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Gaetano Carlo Chelli
Racconti dell'Apuano

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  • IL SEGRETO DEL CUORE
    • IV
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IV

 

Quello che l’Irma aveva sospettato si avverò. Appena tutti i membri della famiglia furono usciti, il medico disse:

Fanciulla mia, abbiate confidenza in me. Nel vostro intimo non è la calma; ma una lotta dura da qualche tempo. Questa lotta, che si fa più aspra perché voi la tenete secreta. Questa profonda malattia morale che addolora l’anima vostra, comincia ora ad avere un contraccolpo sul vostro organismo. A me non piace ingannare i miei ammalati, e vi dico per ciò che se voi non cercherete un sollievo al dolore che vi brucia in seno, confidandolo ad un amico che vi possa esser largo di consigli e di aiuti, sarete molto infelice, moralmente e fisicamente.

Una lacrima ardente solcò le guancie dell’Irma. Non rispose che con un sospiro ed un triste sorriso.

— Ho indovinato, fanciulla mia — disse Bruni ammiccando un’aria di trionfo. — Ciò è molto. Cerchiamo dunque il confidente in vostra madre.

— No, no! — esclamò Irma con una voce di orrore. — Ciò è impossibile.

Il dottore guardò fiso l’Irma, come se avesse voluto penetrare con quello sguardo fino in fondo all’anima sua. Ma non fece motto. Fuvvi un istante di pausa.

— Ebbene — riprese Bruni finalmente, — perché non potrò io stesso essere l’amico vostro, il vostro confidente? Io non v’impongo ciò, e non ve ne prego neppure. Metto innanzi la questione. A voi il decidere.

— Ma se v’ingannaste? — chiese l’Irma. — Se il mio corpo solo fosse agitato e malato?

— No, fanciulla, no. Lo stato di eccitamento in cui trovansi le vostre membra, questa febbre che circola sotto la vostra epidermide, non sono di quelle malattie che si debbono ricercare in un elemento morboso introdottosi nella massa sanguigna, o in qualcun altro degli attributi della nostra macchina. Il pensiero e l’affetto, sovreccitati, comunicano al cervello ed al cuore, che sono la loro sede, tutta la loro agitazione. Il cervello, a sua volta, comunica una tale anormalità al sistema nervoso, il cuore al sistema sanguigno ed ecco come si produce la febbre puramente materiale che vi agita in questo momento. Ma una tal febbre, materiale, non è che l’esplicazione, se così posso chiamarla, di una più violenta febbre morale. Dirò di più, la malattia fisica non ha campo di prodursi se non molto tempo dacché si è sviluppata la malattia morale... Ma perdonate. Io vi parlo un linguaggio che vi deve riuscir noioso, e lo tronco senz’altro. Che decidete?

— Vi dirò tutto, o signoredisse Irma stendendo al dottore la sua mano ardente.

 

 




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