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Gaetano Carlo Chelli
Racconti dell'Apuano

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  • IL SEGRETO DEL CUORE
    • V
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V

 
L’Irma si posò la mano sulla fronte. Parve stesse raccogliendo più lontana memoria.

Bruni attese pazientemente.

— Ben dicestecominciò la fanciulla —. Una lotta è in me, e dura da qualche tempo. Credo però di subirne oggi la crisi e dopo questa io spero la pace.

— Forse — mormorò il dottore a fior di labbra.

— D’altronde, voglio e debbo volere che ciò sia — proseguì l’Irma con vibrato accento. — Io non ho diritto che altri soffra delle mie sofferenze, e se nel mio intimo non tornasse la tranquillità, esse sarebbero lunghe e crudeli… Forse irreparabili.

Incoraggio in voi questa forza di volontàdisse Bruni. — qualche volta è incredibile come la forza della volontà influisca potentemente anche sopra delle malattie fisiche. Quando poi la malattia è esclusivamente morale, allora non v’è medico migliore della volontà a sanarla, e questo medico opera veri miracoli.

Una speranza balenò sul volto dell’Irma. Fissò il dottore con animazione e gli chiese:

— Ma se la forza della volontà opera miracoli, è poi ella infallibile?

Infallibile?… — ripeté il dottore. E restò interdetto. — No — disse poi, — io non so mentire in nulla e tanto meno in questi argomenti. No, la forza della volontà non è infallibile. Molte volte non basta.

Tutto ciò che di speranza era nell’Irma, disparve. Ora non le restava che troncare al più presto quel discorso. Doveva dire un perché al Bruni della sua agitazione, e vi si accinse con meno parole che potesse, pronunciandole con febbrile prestezza.

— Dove io era prima di tornar qui, ho amato, ecco tutto. Con quale entusiasmo, con quanto ardore abbia amato, voi lo vedete… Egli non seppe il mio amore, né se ne accorse, o non se ne volle accorgere. Ora è marito e fra poco sarà padre. Non ho altro a confidarvi, o signore.

Il dottore stette soprapensiero, lo sguardo atterrato e fisso, le sopracciglia fortemente corrugate.

Un lontano dubbio gli sorse su ciò che l’Irma aveva narrato. Questa eterna storia dell’amore è troppo vecchia e trita perché non si potesse assai facilmente portarla a pretesto di altre passioni che agitano il cuore. Ed anche vera, se ne potevano benissimo cambiare le circostanze e i luoghi.

Ma un tal dubbio fu rapido, e Bruni se ne trovò come preso da un rimorso. Egli conosceva assai bene la famiglia dell’Irma e l’Irma stessa. Un dubbio che si ponesse sulla sincerità della fanciulla era una colpa, perché non era possibile che l’Irma non fosse sincera.

Lo sguardo del dottore tornò sereno e lo fece più limpido il raggio della fidanza.

Ora vi dico: fanciulla mia, sperate! — diss’egli — Ora son quasi sicuro che se voi saprete volere, vincerete, e la forza della volontà sarà questa volta infallibile.

L’Irma guardò Bruni in atto di stupore.

— Il tempoproseguiva egli — il tempo e la lontananza concorreranno potentemente all’opera. Se voi foste tutt’ora vicina e doveste vedere ogni giorno colui che amate, allora, forse, sarebbe inutile ogni sforzo diretto a sopire il combattimento che fosse nel vostro intimo; ma lontana da lui, senza probabilità, io spero, di riavvicinarvi a lui, almeno pel momento, la rimembranza sua vi si attutirà ogni giorno nel cuore e nel pensiero. Non ciò senza sforzo, bene inteso; ma accingetevi pure ad uno sforzo. Esso non è superiore a voi.

Così Bruni parlava, credendo in buona fede di aver trovato per la malattia dell’Irma un rimedio. Egli non si accorgeva che ogni sua parola apriva una piaga novella nel cuore della giovanetta. La coscienza dell’irrimediabilità del male, date le circostanze in cui si trovava, aggravava la condizione dell’Irma. Era una delle poche volte in cui la lunga esperienza e la filosofia del dottore mancavano al loro scopo, e questo non raggiungimento di meta, produceva grande svantaggio.

Il colloquio ebbe fine.

 

 




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