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Gaetano Carlo Chelli
Racconti dell'Apuano

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  • PER UN FIORE!
    • II
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II

 

Nessuno ha mai resistito al fascino della bellezza. Secreto o palese, l’amore alligna in ogni cuor di mortale, e in esso solo, forse, sta riposto il secreto di tutte le agitazioni della vita, glorie od infamie, gioie o dolori, ricchezze o miserie.

Giorgio amò - Amò la bellezza dell’anima e la bellezza della materia riassunte in una fanciulla - Questa fanciulla si chiamava Ida.

Figuratevi una giovinetta rosea, bionda, dall’occhio ceruleo, dalle labbra bellissime atteggiate ad eterno sorriso, da quell’espressione ardente dello sguardo e delle movenze che suppone una quasi violenza di affetti e di sentimenti, un impeto, così nel piacere come nel patimento. Tal era Ida.

La voce della leggiadra era un’armonia, un gorgheggio infinito. A lei non mancavano davvero argomenti, e, testolina bizzarra, la non risparmiava punto i poveretti o le poverette che, presente lei, avessero fatto o detto cose che dassero campo al sarcasmo od al riso

C’è da scommettere che la non avesse pensato mai all’amore. In quell’ambiente di felicità e spensieratezza ov’ella viveva, il vuoto del cuore non poteva esser sentito. Ma una volta ella sentì come una forza misteriosa che le facea volger lo sguardo, e questo andò ad incontrarsi con quello di Giorgio.

Allora il cuore di lei provò moti mai provati prima. Una smania, un accasciamento di tutte le forze, una noia alla vista di ciò che in passato la divertiva, e poi certe preferenze per certi luoghi, un desiderio irresistibile di solitudine, un affanno arcano, un continuo fantasticar sull’ignoto, quasi una volontà strana di piangere di nulla e per nulla, modificarono il suo carattere. Giorgio l’amava. Ella amò Giorgio.

Furon felici per qualche tempo: un tempo che volò e si estinse colla velocità del pensiero. Se si avesse detto a lei che tutto ciò doveva presto cessare, avrebbe riso di molto e dato dell’imbecille al cattivo profeta. Ell’era convinta, fermamente convinta, che il suo contento, il suo amore sarebbe durato eterno.

Ma nel suo carattere Ida aveva un difetto. Questo difetto fu quello che distrusse il sogno dell’amore dell’Ida, e che fece la sventura di Giorgio.

Nella impetuosità del suo carattere, nell’ardenza dell’affetto suo, Ida voleva che Giorgio portasse a lei la sommissione di uno schiavo, poi era gelosa e sospettosa di molto.

Una sera, - sciagurata sera! - fra l’Ida e Giorgio avvenne una di quelle scaramuccie di amore che offuscano di qualche lieve nube l’orizzonte, ma che ordinariamente non conducono la tempesta. La sera innanzi Giorgio aveva applaudita con trasporto una ballerina. Ida fu gelosa di quell’applauso e sospettò che Giorgio le fosse infedele coll’intenzione.

Quando il povero giovane fu partito irritato di non poter convincer la bella severa, ella disse fra sé:

Vedremo ciò ch’egli farà allo spettacolo di questa sera.

 

 




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