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Gaetano Carlo Chelli
Racconti dell'Apuano

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  • IL SEGRETO DEL CUORE
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Fin troppo.

Il secreto del suo cuore le era sfuggito. Ora sarebbe stata per lei una colpa restare fantasma inesorabile, a turbar la pace e la felicità di due amati. Non dette un grido, non versò una lacrima. Quando varcò la soglia della casa, una strana calma era in lei. Restava solo una cupa indecisione. Gli è che la non aveva ancora deciso definitivamente qual mezzo adottare per togliersi all’insopportabile inferno che la straziava.

Ella conosceva troppo Giorgio per dubitare un istante che il giovane non appagasse la sua preghiera di non dir nulla ad anima viva della scena avvenuta. Da questo lato era tranquillissima. Però grandi paure le agitavano il cuore sulla condotta che Giorgio avrebbe tenuta in avvenire.

“La sciagurata che fui!” pensava. “Qualunque cosa io faccia egli ne saprà ora il perché. Che io fugga o che una febbre mi tolga alla vita, o che da me stessa mi procuri l’amica pace del sepolcro, sa che questa è la conseguenza dell’amore che io gli ho portato. Amore, o indifferenza, o avversione inspiri in lui ciò che mi attende, col mio atto vigliacco, colla mia debolezza, ho provocato una lunga vicenda di mali anche per l’epoca in cui non sarò più qui… Che il mio sacrificio almeno valga a lavar la mia colpa; e che almeno la Lidia non sappia mai quello che Giorgio sa. Io non chiedo altro.”

Per tutto il giorno non si ritirò più sola. Un osservatore avrebbe forse riscontrata della agitazione nella sua allegria e nel desiderio di distrarsi e di ridere assieme agli altri, che mostrò costantemente; ma nessuno della famiglia fece la parte dell’osservatore.

Giorgio era restato interdetto, ed un quasi spavento lo assalse quando s’accorse davvero di che si trattava. Il sapersi amato da una giovinetta così bella e così appassionata come l'Irma, era tal cosa da impressionare ben altri che lui, se si pensa che per un istante gli si illuminò di luce chiarissima tutto il passato, e trovò la spiegazione di enigmi che fino allora gli erano rimasti inestricabili.

Se noi dovessimo o potessimo studiare un istante l’intimo di questo giovane combattuto da un amore felice e ricambiato, anzi presso ad ottenere la meta, ed un altro amore infelice, secreto e fino allora ignorato, avremmo di che studiare assai la natura umana, le sue frequenti contradizioni, e le inconseguenze dell’anima che cede alla minima emozione. Ma noi non possiamo fermarci su ciò. Siamo prossimi al fine, ed ogni riflesso, ogni premura ci spinge a raggiungerlo con meno parole che ci sia dato di usare.

Dalla conoscenza dell’amore dell’Irma, e da un lieve interrogare del proprio intimo, Giorgio si accorse che un grave pericolo minacciava la felicità e l'avvenire di tutti, non solo; ma il suo onore pur anche, se non si affrettava l’epoca del matrimonio. Giorgio non si dissimulò che un tal fatto poteva rendere più atroci le pene dell’Irma; ma questa era una necessità, e senza punto indugiare, decise di cominciare sin da quella stessa mattina a sollecitare il dì delle nozze, senza tener conto dell’epoca prestabilita.

Fu dalla fidanzata per un tempo assai minore di quello che non fosse solito consacrarle. Uscito, rientrò subito nella propria abitazione e scrisse una lunga lettera ad un parente lontano. La risposta a quella lettera, egli almeno lo sperava, doveva recare una conclusione a tutti gli avvenimenti che si succedevano.

Nella sera una febbre violenta scuoteva tutte le fibre dell’Irma. La fanciulla però non dette punto a vedere i suoi patimenti, e la si ritirò per l’ultima nella sua cameretta. Là giunta l’espressione di calma che le era restata tutto il giorno sulla faccia come maschera di ferro, cambiò ad un tratto in quel sorriso amaro, in quello sguardo truce ed impietrito che soltanto la disperazione può dare. La povera fanciulla si conficcò le unghie nel seno, ed avrebbe voluto strapparsi e fare a brani quel perfido cuore che tanto la faceva soffrire. Le sembrava aver piombo fuso nelle viscere, e chiedeva a Dio con ogni sua forza che almeno non la facesse impazzire, né permettesse che nel delirio tutta svelasse la sua rea passione.

 

 




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