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Gaetano Carlo Chelli
Racconti dell'Apuano

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  • PER UN FIORE!
    • IV
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IV

 

Ida era in un palco di seconda fila assieme ai propri genitori. Il signor M. era andato a far visita a quella famiglia.

Abbiamo detto che la fanciulla era gelosa e sospettosa assai. Sulla tardanza di Giorgio allo spettacolo, aveva fabbricato mille castelli in aria, e come il giovane aveva temuto, si figurò che per quella sera egli volesse starsene fra le quinte del palcoscenico.

Pure essa interrogava ad ogni istante e con ansietà l’ingresso delle sedie chiuse, ove Giorgio aveva un posto assai presso al palchetto.

Appena dunque l’amante entrò, Ida lo vide. Lo vide, e divenne pallida come la cera.

Il fiore brillava all’occhiello del giovane, che ostentava una pazza allegria.

Mille sospetti suscitò nel cuore della povera innamorata quel fiore fresco e smagliante. Se il suo Giorgio aveva potuto adornarsi di quelle foglioline odorose che tanto poteano esprimere nel misterioso linguaggio dell’amore, ciò avea dovuto essere a seguito di un istante di ebrezza indicibile, capace di cambiare fin anco i gusti ed il carattere del perfido! Da lei Giorgio aveva sempre rifiutato un fiore. Era dunque necessario che, per accettarlo da un’altra, amasse la seduttrice a mille doppi maggiormente di quello che non aveva amato lei. E la povera Ida che avea sognato col traditore un lungo avvenire di felicità! Un’infinita vicenda di dolcezze e di affetto! Oh!, credete alle proteste dei signori uomini… Essi vi turbano il cuore e la mente… Vi fanno provare palpiti arcani ed impetuosi; gettano tutta voi stessa nelle illusioni di un sogno fantastico e soave, eppoi, alle prime lusinghe della prima sirena incantatrice, vi abbandonano, stanchi dell’amore onesto e virtuoso, per bere fino alla sazietà le dolcezze, che si cangiano poi presto in fiele, del tradimento e della colpa!…

Così Ida eccitavasi seco stessa, cedendo all’impulso di una sùbita aberrazione. Era tanto convinta del tradimento e della perfidia di Giorgio che la non avrebbe ascoltato da parte del giovane nessuna scusa, non l’avrebbe convinta in suo favore nessun argomento, non avrebbe dato fede a nessuna prova con cui si fosse tentato di ricondurla a più sano giudizio.

Ad onta però di un pallore permanente e di un tremito impercettibile di tutte le membra Ida non tradì il secreto dell’aspra battaglia che si combatteva in cuor suo. Giorgio non doveva accorgersi di nulla. Non doveva avere il trionfo di vedere andare in ismanie colei che aveva così indegnamente tradito. Egli doveva esser tratto a credere che se non amava più l’Ida, Ida non amava più lui.

Il signor M. si accorse di qualche cosa. Essendo amico intimo della famiglia, e sapendo l’Ida fidanzata a Giorgio, interrogò delicatamente la fanciulla, se la causa dell’indifferenza con la quale essa compensava l’affannarsi dell’amante, che dalla platea cercava ogni mezzo di richiamare su di sé uno sguardo ed un sorriso, fosse qualche lieve dissapore.

— No davvero — rispose Ida — noi non abbiamo avuto nulla fra noi.

Poi a bassa voce:

— Temo — soggiunse — che il nostro matrimonio non avverrà più.

— Come mai? — chiese M. al massimo della sorpresa.

— Guardi Giorgio — disse Ida. — Egli ha un fiore sul petto.

— Verissimo. Ebbene?

— Ebbene! Gli è stato dato da Fanny la ballerina…

 

 




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