Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText
Gaetano Carlo Chelli
Racconti dell'Apuano

IntraText CT - Lettura del testo

  • IL SEGRETO DEL CUORE
    • VII
Precedente - Successivo

Clicca qui per nascondere i link alle concordanze

VII

 

Il giorno degli sponsali si avvicinava a gran passi. Ne erano già cominciati i lunghi preparativi.

Dello svenimento dell’Irma e della visita del dottor Bruni, che ne fu la conseguenza, nessuno quasi rammentavasi. A che rammentare una sera d’inquietudine e di apprensione, se la non aveva avuto conseguenze di sorta, e se tutto adduceva a credere infondati i sospetti alimentati in quell’occasione?

Infatti, l’Irma non era mai più caduta in debolezza e in svenimenti. Ora una tranquillità inalterata stava su tutta lei, che pareva gustare con voluttà e con ebrezza la sovrabbondanza de’ piaceri che, per distrarla e per seguire i consigli di Bruni, le si procuravano.

Le abitudini ed il carattere della fanciulla subirono un cambiamento. Anche nel suo organismo un cambiamento operossi forse meno notato, perché più lento e saputo assai bene tener nascosto.

Irma non occupavasi quasi più che de’ proprii abbigliamenti. Una civetta emerita, una donna galante non vi avrebbe data metà dell’importanza ch’essa vi dava. Aveva empita la casa di giornali di mode. Li confrontava, discuteva, e s’ingolfava calorosamente in queste discussioni che altra volta l’avrebbero fatta rider di molto. Pareva assorbita tutta quanta nelle cure di farsi la più bella fra le fanciulle della città, e bisogna pur dire che superò nella realtà ogni più ardita speranza.

Ma lo scopo a cui pareva dovesse esser diretta quella mania rimarchevole di abbellirsi, mancava affatto. I numerosi colpiti da tanta grazia, da tanto brio, non osavano avanzare una parola che avesse l’aria di precedere intime dichiarazioni e giuramenti d’amore. Si presentiva, si vedeva bene che l’Irma di ciò non volea saperne un bel nulla; e se alcuno fu incredulo, o più ardito, o più fidente nella propria eloquenza, non tardò ad essere disarmato, umiliato dalla glaciale accoglienza che gli venne fatta, e dal sarcasmo opprimente con cui fu rimandato.

Il sarcasmo. Ecco ciò che tinse la vita dell’Irma di un leggiero colore di misantropia. In altri tempi il suo spirito, esuberante, ma prodotto dalla felicità piena ed intiera e dalla inconsapevolezza di ogni passione e di ogni dolore, il suo spirito esuberante, faceva aleggiarle intorno un sorriso ed un gaudio senza fine. Ora la cosa era cambiata. L’Irma possedeva sempre la difficile arte di trovare il lato davvero risibile delle cose; ma con quale cambiamento! Dapprima era un riso color di rosa, ora era nero e presupponeva quasi sempre il male. L’Irma era, in una parola, divenuta pessimista e quasi scettica nel bene e nelle virtù. Povera fanciulla infelice! Tu non credevi forse alla verità di ciò che dicevi; ma chi ciò suggerivati era forse il desiderio di obliare nell’amarezza il tormento che ti stava nel cuore.

Dicemmo che anche le abitudini dell’Irma erano cambiate. Era divenuta ormai cosa inevitabile che ogni giorno ella se ne stesse soletta e chiusa nella propria camera per due ore e spesso per un tempo anche maggiore. Ciò che facesse, ciò che pensasse in quelle lunghe ore di solitudine nessuno seppe mai de’ suoi. Quante lacrime versasse, quanti sospiri uscirono dal petto della desolata, nessuno vide od udì. Ella, come volle secreto l’affetto infelice del suo cuore, ne volle secreta anche la esplicazione. Volle fortemente ed ottenne; ma a qual prezzo!

 

 




Precedente - Successivo

Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (V89) - Some rights reserved by EuloTech SRL - 1996-2007. Content in this page is licensed under a Creative Commons License