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XII.
Un modesto corteggio
traversa le strade della città. Due giovani si sono uniti, e ritornano alla
casa paterna, marito e moglie da fidanzati che erano. Sui loro volti erra un
sorriso che non si descrive. I loro cuori palpitano arcanamente, e le anime
loro si sentono sollevate in estasi nelle eteree regioni.
Ma questa felicità non è
completa. Vi si mescola anzi l’espressione di un intimo dolore, che sta in
tutti coloro che attorniano gli sposi. Gli è che questi hanno ancora pochi
istanti da star coi parenti, e poi se ne andranno, forse per non tornare mai
più. Lo sposo è il più preoccupato… Gli è che egli si figura i tormenti che in
quell’istante straziano di certo una pover anima che sorride alla sua felicità
e se ne congratula.
Giunse anche l’ora della
partenza. Si sparsero lacrime molte. Poi furono scambiati lunghi baci d’addio.
Quando all’Irma toccò
abbracciare e baciar Giorgio, i due giovani sentirono scuotersi ogni fibra, e
parve loro d’essere trasportati frammezzo ad una vampa abbagliante. Giorgio
credé di divenir folle in quell’amplesso. Irma credé di morire. Scorsero due o
tre secondi; ma essi furono ricolmi pei due giovani di un delirio di voluttà…
Dopo il bacio dato e
ricevuto Irma si sentì tutta rinnovellata. Essa non apparteneva più a questo
mondo. I parenti, la famiglia, nessuno era più nulla per lei. Le sembrava che
il mondo intiero fosse sparito, e le toccava fare uno sforzo di raziocinio per
convincersi che l’anima sua non si era ancor liberata dall’involucro della
materia.
Grida di spavento
indicarono sulla sera che l’Irma gettava nuovamente a rivi il sangue dalla
bocca. Ma ella era felice come non fu mai nel sentirsi ad ogni istante
diminuire il filo di vita che ancor l’avvinghiava alla terra, e sorridea con
tanta calma, come se la pienezza della salute stesse in lei.
Ogni rimedio fu vano. Sei
giorni dopo l’Irma chiese alla madre, che vegliava al suo letto, di rivedere il
sole, e di respirare un istante l’aria pura del di fuori.
Un largo sprezzo di luce
penetrò nella stanza, ed una lieve auretta recò mille fragranze. L’Irma fissò
estatica l’orizzonte e respirò voluttuosamente.
Poi un nome errò sulle
labbra di lei. Una lacrima le irrigò lentamente le gote e l’occhio restò fisso
nello spazio; ma senza sguardo… L’anima della nobile martire era forse volata
negli spazii sconfinati ed era andata a portare ad altri mondi il tesoro de’
suoi affetti.
Oh! quante lacrime si
spargono ancora sulla tomba della povera Irma morta d’amore!…
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