|
PER UN FIORE!
I
Lettrici gentili, voi non conoscete Giorgio Alviti. Se
lo conosceste, io credo che nel fondo del vostro cuore, si troverebbe un
palpito arcano di simpatia verso l’eroe sfortunato del nostro racconto.
Bello, giovane, allegro, spiritoso e ricco, ecco le
sue doti. Convenite che le medesime riassumono molti elementi necessarii a
rendere amabile un uomo.
Se poi conosceste la causa di una sua qualità
caratteristica, non ridereste ai fenomeni che ne sono la conseguenza, mentre
ignorandola, vi sarebbe da ridere assai, malgrado tutto.
Un giorno il nostro eroe era immerso in uno di quei
colloqui misteriosi nei quali le nostre labbra non trovano che voci e parole
incoerenti; ma che pur tanto esprimono. Tali colloqui non avvengono altrimenti
che fra due persone di sesso diverso e che stanno per incamminarsi sulla via
dell’amore. La romantica compagna di Giorgio - una leggiadra brunetta molto
nervosa e quindi molto facile alle emozioni - pendeva affascinata dalle labbra
eloquenti del suo interlocutore. Ella non rispondeva più che con parole
tronche, indistinte, che si esalavano a metà in un sospiro e in un palpito.
Ella sognava un mondo di beatitudine, e nelle sue vene scorreva il fremito di
una strana voluttà.
Dopotutto però, la posizione della leggiadra brunetta
era imbarazzante assai, e questa sentì il bisogno di farla cessare.
Non v’era mezzo migliore, per raggiungere scopo
siffatto, che cambiare argomento. L’adorabile fanciulla vi si attenne.
Era fermato al suo petto un mazzolino di violette.
Essa lo staccò lentamente. Lo guardò fiso fiso, ed accomodando con delicatezza
e con imbarazzo i vari fiorellini chiese a Giorgio:
— Osservate le belle violette! Emma, quella pazza
fanciulla, sa ch’io la amo di molto e…
Ma non finì.
Giorgio aveva seguito i moti della giovinetta. Così,
egli si accorse del mazzolino.
A tal vista, uno strano cambiamento operossi in lui.
Egli divenne pallido per ribrezzo; quasi tremò confuso e annichilito com’era, e
quando la sua interlocutrice sporse innanzi la mano, come per invitarlo a
prendere il mazzolino, fece un tal salto indietro e gli si sprigionò dal petto
un tal urlo, che sembrò lo avesse mosso un serpe.
Una voglia irresistibile di ridere s’impadronì della
fanciulla che rise, rise con tutta l’anima, a piena voce…
Povero Giorgio! Il faticoso edificio innalzato dalla
sua eloquenza era caduto. Nulla ormai avrebbe potuto innalzarlo di nuovo.
Giorgio in un istante era divenuto ridicolo agli occhi di colei che lo avrebbe
forse amato con trasporto ed entusiasmo.
Che un fiore faceva tale effetto su Giorgio, non era
la prima volta e non doveva esser l’ultima. La sola vista de’ fiori esercitava
nel povero giovane la stessa influenza di ribrezzo che provereste, care
lettrici, al contatto di un rettile.
A noi così strana antipatia solletica la curiosità.
Noi ne vogliamo conoscere la prima origine. E buon per noi che un siffatto
desiderio non ci sarà difficile appagare.
|