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V
Bruni attese
pazientemente.
— Ben diceste — cominciò la fanciulla —. Una lotta è
in me, e dura da qualche tempo. Credo però di subirne oggi la crisi e dopo
questa io spero la pace.
— Forse — mormorò il
dottore a fior di labbra.
— D’altronde, voglio e debbo volere che ciò sia —
proseguì l’Irma con vibrato accento. — Io non ho diritto che altri soffra delle
mie sofferenze, e se nel mio intimo non tornasse la tranquillità, esse
sarebbero lunghe e crudeli… Forse irreparabili.
— Incoraggio in voi questa forza di volontà — disse
Bruni. — qualche volta è incredibile come la forza della volontà influisca
potentemente anche sopra delle malattie fisiche. Quando poi la malattia è
esclusivamente morale, allora non v’è medico migliore della volontà a sanarla,
e questo medico opera veri miracoli.
Una speranza balenò sul volto dell’Irma. Fissò il
dottore con animazione e gli chiese:
— Ma se la forza della volontà opera miracoli, è poi
ella infallibile?
— Infallibile?… — ripeté il dottore. E restò
interdetto. — No — disse poi, — io non so mentire in nulla e tanto meno in
questi argomenti. No, la forza della volontà non è infallibile. Molte volte non
basta.
Tutto ciò che di speranza era nell’Irma, disparve. Ora
non le restava che troncare al più presto quel discorso. Doveva dire un perché
al Bruni della sua agitazione, e vi si accinse con meno parole che potesse,
pronunciandole con febbrile prestezza.
— Dove io era prima di tornar qui, ho amato, ecco
tutto. Con quale entusiasmo, con quanto ardore abbia amato, voi lo vedete… Egli
non seppe il mio amore, né se ne accorse, o non se ne volle accorgere. Ora è
marito e fra poco sarà padre. Non ho altro a confidarvi, o signore.
Il dottore stette
soprapensiero, lo sguardo atterrato e fisso, le sopracciglia fortemente
corrugate.
Un lontano dubbio gli sorse su ciò che l’Irma aveva narrato.
Questa eterna storia dell’amore è troppo vecchia e trita perché non si potesse
assai facilmente portarla a pretesto di altre passioni che agitano il cuore. Ed
anche vera, se ne potevano benissimo cambiare le circostanze e i luoghi.
Ma un tal dubbio fu rapido, e Bruni se ne trovò come
preso da un rimorso. Egli conosceva assai bene la famiglia dell’Irma e l’Irma
stessa. Un dubbio che si ponesse sulla sincerità della fanciulla era una colpa,
perché non era possibile che l’Irma non fosse sincera.
Lo sguardo del dottore tornò sereno e lo fece più
limpido il raggio della fidanza.
— Ora vi dico: fanciulla
mia, sperate! — diss’egli — Ora son quasi sicuro che se voi saprete volere,
vincerete, e la forza della volontà sarà questa volta infallibile.
L’Irma guardò Bruni in
atto di stupore.
— Il tempo — proseguiva
egli — il tempo e la lontananza concorreranno potentemente all’opera. Se voi
foste tutt’ora vicina e doveste vedere ogni giorno colui che amate, allora,
forse, sarebbe inutile ogni sforzo diretto a sopire il combattimento che fosse
nel vostro intimo; ma lontana da lui, senza probabilità, io spero, di
riavvicinarvi a lui, almeno pel momento, la rimembranza sua vi si attutirà ogni
giorno nel cuore e nel pensiero. Non ciò senza sforzo, bene inteso; ma accingetevi
pure ad uno sforzo. Esso non è superiore a voi.
Così Bruni parlava,
credendo in buona fede di aver trovato per la malattia dell’Irma un rimedio.
Egli non si accorgeva che ogni sua parola apriva una piaga novella nel cuore
della giovanetta. La coscienza dell’irrimediabilità del male, date le
circostanze in cui si trovava, aggravava la condizione dell’Irma. Era una delle
poche volte in cui la lunga esperienza e la filosofia del dottore mancavano al
loro scopo, e questo non raggiungimento di meta, produceva grande svantaggio.
Il colloquio ebbe fine.
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