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Gaetano Carlo Chelli
Racconti dell'Apuano

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  • PER UN FIORE!
    • V
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V

 

Il signor M. parve scosso da una scintilla elettrica. Un lampo d’odio o di gelosia, partito dai suoi occhi, andò a conficcarsi su di Giorgio. Questi sentì la potenza magnetica di quello sguardo e ne ricambiò un altro.

Che ha mai con me colui? Chiese a sé stesso il giovane. Ma non trovando una risposta soddisfacente pensò ad altro.

Ida lesse nel cuore a M. Dopo tutto, ella amava sempre Giorgio e provò dolore che le sue parole potessero in qualche modo aver serie conseguenze. Ma a lei non conveniva più ritirarle. Il dado era tratto.

Il sipario calò. M. alzossi e prese immediatamente commiato.

Giorgio, dopo la vanità de’ suoi sforzi, era caduto in una di quelle irritazioni nervose che rendono un uomo molto facile alla stizza ed al dispetto. Fantasticando anch’egli sul contegno dell’Ida, sospettò che M. con qualche insinuazione, potesse aver mantenuto vivo nel di lei cuore quel sentimento che era stato la causa e l’effetto della contesa de’ due amanti.

Ebbene! Mormorò il giovane, cercherò di avere con quel signore una buona e chiara spiegazione; e se mai…

Non finì. S’era sentito chiamar da vicino.

Si volse. Eragli a lato M.

— Se non vi disturbassi… — disse questo nel modo più compito, ma guardando il giovane di sbieco — Se non vi disturbassi, avrei a chiedervi il favore di un colloquio da solo a solo.

— Sono ai vostri ordinidisse Giorgio, alzandosi senza frapporre un istante di indugio.

Uscirono assieme ne’ corritoi.

— In che posso servirvi? — chiese Giorgio quando si vide lontano dallo sguardo dei curiosi.

— Ho da farvi una sola domanda. Chi v’ha dato quel fiore che vi sta così bene all’occhiello?

La domanda era tanto strana e tanto singolare e d’altronde, nello stato di irritazione in cui Giorgio trovavasi, lo urtava in tal modo ch’egli, rosso di collera, disse:

Permettetemi o signore, di dirvi che una tale domanda mi meraviglia infinitamente. Essa è così assurda, ch’io credo vi vogliate burlare di me, e ciò non consento a nessuno.

— V’ingannate. Vi giuro sul mio onore che non ho mai parlato più seriamente d’adesso. Io torno quindi a chiedervi

Basta. Nel caso in cui non si tratti di una burla di pessimo genere, vi dirò che non riconosco punto in voi il diritto di chiedermi ciò che volevate chiedere. Tanto meno poi avete diritto ad una risposta.

— Allora, o signore, siccome so che quel fiore vi è stato donato da Fanny, e siccome era, per parte vostra, una indegnità l’accettarlo

Misurate le vostre parole, o signore! Non vi accorgete adunque che m’insultate?

— Ed io vi credo assai buon gentiluomo perché non dobbiate lasciar passare inosservato un insulto.

Capisco. Due miei amici saranno domani dalle persone che voi scieglierete.

— Vi ringrazio. Permettetemi di prendere commiato da voi. Fra pochi minuti saprete a chi indirizzare i vostri amici.

I due interlocutori si separarono nei termini della più perfetta gentilezza.

 

 




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