III
Giorgio non aveva mai amato
i fiori. L’odore di essi produceva in lui l’emicrania, e se pur comprendeva che
quel profumo potesse piacere negli appartamenti, non si dava però pace che un
individuo, e specialmente un individuo maschio, potesse girandolare con un
fiore o con un mazzolino sul petto od in seno.
Ida sapeva tutto ciò.
Quella sera Giorgio non voleva recarsi a teatro. La
sua assenza avrebbe convinto l’Ida ch’egli non aveva nulla colla ballerina.
Già calcolava come impiegare altrimenti le ore, quando
un nuovo ordine d’idee lo fece cambiare affatto determinazione.
Egli non amava Ida soltanto con veracità di
sentimento. L’amava con tutto l’ardore dell’entusiasmo. Vederla era per lui un
fascino inebriante, un bisogno irresistibile.
D’altronde, se la sua presenza in teatro poteva dar
qualche sospetto all’Ida, egli avrebbe saputo distruggerlo non lasciandosi
punto trasportare dalle piroette delle ballerine e badando di non applaudir
questa per nessuna causa. L’essere invece assente dalla platea, non poteva
forse far nascere nell’amata il sospetto ch’egli fosse dietro le quinte o ne’
corritoi vicini al palcoscenico?
Giorgio decise adunque entrare in teatro ed entrò.
Lo spettacolo era già cominciato; ma tre o quattro
amici del giovane erano tutt’ora nell’atrio a discorrere assieme. Salutarono
Giorgio e lo chiamarono. Egli si fermò e prese parte ai loro discorsi.
L’argomento erane un’avventura galante che aveva a
protagonista la ballerina applaudita la sera innanzi da Giorgio.
Ecco di che si trattava.
Fin dal principio della stagione erasi invaghito della
leggiadra silfide un distinto celibatario della città. Egli aveva avanzate le
sue proposte, che dopo qualche tempo erano state accettate. Poco credente però
della virtù delle donne da teatro in generale, e delle ballerine in particolare,
dicevasi ch’egli fosse stranamente geloso. Si narrava in quella sera di una
scena tragicomica avvenuta al mezzogiorno fra il signor M. (il celibatario) e
la ballerina, e se ne rideva di molto.
Giorgio rise anch’egli alla notizia.
Uno dei giovani che Giorgio aveva incontrato, teneva
fra le mani un fiore. Al nostro eroe venne una pazza voglia di possederlo. Lo
chiese all’amico:
— Scusami — rispose
quest’ultimo — ma non posso davvero servirti. Questo fiore mi è troppo caro.
D’altronde, a che te ne serviresti? Tu abborri i fiori.
— Ebbene — disse Giorgio
ridendo — se tu mi favorisci ti prometto che, per la prima volta in vita mia,
mi appunterò il fiore all'occhiello e resterò così in teatro fino alla fine
dello spettacolo.
— Tu!… Tu ammalato di
rabbia canina contro questi gentili prodotti di madre natura!… Ah! ah! La è
davvero ridicola!…
— Dunque?
— Dunque, voglio vedere
anche questa!
E dette il fiore a
Giorgio.
Esso lo fermò
all’occhiello, e tutti entrarono in platea.
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