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Gaetano Carlo Chelli
Racconti dell'Apuano

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  • PER UN FIORE!
    • I
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PER UN FIORE!

 

I

 

Lettrici gentili, voi non conoscete Giorgio Alviti. Se lo conosceste, io credo che nel fondo del vostro cuore, si troverebbe un palpito arcano di simpatia verso l’eroe sfortunato del nostro racconto.

Bello, giovane, allegro, spiritoso e ricco, ecco le sue doti. Convenite che le medesime riassumono molti elementi necessarii a rendere amabile un uomo.

Se poi conosceste la causa di una sua qualità caratteristica, non ridereste ai fenomeni che ne sono la conseguenza, mentre ignorandola, vi sarebbe da ridere assai, malgrado tutto.

Un giorno il nostro eroe era immerso in uno di quei colloqui misteriosi nei quali le nostre labbra non trovano che voci e parole incoerenti; ma che pur tanto esprimono. Tali colloqui non avvengono altrimenti che fra due persone di sesso diverso e che stanno per incamminarsi sulla via dell’amore. La romantica compagna di Giorgio - una leggiadra brunetta molto nervosa e quindi molto facile alle emozioni - pendeva affascinata dalle labbra eloquenti del suo interlocutore. Ella non rispondeva più che con parole tronche, indistinte, che si esalavano a metà in un sospiro e in un palpito. Ella sognava un mondo di beatitudine, e nelle sue vene scorreva il fremito di una strana voluttà.

Dopotutto però, la posizione della leggiadra brunetta era imbarazzante assai, e questa sentì il bisogno di farla cessare.

Non v’era mezzo migliore, per raggiungere scopo siffatto, che cambiare argomento. L’adorabile fanciulla vi si attenne.

Era fermato al suo petto un mazzolino di violette. Essa lo staccò lentamente. Lo guardò fiso fiso, ed accomodando con delicatezza e con imbarazzo i vari fiorellini chiese a Giorgio:

— Osservate le belle violette! Emma, quella pazza fanciulla, sa ch’io la amo di molto e…

Ma non finì.

Giorgio aveva seguito i moti della giovinetta. Così, egli si accorse del mazzolino.

A tal vista, uno strano cambiamento operossi in lui. Egli divenne pallido per ribrezzo; quasi tremò confuso e annichilito com’era, e quando la sua interlocutrice sporse innanzi la mano, come per invitarlo a prendere il mazzolino, fece un tal salto indietro e gli si sprigionò dal petto un tal urlo, che sembrò lo avesse mosso un serpe.

Una voglia irresistibile di ridere s’impadronì della fanciulla che rise, rise con tutta l’anima, a piena voce…

Povero Giorgio! Il faticoso edificio innalzato dalla sua eloquenza era caduto. Nulla ormai avrebbe potuto innalzarlo di nuovo. Giorgio in un istante era divenuto ridicolo agli occhi di colei che lo avrebbe forse amato con trasporto ed entusiasmo.

Che un fiore faceva tale effetto su Giorgio, non era la prima volta e non doveva esser l’ultima. La sola vista de’ fiori esercitava nel povero giovane la stessa influenza di ribrezzo che provereste, care lettrici, al contatto di un rettile.

A noi così strana antipatia solletica la curiosità. Noi ne vogliamo conoscere la prima origine. E buon per noi che un siffatto desiderio non ci sarà difficile appagare.

 

 




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