II
Nessuno ha mai resistito
al fascino della bellezza. Secreto o palese, l’amore alligna in ogni cuor di
mortale, e in esso solo, forse, sta riposto il secreto di tutte le agitazioni
della vita, glorie od infamie, gioie o dolori, ricchezze o miserie.
Giorgio amò - Amò la bellezza dell’anima e la bellezza
della materia riassunte in una fanciulla - Questa fanciulla si chiamava Ida.
Figuratevi una giovinetta rosea, bionda, dall’occhio
ceruleo, dalle labbra bellissime atteggiate ad eterno sorriso, da
quell’espressione ardente dello sguardo e delle movenze che suppone una quasi
violenza di affetti e di sentimenti, un impeto, così nel piacere come nel
patimento. Tal era Ida.
La voce della leggiadra era un’armonia, un gorgheggio
infinito. A lei non mancavano davvero argomenti, e, testolina bizzarra, la non
risparmiava punto i poveretti o le poverette che, presente lei, avessero fatto
o detto cose che dassero campo al sarcasmo od al riso
C’è da scommettere che la non avesse pensato mai
all’amore. In quell’ambiente di felicità e spensieratezza ov’ella viveva, il
vuoto del cuore non poteva esser sentito. Ma una volta ella sentì come una
forza misteriosa che le facea volger lo sguardo, e questo andò ad incontrarsi
con quello di Giorgio.
Allora il cuore di lei provò moti mai provati prima.
Una smania, un accasciamento di tutte le forze, una noia alla vista di ciò che
in passato la divertiva, e poi certe preferenze per certi luoghi, un desiderio
irresistibile di solitudine, un affanno arcano, un continuo fantasticar
sull’ignoto, quasi una volontà strana di piangere di nulla e per nulla, modificarono
il suo carattere. Giorgio l’amava. Ella amò Giorgio.
Furon felici per qualche tempo: un tempo che volò e si
estinse colla velocità del pensiero. Se si avesse detto a lei che tutto ciò
doveva presto cessare, avrebbe riso di molto e dato dell’imbecille al cattivo
profeta. Ell’era convinta, fermamente convinta, che il suo contento, il suo
amore sarebbe durato eterno.
Ma nel suo carattere Ida aveva un difetto. Questo
difetto fu quello che distrusse il sogno dell’amore dell’Ida, e che fece la
sventura di Giorgio.
Nella impetuosità del suo carattere, nell’ardenza
dell’affetto suo, Ida voleva che Giorgio portasse a lei la sommissione di uno
schiavo, poi era gelosa e sospettosa di molto.
Una sera, - sciagurata sera! - fra l’Ida e Giorgio
avvenne una di quelle scaramuccie di amore che offuscano di qualche lieve nube
l’orizzonte, ma che ordinariamente non conducono la tempesta. La sera innanzi
Giorgio aveva applaudita con trasporto una ballerina. Ida fu gelosa di
quell’applauso e sospettò che Giorgio le fosse infedele coll’intenzione.
Quando il povero giovane fu partito irritato di non
poter convincer la bella severa, ella disse fra sé:
— Vedremo ciò ch’egli farà allo spettacolo di questa
sera.
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