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Carlo Dossi, alias Carlo Alberto Pisani Dossi
Note azzurre

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  • 2001-2990
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2001. Pei gerghi. Vedi Lombroso, Uomo delinquente pag. 101.

2002. Sono delitti che derivano spesso dalla carestia (furti) e delitti che derivano spesso dall'abbondanza (stupri) - In Lombroso si trova una tabella che mostra il rapporto del numero e della qualità dei delitti col prezzo del grano.

2004. Una capata può di un genio fare un cretino - può di un galantuomo fare un briccone - Una capata produsse forse il genio di Giusti. ‹(Vedi, sua vita).›

2005. La istituzione dei manicomi criminali è reclamata dall'odierna civiltà - In Inghilterra se ne trovano - Vi ha delinquenti che sono o furono sempre alienati, per cui la prigione è un'ingiustizia e la libertà un pericolo. - la Natura fece distinzione fra delinquenti e pazzi.

2006. Chi governa davvero in un paese ignorante è la sola paura (Lombroso). Che è la religione se non la paura del diavolo? che è l'onestà se non la paura della prigione? ecc.

2009. A pag. 165 Lombroso uomo delinquente dove si parla degli eccentrici e a pag. 168, capoverso - trovo descritto matematicamente lo stato dell'animo mio ‹(1876)›. - altro indizio di paresi, m'è la ineguaglianza ché mi si accentua ogni più della pupilla -

2014. bavero - usato la prima volta da Botta Storia d'Italia Vol. 2. libro 9 pag. 82 ed. Parigi - Didot.

2017. Et. burlesche - Tale inventò un liquore: era costui un tedesco. - Chi lo gustavawas ist es?” - chiedeva. Ed egli: vermuthe (indovina). - Donde la parola di vermuth.

2023. La legge è uguale per tutti gli straccioni.

2025. Un povero che può dire “son stato ricco” si sente un po' sollevato… e già solleva, podend minga gh'hoo, gh'eva. -

2036. Le carceri odierne ridanno ai detenuti l'aria, il sole, il pane fresco, la pulizia - togliendo loro la compagnia. Non giurerei che l'infelice ci guadagni nel cambio.

2041. Tale lascia una ricca eredità, accessibile ad un suo nipote nel solo caso che questi procrei un figlio. Il nipote ha moglie, ma, per quanto faccia, non giunge ad essere padre. Cerca allora di persuadere la moglie a scegliere un amante. La moglie si rifiuta. Scene.

2044. With curious art the brain too finely wrought - preys on herself and is destroyed by thought - Constant attention wears the active mind - Blots out the powers and leaves a blank behind - The greatest genius to this fate may bow (in Disraeli). - Tali sforzarono la loro menteorribilmente nella meditazione da non poter più leggere scritto, quanto essi medesimi avevano pensato. - Il cervello umano perchè possa produrre cose eccezionali, dev'essere costretto in una eccitazione morale (entusiasmo) che prolungandosi, si risolve in quella fisica malattia che è l'ipertrofia: precisamente come si fa col fegato delle oche perchè sia degno delle raffinatissime gole. - L'uomo di genio spesso lavora alla certa distruzione della sua fortuna materiale e intellettuale - e lavora in piena coscienza, irremovibilmente - Il martirologio dei letterati e degli artisti è senza fine - Ma “hopeless not heartless” è la divisa di un genio.

2045. Un genio ha d'uopo del piatto di quotidiano applauso. Ma rado, è che l'ottenga in vita, e se l'ottiene, ciò avviene soltanto ad una età in cui il suo intelletto è già refrattario alle eccitazioni.

2046. Why does an excellent work, by repetition, rise in interest? because in obtening this gradual intimacy with an author, we appear to recover half the genius, which we have lost on a first perusal (D'Israeli). Io non scrivo se non per chi legge almeno 3 volte i libri.

2049. Erasmo - il ridente saggio. Dicea di stesso “sum natura propensior ad jocos quam fortasse deceat” - Volle fare dell'humour nella lingua la più refrattaria di tutte all'umorismo - Colle sue opere offendette egualmente i vecchi cattolici e i nuovi riformati.

2054. Gli universalisti non sono in nessuna parte sommi - esempio Voltaire, e più che Voltaire, Azeglio.

2055. La Bruyère disse degli uomini di genio: costoro non hanno avi posterità. Essi compongono da soli la loro intera razza. (Disraeli) - ‹(Falso) Rovani ad es. è figlio di Manzoni - ecc.›

2057. Nell'Asta giudiziale delle idee invecchiate (Libro delle Bizzarie) citare - le monadi di Leibnitz - la teoria di quell'altra chiolla di Malebranche del veder tutto in Dio - la carta bianca di Locke (similitudine pel cervello senza idee innate nel quale si può scrivere tutto quanto si vuole) ecc.

2058. La mente costituita da tutti gli uomini cervelli che si susseguono in vita, è eterna e aumentabile -: l'altra, costituita dagli individui è caduca. - Quest'ultima fa groppo a dato momento e a data età.

2064. Alcuni imaginano letterariamente dialoghi di geni discutenti fra loro su differenti discipline, come se questi geni - dato un incontro tra essi - potessero vicendevolmente sopportarsi.

2067. cf. la teoria goriniana dei terremoti col passo in Shakspeare First part of K. Henry IV. Act III. Scene I. - Hotspur: …oft the teeming earth - Is with a kind of colic pinch'd and vex'd - by the imprisoning of unruly wind - within her womb, which for enlargement striving, - Shakes the old beldame earth and topples down - steeples and moos-grown towers… -

2068. Nelle prime pagine di una storia dell'umorismo in Italia, ancora in mente Dei et Dossi - la materia potrebbe essere divisa come segue. - Libro . . Che cosa sia l'umorismo. Falsi giudizi. - . Distinzione tra comicità e umorismo. - . Traccie d'umorismo nell'antichità, perchè spec. nei comici - attico sale, urbanità, naso. Roma meno adatta della Grecia all'atteggiamento umoristico. . Come e perchè nell'antichità non ci fosse letteratura umoristica nel vero senso della parola. . Come la letteratura debba informarsi allo spirito dei tempi. . Del nessun valore che hanno quelle opere letterarie inutili alla storia, essendo scopo eterno dell'umanità l'allungarsi la vita, mercè la memoria. - . Non vivere se non quelli artisti che colle loro opere fanno storia. - Libro II°. . Quale sia lo spirito dominante nel tempo presente. Scetticismo. Se lo scetticismo sia indizio di decadenza o no. Scett. odierno diverso dall'antico. - . Come l'umorismo sia la sua unica manifestazione letteraria. - 10°. Degli addentellati fra tempo e tempo. - 11°. Influenza della Riforma religiosa sull'Umorismo. - 12°. Perchè del suo principale allargarsi in Germania e in Inghilterra, trionfante poi in Francia. - 13°. Tentativi repressi in Francia e in Ispagna, trionfanti poi in Francia - Libro III°. 14°. L'Umorismo in Italia. Perchè l'Italia appaja per l'ultima. In Italia, col papato la sede della immobilità, e delle tradiz. Romane. - 15°. Germi di umorismo negli antichi scrittori - soffocati dal rinascimento neogrecolatino. - 16°. L'umorismo latente nei poeti dialettali. - 17°. Tarda appare l'Italia nel campo dell'umorismo, ma abbastanza a tempo per porsi innanzi a tutte le altre nazioni. È il re che appare ultimo in scena. - 18°. Manzoni il primo umorista completo d'Italia. - 19°. Rovani. - 20°. Dossi. - Conclusione.

2069. Il fare la storia di un sol cuore umano è pari impresa per utilità e nobiltà che 'l farla ad una intera nazione - anzi, la storia degli atomi varrebbe quella dei mondi - che dico! dell'universo -

2072. Nell'arte tener sempre il piede alla terra, volgendo gli occhi al cielo.

2073. “La storia antica restituita alla verità e raffrontata alla moderna” (Torino 1865), di Cristoforo Negri, è uno dei migliori libri che siano stati scritti in quest'ultimo mezzo secolo - Essa figlia dal sistema comparativo di Macchiavelli e di Vico ed ha l'onore di avere generato “La giovinezza di Giulio Cesare”, di Rovani. Negri è tanto più scienziato di Mommsen quanto è meno erudito. ‹Per lo scopo dell'opera V. a pag. 515.› Ci ravvisiamo inoltre, quanto a stile, una brevità felice di espressione, che gareggia con quella dei classici, sebbene talvolta si volga, per troppo amore della frase, nel suo contrario (V. a n. 2145 saggio di frasi e parole tolte dal Negri ) ‹cioè finisca in uno scialaquo di aggettivi che confondono invece di rischiarare.› A Rovani la gloria di aver completato il suo maestro - Dalla storia di Negri noi non solo apprendiamo la storia passata, ma la futura. Essa è eterna come il cuore dell'uomo: è un romanzo intimo. - Negri mostra il mondo com'è, gli economisti come dovrebbe essere - È un libro il suo pieno di patria carità e di politica scienza. - Magnifiche le osservazioni di Negri sulla costituzione Romana - Negri s'inspirò talvolta giustamente alle grandissime anime dei letterati di Roma, che presero colore e lo diedero al secolo loro - mentre la storia di Mommsen va soggetta a cambiamenti, ad ogni scoprirsi di nuove lapidi, che nella loro solitarietà e nelle loro sgrammaticature, non provano che il nessun valore. - Raff. poi Rovani con Negri, ci troviamo in questo semplici uditori dei fatti, in quello spettatori. ‹Ma Rovani ognidove gareggia con Negri, sia nell'idea, sia nella frase, lo vince. Per es. il volente o non volente di Negri diventa in Rov. volente o nolentecf. Negri sulli ergastoli romani pag. 264 e Rovani (G. Cesare) - id. sui salassatori sistematici pag. 276 e Rov. id. - Id Cap. III, parte III pag. 275 - e Rov. corrisp. - id. della patria potestà p. 230 e Rov. id. (vol. . C. XIII) - amore al vino in Catone - Negri pag. 321. cf. Rov. - Id. patriziato in Roma Parte II. Cap. I. pag. 181 - e Rov. corrisp. - id. Grandezza di Pompeo 315, nota, e Rov. id. -

2074. Giusta l'osservazione di C. Negri (vedi sopra) che gli antichi conoscevano benissimo la scienza economica, se non in teoria, in pratica. Sante le sue parole sulle condizioni attuali di Italia p. 541 - sugli studi letterari e giuridici p. 540 - sui classici p. 532. - Notevoli le osservaz. sulla Chiesa pag. 493 - sui progetti di Cesare p. 331 - Bellissimo il paragone fra Cesare e Napoleone a pag. 335 - Negri accompagnò sempre le sue letture dalla meditazione - Deve in gran parte la sua politica sapienza anche allo studio della geografia. Troppo è il nesso fra il suolo e gli abitanti per poter dire di questi come se l'altro non fosse. ‹Difatti lo stesso Negri dice che “voler contare la storia di un popolo facendo astrazione dei luoghi dove la storia si svolse, gli è come voler giocar agli scacchi, coi soli pezzi, senza scacchiere”.› È uno il suo di quei pochi libri che a me piacciono, perchè fanno pensare.

2075. Non credo che possa giovare al nostro progresso, il dire continuamente alla gioventù che l'Italia è alla coda delle altre nazioni, come fa Negri a pag. 544 - anche se ciò fosse vero. Ma non è. Negri stesso - di cui non c'è il maggiore fra i contemporanei storici ‹salvo Buckle› - ne è massima controprova. E quanto alle lettere, abbiamo un Manzoni, e, se non basta Manzoni, un Rovani, dinanzi ai cui soli impallidiscono le povere stelle a gas delle altre letterature. - Nego anche che non ci sia corrispondenza fra i nuovi e gli antichi germani, come fra i nuovi e gli antichi galli (V. pag. 308.). Il suolo specifica gli abitanti - come fa della flora e della fauna. - mi pare del tutto razionale in Negri il non ammettere che Antonio abbia perduta la testa per Cleopatra… (pag. 366). La ragione guida spesso le azioni umane, ma non sempre. Molte volte passioni fuori dalla politica hanno influito sulla politica. Dove il cazzo tira va spesso la mente. - Così il giudizio su Thiers a pag. 458 è forse un po' troppo lusinghiero.

2088. La storia letteraria deve essere meditata in colleganza colla politica ed in allora la adorna e rischiara, e rende ad un tempo sincere le ragioni di sue forme talvolta mentite con velame ed orpello: noi lo abbiamo, ci sembra, provato. (pag. 417. Negri. E così fece Negri studiando la politica in colleganza colla letteraria).

2103. Granier de Cassagnac nel suo Voyage aux Antilles difende la Schiavitù - E dice uno scrittore Americano, che il negro schiavo era un cane col padrone, il negro libero, un cane senza padrone!

2118. Leggendo l'Iliade siamo per Troja, leggendo l'Eneide siamo pei latini difensori del suolo (Negri). E così leggendo l'Araucana di Ercilla - il nostro cuore come quello del poeta pende più agli Indii che agli spagnoli.

2119. Tacito e Svetonio, sono tanto inverecondi nel descrivere le libidini dei Cesari, quanto questi lo furono in esse (id.) - ed è forse un indizio che avrebbero volentieri fatto quanto stigmatizzavano -

2133. …stupefatti scorgiamo i monumenti di Tebe, ma dalle moli adorate dal volgo ritraendo lo sguardo, lo riposiamo appagato sui canali dei Faraoni e dei Tolomei; lodiamo il Partenone di Atene, ma più le triplici porte… (id.). Quì Negri ha corta la vista. L'influenza dell'arte sulla morale e quindi sulla politica di un popolo è più assai di quanto egli creda. Ma Negri non vede che il solo male nell'Arte. Per noi, fu invece un vantaggio all'umanità il sorgere di quella stolta mole dell'Escuriale, se per essa si consumarono i mezzi di riparare alla Grande Armada, - fu un vantaggio il sorgere del prodigioso Vaticano se impedì più larghi soccorsi alla lega cattolica contro i protestanti, fu un vantaggio Versailles, se per esso, la vittoria tradì le legioni francesi di Luigi XIV. - Dice Negri: “ amiamo l'estetica se onore con danno: prima dee assicurare chi regge un popolo la politica vita che non illustrarla” - ma e quando, dico io, la può riputare sicura? Anche gli stati hanno i su e giù di salute che hanno gli uomini. - Fortuna che Negri, poi, a pag. 176 dove raccomandaadornando le città di non dimenticare le campagnecontradice a tutto quanto ha già detto. - (V. NegriPericle e le meraviglie dell'Arte”, che fa il cap. XI a pag. 164 della sua Storia - dove si tratta dei rapporti fra l'arte e la politica).

2134. (Gli uomini della civiltà) salgono a ritroso i fiumi con navi fumiganti di caligine ondante, volano sulla terra listata di ferro con anelito di carri fiammanti, e fanno per le elettriche fibre discorrere una voce, una vita che distrugge ogni longinquità dello spazio e per gli umani consorzi riduce ad un sol punto la terra (Negri - Il passo è bello, ma che scialaquo di aggettivi! quì si voleva la forbice dello scolaro Rovani). - Giustissima è poi l'osserv. di Negri - contro le traduzioni dai grandi stilisti, mentre sono neglette quelle degli scrittori c. d. utili come Plinio il Vecchio ecc. poichè il pregio principale di quelli che è la forma - è appunto l'intraducibile; viceversa che in questi.

2141. Negri (Cap. XI, pag. 164 Storia antica) ha torto di attribuire alle arti sole il politico decadimento. L'Arte non esprime che quanto sta già. Essa è deputata alla Storia, la quale si forma prima di lei, e difatti le arti cominciano appunto quando hanno materia di racconto e più la materia è splendente e più splendono. Giovano poi anche nella decadenza, riparando nel loro grembo i germi delle future civiltà. Le arti vincono e sopravivono a tutti i temporanei umani casi. Anche senza di esse Roma, quando matura, sarebbe istessamente caduta dall'albero delle nazioni, e col suo marcire avrebbe fecondato nuovissimi frutti - ma la sua fama, senza le Arti rammemoratrici, sarebbe insieme perita. -

2142. i nuovi brutti edifici che in Roma si erigono spesso sulle rovine dei bellissimi antichi - rappresentano la Barbarie incombente sulla civiltà.

2143. Nei parlamenti odierni si dovrebbe introdurre il sistema ateniese della clepsidra per misurare così la ciarla di ciascun oratore -.

2144. Quella di Negri è spesso lingua maestosa qual si addice al soggetto. Scarpa grande a piè grande, direbbe Montaigne. - Alcune volte però pecca nello scialaquo di aggettivi - sp. di agg. di atteggiamento latino: come pure pecca talvolta nel numero e nella economia dei periodi - Mancano anche per così dire di equilibrio molti de' suoi capitoli. Il secondo per es., d'altra parte bellissimo, rende idea di esser stato pensato a tratti e non di getto. Le oss. sul sistema pol. spartano avrebbero potuto figurare in una nota; come al contrario, molte note sparse nel libro, sarebbero state meglio nel testo. - Per la politica sapienza Negri è sommo. - È al lume di lui che si dovrebbero leggere i classici latini e greci. - Fa meraviglia come Negri non sia mai stato assunto al governo di uno stato. È un male? è un bene? Certo è, che i migliori teorici, non sono sempre i migliori pratici. -

2145. Negri era ricco di felicissime frasi - (Dal 2073 a quì - vedine molti esempi). Altri esempi - …l'Italia, ridente soggiorno d'indolenza… - narcotica sequenza dei poemi didascalici - il nauseabondo melume dei Petrarchisti - saturnali di sangue - sfolgoran flotte - parlar raccolto che viene subito a mezza spada - sdegnoso del luogo secondo (tolto da Dante?) - stultizzare - non greca licenza, ma greca sapienza - l'estetico latrocinio di Napoleone - il terribile apostolato delle armi - la severa e malinconica ragione - delirio di fame - lingua scolpita - audaci baje ecc. ecc. - Tutti epiteti fecondi di idee.

2148. prevenire colle concessioni le domande, ecco l'arte d'impedire, se non le rivoluzioni, le rivolte.

2149. Allo scetticismo appartengono Lucrezio e Cicerone.

2150. I soldati d'oggi saranno gl'impiccati di domani. ‹cf. Tom. Moro, Utopia

2153. Negri (a pag. 221 St. Ant.) dice che Manzoni non raggiunse nel Carmagnola la verità storica. - Dice che in Grecia e non in Roma si erano stabilite feste in cui ritornava per qualche ora l'eguaglianza primitiva fra servi e padroni. Non giurerei, ma a me pare che Macrobio non la pensi così -

2155. Se la ricchezza rappresenta lavoro anteriore sarebbe equo ad ogni tanto di censo accordare un voto

2156. - (pel Cristianesimo) quando la femmina divenne donna.

2157. (A pag. 546 della sua St.) dice Negri …“pel compimento di quest'opera promettitrice lusinghiera, forse ingannatrice, d'onore”. No, l'onore dovuto non può tardarti, benchè te lo si neghi finora - iniquissimamente.

2158. Nei libri non ultimo pregio è quello della nazionalità - che è il pregio dominante ad es. nell'Iliade.

2159. ad ottenere un vero progresso e non una passeggiera illusione di progresso, è necessario occuparsi non tanto del miglioramento dei governi quanto dei governati - la qual via fu quella seguita dall'umanitario Manzoni.

2160. Il Romanzo delle Nazioni - (tema da trattare nel mio L. delle bizzarie).

2161. il cozzo delle idee precede il cozzo dei corpi: quel dei libri è pure una battaglia. - È un'altra prova che l'uomo non trionfa completamente se non quando spirito e corpo consentono in un oggetto.

2162. Ma e quando finirà la scandalosa contradizione fra la nazionale onestà e la individuale?… Chiamerà sempre la vita publica virtù, certi fatti che la vita privata chiama delitti? L'assassinio fra le nazioni sarà detto ancora valor militare ed il furto conquista?

2163. La forza fu sempre la massima delle ragioni. Favoleggiarono i Greci che era armata Minerva e che Ercole e Mercurio guidasser le cause.

2164. L'entusiasmo artistico degli autori, corrisponde alla gioja della concezione - la susseguente stanchezza, alla febbretta della gestazione - la fatica dell'esecuzione, al dolore del parto - E dopo tutto ciò, il parto è spesso infelice.

2165. Temete i solecismi?… ma e che sono tutte le eleganze, le capestrerie degli eccellenti scrittori se non altrettanti solecismi?

2166. Pei calembourgs, Vedi Quint[iliano], vol. (editio Teubner) pag. 121 e pag. 128. - Vedi anche Macrobio.

2167. Entrò nei presenti animi (1865-1875) forse per uno scusabile disgusto della paradossale e frondosa odierna letteratura francese, il pregiudizio che semplicità negli scritti equivale a grandezza. E così tu ti senti lodare insipidissima roba, come i bozzetti del De Amicis, i romanzi del Farina o del Bersezio, il pedestre Nerone del Cossa, i cento sonetti dei Neri Tanfucio ecc., sì confondendo la veste del pensiero, sempre lodabile se semplice, con il pensiero, che vuol essere acuto o profondo - quindi complesso, quindi non semplice. O leggete un po' attentamente il così detto semplice Manzoni, e vedrete quali lunghe vedute, quali sottintesi profondi! Altro è semplicità, altro scipitezza.

2169. Il proprio compito della Letteratura è di correggere il costume. Comincia dove finisce o manca quello della Legge. Son gibier, direbbe Montaigne, sono piuttosto i difetti che non i vizi degli uomini.

2170. Alla Società Pedagogica, il preside Gioda propone di accrescere di due anni il servizio militare agli illetterati!

2171. In lett. e credo anche in musica - è tra i caratteri del genio, lo stile, a volte, minchionatorio. Chi sta sempre serio - e non sa ridere mai o ride male, è un genio incompleto, come Aleardi, come Foscolo, come Verdi. La vera sojatura l'hanno invece Dante, Manzoni, Rossini, Shakespeare, Richter ecc. -

2172. L'umorismo non poteva sorger completo che in un'epoca di scetticismo. - Nell'Um. la ingenuità infantile della frase colla senile profondità del pensiero.

2173. Le idee sottintese fanno sì che il lettore, tutto contento d'indovinarle, pigli interesse al libro e gli paja di averci messo mano egli stesso. Egli lo scrive, per così dire, leggendolo.

2174. Lo scrittore umorista deve mediocremente rendere interessante l'intreccio, affinchè per la smania di divorare il libro il lettore non sorvoli a tutte quelle minute e acute osservazioni che costituiscono appunto l'humour.

2177. A Milano chi non ha più camicia, si finge ammalato, va all'ospedale, infila un letto e l'annessa camicia, poi lascia il letto e l'ospedale - non la camicia.

2178. Le regole del giudizio vanno innanzi a quelle della gramatica.

2181. Sull'ammettere le Voci straniere V. Caro Apologia pag. 69 dell'Ediz. Barbera - Dante ha mietuto colla falce del giudizio in ogni dialetto d'Italia. - Nam et quae vetera nunc sunt, fuerunt olim nova - Dice DanteOpera naturale è ch'uom favella - Ma così o così Natura lascia - Poi fare a voi secondo che v'abbella” ‑ V. anche Montaigne, dove dice, e vadi il guascone, dove il francese non può andare.

2182. Si ama uno scrittore che parli ne' suoi libri di , quando egli si limita a studiare il suo interno, perchè allora studia insieme anche il nostro. Odioso invece è colui che non si occupa se non dell'esterno - il che non è noi. -

2183. Il Tommaseo della prima e della seconda maniera - Quanto diversi - Il Tommaseo giovane più pensieri che parole, dal periodare armonico, sciolto - il vecchio dallo stile ipocrita, gonfio e vacuo come il lattemiele, dai rimbombanti paroloni e dalla nullità dell'idea.

2184. A forza di copiar dalle copie delle copie, il modello si trasforma completamente. Chi direbbe che lo stilaccio del “Pasquino” o del “Fanfulla” è lume di lume di quello di Sterne? chi direbbe che il goffo genietto della morte, che stampano sott'ogni necrologia, deriva da una delle più belle statuette antiche del museo non so se di Vaticano o di Pitti?

2186. Scrivere oggi in istile di jeri, è una vergogna. Bella soddisfazione pingere un quadro che sembri antico!

2187. La figlia di un oste lavava i piatti. Entro io. E il padre: lu el ven a disturbà i tosann che toejen lezion de cembol. -

2188. Mio gusto è di aprire a sorte i libri che ho già letti e mi sono piaciuti, e di leggermi quel qualunque periodo che mi si presenta. Cogliendoli così alla sprovvista, io provo la tempra de' miei autori. E alcuni non han resistito alla prova, altri sì. - Fra questi Manzoni - e specialmente Rovani.

2189. Quando Eugenio di Beauharnais si maritò con una arciduchessa di Baviera, i Milanesi alla vista di tanto inutili luminarie (colle michette che intanto eran diventate più piccole dei botton de la Puff ) dicevano “quanta spesa, - per on mezz-sovran e ona bavaresa”. -

2190. I fredduristi - Lo spirito a freddo è un'invenzione tutta moderna. - Non che i nostri vecchi non ne possedessero uno sui generis. La nostra parlata (milanese) n'è piena - S'intende che quì non si parla degli epigrammi ecc. che appartengono al solo genio. - Delle spiritosità tradizionali domestiche - alla ricorrenza di certe feste, a certi piatti ecc. A S. Carlo per es. diceva mia nonna “S. Carlo l'era un gran Sant … e pur l'è andaa a l'inferno”. - alla minestra, se era di fave, dicevaminestra de basgiann, minestra de tosann”. - alle chiappe, si domandava con malizia se piacevano più le dure o le molli ecc. Chè molta parte, nel vecchio spirito, era fornita dal culo. Ora questo spirito è giù di moda. Non resta, che presso le monache e i preti, i quali stanno sempre qualche secolo indietro dell'epoca. - Oggidì chi regna è la freddura. Descrizione di un freddurista - par un gatto mantenuto a lucerte. Sempre attento per insinuare il suo calembourg preparato a casa. - Sminuzza ogni parola, quando ha vuotato il suo sacco in città, va in campagna a vender per nuove le vecchie - C'è un freddurista che conta su una disgrazia, pare commosso e commove; la conclusione, è una freddura. - Così per es. il barone Brentano, appena seppe morto il Bagatti-Valsecchi - girò per tutte le case di conoscenza dove si giocava a tarocco per poter dire “come faremo stasera, che non c'è più Bagatto?” - Il freddurista non ride mai. Altra volta chi diceva una buffoneria cominciava a godersela un po' lui, ridendo di gusto e in anticipazione: la spiritosità prima che sulle labbra, balenavagli in viso: oggi ha un viso d'agguato e di premeditazione - Sulle antiche freddure - i calembourgs di Plauto. - Petronio e Seneca (In ludo mortis Claudi) - il Vangelo col suo “tu es Petrus et super hanc petram aedificabo ecclesiam meam” - Dante col Papè Satan… col credetti ch'ei credesse ecc. - La caricatura - il poema eroicomico - La Fronda - lo spirito nel neo latino di Erasmo. - Differenza tra il frizzo (spirito a caldo, cioè senza premeditazione) e la freddura (spirito a freddo). Il primo è lo scoppiettio del fuoco, l'altra del ghiaccio - il primo allarga i polmoni, l'altra fa aggroppare il pranzo sullo stomaco, perchè quello riposa sul pensiero e questa sulla mera parola - dicendo giustamente il Vangelo gar gràmma apokteìnei, pneùma zoopoieì - E oggidì la più parte dei libri sono freddure. Lo stesso Victor Hugo pare che dica sublimità e non dice spesso se non calembourgs. - L'epigramma s'è rifugiato all'osteria.

2191. Le monache si pongono tra loro i seguenti indovinelli - D. Sciscia, mira, mèttel in del cuu e poeu tira. R. El fil de la guggia - D. Mi gh'hoo on tai - che no voeur ne pan ne formaj - ma solament on lavô dur - che va denter e de ciar e de scur. - R. l'oggioeu del botton. - D. Mi voo a Bellan - con el rob in man - Incontri la morosa - gh'el casci in la pelosa. R. el pettin. - D. Don don - giò per i garon - cont pu l'è gross - con pu el pias ai donn. R. el fus. - D. Bus contra bus - Carna viva stoppa el bus. - R. la botteglia alla boca. - D. Oh che spass - se Lee me la dass - se mi la ciapass - e poeu la tirass - oh che spass! - R. la presa del tabacch. - D. Volle la bella un per suo diletto - far di copia a un giovane da bene - Entrarono ambedue nel gabinetto - per far quel non so che che già v'ho detto - Il volto, il sen le rimirò ben bene - Dicendo: adagiate un po' le rene - Chè darvi gusto or ora vi prometto - Quindi estrasse un cotal peloso abbasso - che in bianco, in rosso, in verde fe' trapasso. Finita l'opra, asciugato il cotale - Lei restò doppia e niun di lor fe' male - R. il ritratto - il pennello - i colori. - E simili indovinelli facevano parte della educazione dei nostri nonni!

2195. L'onestà dei vocaboli consiste o nel suono o nel loro significato, conciosiacchè alcuni nomi vengano a dire cose oneste e nondimeno si sente a risonare nella voce istessa alcuna disonestà, siccome in rinculare. V. frasi goffe francesi il a reculé les frontières de son état Le flot qui l'apporta recule épouvanté

2199. Autori da augere, accrescere, perchè aumentano il patrimonio intellettuale dell'umanità - lettera da litura, sgorbio, macchia - calamità da calamajo - Matrimonio e mariage, nel primo vocab. l'idea della madre, della procreazione - nell'altro, la semplice idea del marito, del fottere. Ecco Italia; ecco Francia.

2200. Gli antichi etimologisti. - Varrone, Aulo Gellio, Festo - Menagio, Mureto, Salmaso Budeo, Screvelio, Ottomanno - Ferrari, Scaligero, Ducange. - Le etimologie specialmente di quel bambinone in zimarra di un Menagio, come da Verna, vernula, vernulacus, vernulaca, vernulacajus, lacajus, laquais - oppure da Remo - remus, remi, remicus, remicatus, recatus, recata, frecata - fregata - numella, numellinaberlina - (V. Note al Morgante Maggiore, ed. Lemonnier).

2201. Tutti i termini esprimenti in antico soldato, come ribaldo, satellite, brigante, ladrone - divennero col tempo sinonimi di birbante - Ciò fa onore alla storia della soldateria - questa legale associazione di malfattori.

2205. Contradizioni fra la parola e la idea - p. es. le civette che si pavoneggiano - mostro, cosa degna di esser mostrata, usata a indicare cosa indegna ecc. - Parroco, somministratore di vettura, da parécho - e òkos, nolo. - Difatti somministra la vettura pel Paradiso.

2206. I dizionari vanno continuamente corretti come le carte geografiche.

2207. “Tra cane e lupo”, frase che serve ad indicare quella mezza oscurità in cui non si distingue il pelame tra le due bestie. Il Dossi, nell'Altrieri, usò a indicare il crepuscolo “tra sale e pepe” -

2209. Non excludo autem, id quod est notum, irritandae ad discendum infantiae gratia eburneas etiam litterarum formas in lusum offerre, vel si quid aliud, quo magis illa aetas gaudeat, inveniri potest, quod tractare, intueri, nominare jucundum sit (Quintiliano, Inst. Orat.). - E da quì il sistema, ora alla moda, di Froebel.

2210. …licet omnia Italica pro Romanis habeam (id.). Così la pensava, in fatto di lingua Varrone (e così Dante). E Fanfani e simile frugaglia, che non è neppure romana, ma solo fiorentinuzza, vorrebbe ora imporre a tutta Italia il suo rachitico gergo? vorrebbe che tutta Italia toscasineggiasse?

2212. Molti fredduristi potrebbero ripetere (con Quintiliano) “potius amicum quam dictum perdidi”. - Vedi, pei calembourgs Quintiliano (ediz. Teubner) Vol. I. pag. 271.

2216. Importa alla fama di uno scrittore scrivere bene e non molto. Chi non conosce il volume di Omero? chi conosce le quattro migliaja di Didimo?

2217. Delle insegne delle botteghe V. Quintiliano Vol. I. pag. 269, 38-39. - Della fisionomia delle parole V. id. Vol. I pag. 31.

2218. Assuescat (il bimbo) non reformidare homines neque solitaria et velut umbratica vita pallescere (Quintiliano)… Ma noi non ci educhiamo che da noi stessi, colla meditazione. Avere molti che insegnanci, non vuol già dire imparare. -

2219. deì, oportet, dee - il gegen e il willen, posti dopo l'oggetto, corrispondono al gratia latino - esse eum omnium horarum, cf. col mil. faccia de tutti i (cioè sempre nuova) - Sìtta, voce dei pastori quando vogliono allontanare una pecora da qualche luogo. cf. mil.che te sitta!

2220. l'urbanitas dei latini corrisponde in parte all'odierno umorismo.

2222. Per la parte che avea la musica nell'educazione degli antichi V. Quintiliano.

2223. l'erudizione spesso è una infelix supellex - …la molestia degli elementi… - Dell'importanza nell'istruzione dei buoni costumi dei maestri. -

2225. Man möchte sagen (di Klopstock) er ziehe alles, was er behandelt dem Körper aus, um es zu Geist zu machen: so wie andere Dichter alles Geistige mit einem Körper bekleiden… (Schiller) - Nell'Arte antica, dominava il corpo, nell'odierna l'anima (ragione della superiorità della plastica antica). Ma è pur necessaria ad un'opera perfetta la prudente mescolanza dei due elementi, il divino e il terreno. - Scopo, del resto, dell'arte plastica e musicale è di giungere all'anima pel corpo - della letteraria di giungere al corpo per l'anima. -

2227. Voltaire kann uns als witziger Kopf belustigen, aber gewiss nicht als Dichter bewegenWir begegnen immer nur seinem Verstande, nicht seinem Gefühl. Es zeigt sich kein Ideal (id.) - Prova di scetticismo è la strana versatilità di Voltaire, nelle forme esteriori del suo intelletto. - Voltaire è più cangevole che ricco.

2230. Quale val meglio, una letteratura utile a questa vita, oppure una, che, trasportandoci fantasticamente in altra, ci faccia dimenticare questa?

2231. Somma è la gioja di uno stolto quando in altri s'avviene ancor più stolto di lui - e però gli vien dato di prendere usurariamente la rivincita sua.

2232. Il poeta oggidì non scrive più ciò che vede, ma ciò che veduto, ripensa. E il lettore non sente più ciò che legge, ma ciò che letto, riflette. Così, la natura non ci arriva se non di terza mano. - La nostra non è più una letteratura di sentimenti ma di idee -

2233. Il campo del verosimile è assai minore di quello del vero.

2234. Nella vita di una letteratura, la satira è sempre l'ultima a manifestarsi perchè il scetticismo è l'ultima forma della filosofia.

2235. Dei Gerghi. Ogni classe ha il suo. - Diff. tra stile e gergo: lo stile, individuale; il gergo comune e tradizionale a date comunità, come il dialetto alle provincie, e la lingua alle nazioni. - Il gergo tra i bimbi e la mamma (scisci, totô ecc. V. diz. di Cherubini). - Il gergo degli scolari, degli avvocati, dei militari, degli artisti, dei framassoni, dei ladri, il gergo schifafatica degli uffici - e più che altro, il gergo degli scienziati. L'avv. dirà infatti alla sua amorosa “i tuoi occhi sono rei di turbato possesso”, “il mio cuore è tuo per usucapione”; parlerà del codice d'amore, farà l'inventario de' suoi sentimenti, proporrà transazioni, e se l'amorosa lo ributterà, minaccerà di andare in appello e in cassazione della sua crudele sentenza. - Così il cuoco parlerà del sapore dei nostri discorsi, il sarto del taglio dei nostri occhi: mentre il musicista darà quaranta battute d'aspetto al suo creditore, e lo scultore s'insospettirà se gli parliamo in bassorilievo - Ma il peggiore di tutti i gerghi è quello dei filosofi, che hanno la scienza nella sola memoria, che non fanno mai libri ma sempre commenti - Oh al diavolo tutti i vostri sistemi, tutte le vostre convenzionali parole, che vi conducono a spasso dove vogliono loro come fa il cagnolino colla sua stolta padrona. A che questo continuo stroppiare di fatti nel cancan delle vostre teorie? a che negare l'onnipotentissimo Dio?… Sospiro i tempi in cui la storia era un po' meno mestiere di scienza e un po' più inspirazione d'Arte…, quando c'erano ancora i Tucididi e non erano spuntati al tedio delle scuole, i vostri frigidi Mommsen - Nella storia a me piace di sentire un po' l'uomo, e non il corso dei cicli - La risposta di Fabrizio e la mano bruciata di Muzio, fossero anche fandonie, sono alimenti all'umana generosità ben più che i vostri isterismi dell'Oriente e Occidente, del Sud e del Nord, dei cicli e ricicli, periodicità ecc. ecc. Oh dimenticatevi, sciocchi, di essere stati a scuola! ‹Ma tolto il gergo, che resta

2236. Dante è sommo, è eterno - dove tutti lo comprendono e lo sentono. È già morto e sotterrato dove la fa da teologo. Teologia è tutt'altro che poesia.

2237. Giuseppe Ferrari è un puro esageratore di Vico.

2238. Il mondo passa di gergo in gergo; scolastica ecc… La ciurmeria erudita.

2239. Ci fu data la lingua, sì, per parlare; ma anche i denti per tenerla assiepata.

2240. Il progetto del libroNote umoristiche di Letteratura alta e bassa” - Antica e nuova filologia. Varrone, Aulo Gellio, Menagio ecc. - La filologia comperata. Es. di etim. Traduz. etimol. di un brano letterario. - I Numeri e l'Alfabeto. Fisionomia delle lettere - Metodi d'insegnar l'alfabeto (Merlino Coccaj, mio padre, Capurro ecc.). I nomi proprii. - Delle lingue d'Italia, dette i dialetti. Della Toscana - Della Milanese in ispecie. Neologismi. Autorità linguistiche. - Dei gerghi V. 2235 e Lombroso, “Uomo delinquente”, Biondelli, Cherubini in zergh ecc. ‹Canz. pop. politiche - Letteratura dei cessi e delle muraglie. Letteratura sui muri (1766)› - Dell'epigramma, dei concetti ingegnosi, della celia ‹(Vedi Quintiliano de risu Lib. VI. III)›, delle imagini, delle bestemmie. Le ipocrisie nel parlare e nello scrivere. Toscana gentilezza. ‹Gentilezza Toscana: seder al cacatojo, per star a far nulla ecc.› - Della Calligrafia, rapp. tra il caratt. grafico e il morale. - Degli accenti. - Prosa e verso - e Poesia. Numero, ritmo, rima. Danni e vantaggi della rima. Forma e sostanza. - Degli scrittori e degli autori. Genio e apparenza di genio - Plagi innocenti e colpevoli; plagi fortunati. Conquistatori e ladri. - Come van letti i libri, e i loro scrittori - come van criticati - Autori e lettori - Della critica odierna e antica fuori e in Italia - Riputazione e fama - Gloria - 10° Del giornalismo, spec. in Italia. Suo stile. Suoi danni e vantaggi. Chiusa. Avvenire della Lett. Mondiale - Europea e Italiana. L'umorismo (rimandare all'altro libro). - Appendice Ia. Mie impressioni dalle letture. App. II a. Della salute fis. e intell. negli uomini di lettere e di scienza. V. Tissot. V. Disraeli - Combattere il “genio e follia” di Lombroso.

2243. I tre termini posti da Manzoni al giudizio di un'opera sono “ qual'era lo scopo dell'Autore - se questo scopo fu raggiunto - se lo scopo era ragionevole”.

2248. Il modo di far gli svolazzi nei paneggiamenti dai pittori e scultori (dal 1830 al 1850) era questo. Mettevano della carta velina in un mastello d'aqua, poi con uno stecco le davano dei colpettini - e copiavano le casuali pieghette formatesi nella carta, ingrandendole in sesquipedali figure, prive di corpo. - Ben pochi angioli, nelle pitture, volano. Insinuateci sotto un pavimento e li vedrete immobili - radicati nel suolo. Per contro, le figure di Domenico Induno nel quadro la Mattina delle Nozze, - se ci togliete di sotto il pavimento - volano che è un piacere.

2249. A mostrare come s'intenda oggidì lo studio dal vero di alcuni artisti va ricordato il pittore Pagliano che a riprodurre in un suo quadro (il Maramaldo) uno stipite marmoreo sel fece fare di legno verniciato di marmo e poi si illuse di copiare dal vero.

2250. Il giurì pel premio Principe Umberto (di 4000 lire) al miglior quadro della esposizione, usa di accordare il premio non al più bello, ma al più ampio. Disse tale, di un pittore premiato che avea a questo scopo fatto il suo quadro inutilmente più grande che avea potuto “per no giuntagh el premi, el gh'ha giuntaa la tela” -

2254. Gli attici chiamano naso e urbanità la grazia e dolcezza nella comune favella. Lucilius qui primus condidit styli nasum (Plinio praef. ad Hist.).

2255. chàra, gaudio = o cara! (in mil.) escl. di gioia - postquam res latior evagata est cf. mil. svaccada - fashion, ingl. eleganza. cf. Mil. fescioni, fanulloni eleganti - daughter, ingl. figlia, quasi dote - sitim undis excutere (Seneca). cf. mil. scoeud la sed - el fio (ven.) cf. yiòs - Luder (ted.) carogna = luder (ven.) briccone - Schoss (ted.) grembo, cf. mil. scoss, id. - classis aerata, flotta corazzata? -

2256. La prima idea della Paradise Lost può essere stata suggerita a Milton dalla Gerusalemme del Tasso, tanto più che sappiamo come Milton fosse dotto nella lingua italiana. Anche nel Tasso cielo ed inferno combattono ma per mezzi umani: in Milton combattono senza procura. Nel Tasso poi troviamo certe imagini di angioli fiammeggianti, certi concili semipagani di Dii e di Diavoli, simili assai a quelli del poeta inglese - forse perchè dissetati ambedue dalla medesima fonte. Così, dell'invocaz. alla Vergine in barba alla Musa, così del viaggio dell'Arcangiolo S. Michele ecc. ecc.

2257. Tasso è tutto reminiscenze classiche e nelle descrizioni, e nelle osservazioni e nelle similitudini, e in certi particolari andamenti d'idea e di frasi - È una rifrittura di Virgilio, Lucano, Ovidio, Silio ecc. cambiati i nomi soli. Difatti Armida è Medea, Clorinda è Camilla ecc. Le battaglie poi sono le solite dei classici latini, come lo sono anche quelle di Ariosto - fuse tutte in quella medesima forma. - Tasso io non l'amo e l'ammiro che nel canto VII spec. sulla fine - in tutto l'VIII - in tutto il XVI - e nella fine del XV.

2259. Il vezzo dei poeti è di starsi in arretrato un buon mezzo secolo dai loro tempi: parlo dei mediocri poeti come Aleardi e Leopardi. Quest'ultimo specialmente ha scritto una Palinodia - che è tutto uno sproposito. Leopardi vi deride ad es. le ferrovie; poi motteggia agli zigari e ai pasticcini (egli ghiottissimo dei gelati ecc.), come se ai beati tempi e di Roma e di Grecia il mondo fosse affatto innocente di simili peccatuzzi veniali, e dico veniali anche in rispetto di certi altri peccati, molto frequenti nell'aurea antichità. ci si dica che Leopardi fece dell'Ironia. L'Ironia è il sommo dell'Arte - e Leopardi non era da tanto. Leopardi credette far dello spirito e ci riuscì svelto ed elegante come un elefante che balli.

2260. chap - ingl., fesso, apertura. cf. Mil. ciapp, natiche, fesses - menial, ingl. domestico, cf. mil. menant, id. - bully, ingl., bulo (ven.). - socket, ingl., anche buco delle corna, cf. mil. socchè ‹in Porta, on Striozz, benchè ci voglia veramente dire non so che› - to drop, ingl., cadere = dropè (Val d'Andorno) id. - desgavignè (piem.) cf. Dante col suo contrario, aggavignare - cranny, ingl., crènna mil., crepaccio (in lat. crena tacca della cocca, cruna dell'ago) - march, ingl., pane cf. mil. marzapan. - das Geld (ted.), i ghei (mil.) - 't is trash, ingl., di strasc - râteler, franc., ratelà (mil.) - to scrape, ingl., furare. cf. mil. grattà - garboils, ingl., great stir cf. garbouil, franc. - garbuj, mil. - lent, ingl. - quaresima. cf. lenti, lenticchie, piatto di magro che si mangia in quaresima - to fig ingl., dar higas, spag. - far le fiche - Thou whoreson zed, ingl. termini oltraggiosi. cf. mil. on bel zet - messanger, ingl. cf. messo, angelo - inviato - Stumm, muto. cf. stumia - Strass, street, ingl. cf. stretta, contrada - Taccuino da tag - Krepp, cf. crepp, mil. velo. - Ross, destriere. cf. rozz, mil., bidet - mascalzone, cf. mezz calzon, mil. - stoup is a flagon of wine. cf. mil. stopp, per ubbriacature.

2261. I puristi cercano le idee, e lo spirito nei dizionari. E ci trovano uno stile da galera, che va prezioso di simili piacevolezzearruffar le matasse, per fare il ruffiano - mangiar spinaci per far la spia - andar a Carpi, per carpire - o in Picardia, per esser appiccato, mandar a Calcinaja per dar calci - andar a Lodi o dar l'allodola per lodare - andar a Volterra, per morire - a Piacenza per piacere - in levante per rubare - il perfido Bireno pei birri - il regno di Cornovaglia, per un marito tradito” ecc. ecc. ‹Tra le gentilezze del parlar Toscano non va dimenticato il sedere a cacatojo corr. al desidere latino› Altre gemme al loro stile sono poi gl'impacci del Rosso - il far il grasso legnajolo - l'avanzo del grosso Cattani, di Cibacca, del Cazzetta che bruciava il pan di Spagna per far cenere morbida, i cavalli del Ciolle ecc. ecc. tutte spiritosità di finissima Crusca.

2262. Quante ipocrisie, quante falsità nel parlare! Parlando de' piedi, si usa direcon licenza” ma non delle mani. Eppure i piedi non furono mai rei delle impudicizie, degli orrori di cui furon le mani. - Così, diconsimissioni delicate” quelle appunto che sono le indelicate - dicesifatto come Dio vuole” per dire di una cosa mal fatta - il non andar a letto si chiama perder la notte - uno che si tratti con semidisprezzo lo si appellagalantuomo” ecc. ‹Così, veder le stelleindica forte dolore - il “vado a vestirmi” delle donne quando stanno per andare a ballo o a teatro, significa appunto uno svestirsi.› Che dire poi delle falsità nello scrivere? Tutte le figure rettoriche non sono che ipocrisie, che menzogne… Uno scrivenon dico già” (e intanto lo dice), “chi può narrare” (e intanto lo narra) oltre i “per non dire”, “passo sotto silenzio” ecc. ecc.

2263. I classici latini fanno uno strano abuso di aggettivi stereotipati al relativo nome - e diventativi, per così dire, sacri. Le loro scritture sono piene di nox humida - fulva arena - ad sidera tollens - di ante ora parentum, di scopuli multorumque ossibus albi - di litora curva ecc. e tenues auras, e dulcis natus ecc. ‹Non parliamo poi delle descrizioni delle pugne, e degli inferi, tutte eguali fra loro negli Epici, come tegolo a tegolo

2264. cf. il “be thou as lighting” ecc. di Shakespeare (King John Atto I. S. ) col “di quel securo il fulmine” ecc. di Manzoni (5 maggio) o meglio colla frase corrispondente che si trova nella storia d'Italia del Botta, dove, parlando di Napoleone, lo storico dice, a pressapoco, che i suoi fulmini anticipavano il baleno.

2265. La luna è indegna della sua poetica rinomanza. O è un faccione colla flussione - o è una cimatura d'unghia.

2266. La favola del “Miles gloriosus” di Plauto si trova nelle Mille e una notte. Il Falstaff di Shakespeare co' suoi satelliti corrisponde al Pirgopolinice co' suoi latrones - il suo oste ad Artotrogo. - cf. la Gräfin Terzky del “Wallenstein” di Schiller con la Lady Macbeth di Shakespear.

2267. L'umorismo è la letteratura dello scetticismo. L'uomo andò sempre più allontanandosi dalla fede. Il bimbo, nato oggi, è incredulo. Lo scetticismo nell'antichità era una posa, una ingegnosità, una classe academica: oggi è un sentimento: è la sola spontaneità che ci sia rimasta. E Manzoni - come ogni grande umorista - è scettico. Non si guardi all'esterna figura dei Promessi, ma all'interna. In un libro d'umorismo il protagonista è sempre l'autore, non lo si può perdere mai di veduta, e ne fa il principale interesse. Di quì la nessuna importanza, anzi il nessun bisogno dell'intreccio o intrigo nel romanzo umoristico. L'intreccio sta nel cuore solo dell'autore, poco importa ch'ei parli in persona singolare o plurale od in terza. Si possono dare romanzi in cui personaggi appajano per scetticissimi, pur non appartenendo il romanzo alla scuola scettica come l'Ortis di Foscolo. Si ponno dare, per contro, di tutta fede, benchè appartenenti a tal scuola, perchè l'A. è scettico. Per noi l'insegna ce la sempre l'Autore.

2268. Traccie di umorismo, se ne trovano molte nella antichità (il che è prova della naturalezza di esso) ma altro è una goccia, altro è pioggia. ‹Le note son vecchie, il motivo è nuovo› - Difatti anche nei libri di umorismo si trovano traccie di antichi atteggiamenti senza che per questo debbano essi appartenere alla passata letteratura - o alle venture, di cui presentano certissimamente segni, benchè celati al nostro occhio. Ogni epoca si addentella colle altre.

2269. L'umorismo in Italia ebbe assai pena a manifestarsi. Le tradizioni gloriose di una famiglia traggono spesso la famiglia in rovina. L'Italia credette sempre e troppo in Grecia ed in Roma, e ne abbiamo le prove nelle opere fin dei più illustri esprimitori del proprio tempo e dei più propensi alla moderna letteratura, come nel “Giulio” di Giuseppe Rovani. - Per contro l'Umorismo, non inceppato da questa esagerata venerazione al passato procedette più svelto negli altri paesi e specialmente in quelli che stavano fuori dalle tradizioni del genio greco-latino. - Per le stesse ragioni, penò assai anche in Francia. Rabelais e Montaigne rimasero per lungo tempo senza figli. La notte di S. Bartolomeo e la revoca dell'Editto di Nantes, soffocando il libero esame ecc., stroppiarono in fascie l'humour, comprimendo l'inquietudine della ricerca. Fino a Voltaire non possiamo contare di lui che poche grida piazza (Fronda ecc.), fiocamente echeggiate nelle mute pareti della Academia francese, la gelosa guardiana del classicismo di seconda mano.

2270. Il “Giulio Cesare” di Rovani è un bel tramonto. Naque dagli scrupoli di coscienza del suo Autore di essersi lasciato trasportare dallo spirito dei nuovi tempi. Rovani tentò di correggere il Fato, di far retrocedere la storia - appunto come l'amato suo Foscolo. Ma contro il fiume dei tempi non c'è nuotatore che valga. I Borboni non risaliranno più il loro trono, se non a patto di rinunciare a esser Borboni. Inutili tentativi! Nel “Giulio Cesare” stesso l'anima contemporanea prorompe tra le premeditate combinazioni; e il Rovani dei Cento anni è ancora a suo marcio dispetto - originale. ‹A nessuno è dato di sottrarsi impunemente al proprio genio

2271. Il noi di Manzoni vale io e il lettore - il noi di Rovani vale io e ancor io - chè ei vale per due - l'io del Dossi vale per io sol'io. - In altre parole il primo s'industria a insinuare in altrui le proprie opinioni - il secondo le impone - il terzo le tiene per .

2272. L'arte spontanea e nata dall'entusiasmo, era per eccellenza l'antica - l'odierna non può più esser spontanea per il troppo sapere, e per il troppo sapere non può più essere entusiastica -. Chi molto sa, conosce quanto moltissimo ignora: quindi dai culmini dell'entusiasmo, scende nelle valli dell'umiltà. - L'entusiasmo è superbia.

2273. la naïveté, l'ingenuità della lett. antichissima c'inspira quella riverenza che c'inspirano i bimbi: la naïveté della nuova quel disprezzo che s'ha per un uomo che faccia bambinerie. - Per altro, Manzoni ritenne l'apparenza della ingenuità, ‹mentre Rovani se ne spogliò. - Quindi, Manzoni riuscì un malizioso doppio, non volendo parerne uno semplice. -›

2274. Rovani è il continuatore logico di Manzoni, com'è Dossi di Rovani. Rovani ha esagerato Manzoni; mentre gli altri lo impicciolirono. - Carcano per es., nella cortezza della sua vista, non comprese che la maggiore innovazione del Maestro, era lo stile nel suo midollo umoristico, e si limitò a copiarne la forma esteriore de' caratteri e dell'intreccio.

2275. Il carattere generale dell'antica letteratura era la naïveté (fede, spontaneità), della moderna è l'umorismo (scienza, riflessione).

2276. A parer mio, la dramatica teatrale non appartiene alla Letteratura pr. detta. - Dico della dramatica, che va udita, non letta. Difatti, suo principal scopo è la naturalezza; addio dunque forma, addio Arte! E neppure appartiene all'umorismo, non tenendoci l'autore (dopo l'abolizione del coro) nessuna parte a , ma dovendo sminuzzare la propria anima tra i differenti personaggi.

2277. Necessità nell' Arte del Vero Contemporaneo. -

2278. Un autore umorista è spesso il nostro confessore: ci ajuta a conoscerci. Gli altri scrittori si possono ammirare: i soli umoristi amare. Per es. amar Dante è impossibile; si venera, si teme troppo.

2279. Il riso in Manzoni è d'ironia, in Rovani, di Sarcasmo. - Il manzoniano umorismo spira la pace; il rovaniano la battaglia.

2280. Gli antichi conoscevano piuttosto il comico che non l'umorismo - ed è certo che il comico è una provincia all'umorismo vicina, appunto come il tragico. - L'umorismo è il riso temperato col pianto - pioggia col sole - Eraclito fuso in Democrito. -

2281. Manzoni non crede ma il suo scetticismo è vestito di fede: ed ei s'introduce sotto spoglie mentite nel campo avversario. - Rovani pure non crede ma ostenta la sua incredulità e piglia il vallo nemico d'assalto. -

2282. him. ingl. cf. im, lat. (acc. di is) - linea, lat. cf. ligne (à pecher), franc. - fartus, lat. cf. franc. farçi - basella, lat. piccola base cf. mil. basell, gradino - coleus, lat. cf. coglione - callow, ingl. senza piume cf. calugine, prima lanugine - kuw, ingl. gonfiare cf. mil. vegnì a coo - quadrille, franc. cf. to drill, far-far gli esercizi militari - colaphus, lat. cf. schiaffo - alapa, lat. cf. mil. sleppa - faùlos cf. faul, ted. - strophus, lat. legame. cf. mil. stroppai - thýra cf. Thur - theàomai cf. sehen - ptochòs cf. mil. pitocch - seges, lat. cf. ingl. sedges, giunco puntuto - Erchomai cf. kommen - nìpto, lavare cf. nettare - stubble, ingl. cf. mil. stobbia - ? cf. ? franc. - àrrostos, ammalato cf. rost mil. nella frase, sont on poer rost - kakós, cattivo cf. cacca o meglio mil. caca, cosa cattiva per eccellenza - good, ingl. buono cf. God, ingl. Dio, la cosa buona per eccellenza, le bon Dieu, dei francesi - lìmne, lago cf. Lemano, nome di lago - nepos, lat. (in Marziale) scialaquatore cf. filosof. con nipote - tempori, lat., di buon'ora cf. mil. temporii - dokeì moi cf. daucht mir - umquam vidi cf. unqua vidi - salve, lat. cf. saluo, veneto - Schatz, ted. tesoro cf. chasse, franc. reliquario - grobian, ted. villano cf. mil. grubbian, id. - neùra eùtona cf. mil. in ton - to balk, ingl. omettere, manquer cf. balcà, comasco, cessar di piovere o dalla minaccia di pioggia - àsty cf. Stadt - oi apò skenés, attori cf. colla forma di dire milanese, quii della birra, quii della carretta ecc. - màtaios, vano cf. matto - chòrtos, specie di corte cf. corte, orto - cur? interrogativo cf. il positivo gàr e il car franc. - naì, sì cf. nein, no -

2283. And with desire languish without hope (Milton Paradise Lost) cf. Dante “senza speranza vivemo in desio” - …Ermites and friars - White, black and grey (id.) - cf. Dante passo corrisp. nella dizione - Nam nunc omnes nihil faciunt quod licet nisi quod lubet (Plauto?) cf. Che licito libito in sua legge (Dante). ‹In Milton, molti sono i versi semitradotti da Dante, per es. Thou art my father, thou my author; thou - my being gavest me. cf. Dante. Tu se' lo mio maestro, lo mio autore…›

2284. Un erudito potrebbe trovare l'origine della scolaz. Venerea, nell'umor puzzolente che colava da Anchise “sovra candido bisso distillando” - cagionatogli da un fulmine di Giove per non aver egli saputo tacere i suoi Amori con Venere.

2285. L'ordinario destino delle metafore quando vengono comuni e famigliari è di perdere la qualità di metafora e di diventare propria espressione dell'oggetto che rappresentano (Beccaria, dello Stile a pag. 120 ediz. Classici ital. Milano) - E sia detto a quelli che si spaventano delle troppo ardite metafore: state queti; perderanno il filo - Chi oggi, ad es. udendo di un cavaliere “che divora la via” si sente accapponare la pelle da simile imagine di cui non saprei la più temeraria?

2289. u uk eimì ikanòs ypodémata bastàsai (N.° Testamento) cf. mil. sont minga degn de portagh i sciavatt - oìnos anthosmìas e cf. vino col bouquet, abboccato - sigma, lettera greca cf. col s, tedesco - delta con d - alfa coll'a ecc. - uaì, male cf. guaj! - pàsa pòlis cf. toute ville, franc. E e pàsa pòlis cf. toute la ville - parádeisos, parco cf. Paradiso (terrestre), e nota che nella parola greca c'è idea di legame - ei ghe cf. mil. se minga (lat. sin) - Beule, ted., cf. mil. bôll -.

2290. eìdo in greco vale per io vedo e io so - können in tedesco per potere e sapere. Nota filosofia delle parole! difatti, chi vede, sa, e chi sa può.

 

 

2291. Esempi di amfibologia.

 

Ass

As

 

 - in praesenti seldom makes a wise man in

futuro (calembourg,
parmi contro il Wiseman) -

Gh'hoo sett

- Gossett


quattrin de spend- in la contrada de San

Clement (insolenza milanese contro i gozzuti) - In gyrum imus nocte et consumimur igni (delle farfalle) si può leggere lettera per lettera anche al rovescio.

2292. Gli Aretini tengono una fila di vocaboli per esprimere l'addormentarsi, come appisolarsi, appalparsi, appalparellarsi, appattocchiarsi, appaligginare ecc. - e se li tengono è segno che li adoprano spesso.

2293. Ex abrupto cf. mil. assa brutta - Bacchanalia cf. baccan - laudare, lat. ant. nominare, chiamare un testimonio, nella frase laudo Jovem cf. tedesco laut! - Manducus (maschera da paura nel Teatro Osco) cf. il Mangia, il babau - Ciccum, granello di melagrano, filo, nilum cf. Chico spagn. piccolo, e cica mil., môcc, mozzicone di sigaro - Kommen pass. kam cf. cammino -Trifauce, tridente ecc. non vuol sempre dire di tre fauci, di tre denti ecc. ma piuttosto corrisponde al très dei francesi, che esprime il molto. -

2294. Le sfacciate etimologie di Menagio e di Ferrari. - Per es. da Cyathus, sciatt - e da cyathus, ciata, ciana, ciaina, zaina! - Alphana vient d'Equus sans doute - mais il faut convenir aussi - qu'en venant de jusqu'ici - il a bien changé sur la route (De Cailly).

2295. Tra i sist. filos. cita il sofisma di Giovanni Buridan (L'asino tra i due mucchi di fieno egualmente distinti e moventi) che imbarazzò per un secolo le scuole del libero arbitrio - la filosofia geografica di Cousin coi tre periodi, dell'infinito, del finito e della transazione tra il finito e l'infinito, e colla civiltà che va dall'Oriente all'Occidente come il Sole di una volta, ma che si arresta appunto in Francia, dove, secondo Cousin, stabilisce in perpetuo il suo domicilio -

2298. Grida dei venditori ambulanti - A Firenze: piangete, bimbi, ci ho le ciliege! - A Milano (chi vende i ramolacci) Pavia! Pavia! - (chi vende le angurie) fuoco! fuoco! - (chi vende le ciliege) oh che bella carne ecc. C'è un'opera, mi pare - con disegni di Annibal Caracci intitolataCries of the streets of Rome”.

2300. I puristi non ammettono se non le onomatopee già registrate nei loro ricettari detti dizionari. Sarà permesso di usare il cricch, perché lo usò il gabellato Dante - ma un altro suono che stia solo in natura, no. Di onomatopee, il dizionario milanese è ricchissimo. Citiamo - cri cri - chiocch chiocch - chiacch chiacc[h] - tricch tracch - tin tin - tic toc - tuffete - tràccheta - tacch tacch - tecch tecch - tocch tocch - tarlacch e tarlacheta - ciuff o ciuffeta - pataton - patatonfeta - tonfeta - paffeta - paff - sgigh sgiagh - slipp slapp - slinfeta - zonfeta - sparlàfeta ecc. ecc.

2301. La rima è talora suggeritrice d'idee. Data la rima, il pensiero aleggia intorno a tutte le idee che fanno del caso, e spesso non può fermarsi alla prima che trova. Dal passarne molte in rassegna è possibil una scelta - e spesso succede che il poeta, felice della trovata, benchè non s'accordi alla posta rima, cangi per non perder l'idea codesta rima, per cui s'era dato a cercare. Ora, la meditazione e le cancellature fanno i capolavori. - E di quì, la ragione per cui la massima parte delle prose è cattiva - che è la possibilità di scriverle celeremente - Serve poi anche la rima ad arricchire una lingua di parecchi vocaboli. Difatti il poeta, obbligato e dalla rima e dal verso, alcuna volta, un po' per pigrizia, un po' per amore delle linee già messe insieme - inventa nuove parole o modifica le già esistenti. E gli stessi puristi permettono loro ciò, sotto la scusa della licenza poetica.

2302. Scopo principale della umanità è di allungarsi la vita - al che ella giunge mercè la memoria. Chi più sa, più vive. La cassaforte della memoria è la Storia. Un'opera d'arte che non ci mette il suo obolo, è nulla - è un eco senza voce. - vale che la Storia scritta contemporaneamente agli avvenimenti che narra; senonchè quel ramo di scienza che si usurpò il nome di storia non può mai scrivere contemporaneamente -. La vera storia è sol registrata nell'architettura, nelle leggi, nella lingua di una nazione. - Si trova in tutto fuorchè nella Storia.

2303. Il carattere generale dell'epoca - condizione essenziale alla durata di un'opera d'arte - è spesso nascosto ai contemporanei non solo, ma all'artista stesso che lo manifesta nell'opera sua - spinto a ciò, non già da ragione, ma da una artistica necessità.

2304. Nel Sec. XIX Giusti fu l'unico poeta italiano veramente moderno - e quindi il solo umorista - Rossini il musicista dell'humour -

2305. Manzoni dice le cose sue, come il lettore vuole - Rovani, come il lettore non vuole - Dossi parla per suo conto - M. dissimula il non credere, R. simula il credere, D. credendo, non crede - M. cambia le carte in mano al lettore a sua insaputa, R. gliele strappa di mano, D. confonde il giuoco - M. vuole che il bene si faccia per paura di un male di della vita, R. dice che si fa per necessità, D. dice, per utilità - M. par creda nell'altra vita. R. non crede in questa in quella, D. crede in questa (la quale credenza, se anche non vera, è quella che onora l'umanità più di tutte) - Satiricamente M. corr. ad Orazio, R. a Giovenale, D. ad Ovidio - Della nuova letteraria vendemmia fatta coll'uva d'Alfieri, Parini, Foscolo, ecc. Manzoni è il vino - R. è il torchiatico, D. la grappa - Del letterario inverno d'Alfieri, e compagni M. è la primavera, R. l'estate, D. l'autunno. - M. R. D. non furono mai autori di moda, perchè non uscendi di moda.

2306. Manzoni naque rivoluzionario. Andò sempre all'opposto della corrente di moda (benchè seguente la corrente dei tempi). V. in proposito il magnifico studio su lui di Rovani - Manzoni mise al corrente la nostra letteratura colle straniere che l'aveano divanzata; anzi la fece loro antecedere -

2307. Importanza di Dossi nella letteratura umoristica spec. italiana. Piantò nuovi fiori sul suolo d'Italia; colti nelle campagne straniere, e prudentemente innestati nel vecchio ceppo greco-latino. - D. è la vera insegna del tempo - tempo che trova ragione a tutte le passate credenze e scusa a tutte le venture: tempo, d'altra parte, ancora dubbioso di , che muta continuamente di lato come l'infermo - che si cerca, che si analizza e quindi si distrugge. - D. è l'ultima espressione dello scetticismo: tutto in lui è negazione, meno appunto l'affermazione del negare. Sistema filosof. del D. è di non averne. - Quanto al modo, D. tende continui calappi al suo lettore. Con lui il lettore procede su di un infido terreno. D. è come certe scale - meccaniche bizzarie - in cui par di scendere appunto quando si sale e viceversa. Il modo di D. è di presentare un fatto, cui il lettore non può non annuire: e allora, trac, gli sommette la logicissima conclusione, spesso l'opposta al pregiudizio del lettore, ma alla quale il lettore non può rifiutarsi, avendo già dato l'assenso al seco indivisibile fatto. - Comunque, D. è più curioso che grande.

2308. Rovani portò in vita la pena della sua troppa sincerità. - Manzoni invece, dando sempre ragione al lettore, finì a convincerlo del proprio torto. - E se Manzoni riuscì a farsi applaudire facendo diverso del comune perché parve di fare lo stesso; Dossi si fece odiare non rado perchè, facendo come la folla, parea fare diversamente.

2309. Göthe fu l'ultimo eco di una letteratura che ricadeva in silenzio: Richter il primo di una che cominciava a parlare.

2310. I libri di Dossi come quelli di Richter furono paragonati a specchi in cui ogni lettore si trova riflessa la propria fisionomia. Cangia la fisionomia del libro a seconda di chi ci guarda, cangia l'espressione a seconda del momento in cui ci si guarda.

2311. Foscolo e Leopardi non sono umoristi… Due creazioni incomplete perchè incapaci al riso. V. ad es. la Palinodia dell'uno - e le lettere giocose di Foscolo al Giovio, oltre alla sua pessima traduzione di Sterne. -

2312. Iris croceis pennis (Virgilio) cf. Shakspeare, “with saphron wings” - Thy head is as full of quarrels as an egg is full of meat. cf. Mil. pien come on oeuf -

2313. Et. burlesche - ostilità, derivato forse dagli ostiari, schiatta villana. - va a farti benedire per direva alla malora” dalla fama di jettatore dell'odierno papa Pio IX. - vess sagg (mil.) essere saggio e sazio - deriva da ciò che quando s'è pieni di cibo fino alla nausea, si fanno i più bei proponimenti del mondo di sobrietà ecc. - svojass (mil.) vuotarsi e svogliarsi, dall'atto di amore in cui col vuotarsi degli orcioli ci svogliamo dell'adorato oggetto - avegh i man sul consolaa (mil.) dalla carriera consolare che a molti pare grassa e beata - cerretano, dal vender cerrotti - ciarlatano dal ciarlare - valletto, dal dirgli il pederasta signore va-a-letto - ciambellano, per la stessa ragione, ci-ha-un bell'ano - bacchettone quasi va chetone (prop. dalla bacchetta, che tengono in mano i fratelli della dottrina nelle processioni) ecc. - vioeul soppinn da viole supine. - ‹La famiglia milanese dei Binda, è una famiglia di legatori di libri. Deriva forse il suo nome dall'ingl. to bind? rilegare

2314. Roma e toma (mil.) dal Roma et omnia nella frase prometter R. e t. - diede occasione a un bello spirito milanese cioè al mio amico Perelli, quando il vecchio Manzoni fece una caduta di cui s'inquietò tutta Italia, che avea appena gioito della presa di Roma (1870), di dire allo stesso Manzoni, che i due più grandi avvenimenti del giorno erano Roma e Toma. - Si noti che tòma in milanese vale, quanto il ptòma nel greco, caduta.

2315. I Brianzoli, per esprimere le 4 stagioni, diconofrecc frecc - frecc e cold - cold cold - cold e frecc” - Si noti il cold, caldo che in ingl. significa - come anche il Kalt - freddo.

2316. Frasi nuove e felici se ne coniano a ogni istante nel popolo. Confalonieri ne è p. es. una zecca. Passando in carrozza presso di un carrettiere, esclamò: ! tiret indree on gottin: magara on mezz litter - Così: “Dio che levada de sol che sa de moccusc!”, diss'io leggendo la descrizione di un'alba, che sentiva la fatica del suo A. o come dicono i poeti “la troppa lucerna” - ecc. ecc.

2317. Questi publici-ladroni che doganieri si chiamano (Ariosto Satire). cf. Béranger dove parla dei contrabandieri dicendoli i soli ladri onesti.

2318. All'uomo di genio è dato lo stile: all'uomo comune il gergo. Il gergo si potrebbe definire - lo stile delle classi. Tanti i gerghi quante le classi. La dama che parla colle sue amiche o colla modista di cappellini e vestiti ha un gergo, come la meretrice sul lupanare, i ladri - i marinai, i framassoni ecc…. Volete sapere chi è uno? provocatene un complimento od un frizzo. Il gergo lo tradirà. - Tra i gerghi, citare anche quello dei servitori da caffè - e p. es. - negaa e ris, tremoll vecchione, levante in zima, con fondina che va via - che voleva dire (arrosto) annegato (con guarnizione di) riso, tre pani molli - un bicchiere di vino vecchio - caffè levante con fiammenghina da portarsi via dal caffè. - Nei caffè di Milano, per-mè significa mezza porzione, ecc. - Non dimenticare il gergo burocratico. ‹V. 2360

2319. Mia prima impressione di Roma. - 18 nov. 1871. Alba - La locomotiva fra le rovine. - Nelle campagne i buoi dalle lunghe corna, le mandre di cavalli e i cavallari dai lunghi mantelli neri e dalla pertichetta. - Gli omnibus alla stazione: uno ha il nome di Giove: l'altro di Venere - Il parrucch. Marcinelli (Marcius Aelius) - Il mio bottaro (vetturino) che mi parla di Augusto, di Bruto, di Cicerone… tutti suoi amiconi, e mi dice “quì stava di casa Lugrezia, Muzio” ecc. - Il lustrascarpe dalla faccia di antico stampo romano. Mi par d'averlo veduto sull'iconografia di Ennio Quirino Visconti. Forse è il discendente di uno Scipione che lustra le scarpe al discendente di uno schiavo barbaro - S. Pietro; impressione sgradita ‹S. Pietro chiesa senza fede. Magna pompa - nulla religio.› - Le file dei seminaristi di tutti i colori - Tempio della Pace - Palazzo dei Cesari. L'occhio comincia ad abituarsi alla grandezza - Campidoglio. Marco Aurelio di bronzo a cavallo - che stende ancora la mano a protegger la sua Roma. Mie considerazioni vedendo salva dalla fonderia la imagine dell'unico imperatore che meritava di averla salva. - Ma Marco Aurelio tiene in mano una bandiera dai tre colori. Chissà quante volte l'ha già cambiata! - Il Quirinale; contrasto fra le eleganti linee della sua facciata, e la lunetta coi cannoni che ne francheggia la morte. Questi re hanno ben paura dell'amore dei loro popoli! Il Ghetto e i Monumenti - Fasto e Miseria - Consid. su Roma pagana - Roma cristiana - e Roma papale. In Roma si sente ancora dapertutto il papa. R. non potrà mai essere sinceramente costituzionale. Il dispotismo vi lasciò il suo nome su ogni pietra. Ora, da capitale del mondo, scende a diventare capitaluccia d'Italia.

2320. Conto, fra i nomi degli omnibus a Roma (1872), Giove, Mezzo milione, va e viene -chi va piano va sano - ‹Marte - Il Vincitore - Vaporetto della Sibilla - Genio - La Lupa - La fuga - Il Volantino - Ninetto - Il Palombo - L'economia› - La Giardiniera - L'omnibus tra Barlassina e Milano si chiamava la nojosa.

2321. Nomi delle vie di Roma (1871). Via di Tata Giovanni - Via di S. Stefano del Cacco - Via di S. Maria in Cacaribus - Via delle botteghe oscure - Vicolo anonimo - Via dietro la tribuna di Tor dei Specchi - Via Rua (rue, cf. Rugabella, di Milano, rue belle).

2322. A Roma, c'era, in una via, un monastero. Le mura del suo giardino non erano tropp'alte. Per non far la spesa di alzarle, il governo pontificio, imaginò di obbligare i vicini frontisti a tenere le finestre del secondo piano, verso il monastero, chiuse a vetri… di latta. - Abbattendosi lo stemma papale di gesso al Collegio Romano, le donnicciuole raccoglievano i pezzetti di calcinaccio caduto per serbarli come tante reliquie - I cuochi dei gran signori romani come il Torlonia ecc. hanno il permesso dai loro padroni di servire ai privati, mandando attorno pranzi, colazioni, cene - all'ora stessa in cui il proprio padrone mangia. Dio sa che rapine - Presso il Colosseo, udii due giovinetti romani dell'ultima plebe disputar con calore di Ettore e Achille. E ciascuno vantava la generosità del suo eroe, finchè vennero ai pugni. -

2323. Scene della campagna Romana (di bocca della mia fante). Muore un cardinale, lasciando 200 scudi da dividersi in tante doti da 20 scudi l'una, distribuibili a sorte. Nanna presenta la sua instanza raccomandata. Viene il posto. Le ragazze si raccolgono in una chiesa. Gli ultimi venti nomi che sarebbero rimasti nell'urna dovevano essere quelli delle vincenti. Le ragazze cominciano a fare la comunione, e fanno preghiere per l'anima della defunta eminenza - presente un'altra eminenza, molti canonici e molti curati. - Poi si estraggono tutte le schede. Il nome di Nanna non è comparso. - E Nanna si alza gettandosi il suo scialle in traverso - va fiera e difilata in mezzo la chiesa in presenza del cardinale, - e si mette a ingiuriarlo con una fila de' più scelti improperi. “Tu, pezzo di merda… tu filjo de una mignotta… tu porco fottutoperchè non me ci hai messa?” - Scandalo! tutti escono correndo dalla chiesa. Nanna non lascia il mazzo. Si volge al curato, pigliandolo per la veste e lo copre d'ingiurie. - Si verificano le schede. Difatti, il nome di Nanna mancava. Il curato va allora dall'Eminenza la quale gli dice “ebbene, contentate quella fritella con qualche cosa. Datele di che andare da un Giudeo a procurarse un abituccio de lana”. - Ma Nanna, fissa, vuol sapere il perchè del non esser stata posta nell'urna. Le si risponde che fu una inavvertenza del servitore del cardinale, il quale, credendo l'istanza una di un solito povero l'aveva gettata sul fuoco. In conclusione Nanna è chiamata a palazzo dell'Eminenza. “Oh che fate?” le domanda il cardinale guardandola molto negli occhi, chè Nanna è belloccia. “Un po' di tutto, Eminenza” - risponde costei facendosi rossa - Bene, dice il cardinale, provvederò io a la dote - e le con una ganascina, la sua maliziosa benedizione.

2324. 17 marzo 1872 (domenica). Dimostrazione per la morte di Mazzini, a Roma. Simulacro de' suoi funerali: poca gente spettatrice: assai nel corteo. Molte bandiere di società operaje, alcune delle quali ravvolte intorno all'asta in modo che sventoli la sola lista del rosso -; ma i carabinieri obbligano chi le porta a svilupparle del tutto - Fischi - Il carro, tirato da quattro cavalli bianchi con su una brutta Italia di gesso velata di nero, che stende la mano su un busto di Mazzini. Molte bandiere abbrunate, alle finestre. Il corteo muove verso il Campidoglio. Tra le aste. che circondano il carro, portanti dei cartelletti col nome di qualche martire per l'Italia, noto quella col nome di Barsanti, il fucilato per rivolta - giovane infelice, che ha diritto alle lagrime ma non alla fama. - Al Campidoglio dicono parole, per fortuna poche, Avezzana e Cairoli.

2325. 27 nov. 71. apertura del Parlamento a Roma. - Alle 11 antim. appare in cielo una splendidissima stella. L'ho vista io - e l'hanno vista tutti i Romani - Il S.P.Q.R. è superstizioso come ai tempi latini. La stella ha giovato a mantenere favorevoli gli animi al grande avvenimento, più di quanto parrebbe. - Gran porte - gran luminaria. Non veggonsi che ufficiali tutti a nuovo e a decorazione. - Non un prete un frate per via. I palazzi dei principi Romani chiusi ermeticamente.

2326. La boria romana dei guardaportoni. Considerazioni archit. e filosofiche sulla porticina fiorentina e il portone romano. - La bellezza olimpica e sensuale delle romane. A Roma non si vedon ragazze. - La coquetterie nelle imagini sacre, sui canti delle vie.

2328. Agli esami, i professori cercano più di far sapere allo scolare che loro sanno, che non di conoscere se lo scolare sappia.

2329. Udii un Romano, maestosamente avvolto nel suo mantello - esclamare, con voce da basso profondo: Me basta l'anemo de non far niente! - Altro Romano, cacciando inanzi il suo asino, gli gridava: ! papa Grigorio - Un altro ancora, invitando a pranzo un amico, scrivevaglivenerdine ve invito a pranzo, e si venite, venite - ma si no venite… accidenti! sinone”. - La parlata romana, usa sempre della lente che ingrossa, appunto all'opposto della fiorentina. I Romani hanno trovato i superlativi dei superlativi, come “Gran depositone” ecc., i Fiorentini il diminutivo dei diminutivi come in “piccinino” ecc. - Inoltre, la parlata Romana va ricca di bellissime frasi e parole, come argentina, per pesca minuta, spaccio di vino - Arte bianca, per vendita di farine ecc. - Minuzieria, fabbrica di piccoli oggetti di legno - i Vigili (pompieri) - galanteria (p. chincaglieria) - col cappello all'abbandona - volemo far tutta una tuttata (cf. Milan. su per su) ecc. ecc.

2330. Il Ministero degli Esteri, sotto Visconti Venosta, era diventato un semplice ufficio di trasmissione ‹ed è ancora (1886)›. Vi si giocava da un capo all'altro dell'anno “al pizz tel doo, pizz tel mantegni” o “al Papagall colla coda d'argent”, facendo passare ad altri uffici, copiate, le note che vi arrivavano. La gran politica consisteva nel non lasciarsi bruciare in mano il pezzetto di carta del “Pizz tel doo”: in altre parole di scaricare adosso agli altri ogni eventuale responsabilità. - Gli impiegati di detto M.° erano in generale di una inarrivabile ignoranza. Un giorno p. es. la legazione d'Austria inviò una quitanza di spedalità che doveva esser rimessa al M.° dell'Intemo. Il signor Barilis (che fu poi console al Giappone) deputato alla corispondenza d'Austria-Ungheria, benchè non conoscesse il tedesco, manda la quitanza agli Interni chiedendo loro il pagamento della spedalità già pagata. Ma il M.° degli Interni rimanda la quitanza, osservando che il Tale dei tali non si può trovare, per non esserci sufficientemente indicato il suo luogo di nascita. Nessuno capiva il tedesco: sbagliato un bottone, sbagliavansi tutti. - Un'altra volta si scambiarono note a proposito di un Cav. Pox - Indovinate chi era? era il vaccino, cow-pox, che per un errore di penna scritto cau-pox, diede origine a un cavaliere. - Confusissime erano poi nel Ministero degli Esteri le idee sulla proprietà. Sparivano giornali, libri, quinterni di carta, scatolette di penne, perfino i calamaj. Spesso un furto generava l'altro. A. toglieva la penna a B., B. toglievala a C. ecc. - Quanto alla celerità della macchina ministeriale, si pensi che le note urgentissime restavano settimane sui tavoli, e le urgenti mesi. Per una negligenza di un impiegato (S.r Barilis sudetto) un povero diavolo rimase due o tre mesi all'estero carcerato, aspettando la già decretata scarcerazione - Quanto ai sentimenti religiosi - una festa si lavorava al Ministero degli Esteri. Si era ancora a palazzo Valentini. ‹Erano i tempi, in cui ai funerali del Magg. del Genio Charbonneau si videro i granatieri colle torcie in mano (10 feb. 72).› Arrivò una staffetta dalla Consulta, coll'ordine del ministro di sospendere il lavoro… per non offendere il Vaticano! A Roma non era entrato con noi il nostro taccuino - Un'altra volta un prete entrò a benedire il Ministero. Inenarrabile la felicità del Ministro e del Dir. Gen. Ordinò di pagarlo in 15 lire in oro. - Quanto infine alla moralità - citerò un breve discorso. Chi discorre è il cavaliere Bazzoni col cav. Castelli (un gobbo)… Castelli - In generale ai Francesi piace la donna infrollitapassata come i selvatici. In Francia, la cortigiana è nel suo fiore dai 40 ai 50… Bazzoni. Hanno ragione… Ci si trova più carne da sprofondarsi. Poi le donne passate si adattano, più facilmente delle giovinette, a quanto a noi uomini più gusto ecc. ecc. su questo tono.

2331. No - non annientiamo le passioni, ma il comando sia a noi. Che direste di un cocchiere che si lasciasse guidar dai cavalli?

2332 a). Diceva Manzoni che “il governo italiano il quale offre conciliazione al Papa cui ha tolto lo Stato è come quel ladro, che, dopo di avermi rubato l'orologio, mi dicesse, senza più restituirmelo "su via, facciamo… come se nulla fosse avvenuto. Quà la mano da buoni amici…"”

2332 b). Certo Console, per non pagare scrivani, copiava lui stesso in bella i suoi dispacci (e fin quì nessun male) ma li copiava in carattere inglese con una penna d'acciajo, facendovi poi sotto il suo scarabocchio di nome con una penna d'oca doppiamente d'oca.

2333. 1870. Presa di Roma. Noi italiani, i vinti dei vinti dei vinti (perocchè vinti a Custoza dagli Austriaci, che erano stati battuti a Magenta dai Francesi, alla loro volta sconfitti a Worth ecc. dai Prussiani) siamo stati finalmente vincitori. E di chi? Dei soldati del Papa.

2334. Io non scrivo mai il mio nome sui libri che compro se non dopo di averli letti, perchè allora soltanto posso dirli miei.

2336. Una nobile famiglia di fanulloni, vedendosi crescer di giorno in giorno la spesa e diminuire l'entrata, pensò di fare economia. Ma in che? Già, di carrozza non possiamo far senza: c'è la nonna che è infermaImpossibile restringere l'appartamento! dove mettere tanta bella mobiglia? e il decoro?… Non si parli neppure di licenziar qualche servo. Meno di quattro, come si fa? via via, pensa e ripensa cerca e ricerca - trovò di fare economiaindovinate in che cosa?… in di biscott d'anes. -

2337. Dei dialetti. - etimolog[icamen]te razional[ment]e differiscono dalle lingue. - Manzoni che sapeva quel che si faceva, in una sua lettera, parlando del milanese, dice lingua, non dialetto - Vi ha chi dice che “dialetto è la lingua senza letteratura”. E allora perchè dite dialetti, il veneziano, il napoletano, il bolognese, il milanese ecc.? Pochi, starei per dire nessuno dei dialetti, manca di letteratura - Altri dice “dialetto è la lingua parlata dalle infime classi” - Nuovo errore. Il Senato di Venezia parlava veneto e l'alta società di Milano, parla Milanese - Altri ancora, “il dialetto è la lingua parlata dai pochi”. Chi intendete per pochi e chi per molti? A rispetto di chi parla il francese in Europa, pochi parlerebbero in italiano; e però l'italiano dovrebbe, secondo voi, chiamarsi dialetto. - Importanza di mantenere i cosidetti dialetti: che sono uno strato mobile nella lingua di un paese, dove si generano e si educano le nuove parole, che poi adattandosi a poco a poco all'orecchio dei parlatori, cadono inavvertitamente dalla penna degli scrittori, finchè, acquistata autorità, vengono assunte all'onore dei dizionari. - Il dizionario sta alla lingua, come alla morale la legge. La lingua rappresenta la immutabilità; il dialetto il suo contrario - questo è il sentimento, l'altra la legge.

2338. I verseggiatori detti poeti dovrebbero sempre avvertire al tempo in cui scrivono. - “il sole che sorge o che scende, l'ultima Thule” ecc. dopo Copernico e Galileo, dopo i piroscafi e le ferrovie, sono frasi da mandare nei spazzacasa. Ciò si dice del “lontano Brasilecitato dall'idillista Marenco, l'eterno copiatore di stesso.

2339. agiòla! (veneto) cf. eja, age (lat.), orsù - biott (mil., nudo) cf. bios, vita e biotòs, che ha la sola vita - Fare per dire. Fanfani ne pose la ragione in ciò che il verbo fare può stare invece di ogni altro e ne cita esempi. Io, invece, mi permetterei di derivarlo in linea retta dal latino fari, favellare. -

2340. Traccia dei Giorni di Festa volume nel quale vorrei racchiudere quanto possa trovare di curioso nella minuta archeologia Milanese - costumanze che van scomparendo, nomi antichi di contrade, botteghe di una volta, cibi vecchi, araldica borghese cioè insegne ecc. ecc. - Prefazione sulle feste in genere - le feste di una volta e le odierne - protesta degli scolaretti e degli impiegati contro il nuovo taccuino officiale. ‹Come per un bimbo, ogni è festa› - Poi seguono i capitoli, ciascuno col nome di una festa, in ordine di calendario - 1) Capo d'Anno e S. Silvestro - 2) Epifania ‹Epifania - la befana› - 3) Carnevale - 4) Le Ceneri - 5) Domenica delle Palme - 6) Settimana Santa - 7) Pasqua - 8) Corpus Domini - 9) Pentecoste - 10) 0gnissanti (Vedi poesia Bellati, Racc. Poeti Mil.) - 11) S. Ambrogio - 12) S. Carlo - 13) Santo Stefano (apertura della Scala) - 14) S. Croce (3 maggio) - 15) S. Michele - 16) S. Biagio, S. Rocco, S. Giuseppe (oh bei oh bei ecc.) - 17) Il compleanno e il giorno onomastico - 18) La Domenica, il Giovedì - e il giorno di scuola - 19) Il giorno del Premio - 20) La prima cresima e la prima comunione - 21) Il carnevaletto dei morti (2 Novembre) - 22) Il Natale - 23) Le vacanze (la campagna di chi non ne ha ecc.) - 24) Feste ufficiali - Statuto - il del Re - commemorazioni patriotiche - 25) Ferragosto - 26) Feste dissuete. - Ciascuna dovrebbe formare un bozzetto, in cui domini l'humour - in cui sotto colore di descrizione di cose passate, si critichino ecc. le presenti. - (Per le cose da dirvi, V. sparsim, nelle note, o sotto il titolo Feste, o sotto il tit. particolare di ciascuna festa). (Notizie di arch. minuta se ne possono trarre dal Cherubini, dalla “Miscellanea della Rivoluzione” all'Ambrosiana, e dai cronisti milanesi). - ‹Sulla soglia di ogni bozzetto si potrebbe porre il “menutradizionale di quella festa

2341. Il Carnevaletto dei Morti - 2 novembre - Come si festeggi questo giorno a Milano - a Roma e a Napoli. - A Milano, i fopponatt che visitano i cimiteri poi vanno ad ubbriacarsi nelle vicine osterie e a mangiar ceci. - A Roma la festa dura 8 giorni. Visita ai cimiteri. Gli amanti donano alle amanti e viceversa un ossetto de morto, che è un dolce, incartato, e una fava. Si mangiano fave e tempia di majale - A S. Giovanni Laterano, Scala Santa, si vestono gli scheletri da monache e frati colle torcie in mano ecc.

2342. Pasqua (festa mobile). Et. Capretto, insalata e uova sode - La Comunione. Il vescovo battezza 3 bimbi - I “Pasqualitt”, colombi di pasta dolce e cattiva, con un uovo sodo nel mezzo - uovo col guscio e muffito - Le Chiappe, originate dal grido dei Giudei, vedendo Gesù fuggir dal sepolcrociappel, ciappel!” - Gli auguribuone chiappe” ecc. che i birichini milanesi dopo lo scandalo del Padre Cerera fanno, a Pasqua, ai preti che incontrano per le strade… Le grasse spiritosità in proposito. Diceva sempre mia nonna, sedendosi in questo giorno a tavolaincoeu se mangia tutt coi man men l'insalatta”. “E perchè?” chiedevamo noi, benchè la nonna ce l'avesse già detto per una fila di Pasque (chè guai se non lo chiedevamo: nonna ne sarebbe rimasta mortificata e avrebbe fatto cattiva Pasqua). E lei rispondeva, con un sorrisetto di gusto - Perchè l'insalatta la se mangia coi ciapp. - “El beliett” cioè il polizzino della comunione, che i professori del ginnasio a' miei tempi esigevano dagli scolari. Esempi di alcuni biglietti. C'era chi si comunicava per tre o 4 di noi. - Frasivess content come ona Pasqua” “Fior de Pasqua” - Pasquiroeu; chi si comunica nella sola Pasqua - ecc. ecc. - ‹Natale. Il dindo che passeggia tronfio e pettoruto per la casaBecca il ritratto della Madonna… ecc.›

2343. Capo d'anno. La Torta - La spiritosità tradiz. “chi rompe la torta?” ‹Mio desiderio di possedere la carta della torta. Zio la bucava nel mezzo e mettevamela al collo. Parevo il mio trisavolo-bimbo.› ‹La dolce fiocca = il lattemiele.› Il sentimento del nuovo; del cambiar vita. L'anno scorso par morto da lunghissimo tempo. La morte annuale che segna un abisso tra il rimasto e il partito ecc. - Uno tra i piccoli regali che io preferisco di fare agli amici è il taccuino di tasca; è un regalo che dura tutto l'anno: per esso io mi rammento ogni a loro. - S. Silvestro col rammarico e i rimorsi: Capo d'anno colle speranze, e i buoni proponimenti ecc. - Giovedì e Domenica. La tombola, descrizione di una tavolata di ragazzi e di giovanette. Mia passione per la tombola, che mi permetteva due volte alla settimana di trovarmi ginocchio a ginocchio con una bella giovine freschissima. Il mio segreto amore per lei. Mia gelosia. Ella non seppe mai nulla. L'ho rivista pochi fa, dopo di averla per lungo tempo dimenticata. Non s'è maritata: inzitellonisce - sua faccia patita. Non mi riconobbe. - Caratteri tra le mamme che giocavano alla tombola. Una insegnava all'altra il modo di fare il grasso ecc. e intanto scordava di notare i numeri. Spir. trad. ad ogni uscita di numero. - novanta, la pecora la canta - settantasette, le gambe delle donnette - le risa al numero 16 - l'hai tu il sedici?… io no… e tu?… ecc. - Alla domenica lo spettacolo della Messa (vedi Ms. il mio merlo) - Santo Stefano, apertura della Scala. Com'era una volta e com'è oggi. Mio zio veniva a pranzo da noi in abito nero e cravatta bianca. - I pronostici del parrucchiere - Il guardare frequente alla lancetta del pendolo. La signora che si allontana ogni istante di tavola: le scampanellate della modista ecc. Il parrucchiere aquista in questo giorno una grande importanza. Il libretto della nuova opera - Parte lo zio pel teatro. “El me magon”. Mi si conduce a Gerolamo. - Santa Croce. L'invasione del frustagno nella città. L'odore in Duomo de “loff negaa in del fustagn”. Le croci di gesso, che fanno i birichini milanesi sul dorso dei villani. I villani e le villanelle in Galleria Vecchia a guardarsi meravigliati nello specchio. Chi gridavita, morte e miracoli del Santo Chiodo”. La nuvola in Duomo ecc. - Sant'Antonio. Benedizione delle bestie. La piazza Castello. I buoi e le vacche colle rose e le camelie fra le corna… ecc. - Due Agosto. Descrizione di un lupanare in baldoria ‹brindisi al Re ecc.› - S. Biagio, benedizione della gola; il panettone stantio ecc. - Natalizio del Re. La gioia ufficiale. La guardia nazionale che sa di pepe e di canfora. Imbandieramento di tutte le case di tolleranza. Le autorità in abito nero e cravatta bianca, che vanno ad assistere al Te Deum. Imbarazzate in chiesa per non andarci mai tutto l'anno - Il re, obbligato tutto l'anno a sentir sempre la stessa fanfara stonata - La festa del villaggio. Sparo di mortaletti che fa tremar i vetri della chiesa. Il prete che sta avvicinandosi alle labbra il calice, sobbalza, e si morde la lingua. La carretta dei “diavolotti” e degli “zufoli rossi” - ‹I natalizi domestici. Celebravamo due volte quello della nonna Luigia. - Al S. Luigi Re, e al S. Luigi Gonzaga - ed ella cadeva ogni annovolentieri in inganno! - Altri santi particolari. S. Cerino. Si faceva la festa a tutti i cerini di casa etc.›

2345. A Lodi, presso il ponte dell'Adda, trovasi un angiporto, nel quale si tenne il generale Bonaparte durante la battaglia sul ponte, non arrischiandosi fuori se non a battaglia finita. E fin quì nessun male. Il male comincia in quegli adulatori di artisti che ci rappresentano l'eroe, colla spada nel pugno, in mezzo al ponte, e alle schiere nemiche. Questo si dica anche a proposito del passaggio del S. Bernardo che egli fece seduto su di un modesto asinello. Or chi non conosce il disegno di [David] nel quale Napoleone ci si mostra in mezzo alle rupi e alle nevi su di un cavallo bianco impennato? Altro che gli elefanti di Annibale sul Moncenisio, e le rupi spaccate a forza di aceto!

2346. Gli amici. - (pei R.U.) A. ha un palco. Gli amici la prima sera dello spettacolo vengono ad occuparne il parapetto ed egli non ha altro rifugio che il camerino. - A. tiene carrozza: gli amici gliela tengono a spasso da un capo all'altro del giorno. - A. tieni sigari: gli amici non gli lasciano che le paglie. - A. un pranzo: gli amici mangiano la polpa e a lui non restan che le ossa. E gli amici adoprano lo schioppo e le polveri di A. - gli domandano in prestito bottiglie piene e gliele restituiscono vuote, gli rompono i mobili, fanno mazzi co' suoi fiori ecc. ecc.

2347. Carnevale (pei G.F.). Et. Alcuni da “festa carnalia”, altri da “c h a r i v a r i u m”, gran rumore (charivarium da karebarìa, stordimento di testa) - “Rabadan”, mil., punto massimo del carnevale. cf. Ramayana, festa turca. Anticamente il nostro carnevale comprendeva anche tutta la prima domenica di quaresima, e di tal uso vediamo reliquia nel corso di carrozze, sostituito alle maschere verso la fine del 1500. Nei primi anni di questo secolo, c'erano al veglione maschere che inventavano versi, li scrivevano, li componevano e li stampavano sul momento. - Il Domino e la Bautta veneta (mascher de disimpegn) corrispondono al mil. sossorì. - Maschere locali durate fino al 1810 sono “i facchin, i sceppin, el Baltramm e el Meneghin” - La Sceppinada era una mascherata di gente travestita da spaccalegna. Uomini, donne e fanciulli usavano l'abito dei montanari genovesi ringentilito con nastri a colori, pennacchi ecc. Percorse alcune vie, fermavasi a cerchio in alcune piazze a cuocervi una gran polenta di farina di grano turco. Cessò verso l'anno 1810 (v. Cherubini, vol. . pag. 83). Tra le maschere antiche mil. si contano “l'amalaa, caciador, diavol, dottor, giardinee, Lapôff, Marinar, Maronee, matt, montagnee, paisan, peruccon, pescador, poporon, s'ciao, sossorì, spazzacamin, stria, strolegh, tavoletta, teston, torotella, vecc, Zingher, zeura”. - V. Statut della gran Bedie antighe di fechin dol Lagh Mejô ecc. an present 1715 - Mascarade doi fechin del lac Mejô ascricc in lla magnifiche Bedie, facc in Milan ol 20 fevrecc 1764 - Poesie in lingua fachinesca. - La settimana grassa con la prima dominega de Quaresma. Almanacco per l'anno 1797 ecc. - (Vedi nella Nota, libri da vedersi).

2348. traccia dell'opera “I Ritratti Umani” in 13 volumi - cioè 12 libri e una appendice.

Epigrafe - Pagina mea sapit hominem - (Martialis).

Libro I - Campioni della merce - I lettori in Italia - I dilettanti - La gente che mangia quando vuole e la gente che mangia quando può - I seccatori - La calata dei matematici in Italia - 1) I fanulloni (32) - 2 I sojatori (48) - 3) Tiranni domestici (29) - 4) I fracassosi (74) - 5) Gli artisti (21).

Libro II - Dal calamajo di un medico - già stampato. Agg. alcuni bozzetti.

Libro III - La desinenza in A - quasi scritta (1877).

Libro IV - Alla bassa - Il Processo Formaggia ossia la terribile notte di sangue alla cascina del Bosco - 6) I fittabili (49) - 7) I contadini (56).

Libro V - Il bel mondo ‹coll. Dossi e Fausto (?)› - 8) I vani (27) - 9) I Miserabili (6) - 10) La gente fina - 11) Gli amici (13) - (Per la gente fina V. vecchia e nuova stampa (58), mezzi vizi e mezze virtù (39), i delicati (57)) - Le grandi colpe piccole.

Libro VI - 12) 1 bimbi - soliloqui di un bimbo (Vecchi 51 - framassoni 16 etc.) - bimbi majuscoli e minuscoli - I giochi.

Libro VII - Parte ufficiale ‹coll.ne Dossi e Mayor› - 13) Re e principi - 14) Parlamento e Senato (sulle elezioni ecc.) - 15) I soldati (20) - 16) I preti (66) - 17) I cavalieri di S. Bertoldo e Bertoldino (47) - 18) Gli impiegati (35) - 19) I giornalisti (44) - 20) I servi ‹nelle piccole e grandi famiglie› (75).

Libro VIII - Le scuole - 21) Scolari e professori (28) - 22) Gli uomini grandi (ricetta di fabricarne; piccolezze degli uomini grandi ecc.).

Libro IX - Il commercio - commento al codice di commercio, fatto da un commerciante ubbriaco - 23) I commercianti (50).

Libro X - Cassa ‹o Tara. coll. Dossi e Perelli - Nella Prefaz. Perelli dovrebbe fare il mio ritratto ed io quello di Perelli› - 24) Martiri popolari (7) - 25) Fisionomia dei Teatri di Milano (63) - 26) Il tombone di S. Marco (62) - 27) I trovatori nostrani ‹El Tirazza - El professor Mosca - i bosin - Regolamento municipale per gli organetti accordati› (8) - 28) Arti e mestieri (73).

Libro XI - [lacuna] - 29) Gergonai (45) - 30) Avvocati (53) - 31) Cacciatori (36) - 32) Fiaccherai (5) - 33) Portinaj (72) - 34) I Celibi (69).

Libro XII - [lacuna] - 35) Contrattempisti (10) - 36) Allarmisti (63) - 37) Spostati (42) (malcontenti 3) - 38) Sofistici (71) - 39) Indifferenti (6™2) - 40) Bigotti (32) (ipocriti 65) - 41) Rostoni (59) - 42) “Andeghee” (70) - 43) Leni pazzie (9) - 44) Sudicioni (40) - 45) Curiosi… ecc.

Appendice ai R.U.: Le bestie - Cani e gatti - Buoi e vacche ecc.

Detta distribuzione di materia è provvisoria, specialmente nei libri X. XI. XII. - e i titoli pure sono provvisori. Si noti, che il secondo numero fra ( ) si riferisce alle note vecchie, riportate in parte sui presenti fascicoli. - I bozzetti, quanto alla forma potranno alcuni presentare quella di dialogo (v. L. V. Il bel mondo, tra una dama del nuovo ed una dell'antico stampo; tipo id. I miserabili - dialogo di Diogene e tre o 4 signori) - di racconto (v. L. IV. Alla bassa; Martiri popolari ecc.) - di sogno (v. per es. Tombone di S. Marco) - di confessioni (nei Vani, L. V.) - di addio (L. VIII. Impiegati) - di soliloqui (L. VI. I bimbi) etc. - Quanto ai motivi, e ai principi - v. sparsim, in questi fascicoli, titolo R.U: in particolare - pei fanulloni (L. I. 1) “due sono le sorta di fanulloni: quelli che pajono e non sono (Rossini, Rovani, ecc.) e quelli che sono e non pajono (linguisti etc.)” - per gli Impiegati (L. VII. 18) “Non v'ha fatica più infame di quella di cavalcare un velocipedediceva tale - E perchè allora lo monti? gli si chiedeva - Rispondeva “per provare il gusto dello scendere” - per le leni pazzie (L. XII. 43) tutti hanno un ramicello di pazzia; anzi dice il filosofo che, “nullum ingenium sine mixtura dementiae” ecc. - pei sojatori (L. I. 2) O Rabelais, o Rossini, o ecc., principi della soja ecc. - pei giornalisti (L. VII. 19) la descrizione di un pranzo offerto dai giornalisti a un grand'uomo piccolo - nei portinaj (L. XI. 33) - farne l'elogio - osservando come molti atteggiano le loro azioni in vista di ciò che i portinaj ne potrebbero dire: Variaz. poi sul tema di Marziale “o janitores vilicique felices” - nei preti (L. VII. 16) - cominciato con la frase “la de pretmostrare, come tal frase esprime oggi il rovescio di ciò che esprimeva una volta. Oggi i canonici sono magri ecc. Descrivere la infelicissima vita di un prete al d'oggi. Suscitare insomma compassione per l'uomo prete, e odio insieme per la carriera sacerdotale - negli indifferenti (L. XII. 39) citare le parole di Cristo contro i tiepidi, la legge di Solone contro gli astensionisti nei partiti di una città - ‹La scelta, prova di carattere› - i versi di Dante - la ode di Parini sulla indifferenza, ecc. - nei fiaccheraj (L. XI. 32) non dimenticare gli altri mezzi di trasporto, gondole, palloni aerostatici ecc. ‹I bottai di RomaRapporti di somiglianza tra il brumista e il suo cavallo, come tra il padrone e il proprio cane ecc. - nei contadini (L. IV. 7) oppugnare il suffragio universale. Confrontare il contadino dei romanzi, al contadino vero. Causa delle illusioni dei romanzieri - dal non posseder fondi che in Parnaso - nei trovatori nostrani (L. X. 27) citare il Tirazza, il professor Mosca (V. Miscellanea Rivoluzione), i bosin - i Savojardi colla tiorba - Gli organini. Elogio dell'organino intonato e della musica a buon prezzo e a gratis, - negli amici (L. V. 11) porre per epigrafe “dagli amici mi guardi Iddio, chè dai nemici mi guard'io” - negli avvocati (L. XI. 30) l'epigrafehomo homini lupus” (Plauto). Descriz. del lupomanaro - concludendo ch'esso è l'avvocato - nei soldati (L. VII. 15) ‹che dovrebbe riuscire una confutazione ai rosei bozzetti di De Amicis.› “Una signora di mia conoscenza dicevami ch'ella amava 3 cose, il burro, il color verde, e la cipria - e tre cose ella odiava, le candele di sego, i fazzoletti di colore, e gli uomini, eccettuati i soldati. Ella diceva 6 bestialità, chi non vede?… poche del resto per una donna: tuttavia in mezzo all'errore sormontava una goccia di verità: la differenza ch'ella trovava tra l'uomo e il soldato. Difatti i soldati non sono uomini ecc.” - nei servi (L. VII. 70) - I servi delle piccole e grandi famiglie, i servi dilettanti - i padroni fieri di servire (ciambellani ecc.) - nei cacciatori (L. XI. 31) le tre caccie, al marito, alla dote, agli impieghi - nei fiaccheraj (L. XI. 32) ricordare la grande faccenda che era una volta il mandare a prendere il fiacre. Se ne parlava una settimana prima. Ci si andava fustibus et lanternis. Il fiaccherajo Foglia in S. Francesco. Le piazze dove stabulavano i fiàccheri, parevano stallazzi - tutta paglia e piscia. I fiàccheri a due cavalli stavano nella piazza del Filodramatico. Andavano lentamente, con molta precauzione. Dal loro nome, la fiacca - nei Vani (L. v. 8) contro la nobiltà ereditaria - Nell'Appendice, miei dubbii di porre fra i ritratti umani, i bestiali - Ragioni pel sì e pel no. Ragione capitale pel sì, l'averci già posto le donne. - (Vedi libro sulla Vita domestica delle bestie edito credo dal Treves).

2349. R.U. Soldati - Il della Leva. La visita militare. Gli ubriachi. I genitori alla porta attendendo con ansia - Gioje e dolori. È il solo momento in cui un padre si felicita del figlio malsano. Tale è fatto buono - ha 27 anni, moglie e bimbi - L'amorosa che odescartato” l'amante pel gozzo - o l'orchite - La generazione presente, bacata - Il nobilino, che deve svestirsi in mezzo a tanta plebe. Contrasto tra le sue carni fine, pallide, malaticcie, e l'aitanza e il sangue degli altri - I carabinieri modello - Chi parte cantando, chi piangendo ecc. - Noi aboliamo le corporazioni religiose e lasciamo stare i soldati! Eppure costoro sono eguali ai frati - sono ex lege, sono un'offesa al principio dell'eguaglianza civile proclamato dallo statuto. Se il frate è soggetto alla regola dell'ordine, il soldato lo è alla legge militare. - I giudizi militari sono poi una lesione all'altro principio che “nessuno può esser distolto dai propri giudici naturali” - Il militarismo non è la difesa del paese ma il puntello del despota. Conquista è bella parola per dire furto - Finchè ci sarà il re, ci sarà il soldato e viceversa. - Altro è soldato - altro è milite - La Prussia colla landwehr (milites qui lantuveri dicuntur) ci mostra come a far il soldato, non occorra la vita marcita nelle caserme. Se lo straniero invaderà il territorio paesano, tutti diventeranno, in un momento soldati - chè anche le milizie tumultuarie diedero buona prova di , quando chi le comandava si chiamò “l'Amore di patria” (5 giornate) o Napoleone. Un buon generale vale un esercito. “I paroll d'on lenguagg, me sur Manell ecc.” (vedi Son. di Carlo Porta) - Fortunatamente il militarismo va ogni perdendo favore. S'è capito che in fondo abitua gli uomini al mestiere del far nulla, sottraendo il fiore delle braccia all'agricoltura (squalent abductis arva colonis, Verg.). L'Arma cedunt togae di Cicerone si avvera oggidì - Confutare De Amicis ne' suoi bozzetti militari, e confutare chi dice (parmi Boccardo) che il vero Ministro della Pubb. Istruzione in un paese come l'Italia, è il Ministro della guerra. -

2350. R.U. I Contrattempisti - Non basta fare una cosa bene; bisogna farla a tempo: altrimenti è come offrire un bastoncino mentre piove a dirotto, invitare a pranzo chi ha appena pranzato ecc. ecc. ‹Delle critiche a contratempo. Tale dipinge una bella faccia. Sopraviene Tizio e gli dice “! somiglia al mio calzolajo”. -› Eppure c'è gente che sembra nata apposta a non far nulla a tempo, che ci fa correre quando si vorrebbe andar adagio - ecc. Esempi - Osservare come le donne siano massime contrattempiste, spec. nel parlare - come le ci facciano il muso, quando si vorrebbe star allegri - e viceversa, si mostrino di una strana allegria, inopportuna, offensiva, quando s'è tristi - Tra i contrattempi, citare quello di un miope che voleva far gli occhietti dolci a una sua vicina di faccia e non lo poteva se non adoperando il canocchiale e gli occhiali; come pure l'aneddoto di quella signora che innamoratasi di certo scrittore, gli diede per biglietto un appuntamento - Ma lo scrittore, sospettando un agguato perchè avea molti nemici, mandò all'appuntamento un pajo di carabinieri… assai disgustosa sorpresa per l'innamorata… E tu, massimo contrattempista, giovinetto x che quando passavi da quel poggiolo ecc. e quì si accenni a quella bella ragazza che stava sempre al balcone, cacciando cogli occhi ad un amoroso. Sotto di lei era un muricciuolo con su libri antichi - dinanzi al quale passava, ogni , un bellissimo giovane. Ma che! giunto al muricciuolo, il giovane bassava lo sguardo ai libri - ed ella guardavalo sola, tutto amore per lui, tutt'odio al muricciolo, ai libri, al rivenditore… -

2351. Nello staterello di Modena, il duca pettegolo si occupava dello stato d'animo d'ogni singolo suo suddito - e similmente in Piemonte. - Oggidì poi, a Firenze i preti mandano nelle case tanti biglietti pasquali quante le persone componenti la famiglia - ritirandoli quindi a comunione fatta, e così trovandosi fatta la statistica di quanti si comunicarono parochia per parochia. - Colla confessione i preti hanno prostituita l'amicizia. - Vita dell'amicizia è la confidenza - la quale dev'esser mutua. Ora, chi non ha un amico va a confidarsi dal prete, il quale è poi il confidente di tutti: - precisamente come, chi non ha amante, batte alla porta della meretrice, che a tutti si apre.

2352. I matti fuori dell'ospedale. R.U. - Prof.r Rota. - si unge di sego. Tiene un abito adosso fin quando ce n'è un pezzo. I denari che guadagna (talora mille lire al mese) li tiene sparsi ne' suoi cassetti aperti. Discorre di tutto. È una biblioteca di libri scompagnati. Ha molta scienza… nella memoria. Le sue lezioni le fa in piedi delle scranne e dei tavolini, col sigaro in mano, di cui scuote la cinigia ne' propri capelli. D'inverno tiene sempre aperte le finestre e se gli scolari si lamentano del freddo - chiude la porta. - Prof. Scarenzio. Entusiasta di Seneca - s'incapa di diventare l'uomo modello. Cerca diminuirsi i bisogni. Comincia dal limitare il suo cibo al latte, alle uova, alle castagne, al pane, e a poco a poco si riduce al solo pane. - Il principio fondamentale della sua filosofia è che l'anima deve comandare al corpo e però talvolta dice: andiamo a piedi a Milano - e obbliga il corpo a portarvi da Pavia la sua anima - Arrivato a Milano si sente stanco. Ma no! il corpo non deve vincere - esclama e ritorna a Pavia. - E a Pavia, mezzo morto, si obbliga ancora a far 1000 o 1500 giri del suo giardino, mettendoci in mezzo, se è notte, un lume. - Così, cerca di vestirsi meno che può - mai mutande, mai camicia. - E tiene scarpe larghissime, perchè, egli dice, l'uomo dev'essere libero. - A volte gira dalle 7 del mattino alle 4 della sera sotto i portici dell'università - Quando vede mancato un libro alla sua libreria, misura il posto vuoto. Se il posto è di dieci centimetri per 4 - va da un librajo, e gli chiede “avete un libro alto 10 centimetri, e largo 4?” “ho questo” gli risponde il librajo mostrandogliene uno - “Sì, è bello…” fa il professore sfogliandolo - “ma è alto solo 8, mentr'io l'ho bisogno da 10”. - Prof. Porta - Si fa portare tutto il pranzo in una volta sola sul tavolino, e mangia un po' di un cibo un po' dell'altro, in piedi, or camminando, or zufolando. - Un ammalato gli mostra una mano. Porta una fischiata e dice “la mano è andata” - Una giovine tisica va a lui per farsi visitare. Egli si volge a' suoi scolari dicendoprevedo un bel pezzo pel nostro museo” - Fa un'operazione a un prete, che ci soccombe a mezzo. Porta lo squadra con ira e dice “ha avuto la viltà di morir prima” - La sua smania per operar gozzi è passata in proverbio - Prof. Lombroso. - direttore del manicomio. Dice agli scolari, che la più parte dei matti, lo è diventata per ambizione. A prova ne fa comparire uno nell'aula. “Non vedi tu forse milioni?” gli chiede - No, sgnour - risponde il povero diavolo. E Lombroso adirato: È un buffone - costui - È un matto: che non gli credano! ecc. - Lombroso imagina che i pellagrosi abbiano gli arti più lunghi del normale: e fa portare una panca per misurarci sopra i suoi matti. “Ma misuriamo prima noi” propone il suo assistente. E si misurano infatti: si trovano di avere 4 centimetri oltre il comune. - Per mitigare poi la pazzia, Lombroso si pensa di convertirla in pellagra, e però ai matti ogni mattina un bicchiere di raccagna con un grano di melica - Tiene anche una capponaja di pollastri pellagrosi e impazziti a forza di maiz guasto. - E Rota, Scarenzio, Porta e Lombroso, son tutti e quattro professori nella R. Università di Pavia. - A Pavia ogni 1000 un pazzo.

2353. Due gazzettieri si svilaneggiano ortolanescamente nei loro fogli da tafanario - s'intromette un giurì d'onore; e questo sentenzia che la lite non deve aver seguito, dichiarando i litiganti due perfetti gentiluomini.

2354. Tutti che le hanno godute, dicono che le gioje di questo mondo sono ingannatrici. Ma almeno le hanno godute!

2356. I trattati politici restano inviolabili finchè una delle parti contraenti si trovi forza bastante da poterli violare impunemente… Del resto i trattati, che si concludono ancora oggidì, sono, non dico violabili, chè non si viola che il giusto diritto, ma annullabili, non avendo quasi mai il requisito dell'oggetto possibile. Sempre nazionalità calpestate! sempre monopoli, privilegi…! Volere o non volere, s'è ancora ai tempi di Brenno. Sulla bilancia, che pesa, è la spada.

2357. R.U. (pel L. VIII. Le scuole - professori, scienziati, sgobboni etc.) - Tale scienziato è orgogliosissimo per avere scoperto che Protasius e Gervasius si scrivevano coll'i; tal'altro, è un gentleman - that loves - to hear himself talk (Shakespeare) - Scopo della scienza, far parere difficile il facile. Sulla cattedra sta seduta l'impostura. Spiegata alla buona, in manica di camicia, la filosofia anche metafisica è la più piana cosa del mondo: gergoneggiata, sfido gli scolaretti… che dico?… sfido gli stessi filosofi a capirla. - Esempi di cose dette sulle proprie gambe e sui trampoli - Vi ha gente che studia tanto da non aver più tempo di pensare. Knowing, dice Locke, is seeing and if it be so, it is madness to persuade ourselves that we do so by another man's eye -

2358. Vi ha certe osservazioni subabsurdae, che dette da uno sciocco sono sciocchezze, dette da un uomo d'ingegno, sono tratti di spirito. Per es. io domandava al mio servo s'egli sapesse quant'erano le opere della misericordia: rispose: “a Des hin sett; a Miran soo minga” - Altra volta il medesimo servo mi avea adoperato un foglio di carta scritta, per accendere la stufa. Imagina l'ira mia! Ma egli si scusò dicendo: l'era scritta!… E forse avea ragione: chè il più delle volte la carta scritta val meno della bianca, secondo ne dice lo stesso Giustiniano al capo della Specificazione.

2359. R.U. (I miserabili. L. v.) La signora * di Pavia, avarissima. Vendeva i pollastri d'appendice ai servitori delle case signorili della città, poi si recava dai padroni a farsi invitare a mangiare i propri polli. Si faceva portare in casa dai pollaroli le oche, le spennava mezzo, poi le restituiva loro dicendo che non le convenivano, e così faceva mucchio di penne che poi vendeva. Il suo denaro non lo prestava che a chi le promettesse il 20 per cento - ragione per cui perdeva e capitale e interessi. -

2360. R.U. (Gli impiegati L. VII. 18) - In forma di “Addio” - Evviva! ho dato le dimissioniEvviva! le hanno accettate. Mi pare di riappartenere alla specie umana. Quadro retrospettivo - Non c'è impiegato che possa vedere di buon occhio l'altro impiegato, salvochè questi gli sia di grado inferiore. Due impiegati si guardano tra loro con l'occhio di affettuoso odio dei coeredi parenti. - Facendo l'impiegato, come il soldato, si perde il primo carattere umano che è il raziocinio - Non s'è più uomini, s'è impiegati - Ogni impiegato è bifronte: una delle sue faccie la vedi volta umilmente sorridente al superiore: l'altra superbamente arcigna all'inferiore. - Cenni sulla lingua burocratica. Es. “Dopo di aver espletate tutte le ricerche…” “surnomato…” “Il morto sussiste ancora” per dire che la morte del tale è constatata - ecc. (Vedi Unità della lingua - giornale di Fanfani di [lacuna]) Gli impiegati in aspettativa di una gratificazione. - Fisionomia degli impiegati dei vari Ministeri.

2361. R.U. (Alla Bassa L. IV.) - L'abbondanza alla buona dei fittabili e la scarsità ambiziosa dei cittadini. - La famiglia Magnani: 80 brente di vino all'anno, quattro quintali di patate ecc. - L'allegria rumorosa e schietta dei fittabili a chi li va a trovare e l'accoglienza fredda e traditora dei cittadini - V. sparsim, per la vita fittavolesca, i famigli ecc. - Il fittabile di Cislago, col suo eterno mozzicone di zigaro non acceso in bocca: parla a sottintesi, e mezza voce, a occhiate, a smorfie. Bravo chi lo capisce! Ed egli dal canto suo, nulla capisce di quanto dicono gli altri. Chiede sempre: eh? - Altro fittabile - vestito in eleganza, cioè con calzoni color persichino, panciotto a righe nere e verdi con bottoni d'oro - cravatta rossa cappello bianco di feltro molle su un occhio col cordoncino celeste ed il fiocco - guanti rosso mattone - soprabito celestino. - (Dal racconto del Ragioniere Gola)…sedeva (il fittabile) per traverso, accigliato con un gran piatto da una parte, e diceva di tanto in tanto “on alter viagg, sur ragionatt” - Apparve un bacinone di minestra. Il fittabile vi cacciò dentro il forchettone e ne estrasse… un'anitra - Fu il pranzo, una minestra tutta verze - due anitre in istufato, due oche arroste - e un cappone allesso: poi il dolce, e finalmente l'insalata. Le donne del fittabile non erano a tavola col ragioniere e il resgiou, ma si tenevano umilmente pranzando in un canto del cucinone. - I mungitori delle vacche, nelle cascine della bassa con una terza gamba di legno su cui seggono, attaccata alle chiappe, e con un cappellone per difendere il capo dal ventre della giovenca - Descrizione della fabbricazione di una formaggia - I casee per superstizione ci sputano prima entro. - El fa la sort. - La volta della formaggia ecc.

2362. R.U. (L. XI. Il Commercio) - Descrivere, per bocca di un mercante ubbriaco, tutte le astuzie per le quali il codice di commercio è giornalmente violato - legalissimamente. - Della cambiale, che deve portare una data di luogo d'emissione diversa dalla data di luogo di pagamento: condizione ridicola e spesso derisa col falsificare la prima delle due date -… Del facile sottrarsi alla vigilanza governativa sulle società anonime, coll'accomandita per azioni -… Dell'inutilità dei libri di commercio. Chi fallisce dolosamente è colui che ha i libri più in ordine, tanto che esce dai processi candido come un cigno. Dice la legge “voglio che indichiate le spese di famiglia per vedere se il fallo è colposo o no”. E il commerciante scrive allora quanto vuole in queste spese di famiglia, che tengon bordone alle sue ladrerie - Si noti che il nostro codice è ancora quello di Napoleone; pensando quanto le condizioni economiche siano d'allora a qui mutate. Fortuna che l'unica legge in commercio, è il bisogno di mantenere il credito morale. - L'uso fa tutto. I commercianti sono per necessità onesti. - Parlare della bancomania ecc.

2363. R.U. (Parte ufficiale L. VII. 17). I Cavalieri in Italia. ‹In forma di lettera al M.° dell'Ist. Publica - lettera nella quale l'Autore rifiuta una decorazione accordatagli; ne adduce le ragioni - del troppo onore per lui - e del troppo poco -› - Cav. Corniani - mercante di pepe, arricchitosi straordinariamente. Un signore va a casa sua, e domanda ai domestici con deferenza del cavaliere Corniani - Entra costui, pettoruto, col nastro all'occhiello dopo aver fatto aspettare assai tempo il visitatore. Il quale: È Lei il Cavaliere Corniani? - Per servirla - Favorisca darmi un soldo di pepe. - Cav. Del , si arricchì dando patrioticamente aqua per vino all'esercito italo-francese nel 1859, e in premio fu creato cavaliere. Allora trovò che il suo nome non respirava abbastanza nobiltà, e però si diede a firmare “Del Bue cavaliere Giovanni” - Cav. Civelli - decorato di molti ordini austriaci li cangiò, cacciati i tedeschi, con gli italiani - Cav. ora Comm. Rossi - detto il “professore di non si sa che cosa”, fatto cav. per aver sposato una ricchissima vecchia - Cav. Massa, fatto id. per aver sciupato il patrimonio nei lupanari e le bische - Cav. *, id., per aver mangiato parte della sostanza di Litta suo amministrato - Un maggiore della G. Nazionale di Pavia, è fatto id.; ma si noti che a Pavia la G. N. non si raccolse pure una volta - ‹D'Alliot, console d'Italia, nel ricevere la tanto bramata decorazione, è colto da paralisi e muore di gioja!› Altri si occupano a gratis e male per tre o 4 anni in qualche publica amministrazione: danno poi le dimissioni e sono fatti cavalieri. - Altri ancora per essere giunti al tale al tal altro posto cui giunge chiunque abbia tanta pazienza da seguitare in certe stolte carriere - Altri infine per sbaglio. Per es. il Boucheron, che avrebbe meritato l'onore della crocetta pel suo Trattato sull'arte musicale, mentre invece lo ottenne per essere membro di una tal societàLode a lui! stracciò in due il brevetto. - Dire in genere, sulle decorazioni, la loro utilità e il loro danno: utili perché varebbero a sostituire alla ingiusta ereditaria nobiltà, la personale -: dannose, perchè non si distribuiscono mai si potrebbero distribuire equamente. - Ridicoli poi i gradi del merito ecc. - ‹Rovani non cavaliere - Carcano commendatore ecc.›

2364. R.U. Appendice ‑ Un accalappiacani (sotto la dominaz[io]ne austriaca) ne pigliò uno senza muserola di un ufficiale. L'ufficiale rivoleva prepotentemente il suo cane: l'altro, fedele ai regolamenti municipali glielo negava. Dopo molte parole ed ingiurie l'uff. colla spada alla mano, ordinò gli si restituisse - “Ebbene!” gridò il chiappacanivadano allora tutti!” ‹L'è andaa el can todesch; che vaghen tutti i can talian› e aperto il carretto, li lasciò tutti fuggire. Grande sparpagliamento di cani per le gambe degli spaventati cittadini - abbajamento - grida. - Un povero barbino affamato, cercava di rosicchiare un osso, ma non poteva per la museruola. Vo a lui - gliela levo. Sua riconoscenza - Un altro barbino, pure affamato, trova il mio amico Perelli che entrava in un'osteria e gli fa mille moine. Perelli, adulato, lo chiama seco, e divide con lui il suo pranzo. Il barbino mangia ben bene: e poi, insalutato hospite - fugge via - Un altro ancora portava colla bocca una sporta di gamberi vivi. Si ferma per pisciare e depone la sporta. Un gambero esce. Il barbino ve lo rimette coi denti - ma intanto ne esce un altro - Il barbino fa come prima - Senonchè, ecco un terzo, ecco un quarto; la sporta perde l'equilibrio - eccoli tutti fuori - allora il barbino, zac, tac - li accoppa uno dopo dell'altro - li ricaccia nella sua sporta - si ripiglia la sporta - e continua il cammino - Questione, se gli animali coperti di pelo siano nudi o vestiti - Il Tell del signore Bosisio che piange sentendo suonar le campane; la nostra Tea che abbaja alla minestra che scotta ecc. ecc.

2365. (R.U. L. VI) Delle domande imbarazzanti dei bimbi. Lia di 5 anni alla mamma Maria: perchè il temporale fa bumbum? - Maria: perchè di sì - Lia: il temporale ha le gambe? - Maria: sciocchina! - Lia: perchè? (e dopo una pausa) e perchè piove? - Maria: perchè non fa bello - Lia: facendosi il segno di croce: nel nome del padre, del figliolo e dello spirito… Ma e lo spirito non è quello del caffè? - Maria: sciocchina! è la terza parte di Dio. - Lia: perchè?… e dove sta Dio? - Maria: in cielo. Lia: (guardando il soffitto) Lassù? ma come fa a starci attaccato? e come ci va? - Maria (con impazienza): Saprai, quando grande. Dormi ora, che è meglio. - Credo io - almeno per la mammina.

2366. Paragonerei me e Perelli, il primo al cosidetto fino, l'altro alla lega: per cui, mentr'io darei l'intimo valore alla nostra moneta, egli lo conserverebbe, rendendo più consistente l'impronta, più durevole nei giri del commercio il tondino. Divisi invece, io mi distruggerei presto, forse inutilmente: egli, durando molto, varrebbe poco. - Perelli è troppo eccellente conversazionista per diventare mai illustre scrittore - La prontezza delle sue risposte, de' suoi frizzi, non avviene che a spese della loro profondità. - Dei nostri progetti - di me e Perelli, alcuni dei quali eseguiti, come la Palestra Letteraria ecc. Altri progetti, erano il “Wermouthopuscoletto che doveva uscire, verso l'ora del pranzo, e doveva consistere in frizzi, ritratti umani ecc. - ed un “Teatrino della Parodia” i cui attori dovevano essere marionette elegantissime. Vi si sarebbero date le caricature delle opere e dei balli dei principali Teatri (nelle parole e nella musica) contemporaneamente, e così della comedia nuova: parodie scritte però da gente d'ingegno - coi scenari ecc. dipinti da bravi artisti. Scopo del Teatrino, era la critica in azione agli autori ed agli attori, come pure ai scenografi, ai vestiaristi ecc. Il cartellone doveva pure portare lo stesso formato dell'originaleEra un'impresa che avrebbe forse potuto giovare all'arte - ma che, in ogni caso, avrebbe alla borsa. - Perelli colla Palestra Letteraria aveva messo su una specie di agenzia dove si collocavano gli uomini grandi, come la gente di servizio.

2367. È uno stoltissimo pregiudizio, quello che i giovani non debbano stampare le loro idee, ma soltanto scriverle. - Perchè un giovane riesca poi un bravo scrittore che faccia onore al suo paese, è bene ch'egli si assuefi per tempo a tradurre in iscritto le sue idee. Fin quì nessuno si oppone. Chi può impedire ch'io pensi, e ch'io dia l'inchiostro ai miei pensieri?… Ora, una volta scritto, è anche bene che il giovine si consigli ai provetti. “Ciò è giustodicono pure gli avversari. Dunque, domando io, che differenza passa tra il fare leggere un manoscritto a 10 persone una dopo dell'altra e a 10 contemporaneamente? e che differenza tra il farlo leggere a mille piuttosto che a 10? Chè se male quì fosse, il male starebbe, non dico nemmeno nello scrivere, ma nel pensare. - Ancora. Non volete voi che uno scrittore stampi da giovane perchè non si sappia poi che grande fiamma sia venuta da piccola favilla?… Coteste sono ipocrisie vilissime. Anzi, il mostrare che dal pochissimo si può riescire al molto, incoraggia gli esordienti. Publicate dunque, miei cari, senza paura. Stampate, stampate: almeno in omaggio agli occhi dei lettori vostri.

2368. La debolezza fisica di Dossi, causa e mantenitrice della sua forza morale. - Come il carattere del Dossi appartiene meno alla fisiologia che alla patologia. - La vena della pazzia, che permea ne' suoi scritti e nelle sue azioni - in parte ereditaria - in parte aquisita dagli strani studi e dall'ingegno eccezionale (Nullum ingenium sine mixtura dementiae). Quanto all'ereditarismo, senza citare partitamente nonno Carlo (volubilità di carattere), zia Angioletta (scrupoli romantici e religiosi) - nonna Luigia con la sorella Mojon ecc. e il cugino Carlo (ora all'ospedale dei pazzi di Pavia) c'è la frase tradizionale in molte famiglie di Pavia “i Pisan j en pu matt che san” - Io però osservo che un ramicello di pazzia è sempre desiderabile, qual preservativo da una pazzia intera. Gli è come, direi, l'innesto del vajolo - Sulla mia debolezza, osservo che fui battezzato un mese dopo la nascita, che son settimino, e nato da una madre in fuga, senza levatrice, fra gli ultimi echi delle cannonate infauste della battaglia di Novara (1849). Anche Voltaire non ricevette il battesimo che parecchi mesi dopo la sua nascita. Eppure campò fino agli 85. - Come pure fino agli 85 visse Newton, di cui, bimbo, si dubitava potesse vivere. E Fontenelle e Walter Scott nascono pure debolissimi, e così J. J. Rousseau, che lasciò scritto: je vins au monde infirme et malade - Inoltre, io doveva nascere donna. La particula di divina aura che spirò nel grembo della mia mamma era bipartita. Ma il diavolo giocò a Dio o piuttosto a me un malignissimo tiro. Abbiamo da attaccarcelo? chiese a stesso. E me lo attaccò. Ed io non ho di maschio che quello. I miei sentimenti, i miei pensieri, i miei languori, i miei desideri, femmineggiano tutti.

2369. Nella mia vita veggo epoche in cui, stretto da una paura non di orso, ma di lepre - fuggiva la gente correndo alla melanconia ed alla solitudine. Erano epoche in cui mi dicevo: e perchè frequentare gli uomini? Non ho io forse in me stesso una popolazione di Ii, uno diverso dell'altro?: se vuoi vedere qualcuno, mettiti allo specchio; - erano epoche in cui invocavo la tristezza, mia perpetua fedelissima amante, e mi smidollavo dagli occhi con l'assiduo coito secolei. Allora tutti i dolori miei e d'altri, tutte le disgrazie passate e future mi si ricomponevano nella fantasia e rimpiangevo la morte della povera Elvira e insieme il disamorato mio stato - E piangendo, cercavo di mescolare le lagrime mie con quelle del giovinetto Allighieri e aprivo la “Vita nuova”. Est quaedam flere voluptas! oh la tristezza è pur dolce. Ma leggendo quelle inclite pagine, a poco a poco dimenticavo Elvira, me stesso, dimenticavo la realtà della vita, rapito in una nube di arte e di genio. - Così, alle volte, leggendo entusiasmato i grandi scrittori, piangevo a calde lagrime, e sfiduciato di me, esclamavo “me lo portarono via tutto l'ingegno” - e imaginavo che il mio intellettuale limone avesse spremuto le sue ultime goccie, e riflettevo “molta parte dei giovani hanno in anticipazione tanto usata la loro facoltà generatrice del corpo, che giunto il tempo in cui dovrebbero generare figli trovansi impotenti. Del pari io, delle facoltà intellettuali”. - Benedette, esclamavo - voi disillusioni, umiliazioni, sciagure, chè mi staccate sempre più dalla vita e mi fate desiderare quanto io prima temeva, la morte.

2370. A scrivere io soffro. Ogni linea è per me un dolore. A chi è condannato a molto pensare, Dio avrebbe dovuto concedere, per lo meno, un paio di cervelli indipendenti fra loro, come concesse un pajo di braccia, affinchè l'uno potesse lavorare durante il riposo dell'altro. Così, invece, bisogna soggiacere agli stupori mentali prodotti dal rilasciarsi dei nervi: così, bisogna aspettare il riflusso delle idee, come l'onda del mare. - La più parte degli scrittori hanno le parole e non i pensieri: io con i pensieri non ho la parola.

2371. “Se ci fosse un rosario di coglioni, Lei sarebbe un paternostro” - “A lei non mancano che le penne per essere un'oca”. (Frasi di Cr. Negri, dirette al S.r *, ora segretario alla legazione di Portogallo).

2372. Scopo de' miei bozzetti. Io cerco la moralità della immoralità - voglio dire: dopo le tante stacciate che si fecero per partire il vizio dalla virtù, ne faccio io una ancora, forse l'ultima, sulla parte del dichiarato vizio affine di torvi le ultime stille della virtù. La prima schiacciata, diede il vino: io schiaccio quanto rimane e l'aquavite - Modo de' miei bozzetti. Chi insegna tecnicamente morale a nulla approda: massime oggidì in cui a ciascuno par di sapere abbastanza. Spargiamo dunque di “soave licor gli orli del vaso” e per riuscire al nostro intento di riforma sociale, presentiamo le idee in forma pittorica, in modo che la conclusione sia sottintesa, in modo quindi, che il lettore la trovi egli stesso, e però, tenendoci come a una trovata sua, ci creda e ne diventi fautore. Infatti, non s'impara volentieri e bene se non quanto noi apprendiamo a noi stessi - La mia maniera è dunque di porre prima l'esempio, poi la tesi. L'esempio deve artisticamente preparare l'animo del lettore ad aderire alla tesi, la quale è quasi sempre contraria alle sue opinioni, e detta crudamente gli avrebbe fatto gettar via il libro. È vero, che anche quì, all'apparire della morale, il lettore un sobbalzo, ma essendo egli ancor sotto l'artistica influenza dell'esempio cui egli ha già tacitamente aderito, non può rifiutare del tutto la idea, per quanto nuova, senza contradire a' suoi anticipati sentimenti.

2373. 6 luglio 1869 - faccio l'esame di diritto penale a Pavia e piglio 28 punti - 7. luglio. Scrivo una gentilissima lettera di ringraziamento al Prof. Buccellati V. lett. 25 (Album dal 66 al 72) - 9. Il prof. Pellegrino incontra il prof. Buccellati, inferocito contro di me pel grave insulto (?). Pellegrino scrive tosto a Papà, e papà va da Buccellati, il quale gli mostra la mia lettera. Papà leggeOrrore! - 10. Alla mattina, dopo una lavata di capo da papà, vado da Buccellati. Ho il piacere di trovare in lui la maggior bestia del mondo. Buccellati interpreta la mia gentilezza come altrettanta villania. Alle mie obbiezioni, risponde che ha 36 anni, e che, quindi, una lettera può capirla. Egli se l'è pigliata pel voi (il voi classico, dantesco), egli mi dice che la frase “28 pallottoline” per dire 28 punti è frase dispregiativa - aggiunge ch'egli appartiene alla commissione pel Nuovo Codice (povero Codice!) e che le sue opere furono tradotte in tedesco (fortunato Italiano): concludendo che i moscerini egli (bue) non li sente neppure. - Inutili le mie osservazioni, inutile il leggergli la lettera mia col vero suo accento! - 31 dic. 1871. a Firenze. Vado a trovare Cristoforo Negri ‹consultore presso il M.° degli Aff. Esteri›. Egli mi rimprovera perchè non sono andato a trovarlo di presta mattina, o almeno non lo abbia fatto avvisato del mio passaggio per Firenze, nel qual caso mi avrebbe consegnate molte lettere per Roma. Va a indovinarlo! Poi mi fa sedere a tavolino, e mi detta una lettera pel S.r Peiroleri sulla spedizione polare. La carta non avendo righe, domando la falsariga - Negri va in furia e inveisce contro di essa. Dice che l'ha proscritta dal Ministero - Si lamenta poi perchè non scrivo in fretta e lo fa in malo modo. Mi sento le orecchie in fiamme, e mi prudono le mani di lasciargli andare uno schiaffo. Fortunatamente veggo sempre, nel vecchio mezzo imbecillito, lo storico insigne, il grand'uomo. - 1 genn. 1872. Mi presento al S.r Peiroleri, direttore generale dei Consolati. Mi domanda se ho buona volontà, dice che non bisogna farsi illusioni ecc. poi mi presenta al Cav. de Veillet capodivisione. - 2 g[en.] 1872. De V. mi presenta al mio ufficio. Sono le 12½. Gli impiegati cominciano a comparire tartarughescamente, ma nessuno si decide a far qualche cosa. M'accorgo che nei ministeri l'ozio è eretto ad impiego. A me hanno affibbiata la peggiore delle occupazioni: quella di mettere a posto delle carte nelle cartelle. Mi tocca, come Dante, scender e salire per le scale, e non solo di marmo, ma a piuoli. È ufficio da facchini. Ed io che ho studiato la filosofia del diritto, la storia diplomatica, la sinuosità delle leggi ecc.!! Devo poi notare sopra un registro i dispacci, mano mano che arrivano… Al diavolo il Ministero. Lascio l'ufficio in dubbio di ritornarci.

2374. (Roma 1872) Nel Museo Capitolino, ciò che maggiormente mi ha interessato fu la raccolta dei busti degli uomini celebri di Roma e di Grecia. Come è vero il ghigno e il cranio cocciuto di Catone! Come ritrae la innata lavativaggine il viso di Aristotile! E Cicerone, il professore pedante e sbajaffone? e l'intellettuale soave profilo del giovinetto Marco Antonino? Ci si impara ben altro, che leggendone le biografie. Basta il viso e le opere. - Guardando poi le antiche statue spesso male composte di membra diverse fantasiavo il giorno del giudizio, quando ciascun “ripiglierà sua forma e sua figura”. Che confusione allora per i musei! Che spettacolo strano! - Alla biblioteca della Minerva, i frati non concedono, senza uno speciale permesso, la lettura della Storia d'Italia del retrogrado Botta! - Il Magno Tempio di Faustino nel foro Romano, nel cui mezzo si rannicchia una chiesuola cristiana, è la vera grafica imagine del rapporto tra le due religioni - Gli Svizzeri del Papa, dalle onanistiche faccie -

2375. (1873) Ora mi lodano, in generale, i giovani, e gli uomini grandi (come Rovani e Gorini), che sono i sempre-giovani: chi mi combatte sono i vecchi piccini. Ma, tra poco, questi morranno: i giovani saranno allora uomini, e gli uomini grandi, avranno toccata la fama che meritano. E allora mi troverò anch'io, a mio posto.

2377. Il mio discorso è tutto a cancellature. - Mio stato d'innamoramento perpetuo, senza oggetto. A volte mi sembra di diventar tutta mentula: e la voluttà insodisfatta stanca, sfibra, più che la compiuta. - La insobria astinenza.

2378. Da fanciullo, quando potevo procurarmi qualche nuovo libro, facevo come i cani allorchè hanno da rosicchiare qualche osso - mi nascondevo, mi rannicchiavo nei canti a leggerlo. - Tutti i giorni usavo poi di fare come fanno i casee colle forme di formaggio, ritoccavo cioè colla nocca della memoria tutto quanto aveo studiato, per sapere in che stato si trovasse.

2379. Molta è la differenza tra i libri creati all'aria aperta, e quelli costruiti in uno studio. E come la si capisce! I primi sanno di fresco; gli altri sentono il chiuso, la muffa. - Bisogna sempre alternare lo studiare al produrre. Producendo senza studiare, cioè senza versarci in corpo materia prima, andiamo a rischio di esaurirci: studiando troppo, senza produrre rischiamo invece di crepare d'indigestione e soffocamento. - Fin quì, il Dossi nello scrivere un libro, non ha ancora smesso il pericolosissimo vizio di consigliarsi a chi ha già scritto in proposito. Eppure il Dossi si accorge di avere testa bastante a scriverne uno da solo. Gli è come colui che s'appoggia a un bastone, malfidente di gambe che pur sono salde. Getti dunque il bastone! Per esso le gambe buone potrebbero affievolirsi.

2380. Difficilissimo, anzi impossibile è fare un lavoro di lunga lena perfetto (parlo sempre di lavori d'arte e spec. di letteratura). Ciò che suscita le opere somme è l'entusiasmo. L'entusiasmo dura un'ora, due, un giorno, non di più - perchè l'entusiasmo è uno stato fuori del naturale. Ora, dimando io, come si fa a mantenersi in entusiasmo un anno o due di fila? l'assenzio basta. Riuscirai sempre a un lavoro a tacconi, a macchie. Impossibile comprenderlo tutto in una sola occhiata: qualche sua parte strapiomberà: e per quante correzioni, per quanta lima usi poi, avremo sempre un lavoro aggiustato, non mai di un sol getto. Nei lunghi lavori bisogna adunque accontentarsi del quasi riuscito.

2381. Divise di A. Pisani Dossi - (senza corpo) in tristitia hilaris, in hilaritate tristis ‹tolta in imprestito da G. Bruno› - una palla di gomma rimbalzante col mottorepulsa adsurgo” - un razzo acceso, coll'animabrevis, sed splendens” -

2382. Dossi è nato per essere un corruttore delle lettere italiane, e in ciò gli Italiani gli dovrebbero riconoscenza, perchè così egli prepara loro un nuovo risorgimento. ‑ I libri del D. sono, quanto al carattere, un misto di scetticismo e di sentimentalismo. - Due, i periodi dello stile del D., il di avviluppamento, il di sviluppamento. - L'“Altrieri” si compone di 3 parti che sono come le tre persone della S. Trinità. - Sono tre tentativi. In uno, il D. sta terra terra (parte seconda), nell'altro sta a terra guardando il cielo (parte prima), nell'ultimo sta in cielo e guarda alla Terra. Dei tre generi, D. è riuscito passabilmente nei due primi. Egli peraltro vorrebbe dedicarsi al solo primo il quale è a pari distanza dalle due esagerazioni della odierna letteratura. Nel terzo genere, D. non è riuscito - un po' per le difficoltà di esso genere un po' per la lingua e l'indole italiana che male si presta, in un cieloazzurro, alle nebbiosità. - D. avea tentato in questa parte, non di far sentire le parole, ma i suoni; di avvicinarsi cioè, il più che gli fosse stato possibile, alla musica; come avea tentato nella parte seconda di fare più che non letteratura, pittura. - Col “Regno dei Cieli” D. se non ha fatto un bel libro, ha fatto una buona azione.

2383. A Roma si atterrarono antichi edifizi per formar nuovi musei. - Palazzo dei Cesari. Confronto tra le ruine ancora selvatiche e sì pittoriche; e le incivilite, con le etichette di latta verniciata ecc.

2384. Gli Umoristi dicono, in generale, cose fuori dalla comune sentenza, ma in modo da colpire la intelligenza con un lampo di persuasione, che spesso si perpetua in un duraturo chiarore. Gli Umoristi dicono cose savie vestite di pazzia, e pazzie vestite di saviezza. - A un discorso fatto di ragioni, chiunque può opporre -: ad uno di cuore, nessuno.

2386. (R.U. L. VIII) La matematica in Italia rappresentata da una dozzina di zucconi, celebrità che non si possono controllare e non si comprendono neppure fra loro. Bardelli, difatti, professore di mat. al politecnico, dice “Casorati ha dato fuori un libro che non ho ancora capito… ma che è magnifico!” - I matematici sono la gente che ha meno buon senso di tutti. - Il lor ragionare è a machina. Luigi Cremona, ad es., esaminatore, guardando i lavori degli studenti dice “questi componimenti o sono belli, e allora sono copiati; o brutti e allora non possono istessamente passare; dunque zero a tutti”. - Vedi gli “Immobili e i Semoventi” di Giusti. “Il fanciullo deve andare - deve ridere e pensare - appoggiato al calcolo = d'ora innanzi, mi consolo! - questo bipede oriolo - anderà col pendolo!” - V. anche BérangerLes Sciences” - Gardons Lisette et la Fontaine; - Muses, restez: restez Amours. - Id. Le vin de Chypre. - Gli scienziati che disfanno nel lambicco la Natura.

2387. Tale non avea d'ingegno se non quel tanto necessario a capire di non averne. Egli prega gli Iddii a lasciargli gustare del calice del genio. Gli Iddii l'esaudiscono. S'apre l'infelicissima vita di un genio. Ed egli depreca il funestissimo dono e implora di ridiventare uno dei tanti.

2388. Mezze bugie. Mi lamentavo del male di denti. “Eppure” altri disse “ella ha dei denti bellissimi”. “Eh” faccio io “due son finti” - Finti, erano invece quattro. - O perchè non tacere, o almeno non mentire del tutto?

2389. (R.U. L. V. Il bel mondo) The fashion - i fescioni (mil.). - Nel bel mondo ci sono famiglie in malora che pajono e si credono vicendevolmente ricche. - Tal damerino, dovendo recarsi a fare una visita nella stessa casa dov'era stato il prima, si disperava per non avere un nuovo abito pronto. “Che farò?” si diceva - “ho da portare ancor quello di jeri?” E la faccia? - chiese un amico.

2390. Il diregrandi lepri” agli asini, frase di lingua italiana, può esser nato da questo. Cioè da qualche soldato tedesco, sceso in Lombardia, che veduto un canarino da ghiande chiese che fosse, e udito ch'ei si chiamavaAsenintese Hasen, cioè “lepri” - Poi la parola, fatta metafora, passò da Germania in Italia. - merluccio, quasi “mar luccio” - Allah, Dio. Conf. all, tutto - Cupido, desiderio, Dio d'amore - cerretano, perchè vende cerotti - ciarlatano, quasi ciarlone - carabinieri, da quel re che diceva alla sua guardia composta di mori, i miei cari arabi neri - ciambellano, da quell'altro principe sodomita che scegliendo il custode delle sue chiavi, dicevaci-ha-un-bell'ano” - valletto, similmente, dalla frase va-a-letto - vermouth, dalla risposta data a chi chiedevawas für Liquor ist es?” - Vermuthe! cioè “conghiettura”.

2391. Ciao saluto di amicizia a Milano è saluto di rispetto all'oltrepò (ciao quasi schiavo). - In lingua italiana, le frutta, al traslato, significano generalmente busse - come marroni, gli sbagli ecc.

2392. calcolo, da calculus, perchè anticamente si facevano i conti coi sassolini - L'imagine poetica dei canes marini latranti, può esser venuta da un bisticcio sulla parola canae, agg. dato alle onde, perchè bianche. cf. nuces e nuptiae, coll'uso antichissimo di mangiar noci il delle nozze (V. Marziale) - cf. i nomi di colore che si danno agli stati di ubbriachezza, per es.gris”, in francese, “la bionda” in milanese ecc. - Avegh i brugn al cuu (mil.), il brugn, vale non prugne, ma pruni (spini) - mandorle spaccherelle, da spaccare, ma meglio saccherelle da saccharumzucchero” - Ripheus, justissimus unus. cf. nello stesso senso, l'ingl. “one” -

2393. (R.U. L. VIII. Le scuole) Componimenti esaminati dalla commissione centrale a Firenze (1868?). Tale studente di Como presenta alla Comm. un componimento latino fattogli sottomano dallo stesso preside del Liceo, il prof. *, valente latinista, e ne riporta punti 6 - Tal altro a Firenze, nel comp. italiano, non passa. Che fa? Va da Tommaseo e gli a giudicare il suo componimento. E Tommaseo gli scrive una dichiarazione di lode, ch'esso giovane presenta alla Comm[issio]ne. Notiamo che Tommaseo avea poco prima, qual membro di detta Comm., giudicato il componimento indegno di passaggio. - Una seduta della Società Pedagogica nel palazzo di Brera, dove si tratta de' mezzi di rendere obbligatoria l'istruzione primaria. Parla **, preside del Liceo *** che già si distinse quale poliziotto in un liceo napoletano, e dice che bisogna, in ogni paese, interessarne il pretore, intorno di cui il villano vede sempre i pennacchi e le bajonette dei carabinieri. Aggiunge l'avv. Righini, che, giacchè ai parenti (per la negligenza dei figli!) non si possono infliggere, multe, per la loro povertà, pene corporali, perchè giù di moda, potrebbersi i parenti condannare a lavori in prò del comune, vale a dire ai lavori forzati. - Altri osserva che il povero figlio del padre condannato piglierà poi da costui botte da orbo. Comincia Rossi Guglielmo professore di non si sa che cosa, a parlare, e dice “Considerateconsiderate ecc.”. - Istruzione primaria. Ad Andorno ciascun ragazzo della scoletta è tenuto di portare giornalmente nella stagione invernale un pezzo di legna alla maestra, la quale la immagazina e la vende al minuto, lasciando gli scolaretti bubbolare dal freddo. Ed è la stessa maestra che agli scolaretti detta: l'aqua è un fluido imponderabile - il mare è molto smisurato - ecc. - In every age and state of society, fathers and elder citizens have been suspicious and jealous of all freedom of thought and all intellectual cultivation (not strictly professional) in their sons and juniors, unless they can get it controlled and regulated by some civil or ecclesiastic authority in which they have confidence (Ed. Review). They disapproved of any teaching, unless they could be certain that all their own opinions would be taught (id.) - Il preside **** del Liceo *** a Milano faceva saltar classi, passar esami, ottener punti di lode, per spille d'oro, catene ecc. - Il prof. Gerli non volea lasciar passar un tal Vertua: “faccia pure come vuole” gli disse questi “per me ne ho già pieni i c… di studiare” - Vertua è ricco. I troppi rigori allontanano dallo studio più che non invitano.

2394. Tra i bisticci politici - citare - il W. Verdi, del 1859 scritto sulle mura delle città d'Italia che voleva dire W. Vittorio Emanuele Re d'Italia - notando in pari tempo come ciò giovasse anche alla fama dell'insigne maestro di musica - citare il 610 (sei uno zero) scritto sul palazzo di Corte a Milano, in omaggio a Massimiliano d'Austria. - il Pio No-no - il Quanta spesa per un mezzsovran e ona bavaresa (a proposito di Beauharnais che sposava una principessa di Baviera) ecc. - Sulla Gazzetta dei muri - (Pompei ecc.) - Prina Prina - il giorno s'avvicina -

2395. Curiosità gramaticali. Come “buon uomo”, voglia dire, nell'uso, minchione - come, “galantuomo”, si adoperi, rivolgendo la parola a gente di poco conto - ed abbia significato di semi-disprezzo. - Delle frasi di doppio senso, da evitarsi, come la classicaIncipiunt agitata tumescere” (Virgilio).

2396 a). Nella Letteratura comica, fanno specialmente messe le opere teologiche. Basterebbe citare il solo titolo di molti dei libri che trattano di Dio e Compagni, per sentirsi la fede annegata fra le risa. Non parliamo poi del contenuto. C'è p. es. un opuscolo “De trinitate” dove si pone sul serio la questione “Che cosa fanno le 3 persone della Santissima Trinità in Cielo?”, e si conclude, dopo molti sottili ragionamentidiscorrono tra loro, lodandosi vicendevolmente e continuamente”.

2396 b). (R.U. VII. Scuole) - I maestri vecchi, col sistema di una volta, sfogavano la loro bile sugli scolaretti - di cui se ne tenevano sempre inginocchiati dinanzi una mezza dozzina, che tempestavano di bacchettate, di pugni e di calci. - Il banco, e le orecchie dell'asino - il cesso - il “pignolo” - il far la croce in terra colla lingua ecc. ecc. - Tra i maestri di campagna non va dimenticato il Taglioretti, d'Arcisate - detto il “Penaggiaperchè, facendo lezione, usava di tenere fra le gambe una zangola (penaggia, in dialetto) e di sbattervi il latte. Questo maestro avea proposto ai Gramatici di levare 5 lettere dall'alfabeto come superflue, cioè l'h, la z (cui scusava coll's), l'm (cui scusava coll'n), l'u (bastando, secondo lui, il v) e l'j. - Fu lui, che alla venuta del nuovo Preposto a Brenno, affisse sulle case del paese il manifesto “O popolo di Brenno - sparate alla gran puttana”; - fu lui che alla morte di Cavour pose sulla porta maggiore della Chiesa, l'iscrizionetripudio - di preci e lagrime - alla memoria di Cavour - conte Torinese - che per altezza di mente e agilità di ministero - Il popolo di Brenno - Oggi - suffragano”.

2397. Manzoni imitò Cervantes, nel nascondersi il più che gli fosse possibile dietro le spalle del suo Anonimo Lombardo, cui attribuì e l'invenzione della storia de' due sposi, e ogni sua più bella pensata - come, dal canto suo, Cervantes avea ciò fatto, mettendo il suo famoso Chisciotte sul conto dell'imaginario Cid-Hamed-Benengeli - A proposito di Cervantes e del Don Quixote, magnifico tutto il tratto che parla del governo di Sancho: che è finissima satira ai governi. - Così, notabile, la descrizione di Clara Perlerina (Parte Cap. 47) - la partenza di Sancho dall'isola Barataria (P. II. C. 53) - il discorso di Sancho col ventero, che promette mari e monti, mentre non tiene nulla nella venta (P. II. C. 59) - Tutto il Cap. 60 della P. II - ecc. ecc. Di Umorismo, moltissimi esempi nel Chisciotte, p. es. “d'esta manera se lamentaba Sancho Panza y su jumento le escuchaba sin responderle palabra alguna” ‑ ‹p. es. V. Cap. 61. P. II (pag. 154) - Tra i difetti, quello di trovarci troppo spesso ripetuto l'espediente romantico delle donne vestite da uomo. Nel Chisciotte, ce ne saranno una dozzina

2400. la cara, sp., cf. kàra, gr. - no sé leer migaja, spag.. cf. mica, it. (briciola), miette, franc., brisa, bol., mìnga, mil. - francolines de Milan (D. Quix. C. 49. P. II, pag. 307) - capella (de flores) corona, cf. Dante “e di poeta piglierò il ca[p]pello”. -

2401. ‹V. 2402› Os Lusiadas - miserabile poema - una delle solite imitazioni da Virgilio - Annoja come il Tasso - senza neanche il conforto di qualche felice riposo, come, se non altro, presenta qua e , il poeta italiano. Nella pappolata di Camoens regnano contemporaneamente gli Dei pagani e i Cristiani. Imaginate il pasticcio! così che, quando Venere (nell'ultimo Canto ot. 82) mostra a Gama il mappamondo, dice parlando dell'Empireoaquì verdadeiros gloriosos - divos estão; porque eu, Saturno e Jano - Jupiter, [Juno] fomos fabulosos - fingidos de mortal e cego engano” (e chi parla, è Venere!) - Nei Lusiadi c'è, oltre la solita favola, la solita ripetizione d'aggettivi stereotipati. - Un bell'esempio di proprietà, lo si trova nel III Canto, quando Vasco di Gama (a imitazione di Enea che sballa la sua storia a Didone) - conta al Re di Melinda la cronaca di Lusitania, e si vanta, con un Maomettano, delle botte picchiate dagli antichi portoghesi agli antichi maomettani - nel qual racconto, appare anche il fiume Gange che dice al Rey Manuel “a quantas gentes vês porás o freio”. - Altro esempio di epica dignità, lo abbiamo, dove Bacco scende da Nettuno per incitarlo contro i Lusitani, ed è ricevuto dalle ninfeque se estão maravilhando - de ver, que cometendo tal caminho - Entre no reino d'agua o rey do vinho” - Pazienza ancora che il poema termina modestamente! Camoens, parlando al re, dice “…fico, que em todo o mundo de vós cante, - de sorte que Alexandro em vós se veja, - sem à dita de Achilles ter inveja”.

2402. (V. 2401) Il solo tratto mediocre nei Lusiadi, è, a parer mio, la minacciosa apparizione del Capo delle Tempeste, a Vasco di Gama. Crivellato il poema nel mio staccio, non mi restano di lodevoli, che i seguenti versique alegria não póde ser tamanha - que achar gente vizinha em terra estranha” - “Quem não quer commercio, busca guerra” - “Encostase no chão que està cahindo - a cidreira co'os pesos amarellos; - os formosos limões, alì cheirando - estão, virgineas tetas imitando” - “Huma (Nympha) de industria cahe, e releva - com mostras mais macias que indignadas, - que sobre elle empecendo tambien caia - quem a seguia pela arenosa praia” - “(gli onori) melhor he merece-los sem os ter - que possui los sem os merecer” -

2403. Tale prete, nel cominciare la predica, diè un colpo col piede nel lume che il chierichetto, accovacciato dietro di lui, nell'oscurità del pulpito, si teneva presso per leggere il manoscritto da suggerire. E il chierichetto allora “l'è mort”. “È mortocominciò con enfasi il predicatore, ma accortosi tosto dello sbaglio, ebbe tanta presenza di spirito da aggiungereMorto è l'agnello immacolato… Or chi l'ha ucciso? chi osò porre le mani ecc… Ahi! sono quelli empi giudei…” e così via, improvvisò una predica sulla crocifissione -.

2404. Nessun uomo è fine: tutti son mezzo - ma a che? Sarebbero forse altrettante lettere che tutte insieme vanno formando una parola unica - Dio?

2405. Nell'Universo, tutto è centro… L'Universo è tutto infinito, perché non ha margine…; non è totalmente infinito, perchè ciascuna parte di quello è finitaDio è tutto e totalmente infinito perchè tutto lui è in tutto il mondo… L'infinito è immobile. L'infinita quiete e l'infinito moto concorrono in una… - Se il mondo è finito, ed extra il mondo è nulla, ov'è il mondo? Sarà qualche cosa che non si trova - (in parte, Bruno).

2406. ‹V. 2407› Giordano Bruno sgomenta. Chiesto dal Tribunale dell'Inquisizione di chi fosse figlio, rispose “del padre Sole e della Madre Terra” - Udita la propria sentenza di morte, dissemajori forsitan cum timore sententiam in me dicitis, quam ego accipiam” - Magnifica, se non per la forma, per la sostanza è la sua satira sulla umana asinità. “Oh santa asinità! santa ignoranza!… - La santa asinità di ciò non cura - ma con man giunte in ginocchion suol starsi - aspettando da Dio la sua ventura - Pregate, pregate Dio, se non siete ancora asini, che vi faccia diventar asini!… Forzatevi, forzatevi ad esser asini voi che siete ancora uomini! E voi, che siete già asini, studiate, procurate, adattatevi a procedere sempre di bene in meglio, afine che perveniate a quel termine, a quella dignità, la quale, non per scienza et opre, quantunque grandi, ma per fede si aquista: non per ignoranza o misfatti, quantunque enormi, ma per l'incredulità, come dicono secondo l'apostolo, si perde: se così vi disponete, se tali sarete e talmente vi governerete, vi troverete scritti nel libro della vita, impetrerete la grazia in questa militante e otterrete la gloria in quella trionfante ecclesia, nella quale vive e regna Dio per tutti i secoli dei secoli. Così sia” (Bruno). - Utile sarebbe un raffronto fra l'incredulità di Erasmo e quella di Bruno - e tra le loro due opere su la favola dell'Asino Cillenico ‹(Cabala del cavallo Pegaseo?)›, e l'elogio della stultitia -

2416. Giordano Bruno, dedicò la sua satira contro la fede e il papa (l'asino ideale) dal titolo Cabala del cavallo Pegaseo ad un vescovo - con queste paroleprendetelo, se volete, per uccello; perchè è alato e dei più gentili e gai che si possano tenere in gabbia” - Il motto di Bruno era, “in tristitia hilaris, in hilaritate tristis” che potrebbe essere il motto dell'Umorismo - Per la lingua da lui usata diceva “chi m'insegnò a parlare fu la balia”.

2420. Quanto spreco d'intelligenza per capir cose che non meritano d'esser capite! quanto studiare per giungere a sapere quanto la nostra ignorante fantesca sa già prima di noi!… Don Chisciotte impazzì sui libri di cavalleria - ma quanti mai impazzirono su quelli di filosofia! Nati scienziati, si muore ignoranti.

2421. Pret e pui hin mai sagui. (R.U. L. VII. 16 - Parte ufficiale).

2422. Tale alloggiava al piano per timore dell'umidità. Disse mio fratello “egli ha l'umidità delle tegole” - Mia zia possedeva un cannocchiale da teatro, dei primi fabricati; di quelli cioè che si allungavano e accorciavano senza ingranaggi di ruote. E mio fratello lo chiamava “il cannocchiale a pietra” (alludendo agli schioppi).

2423. Si vede un paesaggio dipinto. “Par vero” si dice - Si vede un paesaggio vero e si dice: pare dipinto. - Si mangia manzo; si esclamapare fagiano” - si mangia fagianopar manzo” - Altre frasi valgono l'opposto di quanto dovrebbero significare, p. es. l'articolo di fondo nelle gazzette, messo sempre in principio - Così ci sono metafore ritornate donde sono partite - es. “ella alla luce il suo primo volume” (intendendo il partorire) che è metafora nella sua prima parte già presa a prestito dal parto animale - e applicata ai libri - Altre poi, coll'uso hanno perduto ogni valore di metafora -, p. es. svignarsela, in cui nessuno avverte più alla idea di vigna, per es. il divorare la via etc. etc. - E vi sono anche diminutivi che indicano oggetti più grandi del loro positivo. - per es. bambino, diminutivo di bimbo - usato in Toscana a indicare persone già adulte -; e accrescitivi che significano idee di cose più piccole dei relativi positivi, come mattone e matto etc. ‹Illustrissimo che vale meno di illustre› - Non parliamo poi di certe frasi - per es.crescere come Dio vuole” per dire crescer male etc. - di cui V. sparsim.

2424. (Note umoristiche di L. A. e B. V. 2240 - 2. I Numeri) Del Numero 13. - Se le superstizioni relative a questo numero siano anteriori o posteriori alle carte da tarocco, in cui il 13mo tarocco rappresenta la morte. - Il numero 13 è bandito dalle stanze negli stabilimenti idropatici, nei broughams di Pavia (non però di Milano etc.).

2425. Dal momento che l'innato amore alla menzogna negli uomini creò il romanzo… - Il romanzo, menzogna lecita e onesta… - Gli uomini amano i romanzi per amore della bugia. Le figure rettoriche sono tutte bugie -.

2426. La morte è l'alleata dei buoni ingegni. Essa apre le porte alla fama e le rinchiude all'invidia (Bacone). È la indeprecabile spegnitrice delle false glorie, è la ravvivatrice delle vere, benchè sconosciute.

2427. (V. 2240) Impressioni nel leggere. Il pianto che erompe alla contemplazione della bellezza artistica. Mi fanno piangere le più comiche poesie dell'inarrivabile Porta, tanto son belle. -

2428. “E stetti come l'uom che teme” (Dante). cf. Virgilio “Illum indignanti similem, similemque minanti”. - La descrizione della Casa del Sonno è tolta di peso da Ariosto ad Ovidio - Ma fin dove si può ritenere che un autore imiti un altro? - Altra l'imitazione in scienza, altra in arte: nella prima l'idea è tutto; nell'altra la forma è quasi tutto.

2429. Il comico è riso, l'umorismo sorriso.

2430. Nei paesi dove le vocali cedono alle consonanti… (per indicar il Nord) - Errore che le lingue germaniche siano più ricche delle latine… Esse non sono più meno - quantunque il costume di combinar nuove parole coll'unione di due o tre altre vecchie, sia piuttosto un effetto della scarsità che non dell'abbondanza di una lingua.

2431. Segue il volgo ciò ch'egli ostenta di disprezzare. Il volgo, assiduo frequentatore di puttane, toglie ogni sua frase di scherno appunto dai bordelli, ch'egli ama e frequenta, per es.Va a puttane” etc.

2432. Nel dialetto Romano è frequente la desinenza a nel plurale, derivata dal neutro plurale latino (le mela, le poma, le sua ecc.) - Tra le bizzarie gramaticali - citare le cervella che hanno senso meno nobile de i cervelli mentre le ossa l'hanno più nobile degl'i ossi.

2433. Giuseppe Ferrari, l'esageratore di Vico, dice che la lingua d'Italia è reazionaria. Sfido io! non la sa scrivere - Certo è che scrivendo in Italiano - lingua ricchissima a rispetto delle teutoni - si sente tuttavia la scarsità dei tempi e de' modi de' verbi e s'invoca la greca abbondanza.

2434. Nella Satira si trova è vero una delle fonti dell'Umorismo odierno, ma l'Umorismo non è tutto satira: esso trae anche le sue origini da quella parte di letteratura semi-conosciuta dagli antichi, benchè corrispondesse ad un affetto che naturalmente dovevano anch'essi sentire, il pàthos -.

2435. L'arte, ogniqualvolta ci si presenta con opere degne di lei, anche vecchia, pare nuova - la scienza per quanto freschissima, puzza sempre di vecchio.

2436. C'è chi scrive come se i lettori non conoscessero nulla intorno all'argomento, e tedia - c'è chi scrive come se conoscessero tutto, e spazienta. - ‹L'attenzione del lettore si deve esaurire - troppo acuire senza soddisfare. Il lettore non ha da patire la fame l'indigestione

2437. (V. 2240), Mie impressioni nelle letture - p.es. Orazio - odi -. Pare che Orazio abbia ad ogni periodo messe tutte le parole che avrebbero dovuto formarlo in un sacchetto; le abbia poi scosse ed estrattele a sorte le abbia, in quell'ordine che venivano su, scritte. Tanta l'involtura. - Shakspeare (V. Sparsim) e al Giulietta e Romeo - V atto. Scena . Questa scena è affatto fuor di luogo. Può darsi che Romeo, non pazzo - possa, dopo di aver udita la morte della sua adorata, descrivere minutamente al colto publico una bottega da speziale? - Tasso (V. Sparsim). O miseria delle miserie! A volte leggendo per la prima volta la Gerusalemme, ritorno al frontispizio affine di assicurarmi che il libro sia proprio di quel decantatissimo autore, cui si erigono statue e si pingono le fattezze con Dante e Petrarca. È un poema più buffo, e più sciocco e più benissimamente-male scritto della stessa Secchia Rapita.

2438. (R.U. L. I. Gli artisti). Scena . Il pittore X bisc de gamb - e lo scultore K, losc de spall - dinanzi all'Apollo di Belvedere, trovandogli mille difetti - e quello della gamba più corta dell'altra ecc. - ‹(R.U. L. XII. Leni pazzie)› S. . Galli pittore presenta al Ministro delle Belle Arti in Francia il suo album di schizzi. Ogni schizzo è un indecifrabile scarabocchio. Domanda, stupito, il Ministro “ma che rappresentano?” - E Galli “la guerra dei bianchi e dei neri”. - Questo Galli s'era dato anche, per la fame, ad inverniciare carrozze. Partì poi per l'Egitto dicendo agli amici, che andava nel deserto per fare la “sfinge”.

2439. (R.U. L. V. Il bel mondo. 8. I vani) - Il S.r Carlo Cattaneo ‹(non il grand'uomo)› si fa chiamare prima Carlo Cattaneo Torriani, poi Napo Torriani - e scrive una lettera alle gazzette dicendo loro di rettificare l'N. C. in nobile cavaliere. - Altri ha la fatuità di credersi bello e d'innamorare tutte le donne, p. es. Filippo Filippi - Luigi Perelli - e un nostro servitore (1869) il quale si metteva alla finestra della cucina, guardava in una casa di faccia, poi, volgendosi alla cuoca, - vecchia cuoca - diceva “Ei lee, che la dis che l'è pussee bell el servitor di sur Cairati. Che le guarda on poo!… e peu che la guarda mi” - Nel “bel mondo” (stesso L. R.U.). Diogene ad Olimpia, vedendo alcuni giovinetti rodiani sfarzosamente vestiti disse “questa è superbia”. Abattutosi poi in alcuni Lacedemoni con tonache grossolane e sudice, disse “anche questa è superbia” - ‹(V. 2442

2441. Il Prof.re Bardelli (del Politecnico di Milano) sul finire di una sua lezione, disse agli scolariSignori, è quì il dott.r Ascoli che assistette alle mie lezioni, il quale si propone di dar loro conferenze in proposito. Con lui s'intenderanno pel prezzo” - E il dott. Ascoli, ascendendo subito in cattedra “Ecco, signori, io intendo di tener loro delle conferenze a L. 10 il mese…” ecc. - Così, Buccellati (dell'Università di Pavia) vendeva i propri libri - tutte pappolate - a' suoi scolari: e guai a chi non comprava! - Così il prof. Reale (della stessa Università) avea composto un libro di matematica diviso in due parti, una delle quali stampata, zeppa di errori e inutile agli studenti; l'altra litografata, con meno errori, e servibile. E però egli dicevaSignori miei - il libro stampato costa 8 lire, il litografato naturalmente 2 - ma io non posso venderli separati” - obbligando con ciò chi voleva passare gli esami sotto di lui a comperarsi i due libri uniti - colla tenue moneta di 10 lire. - Lo stesso Prof. Reale fece tre volte di seguito una facilissima operazione algebrica sulla lavagna - e la sbagliò tre volte - Item - sostituendo il Prof. Cantoni, di cui era assistente, cominciò una lezione di fisica, ma s'imbrogliò sifattamente che dovette arrestarsi tra il mormorio e lo scalpiccio degli studenti, esclamando interdettoInfine, si persuadano, signori, che tutto è moto!” (Notiamo che il moto non c'entrava nel tema). Giù gli scolari a ridere. E il Reale, ancora più imbrogliato, tergendosi il sudore che gli grondava dalla fronte (era inverno!): Scuseranno, signori, - aggiunse - la mia poca capacitàperchè sono padre di numerosa famiglia

2442. (V. 2439). Felice chi possiede un pajo di brutti quadri antichi, o qualche scompisciato e tarmato volume - o una mezza dozzina d'idoletti giapponesi - o dei frammenti di sasso ecc., che gli permettono di dire, “la mia pinacoteca!” “la mia biblioteca!” “il mio museo!” -

2443. Sentinella (ad uno che vuol entrare nel quartiere con un involto sotto il braccio) Che avete sotto il braccio? - R. Un fagotto - S. che fagotto è? - R. Un istrumento - S. Che istrumento? - R. Un fagotto - e così via.

2444. (V. N[ote] L. A e B. 2240. ) Le etimologie Menagiane, ferrariane ecc. assai più divertenti della etimologia comparata della nuova scuola. - Se leggendo, s'intendesse ogni parola nel suo giusto valore d'origine, non si capirebbe più niente - I monosillabi = atomi delle lingue - Delle frasi e dei nomi, che hanno pel troppo uso perduto il filo, p. es. domandare se il mondo è da vendere - Viola - Rosa - Giacinto ecc. - del modo di rinnovarle - p. es. scrivendo invece di cieca rabbia (in cui l'agg. non fa più effetto) rabbia senz'occhi (Shakspeare, eyeless) - (Id. 5) Dare poi esempi di cose dette pianamente e sui trampoli, per cui la descrizione del rame di una cucina, può a prima vista pigliarsi, per quella dei bronzi di un campo di battaglia ecc. - (Id. 3) Bellezze della parlata milanese; da provarsi principalmente con citazioni tolte dal Maggi (Lo splendor di Milano, il Savio Maggi - (Redi) per es. la vid del coll etc. -

2445. “Oh che bel libro!” diceva tale, mostrandomi un volume sul suo scrittojo. - E perchè bello? chies'io - Era perchè il libro, quantunque vecchissimo teneva ancora un margine colla barba.

2446. Si propone in una conversazione di fare un sonetto a rime obbligate. Chi è domandato a dettare le rime, cominciaMilazzo”. Ma una signorina da marito, si alza rossa dalla vergogna, dicendo “se vogliono dire cose indecenti…” - e indignata, fugge di stanza. -

2447. (R.U. L. VII Parte ufficiale) - Sulla porta maestra del Senato a Roma è scolpita una pelle di lione, vera imagine del senatore. L'accattonaggio del voto, nelle elezioni del deputato. -

2448. Una tra le precipue doti del Genio, è la precocità, l'altra la celerità: esempi: Cesare, Napoleone, Rossini.

2449. (V. Giorni festa - 2340. Carnevale). Nel Carnevale 1873 - si fabricò una gran luna, nella quale si entrava per la bocca, e nel cui interno si vedevano dipinte le goccie dei liquidi vedute dal microscopio: ora, nella goccia del vino, erano raffigurati Perelli, Rovani ed altri celebri bevitori - in quella dell'aqua i più insipidi de' milanesi - in quella dell'aceto i più rabbiosi gazzettieri, come Bizzoni, Treves, Cavalotti ecc. - in quella dell'orina, il marchese Villani. - Nel Carnevale 69, si vide uno, mascherato da cuoco, correre con un coltellaccio per le vie dietro un altro fuggente, travestito da tacchino. - Gli spiritosoni in carrozze acconciate a letto, coi pitali ecc. gli straccioni abbigliati da donna - Chi gira serio serio a spazzolare i soprabiti e le faccie impolverate dai coriandoli, della gente; chi si mette, incilindrato e col giornale in mano sotto le finestre donde diluvia il gesso. - (V. id. 2340. Pref.) Lasciate pure che Apollonio Tianeo dica, che i giorni di festa sono cagioni di malattia perchè i lavori cessano e ad altro non si tende se non a riempiere il ventre… - Nel Natale, cit. i regali domestici, il panettone del fornajo, i rosoli e il vino di Malaga e l'uva passa ‹zibibbo› del droghiere ecc.

2450. Progetto di un libro, dal titolol'Osteria” in cui dopo di avere - in una Prefazione - ineggiato a questo punto franco dai dispiaceri, a questa terra della perfetta eguaglianza, a questa casa di chi non ne ha - si raccontano alcune storie, per bocca di vari avventori, che vanno appunto all'osteria, per annegare nel vino i dolori - Nella Pref, cit. Arianna che abbandonata in Nasso (in asso) da Teseo, passata alla delusione amorosa coll'aiuto di Bacco (cioè del vino) ecc. Come il vino sia pacificatore - El vin ciôcch - coronar i bicchieri, biccer senza collarin - (V. in Vino) - racc. di uno alticcio di vino - che racconta l'operazione del taglio cesareo fatto a sua moglie, per uccidere lei ch'egli adorava - e salvare un bimbo che nessuno conosceva e niente sentiva. Il brutale Chirurgo lascia cadere il fascio de' suoi ferri, sul canterano coperto di marmo - Spavento nell'ammalata - il grembiale da macellajo ecc. (combattere la legge che vuole salvo il figlio a danno della madre) - racc. di un genio sconosciuto ecc. -

2451. (R.U. L. VI. I bimbi, 2348 - oppure nei G. di Festa, 2340). La Marionetta. Due piccoli amici, s'innamorano per via di una marionetta, appesa nella vetrina di un baloccajo - dai capelli di velluto rosso, dalle vesti d'oro ecc. Ma non hanno denari. Uno dice “corro a casa a chiederli a babbo. Tu intanto sta quì a far la guardia, che non ce la portino via. Non muoverti sai” - Credevano che tutta la città dovesse avere gli occhi sulla lor marionetta. Uno dei bimbi entra dunque dal negoziante a dargli belle parole; l'altro corre a casa, ottiene i denari dal babbo e col batticuore ritorna al negozio. La marionetta c'è ancora. La comprano e ritornano a casa gloriosi e trionfanti - Prima del 48, i nostri bimbi giocavano all'altarino - dopo, al Teatro - ma dal 59 in qua, fanno al soldato. - Il Teatrino: chi dipingeva i scenari; chi faceva le comedie - le voci grosse e le sottili. Nessun spettatore, fuorchè le donne d'accompagno - Un bimbo non buono a nulla lo mettono a far girare il mare, ed egli s'addormenta, col manico del mare in mano - La Rana (R.U. L. VI. I bimbi). Il figliolino del padrone e il figlio del portinajo attaccano lite - vanno in rotta - e non vogliono più vedersi: l'uno gioca a tutto giocare sulla terrazza per far rabbia all'altro, e così questi in cortile. Il padroncino giocava sulla terrazza con una rana viva, ma la rana cade in cortile, e resta, la pancia bianca in aria. Subita compassione nel bimbo del portinajo che le si accoccola presso. Il padroncino scende anche lui e tutti e due stanno a mirare la povera uccisa, colle testine appoggiate l'una all'altra - Intenerimento comune - Baci - Pace. - Dei giocatoli per i bimbi. Inutili, anzi dannosi i troppo di lusso. La fantasia di un bimbo innalza il minimo pezzo di legno, di sughero, che so io! al grado del più complicato e magnifico oggetto: ma s'arresta nojata ad uno in cui altri ha fantasiato per lui. Per le bimbe poi non c'è danno maggiore del donar loro delle bambole troppo riccamente vestite. In breve, esse vogliono avere ciò che la loro bambola ha - e se una bimba di 7 anni è abbigliata come una sposina di 25, domando io, quale borsa potrà accontentare questa sposina? Le nostre ave invece (e parlo delle più ricche) erano abbigliate di tela in estate e di cotone all'inverno fino alle nozze. Guai non lasciare un margine ai fisici desideri! - I soli morali sono infiniti. - Dei dispetti (L. VI. bimbi R.U.) chi attacca gusci di noce ai quattro zampini di un micio, poi lo caccia sul tetto - chi adaqua la casa colla tolla dell'olio, ecc. - chi fa l'organino col macinino del caffè, chi butta le castagne amare nelle padelle dei marronai; chi versa nell'aquario dei pesciolini dorati l'aqua calda

2452. Dicono che i vecchi ci vedono assai più lontano dei giovani. Ciò è vero: solo otticamente però.

2453. (R.U. L. VII. Parte Uff. od anche nei Cacciatori L. XI) Quanto corrotta la dignità umana! Anche oggidì, si prega, si supplica per ottenere il beneplacito regio di commettere qualche viltà! (alludo a chi domanda posti di ciambellano, o vorrebbe dedicare una sua opera ad un qualunque sovrano etc.).

2454. Una signora s'innamora di un artista. Gl'invia una letterina appassionata dandogli una posta. L'artista che ha molti nemici, insospettisce di un brutto tiro, e manda al luogo fissato, due carabinieri. Dolce sorpresa - Altra romantica, vede un giovane entrare in un bosco, con una faccia abbujata e con una lettera in mano. È senza dubbio, ella pensa, un innamorato tradito, - forse… egli medita un suicidio; e, ansiosa, tiene dietro di lui… e vafinchè, giunto nel cuor della selva, il giovane si slaccia i calzoni, si accoccola sui ginocchi, e si mette a farla. Altra dolce sorpresa. -

2455. L'Umanità procede sempre per errori. L'Internazionalismo è l'errore il più moderno, ‹quindi la contemporanea verità.› In esso sono i semi dell'avvenire. I posteri ne raccoglieranno i benefici. L'idea della carità si va sempre più allargando - e sviluppando: dalla famiglia passa alla città, dalla città alla nazione, e da questa alla umanità. - Per ora, l'Internazionalismo è l'ombra, sproporzionata, del corpo che sta per apparire - un corpo forse armonicissimo. ‹Le Grandi idee, come questa, nate informi, si correggono, si completano strada facendo - Sono i versi di Ennio che colla lima diventano virgiliani - sono i pezzi di carne che dalla lingua materna pigliano forma di orsi.› - La sua face, che ora abbrucia, finirà con illuminare tranquillamente la Umanità. E tutti vi anderanno ad accendere il loro lumino. Ammetto anch'io che la più parte degli operai attuali dell'Internazionalismo appartengano alla colpa, ma che ha a fare l'idea collo strumento? E quì l'idea, l'artefice è Dio. Non pochi sono del resto gli scellerati anche nel campo dei conservatori del vecchio ordine, ma la legalità fa delle colpe loro altrettanti meriti. A chi ben guarda, le legali esecuzioni di Satory sono pari alle illegali della Comune - Pochi fruiscono ancora dei diritti politici. I non censiti tentano ora quel movimento che i borghesi già compirono trionfando, rispetto alla nobiltà. L'epoca internazionale è ineluttabile. Una idea forte e nuova segue il progresso della valanga. Virescit vulnere virtus. Il faut la bajonette pour les empêcher, donc on a tort de les empecher (Bastiat). archaìa parélthen. idù ghégone kainà pànta - ‹Tout grand changement de l'esprit humain commence par l'hostilité (J. Ferrari)› ‹Questi non sono che i vittoriosi indugi di Fabio› - E voi, borghesi, ve la pigliate coll'Internazionale? Pigliatevela colle stelle! -

2456. Il presente (1800-1900) è tempo di mediocre libertà. Noi vi troviamo confusi tutti i sistemi vecchi di morale, di arte, di scienza ecc. in una sol volta. “Chaos rudis indigestaque moles”. ‹Nelle politiche, il sistema costituzionale è una prova di ciò. L'uomo che ha provato tutti i governi uno dopo dell'altro - ora se li gode tutti insieme› - Tuttavia, mercè lo sviluppo dell'economia politica, questa matematica della Morale, che concilia i calcoli e l'interesse colle aspirazioni più sublimi del sentimento, noi vediamo il bene estendersi senza posa, e senza posa il male restringersi. - Coll'abbandonare sempre più gli interessi a loro stessi, la miseria va scomparendo e colla miseria il male - Così, il governo si fa sempre più limitato, e pare che accenni alla sola amministrazione della Giustizia. - Il presente, è l'epoca del commercio, dove l'utile prepara il terreno al bene universale. Col commercio si diventa, per interesse, onesti.

2457. L'uomo di genio tiene il lume, ma la via è già tracciata dalla Natura. Nessuno è inutile, ma nessuno è indispensabile. Se Volta non trovava la pila l'avrebbe trovata Gorini. Se Gorini non strappava il loro intimo segreto ai vulcani e alle montagne, il genio nascituro l'avrebbe strappato.

2458. Rileggendo il mio “Regno dei Cieli” quale fitta di errori! quale folla di dubbii! La memoria vi ha corrotta la mia imaginazione e il mio cuore. Fu un lavoro a tentoni. Eppure non me ne pento. Pàntes gàr èmarton - La strada della verità è a sghembo. Non c'è errore senza parte di verità, anzi l'errore si potrebbe definire una verità incompleta, come non c'è verità senza stigma di errore. Io spero tra breve di esser chiamato codino.

2459. Il Progresso tende a riemancipare l'individuo dalla società tutrice. E già si domanda che il Governo ridiscenda dalla Nazione alla Città, come tra poco si domanderà ch'esso ritorni, frazionandosi, alla sua sede naturale, la Famiglia e l'Individuo, donde avea preso le mosse. Si riviene in una parola al sistema dei tempi primitivi, muniti dell'esperienza della Società. - ‹(Passato) Prima, l'Individuo - solo - fuori della Società - (presente) poi la Società confondente in stessa l'Individuo - (avvenire) - infine l'Individuo, tornato solo - nella Società; ossia prima - varietà senza molteplicità - poi molteplicità senza varietà - infine varietà nella molteplicità

2460. Chi volesse trovare un sistema per base al milionesimo trattato di filosofia storica, potrebbe cercarlo nella triplice divisione della Fede, Speranza e Carità - dicendo Regno della Fede il passato in cui dominava l'Arte, sua principale espressione - Regno della Speranza il presente in cui impera la Scienza - Regno della Carità l'avvenire - temperata fusione della Scienza e dell'Arte. Cotesta triplice distinzione farebbe riscontro alla Cousiniana, dell'epoca dell'Infinito (il passato) del Finito (il presente) e del Rapporto tra il Finito e l'Infinito (l'Avvenire) - colle tre loro sedi - l'Asia - la Europa (e specialmente Parigi!) e l'America. Ma, come ho già detto, i sistemi filosofici non sono che vane ingegnosità, che giuochetti da majuscoli bimbi. Tutto ciò che si vuole, in filosofia si trova. I sistemi in filosofia non sono che conforti alla poltroneria. Per essi, i misteri si spiegano con misteri.

2461. Il sistema costituzionale, di moda oggidì, potrebbe considerarsi come l'ultimo tentativo di transazione fra il governo e il non governo. L'uomo che ha già provato tutte le forme di governo una dopo dell'altra, ora vuole provarsele tutte insieme: poi le lascerà tutte. - ‹Per guarire alla Società non basta cangiare l'olio di ricino colla magnesia - essa deve abbandonare tutti i rimedi.› E questo in buon'ora, chè l'intervento governativo ha sempre colpito d'inerzia le intelligenze. - E adesso l'Individuo ha tanto cervello da poter pensare da se stesso a' suoi casi senza più bisogno di tutore. ‹Der Provinz stehe nur unter Gott und unter der Sonne (Schiller).› Non, con ciò, che i governi siano - come altri vorrebbe - contro natura. Chi li fa? l'uomo - E chi fa l'uomo? Natura.

2462. C'è chi, osservando l'inquietudine del mondo presente, domanda se i tempi odierni son conclusione a quelli che furono, o sono preludio a quei che verranno; c'è chi li dice tempi di transazione. - Ma e quale tempo non è mai transazione tra il passato e il futuro?

2463. Cousin definisce la guerrasanguinoso scambio d'idee” e la trova un male utile. Io non ho tanto coraggio e la trovo inutile. “Si audire humanum genus voluerit, tam supervacuum sciet sibi coquum quam militem”, dice Seneca. ‹Il milite sì, il cuoco no.› Inoltre, l'autorità militare è una pessima compagna di libertà; e gli eserciti non furono mai tanto funesti agli altri quanto ai loro propri paesi. E c'è ancora, chi in rima osa celebrare i massacri di migliaja di uomini!

2464. La libertà consiste nel poter fare quanto si deve volere, e nel non essere astretti a far quanto non si deve. ‹Perchè sentiamo i mali della libertà? Perchè non la possediamo intera› - Dato il governo, tutte le forme si valgono. Quod interest quot domini sint? Servitus una est. Dato un governo il migliore è il meglio amministrato. Dato un governo, io griderò sempre con Napoleone I - “viva l'impero!” - e - col Senato di Roma - “viva la repubblica!” -

2465. La clemenza, si dice, dovrebbe essere esclusa da una perfetta legislazione. Ed io non vorrei neppure la legislazione! Non poenae aut infamiae metu esse peccandum, sed justi honestique studio et officio - Più diminuiscono le pene e più diminuiscono i delitti. Come nelle malattie fisiche, giova più la cura preventiva della repressiva, così nelle morali. Cangiate le carceri in scuole! - Il lusso antico delle pene, quando la pena era un reddito del principe. V. Beccariasaepe committi quae saepe vindicantur

2466. Anche la beneficenza non giova che preventiva. Gli 8450 stabilimenti italiani di carità posteriore non sono che altrettanti semenzai di miseria -

2467. Data una religione, la migliore, secondo me, è quella, il cui altro mondo meglio giova alla felicità in questo.

2468. L'individuo non può adoperare la forza che nel caso di legittima difesa. Al Governo è demandata dall'Individuo tale difesa. Se il governo oltrepassa questi limiti entra in una via senza fine, e annienta la sua propria missione. Al di della giustizia non vi ha che il suo contrario. Un governo non debb'essere che giudice e gendarme. - Con lo Stato abbiamo l'ingiustizia sistematizzata. Finchè ci sarà un Governo, saranno rivoluzioni. - Dei governi trop-pères.

2469. Scopo dell'Internazionalismo è torre le gelosie nazionali, sentimenti non solo perversi ma assurdi - come del Nazionalismo fu scopo il distruggere gli odi Municipali. Nuocere agli altri - è nuocere a . - Patria mea hic mundus totus est - Omne solum patria forti. - L'Int[ernazionalis]mo è l'ultima espressione del pensiero umano - ultima, s'intende, in ragione di ciò che fu, non di quanto verrà.

2470. È ora che l'individuo esca dall'esagerata tutela dello Stato. ‹Il tempo è passato, quando “the people were not used - to be spoke of but by recorder” (Shakspeare).› Ciascuno sia responsale di . Chacun pour soi, non chacun pour tous - chè, bene interpretato, il vero interesse individuale, produce il comune benessere. - Ora facciamo senza degli Dei; tra poco faremo senza dei governi.

2471. Il Presente è l'epoca del commercio. Più è commerciale un paese e più è civile. Drayton mentiva dicendothe gripple merchant born to be the curse - of this brave isleintendendo l'Inghilterra, ma Drayton era un poeta, cioè una persona eminentemente retrograda. Parlo s'intende dei poeti moderni, chè degli antichi era tutt'altro. Anticamente, poesia equivaleva a profezia. V. anche Giusti e Leopardi, che canzonano gli Umanitari etc.

2472. Il comunismo e il socialismo vanno posti fra gli errori del tempo presente. Il primo, a fortuna, è inattuabile. Esso esige una perfetta e continua eguaglianza. Or come ottenere quella dell'ingegno? - L'altro (troupeaux et berger) purtroppo è in pieno vigore. I Governi ne sono la massima prova - i quali tendono sostituire alla spinta dell'ìndividuale interesse, un interesse comune, cui nessuno partecipa - L'Internazionalismo è tutt'altra cosa dal Socialismo. ‹Governo, socialismo e dispotismo, nel mio dizionario, sono sinonimi

2473. Alcuni filosofi, pur di non far torto ai loro sistemi, fanno torto alla Ragione. Cousin, posto una volta che la civiltà segue la via del Sole (V. anche Dante, dove dice “e quando Costantin l'aquila volse - contro il corso del Sol che la seguia”) - sagrifica bellamente ad una perpetua morte l'Asia, la Grecia e l'Italia (cf.and the dead nations never rise again”) tutto a favore della sua Francia, anzi del suo Parigi, anzi della sua cattedra.

2474. cf. l'“ab alio expectes alteri quod feceris” (di Plauto) col pànta ùn òsa an thélete ìna poiòsin ymìn oi ànthropoi, ùto kaì ymeìs poieìte autoìs. Ambe le massime inculcano la benevolenza, ma la prima colla minaccia di una pena, la seconda colla speranza di un premio.

2475. La loi aujourd'hui n'est que de la spoliation organisée (Bastiat) - Ogni privilegio è un furto. - Della inonesta moneta (carta moneta a corso forzoso), del ladroneccio legale delle dogane - della burocrazia e del militarismo che hanno raggiunto il loro più alto grado,… dei sistemi restrittivi che aumentano il lato penitenziario del lavoro, dei punti franchi oltraggio alle libertà commerciali rimessi oggi in vigore - delle guerre infine, più sanguinose che mai, e sempre sceleratissime, per quanto accompagnate dalle platoniche frasi di aspirazioni di popoli, di nazionalità, etc. etc. E poi facciamo il bocchino di sprezzo all'udire della carta di Law e dei sistemi di Colbert, od ostentiamo l'orrore leggendo degli autos-da-fé, “dove quelli eretici di cattolici abbruciavano i poveri cristiani” e della tortura, e della schiavitù etc. etc. O uomini, tutto contradizioni!

2476. Il Medio Evo era l'epoca della Universale Mendicità (Correnti). - Della mendicità promossa dagli istituti religiosi… della vita mendica e dell'ozio contemplativo dei monaci. - Nel voto di povertà, fatto dai monaci, era naturalmente sottinteso anche quello di povertà dell'intelletto; quindi, odio a ogni studio.

2478. L'Italia, dalla Geografia è destinata          alla forma federale. - Circa l'Italia presente, si può dire che i suoi Ministri, tengono, non le redini ma le dande del Governo - Degli inutili Ministeri in Italia… dello svogliato Parlamento, e del Senato che vota le leggi a fornate… della Livrea che si allarga ogni più…

2480. E come potete punire chi uccise un uomo, quando voi, principi, siete rei dell'assassinio di intere nazioni? Ille crucem sceleris pretium tulit, vos diadema.

2481. Massimo segno della fine, è il principio. - La psicologia = il pensiero del pensiero.

2483. La ragione è a tutti comune, la volontà no. - Dal momento che il tuono ebbe creati gli Dei… -

2484. Non vi ha guerra che non lasci l'addentellato ad altre. “Pacem cum hominibus bellum cum vitiis habere”.

2486. Vi ha chi dice: la vita dell'uomo accorciò. Ammetto per la durata, nego per la intensità. Chi poteva, una volta, vedere in sì breve tempo tanta parte di terra (e quindi tanto sapere), come oggi?

2487. Napoleone e Moltke - Il primo è un artista, l'altro uno scienziatocf. la lirica campale di Napoleone al genio artificiale di Moltke

2488. Progetti di articoli letterari, o di capitoli che si potrebbero incorporare nelle Note di Lett. Alta e Bassa (V. 2240). - Dei rapporti tra la politica e l'arte - Se meglio giovi all'Arte uno stato libero od uno tiranno - Influenza di Paolo Gorini nell'Arte - Dell'Onestà Politica, e Artistica - Della Necessità Artistica - Cristoforo Negri - (Nella Necessità Artistica, si può com[inciare]. Vi ha chi dice, perchè il tale artista ha abbandonato la tale maniera… oppure - perchè voglia ritornarci etc. dimostrando come l'Arte guida l'Artista e non a viceversa). -

2489. Falsamente è dato il nome di “umoristico” allo stile di alcune gazzette burlesche, quali il Pasquino, il Fanfulla ecc. - Non è che “comico” e di bassissima lega. Vi si adoprano rami strausati, che più non lasciano se non stracchissime impronte.

2490. Poca parte dei romanzi odierni, specialmente i francesi, appartengono all'umorismo. L'umorismo fonda in gran parte nella forma, la quale il sapore alle idee. Quelli invece sono scritti tutti a un sol modo - incoloro. Il loro interesse sta puramente nella favola mentre negli umoristici sta nella stoffa della favola

2491. Berni è in pochissimi tratti, umorista. Walter Scott, non lo è mai. Byron, lo è alquanto, nel suo Don Juan, dove posa in non credere.

2492. L'Umorismo, essenzialmente odierno. La vecchia letteratura era quella delle passioni, quindi intreccii di favola etc., la nuova è della ragione, quindi minute osservazioni, equanimità ecc. - Carlo Porta è umorista grandissimo, come in generale lo sono i poeti popolari, perchè tutti i sentimenti cominciano appunto a muoversi nei bassi fondi sempre mobili, finchè riescono ad ascendere all'onore di legge - e vengono registrati nei codici -. Due le letterature, l'aulica o artificiale che sdegna la spontaneità, e si circonda di dizionari a frasi fatte, immutabili: l'altra la popolare o naturale che erompe dal cuore e ne presenta tutti i cangianti colori - applicando le parole alle idee e non a viceversa - Oggidì, tutto quanto è ufficiale vacilla e sta per cadere, travolto dall'onda rivoluzionaria della spontaneità. Cadon le leggi, cadono i dizionari - L'uomo rivendica la sua individualità - e però la letteratura dell'Humour trionfa su quella degli Affetti a catalogo - Chè l'Humour o umore - è il carattere individuale.

2493. Manzoni ostenta di aver fede - Rovani ostenta di non averne. - D. ne piglia, quando gli occorra di far dell'effetto, e quanto gli accomoda. Ma nessuno ne ha. - Gli stessi frequenti intoppi nel periodare di D. giovano ad arrestare il lettore, e a farlo pensare, e a fargli quindi scoprire bellezze che un'affrettata lettura gli celerebbe.

2494. Dei romanzi e delle storie (le quali fin quì furono anch'esse romanzi, in cui invece di persone o famiglie agivano nazioni) alcuni ci presentano eroi che in cilindro e marsina non sono che cadaveri dell'antichità - altri eroi che in abbigliamento fuori di moda, pensano modernamente. Ma lo sconcio è pari.

2495. L'Umorismo è la letteratura di chi pensa. Questa la causa, per cui la si sparse, prima che non in Italia, in quei paesi dove la riforma avea proclamato libera l'investigazione e lo sperimento. Or, chi crede, non pensa. -

2496. Nell'umorismo, si possono amalgamare in un sol libro tutti i generi. L'Umorismo è la manifestazione letteraria dell'ecelettismo dell'epoca - In esso voi potreste trovare letterariamente il rapporto tra il finito e l'infinito, il connubio tra il sensualismo e l'idealismo, che Cousin predice allo spirito generale dei tempi che stan per venire. - La filosofia geografica di Cousin… -

2497. “I Promessi sposi” sono la pietra di paragone d'ogni romanzo che leggo. - Certo, vi ha libri, che per un istante seducono, sia eccitando le nostre passioni, sia mettendo in opra artifici che pajono, a fiore d'occhio, arte - ma se riapri le eterne pagine manzoniane e ne leggi un periodo, la calma ritorna al tuo spirito, la serenità al tuo giudizio. -

2498. (R.U. L. VIII. Scuole) Il professore * (famoso nella storia delle matematiche e delle bancarotte) ostentava di studiare 18 ore al giorno, come se i giorni per lui fossero di 36 ore. - ‹Il prof. * non riceve Gorini, colla scusa di star facendo colazione!› Il socio di *, prof. **, terribile esaminatore. Durante gli esami, andava a dare un'occhiata al cesso ogniqualvolta un esaminando ci era stato. Per lui bocciare un povero studentello era una voluttà. Ma avea per coesaminatore il prof. Pellegrino, assai clemente. Ora, Pellegrino, approfittando di una uscita del **, lascia passare su 10 candidati 9. Rientra **. Ode il misfatto. “Come?” domanda con irosa sorpresa. E Pellegrino, franco - “Scusi ma non ho proprio potuto lasciarlo passare il decimo… Se non crede, veda un po' Lei” - ** però, a dispetto della sua terribilità, era dolce assai di cuore, e faceva servire le sale della Direzione dell'Istituto Politecnico, da lui spaventate il giorno, per le sue tresche notturne amorose - Prof. Zuradelli (dell'Università di Pavia - poi deputato di Salò). Vendeva agli studenti il fascicolo di un suo trattato - che costava 15 lire, dicendo loro “è un'opera in corso”. Per passare bisognava pagare questo pedaggio - Ma in 16 anni, a' miei tempi, non era ancora uscito il fascicolo. Del resto Zuradelli in iscuola, si contentava di leggere il primo. Giunto alla fine, lo ricominciava. - Prof. Esparson di d[iritt]o internaz. (di Pavia). Teneva agli esami sul tavolo una noticina con su questioni intricatissime per interrogarne coloro ch'egli intendeva trucciare. Lo stesso Esparson corteggiava una signorina amante di un suo scolare. Esparson regalava, ogni , dolci, torte ecc. che lo scolare e la signorina godevano insieme, brindeggiando al professore - Prof. Cattaneo di fisica (Liceo Parini di Milano). Si dilettava a fare esperimenti sui liceisti - dando loro le più forti scosse, che la macchina elettrica del Liceo potesse sprigionare, inaffiandoli cogli apparecchi idraulici ecc. - Vismara (da Vergiate). Fu fatto professore di letteratura italiana, dopo aver scritto romanzi, senza ragione cuore, senza sintassi ortografia. - Prof. Vollo - creato preside del Liceo Parini. E scrisse la lettera che si trova stampata sul “Baretti” di Torino. Anno III. N.° 7. - Bonghi e Giuseppe Ferrari professori negligentissimi alle loro lezioni, benchè assai diligenti a papparsi l'annuo stipendio di 5000 lire - Prof. Nova (filosof. del d[iritt]o a Pavia). P. e. sale in cattedra e dice: signori! io non capisco perchè si metta il crinolino alle donne, che cela le lor belle gambe…, e così via, tutta la lezione su questo tema - Detto Prof. Nova, dimanda in un esame ad uno scolareperchè la libertà è innata nell'uomo?” - Lo studente rispondeperchè - siccome Dio è libero - l'uomo sua emanazione debb'essere pur libero”. - E Nova “lei è dunque un panteista della specie!” - È a notarsi che Nova è inimicissimo di Rosmini, per avere Rosmini, a proposito di lui, detto “chi è quell'asino che raglia in riva al Ticino?” Ora Nova, in un esame, chiede al candidato “e in proposito che ne pensa Rosmini?” - Il cand[idato] fa un gesto di sprezzo - Nova: perchè quel gesto? - Cand.: Rosmini è una bestia. E Nova, senza più chieder altro all'esaminando 27 punti su 30 - Prof. Codazzi di matematica (Università di Pavia). È abbonato a tutti i giornali di mode femminili - Con tutta la sua scienza non riesce a capire una semplicissima macchina da caffè. Fa l'astratto. Gli si domanda “che tempo fa in strada?” Risponde “non so; non me ne sono occupato”: - oppure “c'era gente in teatro?” “non so veramente, non mi ricordo più, non ho guardato nei palchi e neppure in platea”… “allora, ci saprà almeno dire com'era lo spettacolo?”… “Neanche; non me ne sono occupato” - Prof. *** (Preside del Liceo **** a Milano) vera belva asinina - villanissimo - Morto, lo hanno, su pei giornali, venduto per un Cherubino - pigliando forse le orecchie per ali -

2499. (R.U. L. VIII. Le scuole) Agli esami. Dei componimenti di matematica venuti dal Napolitano alla Comm. Centrale degli Esaminatori, taluni erano lavoro di studentelli dai 30 ai 40 anni. In uno, dopo una filza di spropositi, l'Autore avea disegnato cinque imagini di persone, cioè un padre, una madre e tre figli con tanto di lingua fuori, e sulla lingua scrittoaggio fame, aggio fame” ecc. - Paragone tra la gramatica del Vescovo Ruterio del 950 intitolata Paradorsum (il verbo - imbeccato a suon di nerbo) e la Gramatica Greca del prof.re Inama - spaventatrice di quella poca [voglia] che tutti e massime i fanciulli hanno di studiare - All'esame di greco Ferrari copia da mio fratello Guido. Ferrari passa; Guido, no -

2500. Era la prima farmacia della città: avea di che ucciderla tutta… -

2501. (V. 2240) Chi legge per ad alta voce, pare non abbia palato… - Dicono il non andare a letto, perder la notte, mentre invece sarebbe un guadagnarla - Dicono che quanto distingue l'uomo dai bruti è la parola, mentre è la parola appunto per cui, il più delle volte, ci mostriamo bestie.

2502. (V. 2240) 3. Dialetti. Come nei dizionari di una parlata si legga la storia del popolo che ne usò e ne usa. Strettissimi rapporti fra la lingua e l'indole di una nazione. Es. tolti dal dialetto Milanese, Veneto e Napoletano. Come perciò la lingua cosidetta Italiana, fuor dal colore dei dialetti, non rapportandosi a nessuna popolazione, non valga, non serva a nulla. - 5. Bestemmie. Perchè maggiori bestemmie nei paesi di mare. Es. di bestemmie genovesi (frasi prov. e tutte le bestemmie lombarde) - 9. Critica. Effetti della critica sul publico e sugli autori. La Critica alla Baretti e alla Cletto Arrighi - La critica erudita e la sentimentale - App. Imp[ressioni di] Lett[ure]. Come i libri di molti degli odierni scrittori italiani, pajano traduzione dal francese o dall'Inglese, Test. Barili, Farina, De Amicis etc. (il sommo dei mediocri). Ma gli scrittori cattivi giovano sempre ai buoni. Imparando da essi quanto si deve sfuggire (cioè sfuggendo tutto quanto hanno seguito loro) s'impara quanto si debba seguire noi. E anch'io se non gioverò come buono, gioverò come cattivo.

2503. Il pensiero è Dio, perchè lo comprende. Dio pensa a noi, quando noi lo pensiamo -

2504. (V. Libro delle bizzarie - Ricetta per fabbricare gli uomini grandi) Nei Ministeri p. es. si usa di rispondere alle lettere, ripetendo, quando non si tratti di sborsare quattrini, le lettere stesse. Così, p. es. se loro scrivete “io credo di essere un genio” essi rispondonoDecisamente voi siete un genio, etc.” - Lettere, che chi le riceve, si fa premura di far publicare su tutti i giornali.

2505. (V. 2240) 5. Gli antichi ebbero, anch'essi, molte raccolte, di motti felici, bisticci etc. p. es. il libro di Cesare, il capitolo di Macrobio, i bon mots di Cicerone raccolti dal liberto Tirone, le spiritosità di Aristippo, le risposte dei Lacedemoni etc. - Citare le Pasquinate (Pasquilles) le freddure (turlupinades e turlupins) la Fronda - e tra i fredduristi il Benserade, il Piovano Arlotto etc. Il bon mot deve potersi tradurre in tutte le lingue - l'equivoco (quolibet) di nessun valore non essendo la sua efficacia che temporanea - e la sua pretesa sottigliezza che casuale. - Il giuoco di pensieri e il gioco di parole - l'apoftegma degli antichi, grave e nojoso - Tra le risposte felici, notabile quella di una donna a un confessore che la domandava del nomePadre, il mio nome, non è un peccato” etc. - Luigi XIV, Napoleone I e Mademoiselle Turenne cui si affibbiano tutti gli annedoti etc. Le Arlecchinate - Ottavio domanda ad Arlecchino quanti padri ebbe - A. risponde “uno”. Ottavio finge irritarsi. A. risponde “io sono un povero diavolo e non ho modo di averne di più” - Spesso il bon mot a colui al quale rimprovera qualche cosa una specie d'imbarazzata sorpresa che gli toglie di potere rispondere. - “Diseur de bon mots mauvais caractère”, diceva Pascal - errando.

2506. Il bon mot deve scoprire senza asprezza il lato ridicolo delle cose. Un libro umoristico è spesso un libro-bon mot - Il sarcasmo dei Greci, per esser perfetto doveva contenere una soja (raillerie) fina, delicata, e giocosa. - Fu la libertà di parola cagione nei Greci delle tante loro risposte spiritose - La brevità sentenziosa dei Lacedemoni - La Satira trovata dai Romani. Cit. Lucilio, Orazio, Giovenale e Persio - Nella satira antica francese cit. Regnier, Despré[a]ux, Voiture, Villon etc. V. anche les grotesques di Th. Gautier.

2507. Supplicavano molti Limogini un papa loro compatriota perchè loro accordasse la grazia di avere due mesi di più all'anno - e il papa la accordò, aggiungendo, che per grazia speciale, l'anno dei Limogini fosse di 24 mesi, anzichè di 12 com'era nelle altre contrade. - Alcune donne spagnole trovarono un buona la mattinale lor tazza di cioccolata, che una di loro disse desiderare che vi fosse a pigliarne un po' di peccato, affine di trovarla ancor più eccellente - D'altra donna l'unico studio era di ben accoppiare parole, colori, sapori - Così ella mangiava volentieri del latte e dell'insalata, perchè questi due cibi le mettevano in corpo il bianco e il verde, due colori che concordavano bene; così rifiutava ogni nera vivanda, perchè il nero le dava tristezza.

2509. Raff. tra l'esprit francese e l'Humour inglese. Il primo domina nelle frasi (libri di corta lena), l'altro nei libri (frasi di lunga lena) - L'umorismo nato dalla scienza. Rabelais (n. 1500) segna il risorgimento. Rabelais era dotto come eralo Richter - In Richter, più che il pensiero formato, troviamo l'intimo processo mentale. I suoi pensieri sono tutti immaturi. Fanno, più che sollievo, maraviglia. Il cosidetto Classicismo - fonda nel paganesimo - manifesta la carne e l'azione - Il cosidetto Romanticismo fonda nel Cristianesimo - manifesta lo spirito e il pensiero - Resta a vedere dove fonda l'Umorismo, salvo di dirlo la fusione tra il Class. e il Rom. - Heine e Börne nell'Umorismo -… L'anima addolorata di Rousseau… -

2510. Magnifico è lo studio di Emerson su “Shakspeare” (V. sua trad. in Biblioteca Nuova di Daelli). Shakspeare ci volle un secolo per farlo sospettare - I secoli hanno formato Shakspeare, come formarono Omero e il Nuovo Testamento. Io credo quel che dicono i secoli e gli anni contro le ore - Sh. tolse tutto dagli altri meno il genio - la sua mente trasse l'oro dal fango: cambiò le sabbie dei deserti, in giardini d'Alcina. Nell'Enrico VI di Sh. di 6023 versi, 1771 furono scritti da qualche autore a lui anteriore, 2373 da lui su' fondamenti altrui - e solo 1879 sono completamente suoi.

2511. Ogni grande autore è grande critico, ma non a viceversa - I grandi e veri bardi furono insigni pel loro temperamento equanime e lieto. Omero tu lo vedi in una luce di Sole (Emerson).

2512. La statuaria faceva prima parte dell'Architettura, poi, a poco a poco se ne divise, prima coi bassorilievi, poi con le statue, finchè la statua balzò sola in mezzo alla piazza - e l'Architettura da padrona le diventò serva erigendole sotto il piedestallo. Così la letteratura-arte crebbe sulla letteratura-utilità, finchè, fatta adulta, se ne staccò.

2513. L'antica gazzetta era il Teatro - test. Aristofane.

2514. Una volta un governo si contentava di rovinare il suo solo presente: oggi, coi prestiti manda in malora anche il suo avvenire. - Della Rendita publica, freno alle rivoluzioni… Della Plutocrazia… -

2516. Dei ricchi, che recandosi in villa sol quando tutti loro si recano, può dirsivanno in campagna per ritrovarsi in città”.

2517. Tra tutte le bestie, la mia favorita - dopo la donna - è il cane. Concedo che il gatto possiede un nobilissimo sentimento di cui il cane difetta, “l'amore alla indipendenza”, ma se si lodano le virtù si odiano i virtuosi, massime in questo caso in cui si tratta di una virtù che offende noi altri padroni. Taccio i moltissimi fatti nei quali apparì luminosa la intelligenza dei cani. Chi non ne vide o ne udì qualcheduno?… Fra tutti i cani del mondo, peraltro, ho una preferenza pel tuo, o xxx, poichè fu attraverso di esso ch'io colsi il primo tuo bacio.

2520. 1870 - Questi in Italia son tempi di somma ignoranza, in cui si disconosce Rossini, disconoscendo naturalmente anche Manzoni e Rovani. Prevedo tra un mezzo secolo la necessità che sorga, per questi 3 nostri grandi contemporanei, uno scopritore e un rivendicatore, come più volte abbisognarono a Dante. Oggidì il rivoluzionario Manzoni lo chiamano reazionario!

2521. Sulla smania dei subiti lucri, del molto guadagno con nessuna fatica, che ha invaso dopo il 66 l'Italia. La Bancomania, l'affarismo, il tripotage - il patatrac - Chi gira la sera per le vie affollate di qualche grande centro d'affari, come Roma o Milano, e raccoglie i frammenti delle conversazioni, ode: quanti ne ha?… mi ha dato 20 napoleoni -… ci ho guadagnato 30 scudi… La prima emissioneVentimila lire… L'aggio, due lire al pezzo… - è un'operazione sicura… le azioni danno su… due milioni… ecc. E intanto le povere arti piangono solitarie e sprezzate! e intanto squalent arva! (P.O.)

2522. Italia 1870. Tempi di recrudescenza governativa. La tutela della P.S. affidata ai bricconi. Il mostruoso connubio fra Chiesa e Stato. I regolamenti, perpetua offesa alle leggi, etc. etc., l'usura.

2523. Lo stile di Guerrazzi rimbomba come rimbombano tutte le cose vuote. - Qualunque ignorante, letto un libro, dice “è scritto bene o male”. E il perché non sa. Che sia scrivere bene e male.

2524. Gli autori latini (parmi) parlando dei loro compatrioti usano dire figli di Romolo o figli di Remo, a seconda che le azioni cui alludono sono gloriose o vergognose. Es. del primo caso, ce ne sono a mille - La Romulea turba etc. Del secondo, tra i molti, cito i seguentiParthum - Reddat signa Remi” (Properzio) - Illa Lesbia, quam Catullus unam - Plusquam se atque suos amavit omnes - nunc in quadriviis et angiportis - glubit magnanimos Remi nepotes (?) - Turba Remi - sequitur fortunam ut semper et odit - damnatos (Giovenale) - non sanguine cretus - Turmali trabeaque Remi (Stazio, Silvarum V. v. 17-18).

2525. La coscienza va educata. La coscienza, come la fanno i poeti, è uno spauracchio da passeri.

2526. Frammento dell'“Ave Mariaracconto distrutto (sc[ritto] nel 67). Dove, dipinta dal mestissimo lume, si lasciò andare ad uno di quelli smarrimenti improduttivi di cerebro che smidollano anch'essi e fanno la strada alla pazzia e alla tisi. Chè, meditando l'ingiuria dello spregiato amore, le ricomparve nella pupilla del sentimento la figura di Giulio e lo schietto suo volgere d'occhi, schiettoimmeritatamente; e pensò che ella avrebbe amato quel Giulio, tanto, che ei non avrebbe potuto perdonarsi di amarla, fosse pur stato l'amore di lui solo il riflesso del suo. come ella nessuna: neppure colei che gliel'avea rapito. E quì Maria si pose a riandare le fattezze rivali, paragonandosele ansiosa. Ma raggricciò. Ricordava lo specchio. Imaginò di non esser più degna se non dell'ultimo talamo, sul che le venne un desiderio di morte acutissimo… E già si vedeva sul letto, candidamente vestita e inghirlandata di fiori, bianca come la cera, ma suggellate in sempiterno le labbra dal bacio materno; poi si vedeva entrando nella casa di Dio, ma su quattro spalle; e, seguendo con una cupa soddisfazione le particolarità del suo funere, leggeva sui limini sacri che “immacolata dal mondano rumore” ella “era salita all'armonia dei cieli”; scorreva leggera la palma sui bianchi velluti aspri di aurei segni e sulle trigemini file delle capocchie dorate; palmeggiava, contava i ponderosi fiocchi e le saltellanti ghianduzze; vedevasi infine, uscendo, avvizzire con la cera ferale le rose di un convoglio di nozze che sulla soglia attendeva… E quì, accesa, Maria risolvette morire. Balzò dalla sedia. Avea perduto anche l'amor di stessa, l'unico che le restasse… e protendendosi dalla finestra… - Ma la rattenne una strappata di veste - Si volse con un sussulto: era Pelo d'Argento - Pelo d'Argento che le diceva cogli arguti suoi occhic'è uno ancora che t'ama” - Quest'Ave Maria era la storia di una muta, che riaveva poi la parola per salvare l'amato (storia consimile a quella del figlio di quel re asiatico (Mitridate?) che ricupera la voce per dire al soldato che stava inscentemente per uccidergli il padre “non toccarlo; è il re”). Ave Maria fu scritta, essendo io ancor fresco dalle letture latine, e però riusciva un musaico di frasi rubacchiate, di cui nessuna attagliavasi al tema. Sempre scarpa grande a piè piccolo. - Altro frammento, è questo: “E venne un giorno, nel quale Maria, accorrendo a Giulio che entrava, parve più bella che mai. L'inverno facevasi primavera - “O viva rosa!” - esclamò il giovanotto, tendendole ambedue le mani - Maria udì il complimento con gli occhi, capì, sorrise. Ma impallidita ad un tratto, sciolse le sue dalle mani di lui e andò a staccare una rosa da un bicchiere di aqua. Poi gliela offrì - E Giulio, accettandola riconoscente, la odorò - Era carta - Maria, con un singulto indicossi; e ruppe in uno scoppio di pianto” -.

2527. Progetto di un libro, dal titoloGoccie d'inchiostro” in cui il Dossi raccoglierebbe tutte le sue briciole letterarie, avanzategli dai grossi pasti delle opere. Molte di queste briciole si trovano già sparse e nelle sue lettere, e nell'Alberto Pisani ecc. e nella Palestra Letteraria ecc. come p. es. i bozzetti, intitolati Istinto - balocchi - La casetta di Gigio - Giudizi della giornata - La fede - Un cas de conscience - Charitas - La corba - Le caramelle - Una fanciulla che muore - Una visita al papa etc. etc. - Tra i bozzetti potrebbe figurare anche uno dal titolo “I giochi”. ‹“I Giochi” potrebbero stare anche nel L. VI. R.U.› Eccone la traccia. - “Sei già un ometto. Smetti di giocare che è ora” - così certi bravuomini di babbi dicono ai loro figlioli quando hanno infilato la prima volta le brache. Ma che dicono proprio, non sanno. - Anzitutto, che intendono mai per giocare? Rispondonogiocare è un fare cosa non utile” - “E per utile? Chè, se utile è ciò che soddisfa a un bisogno, anche il giocare è un bisogno, il massimo anzi ai bambini; ma se diciamo bisogno soltanto il mangiare ed il bere, o quante inutili cose! O quante son giochi. - E in verità chi proprio gioca (che i nostri figli non ci odano!) siamo noi - noi i majuscoli bimbi - Che fanno tutte quelle genti, vestite dentro e fuori a un sol modo, ubbidienti a un tamburo; il cui mestiere è l'omicidio etc.? avec tutte quelle cose lucenti etc. etc.? Giocano - E quegli altri che vanno a dormire su quelle belle poltrone celesti affine di completare il numero di que' etc. che credono dirigere gli avvenimenti che camminano per proprio conto, attorno a un balocco che costa 17 milioni all'anno, che fanno? giocano - E quegli altri ancora, abbigliati di carta d'oro che fanno il mestiere di adorare un Dio creato da loro a loro imagine e somiglianza, che fanno con tutte quelle genuflessioni etc.? giocano - e quelli nelle academie che discutono in lingua italiana, se la lingua italiana esista; oppure ‹a pesar le parole› etc. che fanno? giocano - E giochi noi grandi uomini (grandi s'intende per la cresciuta) ne abbiamo a bizzeffe - titoli, decorazioni, mistico vaniloquio, cerimoniali etc. etc. Lasciamo dunque che i nostri bambini si trastullino il più lungo tempo possibile coi loro pezzetti di legno etc. Que' giochi non costano che pochi soldi - i nostri costano oro, sangue, lagrime - Tra i giochi, le reliquie, i santi, le processioni, i sistemi filosofici (encicli e recicli), la framassoneria - Illi a puero magnitudine formaque corporum tantum differunt, quia serio ludunt. - I vecchi = due volte bimbi. - I nostri orribili giochi.

2528. Tutto è relativo. I dispiaceri dei bimbi equivalgono ai nostri. A loro la rottura della gamba di un cagnolino di legno, forse lo stesso dolore che darebbe a noi la morte di un figlio. - Così i mali imaginari, non sono più meno dolorosi dei veri.

2529. (R.U. L. VII. Parte officiale). Desc. di un ballo a Corte. Le carrozze che vi arrivano. Livree fuori e Livree dentro. -

2530. (R.U. L. VIII. Scuole). La gente erudita. V. la gente dotta Sat. d'Angiolo d'Elci, e il de ciarlataneria eruditorum. - La gente che non sa mai abbastanza… - improba cupidigia di scienza… - di quel romanzo comico che è la storia della filosofia - i cimiteri dei libri = biblioteche - Sul modo di ragionare, citare quel prete che diceva “la concezione del feto di una donna senza intervento del maschio, è facilissima a spiegare. Verbigrazia, abbiamo la Madonna”.

2531. (R U. L. IV. Alla bassa) L'Italia, paese agricolo, regala alla più meritevole classe del suo popolo, cioè ai contadini i bei epiteti di picch - Liri - Pisis - sàgher - stobbiroeu - painard - gonzo - martore - gatto frugato - tanghero, riservando il titolo di Svelton e dritton ai pancacciai delle anticamere dei grandi della città. V. anche sul villano, i versiRogatus negat - pulsatus, rogat - pugnis concisus, adorat”. - etc.

2532. Bacone dice che, quattro sono i doveri d'ogni Uomo - cioè piantare un albero - fabricare una casa - scrivere un libro - e generare un altr'uomo - Perelli ne aggiunge un quinto “far debitiosservando però di non pagarli, per non distruggere l'opera propria.

2533. (R.U. L. VIII. Scuole) Educazione in genere. Socrate osserva che il piantare le piante è uguale per tutte: l'allevarle, diverso. Se per le piante, quanto più per gli uomini! - Per arrivare a comparire col mondo un uomo d'ingegno, per arrivare al punto dove incomincia davvero la nostra vita, guarda quanto spreco di tempo! Cinque anni col bavaglino sotto il mento, 4 a leggere l'alfabeto, e i numeri, , per imparare a scrivere il proprio nome, 7 lunghissimi anni a declinare in greco e in latino, 4 per conoscere il gergo delle tesi di filosofia - (Sterne?) - Chi dice “in Italia l'insegnamento è libero”, senza aggiungere altro, erra. La legge dice “l'insegnamento è libero nei soli centri universitari”. Per il che la libertà d'insegnamento, da noi, è una pura ipocrisia. Fuori dalla cappa magna delle Università nessuno ha d[iritt]o d'imparare a suo modo. Nei soli centri universitari, che sono sempre in piccole città, si permettono i professori privati. Domando io, chi se ne ha da servire? chi mai ha da pagare per avere una istruzione che può avere parimenti, anzi meglio, a gratis? - Del modo di passare gli esami. Regola generale, ogni uomo vuol essere adulato. Un professore non udrà mai nessuno più volontieri di medesimo: quindi guai a chi, in un esame, fa pompa delle proprie teorie o di quelle che vengono da altre cattedre! Inoltre, giovano assai certe piccole attenzioni, fatte ai costumi, alle velleità, ai pregiudizi dell'esaminatore. Per es. all'esame di Barinetti dell'Università di Pavia, lo studente che desiderava avere bei punti, dovea recarsi, abbigliato di nero, coi guanti e l'aria severa; a quello invece di Lazzarini della stessa Università, profess. republicano, bisognava presentarsi con mantellaccio, cappellaccio, cera spavalda, colle mani sguantate e possibilmente sudicie. Così all'esame di Vidari di D[iritt]o Commerciale, serviva assai il tener fra le mani quel fascicolo dell'Archivio Giuridico in cui Vidari avea stampato un articolo - all'Esame di Nova, il candidato dovea mostrarsi entusiasta dell'olio di Merluzzo (di cui Nova si ungeva quotidianamente) - all'esame di Buccellati, entusiasta dell'ordine giuridico etc. etc. - Come oggi, ci sono professori troppo severi agli esami, una volta c'erano troppo clementi. P. es. domandava l'esaminatore “Di che colore è il tale metallo?” - e il candidato - concolore - “nero” - ma il P.nero, no veramente. Dica più giusto che lo sa” - C. grigio” - P. “no, grigio, non direi. Si raccolga. Son certo che Ella lo sa. Dica” - C.bianco” - P. “Ah, bravissimo, bianco” - e così di seguito - finchè questo professore, il quale parlava mezzo latino, dicevaSatis”. E il candidato, pigliando il satis per un altro mineralemetalloide, incoloro, inodoro etc. etc.” - Agli esami di laurea, tutti copiano da schede già scritte. Uno studente peraltro fu tanto sbadato da copiare una scheda non corrispondente al datogli tema. Accortosi di ciò - dopo che il suo lavoro era già stato suggellato - nell'intervallo di tempo tra l'esame scritto e l'orale, studiò a memoria la giusta, e siccome chi legge a forte il proprio lavoro è il solo candidato sostituì, leggendo, la scheda corrispondente - I culoni (sgobbon). Tale Frugoni, studente a Pavia, ebbe tanta asinaggine da studiare a memoria i 150 grossi fascicoli del d[iritt]o Civile, dicendo il testo, l'anno e il giorno d'ogni sentenza ecc. Frugoni diventerà un professore rompiscatole e stolido - che rovinerà una generazione di studenti. - La vanità dei professori, li conduce a lasciare sempre in dimenticanza nelle loro spiegazioni la parte pratica, per battere le vie ideali delle teorie, o della erudizione inutile. Noi studenti a Pavia conoscevamo perfettamente i comizi calati e simili storie, quando non sapevamo ancora la differenza tra proprietà e possesso - Il Prof. Volpi di d[iritt]o Com[merciale] era di una memoria feroce. Egli impiegava la prima settimana delle sue lezioni - due ore al giorno - alla bibliografia della materia, citando, senza ajuto di nota, uno per uno i relativi scrittori, coll'anno della lor nascita e morte, col nome e il numero delle lor opere, anzi col numero delle pagine, e delle edizioni, osservando che la prima edizione s'era fatta in , la seconda in 16° etc. -

2534. (R.U. L. VIII. Scuole) Amati legge all'Istituto una memoria critica sull'Insegnamento. Erano i tempi unnici degli esami. La lettura dovea durare più sedute. Dopo la prima, Brioschi, Cremona, Ascoli e simili spaventa-istruzione, pensano di far tacere l'Amati. Dicono a costui che la memoria è fuori di luogo e gli propongono di ritirarla, ma siccome Amati si impuntiglia, gliela ritirano ex ufficio. Evviva la libertà del Pensiero! evvivano le academie, i cosidetti campi della equanime discussione! - Il quarto d'ora academico nelle Università, che riduce a 3 quarti l'ora delle lezioni. - Dei collegi Ghislieri e Borromeo, dove, per raccomandazione, entrano quasi tutti giovani che non ne hanno bisogno. - Trascrivere un componimentuccio latino, di quelli che si fan nelle scuole (e fuori) tutto mosaico di frasi spostate - e spropositate. -

2535. Qual'è il miglior Codice di Commercio? L'uso. - I Cod. di comm. andrebbero tutti abbruciati. La necessità del credito (che è l'onor commerciale) basta a trattenere i mercanti nell'onestà. -

2536. In verità, non ci sono cause effetti. Ogni causa è effetto di stessa, perchè è effetto d'altra causa causata da un effetto di lei. Basta a comprendere questo imaginare una sfera, ciascun punto esterno della quale, può considerarsi come un centro della superficie. - È una idea già esposta da Kapila, Enesidemo e Hume. Io l'ho avuta da Gorini.

2537. Nei sobborghi di Milano, sono casoni di operai, subaffittate. Il sublocatore va lui stesso ogni sabato a raccogliere i fitti, quì due lire, cinquanta centesimi, 60. Cento stanze, cento famiglie: ogni stanza contiene 5 o 6 persone. La più parte delle donne le ho viste a lavorare in guanti, 1 lira e mezza per 14 ore di lavoro. Quando il lattaro viene in corte, un grido, e tutte discendono. I bimbi sono bianchi rossi, ed allegri - molti, bellissimi. -

2538. A Lodi, di dell'Adda, alla testa del vecchio ponte scomparso, era una Torre esagona, mezzo ruinata. Il Municipio voleva abbatterla, per aprire una piazzetta. Si oppose la commissione archeologica. Ne avvenne una lite. Si appellò al governo. E il governo nominò una sua propria commissione perchè vedesse e riferisse. - La quale comm. per non essere influenzata da nessuno dei due partiti, arrivò un bel incognita a Lodi, e si recò di dell'Adda per visitare da sola la torre in quistione. Girò dalla mattina alla sera - e arrivò... a non trovarla. Dal che risulta la importanza dell'archeologico monumento!

2539. (R.U. Zuppatori) (Del Zio, deputato, parlando a me, dopo una gran tirata sulli encicli e recicli etc. etc.)... e io ho letto in proposito centinaja di volumi... e io so gl'intimi interessi di Dante, del gran padre Allighieri, più che non li sapesse lui stesso, e io so che alla calata di Arrigo sorsero quarantatre rivoluzioni... Questo lei non lo può sapere perchè è troppo giovane... - Saranno state 44 - dico io - No, no - continua Del Zio, furono proprio 43, e quì una fila di nomi. E in tutto ciò mai una idea luminosa e fresca cioè sua; sempre un'olla putrida di sistemi cusiniani, vichiani, so io! sempre la scuola! sempre il chiuso, mai l'aria aperta!

2540. “Le piccolezze degli uomini grandi” sarebbe un curiosissimo tema. La preparazione dell'Epistolario. Cicerone e Walpole... Un letterato ricopiava dalla bella le sue lettere (già a loro volta copiate dalla prima minuta) in una brutta, che conservava nel suo cassettino. Nella bella poi facea artificiali cancellature per dar a intendere di averla scritta currenti calamo - Altro letterato componeva i versi da improvvisare etc.

2541. A proposito dell'istinto del sesso, si osserva, che tra i fanciulli, i maschietti amano più la mammina e le bimbe il papà - sempre, beninteso, a parità di circostanze nell'amore dei due parenti verso i figli. - Quand'io era bimbo e mi si diceva che, a prendere gli uccellini, bastava di mettere loro un grano di sale sulla coda, andavo sempre attorno colle tascuccie zeppe di sale - I bimbi hanno i loro propri misteri, più impenetrabili di quelli della Trinità: uno per es. almeno per me consisteva nelle due lancette dell'orologio. Non fu che tardissimo che appresi a contare le ore - un altro i rapporti di moto fra il sole e la terra ecc. - Hanno poi le loro peculiari superstizioni. La mia era che dei cibi animali, le gambe p. es. erano destinate ad alimentare ed ingrassare le gambe, le ali le braccia ecc.; quindi, volendo procurarmi i polpacci grossi, mangiavo sempre i tamborelli del pollo. E sì che non sapevo ancor nulla della filosofica pazzia dell'omiomeria. -

2542. (R.U. L. VII. Parte officiale) Deputati ecc. I romani chiamano il palazzo di Monte Citorio che è il parlamento (Cytorio in jugo - loquebat semper, di Catullo?) il palazzo dei Pupazzi -: il resto d'Italia, lo chiama, Monte Ciborio - Per far riuscire alla deputazione candidati governativi a Lecce si spaventavano gli elettori, per es., facendo lor dire dai presidi dei Licei “se non votate pel tale, fate conto che vostro figlio ripete l'anno ecc.” - Ordine giudiziario. I malpagati pretori che per vivere debbono o prostituire la moglie e le figlie, o vendere la giustizia. I Cancellieri a 700 e 900 lire all'anno. Il Canc. Lo Presto, con moglie e figli, morto di fame - Indecorosità del cancelliere. È un botteghino. La ciotola del rame. - Degli uscieri che strapazzano gli avvocati (V. L. XI. R.U. Portinai).

2543. Nel bozzetto sui preti, cit. la loro odierna timidezza, e il loro gusto nel sentirsi a trattare come l'altra gente, mentre una volta esigevano di esser trattati diversamente.

2544. I Vani. Perchè il tal giovanotto tiene la mano sguantata o sbottonata la giubba, mentre fa freddo? Perchè possiede un anello o una catena di pregio - Perchè il tal altro ha corte le maniche? Perchè si vedano i bottoni della camicia con su la corona. - La vanità fa impegnare l'orologio per comperarsi la catena. - Nel bel mondo si usano fare inviti nella speranza anzi nella certezza che altri non li accetti; inviti, i quali, chi non li accetta, deve accettarli, si offenderebbe se non gli venissero fatti. -

2545. Il medico deve parere molto da più di quanto è: quindi il gergo. La pomposa frase virgilianalignos ferro inspicat acuto” (?) non significa in fondo che far zolfanelli... Il mondo s'è sempre lasciato condurre pel naso dai nomi. Tutti possono dire mal di capo: il medico dovrà dirlo emicrania. Una emicrania sembrerà sempre qualchecosa più grave di un “mezzo dolore di capo”. -

2546. (Car[atteri] R.U.) G. B. Savon - visse sempre facendo lo stoccatore. Per un caffè e latte portava a casa in ispalla i mecenati. Una notte ne portò 19. Improvvisava versi a rime obbligate ecc. Quando vedeva qualcuno sp. se giovane sedersi a un tavolino del Martini, gli si sedeva presso, dicendo “no avreste qualche... cosetta per il vecchio patriota Savon?” - Il suo patriotismo consisteva in ciò, che a Roma, durante l'assedio egli avea, secondo lui, spento la più parte delle bombe francesi, pisciandovi sopra. Un gli avventori del caffè, fecero una colletta in suo favore e gli comprarono un soprabito de' più lunghi: ma il dopo egli ricomparve col soprabito tagliato. Perchè? gli si chiese - Rispose: jeri el s'ha tuto infangà e mi che so un omo pulito gh'ho tagià via el sporco - Altro scroccone di pranzi ecc. era il conte Pompeo Belgiojoso, benchè molto ricco - Egli fu amico di Giulay, per amore del cuoco. A Merate, nella sua casa, avea fatto acconciare una sala della Torre a sala da pranzo; e però la torre, siccome non vi si mangiava mai, era chiamata dagli altri scrocconi “la torre del Conte Ugolino”. Il conte Pompeo concedeva peraltro liberalmente la sua casa agli amici e ai parenti che vi volevano fare vacanza, ma non mancava di allogarvisi insieme, stoccando loro dei pranzi, tanto, diceva, per tener loro compagnia.

2547. C. è un misto di vanità, e di pazzia non senza però una stilla d'ingegno. E questo per la sua continua confessione di essere un asino, uno sciocco ecc. quantunque fatta più per scoscenza che coscienza. per certe sue botte-risposte, tanto quanto saporite. P. es. diceva, mi piacerebbe di saper sonare il cembalo, per sedermi vicino a una bella signora che suonasse con me, e schiacciarle i piedi. - Al che la S.ra T., gusto triviale! - E C.: triviale per chi tiene calli - Così alla domanda “s'egli piacesse a sua madre” “Per forza - rispose - non ha altri che me: o mangiare sta minestra o saltar sta finestra” - Parlando poi di Ponson du Terrail, osservava ch'egli ci tiene sempre in un bosco, donde, una volta che ci si è, non si esce più - C. è anche assai fanfarone, e forse è vile. Non lascia occasione per far sapere ch'egli possiede bei mobili, bei vestiti ecc. ecc. Dirà p. es., Domani voglio uccidermi, ho già in pronto la pistola... una bella pistoletta di 70 lire, lavorata in avorio etc. etc. oppure, ho preso un cucchiajo d'argento della tal cosa, o una scodella di porcellana della talaltra. ‹È Conturbia, anzi fu, perché morì, giovanissimo, da valoroso, combattendo nel 1877 credo, cogli insorti greci contro i Turchi

2548. B. ha un cuoco, dilettante pittore. Egli ha dipinto un quadro che rappresenta la sua vecchia padrona seduta in una poltrona con lui stesso che le porta il caffè: ha dipinto anche un S. Giovanni Battista, con scritto sotto “Luigi Sala detto il Coghetto fece. Sua terza maniera”. B. dice, ch'egli dipinge male all'olio, ma cucina assai bene al burro.

2549. P. Non cattivo, buono - per indolenza. Incommovibile. Non bada che alla sua pelle. C'è una dimostrazione? resta in casa. - Se mi danno da mangiare - dice un povero affamato entrando nel caffè dove P. siedeva - lascio quì i calzoni. - Bella! esclama P. e io credeva che i calzoni si lasciassero giù soltanto per cacare! - Si parlava di sezioni cadavericheDio! tasii - esclama P. - fee andà via la famm” - e volgendosi con flemma al cameriere - “Togn, damm, on altra michetta” - Crepasse suo figlio, è ben crepato, se gli modo d'incastrarci un calembourg. - P. non [] mai nulla a nessuna sottoscrizione, dicendo sempre che ha dato e che la sua offerta si trova sotto qualcuna di quelle modeste N. N. che non mancano in nessuna colletta.

2550. B. forzato dalla madre ad accettare un posto di notajo con obbligo di residenza a Lodi, scrisse sulla porta della scelta casa un “Notajo Bertrand” con una mano indicatrice, verso un cortile, dove si ripeteva e il nome e l'indicazione verso di un altro, finchè d'insegna in insegna gli avventori eran condotti fuori da un'altra porta in un'altra via... e Amen.

2551. Un falegname a Lodi avea speso tutto il suo ingegno e i suoi risparmi a fabbricare una carrozza su un nuovo sistema. Fabricatala, trovò che la carrozza non avrebbe potuto passare per nessuna porta. Tanto se ne accorò, che morì (racc[ontata]mi da Gorini).

2552. (G.F. 2340) La scarpa dei re magi. - Spiritosità tradizionali; nell'ultimo dell'anno, la gente si saluta con un arrivederci l'anno venturo - all'apparire di un piatto di lenti “eh io non venderei la primogenitura” ecc.

2553. (R.U. Bimbi) Mangia la minestra e ti farai grande. - Dei bimbi che dopo pranzo giravano a far il bacio agli ospiti, domandando loro, se avevano pranzato bene. E spesso accadeva, dopo un cattivissimo pranzo, di doverne fare gli elogi. -

2554. (L. x. R.U.) Degni di studio i diversi quartieri di Milano e le diverse classi - ciascuna delle quali rado s'avventura nelle vie delle altre, e avventurandovisi vi si trova spaesata. Tra loro si riconoscono subito. Sono come le tribù di cani a Costantinopoli, che stanno ciascuna dentro i confini, che s'hanno posti fra loro.

2555. L'organetto - la placca di mendicità - anzi è la mendicità unita all'ipocrisia. Pregiudica all'altrui libertà come il grido di chi gira vendendo roba per le contrade. In una città bene ordinata si dovrebbe serbare alla gente studiosa almeno la mattina... È lavoro forse il far girare il manico di un organetto? - Eppure, perchè i poveri hanno ad esser privati dalle consolazioni dell'armonia? e se gli organetti sussistono non è ciò per voto del popolo che li mantiene col necessario soldo?... Meglio dunque varrebbe, che non l'abolirli, accordarli. Un maestro di musica dovrebbe essere deputato a ciò, col diritto insieme di escludere tutte le sonate artisticamente immorali.

2556. (R.U. pel Bel mondo - Paragone tra la nuova e l'antica stampa). La famiglia Ciani, robustissima. Il barone stette 3 giorni e 3 notti a cavallo senza mangiare ecc. - Faceva nudo alla scherma. Traversava a nuoto il lago di Como, dov'era più largo ecc. In morte, entrò un prete da lui. Il barone chiede: sei qui prete? per confessarmi forse?... ebbene fai pure! (e agli astanti che volevano ritirarsi) state qui, non mi fate caldo freddo. Prete! io non tolsi mai dal mondo nessuno ma cercai di mettercene più che ho potuto. Questa è la mia confessione. Fila! -

2557. I birichini di Milano - vanno scomparendo come le madamine. Loro influenza nei tumulti e nelle rivoluzioni. Loro canzoni politiche (per il 2240), le terribili contro gli Austriaci, sp. cit. il “semper sempr' insemma ai vacch - seller e carotol - fuga de scovin” - Ora, il birichino ha perduto il carattere politico: si accontenta, tutt'al più, di studiare il fischio dei cocchieri delle varie case signorili, per farsi aprire il portone dagli ingannati portieri, e poi darla a gambe - Birichini e Croati - Le birichinate fatte ai Croati - dinanzi ai quali allineati - sodi e duri - si mettevano dei ragazzotti e sbadigliavano sbadigliavano finchè tutta la fila dei soldati dovea pur sbadigliare. Altri poi, quando il battaglione pigliava le mosse, ci camminavano insieme di pari passo, e insistendo colla punta delle loro scarpe sui tacchi dell'antecedente Croato, cercavano di cavargli le calzature. - Il vero birichino era essenzialmente onesto e fidegh san. Oggi, è sostituito dal barabba, che puzza di correzionale - e di vigliaccheria.

2558. (V.2240) Degli Intercalari. Es. d'incanto e maraviglia - eccetera eccetera - o che so io - disi - tìppete, tàppete, tùppete - l'è andada e l'è vegnuda -

2559. Temi. Una fanciulla, innamoratasi di un giovane, è sul morirne. I parenti di lei, vogliono sforzare il giovane a sposarla - Il giovane, innamorato d'altra, rifiuta - Ma la sua amante, saputa la cosa, unisce i generosi suoi sforzi a quelli dei parenti della fanciulla morente. La quale, per riconoscenza, diviene amicissima della generosa. Conclusione. Il giovane vive con tutte e due - e vive in perfettissima armonia. - Tale s'innamora fieramente di una, che non gli corrisponde. Disperato, egli cerca dimenticarla, e dopo indicibili sforzi, ci riesce, mercè un'altra. Ma allora, quasi a vendicarsi, Amore scende in colei che negava, la quale, ricomponendo nella mente la figura del lontano giovane, a poco a poco se ne innamora perdutamente. Ma è tardi. - È la sera. Una bellissima faccia di ragazza sta appoggiata alla vetrina di una bottega, guardando verso la strada. Passa un giovane, pien di tristezza e d'amore. I loro occhi s'incontrano: le loro labbra si aguzzano le une verso l'altre - e i due giovani si baciano attraverso il cristallo. Donde un amore - Due fidanzati vanno dal notajo per l'atto nuziale. Si trattava di un matrimonio fatto più tra i parenti che tra gli sposi. Il notajo è un bellissimo giovane. La fidanzata se ne innamora. Rifiuta di sottoscrivere l'atto etc. - Racconto in cui ci siano due figli di madre nobile e di padre plebeo, che trattano d'alto in basso il padre. Umiltà del padre in loro riguardo etc.

2560. Temi. Tradizioni. Tale barone del 1200, morendo lascia una somma perchè la città fornisse alle migliaja di palombi che abitavano sulle sue torri una certa quantità di miglio. La città accetta il legato per riverenza al barone che ne era stato signore e benefattore. Passano i secoli. Il rispetto per i palombi diventa superstizioso. I palombi minacciano quasi di cacciare dalla città i cittadini. Arriva tempo in cui un discendente del barone versa nella più squallida miseria. Chiede alla città che si passi a lui la somma destinata a mantenere i piccioni. Consiglio municipale. Vari oratori pro e contro. Si sentenzia infine che il legato non può annullarsi; tuttavia si il permesso al supplicante di mangiarsi quanti piccioni gli piaccia. - Racconti pe' miei nipotini. Nella Pref. conf[utare] le nuove teorie sulle cose da contarsi ai bimbi, avendo principalmente riguardo ad una delle Pref. di Figuier, credo, alla Terre avant le déluge: dire che la fantasia è la fiamma che accende e tien calda poi la ragione: osservare che fra le bugie della scienza che seccano e le bugie del romanzo che non seccano, sono da preferirsi quest'ultime. Nei raccontini, mettere maghi, streghe ecc. a biseffe. Uno dei racconti può intitolarsi “l'ometto del trifoglio” - e vi si conterà di quell'omino che ballava su'n quattrino, batteva i ceci colle pertiche, andava a caccia delle pulci, grosse, per lui, come pernici: avea per uccellini, le mosche ecc. ecc. - Altra storiella s'intitolerà “il re delle marionettedescrizione dei fantoccini che si rovesciano fuor da un sacco etc.

2561. (R.U. L. x. Martiri Popolari) - Cicca Barlicca... la forca t'impicca - Ehi, sur Lozza, ch'el se strozza! - Sott'a quel cassinott - ghe stà ona veggia stria - che ballà i pigott - El ciall del Piatt - La Bombola - El Bazzer - La mamma di Gatt, etc. Pigliarne informazioni.

2562. (G.F. V. 2340) L'incontro al d'anno. Il prete. Il fornajo. Il soldato. Il rospo. Le pagliucole in croce etc. “Bon ann!” “Te l'auguri de con balia” - Festa della Madonna del Carmine. Tutte le botteghe del quartiere, in lusso. La fontana, del poponajo, tra le roccie, con un pezzo di sughero che balla sul zampillo... Dal salumiere i pesciolini dorati nei vasi di vetro - e il laghetto vero con entro oche di porcellana... - Dal pollajolo - i capponi col becco indorato, le ali dipinte di rosso, e il ventre di verde - In altre botteghe, la gabbia tonda che gira, per opra del merlo che salta continuamente di ballatojo in ballatojo mentre invece par fatta girare da due fantoccini - mori - che stanno attaccati ai due laterali manubri - vestiti a righe bianche e rosse frangiate d'oro; in altre, i fiori di pezza, e gli aranci di lana gialla con entro spilli ecc. ecc. - ‹Spavento necessario alla pelle della galantina per accaponarsi

2563. Il sistema costituzionale ad usum Italiae è tutto ipocrisie. I cittadini, si dice, fanno le leggi... ebbene! due terzi delle disposizioni legali sono date dai regi decreti. Ma non son leggi - si dice - sono decreti. Giuoco di bussolotti.

2564. La facilità di trovare metafore nuove, è grande prova, nei bimbi, d'ingegno. P. es. A mio cugino Fausto (cinquenne) era stata letta alla mattina una poesiuccia francese “La ligne meurtrière” dove si parlava di pesci ecc. coll'annessa morale; e siccome Fausto si trovava ad Andorno e ad Andorno egli si era sempre ammalato, disseAndorno è la mia ligne meurtrière”.

2565. Il gatto potrebbe chiamarsi lo scaldamani delle poverette.

2566. (R.U. L. v. Bel mondo) Le grandi colpe piccole. L'hanno col mio amico Perelli, gli tengono il broncio, lo sfuggono... e perchè? forse per qualche disonestà? No, neanche per sogno. Son pochi i galantuomini, pari suoi. Ma Perelli porta i capelli prolissi, e invece di paletot, mantello!

2567. Palizzi napoletano - dipinse un quadro che rappresenta il deserto. In mezzo due leoni. Il maschio è disteso sulla sabbia, dopo il fiero pasto, di cui gli si veggono intorno gli ossei avanzi - ha gli occhi semichiusi - e par che senta nel sangue formicolargli la libidine: la femmina, gli in giro le sue volte lussuriose e gli lecca le palpebre. Sotto al quadro sta scritto: idillio. -

2568. La Teresa fioraja avea offerto un mazzolino a tale, che nel pagarla con un due lire, chiesele il resto. E la Teresa gli pose in mano uno scudo.

2569. Nelle prigioni di Mantova, alla più sozza canaglia il governo Austriaco mescolava coloro dei nostri fratelli rei di troppo amare la patria. Tutti erano astretti a dormire in comune su una lunghissima tavola, resupini, con un anello alla cintura nel quale gli aguzzini facevan passare una catena di ferro, assicurata ai due capi. Se uno si moveva il moto e lo squillo ferale si propagava per tutti i dormenti. Da uno stanzone all'altro si passava per una specie di gattajuola. Intorno a ogni stanzone girava una ringhiera dalla quale gli aguzzini, in caso di tumulto, facevano fuoco all'ingiù. - Lavoro in comune e silenzio. Il carcere durissimo consisteva poi in una stanzetta piccolissima, nella quale il condannato stava, solo, legato al muro con una catena. Quando si apriva la porta per dare aria a quel bugigattolo, il condannato poteva avvicinarsi alla soglia, fin dove la catena gli concedeva. La porticina dava in un cavedio altissimo. S'avea cura, mentre una porta era aperta di tenere chiuse le altre. - La prigionia [era] inoltre accompagnata da molte crudeltà: fra le altre, l'anniversario del delitto era festeggiato sulle spalle del reo condannato con un dato numero di colpi di bastone. E con tutto ciò gli aguzzini si facevano fare la barba da alcuni dei forzati, già di professione barbieri.

2570. Il mondo ama di esser canzonato. La scala delle canzonature passa per tutte le note. Ci furono anche le dotte - come quella delle leggi dei re di Roma falsificate - e dei canoni pure falsificati. Poco tempo , un astronomo imbrogliò mezza Europa colle descrizioni ch'egli faceva del mondo della Luna, da lui studiato al capo di Bona Speranza mercè l'ajuto di un potentissimo cannocchiale, etc.

2571. Temi. (G.I.) Un bimbo a un povero vecchio accattone un lucidissimo cinque quattrini statogli regalato dal babbo. Il vecchio, ingannato dal suo luciore, lo piglia per un marengo, e corre dietro al bimbo per restituirglielo, credendo di averlo avuto in sbaglio. Dispiacere profondo del bimbo, perchè la moneta è davvero un cinque quattrini - Passo per una via. Un poveretto mi cava il cappello. Io credo ch'ei mi saluti a gratis e gli rendo gentilmente il saluto. Mortificazione del poveretto - Molte buone azioni ci vengono in mente, quando appunto non c'è più tempo di farle. Un povero straccione cade sotto di un omnibus. Non si fa nulla di male. Vien rimbrottato dai passanti, cacciato a spintoni, schernito. Io passo oltre. Strada facendo, penso quanto bene avrei fatto, a lui ed a me, a pagargli un bicchiere di vino, bevendo seco. - Due s'incontrano: credono raffigurarsi e fanno per portarsi la mano al cappello. Conosciuto l'errore, si pigliano, invece dell'ala del cappello, il naso.

2572. Manzoli off. di artiglieria tornava di notte a casa un po' alticcio - cantando a squarciagola. Un carabiniere lo ferma e gli dice “È proibito cantare!” E Manzoli: l'ha bevuu lu? - ? - Sì, lu, ch'el disa; l'ha bevuu? - Perchè? - Perchè, se l'avess bevuu, el cantaria come - Un cacciatore compra strada facendo una lepre: poi si vanta, ad un amico in cui , di averla appena uccisa egli stesso. E l'amico, odorandolabravo! sei arrivato appena in tempo. Un ancora, l'avresti trovata marcita”. - Un sindaco dava un pranzo di gala. C'erano tanti pasticcetti quanti i commensali, fuorchè pel bimbo del sindaco. “E per me?” chiede il bimbo - Non ce n'è più - dice il sindaco - Ah fa nient - risponde il bimbo (siamo a Modena) - li ho tutt lechè. -

2573. (R.U. Bel mondo. L. v. Vecchia e nuova stampa) (V. 2556). La Ciani-Camperio di 83 anni si alzava ogni mattina all'alba, faceva un bagno freddo - poi una passeggiata in Piazza Castello, con in bocca la pipa.

2574. Il barone * detto Cimabue, è celebre in Milano, come eralo già il Gargantini e la signora Balsamo Crivelli, pe' suoi spropositi. Gliene si affibbiano d'ogni sorta. P. es. - Giocando al bigliardo diceva “i coglioni stanno a casa loro, ed io non mi muovo” - In quella stalla faceva un caldo d'inferno. Figuratevi, gli uomini, il letame, le bestie, e di più, i gradi del termometro - Mi fai provare le pene di Dandolo (Tantalo) - Sei sicuro come in bocca al lupo (scur come in bocca al lôff) - Dio fa gli uomini e poi li accoppa (accoppia) - Si discuteva sul modo di aumentare le entrate della città, “subito fatto” egli disse “E come?” gli si chiese. “Oh bella! aprendo nuovi dazi” - Sua figlia, ammalata, si doleva del frastuono delle campane della vicina chiesa. “Non ti confondere” egli disse “farò distendere dinanzi alla casa la paglia” - Erano ammalatissimi i conjugi Soncino. Disse *: può darsi; ma stavolta restano vedovi tutti e due - etc. etc. ‹Malattia igienica, per indigena - giupponcino tra carne e pelle. - consanguineità per strage sanguinosa. - Quanti casi di colera oggi? - Tre - Ah! meglio che niente! - candele isteriche, per steariche - condannato al quadrupede per quadruplo - proposcide per pisside - genere illirico per lirico. - Una buona ménagerie fa la fortuna di una casa. Udita l'uccisione dell'elefante al Jardin des Plantes a Parigi, durante l'assedio, disse: chissà quant'osso di balena ne avranno cavato! - Ha delle calze di seta tanto belle che pajono di filo - È una bella casa; peccato che abbia la servitù degli orbi che vi guardano dentro - pupille per palpebre - eburnei capelli per ebanini - Come? un pesce mangia l'altro? dunque, anche i pesci sono antropofagi? -›

2575. Salotto di campagna. Le pareti dipinte a paesaggi convenzionali... lago con cigno e tempietto... bosco con eremita... fiume con salci piangenti ecc. La volta, a cielo con sei effigiati uccellini. Intorno alle porte, ai vani delle finestre, e al camino, invece di stipiti, pitture di rovine e di roccie. Strana è la figura che fanno i quadri (quasi tutti, litografiaccie colorate) appesi a quelle pareti a paesaggio. Sedie poche, all'empire. Tavolo rotondo in mezzo a tre gambe, tre colonnine cioè coi capitelli di legno dorato: sopra, una tavola di verde-Varallo. Pende dalla volta un lampadario di latta verniciato di rosso e di oro con sotto una lastra di vetro. Lo si direbbe un gioco di bossolotti - Sala-empire. A lesene di stucco giallo, su fondo verdognolo. Gli zoccoli pure di stucco verde-cupo. Dapertutto, dipinti, festoni, grifi, cetre, anfore. Sulle porte bassorilievi dipinti. Mobiglia bianca e oro con stoffa gialla. - Stanza da fittabile. Pareti scrostate con macchie di umidità. Soffitto a travi affumicate da cui pendono, festoni di pomidoro - grappoli d'uva incartati - una cesta piena di penne e una gabbia con uccelli. Sulle pareti trofeo d'armi di caccia, quadri incorniciati di nero con entro fotografie e un orologio a cucolo. Pianoforte, sul quale, una confusione di roba; musica, cavatappi, due lampade a lucilina, una caffettiera e molti gomitoli di spago. Qua e poltrone imbottite da sala, e sedie di lisca. - Cucina d'osteria. Affumicatissima, a grosse travi, con un caminone - Sul caminone un baldacchino di stoffa e sotto una madonna coi lumi a olio accesi. Tutte le pareti, letteralmente coperte di rame lucidissimo, dal più grosso caldajo al minimo padellino. - Casa Galbiati (Il Signor Galbiati è per metà scemo e per metà pazzo). Sul camino di marmo della sala, lapide che ricorda il distacco del barone dal figlio che partiva pel campo - su'na parete, biglietto d'invito ad una festa da ballo del Visconte di Modrone, incorniciato e sotto il vetro - In altra stanza altra lapide, con su scrittoQuì nel 1859 furono medicati tre feriti francesi”. Dapertutto, sotto i portici del cortile, sulle scale, dipinti a imitazione di terracotte, i ritratti di Cialdini, di Garibaldi, del Boggio etc. etc. -

2576. Il gen. cosacco Platoff, entrato in una casa patrizia milanese, trovò in un armadio un barattolo con entro dello spirito di vino e un pezzo di roba. Lo credette una pesca allo spirito, e però da goloso, se lo mangiò tutto con la sua bagna. Sopravenne in quella la vecchia balia di casa. “Madonna Santa!” si pose a gridare spaventata, correndo per tutta la casa - “hanno mangiato il Signor Contino!”

2577. Caratteri umani. De Maestri, prima fabricatore e venditore di caramelle di cedro, poi sonatore di flauto. E ha l'asma. Ama ammirabilmente i suoi genitori. Guadagna venti lire al mese e dice “una è per me (passandosi la mano sul naso) le altre... a casa”. Suo padre fa il mestiere di sbucciare i semi di popone. De Maestri, vive nella sua miseria allegramente. Tiene spiritosità adatte alla di lui professione, p. es. “ho potuto dare sessanta battute d'aspetto al mio sarto” oppure “del tempo largo al mio fornajo”. Mangia dal trattore una minestra sola. Da vent'anni avea in cura una quaglia malata. La quaglia sta ora per morirgli. Sua afflizione. Ne informa ogni giorno gli amici - La signora R. settantenne, sanissima, perchè senza cuore, felicissima, perchè senza memoria. Legge sempre quella pagina. Sono dieci anni che le è morto un amico consigliere; sono dieci anni, che domandaperchè non viene stasera il consigliere?” -

2578. L'anima risiede nel sangue - aìma, quasi anima - sangue - porpurea anima (Virgilio).

2579. Il terzo racconto del volume dal titolo “l'Osteria” potrebbe consistere in ciò che narra un agente di elezioni politiche, un po' alticcio. Si dica che il suo deputato ha speso dalle 5 alle 6 mila lire. Le marche per mangiare a gratis nelle osterie del partito. Certi elettori, a Sanazzaro, ne aveano fin tre, avute dai tre candidati alla deputazione etc. Impudenza del narratore.

2581. Tutti dormono nelle lor professioni.

2582. Desc[rizioni]. Dopo l'inondazione. I fondi presso Po. La malta sino a metà dei gelsi - I gelsi insabbiati, con pezzi di legno, paglia, spighe ecc. tra i rami spogli di frasche. - I filari d'alberelle, curvati dalla corrente del fiume. - Impigliato in un gelso, un morticino. - Casa. Torino ha case da contenere un mondo di gente. Non chiedete ai portinai chi ci stia: non lo san forse neanche i padroni. Di gente ce ne sta d'ogni specie. Il bottegaio a terreno e nei mezzanini: a primo piano il riccone: a secondo il professionista, a terzo l'impiegato, e su su, per due altri fino ad arrivare alle soffitte dove, qualvolta, c'è chi muore di fame. E tutti sono serviti da una scala sola. Brutto è poi di vedere certe lunghe terrazze che girano a ciascun piano intorno al cortile, in fondo alle quali sta il cesso. L'è un andare e venire continuo di pitali. Dal cortile si può vedere la Signora Contessa che apre la porticina del licet... -

2583. Soldati, birri, carnefici - equivalgono ad altrettanti legali... reati. Coi soldati si umilia la dignità umana. Un uomo per essi diventa una macchina. Il giorno in cui i soldati scompariranno, comincerà la civiltà. Per ora, non siamo che sullo scorcio del Medio Evo. Rientrate una volta le nazionalità nei loro letti, anzi diventate tutte una sola nazione, dovranno cessare le dinastie e i soldati, etc. etc.

2584. Il giuramento è una solenne menzogna - venne inventato per meglio ingannarci fra noi. Dell'unica Verità, egli ne fa due mezze, l'una officiale, l'altra di tutti i giorni. - Per gli impiegati poi è una infamia. O mangia sta minestra o salta sta finestra. È un giuramento in cui non c'è libertà di elezione. La vita di un impiegato, che passa per diversi governi, non è che un continuo giurare e spergiurare. Ci sono alcuni che si ricordano di avere giurato per la république, per Napoleone, casa d'Austria, regno d'Italia etc.

2585. fare arma visconta (dell'andar barcollando degli ubriachi per strada) - pesci dal becco gentile (degli agoni, trota etc. a paragone del luccio, dei pesci persici etc.) - pezzato come un bracco - solo come una pulce -

2587. Ove non arriva la pelle di leone, si rappezzi con quella di volpe. (?)

2589. Le leggi non possono essere immobili, in una società, per sua natura, mobilissima. Perchè volere che i morti governino i vivi? perchè mummificare un popolo? Abbiamo dunque l'audacia... di vivere. Accogliamo con gioja, anzi cerchiamo le idee nuove... Chi torrà mai alle vecchie l'originale peccato di essere state nuove?

2590. (R.U. L. II. Dal calamajo di un medico) Consulto medico. Descrizione dei tre dottori, il giovane, il vecchio, e quello di mezza età. I tre dottori, rimasti soli, non dicono una parola dell'ammalato. Rientrati i parenti, danno la sentenza, che è “va benissimo quanto il medico curante fa” - intascano il rispettivo marengo - e sen vanno - Cura idropatica. Le delizie dell'ospedale. Si sceglie per villeggiatura... lo spedale.

2591. Sulla questione del merito e del demerito, come compensato il primo e punito il secondo - si può sviluppare quanto si trova accennato nel racconto “Per me si va tra la perduta gente” a pag. 88. - Ai nostri, la principessa Clotilde di Savoja cambiò solennemente la fodera alla S. Sindone che si conserva in una chiesa di Torino. La principessa stette in ginocchio, su un bel cuscino, a cucirla e a scucirla. Il marchese Gualterio avea l'alto onore d'infilarle l'ago. Altri cortigiani quello di accendere i lumini, e di tenere in mano le torcie. - È una cerimonia che avviene ogni settant'anni.

2592. (R.U. L. v. Bel mondo. Stampa vecchia e nuova) La vecchia Visconti Alari robustissima avea una fragilissima nuora. Si domandavac'è la contessa?” - “Quale?” - ridomandavano i portinaj, “perchè se Lei cerca la giovane, è in sala sdrajata su un canapè; ma se cerca la vecchia, è in giardino a correr dietro alle farfalle” -

2593. Il dovere di procreare è imposto soltanto agli esseri comuni. Scopo dell'umanità è di ascendere a Dio per mezzo degli uomini che possono guidarla alla perfezione. Ora, costoro che sono i cosidetti grandi uomini, sono dispensati dal comune obbligo del generare, essendo essi lo scopo e il frutto di quello, attraverso i secoli.

2594. Vidi nella galleria Pitti, certo Inglese, camminar gravemente, fermandosi ad ogni statua dotata della foglia pudica, che sollevava, guatandoci sotto - sempre seriissimamente.

2595. “Si rovinò a forza di risparmio” si può dire di chi lascia cadersi la casa, per non volere sborsare un quattrino a ripararla; o butta via la biancheria sporca, per non sprecare i denari della lavandaja ecc. ecc.

2596. L'osteria del Lumetta a Milano sull'angolo tra i Fiori oscuri e Brera - era chiamata così dal suo padrone De Magri, il quale fu l'ultimo nella città a portare la lumm (mezza lumm col covin). E in verità il De Magri, avea ben scelto l'insegna - chè i curiosi fioccavano alla di lui osteria. - Tal bevitore, quando, a forza di mezzi si trovava bene bevuto, dicea “sono nella pienezza dei miei mezzi boccaliparodiando, i mezzi vocali dei cantanti - Tre, gli stadii dell'ubbriachezza, “cirla” (allegrioccia) - “virla” (barcollina) - “patarlaca” (imbriacatura completa)... - quando i bevitori cominciano a cercarsi le gambe... quando il soffitto cammina e si raddoppiano i lumi etc... -

2597. Perchè, in generale, si sfugge la solitudine? Perchè pochi si trovano in buona compagnia seco.

2598. (R.U. L. v. Bel mondo) Tra i miserabili, porre il carattere del Bue d'oro e di *.

2599. (R.U. L. v. Gli amici) I cosidetti amici sono i primi a sapere e perciò a propalare le nostre vergogne; i primi a farci sapere che nostra moglie ci tradisce, o che il credito nostro è compromesso. Figuratevi se han da lasciarsi sfuggire simili belle occasioni! - Sono gli amici che ci vuotan la borsa e ci empion la moglie: che sollevan contro di noi la servitù nostra etc.

2601. (L. VI. Bimbi) Conf[ronto] fra le subite amicizie da tu dei bimbi, e degli studenti: le prime di cuore, l'altre artificiali. Le terribili ingenuità dei bimbi e i più terribili perchè.

2602. Dimandato a un bimbo, il quale stava col temperino del babbo spellando una mela “che fai!” mi risposetempero un pomo” -

2603. Perchè non abbiamo in Italia un ministero per le Belle Arti come in Francia? Ogni paese deve aver cura principalmente de' suoi principali prodotti... e i nostri a parer mio sono - grano, vino, e opere d'arte -

2604. (G.F.) - Giorno di un funerale, giorno di festa per le poverette della chiesa, e per quelle del cimitero. Descrizione di un gruppo di accattone, che ricorda le streghe del Macbeth. Lite tra loro. Il becchino si frappone. Parlano del padrone del morto... Una di esse possiede un fondo di 60.000 lire. Altra, guadagna, accattando, dalle 5 alle 7 lire per giorno. - Muojono di fame col paglione imbottito di marenghini. - Desc[rizione] dell'Osteria del Biscionscell (1750-1800) a Milano luogo di convegno di tutti gli accattoni. E si vedeva lo storpio riavere l'uso delle proprie gambe e ballare la monfrina con chi poco prima facea la morta di fame sulla via. Le stampelle diventavano arme da offesa; le mani rinascevano sui moncherini etc. etc.

2605. Due ragazzi attaccano lite. Uno dice all'altro “brutt macaco” e questi: mei macaco che lader! - e giù botte. Purtroppo, la bruttezza morale ci fa meno orrore della fisica - E spesso l'ilarità precede la compassione. Quand'io veggo il gobbo barbiere di Argegno, che pare un ragazzo settenne, mentre è già uomo, non posso rattenere un risolino... Non è che poi, a forza di raziocinio, che la pietà mi ritorna.

2606. Ad un pievano era stata furata un'oca. Fece una predica sul temaTeremotus venit per Loca” - Delle spiritosità dei preti: stantie, come la classe loro, sudicie come i loro abiti. V. le rime di un Lombardo (credo, prete Grossi).

2607. Tale, vedendo le magnifiche vetrine del giojelliere Bellezza nuovamente aperte sul corso di Roma, esclamò con dolore “quanti peccati!”

2608. In ambitiosa paupertate vivimus omnes - (Tale diceva “io abito sopra il piano”, per non dire “al ”) -

2609. Tale, narrando fatterelli scandalosi diceva sempre il cognome del protagonista, osservando che è proibito di dire il nome del peccatore, ma non il cognome -

2610. Magnifici son gli argomenti di Seneca e compagnia sulla fortezza, temperanza, equanimità ecc. ecc. Tutto sta a ricordarsene all'atto pratico - Dopo una mia lunga orazione sulla vita del vero filosofo, dicendo io “e quando potrò giungere alla perfezione”... mamma interruppe “oh allora come sarai nojoso!” “Purtroppoaggiunsi io “ci vuole un lunghissimo tempo!” “Respiro!” fece mia mamma. - Tale scienziato, studiando indefessamente il modo di ben ragionare visse e morì nel solitario suo studio -

2611. (R.U. L. VII. Parte uff.) Negli impiegati. “Sono prigionieri. Abbia pure una gabbia, le sbarre d'oro - è sempre una gabbia”. - nei giornalisti, citare Bonghi che inorgoglisce perchè la sua Perseveranza si adopra perfino nei cessi di Jokoama e Pekino. -

2613. Le adulazioni coi ricchi e le provocazioni all'adulazione da parte dei ricchi. Chi è il più ricco della Camera? domanda lo stramilionario deputato Antona con un'aria d'ingenuità... “Eh eh un nostro amico!” comincia il coro degli adulatori, per bocca p. es. del dep. Morelli, e così via, finchè un altro dep., per es. il Del Zio, intuona “Pochi sono gli Antona... anzi, d'Antona ce n'è uno solo” ecc. ‹(Per fortuna!)›

2614. (L. II R.U.) A Napoli fui a trovare il Dott.re Cantani, che aveo conosciuto a Milano ma il Dott. re fece le viste di non ravvisarmi, e volgendo la visita mia in una visita sua me la fece pagare. - Due scene a riscontro: una del medico di campagna coi signori della città: l'altra del medico di città coi signori di campagna: quindi dialogo tra un medico di città e uno di campagna, descrivendo il fare tra il riverente e il sospettoso di quest'ultimo; e il fare fanfarone e sprezzante del primo.

2615. (R.U. L. XII. Indifferenti) Dei tiepidi, degli incolori - Legge di Solone contro coloro che, nelle fazioni popolari, non parteggiavano. - ... Che Dio vi dia dell'entusiasmo! ‑ (R U. L. XII) Nelle lievi pazzie cit. il Tito Livio Cianchettini - Nei malcontenti (spostati ecc.) Tutti -

2616. (R.U. L. X. Martiri popolari) Nelle cattiverie a gratis cit. i trovatelli, cui s'impongono i più bizzarri e ridicoli nomi - e i più obbrobiosi, come Colombo - Zanata (già nata), Esposito etc. etc.

2617. ...sobri, non per filosofia, ma per anemia... - (quell'uomo) smarrito una volta il buon senso, non lo trovò più... - ...e russò tanto che dal suo stesso russare finì per destarsi...

2618. C. nuovo arricchito venti centesimi a un povero diavolo che gli serve da giardiniere, oltre una ciotola di minestra, e per casa il casotto del cane bracco - a condizione però di cederlo ancora al cane, quando questo ritorna dalla campagna.

2620. S'incontra volenterosi il male in vista di un bene maggiore. La gloria fa parer bella la morte, per cui la si aquista.

2621. (G.F. V.340) Cit. nella Santa Croce, chi grida, vendendo librettivita morte e miracoli del Santo Chiodo”. - Cit. nelle reliquie il latte della Madonna - il sudore di S. Michele quando combatteva il dragone - una Costa del Verbum caro - un dito dello Spirito Santo - alcuni raggi della Stella Cometa dei tre Re magi - un'ampolletta col suono delle campane del tempio di Salomone - Un aborto di M. V. (cioè un piccione nello spirito) etc.

2622. Saggio d'iscrizioni sulle muraglie dei santuari. A Oropa ho letto: “Alfine ti riveggo - o gran Santo e una grazia ti chieggo - Già da gran tempo a te volsi mie preci - Che fai? sordo forse tu sei? - alla mia pace alli desiri miei? - Non farmi il neci (forse il nesci) - Ma fa che un il mio penar cessa - E la grazia che da te desio mi sia concessa” - Altra “Cerruti Quinto è passato colla sua morosa per quì e l'ha molto chiavata” - Altra “Severino Pozzo è stato al Santo d'Oropa a contemplare il Rosario con compagnia, e conosce molto bene la lingua latina, ma resta un poco imbrogliato a leggerla”.

2623. Es. di fastidi grassi. La S.ra I. arrivando tutta trafelata da mia mamma: “Ah povera me! non so più dove buttare la testa!” - Mia mamma: “Che c'è?” S. I. Ah! se non la perdo è un miracolo - M. Ma che c'è? Notizie brutte di Nicolino? - S. I. Ah no! - M. Di Emilia? - S. I. Sì. - M. è ammalata? - S. I.: no... È andata a Parigi - M. Brava lei: si divertirà! Foss'io al suo posto! - S. I. Ma e sai che mi scrive? - M. Cosa? - S. I. Che ha paura d'ammalarsi -

2624. In cerca di moglie - A. dice a B.: vado dalla mamma della mia forse-futura. Vieni meco: e fammi il favore di calcare la penna su quanto dico. - B. Sta certo. - A.: è questione, sai, di parere da più di quanto sono. - E i due amici vanno dalla detta Signora. A. (entrando) Sont vegnuu chi in legnett. - L'amico B.: Legnett?... una carrozza de quella sort a vott moll? - Madre della sposa: e l'ha ciappaa fredd? - A. No... s'era quattaa d'on paltorin de stoffa ligera... - L'amico B.: e te ghe diset ligera? on stoffon de Londra come quell, el gha minga el pari in tutt Milan. Domà a vedell, el soffèga... - A. gh'hoo però on poo de toss - L'amico B: comè toss? pur che te set marsc spedii... - Va e fidati dell'amicizia!

2625. (Dal Vero) L'oste Pallanza parla sempre in sussiego e in mezzo italiano. Un avventore: Pallanza, val poco questo risotto!” Pallanza “anch'io l'altro giorno ho comperato un libro, che m'è poco piaciuto. Eppure, non l'ho rimandato al librajo...” - Avventore: Pallanza, una costoletta un franco! sei matto? - Pallanza: Se fosse per la vile plebaglia, passi! ma quando s'ha da trattare con nobili cavalieri come loro... capiscono bene! il decoro!... -

2626. Love goes toward love, as school boys from their books (Shakspeare), frase a due tagli. cf. con quella che può essere il suo contrarioAmor che a nullo amato amar perdona” (Dante).

2628. Fare all'amore colle villanelle sui monti è come bere il vinetto nei crotti del lago di Como. Guai le villanelle senza monti, senza un duemila piedi sul livello del mare, guai quel vinetto in città! -

2629. Paradigma di discussione. A (con calma): è bianco - B. (id.): è nero - A. (rinforzando) io dico che è bianco - B. (id.) e io dico che è nero - A. (forte) È bianco - B. (più forte) è nero - A. e B. (a squarciagola) È bianco/nero  E la discussione è finita.

2631. Sull'ozio, riguardo alla sanità V. Plutarco, Opuscoli T. p. 381 della Collana Storici Greci Volgarizzati, Sonzogno 1825 - La Del Mayno, coltivatora di api, diceva che l'uccidere i fuchi era per lei il più grande divertimentoperchè le pareva di uccidere i frequentatori del caffè Martini”. ‹Sull'ozio in Italia (ma perchè solo in Italia?) V. art. del S.r Tamborini, R[ivist]a Europea 1876

2632. O tu, che fai il mestier del romantico, pensa che quella aerea fanciulla, dianzi alla quale tu t'inginocchi come dianzi una dea, sta maturando anch'essa nel ventre il suo bravo stronzino. -

2633. Tale un giorno, meditando i suoi casi, trovossi perfettamente felice. Sgomentato di vedersi preclusa la via a ogni speme, si uccise. - cf. l'Anello di Policrate di Schiller.

2634. Quando, quei di Lugano partono di casa per far fortuna, le madri gridano dietro a loro “Porta a roba...”. La barca si allontana dalla spiaggia e loro più non arriva se non l'ultima parola della raccomandazioneroba!” -

2635. Un cavallo sta fermo attaccato ad una carretta. Passa un garzone di bottega con una scodella d'aqua. Il cavallo le volge una pietosa occhiata quasi dicendo: ho sete - E il garzone gliela mette e rimette sotto il muso, senza lasciargliela pure lambire, poi si allontana ghignando - il birbone!

2636. Cerbero invidiava alla faccia di Proserpina. Di quì, la frase del “cane che abbaja alla luna” -

2637. Un generale usava dire a' suoi soldatifermi come un fulmine!” - Un professore declamando l'ode di Manzoni Il 5 maggio - e insieme gestendo, avendo alla parola cadde alzata la mano, dovette abbassarla al risorse per poi restare al giaque colla mano rialzata.

2638. (In un affitto di casa) Padrone: facciamo un tanto all'anno - Inquilino: cioè! Ecco... il tanto non ve lo posso dare. Faremo un poco all'anno.

2639. Lo studio a chi non ne sa usare, è pericolosissimo. un coltello che taglia chi non l'adopra colla maggior cautela. - Ogni artista e spec. un letterato prima di porsi a un'opera originale, dovrebbe intromettere, fra i suoi studi, un anno di distudio.

2640. La sola Giunone avea il privilegio d'ispirar sonno a Giove.

2641. Questione, se davvero le opere d'Arte, come dicono gli Artisti, sono impagabili. Per me le ritengo capaci di una tariffa commerciale come qualunque altro prodotto. Nella Storia Umana la quale ha per campo, non gli anni ma i secoli, le messi dell'Arte sono regolarissime, come quelle delle granaglie e dell'uve... -

2642. (Es. di predica secentista) ...“Come il marronajo distingue le grosse dalle piccole castagne, chiamando le prime marroni e le altre semplicemente castagne, così noi distingueremo i peccati mortali dai veniali, chiamando pinfete questi - e quelli ponfete... Dunque, Davidde vidde Bersabea... pinfete! - le piaque... pinfete! - la desiderò... pinfete! l'attirò a ... pinfete! - Oh dovrò io, carissimi figli, arrivare al terribile ponfete?...” etc.

2643. Sulla porta del Pantheon, un povero prete tutto stracciato mi si avvicina chiedendomi la carità. “A Roma?” gli faccio io, stupito. Egli mi dice, che la povertà del Vangelo è vera... In quella, passa un carozzone tutto a cristalli e a dorature, tirato da quattro cavalli, con entro un cardinale. - Sul fondo dell'orinale di un prelato era dipinto un occhio coll'iscrizione “ti vedo, furbetta!”

2644. Il verso non giova che ai pensieri grami, celandoli nel suo suono. E però cela, e quindi è dannoso ai buoni. - Vittor Hugo, dove non è sublime, è ridicolo. - In lingua non trovi inutili doppi. Es. firlaforla e firlafô (pronuncia ù) significano egualmente in milanese una specie di trapano. Ma io direi: Il firlaforla girava velocemente: mentre dico “s'arrestò il firlafô”. -

2645. Una corte alta e stretta. A terreno l'unta cucina di una trattoria. I camerieri attraversano continuamente la corte colle vivande fumanti, e senza posa echeggiano le grida di “taglierini al burro” “bove alla russa” “màccheri al sugo” “stufato al marsala!” ecc. ecc. E intanto al piano, sotto le tegole, sta a un finestrino la scarna e desiosa figura di un affamato.

2646. A Piedicavallo, val d'Andorno, sulla buca delle lettere un ragno ha tessuta la sua tela. Fortunato paese!

2648. Tutti i grand'uomini spec. nell'Arte furono pieni di ... - Anima e sangue di Dante fu un grand'amore di medesimo, il quale cotanto lo empiè per tutto il corso della sua vita che altro non volle potè udire veder volontieri se non quello che poteva farlo risplendere come unico a' tempi suoi (Gozzi).

2652. Il codice da noi è in continua contradizione collo Statuto; come i regolamenti lo sono colle leggi. Lo statuto proclama la divisione dei tre poteri - ma col Pub. Ministero il potere esecutivo s'impone al giudiziario e lo paralizza. Il Pub. Min. è una spia posta ai fianchi del giudice. - Poi lo St[atuto] proclama l'immobilità dei giudici. Domando io a che serve l'imm. dal grado, quando il potere esecutivo può colpirli d'aspettative, trasferimenti da un capo all'altro d'Italia ecc.? - Per le contrad. tra le leggi e i regolamenti V. ad es. la legge Casati sull'istruzione e gli annessi regolamenti... - Del fiscalismo e della burocrazia in Italia.

2653. Il codice austriaco è filosofico mentre il nostro è sempl[icemente] casistico.

2655. Conf. tra il Soldato di una volta (il Napoleonico p. es.) e quel d'oggi. - Un sergente della grand'armata portava in tasca in una scatoletta d'argento le ceneri di una bandiera, bruciata piuttosto che renderla. - Pei soldati vecchi, V. Magg in Consei de Meneghin -

2656. Tale, alto come un granatiere, con due gran spalle e una barba nera e lunga, entra in una bottega da carbonajo. Pareva un omone che dovesse avere un vocione come il campanone del Duomo... Ma dice con una vocina sottile sottile “tre lire di carbonella...” -

2657. L'elisir di lunga vita è l'arte. La scienza non può vincere il tempo che per filiazione: l'arte lo vince per individui. -

2658. Musica sorella di religione - Quanto sarebbe utile a tutti il procurare della buona musica al povero popolo... Progetto di grandi teatri popolari di musica a 10 cent. - Per ora la plebe deve accontentarsi del Tirazza e degli organetti... Eppure noi, sotto pretesto di conservare un ordine che nessuno turba, vogliamo torle anche quelli! - ...O povere due vecchie portinaje che stentando a comperare il quotidiano pane, pure sapevate risparmiare il soldo per l'organetto del martedì! Ogni musica è finita per voi. - V. sparsim, sulla necessità, non di abolire, ma di accordare gli organetti. - I Druidi e il saggio di Samo cominciavano dalla Musica le loro istituzioni.

2659. Airoli avea uno zio ricchissimo - vecchio - ma che mai non moriva. Finalmente un giorno ode la tanto aspettata notizia che lo zio è in agonia. Airoli piglia subito un legno a quattro cavalli, e a pancia terra, va in villa: sale dallo zio; e gli chiede: e donca, com'el stà? - Eh... stoo on poo mej... E Airoli interdetto: el cojonna? -

2660. Mirmecide Milesio ebbe tanta pazienza da fabricare quadrighette le quali potevano esser coperte da una mosca: Callicrate, da inscrivere in un granello di sesamo, a lettere d'oro, un distico elegiaco - Chi non ricorda la pazienza fratesca che avvolgeva gomitoli di filo in palle di vetro dalla invisibile apertura, e scolpiva nei noccioli delle frutta i più intricati disegni? chi non conosce la pazienza chinese che in una palla d'avorio ne sa far contenere, tutte scolpite dal medesimo pezzo, cinque o sei altre?... Ma tutta questa pazienza è un nulla, a rispetto di quella di chi resiste a udire (o a leggere) sino alla fine... (e quì, l'opera, contro la quale è diretto l'articolo critico).

2661. Ci sono ricerche morali, nelle quali guai a entrarci!... Alcuni per altro mettono tosto un buon paravento sull'orlo della profondità senza fine: poi tranquillamente s'illudono, che al di ci sia nulla. È un mezzo, se non di progredire in sapere, certo, d'ingrassare.

2662. ...freddo come la castità di Diana... - sudori dell'anima = lagrime, od anche, il sangue delle ferite dell'anima - ...placar le fanciulle col canto... - esser mano e guanto... - bere una vendemmia -

2663. Temi. Fortunate disgrazie e disgraziate fortune. Storia di tale cui arriva una disgrazia, poi tosto una fortuna causata da quella: poi ancora una disgrazia nata da essa fortuna etc. - L'amore non si fabbrica. Tale alleva una ragazzina per farsene poi un modello di amorosa: la circonda d'ogni gentilezza ecc. Essa, cresciuta, s'innamora di un altro - del primo che capita.

2664. A Milano vedi becchini di una società di mutuo soccorso per gli onori funebri, in blouse nera filettata di bianco e berretto di tela cerata con su scritto “la facilitazione è l'anima del commercio”.

2665. (App. ai R.U. Bestie). Racconti in cui non entrano per le parti principali che bestie e in cui l'uomo si veda dal solo loro punto di vista - Zichett e Tea (cagnolini). Il primo innamorato dell'altra. Cacciato dalla casa della sua amante, spira d'amore sui gradini di una chiesa, col chiaro di luna ecc. - Della moda che vuole tagliate le orecchie ai cani. Pochi sono i mezzi che hanno le bestie di farci capire i lor sentimenti: i principali tra questi sono le orecchie e la coda - e noi glieli tagliamo! - Mercè la coda - i cani parlano appunto come parlano gli uomini... cioè col... culo. -

2666. Car. Duca *. Affine di non guardare in faccia alle ragazze che s'incontrano per la strada, il duca ha preso, dietro suggerimento del suo confessore, l'abitudine di non porre mai, nel camminare, il piede sulle giunture che stanno tra pietra e pietra nel marciapiede. Poichè queste giunture si trovano a irregolari distanze tra loro, indicibile l'attenzione d'occhi e di piede che esige detto modo di camminare…- Il duca poi, quando il confessore gli proibiva di toccare la moglie, dormiva in un sacco chiuso: e pure in un sacco coitava con lei mediante un pertugio, affine di non toccarla più del bisogno - Il duca infine proibiva ai suoi fittabili di assicurarsi contro ai danni della grandine e dell'incendio, dicendo questo un'offesa alla providenza di Dio. ‹Correvano per Milano questi quattro versi, descriventi il duca a letto colla moglie:

Non lo fo per gusto mio

Ma per dare un servo a Dio

Che lo serva in vita e in morte

Mena il cul, cara consorte

2667. Fra le contradd[izioni] nei polit. ordin[amenti] cit. quella della proibizione dei giochi d'azzardo fatta dalla medesima autorità che incoraggia il lotto.

2668. La servitù in lusso. Le donne di servizio col cappello di paglia, il manicotto di pelliccia e dentro manaccie senza guanti; la sottana di seta e il corpetto di lana. - Ho visto più di una volta, la stessa carrozza che avea condotto i padroni al teatro, empirsi di gente di servizio di tutte le risme e andare a mett giò in qualche osteria. E i padroni credono intanto, andando in carrozza, di schivare il contatto della porca plebe!

2669. Consigli di una madre massaja al figlio che va col papà ingegnere dai fittabili... “Ricordati, bimbo, quando mangi del burro, di dire... ah questo sì, che è buono; l'è quello che la mammina cerca sempre e non trova” oppure, al vedere un piatto di selvaggina “e dicono che quest'anno non c'è caccia. Almeno da noi non se ne vende un becco... Se quì fosse la mamma!...” - od anche: al comparire del formaggio di grana “ve' la passione di mamma!” - etc.

2670. Temi minuti. Sotto agli esami e a due occhi furbi. Self-magnetismo (di uno che si mette allo specchio e magnetizza stesso) - La punta del naso (Tormenti di uno, che postosi in mente di non potersela non vedere, se la vede e notte) - La pitalata (Castello, abitato da uno spettro che aveva resistito a tutti gli scongiuri, benedizioni, messe, pistolettate. Uno ci va coraggiosamente a passare la notte. Appare lo spettro - e l'ospite, non avendo altra arma gli getta in viso il pitale - Lo spettro fugge più ritorna. Era l'ombra di una ragazza romantica. La vinse il ridicolo). - Amore e prurito. Dialogo d'amore nel quale uno degl'interlocutori ha in dosso una pulce rabbiosa. - Musica e amore. Tale non sapeva come esprimere il suo amore ad una fanciulla. La parola fallivagli sempre. Un siede al cembalo in casa della sua amante, e vi sfoga sonando il suo amoroso dolore. Ella gli si avvicina lievemente alle spalle, e lo bacia. -

2671. Quanto imprudenti certi signori mariti! Io, mio cugino C. e sua moglie parlavamo un della bellezza feminile in Italia. Io citavo le Anconitane per belle - e C. le Calabresi: dicendo delle quali, ne descrisse le braccia e il seno. E la moglie: come? - saltò su a dire, ci hai veduto ciò? - Ciò ed altro - rispose C. vanitoso. - E sua moglie gli dev'esser fedele!

2672. Giudizio, sentenza, esecuzione capitale e funerale di una mosca - Il giuoco della gatta-leccarda, consistente in tanti bigliettini che i bimbi estraggono a sorte fra loro. Su di uno sta scrittobastone” e chi la sorte ha incaricato di amministrare i doni che portano gli altri biglietti, su'n altro “olio” ed è una fregata - su gli altri ancora: “cioccolata ben manteccata” “rosumata” etc. etc. V. pel resto in Cherubini, Diz. mil. it. gatta” - Smania dei bimbi di sapere se gli altri son ricchi - Un bimbo sejenne vede suo fratellino baciare una bimba. Corre tosto dalla mamma e le dice “Gin la faa basin a Rosina... vist mi!” - Una bimba mangia un dolce proibito (di menta). La mamma la chiama. Ella corre dalla bambinaja e fiatandole in bocca, le chiede: senti?

2673. Temi minuti. Due amici che non s'erano visti da un pezzo fan per baciarsi. Sono impediti dai loro pancioni - Uno cade rinvolto nel suo mantello - Un giudice, mentre sta udendo le parti, si riempie di tabacco il convesso della mano, e a poco a poco lo fiuta, tenendosi sotto le nari la mano - Due amici a tavola, per una cosa da nulla bisticciansi asprissimamente - sragionano - s'immotriano. Alle frutta, un altro nulla li fa sorridere, e li riamica - [lacuna].

2674. (R.U.) Un sudicione. C. andava a letto con gli stivali. Faceva il suo bisogno nella carta, poi gettava l'odoroso pacchetto in un cassetto del canterano. Alla sua morte fattogli l'inventario, gli si trovò un solo bottone. I suoi abiti stavano riuniti da pezzi di spago. - L'inquieto. Le sue mani non ponno mai stare ferme. Siede su'na poltrona: ne strappa la imbottitura. Si avvicina a una tenda, a un cuscino: via i fiocchi. Disfa le corde attorcigliate: stacca i bottoni dagli altrui soprabiti, dalle tasche delle carrozze ecc., sciupa le carte, anche di valore; sfila i fazzoletti ecc. ecc. - La compagnia B. il cui unico scopo è il mangiare. Ogni lor spasso va a finire in letame. Cit. il Convito di Platone ecc. - Il S.r G. pare che non abbia appreso il disegno se non per mettere tutti, amici e nemici, in caricatura. Ciò esige un fondo di cattiveria -

2675. (R.U. Scuole. L. VIII.) I maestri non dovrebbero mai maritarsi. Portano in casa, ribadita al sedere, la cattedra - I prof. Salis, Barinetti e Cattaneo dell'Università di Pavia, leggono tutti gli anni quelli stessi fascicoli che lessero nella loro prima lezione universitaria. Per loro, la scienza non cammina. - I finti esami ai nuovi venuti nel collegio Ghislieri. I barboni dell'ultimo esame, si atteggiano in professori: altri fanno la parte di bidelli, assistenti ecc. Confusione del nuovo venuto, dinanzi al tavolo dall'imponente tappeto. Le domande sdruciole degli esaminatori etc. -

2677. Aquistando la libertà abbiamo perduto molti dei godimenti della libertà. Io mi ricordo di quando si passava il confine che stava tra la Lombardia austriaca e l'Oltrepò piemontese. Il momento del passaggio, era un momento di ansia e silenzio. Ma appena la sbarra del ponte da giallo e nera diventava bianco-rosso e verde i nostri cuori balzavano, e un grido ci erompeva dalle labbra. Ci pareva di essere usciti da una afa mortale. Ci pareva di respirare già la più cristallina, la più pura delle arie. Il postiglione metteva alla bocca la sua trombetta etc. etc. ‹La boetta di tabacco della nonna. Quando si ritornava e in fondo dello stradone si vedeva la garitta austriaca, dicevamomanca ancora un quarto... mancano dieci minuti” e cercavamo in quel quarto e in que' dieci minuti di dirne contro i tedeschi il più che si poteva.› Il “passaggio del confine” sarà sempre una delle mie più care memorie!... Ahimè! oggidì sono spariti i confini. - E come ci si voleva poi bene tra noi Italiani quando i Tedeschi ci facevan la guardia. Tutti fratelli. Uno solo il nemico. - Era il bene del male.

2678. D'inverno, al Politeama, si dava spettacolo d'opera. Il visibile fiato dei cantanti, ricordava quelle listerelle di carta uscenti dalla bocca dei santi nei quadri antichi. -

2679. Ghislanzoni letterato s'era messo a vendere i suoi libri per mezzo di un agente, in un apposito botteghino. Ma il botteghino non prosperava. Insospettito, Ghislanzoni va lui stesso in bottega. Ci rimane tutto il giorno. Nessuno entra. Finalmente sul far della sera, ci appare in fretta un ragazzo, chiedendoon sesin de pasta!” -

2680. Educazione vecchia e nuova. Il babbo, una volta, per isnodare la lingua a' suoi bimbi faceva dir loro “zampe di gallo e piè di papelgastro” - oppure “Sul campanin de Sant'Eustorg - ghe sta ona calcatrappola - con cento mila calcatrapolitt - Var pussee la calcatrappola che i centomila calcatrappolitt” (la calcatrappola, altro fra i misteri dei bimbi. V.) - od anche “Sotto la Panca, la capra la crepa...” -

2681. Ad una piccina poveretta una signora regala un dolce. Non usa a delicatezze, la piccina lo mangia dubitosamente - donne di primo amore (de primm mett) - gambe che ricordano il cavallo (o l'orchite) - diteli cavallerizzi e non cavalieri - gentiluomini solo di razza - a pronunciare il suo nome pare di starnutare (di nome tedesco p. es. Schenk).

2682. Caratteri. Un conta-sogni - Un dotto, il quale non conosce se non storia antica, geografia antica, lingue morte... domando io, che fa in questo mondo moderno? - Famiglie in ruina che a vicenda pajono e si credono ricche - Certi mariti, certi genitori, certi figli, in casa tossico, fuori zucchero - Tale ha le sue stanze tutte piene di uccelli: non fa tutto il giorno che empire di miglio i lor cassettini e d'aqua i loro orcioletti, non fa che pulirli e pulirsi dalla sporcizia. E tien gente destinata a farli covare etc. Ed egli stesso s'insogna di covare -

2683. Un gran bene deve aver fatto a Gesù la parrucca avuta coi dottori del Tempio, quando settenne si assise prosuntuosamente in mezzo di loro. È d'allora ch'egli deve aver cominciato a studiare. E che studiasse davvero lo mostrano gli anni ch'egli passava fuori dal mondo, nel cosidetto deserto. - Gesù, è il primo operatore della cataratta oftalmica.

2684. Le tre persone della S. Trinità, naquero dalla transazione tra Monoteisti e Politeisti. “È un Dio solo” dissero ai primi “ma viceversa” - si disse ai secondi - “gli Dei sono tre” (E tre vuol dir mille) - L'altro dogma della Immacolata Concezione (sine tabe) fu stabilito da Pio IX per finirla colla eterna disputa tra i Francescani e i Domenicani. Resta peraltro l'assurdo della non tolta festa della Purificazione. Non si purifica se non cosa macchiata -

2685. (Nelle disillusioni) - cit. quel poeta, che sentendosi un gran calore alle mammelle, imaginò di avere il fuoco sacro. Ma il dottore lo guarda, e dice: è rogna. -

2686. Abbondano in Lombardia gli annedoti sui soldati dell'Austria. In generale ci fanno le spese i Croati. Notissimo è quello dell'ordinanza, cui essendo morto il canarino dell'assente Uff., lo sostituì per risparmio di spesa, con un pulcino. Torna l'ufficiale: e il pulcino gli cresce a occhio in una bella gallina. - Altro anned. è quello del soldato ted. che entrato in una osteria, usava di farsi portare una pinta, ne beveva un bicchiere e diceva “troppo colorito” e se la faceva mutare. Mutata poi, ripeteva il giochetto, ora perchè troppo brusco, ora perchè troppo leggero, finchè, bevuto il suo solito, partiva... senza pagare.

2687. Certe lettere colla clausola di stracciarle appena lette, dovrebbero essere, per maggior sicurezza, stracciate prima che mandate.

2688. Puttino di non più di sei anni, seduto su d'una sedia alta ad un tavolo alto; mangia la zuppa in una scodellona, con un cucchiajo grande tanto che a pena gliene entra in bocca la punta. Suoi storcimenti. Cappello pouf in traverso: faccia furbetta: vestito celeste e grembiule. Scarpe e calze a cacajuola.

2689. (R.U. Scuole) Analisi. Ambrosia, umor melodioso - nèttare, pulire - croco, uncino - le sideree stelle... i taciti silenzi... i segreti arcani etc. -

2690. Avevamo un servitore che a volte, a colazione, ci serviva in manica di camicia - in pantofole - ma coi guanti bianchi. (Si noti che i guanti, di filo, parevano calzette, tanto erano ampi) - Detto servitore, quando lo sgridavamo, si storceva le mani e si sbottonava. - Per rincollare sul muro un pezzo di tappezzeria staccatosi pose la colla dal lato di fuori. - Mi portava la legna grossa perchè mi scaldasse di più - Dettogli di fare due Pee (Posa Piano) su'na cassa di porcellane da spedire in campagna, vi dipinse sopra con dell'inchiostro il più che diligentemente potesse, due scarpe (Pee, piedi).

2691. Temi. Fausto. Storia di un bambino abbigliato e educato da donna. La madre s'era ostinata a non volere un ragazzo. Ma il bimbo cresce e con il bimbo il maschio. - Una mamma ha due figli, uno bello, l'altro brutto. Quando vengono visite, la mamma manda sempre a chiamare il bello, per mostrarlo a campione. Dolore dell'altro etc. - Un giovane s'incontra con una giovane sul pianerottolo di una scala. Fanno per oltrepassarsi: non ci riescono. Il giovane piglia la scorciatoja col domandarle un bacio. Ella indietro, indignata: e il giovane dice: Scusi, l'avea pigliata per una ragazza onesta. - Tale trova un libro di “Saggi” sul tavolo di una donna cui faceva la corte, aperto. Lo guarda. Dai segni a lapis capisce con chi tratta... Dimmi che leggi e ti dirò che sei. - Tale, avuta in dono una lepre che puzzava un tantino, s'affretta di regalarla ad altri. La lepre di dono in dono fa il giro della città, fino a tornare al possessore di prima, che... la butta nel cesso -.

2692. Nei fanulloni, cit. quel seminarista che sapeva recitare un canto di Vergilio non solo dal principio alla fine, ma dalla fine al principio. - Nei vani (R.U. Bel mondo) cit. coloro che si mettono le loro armi e le corone dappertutto, sui bottoni, sulla carta da lettera, sul ciondolo dell'orologio. E vi soffiano dentro il naso, e vi mangiano sopra, e vi pisciano dentro etc.

2693. Ammessa anche la guerra, qual modo di discussione fra i popoli, la si dovrebbe almeno regolare secondo le norme del Galateo. Il bottino è cosa affatto da barbari. Due che si vogliono picchiare dei pugni, si levano prima le giubbe: ma una volta ben bene picchiati, ciascuno ripiglia la sua - Il bottino è un gran furto.

2694. (R.U. Scuole) All'Univ[ersi] di Pavia, con un tal professore di matematica, l'impudenza degli scolari andava tant'oltre da far rispondere, per i mancanti, un cane col cappello in testa, cui si tirava la coda. Agli esami poi dello stesso, quei candidati che non sapevano nulla si ponevano al tavolo ammantellati, e di sotto al mantello uscivano le mani di quelli altri studenti che ne sapevano qualche cosa, a risolvere sulla lavagna del tavolo le operazioni aritmetiche poste ad esame -

2695. Necessarie le mediocrità. Uno stato ha bisogno di mille ruote minori. per una maggiore. Ora, un genio od un uomo coltissimo non può adattarsi a diventare il dente di un secondario ingranaggio.

2696. Col sistema degli studi liberissimi si risparmierebbe tempo e denaro; perchè ciascuno, studiando a suo modo, piglierebbe le accorciatoje. Ciò non vuol dire che siano da abolirsi tutte le lezioni publiche. Certe materie come la medicina, la chimica ecc. richiedono esperimenti costosi, superiori alle forze della più parte delle borse... - In ogni caso per altro, niente diplomi. Un ciabattino non ne ha di bisogno; e però non ne ha neanche un legale. Dite pure: io sono avvocato; non vedrete clienti. Il credito e la rinomanza non li si aquistano che a poco a poco - e senza diplomi... -

2697. (G.F.) S. Michele. Festa dei portinai e dei curiosi. I curiosi, sotto pretesto di cercare casa, vanno a mettere il naso nelle case altrui. A S. Michele, gran veglione di roba scocciata.

2698. (R.U. Scuole) Esami militari. È una soffocante giornata di Luglio. Nel cesso sta piantato un sergente a impedire lo scambio delle idee. Il cesso puzza orrendamente. ore di fila! -

2699. Le vergini hanno vergogna a mostrare quelle nudità che le puttane ostentano: hanno dunque vergogna di mostrare le prove della loro onestà - La donna dee adornare la veste e non la veste la donna - Molte signore si coprono le mani pulite con guanti sudici - Vedendo costoro detti onesti, si vorrebbe esser chiamati bricconi. Le più belle virtù diventano inamabili, in grazia di chi male le usò - Prima di maritarsi, si dovrebbe leggere la satira di Giovenale - Es. di raziocinio femminile - Che giovane di talento!... - Perchè? - Perchè è bello - e perchè è bello? - perchè di sì -

2700. Il segreto del successo dei mediocri ritrattisti, che sono sempre i più apprezzati dai loro contemporanei, sta nel copiare in caricatura l'originale. La caricatura è assai più facile della verità.

2701. “A Vares tutt cala de pes”. Entrate in un confettiere, vi daranno dolci stantii, paste rafferme: in un caffè, birra brusca; in un droghiere, zucchero e caffè avariati. L'orologiajo troverà una ruota di più nel vostro orologio: lo stagnajo per attaccare il manico della vostra padella vi bucherà il di lei fondo. Dapertutto sta scrittoNouveautés de Paris” ma il cartello è già tarmato e tutto cacature di mosche... -

2702. Necessitano leggi che limitino i generi di lavoro ai quali i parenti possano obbligare i lor bimbi - o almeno le ore. Intere popolazioni son ruinate dalle Industrie. La valle di Andorno ne è un esempio. Va bene combattere l'ozio; va male, la sanità. A questo proposito si può ripetere il milanese proverbioEl dottor Isacch, el taja camis per giustà sacch” -

2703. (R.U. L. VIII. Bel mondo) I “parvenus” (novi homines). Stolti pregiudizi in proposito. Tutti, o un po' prima o un po' dopo, sono parvenus -

2704. (R.U. Parte off.) Soldati. - I soldati sono mantenuti dal governo in uno stato di perpetua inimicizia coi cittadini. - (R.U. L. x. Martiri popolari). La mamma di gatt - suoi fiori di bulgaro nel cappello - selleri e carote nella borsa, un gattino in saccoccia, e lo scialle sul braccio -

2705. Ghislanzoni letterato si maritò in poverissima condizione. Tuttavia invitò i suoi amici al banchetto nuziale. Faceva da tavolo il letto matrimoniale, intorno di cui erano disposte alcune sedie, mentre sul letto stavan due grandi ceste, una di noci, l'altra di pane. E Ghislanzoni, accogliendo gli amici, osservò loro “Pan e nos mangià de spos”. -

2706. Vi ha spropositi a proposito, spec. nei contadini. Cito fra gli altri il telegor, per dire il telegrafo, poichè nel legor (lepre) s'include la idea della velocità - e la spelucazion per speculazione, felicissimo errore. -

2707. Alcibiade, il più grande degli adulatori - Pavia è la più progressista delle città. Odo gridarvi la sera “Si vende il giornale di domani!” -

2708. Benefici semplici, canonicati, conventi, mani cosidette morte (e veramente morte) si aboliscono per l'ozio che producono. Napoleone, che era la stessa attività, non poteva soffrire i benefici semplici, e però pel primo li tolse colla legge 21 Aprile 1810. - La vita del Coro, dei Canonici. - Giuria. ‹Niente di più facile per esserne esentiP[ubblico] M[inistero] - Giudici e Parti possono scartare quelli che loro disgradano dei giurati senza darne ragione. Al peggio andare, basta pagare un cichett all'usciere. Tra i giurati, alcuni ignorantissimi, altri indegni. Si vide anche un conduttore di postriboli. Altro giurato, sulla sua scheda, in luogo del sì o del no, scrisse W. l'amore! etc.

2710. La publica opinione, a proposito di Tranquillo Cremona, vien sempre coll'ultima corsa. Difatti quand'essa ne vide “il Falconiere” si diede, nel biasimarlo, a lodare “il Marco Polo” un suo quadro anteriore, che essa avea già biasimato. Così all'apparire dei “due cuginilodò “il Falconiere” e lodò “i due cugini” dinanzi al “silenzio amoroso” -

2712. Noi siamo indirizzati verso la lingua universale, che sarà quella dei numeri. I numeri sono i soli segni che giungano ad esprimere certe idee astratte... E l'astratto guadagna ogni più la mano.

2713. Chi più conosce, ha più vita. Per vivere molto, bisogna allungare la vita nostra con quella degli altri. Il bimbo oggi nato è più vecchio, in età, è più ricco in sapere di tutti i passati. Del suo ingegno possederà soltanto un quattrino, ma questo quattrino aggiunto al milione d'ingegno degli antecessori suoi, darà un milione e un quattrino -

2714. Fortunato ancora chi può perdere!

2715. (R.U. Alla bassa) Nei contadini cit. il “Rogatus tumet - pulsatus rogat - pugnis concisus adorat” - e il “Nihil virtutis amore faciunt et vix quidquam formidine poenae” -

2717. Le secrétaire de la main, presso i Re di Francia era un loro intimo che scriveva le lettere loro imitando la loro scrittura. In altre parole era un publico falsario, stipendiato dal re - Di quì anche la fraseavoir la plume” - Da noi, nella diplomazia italiana (1870), abbiamo il Ressmann (?), segretario di legazione a Parigi che imita perfettamente la calligrafia del suo principale, il Nigra.

2718. (R.U. L. II. Dal calamajo di un medico) Nel bozzetto da aggiungersiVilleggiatura allo spedaledescrivere i bagni di Montecatini, aque purganti, dove a ciascuno dei s[igno]ri avventori si la chiave di un cesso. Certo, non dovrebbe essere un luogo in cui le mamme conducano le loro bimbe in cerca di un po' d'amore e di molto marito.

2719. (R.U. L. XI.) I Portinai - Chi guida le nostre azioni? La ragione? il caso? Dio forse? - No, i portinai. E quì mostrare come per amore di costoro, il padrone spregiudicato si marita in chiesa, chiama morendo il prete etc. etc. sempre colla scusa: vedete non è per me... ma... i portinai potrebbero dire etc.

2720. Il pudore inventò il vestito per maggiormente godere la nudità.

2722. Roma - Alla Nanna, una fante, hanno imprigionato il fratello per una cagnara. Va per vedello. È Domenica, e le dicono che li prigionieri non se vedono che al lunedì e al sabbato. Al povero fratello di Nanna hanno tolto quelli pochi bajocchi, e non danno quasi nulla a magnà. Da ventidue non s'è mutato camiscia. “E - dice Nanna - avessi avuto venti scudi da deposità, era fuori... - Dunque è un governo de ladri” - conclusione terribile ma logicissima. - “Che se possano tutti sprofonnà - grida Nanna - che chi è sotto vada sopra! Pei povaretti non c'è giustizia” - Nanna sarà una futura petroliera - (Nota bene, la cagnara de suo fratello era una cortellata) - S'illumina Roma a bengala. Ad ogni principe che arriva - penso - Roma diventa di tutti i colori. -

2723. Italia 1870. - Un ex guardiano dei Francescani (un po' brillo) mi narra impudentemente l'espropriazione del loro convento. ‹(V. Osteria. Questo bozzetto vi potrebbe figurare per storia).› Comincia con lodi della vita monastica, vita da beatissimi porci. “Nihil habentes omnia possidentes”. Il convento era a Palazzolo. L'espropriazione ne dovea essere fatta al sabato, ma il delegato pensa di anticiparla al martedì. Fortuna che una lettera anonima (del Sindaco del paese!!) avverte in tempo il Guardiano! In fretta e in furia i frati saccheggiano la libreria e la chiesa - sostituendo alle preziose opere antiche, vecchi libri incettati in paese; e ai bei paramenti, roba frusta trovata nelle soffitte. Alla mattina, alle 7, arriva un drappello di carabinieri che circonda il convento e batte alla porta. Si apre gentilissimamente. Entra il delegato e legge il decretocacciati i frati, far l'inventario!” - Il delegato, prima di tutto vuol pigliar possesso della chiesa. La chiesa è a due passi, ma il padre guardiano, tanto per divertirsi, fa fare ai carabinieri un lunghissimo giro. Il delegato invita i frati ad uscire, poi li lascia ritornare in convento. Egli vorrebbe fondarsi sull'antico inventario ma il padre guardiano, interpretando la legge, lo persuade che è necessario di compilarne uno nuovo. In questo nuovo, non appajon che stracci. Il meglio si trova già tutto nelle celle dei frati, dove, quanto vi sta è dichiarato per legge di proprietà privata. I frati ubbriacano poi delegato e carabinieri con vino bianco medicato. Fracassosa allegria. Si dividono tutti amicissimi - e, pochi dopo, il convento è ricomperato dai signori orecchioni, che vi rimettono i frati nello statu quo ante.

2724. La vera fama non può formarsi se non attraverso i secoli. ‹I secoli formarono Shakspeare, Dante e Omero. Io sto con quello che dicono i secoli contro ciò che dicono gli anni e le ore (Emerson).› Claritas est laus a bonis bono reddita. Ora, i buoni ‹(s'intende buoni d'ingegnonascono a lunghi intervalli. Le fame contemporanee, diciamo meglio riputazioni, salvo pochissimi casi, sono sempre fittizie. Non è difficile di ottenere l'applauso della moltitudine, ma essendo la moltitudine il peggio, l'applauso non dura. Solo quando, una serie secolare di buoni ci loda e conferma la lode, la nostra fama è sicura. Allora la moltitudine inneggia anch'essa al glorioso - senza pure conoscerlo - in ore magistrorum. - Parlo sempre s'intende delle artistiche fame - e a test. Ornero e Virgilio, Shakspeare e Dante. - Oggidì solo Manzoni comincia ad ottenere la dovutagli fama; chè la lode di Göthe venne lodata da Rovani, come questa da D. - E basta la lode di un buono a sostener la coscienza del nostro valore. Due eccelsi non ponno giudicare diverso fra loro sul merito d'altro eccelso... -

2725. (R.U. L. v. Scuole) Anche il cesso potrebbe servire egregiamente di scuola. Molti studenti che a scuola non guardano un libro, leggono al cesso fin l'ultima riga dei brani di gazzetta o di lettera, che a caso ivi trovano. Se dunque i S.ri maestri spargessero, scritte, le loro lezioni, le si studierebbero senza fatica, perchè senz'accorgersi... -

2726. Nella questione se è delitto (cioè atto degno di pena) uccidere altrui, si può dire: che un morto è come un non-nato. Torre di vita equivale logicamente al non voler procreare. Se dunque al non dare la vita, non havvi pena non vi dovrebbe pur essere al torla. - Questo, generalmente. La ragione perciò della punizione è da trovarsi altrove - cioè nel danno recato ai viventi dalla morte di A. o di B.

2727. - E tu, perchè non ti mariti colla fanciulla che ami? - Perchè il matrimonio non ha a che fare con l'amore... - Bravo. È appunto perciò che io mi son maritato... -

2728. Forza della imaginazione - Tale fu condannato a morte. Per essere egli di un carattere impressionabilissimo, i medici lo domandarono al re, come ad oggetto di una loro esperienza. Accordato, si fece credere al condannato, che, per grazia speciale, il re gli avea commutata la forca colla svenazione - lo si merse in un bagno d'aqua calda, lo si coperse insino al collo con una coltre, poi, i medici, fingendo di lancettargli le vene, gli diedero, per disotto la coltre, analoghi pizzicotti. Fu tanta la illusione del paziente che disse di sentirsi gocciar dalle vene il sangue... “Come va?” gli chiedevano di tanto in tanto i medici - “muoio... mi sento mancare!” rispondeva colui - e di fatti il suo polso indeboliva più e più, finchè, nella fisica credenza di essere stato svenato, dopo poche ore, con tutto il suo sangue nel corpo - morì - Forza della Volontà. S. Agostino nel De civitate Dei (L. XIV. c. 24) dice che uno sapeva comandare al suo deretano tante correggie quante voleva.

2729. Inapplicabile, secondo me, è la massima evangelica del “fate agli altri quanto vorreste che fosse fatto a voi” per ciò che riguarda i beneficii, poichè un beneficio che si riceve, io lo stimo una offesa alla quale noi dobbiamo dir grazie...

2730. Nessuno mai provò compassione schiacciando una formica: pochissimi senton ribrezzo vedendo uccidere un pollo; pochi, vedendo un bue. Eppure s'inorridisce all'uccisione di un uomo. Perché?... Non è forse l'anima una, non val la formica l'uomo? - Nobile arte la caccia, che è l'uccisione delle fiere; nobilissima la guerra, che è l'uccisione degli uomini. Or perchè ignobile la beccheria che è quella degli animali domestici?

2731. Alla seconda tavola in casa del duca M.x, sedevano servitori e operai. Ciascuno avea dinanzi il suo fiasco. A un tratto un garzone da muratore in uno scoppio di pianto. “Che hai?” - gli si chiede. - “Il fiasco...” Piangeva per non poterlo ber tutto, tant'era grande per lui.

2732. (R.U. L. v. bel mondo, mezzi vizi e mezze virtù) Snobismo (da snob parola inventata da Thackeray per indicare coloro che voglion parere da più di quello che sono). Es. un nostro domestico avea riunito un biglietto di 50 cent. stracciato, con la bagna dei capperi. - Mamma raccontando il fatto, diceva sempre: “biglietto da 5 lire” - Altri nelle conversazioni, tira, per es. il discorso sulle carrozze, per direoggi è venuto da me il conte tale. Avea una carrozza così e così...”, dove l'argomento della carrozza, a chi ben vede, è secondario, e quello della visita del conte X principale.

2733. L'idea della perfetta eguaglianza ripugna all'umana natura. Se, come dicono i preti, c'è, dopo questa, un'altra piccola di vita, dove si viva in una eguaglianza perfetta... oh che noja! si fosse pur tutti dotati del genio più alto.

2734. Gli affari massimi nemici degli affetti... (Manzoni). Infelice colui che vede mutarsi gli stessi suoi amici in creditori!

2735. Per essere degni alle volte del nome di razionali, devono gli uomini prendere esempio dagli esseri irragionevoli - imitando la loro astensione dal cibo, quando ammalati etc. etc.

2736. Progetto di un librettino intitolatoPiccoli racconti a imitazione di quelli del canonico Schmidt” (e allo stesso uso, cioè il cesso) - Questi racconti potrebbero anche incorporarsi nel “Libro delle Bizzarie” - Es. Le simpatie. Tutti ammirano l'amicizia tra un vecchio e il pellicano dei giardini publici. Chi ne trova la causa nell'identico naso; chi nelle carezze ecc. Vera causa; questa, è perchè il vecchio ciba la bestia sua amica di pesce. Morale - Gli affetti entrano in cuor dalla bocca. - La Castità. Tale resiste alle più procaci seduzioni. Vedete cosa vuol dire aver studiato morale, aver timore di Dio ecc. ecc. Morale - sospetta una peste - La Fama. Tal'altro passeggia tronfio pel Corso. Molti si levano riverenti il cappello; altri gli si inchinano - altri ancora gli bacian la mano. E le gazzette parlano sempre del celebre, dell'insigne, dell'inclito X e informano quotidianamente il publico della sua salute. Oh chissà cosa ha fatto? Quì, certamente si tratta di qualchecosa, come la pila, l'America, la Divina Comedia, Austerlitz... - Morale. Ha fatto cento milioni - Il Diritto. K. nuovo pesce, che viaggia per istruzione, studia il modo di vita sugli altri. Un , vede uno che riaquista facilmente il suo posto in vagone, per averci sol messo provvisoriamente il cappello... Influenza - egli pensa - del proprio diritto e dell'altrui cortesia! E, in una somigliante occasione tenta egli pure la prova, ottenendo, dal nuovo occupante... uno schiaffo... Morale. K. nuovo pesce, avea, nella osservazione, dimenticato il principale argomento della rivendicazione del d[iritt]o - dico il randello, che l'esemplare di lui avea in mano nel riaquistare il suo posto.

2737. Preparazione della salma di Mazzini (dal racconto di Gorini). Gorini è chiamato a Pisa da un telegramma di Bertani. Trova una folla di Mazziniani, mezzi matti, ciascuno dei quali ordini e disordini, gridando “si faccia questo, si faccia quest'altro, non si badi a spesa” e inviando poi, beninteso, i conti a pagare ai tre 3 o 4 ricchi di loro. Lemmi ci spese di più di 6000 lire - e nota che i patrioti operai gli fecero pagare 800 lire una cassa di piombo che ne valeva 200. - Si domandò a Gorini in che modo avrebbe imbalsamato Mazzini. Rispose avere due modi: uno spedito ma che conservava per pochissimo tempo il cadavere; l'altro lunghissimo, ma che lo serbava indefinitivamente. Si passò ai voti. Dei mazziniani, i Nathan volevano che si seppellisse Mazzini senz'altro. Ma prevalse Bertani. Gorini si pose dunque al lavoro. Il corpo giaceva in istato di avanzatissima putrefazione. Era verde - era una vescica zeppa di marcia. Bertani assisteva all'esperimento. Dopo tutta una notte di tentativi, Gorini avea già perduta ogni speranza di conservarlo. Arrischiò un altro mezzo - e il verde scomparve e la marcia si coagulò. Allora si pose in cassa Mazzini per portarlo a Genova. In viaggio la cassa si ruppe e ne uscì del liquido. A Genova Gorini riprese il lavoro. In due anni, ne spera un mediocre successo -.

2738. Gorini, amicissimo dei gatti e dei passeri. Alla mattina colazione da un lattajo insieme ad un gatto, e mangiano entrambi nella stessa scodella pane e latte. Ha poi per la città (Lodi) vari mici, cui porta ogni il panettoncino -. Pei passeri, praticò un'apertura disotto alla finestra della sua stanza da letto. I passeri entrano ed escono a loro piacere. Gorini, stando a letto, ci ha fatto su le sue più fine osservazioni che ha consegnato in un Ms. che troveremo, alla morte di lui. Dei passeri la sola mamma dava a mangiare ai propri figlioli. Se un passerino apriva la bocca ad una mamma non sua, questa gli pizzicava col becco la lingua. Molti pigliavano gusto ad attaccare i pieducci a delle bacchette flessibili, e a dondolarsi, con il capo all'ingiù etc. etc. - Passione del nostro Gorini furono anche i topi. A Pavia, studente, ne assuefò uno a venirgli sulla manica intanto ch'egli scriveva, ed a mangiargli la piuma della penna d'oca. - Oggi, nutrisce poi nel suo Laboratorio a S. Nicolò (via Paolo Gorini) quattro topi tapponi colle annesse famiglie, che gli girano fra le gambe, intanto ch'egli loro sfreguccia del pane e formaggio -.

2739. Nella biografia di Gorini, sarebbe degno di descrizione il suo laboratorio a S. Nicolò (Lodi) - Le quattro porte - Sistema d'ingresso - La porta che conduce alla “brugna” dell'Ospedale - La stanza piena di fiaschi, e di fiale - la stanza del carbone e del materiale vulcanico - La corte delle fornaci; la corte del crematojo - l'orto dall'eccellente frutta, ingrassata dai morti - etc. Lo studietto, colle preparazioni. Cadaveri interi e cadaverini - covate di cagnolini - Teste imbalsamate su busti di gesso: il cuore della fanciulla, della durezza dell'agata; il glande del giovinetto; la mano aristocraticissima; il tavolino, dalla tavola intarsiata a marmi animali e dai piedi di veri piedi. - Esemplari delle montagne e dei Vulcani; la minerbina. - Gli amori di Gorini tra i morti.

2740. Si può applicare al nome di Gorini, la baconiana frase “qui naturae imperat parendo” - Anche quando la scienza di lui sarà invecchiata, vivranno i suoi libri per la sempre giovane poesia.

2741. Nella biog. di Gorini, citarne il padre, egregio professore di matematica all'Università di Pavia, morto per essersi ribaltato alle porte della città. E la moglie di Gorini amantissima del marito gli fece erigere il più bel monumento del cimitero pavese - dove portava ogni giorno (e ciò per quattr'anni) canestri di frutta e mazzi di fiori. Dicono i becchini di non aver mangiato mai tante buone frutta come in quel tempo, e le loro amanti dicono di non avere mai ricevuti fiori più belli... -

2742. Carlo Porta, trovandosi un giorno in cima del Duomo, fa le sue occorrenze. Si forbisce con una lettera, che il vento porta poi via. Ma la raccoglie un sacrista, che leggendovi il nome di Porta (di cui era entusiasta), va a portarla alla casa di questi. la lettera era sudicia, per essere Porta, come il più de' letterati, stitico... Il sacrista trova il Poeta a tavola: gli espone il perchè della visita. Porta ne lo ringrazia di cuore, e per dimostrargli in qualche modo la sua riconoscenza, toglie da un piatto tre o quattro biscotti, li avvolge nella restituitagli lettera, e dona il tutto al sagrista. -

2743. Mia solitudine a Roma (1872). Non vi conoscevo nessuno. Per aver qualche visita mi toccava ricorrere a un medico - mi toccava pagarla dieci lire alla volta - Unica mia compagnia era un orologio dal vibratissimo tic: a volte, me lo imaginavo un cuore vivente, che battesse per me -

2744. L'umana vitalità ha bisogno di sfoghi morali e fisici. Questi li soddisfa un'amica, quelli un amico. E io soffoco in ogni maniera! (1870-1876...)

2745. (1872) Ho smania di leggere. Per leggere voglionsi libri. Per aver libri son necessari denari. Per avere denari è necessario un impiego. Ma un impiego occupa grande parte del giorno e guasta la rimanente. Per poter dunque aver libri mi tolgo il tempo di leggerli. - Io, all'ufficio cerco di andare il più tardi che posso, e per compensarmi del tardi, cerco di uscirne il più possibile presto. -

2746. Eccitazione necessaria al comporre e dei mezzi di procurarsela - Mezzo diretto è l'entusiasmo del proprio tema - Indiretti, il contatto con una opera d'arte, somma - l'amore - la lode grande o il gran biasimo - il vino e i liquori. - È per me pena acutissima, quando, sentendo che a qualche proposito, c'è una bellissima idea, non la posso ancora vedere. Ridirò io gli sforzi per arrivarla, per istrappare quel velo che me la divide? - Quando passando dalla Galleria Nuova (a Milano), la mi pare più brutta del solito, quel sono certo di scrivere una pagina artistica - Come più facilmente e più artisticamente si scrive, fuori da ogni preoccupazione di lucro o di gloria! Oggi, che mi hanno cacciato cento arlie nel capo, addio sincerità di pensieri, addio spontaneità d'espressioni! , disfo, rifò... e peggioro -

2747. Dicevami tal letterato, che lo stile di lui, piano, e sincero, ei lo dovea ad un oste, amicissimo suo. Quest'oste, di molto ingegno ma di poca dottrina si lamentava di non giungere mai a capire del tutto i suoi libri - dal difficile stile. E il letterato, per amore dell'oste, tornò nella piana. ‹O ch'io trovi il mio oste! o meglio la mia ostina

2748. Così profonda la mia ingenuità negli affari, che mamma soleva dire “quel poco che ho, già sapete, è per voi miei figlioli, metà per uno. Nel testamento io non disporrò che di una cosa sola..., a chi devo lasciare il mio Alberto”.

2749. - È un amore indegno di te - mi diceva Perelli a proposito di Ester - Sarà benissimo, rispondevo - Sarà fuoco di gelso, anzichè di legna di rovere; ma ciò non diminuisce il bruciore - La mia vita è tutta pazzie. “Ma muta” mi si suggerisce - “Se muto” - rispondo ‑ “sembrerò pazzo”. E così, per non lo parere, seguito ad esserlo. - Il mio discorso è tutto cancellature.

2750. La prima idea della “Colonia Felice” mi venne leggendo il glossario (Alphabet de l'auteur francais) aggiunto alle “Oeuvres de Rabelais” (ed. 1783, Jean François Bastien Londres et Paris vol.) dove alla parola Poneropole ‹(La Paneropoli delle lettere di Foscolo, sua umoristica lezione di Poneropoli)› sta scrittoville des mauvais garnements. Philippe, roi de Macédoine, bâtit - en la Thrace une ville ainsi nommée, en laquelle il transporta tous les méchants et scélérats qui se rencontrerent, liv. 4. chap. 66.” - Inoltre nel primo abbozzo avea messo la scena ai tempi di Marco Antonino (al. Marco Aurelio 121-180 d. C.). Mi distolse la difficoltà di non cadere in anacronismi, fra i quali, massimo, è il dir cose odierne per bocca di personaggi antichi... -

2751. Molte le questioni oziose in letteratura. La poltroneria erudita sarebbe tema assai vasto - C. Tolomei occupa un tomo in intitolato “il Cesano” sulla disputa se la lingua volgare debba chiamarsi toscana, fiorentina o lombarda. Gerolamo Muzio, sostenitore di quest'ultima appellazione, impugna a lungo “il Cesano”. Varchi compare coll'“Ercolano” in favore del titolo di fiorentina. Celso Cittadini, Bulgarini e Bargagli, propongono invece il “sanese” - (V. anche sulla lingua fiorentina le parole del Passavanti - e la frottola del Sacchetti 443. ) - Salviato Salviati (lo stesso che sotto il nome d'Infarinato fece, coll'Inferrigno, una sì vil guerra al Tasso dicendo che ogni suo verso era un errore di lingua) spese un grosso volume intorno alla lettera E considerata come copula - etc. etc.

2752. Bembo, scrivendo in latino cose del suo tempo adopera ridicolmente modi di dire antichi, chiamando ad es.collegium augurum” il senato. Cesari invece, nella traduzione di Plauto, pone in bocca ai personaggi riboboli fiorentini.

2753. Per tre secoli la lingua italiana stette senza gramatiche, e se ben stesse ne abbiamo una prova solenne negli scrittori grandissimi di que' tempi. La prima gramatica fu publicata nel 500 - La gramatica è il gran campo dove lavorano i fanulloni - colla loro eterna quistione del si può e non si può. Varchi, non vuole che si usi analogia in gramatica, il che viene a dire che se uno dei cosidetti legislatori non ebbe occasione di adoprare per la mancanza dell'oggetto un dato vocabolo - noi, che abbiamo l'oggetto - non lo potremo mai in saecula saeculorum nominare... Evviva la tirannia gramaticale! si può dir buono, non buonissimo, ma bonissimo; si può dir la Ginevra, la Maria, la Tancia; non il Cesare o il Togno. Vuol Castelvetro che si dica ben bene, ma benissimo, no... E il regno delle lettere per una voce o una sillaba, è, a volte, tutto quanto in subbuglio. - E nessuno rammenta ciò che disse il gran padre Allighieriopera naturale è ch'uom favella - ma così o così, natura lascia - poi fare a voi, secondo che v'abbella”. -

2754. (Nei fanulloni R.U. L. I) - Poltroneria erudita. Alcuni vanno a disotterrare libri che non valgono un fico, che nessuno potrebbe mandare giù - o copiano squarci di rogiti d'ignoranti notai dandoli per testi di lingua; o insignificanti notizie (con ad es. liste di Canonici ignoti), dandole per scoperte di storia; altri pongono i punti e le virgole ad antiche scritture, che meglio varrebbe lasciar finire dai topi, le postillano, aumentano il peso della loro stoltizia; o illustrano sassi e padelle con l'intaglio in rame, o fabbricano genealogie, o disputano gravemente se il Macedone chinava la testa a dritta o a sinistra, se Lucrezia era bionda o castagna, se Andromaca mangiava gli spinaci all'olio od al burro. Altri vi ha poi che contano le gambe dei pidocchi e le ova dei gamberi etc. etc. Muratori e Salvini non hanno che flemma e memoria. Magliabecchi si può davvero chiamare erudito fra i librai, e tra gli eruditi, librajo (in parte Baretti. Frusta Lett.). Dei complimenti e delle adulazioni dei mezzi scienziati fra loro. - Inutilità anzi danno delle Academie, fondate da Richelieu, per confiscare a prò del sovrano le intelligenze - Ora - almeno in Italia - sono diventate il refugium peccatorum di tutte le mediocrità. Chi rinuncia alla Gloria entra nell'Academia. - I Greci e i latini non ne ebbero mai; eppure le loro lettere furono fiorentissime.

2755. Pregiudizii di Baretti contro il verso sciolto. Ei lo chiamava una poltroneria. Parmi, poltroneria più assai, il rimato - Suoi inventori, l'Alamanni e il Trissino - E vi ha chi cerca con ridicole innovazioni di ottenere fama: come ad esempio Claudio Tolomei e L.B. Alberti ‹ed oggi Carducci›, che hanno tentato di ridurre il verso italiano alla misura latina.

2756. Errore è il chiamare il 400 italiano epoca barbara. E il Poliziano? e il Medici? e il Bembo? È errore, che ci rammenta que' geografi antichi che sopprimevano i paesi alle estremità delle lor carte, scrivendovi invece, secche arene... mar agghiacciato etc., o que' legisti dell'evo medio, che mettevano in margine ai loro volumigraecum est, non potest legi”. (del Carducci?)

2758. Sii grand'uomo e sarai infelice.

2759. L'osso nella schiena, che hanno, dal più al meno, tutti gli Italiani, giova grandemente al loro primato nell'Arte, perchè, se negli altri paesi si sgobba e si fanno di viva forza opere artistiche, opere quindi mai somme, noi, non lavorando che tocchi dall'estro e nell'entusiasmo dell'ispirazione, quando cioè il lavoro ci si presenta facile, alziamo capolavori. E per contra, le stesse ragioni valgono circa la superiorità che si ravvisa nello svolgimento scientifico (non nelle trovate di Scienza) degli altri paesi.

2761. Osservavo ad un professore di letteratura quanto fosse deplorevole che per istudiare la buona lingua toscana, bisognasse bevere a fonti, sozze di sterco, quali il Boccaccio etc. Mi rispose il prof[esso]re: “Ma, riveritissimo padron mio, la dica ciò una fortuna. Le oscenità di cui va brutto il Boccaccio, sono la sua maggiore lusinga. Molti che non lo piglierebbero mai in mano, così lo tolgono a leggere, e così, a loro insaputa, apprendono il bello stile e il bel dire”. - ...Toscasineggiare... - far il grasso legnajolo (il nesci)... gl'impacci del Rosso (fastidi grassi)... L'avanzo del grosso Cattani, del Cibacca, del Gazzetta, che bruciava il pan di Spagna per far cenere morbida, ...pascere di ragionamenti come i cavalli del Ciolle... etc. etc. - Della stoltezza di adoperare vecchie similitudini a proposito di argomenti nuovi. Ad es.andare pel fil della sinopia” etc... - diarreìa erudita... - Pei giochi di parole classici V. Varchi Ercolano T. II. pag. 60 Coll. Class. It. Milano. -

2762. Non un sorriso. Per quanto il tema sia cupo, la mente dell'autore deve dal disotto apparirci serena. Come un altissimo monte egli dee dominar le tempeste... - Che ce ne siano dei peggiori (di questo libro) niun dubbio: ma ciò non toglie ch'egli ci appaja ben brutto... - ...scienza leggiadra, a calembourgs... - Si può in una parola leggere, ma non rileggere... -

2763. Vecchio, tu temi la morte, e sei già morto - Le parole degli antichi Romani sapevano d'aglio, tamen optume animati erant -.

2765. (R.U. Parte Ufficiale - Preti) El mestee de Pret Fagott - l'è quell de toeuss fastidi per nagott... -

2766. Una donna accusò al Generale gran Giustiziere un soldato che le aveva rubato un po' di minestra. Prove non ce n'erano. Il giustiziere fece sparare il soldato (dalla Storia di Messire Jehan Froissart). - E intanto i governi rubavano le provincie.

2768. L'amore si può definire “il desiderio di farsi uno colla cosa amata” - La bellezza è quello che appaga; questo è il principio assoluto della bellezza relativa.

2769. Caratt. Un coraggiosissimo capitano di bastimento. In mare sfida ogni burrasca, beve branda, bestemmia. In terra si avvilisce: dice le orazioni, beve aqua [di] pomi etc. - Tale, baracchista in gioventù, diventa invecchiando uomo grave. Dottrinario, parla a rilento, ad aforismi a citazioni latine. Tu gli dici “Oh che bel sole” e tosto egli ti fa una lezione sul raggio solare, dividendolo in fisico, in chimico etc. Tu gli fai “Oh che buon vino!” - ed egli ti parla del carbonato di potassa etc. - L'elegante giovanottino B.x è tenuto corto a denari. Va attorno, tenendo sollevata la falda del soprabito, e però mostra il didietro senza più ricordarsi di avere su i calzoni di un quadrettino grigio chiaro un tassello di un grigio più oscuro, etc. - Tale, affetto dal mal della pietra, tenevasi sempre in tasca in un scatolino i suoi calcoli, che mostrava a chiunque o per amore o per forza. - Il duca di Galliera ha cento milioni. Suo figlio non ne tocca un centesimo. Vive a Parigi, sul reddito di 3 o quattro mila lirette, che gli procura il mestiere di professore - dicendo che ciascheduno dee vivere delle proprie fatiche. - il pittore Z.x è il pittore dei bottegai e dei contadini. Fa ritratti da una o due lire, ed anche da 50 centesimi. È inoltre poeta, e musico. -

2770. Un bimbo un pezzetto di zucchero ad un cane; poi gli : grazie! - Da bimbo, io dicevo a mio fratellino Guido, quando aspiravo a qualche sua cosa: “ te'” (prendi). E Guido porgendomi ingenuamente la cosa dicevate'”. Anima d'avvocato, io legalizzavo con questo i miei furti.

2771. Napoli. Al caffè. Un servitore mi porta un'aqua d'arancio. C'è dentro una mosca. Il servitore la toglie delicatamente col mignolo. - Al detto caffè, un unico cucchiarino serve per tutti. Il servitore se lo cava di tasca, rimugina l'aqua o il caffè, poi lo ripone - A Napoli, vi ha principi che hanno duecento persone al loro servizio: dando  6 soldi e 6 peperoni a ciascun uomo - 3 soldi e 3 peperoni a ciascuna donna... -

2772. Il deputato Tenca si fa servire a tavola dalla sua madre portinaja.

2773. Iscrizione su'n orologio solare “Senza parlar da tutti sono inteso - senza fare rumor l'ore paleso” -

2774. È un ingegno che buone speranze quello che scrive libri in cui c'è più da torre che da aggiungere. -

2775. Tale sta moltissimo tempo fuori dal mondo - di cui non ode parlare che per echi di echi. La sua bontà gli imaginare un mondo buonissimo. Ci rientra. Dio mio!... Descrivere cosa ci trova... Ed egli diventa malvagio - come tutti gli altri. L'uomo non può essere buono se non in mezzo a un deserto.

2776. (R.U. L. I. Gli artisti - o i fracassosi) C. T. puntatore di scultore. - Scolpisce nudo con un cilindro bianco in capo ed un giubboncino nero. - È un misto di generosità e di ribalderia. Un suo amico ha freddo. Egli gonfia un sostrajo e gli procura un carro di legna. Suoi scopigonfiare e sojare”. Quando incontra in istrada dei nani, li salta via: quando incontra dei gobbi, loro domanda i numeri del lotto. Un alzò la ribalta del carro dell'accalappiatore e lasciò fuggir tutti i cani: un altro, empì la bussola del chierichetto che accompagnava il prevosto a benedire le case, d'aqua. - T. capitò un giorno da un'osta sua conoscente, dicendo: ho fatto un'eredità di 30.000 lire. - Bravo lei! - sclama l'ostessa - me ne impresti un migliajo - Quante ne vuole! fa T. - E va a pigliare un amico, che gli fa la parte di esecutore testamentario. Mangiano, bevono, godono l'osta e le due sue figlie; poi fanno l'obbligazione in carta bollata, di doverle due mila lire... quando erediteranno. - Altra volta T. si trova da un amico, che possiede un bel carrozzino - e lo prega di lasciarglielo guidare un pochino, almeno in cortile. L'amico vedendo chiusa la porta gliel lascia. Ma in quella la porta si apre, per dare passaggio a un carro di legna. T. che è già salito in carrozza sferza il cavallo e fuori - Stette via tre - sempre a corsa - facendo arma visconta pei bettolai. Finalmente è raggiunto da un questurino. T. lo accoglie gentilmente in carrozza, poi con un colpo di frusta, salta con cavallo e carrozza e questurino e stesso, nel Naviglio - Ma T. infine s'ammala, e dietro raccomandazioni è ricevuto nello Spedale dei F[ate] Bene fratelli. Un medico si presenta al suo letto. “Come stai?” gli domanda - Bene e tu? fa T. - Quando s'è allo spedale, dice il medico, non ci vuol tanta superbia. - E quando s'è tanto villano - ribatte T. - non si fa il medico. - Il diverbio finì col pitale di T. lanciato nel mezzo della crociera... Tutti i malati balzan di letto, spaventati -.

2777. Descriz. casa - ricchissima, freddissima. L'anticamera è immensa, colle sedie dipinte sulle pareti: la sala è tutta a stucchi etc. Il figlio dei padroni, marina la casa più che può... - Il lago di notte illuminato dalla luna - guizzano i pesci, e capriolano in su, con luminose stille -.

2778. la stagione bianca = l'inverno - la verde = la primavera - la rossa = l'estate - la gialla = l'autunno.

2779. L'uomo possiede tutte le virtù ed i vizi, che le signore Bestie possedono partitamente ogni razza.

2780. Un toscano chiedeva a un marronaro Romano un litro di brusciate. E il romano ghignando: volete forse dire che le volete calde ed arroste? Per me, ve le faccio anche bruciare, ma, badate, non vi piaceranno. - Tra me e la mia serva romana s'era combinata una lieve astuzia per deludere l'avarizia del mio padrone di casa. Combinato che si fu, la mia fante, disse: la non mi smarroni, sa! - ...rimuginar la minestra per vedde se c'erano entro armi... - Empia magion! - esclamava con poderosissima voce un romano venditore di pesce - l'aria di Roma è troppo occupata... - se non dico la verità, accidenti a mia nonna!... - se spergiuro, Dio te cavi un occhio - Cortella, tace - Siete una donna ben nebbiosa, voi!... - tenere il cappello all'abbandona... - Se vi occorre niente (per dire se vi occ[orre] qualche cosa), sonate... - Argentina (pescheria minuta) - Poveretta! sospira e fiotta - Volemo fare tutta una tuttata (un su per su) - i mi volea ammazzare: la lama non mi volle consentire - Lo stagnajo gridava: Iiìo stà-gnaa-raaro! - Minuzieria (fabbrica di piccoli oggetti) - Friggitoria - Galanteria (chincaglieria) - Spaccio di vino - Arte bianca (farine etc.) - Rotellette (gorgerette, bobêche) - er bugiardello (il lunaro) - fenestre fermate (chiuse) - sventoloni (schiaffi) - sciampagnare, sciampagnoni (gozzovigliare etc.) - Quando uno starnuta, l'altro risponde “e cinque!”

2781. Il ne interrogativo dei latini e dei Romaneschi. Es.Qualene?” “Chene?” (Quidne?) - er monno sano (intero) cf. sane, certamente ecc. - L'accrescitivo one Romano cf. col diminutivo ino fiorentino. “Gran depositone” “Oe', Clementone!” “questi vascelloni” - (in Fior. piccinino dim. di piccino, dim. di piccolo!). Il dar del tu facilissimo a Roma - Conf. la des[inen]za Rom. aro - colla fior. ajo. Col romano, si ovvia al dubbio di scambiare il luogo dove sta la cosa con chi è deputato a trattar della cosa - Es. orologiaro = chi fa orologi - orologiajo = luogo dove sono orologi.

2782. (1872) A Roma, la domenica grassa, non possono entrare a far parte del corso di gala sul Pincio le carrozze a un cavallo solo. - Udii un Romano, che al nome di Rione Monti, voleva aggiungere “e Tognetti” -.

2783. cf. tra i proverbi antichi e gli odierni. Vannucci scrisse un libro in proposito. Es. Tunica proprior pallio est = la camicia è più vicina del farsetto - pàlin è il bis, gridato in teatro dagli antichi - Trinummus. cf. Col milanese due-e-cinquanta, uomo prezzolato a fare la spia. - bere come turchi... Nota filosofia del proverbio, perchè i Turchi, non dovendo per religione bere, sono naturalmente quelli che cioncano col più gran gusto e di più - I pescatori di rana portano un panierino di vimini con un breve pertugio al fianco. Questo paniere a Pavia si chiama la moral. Infatti è la morale delle lusinghe dell'amo... Conf. peraltro all'almoral spagn. nello stesso significato.

2784. “lymphati”, alienati di mente, dalla lympha (aqua pura) colla quale Diana spruzzò gli arditi occhieggiatori delle sue chiappe - i cimiteri di stato = archivi regi - Il pigio della folla - rauci causidici - de pace triumphos (ladroneggi privati) - nullis pedibus sto - bestioni tutto stupore e ferocia - Militis in galea nidum fecere columbae - ingenio pugnax -

2785. dar ripiego a un piatto, far repulisti, vess de bona dentadura, trass adree a mangià, trà in castel, parì on lavandin, semper in orden con la famm, fa praa neet, sonà la barloca, voltà di bon boccon, on pito freid ecc. - in cimbalis, toeu l'indulgenza plenaria, visità i sett ges, taccà lit coi uss, desigillà botteli, chiapar ona cota, chiarire, scoldà i orecc, ecc. - “vuj fag minga concadicono i milanesi a tavola a chi trattiene troppo un piatto di portata dinanzi a . -

2787. (V. 2240 Note U. di Lett. A. e B.) - Vi ha parole che a forza di dire troppo hanno finito col non significare più nulla, per es. Dio: vi ha altre che, a forza di esprimere nulla, riuscirono a significar qualche cosa; p. es.ineffabile” - Chi schiaccia ad altri un callo o lo urta, usa dirglipardon”. Questo pardon è affatto convenzionale - perchè chi dice “pardonspesso non vorrebbe chiedere scusa. È un pardon insomma che non vuole dire pardon - Quel medesimo volgo, che sclama “oh! è un grande originale!” per dire di uno di cui non franca la spesa parlare, dice poi, al proposito stesso “il tale o la tale cosa non ha niente di particolare...” - Spiegatemi ora voi questa contradizione! - Una ragione dell'uso di diresalute” a chi starnuta, si potrebbe trovare in ciò. Starnutando, la testa si china come se salutasse: e chi ascolta ritorna scherzosamente il saluto. - Qualunque ignorante che ha letto una qualche scrittura, dice poi: è ben scritta o è mal scritta. Ma e che ne sa?... etc. -

2788. (V. 2240) Etimologisti della Vecchia Scuola (il greco o il latino facevan le spese). - bidello da Pedullus, che nelle academie portava un bastone - bisticcio da bis quaesitum - briaco da bria (latino basso = tazza) - ombrello da òmbros (pioggia) - bucintoro cf. navis dugentorum hominum -

2789. (Lingua Milanese. Et. es.) blitter cf. franc. bélître, e lat. bliteus - bas-lott cf. vas luteum - biadeghin cf. aviaticus, ex avo - biot cf. bìotos, vivente (che ha la sola vita) - cadrega cf. kàthedra - chignoeu cf. cuneulus - corrobbia cf. colluvies - ciocchee (Piem.) cf. Glocker - crenna cf. kremnòs, e crena, lat. - non vorè nèper ipee, per el cuu cf. nec prope nec procul - borin, ombelico cf. uberinum - ‹V. El Varon milanes. Coll. Poeti Milan. Vol. I.›

2792. (Libro delle Bizzarie) - Gran discorso del Culo. - Rivendica la sua nobiltà - Eva nata da lui - Si purifica da tutte le ingiurie, i bon mots etc. che gli si dicono - combatte il pregiudizio “che il cul non porti pena” - Sua importanza nella salute dell'uomo. Non c'è professore di medicina che abbia fatto i miracoli fatti da lui. ‹El trionfador del medico, lo chiamano i veneziani› - Moralmente, egli è poi quello che spinge l'uomo al lavoro delle braccia e del capo: per lui progrediscono le scienze etc. ‹(V. 2795)› (E Amore, la più nobile cosa del mondo, non ha per sede la più ignobile parte del corpo?) ‹V. per le frasi etc. in Cherubini Diz. Mil. in cuu etc. V. lingue furbesche

2793. Le “marionette” sono le successore dei Neuròspasta agálmata, mobilia ligna nervis alienis (Orazio), ligneolae hominum figurae (Apulejo), catenationes mobiles (Petronio) - La marionetta deriva il suo nome da Marion che è la Colombina del vecchio Teatro francese. - Magatell, voce milan. corr. all'imaguncula latina. A Como le marionette si chiamano: ciribitt - a Roma, anche pupazzi. E Palazzo dei pupazzi, è detto dai Romani il Parlamento. - La maschera del Famiola biellese tra i burattini corrisp. al famulus latino.

2794. Per notizie d'arch. milanese minuta V. sparsim il Cherubini etc. La prigione pei debitori in Milano era fino dal 1270 (curioso contrasto) in Via degli Orefici. Si chiamava la Malastalla o Mala mansion, corrisp. alle Stinche di Firenze e al Longwood di Londra. - La via dei Borsinee (borsinari) pure in Milano venne così chiamata dall'uso dei prigionieri (ivi di carcere), di calare giù dalle inferriate le borse, pregando i passanti a far loro la carità. V. in proposito la magnifica scena di Meneghino carcerato nel Falso filosofo di Maggi - Nelle prigioni l'ultimo che arriva deve pagare una buona entrata ai compagni o ricevere da essi tanti colpi di ciabatta sul sedere quanto ordina il più anziano dei prigionieri, detto il podestà. -

2795. In lingua milanese “se ghe rescalda el cuu a on bagaipicchiandolo, in venetael ghe se rinfresca” - In Inghilterra le ladies e le misses non vogliono che si dubiti nemmanco che possano recarsi “qua via cibi solent” tanto è vero che quando si allonta[na]no un istante da una conversazione, vi ritornano con un fiore in mano, quasi venissero dal giardino. Donde la frase ingleseto go to pluck a flower” per dire, andare al licet - e il nome di “giardinodato al licet stesso.

2796. Vin da pegni - A Venezia erano bettole dove si ricevevano effetti in pegno, sui quali ritraevansi due terzi in denaro e un terzo in vino pessimo detto appunto vin da pegni.

2798. Nella minuta di una cena data dal Serenissimo Duca di Mantova, addì 21 Novembre 1537, dopo l'enumerazione di un centinajo di sontuosi piatti, sta scritto “e stecchi secondo il bisogno” -.

2799. (R.U. L. XI Fision. Teatri Milanesi) La claque - claqueurs - in latino Laudicoeni, Bombi, Testae, Imbrices - in mil. risott - in Ven. Magnarisi.

2801. El mal di prestinee = sonno - vess giò del felipp = aver passato i 60 anni dopo i quali non si paga più testatico - aver sempre la ginocchiaja = studiar molto (la ginocchiaja è quel gonfio che si forma nella stoffa, del calzone sul ginocchio pel troppo sedere) - è andarino. Corrisponderebbe alla fraseghe pias a girà” ma meglio sarebbe di usarne nel significato di “latino” (ladin) - rinfuso per troppo mangiare (Brunetto Latini) = impirottaa, mil. - stagno per sodo, usato da Leonardo da Vinci - barbino = il pezzo di pannolino in cui si va nettando il rasojo nel fare la barba - rubbolare, rumore che fa la marea quando si vuol sollevare tempesta - stagnini (Caro) = giochetti di stagno - un passerajo di donne - allentare un peto... - uovo lallero (Aret. Cinzia) tenero, che balla - poste, luoghi da cavalli nelle scuderie.

2802. Foscolo chiamò Milano “la sonnolenta Paneropoli” - piombone, uomo tardo e lento - pausone, pausarsi = che fa o fare con pause le proprie faccende - pasciona, comodità, pastura - Eppure che vi fanno? si scuotono forse? si affannano? si affaticano per poterne uscire prestamente? Pensate voi! vi dormono spesso (Segneri).

2803. Il cesso lo chiamano il comodo. Ed è il luogo quasi sempre il più incomodo della casa! - Noto che gli architetti nei loro progetti di casa, pajono sempre le persone più poetiche del mondo. Si dimenticano che l'uomo ha un culo... e non trovano posto pel cesso. Fatta la fabrica poi, lo allogano in fondo a qualche baltresca o sconciamente lo attaccano in sul di fuori (El sur dottor Isacch taja camis per giustà sacch). E sì che la sala da pranzo, senza il cesso, è incompleta...

2804. (R.U.) Nei martiri popolari - Desc[rive]re la sura Cecca di Berlinghitt. V. fascicolo “La Bibbia della balia” - e desc. il Bigia o Migia (Remigio) Capellee. - La bibbia della balia può figurare in parte anche nei R.U. L. VI I Bimbi, o L. VIII le scuole - come un es. della prima scuola, dell'anticamera della scuola.

2805. In pulicis morsu deum invocat - I cortigiani hanno solate le scarpe di buccia di cocomero - coloro, che per pisciare se lo toccano col guanto (gli ipocriti) - non bisogna, o scrittori, bagnare tanto la penna nel calamajo quanto nella testa -

2806. (V. 2240 Note Um. di L. alta e bassa) Si parli anche dei rebus, delle sciarade, degli enigma, degli indovinelli etc... citarne esempi. - “Son cavalier, ma senza croce al petto - I mori spoglio e in Africa non (baco da seta)” - Aut. Malatesti. - Insidia il primo ai lucidi - abitator dei flutti - il mio secondo agli uomini - ed il mio tutto a tutti” (Amo-re. Aut. V. Alfieri). - Napoléon (Napoleon dans le plus grand des astres (désastre)) - etc. etc.

2807. E, poichè i Fiorentini non sanno fare il panettone, e noi chiameremo cotesta nostra milanese gloria coi loro nomacci di pan balestrone, pan Pepato, Panforte etc.? ‹...e così, il loro lungarno dovrà servire a nominare le nostre gettate, interriate, fondamenta, terraggi, terrapieni, alzaje, lungo il Po nostro e il Ticino

2809. V. sparsim. Contadini, Villani. V. anche Cherubini, Diz. mil.-it. in vilan - Pregiudizi dei cittadini su questa importantissima parte di popolo “a fa ben al vilan, se troeuva cagaa in man” “chi villan serve n'ha questo tributo” “Rustica progenies semper vilana fuit” etc. Nei contadini, parlar anche di molte delle loro costumanze. - Essi usano ad ogni fuoco fatuo od a stella cadente, direVa che Dio te loggia!” - Costumi brianzoli. “Bruciar gennajoV. Cherubini Vol. IV pag. 207.

2810. (V. 2240 N.L.) Capitolo sulla letteratura disonesta. Quale sia veramente tale. Questione se le parole disoneste corrompano i buoni costumi. - Se il pensiero ha lingua. Quanto giovi a noi milanesi il dovere tradurre il nostro pensiero in una lingua che non è tutta nostra. La meditazione crea le grandi opere. Noi pensando alle parole troviamo i pensieri.

2811. Lorenzo de' Medici attribuiva il difetto di mangiarsi le unghie ai beoni.

2812. Tale ‹(dicono il poeta Maffei Andrea)› avea tolto una piccolissima moglie: e dicea: della moglie, quanto meno sen prende, tanto meglio.

2813. Intercalari - Es. E dai tira campann martela, a le quarte le vostre, intrighete ti, e destrigheme mi, e fa cussì fin che te vivi, che mai pu te destrighi - si noti che l'intercalare è uno solo.

2814. I principii nella scuola di disegno, si chiamano dai nostri pittori e scultori in erba - I. campanin. 2. Treball. 3. seggionell. 4. seggionell intajaa. 5. lovetta sempia. 6. lovetta doppia. 7. ... 8. gerlett. 9. foeuja storta... 11. vasett, etc. (Vedi Cherubini in ornaa). - L'è mei on asen viv che on dottor mort. -

2815. Alla corte pontificia non c'è officio che non abbia qualche impiegato col titolo di segreto... Cameriere segreto, uscere segreto etc. etc. Non solo. C'è anche il cuoco. E fu dallo Scappi stampato un libro dal titoloCuoco segreto di Pio V”.

2816. A proposito dei Milanesi e dei Fiorentini, si potrebbe rifare “la Storia dei Grassi e dei Magri” che fu uno dei libri più in voga tra i padri nostri. Basta dare un'occhiata ai dizionari delle rispettive lingue. Quì tutta macellaria, abbondanza, prodigalità: tutto orto, carestia, sparagno... - Cit. il “Lupi Lombardi” (Tedeschi lurchi) e il Fiorentin mangia fagioli - lecca piatti e tovaglioli. -

2817. Nelle spiritosità tradizionaliRis e fasoeu, minestra de fioeu - Ris e basgiann, minestra de tosann” -

2818. Seren d'inverna - nivol d'estaa - amor de donna, de pret, de fraa... guaja! - Oppure - usei in man de fioeui, donna in man de soldaa, bagai in man, de fraa... guaja!

2819. Avanzi balordi. - avanzare i piè fuori del letto, tegnì a man i guggiad per buttà via i remisei, disfar i muri per vendere i calcinacci, dar a mangiare le ciliege per vendere i noccioli, saltare dalla finestra per risparmiare le scale... etc.

2820. Nei R.F. (parte antica) descrivere la domenica nel 1700 - Le dame scendono dai carrozzoni col servente, e col servitore che porta la caldanilla ecc. - Le erbuccie (mezz calzett) vengono a piedi col Domenichino (Meneghin, servo preso a nolo per la Domenica) che porta il loro libro di messa... Gli amorosi alla porta porgono alle amanti l'aqua lustrale etc.

2821. Nei martiri popolari (R.U. L. x) citare Cuneo e Bergamo, cui si affibbiano tutti gli spropositi di Piemonte e di Lombardia. - Cuneo, mette ai suoi lampioni i vetri di latta per ripararli dalla grandine... - Bergamo, se viveva quell'“omm du capelì” (petit chapeau avec redingote grise) sarebbe diventata un porto di mare... etc. etc.

2822. Descr. Un magnano. Contrasto de' suoi panni e della sua faccia nerissima, colle casserole di lucentissimo rame, appena stagnato - Un fittabile. Faccione che è una Brianza. A vederlo si pensa “la ghe va su onscia” - Un po' di pancia, le mani, una nell'altra, dietro la schiena - indizio di molti soldi. -

2823. Monteverde (secondo Grandi) non è un artista ma un intagliatore in marmo. - Il genio di Franklin di Monteverde che è un angelo accavalcioni di un fumajolo potrebbe chiamarsi il genio degli Spazzacamini. Si disse anche “un genio allo spiedo”, o “lo spiedo di un genio”. Monteverde vi ha effigiato “il fulmine” la meno plastica cosa che si potesse, sotto la forma di una sanguetta. Limiti dell'Arte - Il goffo e farraginoso monumento a Cavour di Torino pagato al Duprè 700.000 lire. Cavour, vestito alla Romana! - Il busto di Manzoni dello Strazza, tutto naso. La faccia par destinata ad essere solo la radice del Naso. Lo si disse: Manzoni rimasto con tanto di naso nel trovarsibrutto - La Commissione pel Monumento a Beccaria, volle che Grandi effigiasse il grand'uomo in età vecchia, a dispetto della ragione, che suggeriva di farlo giovane, perocchè l'opera che gli diede la gloria fu scritta a 27 anni. - Pel “Beccaria” s'erano poi raccolte 30.000 lire di cui 15 furono pagate allo scultore, per l'opra e il marmo - e le altre 15 nelle spese della Commissione - Il “silenzio amoroso” di Cremona venne pagato 500 lire! - Del soggetto nella Plastica - e della forma del soggetto, che quivi sono in importanza pari. La forma è lo stile. Scopo d'ogni arte: far storia. Ora, l'artista sceglie eccellentemente il soggetto, quando sceglie quel punto del patrimonio della memoria, da cui, per la sua speciale arte, può sperare di ottenerne una trattazione superiore in virtù a quella, che nel medesimo soggetto, otterrebbero le altre due arti sorelle. - Come soggetto di plastica (benchè lasci assai a desiderare quanto a scalpello), il Socrate di Magni è completo: incompleto “l'Amore degli Angioli” del Bergonzoli - In ogni caso, Scoltura e Pittura appartengono, forse, più al mestiere che all'arte - o almeno ne sono l'anello di unione... -

2824. La Critica della Critica - La critica del giorno, abbandonata dagli artisti e dai letterati ai giornalisti. Emulazione negli spropositi fra i critici. Il Sig. F.xx della Perseveranza (talis pagatio, talis cantatio) colle sue “mummie imputridite”, la sua “apoteosi della divinità”, le “eburnee chiome”, le “stravaganze assurde”, il “ragazzo d'ambo i sessi” etc. etc. - I ricatti - Botteghino di celebrità presso ogni gazzetta teatrale. La camorra letteraria napoletana, * etc. distributore di diplomi e di medaglie d'oro etc. ‹Si firmava il Comm. * comm. del Nishan Iftikar de Tunis, cavaliere salvatore d'Italia etc. e traduttore della Comedia di Dante in dialetto napoletano

2825. Magnifica epigrafe, è la seguente scritta sulla porta della cattedrale di Palermo (24 7bre 1876) quando le ossa di Bellini ritornarono da Parigi a Palermo - “Questa Basilica - In cui dormono dimenticate - Le ossa di tanti re - Diviene oggi famosa - per la tomba - di - Vincenzo Bellini” - Vicino al catafalco erano poi due altre egregie iscrizioni. Diceva la prima - “Strappò una nota eterna - All'Universo - L'amore - E vinse i Secoli” - l'altra “L'arte non ha patria - Egli è cittadino del mondo - Non potendo la madre - Contenere il suo nome - Costudisce gelosamente - Le ossa” - ‹Certo Longo da Catania cap.no medico mi dice oggi (15 ag. 80) che queste epigrafi sono di Mario Rapisardi

2826. Progetto di un libro dal titolo - Dell'Onestà politica - e della onestà artistica. - Scopo - tentativo di trovarne i criteri - Circa l'onestà politica. ‹Prog. Vi ha chi usa di reputare birbanti i suoi avversari politici: vi ha chi dice che si può essere in casa amicissimi - e nemici alla Camera. Pro e contro - di queste due opinioni. -› Moventi dell'uomo, ) interesse proprio (suo o di famiglia) - ) interesse patriotico (della città o del paese) - ) interesse umanitario. Dove non giuoca uno di questi tre interessi l'uomo savio nulla fa. Dati i tre moventi in lotta fra loro, quale deve l'uomo seguire? I più seguono il primo: pochi il secondo (Q. Curzio etc.) pochissimi il terzo. Tuttavia - bene interpretati, tutti e tre si equivalgono. - Che sia l'onestà politica? Essere di unica e non mutabile fede, rispondono alcuni. Ma il mutar bandiera è invece, spesse volte, prova di senno, e di vero patriotismo. Mutano i saggi col mutar dei tempi. Chi non fu repubblicano nel 1792, chi non fu realista nel 1859? ‹Una sola fede io ritengo giusta - l'amore di patria.› ‹Garibaldi per l'amore di patria, fu rep.; ora è realista (1875)› ‹Di chi sbaglia in buona e di chi in mala fede› - Sui governi. Tutti si equivalgono. Il migliore, qualunque ne sia la forma, sarà sempre il meglio amministrato. ‹For forms of government let fools contest What'ever is best administered is best (Pope)› Con Napoleone I chi non avrebbe gridato W. l'impero? e chi non griderebbe, coll'antico senato di Rorna W. la Repubblica?... Per me il miglior governo, è il non governo (Taccio quella innocente parola che fa tanto pauraanarchia”) - Dell'opportunità politica (vedi s.) - dell'errore di combattere gli uomini per combattere le idee. - La morale ideale e la pratica - Se ci possa essere una morale politica. Chi rovina una famiglia, chi uccide un uomo dovrà cadere in pene, mentre chi rovina centinaja di famiglie e uccide migliaja d'uomini, si vedrà non solo impunito ma premiato? (Ille crucem sceleris pretium tulit, hic diadema) - Fin dove l'onestà politica cammini colla morale - Conclusione: Unità della morale... Queste sono alla rinfusa le principali idee del libro. Vi si tratterà in special modo la questione del giuramento dei deputati e degli impiegati, dell'antiche e nuove teorie in diplomazia, scuola machiavellica ‹(i mezzi giustificano il fine)›, scuola di Fox (?) (la migliore delle politiche è l'onestà etc.), politica sentimentale etc. Della minoranza partigiana e della maggioranza indifferente etc. (Il tema ha peraltro bisogno di esser molto covato) -. Quanto all'onestà artistica, il concetto è il seguente. Non falsificare il proprio tempo. L'artista è destinato a scrivere la storia degli uomini e delle nazioni e la narrazione egli la deve trovare sincera e spontanea nel proprio cuore, inspirato dalla contemporaneità. - Ora, falsifica, il letterato che narra la guerra dell'indipendenza italiana, coi modi di Giovanni Boccaccio, falsifica chi la pingesse nella maniera di Leonardo, etc. etc. V. sparsim nelle note, sulle incongruenze artistiche del giorno che fanno sorgere in Baviera un Walhalla, nello stile di Grecia, e sotto il cielo di Napoli fabbricano un chalet svizzero, od una casa olandese ecc. - Dov'è mai quel benedetto stile 1870? - Se l'eccletismo odierno dell'Arte sia filosofico o no, dato che l'epoca presente sia per eccellenza eccletica... - (Vi si tratterà partitamente delle 3 arti, dei sintomi del nuovo stile etc.)... - (Anche questo tema dell'onestà artistica va tenuto il suo tempo in fusione di studio e meditazione).

2827. Età dell'oro, dicevasi quella in cui oro non era.

2828. Il sorriso è alla bellezza, quello che il sale è alle vivande.

2838. Il direttorio comandò a Buonaparte facesse una subita correria contro la casa di Loreto, onde, rapite le ricchezze... - (Botta). cf. el resentin di Gies - nel poeta mil., mi pare, Zanoja. - l'estetico latrocinio di Bonaparte (Negri, Storia Antica).

2845. A mostrare il convenzionalismo dell'opinione sul vizio e la virtù - descrivere lo stato di guerra, in cui tutto ciò che in pace si reputava vizio, pare virtù. Il furto passa scusato col nome di bottino bellico, l'assassinio è glorificato dal nome di valor militare, i tradimenti, le insidie etc. si chiamano strategia etc.

2849. Noi scriviamo al presente in lingua italiana tradotta dalla francese. -

2853. Importantissimi allo studio della Riv. francese '89, e specialmente a' suoi effetti in Italia e nella Rep. Cisalpina, sono gli opuscoli di Melchiorre Gioja - In proposito vale anche la pena di dare un'occhiata all'estratto manoscritto in zibaldone della Gazzetta di Milano dal 1778 al 1780 (Biblioteca Ambrosiana S.C.V. II. 7.) e al Gazzettino di Milano 1799 (stessa Biblioteca) - M. Gioja appartiene ai letterati-giornalisti o pamphletistes, feuilletonistes.

2862. A prop. di Souvarow, esiste un suo comico testamento, che cominciatrovandoci, giusta il volere del Cielo, secondo il corso delle umane vicende, attaccati da una dissenteria insanabile infelicemente guadagnata in compagnia del nostro amico Kortchakow etc. etc...” e poi dice: item lasciamo i nostri lunghi e ben pettinati mostacci per servire di coda ai finti patrioti del 1798, che essendosi scodinati sotto il governo provvisorio del Piemonte s'incodinarono all'approssimarsi della nostra armata ed hanno ora di nuovo perduta la coda all'entrare dei francesi nelle pianure d'Italia, etc. etc.

2863. Melchiorre Gioja conchiude le sue “osservazioni al Ministro della Guerra” (29 nevoso A. VII) così: “checchè però ne sia, sappiatemi grado, cittadino ministro, di non aver io, in questa risposta, usato del diritto comune, cioè di non avervi detto delle ingiurie benchè credo che abbiate torto” - In altro suo opuscolo poi finisce dicendoSalute ed economia di parole” -

2866. Nei R.F. (parte vecchia) per la descriz. dell'Inquisitore, pigliar conoscenza degli - “Elogi della Santissima Inquisizione de Padre fra Pietro Martire Anno VI. rep. Si vendono in Milano e in Barlassina” - e della “Lucerna Inquisitorum hereticae pravitatis P. Bernardi Comensis 1526”. -

2867. Progetto di un libro intitolatoRitratti di famiglia” - divisi in due libri: Parte vecchia, e parte nuova. Suo scopo, illustrare, più che la vita, l'ambiente di vita nel quale furono alcuni dal cognome Pisani, che appartengono genericamente o specificamente alla mia famiglia. Sarà il pretesto di mettere insieme in forma pittorica tutte quelle cognizioni di archeologia domestica o curiosa che ho raggranellato fin quì nelle letture - Nella Parte vecchia si comprenderanno descrizioni di interiori di case dei sec. XII, XIII, XIV, XV, XVI, XVII fino alla Riv. Francese dell'89: vi si parlerà dei rami della Famiglia Pisani, che uscita da Pisa (Pisani e Pisis) si diffuse a Napoli, Venezia e Bologna (Bologna, Parigi - Alessandria - Pavia). Saranno i capitoli: una Prefazione, in cui si dica il Perchè dell'illustrare persone che non appartengono alla specif. famiglia dell'A. - sulla parentela universale, etc. ‹Del resto, parenti davvero, io non posso considerare che quelli che ho veduto co' miei occhi, o cogli occhi de' miei genitori. Gli altri sono nebbia per me... Caddero nel patrimonio comune, di gloria e di vergogna› - poi (beninteso che i presenti titoli sono provvisori): Lo studio di Giovanni da Pisa - Pietro, lo studente medievale a Bologna (parlarvi dello zio Emanuele Prof.re - tesi sottilissime - guerre di parole - Una lezione antica - gli esami -) - L'Alchimista (Ottavio Pisani - Demonologia - Palingenesi della Rosa etc.) - La Galera di Vettore (Vita marinaresca nel sec. XIV) - La sage et preude dame Christine de Pisan (Pisani di Bologna. Parlarvi di suo padre Tomaso, astrologo; dei libri di CristinaVie de Boucicaut” et “livres des dames”; in contrasto col Roman de la Rose di Jehan de Meung etc.) - Il capitano di giustizia (1400) (Contardo - es. di proced. penale dell'epoca) - Martino, il decurione di Alessandria (vita domestica nel 1500 - un matrimonio: descriz. del corredo etc.) - Il cardinale di Venezia e di Aquileja (Pisani di Venezia - descr. di un ingresso trionfale - (1550) ) - Il pulpito di Frate Sisto (1600 - predica barocca) - Un funerale nel 1770 (L'araldico - disquisizione in materia; la fiaba dei Pisoni romani etc.). - Equipaggiamento di un colonello austro-spagnuolo (vita militare, XVIII sec. av. Riv. Francese) - Nella Parte nuova, si parlerà di quella parte della famiglia Pisani di Pavia, della quale, per così dire, aleggia ancora lo spirito intorno a me. Sarà intitolata a mio padre “A chi mi diede la vita - e cui la ridò” - coll'epigrafeHumani generis mores tibi nosse volenti - sufficit una domus” (Juvenalis). Il racconto anderà dalla Riv. Francese dell'89 alla morte di papà mio (1872). - Sarà forse diviso in parti - una pref., una conclusione e un'appendice - cioè: Prefazione. Montecalvo in fiore. È babbo che mi racconta la festa di S. Luigia al Monte. Io seggo sui suoi ginocchi... Desc. del castello e della tavolata. Il parroco, gli amici, i figli ecc. - La mamma Milesi e la fam. Milesi - La Tissot, l'istitutrice, Biancardi - ‹Il tempietto, degli amori di Elena con zio Emilio - il Prev. di M. C. D[on] Giovanni Ricci, giocava agli scacchi lungi dal tavoliere stando col dorso al camino - a memoria. - Il Pretore fa la corte alla Giovannina Magenta e le invia tartufi etc. - Donna Elena Milesi Viscontini portata su in lettiga. - Scherzi a M. C. - Il frate dalla testa di vescica - Il brigante a cavallo.› L'Avv. Bixio che legge il sonettoCalvo il monte non è etc...”. Desc. in isp. di papà, coi capelli sciolti per le spalle etc... - Mia interruzione. - Ritratto I. Don Carlo - Desc. del ritrattone - Chi fosse, secondo sua moglie. Parenti del nonno. Sua vita avventurosa etc. etc. che risulta da' suoi 4 biglietti di visita etc... - Ritratto II. D.na Luigia. Descriz. di un matrimonio sotto l'impero... etc. - Ritratto III. I figli (compresovi anche Antonio Massa etc.) - Conclusione. Mio padre che sfascia. Montecalvo in rovina. ‹Le camere da lungo inabitate. La legna per il fuoco, tarlata.› - Appendice. Descriz. di carte curiose e oggetti vecchi di casa, libri etc. raccolti in una sola stanza (Vedi per tutto ciò, sparsim). Il libro potrebbe essere accompagnato da 4 aque forti, la prima in capo del libro, rappresentante Montecalvo (Pitt. Fasanotti) la al ritratto rapp. D. Carlo a cavallo (Grandi) - la al rit. rapp. D.na Luigia (Bianchi Mosè) - la al ritr. rapp. I figli (Cremona Tranquillo) -

2868. App. ai R.F. (parte nuova) - Archeologia domestica. Descr. su un fondo di filosofia, quanto mi trovo di oggetti o carte vecchie nei miei cassettoni ed armadi. ‹Com'io ami tutte queste minuzie. Mi par di sentirci attaccato qualche po' dell'anima de' miei poveri morti.› - I.° Un contratto di matrimonio con su penneggiato in testa dal galante amanuense notarile un pajo di cuori passati da una medesima freccia. I cuori grondano goccioloni di sangue: hanno ciascuno la sua brava fiammella: la freccia pare una penna d'oca. Dietro i cuori, in prospettiva le case, e i fondi portati in dote con bestie bovine cornute grandi come le case - Nel contratto, indicazione di capi di vestiario, e di giojelli del tempo (1806) ‹gioielli vecchi, a smalto - fibbie etc. bindelloni - Pizzi antichi› - 2.° Un testamento 1778 -: enumerazione degli uffici funebri; tanto per la confraternita tale, tanto per la corporazione tal'altra; tanto in messe, in elemosine etc. etc., - e altro testamento 1790, di un republicano che vuol piantato sulla sua tomba l'albero della libertà etc. ‹Test. anche di Biancardi› - 3.° Conti. I libri mastri di casa, di possessioni che non sono più ‹Nomi di fondi: la Maladiana, le Chiappe del Curato, la coda della Volpe, Corano, Balsamo, la Bastida de' Dossi, Villalunga, la Malaspina, la Ca dei Dossi, Morsenga, Pieve Albignola, Cervesina, Pancarana, Valle del Muto etc. etc.›; le ceste di documenti che si vendettero sulla stadera. Nei conti, quelli di un funerale “tanto al falegname per aver fatto i ricci di legno alle virtù teologali etc., statue di cartapesta etc.” - in tutto, una spesa enorme. - Altro conto, dal quale appajono curiosi oggetti domestici. I fasci di conti dell'oste. - 4.° Libri - Libri dai fogli ingialliti coi nomi degli antichi proprietari, con dentro foglie e fiori secchi - Varietà delle legature. - Quasi tutti volumi scompagnati. S'è divisa la casa e si divisero alla rinfusa i tomi. Io ho i primi due di un'opera, un mio cugino ha il terzo, l'altro cugino il quarto. - Titoli dei libri del tempo. Es. Vingt quatre heures d'une femme sensible ou une grande leçon, par Madame la Princesse Constance de S.xx à Paris 1824 - ‹Libro di Corte, ossia Lista delle persone che hanno il d[iritto] di accesso alla I.R. Corte Austr. Nel 1780 - tra le quali si notano Pisani maggiore Don Carlo - Pisani sargente maggiore Don GelasioAlmanacco Reale per l'anno 1808. Milano Stamperia reale - Des droits et des devoirs du citoyen, par Monsieur l'abbé de Mably à Kell 1790 - Defendente Sacchi, La pianta dei sospiri (Chi può resistere oggi a leggerne una pagina sola?) - Storia del memorabile triennale governo francese e sedicente Cisalpino nella Lombardia. Lettere piacevoli ed istruttive. Milano 1799. - L'anno duemila quattrocento quaranta - sogno di cui non vi fu l'uguale - seguito dall'uomo di ferro - opera del cittadino Mercier. - In Genova 1798 a. della Rep. Ligure. - Il Ritorno dalla Russia, romanzo di Davide Bertolotti (citarne altri della medesima cotta) (Nomi degli eroi di romanzo d'allora: Lucindo, Damete, Aristo, Clorindo ecc.). Segni in penna e a matita sui libri; postille della nonna: cioè un misto di sentimentalismo e di prosa, p. es. una frase alla Rousseau e poi 1799 Spese per far coare le polle; primo covo comprato ovi n. 50 L. 6 - secondo altri 60 L. 3.15 - Ricavato L. 8 (Cit. le migliori delle note della nonna, sparse nelle mie cartelle) - ‹Gli album dei nostri vecchi - che notavano giorno per giorno il buono e il cattivo tempo, per poter poi, l'anno seguente, dire, “il giorno dello scorso anno faceva un tempo così o così...” il che giovava mirabilmente a tenerli alti nella stima cittadina. - Notare per altro come scriv[evano] invariabilrnente “Mai non fu anno che come questo etc. A memoria d'uomo non si vide mai etc.› - 5.° Gazzette vecchie. La gazzetta privilegiata di Milano; es. di notizie d'allora paragonate a quelle d'adesso ‹paragone pure della carta e dei tipi, prezzo d'abbon. etc.›. Cercare la critica di Pezzi contro Manzoni ecc. ecc. Il Corriere delle Dame del Lattanzi - il suo mutar di bandiera a seconda che si avvicinavano a Milano gli Austriaci o i Francesi... - 6.° Lettere - Lettere amorose del 1800; tutte a spropositi di ortografia: poesie d'occasione; biglietti d'invito etc. etc... ‹La prima lettera di babbo, che chiede in isposa mia mamma.› - 7.° Ritratti a miniatura sulle tabacchiere etc. I ritratti di Napoleone I a bizeffe. In casa nostra ne ho contati 378. - 8.° Varia - orologi e tabacchiere di tutte le dimensioni, a segreti, a smalti ecc. ‹orologio con su dipinto il tempo - e con poesia. Un panciotto del 600 con su una carica di cavalleria.› I bastoni col peso, e i bastoni, la sagoma del cui manico l'ombra di Napoleone I. Tra le scatole di tabacco, alcune piccolissime, altre immense. Dentro il ritratto dell'amante o come al solito di Nap. - Una spadina e qualche testa delle marionette del Teatrino di Montecalvo... - Ventagli. Descrizioni. ‹Ventagli allegorici - quadri a margheritine› - Non c'è più l'immenso lavativo di peltro, di cui è rimasta la scatola, che la nonna non mancava mai di attaccare ne' suoi viaggi dietro la propria berlina. Il lavativo andò a finire in una sorbettiera. ‹Che affare una volta l'introdurre il lavativo etc. Par. col clesopompe› - La bandiera con su scritto W. Francesco I (bianca con intorno una corona di quercia). - Capelli (i biondi della mia nonna bimba etc.) - Un dentino di latte, in uno scatolino, del mio papà, pur morto ‹ed ora è già strappato - dente cariato - dalla terra il suo posseditoreChissà che dolori chissà quale coraggio a lasciarselo cavare! - Attestati scolastici etc. etc. (Vedi nelle cartelle). - Lavori di pazienza di Biancardi - I bossolotti di Papà. - Cit. tra i mobili, anche i vecchi servitori, paragonandoli ai nuovi - “La carte du tendre” - biglietti di visita - la carta del belletto - il grattatojo - ‹Il pitale con scritto in fondo intorno ad un occhio: ti vedo, furbetta. Lettere di amore in carta grossa, e chiuse coll'obbiadino. Vedi es. nelle carte. - Poesie per lauree e matrimoni - Minute di pranzi di gala. I lavori di frate certosino - di Biancardi

2869. (Pei R.F. e pei G.F. arch. milan. si possono consultare): Sommaruga. Il Meneghino Critico, continuato dal 1773 al 1789 (Ambrosiana S. B. U. I. 65.) - Il Borgo degli Ortolani, Almanacco per l'anno 1794 (id. S. C. S. II. 10) - El verzee de Milan. Alm. per l'anno 1796 (id. S. C. S. VI. 7) - La settimana grassa con la prima dominega de quaresma. Alm. per l'anno 1797 (id. S. C. S. VI. 5) - La piazza di Mercant cont on poo de coin per conseguenza di duu mur, San Raffaell e Porta Renza. Alm. per l'anno 1799 (id. S. C. S. v. 6) - L'ombra del Balestreri in cerca della Veritaa. Alm. per l'anno 1800 (id. S. C. S. VI. 6) - El servitor de la bonn'anema del Pover Poetta Balestreri. Almanacco per l'anno 1804 - El caffè de la Reson. Alm. per l'anno 1805. - Meneghin Peccenna, Alm. per l'anno 1809 - Meneghin Peccenna, impresari de teater. Alm. per l'anno 1815. Poi, tutte le bosinad di cui se ne trovava una raccolta in 8 vol. nella libreria Bellati, e se ne trova ora una all'Ambrosiana nella “Miscellanea della Rivoluzione” - La gran torr de Babilonia, Almanacco per l'Anno 1795 - El diavol coi pee dedree ch'han faa in Milan in di trii ann i republican ossia Meneghin storegh, leped, critech e moral da l'intrada di Franzes in Milan el di 14 mag 1796 alla soa partenza del 20 april 1779 - Milan - Quader bernesch e natural de la guardia nazional Milano 1799 (Bosinada - Ambrosiana S. C. V. 11). - I romani in Grecia (intendesi i Francesi in Italia) opera di Giunio Bazzoni.

2870. (R.F.) I tavolini del Maggiolino. - La majolica goffa e pesante - una zuccheriera foggiata a cavolo (verza), delle bottiglie foggiate a ramolacci. Par. tra la tavola e il pranzo di una volta e quel d'oggi. Il trionfo di porcellana in mezzo alla tavola. - La zuppiera con su i gamberi cotti scolpiti ecc. Oggi niente nel mezzo, e poco in disparte. Così le quattro portate da tre piatti ciascuna furono sostituite dai due piatti scarsi. La dicono la nostra “semplicità dell'eleganza” mentr'è quella della carestia. - Tra i mobili vecchi il carozzone rosso e oro, il letto idem - i mori negri che sostengono a cariatide delle étagères barocche d'oro - La spinetta verde e oro con su un delfino in cima, etc. - Il lusso d'una volta e quel d'oggi. Una volta, molta argenteria, oggidì molto christophle: una volta i saloni, i capi d'arte, oggidì le stanzuccie, le chinoiserie - I nostri nonni avevano i pavimenti di mattone, e le volte dipinte da Appiani... - Dell'incomodo lusso Napoleonico. - Il falso greco-latino.

2871. (R.F.) Nonno Carlo (n. il 7. maggio 1780 m. il 28 genn. 1852) figlio del nobile Gelasio-Vincenzo, e della baronessa Rosalia di Hölly di Niedermensdorff. ‹“Quel polpettone” come trovo scritto da D.n Giacinto Pisani, fratello di D.n Gelasio› - Alla lor volta, il primo figlio del nobile Carlo e della nobildonna Matilde Oleario di Bellagente, l'altra del Colonello Federico di Hölly barone di Niedermensdorff, e della nobildonna Maria dei marchesi Beccaria etc. ‹(V. pel ritratto fis. il quadro nostro in cui nonno è a cavallo, vestito da G. N. A.) - la miniatura di una tabacchiera, e la miniatura che possiede D.na Carolina Del Mayno, nipote del nonno› - La sua storia può compendiarsi in questi suoi biglietti di visita: I.° (1798) Il cittadino Pisani (e intorno W. la libertà - W. l'eguaglianza - W. la fraternità) ‹quand se portava in coo el barettin ross come i galantommen de galera› - 2.° (1805) Charles Pisani colonel-commandant en chef de la Garde d'honneur de Pavie. ‹È un biglietto con in cima due Vittorie - e intorno e sotto trofei d'armi e bandiere, berretti di granatiere, tamburi, palle di cannone etc. etc.›. -3.° (1816) Don Carlo Pisani Dossi Guardia Nobile di S. M. I. R. A. e cavaliere della S. Religione dei Santi Maurizio e Lazzaro - 4.° (1825) Le chev. Pisani. - Ingegno rozzo, arrogante, prodigo. Bevitore d'intere vendemmie... Fu tra i primi a ballare intorno all'albero della libertà a Pavia; tra i primi a caracollare incontro a Napoleone Imperatore, e poi a Francesco I. Fu savio municipale; fu carbonaro; condannato a morte in contumacia, fuggì in Isvizzera dove congiurò con Napoleone III, e col principe della Cisterna: graziato, tornò in Italia mezzo tedesco: nel 48 ridiventò italiano - poi si spense. - ‹A Balsamo nel 48, vestiti quaranta villanelli da soldatini, con aste di latta a banderuole tricolori, si spassava a far lor fare l'esercizio - stando egli seduto sotto un gran padiglione a colonne d'oro e tende rosse, coi leoni pur d'oroSostenne all'estero molti emigrati. Napoleone non ancor gli donò un anello d'oro con su scritto honneur, fidelité, patrie (vacue promesse) dicendogli, che quando avrebbe rivendicato il suo trono, avrebbe ricompensato lui o qualunque della sua famiglia che gli si fosse presentato con detto anello. Beauharnais gli avea donato il suo sigillo di acciaio - Diventò cittadino del Cantone di Berna - etc. - Era destrissimo negli affari. Dopo aver mezzo disfatto il patrimonio lasciatogli da suo padre, non solo seppe ricomporlo ma raddoppiarlo. Avea case e fondi per più di 2 milioni. Trovatosi un in casa della zia Traversi tra due porte, carpì un affare all'avvocato; e presa la posta, arrivò a rotta di collo a Parigi, e lo fece lui invece dell'avvocato... Anche Gaisruck gli avea moltissima amicizia - Vinse cause che parevano disperate, p. es. quella del canale abbandonato di Albignola, che finì con un pranzo dato sul Po ai senatori venuti ad informar della causa, un pranzo in cui si gettarono nel fiume tutte le stoviglie e i cristalli, e p. es. quella di rivendicazione del suo patrimonio, caduto in mano di sua moglie Donna Luigia Milesi. - Con la Milesi fu in lite perpetua. - Ebbe una sola moglie ma molte amorose - tra le altre, in Svizzera a Carouge Mlle. Gabrielle De Gallais de Saint Germain, e a Milano la Margherita Scazzosi alberg. della Gran Brettagna. ‹Sua moglie scrisse questo ritratto di lui: Snaturato figlio - cattivo marito - pessimo padre - turbulento cittadino - oppure: Don Rodrigo.› - Il nostro liberalone del 21, era in famiglia dispoticissimo. La ricevuta del modico sussidio mensile da lui accordato a' suoi figli dovea esser redatta così: Dichiaro io sottoscritto di aver ricevuto dall'Ill.mo Mio S.r padre Cav. D.n Carlo la somma di milanesi lire tante (dico L...) da lui accordatami per atto di sua spontanea generosità e di cui mi professo e mi professerò eternamente riconoscente. - Obb.mo Um.mo figlio Tal dei tali - E guai se uno dei figli, parlando di qualche oggetto di casa dicesse mio! - Un , Zio Gaetano, uscì a dire “mia moglie...” - “come tua?” - fece con ira Don Carlo, ma poi, ravvedendosi “Ah! questa te la lassi!” - E così, il nostro democraticone dell'albero della libertà, era aristocraticissimo. Bisogna vedere le sue suppliche alle Cesaree Maestà, per ottenere o un posto di educanda alle sue figlie nel Collegio Reale delle fanciulle, o una carica a Corte per lui, nelle quali ei si vanta e patrizio e di famiglia antica, figlio del nobile tale e della baronessa tal'altra, nipote del tal generale austriaco e del maresciallo tal'altro!... Mio babbo mi raccontava sempre di un pranzo in cui era intervenuto col fratello Gaetano e col padre Carlo in casa del Maresciallo Re, suo cugino. Dopo pranzo, si cominciò a parlare di Araldica, e Re cavò fuori una filza di documenti, diplomi, genealogie etc. ove mostrando l'albero gentilizio Pisani, quando si fu a “Luigia Milesimoglie del Cav.re Carlo, disse con un sospiro “e quì zòppica!”: poi si diede a vantare la propria nobiltà. Nonno Carlo, lo lasciò sfogarsi, ma poi, uscendo coi figli disse loro “Ha bel vantare Re la sua casa, ma non è da tanto da allacciare le scarpe alla nostra”. ‹Vera lez.: ma la nostra incula la sua.› - Tra gli anned. cit. il pranzo da lui dato a molti amici, dopo una discussione sul gatto e la lepre, in cui Nonno Carlo avea detto loro “È questione di salsa. Scommetto che vi faccio mangiare e piacere anche un gatto” - Gli amici avevano risposto di no. Venne il pranzo, venne un piatto che pareva di lepre. Era eccellente. “Guardatedicea ridendo D.n Carlo, mentre gli amici mangiavano e lodavano - “che è gatto!” - Impossibile! rispondevano costoro. - Nonno ammiccò a un servitore e il servitore portò e depose in mezzo alla tavola su di un gran piatto d'argento la testa insanguinata dell'infelice Soriano... Orrore! Non ci fu commensale che non rivedesse il mangiato. ‹Ric. Filomela e Procne che danno cotto il figlio Iti a Tereo (Ovidio Fasti)› - Altro annedoto. Mio babbo riceve una sera un gran rabuffo dal suo S.r padre sullo studiare, il serio contegno etc. etc. Per farselo passare va al veglione, e c'incontra... lo stesso suo S.r genitore, mezzo ubbriaco, mascherato da turco, cioè con indosso una vecchia veste da camera ed in capo un fez - e seguito da una folla di birichini cui offriva a dritta e sinistra tabacco. - Nonno Carlo era per altro a tratti assai spiritoso, e assai generoso. ‹Entrando D.n Carlo in una cena tutta di Donne (tenuta a Stradella) disse “S' romp la regola?” (Reg[ola] in stradellino significa menstruo).› Mio cugino Camillo si ricorda, che essendo il nonno venuto a fare visita alla sua mamma e piangendo egli (Camillo) in sua presenza, perchè non gli si voleva regalare uno schioppetto, nonno partì senza dire parola: ma il giorno dopo comparve a lui un servitore a recargli il tanto desiderato schioppetto. - E una sera a Stradella, sulla porta del Teatro, l'impresario si lamentava con lui dello scarso concorso. Che fa Don Carlo?... Si pone a gridaredenter chi voeur' che paghi mi” - In un momento il teatro fu pieno - Un'altra sera invece, a chi usciva dal teatro gridò “chi voeur zenà, paghi mi”. - Gli tennero dietro una trentina di baldracche. Si ebbe un'orgia. - D.n Carlo diceva di aver maritate le sue due sorelle Maria e Teresa a un Portarut (pattumiera) perchè una s'era sposata a un nobile Della Porta di Milano, e l'altra a un nobile Rutta d'Oltrepò. - D.n Carlo, dopo 25 anni di esiglio in Inghilterra Svizzera e Francia, tornò in Italia col più puro accento... pavese. La prima cosa che disse: “steet bèn? coma vala?” - Morì pel troppo vino bevuto. L'ultima cosa che potè trangugiare fu il Bordeaux. Morente, disse a sua moglie che comparve a rappacificarsi al letto di lui: “voo a mett su el ris...” - Nel ritratto, i suoi eterni stivali, il suo scudiscio etc. - Regalò un busto modellato dallo scultore Abbondio Sangiorgio all'avv. Carlo Marocco, per cui riebbe la sua sostanza contro la moglie, coll'iscrizioneKarolo Marocco - Forti egregie cordato viro - Injuris ac Legum scientia - Domi Forisque Principi - Karolus Pisani Dossius - Patricius Ticinensis - Suarum Fortunarum Vindici - Anno M.D.CCC.XXXX.IIII. -

2872. Nonna Luigia (n. il 14 maggio 1786 m. il [lacuna] 1867) figlia del Dottore G. Battista Milesi di Milano (pàlai pot'ésan àlkimoi Milésioi) e della nobildonna Elena Viscontini, sposatasi il [lacuna] 1806 a Don Carlo Pisani Dossi di Pavia. Era un misto d'incredulità e di superstizione. Studiava filosofia etc. e poi avea il coraggio di far convertire Cecilia Tissot protestante, aja de' suoi figli, al cattolicismo. “La funzione, ella dice in una sua nota, avvenne a Montecalvo fra il giubilo della popolazione”. (Sorr. della Tissot, vestita di bianco, fra lo scampanio etc. regali etc.)... Tutti i libri appartenenti a lei riboccan di note, ma presso a un pensiero dei più sentimentali (stile Ildegonda, Pianto Sospiri etc.) sta per esempiospese per far coare le polle”... Fra gli annedoti che essa mi raccontava della sua vita è quello della mano tagliata piena di anelli (Episodio della Rivoluzione dell'89) di cui ho usato nell'Alberto Pisani (Isolina), è quello della sua fuga dal collegio francese in una corba di vimini, attaccata a un asinello - come pure l'annedoto di un salame rubato da lei bambina e sua sorella Francesca (la Traversi) e da loro mangiato in un cesso a mezza scala, affettandolo sul carello - Mi raccontava poi anche di un certo studente di Milano (Ottavio Guy) che le faceva la corte, il quale, essendola un giorno venuta a visitare, le offerse, per ingraziarsela, “un salsiciotto” che si cavò dal soprabito. - Nonna Luigia posava a volte in sentimentale, a volte in pedante. Diceva che la sua c... non puzzava. Dicea che ella non avea mai fame, ma soltanto voglia di mangiare. Dicea che ogni buon Italiano dovea ogni anno leggere almeno due volte la gramatica del Soave - Era ricca, e però non mancò mai d'adulatori. - A 60 anni, assistevano spesso al suo coucher tre persone, cioè la cameriera, la S.ra Scotti già aja dei figli o la Signora Tacchini vecchia amica, e Biancardi suo ragioniere. E mentr'ella si spogliava, Biancardi faceva “Che corpo, donna Luigia!” - sul che la Tacchini “Ma te se conservet puranca ben, la mia Luisa!” - e la cameriera “la ghe da punt a ona giovina!” etc. etc. - ‹App. alla nonna, il Gaetano Biancardi amministr. di casa, segretario etc. Biancardi faceva anche da lettore. Nonna, mentr'egli leggeva chiudeva gli occhi. Biancardi smorzava a poco a poco la voce fino a tacere. E la nonna allora, riaprendoli ad un tratto: perchè ti fermi? va avanti! -›

2874. a ufo da ex ufficio cioè per niente - intassata - essendo che tale espressione veniva messa sulle lettere d'ufficio fra le varie magistrature - a bis effe dal doppio f. (F. F., fiat fiat) che i magistrati delle republiche italiane scrivevano sotto le istanze, quando accordavano di gran cuore checchessia - letame, perchè fa lieti i campi - Madiesì, me adiuvat Deus - Majale, porco castrato, detto così, perchè sagrificato a Maja, madre di Mercurio -

2875. Spropositi classici - O Cesare o Nicola dall'aut Caesar aut Nihil - per i pee per el cuu - dal nec prope nec procul - Prete Giovanni, dal Prester Kan. - Porta delle Miserie (a Firenze) dall'iscrizioneoportet misereri” - Così, tra gli errori di lezione dantesca cit. il “Che succedette a Nino e fu sua sposacorrigendo in “che sugger dette a Nino e fu sua sposa” - “Che al re Giovanni diede i ma' conforti” in “che al re giovane diede i ma' conforti” etc.

2876. Se alcune volte la necessità di rime fece trovare nuove e belle parole, o magnifiche frasi, spesso non fu cagione che di stroppiar le parole es. ogna per ogni - ognore per ognora - leea per leena - commanno per comando - crudero per crudele - minace per minaccioso - spene per speme etc. - i quali stroppiatamente, perchè antichi, furono accuratamente registrati e illustrati dai compilatori dei dizionari classici, come bellezze di lingua.

2877. La novella , la 17ª etc. del Novellino, come pure molte del Boccaccio tengono legami di assai stretta parentela con le novelle Arabe delle Mille e una notti etc. etc.

2878. Tennyson, benchè non originalissimo e quindi non sommo, è pregevole, dove dimenticando la letteraria scienza, parla col cuore. Il suo Enoch Arden, e la Dora fanno piangere. - Tennyson risente di Longfellow. - Noto fra le sue belle frasi... “and lived a life of silent melancholy” - “The lawless science of our law” (parla della legislazione inglese) - etc.

2884. Hominem pagina nostra sapit - (Martialis) - Intestazione ai R.U.

2889. Archimede - nudus opum, sed cui coelum terraeque paterent. (?) ‹E ciò potrebbe dirsi di Gorini

2904. Nessun grande miglioramento politico, nessuna grande riforma, vuoi legislativa, vuoi esecutiva non fu mai iniziata in una contrada da' suoi reggitori (Buckle). Tutela dell'ordine - ecco il limite dei poteri governativi. Noi oggi lavoriamo alle riforme, che saranno accettate di quì a secoli. Noi prepariamo i futuri ministri. Oggi si pensa il romanzo che sarà scritto domani.

2909. Qualunque governo, se anche non retrogrado, è necessariamente stazionario nel progresso contemporaneo. Gli statisti e i legislatori per la continuità delle loro occupazioni politiche, non avendo campo di esaminare ogni nuova scoperta sono per necessità sempre indietro del loro secolo.

2911. I nostri vecchi artisti facevano spontaneamente dell'arte, non ne falsificavano. Essi la traevano dal cuore, dove si accumulava a loro stessa insaputa. Noi invece la disarmadiamo dal magazzino del capo, dove ci sta accatastata. Per cui, nella scettica Europa, vediamo i credenti edifizi dell'India, e nel golfo di Napoli sorge la casa olandese, e in Germania il tempio greco. Lo studio ci ha rovinato il cuore.

2912. L'erudizione, spesso alimento all'ignoranza. Più si legge, meno si sa.

2913. Anticamente migliaja di Dei parevano pochi; oggidì uno è di troppo.

2914. Car. epoca presente. Alla venerazione verso il passato si sostituisce la speranza nell'avvenire. Antic[amente] si ricordava di una età dell'oro, oggi la si predice.

2915. In ogni scienza, il miglior libro è quello che s'ha a fare: in arte, sono i già fatti da un pezzo.

2921. Nelli studi generali, che formano atrio ai particolari, ci si dovrebbero insegnare soltanto le ultime verità, la scienza dei nostri padri non dei nonni, perchè quest'ultima appartiene all'archeologia, scienza a .

2927. Mamma incinta di me, preparò una folla di cuffiettine. Naqui. Non una riuscì sufficentemente larga al mio testone - Io naqui, fuggendo con mamma gli Austriaci pochi dopo la rotta di Novara; naqui di 7 mesi, giallo per l'itterizia. Il medico vedendo il mio testone mi sentenziò malato e presto morto di idrocefalo. - Essendo poi cresciutello (anni 5), e desiderando sempre di avere la roba altrui, anzi qualchevolta prendendomela, mamma mi diceva che la roba degli altri non poteva diventar mia se non me l'avessero regalata. Ed io al fratellino Guido “fa te'” - dicevo. E Guido te' - Sì ch'io, con tutta legalità ladro, pigliavomi allora la roba sua.

2928. Sant'Agostino, il santo dei bisticci, il secentista dei latini. I suoi libri sono una serie non interrotta di sforzate antitesi. - Es. l'insaziabile sazietà, copiosa egestà, inimica amicizia, morte vitale etc. Nelle Confessioni egli scimioteggia lo stile biblico. Noto, fra le metafore forzate, il “psalterium decem chordarum, decalogum tuum” - Ha però molti bei pensieri.

2933. S. Agostino chiama il coitoagere negotium procurandi fructus mortis”.

2934. Sed ex amante alio accenditur alius (S. Ag.) cf. Dante Amor che a nullo amato amar perdona.

2936. (V. 2928) S. Agostino è tutto dubbi e spavento. È lo scienziato che cerca di rigettarsi nell'ignoranza per riaquistare la pace.

2940. (V. 2929) Dio ha presenti i tre tempi - li legge tutti insieme. Dio è l'unione di essi tre tempi. Delle tre lettere che formano il suo nome il D segnerebbe il passato, l'i il presente - l'o il futuro.

2941. Chi dice “ho obliato” dice “ricordo” (cioè ricordo di aver obliato) - come chi nega afferma, cioè afferma di negare. - La Memoria rende il passato presente; la speranza rende presente il futuro.

2942. Tempi di transazione, è frase, per me, senza significato. Tutti i tempi sono di transazione, cioè di passaggio da uno antecedente ad un altro susseguente, o, sono, in altre parole, tutti gradini di un'unica scala. - Ogni cosa è principio e fine in una sol volta, ogni cosa è causa ed effetto a stessa.

2943. S. Agostino parla dei bimbi nelle Confessioni a pag. 4, 5, 6, 7-19, ediz. mia di Lipsia -Tratti d'um[orismo] pag. 17.

2950. La stolidità ha nome ingenuità - la curiosità, desiderio di scienza etc. - E lo dicono dotto! la cui geografia ha studiata in Strabone, la cui S[toria] Nat[urale] in Plinio, la cui St[oria] Pol[itica] in Cantù! -

2951. Fra molecola e molecola passa la distanza che passa fra stella e stella.

2952. Ogni parola che noi diciamo, giudicata secondo etimologia - è uno sproposito.

2953. Dell'occulta famigliarità tra l'armonia musicale e la bontà.

2955. Tra i grand'uomini da rivendicarsi, si presenta in prima linea Gerolamo Cardano milanese - medico e filosofo illustre - e letterato (1509-1576) - Qui vixit annos LXXVI, dice il suo epitafio, sibi diu, aliis numquam satis; - che scrisse più che non lesse e insegnò più che non apprese. - Di lui medico fu scritto anche che giovò alla futura e alla sua età. “Felix qui semper venturo profuit aevo - Aetati at numquam defuit ipse suae”. - Curiosissima, anche dal lato letterario, è la sua autobiografia - come pure assai interessanti i voluminosi suoi scritti. Utile sarebbe anche un raffr[onto] tra lui ed Erasmo. ‹Notare tra le curiosità che Cardano, essendo dotto davvero, pure alleava sempre la sua dottrina alla ciarlataneria. - V. dove dice che un odore di molti cerei, gli pronosticava sempre la morte del malato etc.›

2956. Nelle opere di Cardano, si trovano molte frasi efficaci. Es. Et desii pauper esse, nam nil mihi relictum est. - qua diligo solitudinem, numquam enim magis sum cum his quos vehementer diligo quam cum solus sum - Replentur bibliothecae libris, animae eruditione spoliantur. Transcribunt, non scribunt - Inventiones enim debentur tranquillitati et quieti ac stabili cogitationi necnon experientiae, quae omnia sunt solitudinis - Scire tuum nihil est, nisi te scire hoc sciat alter.

2963. Molti rinunciano alla virtù per mantenersi la riputazione della virtù - Tutti ne parlano bene: brutto segno: tra i tutti sono i molti bricconi. -

2973. Alla vita di alcuni, solo alimento è l'altrui. Distruggi il tizzone, distruggerai Meleagro.

2976. Il piacere e il dolore risiedono nell'incostanza, ossia nel continuo cangiare delle cause di esso. - Hai un esempio del secondo nella cosidettaquaresima di Galeazzo”, quaranta giorni di quaranta diversi tormenti. - L'abitudine tutto uccide.

2985. Apulei metamorphoseon ‹favola milesia› - (epoca di Antonino Pio). Apulejo è un mezzo umorista - Nato in epoca di decadenza di lingua - come dicono i pedanti - inventa anche lui parole etc., ma l'apparente trascurataggine del suo sermone è frutto invece di lunghi studi. - Il suo stile somiglia a quello di Petronio. ‹Come la gravità del sermone latino mal s'attagliasse alla elasticità umoristica. Per quanto Apulejo e Petronio cerchino di galanteggiare colla lor lingua - questa lor non accorda che una mezza confidenza.› Fra gli episodi umoristici - cit. quello di Lucio che arriva ad Ipazia (in Tessalia) va al mercato e compera un cestello di pesci cui gli si domandò 100 aurei (?) e pagò 20 denari. Ma trova un amico che è l'edile di quel mercato, il quale sentito il prezzo del cestello, va sulle furie, lo trae in vicolo dimandandogli qual'era il pescatore e dicendo di voler dare un esempio. Sul che fa rovesciare il cestello in mezzo alla piazza e calpestare i pesci da un officiale di giustizia, aggiungendo che questo esempio basta. Così il povero Lucio rimane nummis simul privatus et coena (Lib. I) - Comicissimo nel libro il racconto di Telefron che cura il morto - bello il terzo libro in cui Lucio è cangiato in asino - bellissima la favola di Psiche (IV e V libro) ma niente um[oristic]a. - “Erant in quadam civitate res et regina” etc. è il solito principio dei racconti pei bimbi. - Molte fiabe e contes des fées furono tolte da Apul[ejo] e spec. dal libro di Psiche - Dove poi Lucio riaquista forma umana, preferisco il racconto greco attribuito a Luciano specialmente nella filosofica chiusa. Quì Apulejo si perde invece in decrizioni di sagrifici etc. Si direbbe che Lucio comincia a diventar asino quando ne perde le forme. - Il libro XI val nulla. - Notisi, circa l'edizione Parisis apud Leonard 1688, ad usum Delphini, in cui sono tolte le obscaena (per essere però messe in fine del libro tutte insieme) che vi si sono lasciati di passi tali “ac per hoc rarissime Venerem meam recolentem sustineo” colla nota nell'Interpretatioproptereaque (parlasi di un morto di morbo articolare) rarissime arantem meum fundum” (St. di Psiche Lib. V. pag. 149).

2986. Es. di Umor[ismo] in Apulejo - Nostine Milonem quemdam e primoribus? Arrisit. Et vere, inquit, istic primus perhibetur Milo, qui extra urbem et pomoerium colit. -

2987. Legenda eius esse nunc ossa, mox carmina - potius letum abire quam lectum - potius implere Fata quam fanda - calembourgs di pessimo gusto che si trovano nella Florida di Apulejo (XVI).

2990. Antichi sistemi di educazione e di istruzione. I moduli del sillogismo quos memoriae juvandae causa fictitiis vocibus experiunt in scholis. - La prima formola del sillogismo ne avea 9. - Barbara, Celarent, Darii, Ferio, Baralipton - Celantes, Dubitis, Fapesmo, Frixomorum - La ne avea 4 - Cesare, Camestres, Festino, Baroco - La , 6. Felapton, Darapti, Disamis, Datisi, Bocardo, Ferison -




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