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IL SEGRETO DEL CUORE
I
“Caro Roberto,
non perdo un minuto a
risponderti. La consolazione che desti alla Lisa ed a me, ci fa tuoi debitori
di una gratitudine senza limiti. Se sfortuna volle che un bambino non nascesse
da noi, la nostra vita non sarà priva per questo della consolazione di avere
una figlia, e in quell’affetto che tu ci procuri concedendoci l’Irma, l’anima
nostra troverà il compenso alle tristezze ed alle delusioni provate.
“Partirò tosto per venire
a prendere l’Irma. Tutto è preparato pel suo ingresso in casa nostra, e quel
giorno che ciò avverrà, sarà una festa così piena e una gioia così pura, da non
perderne mai la viva rimembranza…”.
Questo ed altro scriveva
Gianni al fratello Roberto, sul progetto di prendersi seco l'Irma, figlia
dell'ultimo.
Il progetto era nato da un
pezzo, e se n’era già parlato di molto. Gianni, nella Lisa, aveva trovato
bellezza, grazia ed amore. Que’ due sposi non avevano mai provato le amarezze
che procurano le privazioni, avvegnaché fossero ricchi ambedue. Dalla società
ricevevano mille lusinghe e mille onori.
Ma non per questo erano
felici. Ambedue avevano bramato ardentemente rivivere in un figlio, ed essere
allietati dalle sue carezze. Sbalzati, per ragioni di affari, lungi dal paese
natio, risentivano tanto maggiormente il bisogno dell’affetto paterno. Questo
la fortuna loro negò, e la loro vita fu triste assai in quell’isolamento ed in
quel vuoto.
Perduta cogli anni
qualunque speranza e qualunque illusione, vollero che la pienezza d’amore che
riserbavano ad un loro figlio, fosse riversata in un’altra persona che ne
prendesse il posto.
Il fratello di Gianni, da
lungo tempo anch’egli ammogliato, aveva avuto due figlie, due cari angioletti.
Irma e Lidia erano la benedizione, il gaudio della famiglia. Possedevano le
grazie tutte di una soave bellezza. La loro vita era un sorriso celeste ed
infinito. Se qualche volta la smunta faccia del dispiacere o della noia, fe’
capolino all’uscio di quella casa avventurata, l’armonia della loro voce,
l’incrociarsi crepitante dei loro frizzi, le risorse del loro spirito educato e
gentile, e finalmente la sovrabbondanza delle loro tenerezze e delle loro
carezze, scacciavano tosto il genio sinistro.
Gianni chiese una delle
nipoti, e lasciando alla sorte il decidere, si attenne all’Irma. S’ebbe
dapprima un rifiuto reciso e formale; ma egli non si scoraggiò punto, e seppe
tanto pregare e promettere, che Roberto, Adele, moglie di lui, Lidia ed Irma
acconsentirono. L’Irma andò a vivere con gli zii, e se pur era increscevole
cosa per lei il pensar qualche volta che trovavasi dall’affetto e dalle cure
della Madre, del Babbo e della sorella, trovò presso la sua nuova famiglia una
pienezza ed una sincerità così viva e così completa di amore, da essere assai
compensata.
Così passarono due anni.
Irma giunse al suo ventiduesimo, mentre la Lidia toccava i venti.
Nella sua nuova dimora,
l’Irma ispirò più d’una passione; ma il suo cuore restò muto. Sotto la
corteccia della spensieratezza che esplicavasi in lei, era una brama ardente di
forti emozioni e di pensieri alti e nobili. Come non era comune il concetto
dell’amore che sognava, così era difficile trovare il tipo di uomo che
incarnasse quel concetto e si mostrasse all’altezza delle idee della fanciulla.
Qualcuno disse che la era troppo fredda. Non si pensava che i suoi rifiuti
erano invece conseguenza logica dell’esser lei troppo ardente. Altri affermò
che la era esigentissima e questi ebbe in parte ragione. Ella esigeva un uomo
che sapesse amarla davvero; esigevalo quanto è dato a mortale; ma ciò ottenuto
nessuna si sarebbe meglio di lei ridotta ad esser la schiava dell’uomo adorato.
Gianni era assai innanzi
negli anni e così la Lisa. Le loro risorse erano divenute cospicue. Fu per ciò
che Gianni decise smettere il solerte ed intelligente lavoro al quale doveva la
sua posizione, per tornarsene nella città in cui vivevano i genitori e la
sorella dell’Irma, e vivere per tal modo vicini gli uni agli altri.
Il giorno che Gianni fu in
grado di stabilire il ritorno alla città natale, venne una notizia che recò a
tutti gioia. La Lidia era stata promessa ad un giovane bravo, buono, simpatico
e appartenente a famiglia onorevole. I due fidanzati si amavano con tutta
l’anima e non vedean l’ora d’essere marito e moglie.
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