansietà dipinta sul viso del Lascaris, la stretta delle sue mani impazienti,
la diressero:
- Ah, che mi ha detto! - riprese, affievolita
dall'angoscia indimenticabile. - Che colore aveva negli occhi! Mi ha detto che
non l'ho amata mai, che ho cercato solo la sodisfazione del mio egoismo, che
sempre l'ho trattata e ancòra la tratterò da schiava, da cosa, disponendo di
lei, della sua giovanezza, della sua volontà, del suo avvenire!... Come non la
conoscevo!... Questo, ho udito dirmi!... Questo ho meritato con le mie cure!...
Questo, questo, questo, ella pensava di me!...
Si lasciò cadere sul rozzo sedile, e ruppe in
lacrime convulse, le prime lacrime di disperazione che Cesare avesse mai visto
sgorgar dagli occhi dell'amata.... Egli ne fu tòcco dolorosamente; e
inginocchiandosi al suo fianco, accarezzandola con sì lieve carezza quale la
donna stessa sapeva usare ne' suoi momenti d'abbandono, baciandola discreto con
casti baci, tentò il conforto solito con la voce insolita dell'amore:
- Oh io ti amerò per ogni affetto che il mio
amore ti sarà costato! Non piangere, anima; saremo ugualmente felici;
rimedieremo.... Vedrai; non disperarti!...
Ella si sciolse adagio da lui, asciugò gli
occhi, rimase taciturna; mentre nel cuore di Cesare l'inevitabile parte
d'egoismo appariva, cercando a sua volta la consolazione.
- Ed io, - mormorò, - io son venuto al nostro
colloquio con tanta gioia, con tanta speranza! Non ho voluto attendere fino a
domani per ricever dalla tua bocca la notizia che nessun ostacolo ci separava
più!... - Aggiunse, rizzandosi, movendosi nervoso entro il piccolo spazio della
chiosca: - Chi si sarebbe aspettato?...
Egli mentiva, ingannandosi senz'averne
coscienza.
Al convegno s'era recato nella sicurezza
della prossima conquista, e perciò calmo, sereno, sodisfatto della liberazione
dai malsani istinti carnali, che le due sorelle riavvicinate stimolavano in
lui; ben sapendo che il possesso certo d'Emilia avrebbe fiaccato e rotto
l'incanto suggestivo di Roberta, per sempre.
Il dubbio della conquista, la quale pareva,
non isfuggirgli, ma allontanarsi di nuovo assai, gli dava ora fuoco nel sangue.
- Chi si sarebbe aspettato una tale
pazzia?... Lasciarla libera, lasciarla vivere sola? - seguitò, interrogandosi.
- Non ha ancòra vent'anni! Le manca perfin l'ombra dell'esperienza volgare! E,
quando pure, non è qui, non è qui il pericolo più grave.... Il pericolo più
grave.... No, no, Emilia, non hai saputo parlare, non hai saputo dominarla, tu
per la prima non hai sentito l'assurdità intollerabile delle sue pretensioni!
Le si rivolgeva poco men che accigliato, egli
stesso non trovando in qual modo, contro chi sfrenare lo sdegno per la forma
insospettata della difficoltà.... Gli prorompeva dal cuore, infine, l'odio non
più velato, dalla perversion sessuale, ma chiaro, ma virulento, ma bramoso di
frantumare e disperdere la volontà contraria.
- Cesare, abbiate pietà, - implorò la donna,
alzando il volto nel quale gli occhi, ancòra umidi sfavillavano un voluttuoso
languore. - Perchè vuoi giudicarmi? Ti amo, ti amo, e ho trovato tutte le
parole del nostro affetto e della ragione!
S'arrestò, prolungando il gesto supplice, che
le piccole mani intrecciate volgevano al Lascaris; tese l'orecchio, seguì un
misterioso fremito delle foglie; poi, riprendendosi, continuò:
- Mi pare che ad ogni istante qualche cosa di
terribile debba avvenire....
- Sì; sì, lo so, che hai sofferto molto, per
me, per noi, - disse Cesare intensamente.... - Sì, devi aver lottato; ma come
non si è arresa all'evidenza, come non ha capito?
Emilia aveva uno spontaneo moto di
sbigottimento, passandosi le mani sul viso, sui capelli, ricco di grazia quasi
infantile, che nel cuore dell'uomo sempre risvegliava tenerezza infinita. Ella
fece il gesto, e l'amante l'attirò a sè, stringendola al petto.
- Sono arrivata fino a minacciarla, - ella
rispose, fra le braccia di lui. - È stata una cosa orribile, ti dico. Ha mutato
espressione, ha mutato voce; non la riconoseevo più.... E tossiva, tossiva,
senz'arrestare la veemenza delle parole.... Un istante, l'ho creduta pazza....
Uscì dall'amplesso, di Cesare, e
appoggiandosi alla tavola di pietra, soggiunse:
- Pure, mi ha fatta dubitare di me; e perchè
dubitava, perchè non mi sentivo forte innanzi a lei, ho voluto insistere,
odiosamente.
- Odiosamente? - ripetè il Lascaris. - Non
potevi cedere....
La donna tacque. I suoi sguardi vagavano tra
gli arabeschi delle foglie cupe sullo sfondo lunare; e pensava, non udendo
l'altra voce, ma ancòra la voce di Roberta, ancòra punta dall'inutile pietà
della scena, rabbrividendo all'idea di ritrovarsi domani ancor di fronte alla
sorella così mutata.
- Non potevi cedere a lei, o ritardare, o
sacrificare la nostra felicità, - egli continuava, serrato nell'implacabile
egoismo. - Che v'ha d'odioso, rifiutando l'una e l'altra soluzione imposte? La
rinunzia? Pensi tu sempre a rinunziare?...
- Mi diceva, - interruppe Emilia, senza avere
udito, - mi diceva che è forte e risanata; l'esistenza meschina di paure e di
precauzioni, priva di svaghi, non è più per lei, mi diceva.... È forte, e vuol
vivere; si sente giovane, e non può acconciarsi a star nell'ombra, sempre.
Desidera conoscere il mondo, prender parte alla vita che le è intorno....
Certo, di tutto ciò non sarebbe nulla, presso noi; forse non ci cureremmo di
lei, e non potremmo occuparcene con la tenerezza che avevo io sola, quand'ero
libera.... Ella prevede questo, e la logica fredda non vale, non ha forza
alcuna contro i suoi sogni....
- Ma così? - domandò il Lascaris, inquieto. -
Ti sei lasciata vincere?
Emilia, inerte presso la tavola, senza uno
sguardo a lui, le braccia abbandonate, si scosse e lo fissò d'improvviso, con
durezza. Che cosa egli sapeva delle sue lotte diuturne? Che cosa apprezzava,
che cosa agognava, che cosa voleva conoscere, se non le bellezze del suo corpo,
ignorandone l'anima insanguinata?
Egli aveva sempre studiato i fenomeni
materiali, i fatti, gli indizii dei fatti; ma non gli era mai occorso di
riflettere ai fluidi imponderabili dello spirito, alle delicatissime correnti
tra spirito e spirito.... Per ciò, non aveva dato alcun valore alla colleganza
delle due sorelle; per ciò, Roberta era per lui un'ammalata; non altro; ed egli
poteva esserne il medico diligente, non l'amico pietoso.
- Ho taciuto, - disse Emilia.
- Ed ora? - insistette Cesare, attonito.
- Ma voi credete ch'io abbia taciuto alle
prime obiezioni?... Ho taciuto quando non potevo altro.... Sono arrivata al
punto....
Crollò la testa, angosciosamente.... Come
sentiva, allora, che la tristezza non inganna mai! Proseguì, decisa:
- Io la teneva fra le braccia, perchè
cessasse dai rimproveri che mi facevan tanto male; e andavo pregandola di
pensare, di capire.... A un tratto.... Ah, che spavento, Cesare!... A un
tratto, m'è sfuggita, è corsa alla finestra.... Sai che sotto la finestra, a
parecchi metri, è il ripiano della scala di marmo; e sporgendosi infuori, tutta
diversa, stravolta, mi ha detto: «Non insistere, non insistere, non insistere!
Voglio essere libera per sempre.... Promettimi.... O mi getto di qui!» Era
bianca; io vedeva il suo cuore battere attraverso il busto.... Che orrore!...
Che orrore!...
- E tu, e tu?.... - incalzò Cesare, divenuto
pallido.
- Io ho promesso, e ho taciuto.... Non la
conosci, - disse poi la donna, a un movimento avverso del Lascaris. - Ella è
ben capace!... Sì, sì, mi sembra che qualche cosa di terribile debba avvenire!
Cesare rimase muto. L'abitudine dottrinale di
considerare i fenomeni dell'anima in istrettissima dipendenza dai fenomeni del
corpo, gli suggeriva dubbii, osservazioni, risposte, che non avrebbe osato
esporre all'amante.
Rimaneva la gravità della minaccia; e alcuni
ricordi, dai più lontani, dal giorno in cui aveva visitato la prima volta
Roberta, ai più vicini, alla sollecitudine per l'epilettica, alla facilità con
la quale aveva visto la fanciulla disperare e sperare senza ragione, - questi
ricordi gl'impedivano di sorridere e d'alzar le spalle.
Rimaneva la promessa strana di Emilia a
Roberta.
- Sì, - affermò poscia, lentamente. - Sì, tu
sei libera verso di lei, e il tuo dovere è finito.... Che cosa pretende?
Abusare della tua affezione, approfittare d'un mutamento della tua vita, per
disfrenare la sua.... Hai parlato, hai pregato, hai imposto.... Non hai
ottenuto nulla.... Ti ha spaurita con la violenza.... Si opporrà sempre ai
nostri diritti, fin che tu non cessi dall'opporti alle sue follie.
I diritti!... La parola spontanea sulle
labbra dell'uomo, produceva in Emilia un senso di ripugnanza.... Egli non
pareva comprendere se non questo, non vedeva in una squisita dubitanza di
sentimenti e di libertà, se non un altaleno di diritti e doveri. Ella battè le
palpebre, smarrita, provando la vertigine d'essere spinta giù per una china,
inesorabilmente.
- Ebbene? - domandò, guardando il Lascaris.
Ma egli non osava concludere; sedette,
appoggiò le braccia alla tavola, si strinse la testa fra le mani, pensoso e
freddo.
- Ebbene? - ridisse Emilia. - Che cosa dunque
mi consigliate?... Ah, come si capisce, come si capisce che non avete
affezioni! - soggiunse amaramente. - Arrivate a credere ch'io pensi davvero ad
abbandonar mia sorella in faccia all'ignoto, in mezzo ai pericoli? ch'io abbia
promesso, coll'intenzione di mantenere?... Per chi?... Per me? Io posso sacrificarmi!...
Per voi?...
L'amante alzò la testa a guardar la dolorosa,
e fu colpito dalla mutazione.
Rigida era la figura, tesa da un supremo
sforzo, gagliarda di rilievo sulla cortina tremula del fogliame; la piccola
fronte femminea s'era corrugata per lo sforzo d'una volontà che sembrava
incrollabile.
Fissava, Emilia, il giovane con espressione
ostile, forse esagerata, quasi avesse voluto abituare i proprii occhi a non più
risplendere di dolcezza, a non più balenar di speranze.
- Emilia! - sclamò Cesare balzando in piedi.
- Che cosa ho fatto? Perchè mi parlate così aspramente? Dov'è il vostro amore?
Che significa ciò?
- Oh, non chiedetemi! - proruppe la donna,
cedendo alla nervosa tensione e singhiozzando. - Non chiedetemi nulla, non so
nulla, non potrei rispondere!... Tutta la mia esistenza è avvelenata; io non mi
riconosco.... Soffro, soffro, soffro!
Si torceva le mani, piangendo ora fra le
braccia di Cesare accorso a lei, commosso della commozione dura e illacrimante
dell'uomo.
Rimasero stretti un lungo intervallo in
amplesso convulso, senza parlare, e tuttavia disgiunti, opposti, nello
scatenarsi d'opposti sentimenti per una medesima persona.
L'odio, l'odio solo, l'odio fremeva
nell'anima di Cesare, quanto più sentiva tenerezza e dolore per l'amante
disperata; l'odio arrivava a fargli rammaricare d'aver più volte soggiogato
l'impulso che lo spingeva contro la fanciulla, a fargli rammaricare di non
averla martirizzata di spavento, egli che con una parola avrebbe potuto
ucciderla!
Ma già Emilia, dominando la crisi,
interrogava, la voce un po' rauca per le lacrime:
- Aspetteremo, è vero? Ella capirà, più
tardi; e noi aspetteremo, ci ameremo così.... Dimmi? - Non è cattiva, non vuol
farci male; si tratta forse d'un capriccio improvviso, e noi avremo ancòra
pazienza.... Tu mi aiuterai a vincerla; tu sai parlare meglio di me, e a poco a
poco verrà a comprendere le nostre ragioni.... Dimmi!
Il silenzio all'intorno era solenne e
poderoso; anche il rombo del mare aveva taciuto nel grande assopimento
notturno; così che gli amanti circonfusi dalla complice sicurezza avevan di
poco levato il tòno delle voci, senza bisbigli ormai, senza susurri.
- Poichè non osi.... - disse il Lascaris. -
Poichè non osi...., aspetteremo!
E già in mente fermava di non aspettare
oltre, di affrettare con qualunque mezzo, a qualunque costo, la soluzione.
- Non oserò mai acconsentire a simile follia,
che è momentanea, - dichiarò Emilia. - E se tu fossi calmo, tu stesso non
oseresti consigliarmi ad abbandonare mia sorella....
Qui l'astuzia femminile si drizzò repentina,
istintiva; perchè, nonostante l'ambascia di quell'ora, nonostante la tenebra in
cui la sua anima era avvolta, Emilia vide a un tratto la possibilità di attirar
Cesare in inganno.
Proseguì, accortamente lenta, togliendosi
alle braccia di lui e andando a sederglisi a viso a viso:
- Sai tu stesso che la sua salute è
fragile.... Questo, il vero, il grande pericolo!... Ella può ammalarsi di
nuovo, e si troverebbe sola, sola, in quali mani! È il pericolo peggiore d'ogni
altro.... Può ammalarsi gravemente, gravissimamente ancòra; lo prevedi anche
tu?
- Sì, certo, - rispose il Lascaris, senza
difendersi, assorto nel pensiero molesto del ritardo, nel pensiero difficile di
giungere tuttavia all'amore, al possesso.
- La sua, è di quelle malattie che non
guariscono, - seguitava la donna, dissimulando il brivido ond'era stata presa
all'inconsulta affermazione. - La sua malattia è orribile, senza speranze!...
Ascolta!... - mormorò improvvisamente, con la voce fioca. - Che cosa è
questo?... Un romore!
Addossato a uno dei tronchi i quali
sostenevano il chiosco ai quattro angoli, il Lascaris appena gettò uno sguardo
fuori, dicendo:
- Sarà Nero, che passeggia....
- L'ho messo io alla catena, Nero....
Non può essere.
Ascoltarono allora tutt'e due, guardandosi;
ma sùbito echeggiò da lungi il ritmo fragoroso d'un treno; veniva crescendo, si
spezzò in cadenze distinte, accompagnato da un tremulo fischio; riprese l'onda
unisona, s'affievolì e si spense.
Ancòra una pausa, ad ascoltare il silenzio
susseguito; indi, Emilia procedette decisa:
- Io vorrei che per un istante dimenticassi
noi e non vedessi che mia sorella ammalata. Potresti in coscienza abbandonarla
senza cure, lasciarla vivere a capriccio?... Pensiamo a questo, Cesare!... Noi
non saremmo felici....
Egli cadde nella rete; con la mano tesa,
inoltrò verso Emilia, e stringendone la mano:
- È vero, - disse. - È vero; non possiamo
abbandonarla.... Come ho dimenticato tutti i sacri doveri della mia arte?... Mi
sono mutato!... Ella deve stare presso di noi: da un giorno all'altro, qualche
grave crisi può sopraggiungerle.
Il colpo arrivò così crudele alla donna,
ch'ella sentì un ronzìo nelle orecchie, e ne rimase stordita; ma sottraendo la
mano, perchè il Lascaris non ne avvertisse il tremito febbrile, ebbe la forza
di non retrocedere:
- Una crisi imminente.... Imminente!... I
suoi sogni, le sue pretensioni, la triste follia che noi condannavamo senza
pietà; tutto, forse, è il sintomo del male.... E non v'è speranza! - ella esclamò,
sussultando da capo a piedi. - Nessuna speranza!
Il medico tacque.
Con lo spirito lontano dalla realtà presente,
s'interrogava; notava attonito l'oblio in cui era caduto sùbito, al primo
divampar della passione, quell'oblio di sè stesso, pel quale non aveva visto in
Roberta se non l'ostacolo da infrangere, la debole da vincere, la larva da
distruggere.
Il cuore, la mente, annebbiati dall'egoismo
senza confine degli innamorati, avevano avuto per la fanciulla contemplazioni
malvage, sensi d'odio, o fugaci desiderii perversi; non mai uno slancio
durevole di tenerezza e di casta sollecitudine!
Egli n'era atterrito, e taceva pensando.
Ma d'improvviso, riudì la voce d'Emilia, che
mormorava:
- Condannata!... È condannata per sempre....
- Sì, - egli proruppe, inconscio. - È
condannata per sempre.... Come ho potuto odiarla?... È condannata....
Si fermò.
Vide l'amante sorgere in piedi, tutta bianca
nel volto, tutta agitata da un brividìo convulso, muovere alcuni passi verso di
lui, cercando un appoggio; arrestarsi, barcollare....
- Un grido!... - ella esclamò con la voce
rauca. - Ho udito un grido.... Cesare, Cesare, gridano, là fuori!... Chi
grida?...
Gli cadde sul petto, s'aggrappò ai suoi
abiti, ripetendo la parola di terrore, nella notte:
- Chi grida?... Chi grida?...
L'uomo la sostenne fra le braccia, l'adagiò
sul sedile.
E si slanciò fuori del chiosco a vedere, a
cercare, per la prima volta in sua vita, anch'egli tutto livido di spavento....
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