2001. Pei
gerghi. Vedi Lombroso, Uomo delinquente pag. 101.
2002. Sono delitti che derivano spesso dalla
carestia (furti) e delitti che derivano spesso dall'abbondanza (stupri) - In
Lombroso si trova una tabella che mostra il rapporto del numero e della qualità
dei delitti col prezzo del grano.
2004. Una capata può di un genio fare un
cretino - può di un galantuomo fare un briccone - Una capata produsse forse il
genio di Giusti. (Vedi,
sua vita).
2005. La istituzione dei manicomi criminali è
reclamata dall'odierna civiltà - In Inghilterra se ne trovano - Vi ha
delinquenti che sono o furono sempre alienati, per cui la prigione è
un'ingiustizia e la libertà un pericolo. - Nè la Natura fece distinzione fra
delinquenti e pazzi.
2006. Chi governa davvero in un paese ignorante è la
sola paura (Lombroso). Che è la religione se non la paura del diavolo? che è
l'onestà se non la paura della prigione? ecc.
2009. A pag. 165 Lombroso uomo delinquente dove
si parla degli eccentrici e a pag. 168, 5° capoverso - trovo descritto
matematicamente lo stato dell'animo mio (1876). - altro indizio di paresi, m'è la ineguaglianza ché mi si accentua ogni
dì più della pupilla -
2014. bavero - usato la prima volta da Botta Storia
d'Italia Vol. 2. libro 9 pag. 82 ed. Parigi - Didot.
2017. Et. burlesche - Tale inventò un liquore: era
costui un tedesco. - Chi lo gustava “was ist es?” - chiedeva. Ed egli: vermuthe
(indovina). - Donde la parola di vermuth.
2023. La legge è uguale per tutti gli straccioni.
2025. Un povero che può dire “son stato ricco” si
sente un po' sollevato… e già solleva, podend dì minga gh'hoo, gh'eva. -
2036. Le carceri odierne ridanno ai detenuti l'aria,
il sole, il pane fresco, la pulizia - togliendo loro la compagnia. Non giurerei
che l'infelice ci guadagni nel cambio.
2041. Tale lascia una ricca eredità, accessibile ad
un suo nipote nel solo caso che questi procrei un figlio. Il nipote ha moglie,
ma, per quanto faccia, non giunge ad essere padre. Cerca allora di persuadere
la moglie a scegliere un amante. La moglie si rifiuta. Scene.
2044. With curious art the brain too finely wrought
- preys on herself and is destroyed by thought - Constant attention wears the
active mind - Blots out the powers and leaves a blank behind - The greatest
genius to this fate may bow (in Disraeli). - Tali sforzarono la loro mente sì
orribilmente nella meditazione da non poter più leggere scritto, quanto essi
medesimi avevano pensato. - Il cervello umano perchè possa produrre cose
eccezionali, dev'essere costretto in una eccitazione morale (entusiasmo) che
prolungandosi, si risolve in quella fisica malattia che è l'ipertrofia:
precisamente come si fa col fegato delle oche perchè sia degno delle raffinatissime
gole. - L'uomo di genio spesso lavora alla certa distruzione della sua fortuna
materiale e intellettuale - e lavora in piena coscienza, irremovibilmente - Il
martirologio dei letterati e degli artisti è senza fine - Ma “hopeless not
heartless” è la divisa di un genio.
2045. Un genio ha d'uopo del piatto di quotidiano
applauso. Ma rado, è che l'ottenga in vita, e se l'ottiene, ciò avviene
soltanto ad una età in cui il suo intelletto è già refrattario alle
eccitazioni.
2046. Why does an excellent work, by repetition,
rise in interest? because in obtening this gradual intimacy with an author, we
appear to recover half the genius, which we have lost on a first perusal
(D'Israeli). Io non scrivo se non per chi legge almeno 3 volte i libri.
2049. Erasmo - il ridente saggio. Dicea di sè stesso
“sum natura propensior ad jocos quam fortasse deceat” - Volle fare dell'humour
nella lingua la più refrattaria di tutte all'umorismo - Colle sue opere offendette
egualmente i vecchi cattolici e i nuovi riformati.
2054. Gli universalisti non sono in nessuna
parte sommi - esempio Voltaire, e più che Voltaire, Azeglio.
2055. La Bruyère disse degli uomini di genio:
costoro non hanno nè avi nè posterità. Essi compongono da soli la loro intera
razza. (Disraeli) - (Falso)
Rovani ad es. è figlio di Manzoni - ecc.
2057. Nell'Asta giudiziale delle idee invecchiate (Libro
delle Bizzarie) citare - le monadi di Leibnitz - la teoria di
quell'altra chiolla di Malebranche del veder tutto in Dio - la carta
bianca di Locke (similitudine pel cervello senza idee innate nel quale si
può scrivere tutto quanto si vuole) ecc.
2058. La mente costituita da tutti gli uomini
cervelli che si susseguono in vita, è eterna e aumentabile -: l'altra,
costituita dagli individui è caduca. - Quest'ultima fa groppo a dato momento e
a data età.
2064. Alcuni imaginano letterariamente dialoghi di
geni discutenti fra loro su differenti discipline, come se questi geni - dato
un incontro tra essi - potessero vicendevolmente sopportarsi.
2067. cf.
la teoria goriniana dei terremoti col passo in Shakspeare First part of K.
Henry IV. Act III. Scene I. - Hotspur: …oft the teeming earth - Is with a kind of
colic pinch'd and vex'd - by the imprisoning of unruly wind - within her womb,
which for enlargement striving, - Shakes the old beldame earth and topples down
- steeples and moos-grown towers… -
2068. Nelle prime pagine di una storia dell'umorismo
in Italia, ancora in mente Dei et Dossi - la materia potrebbe essere divisa
come segue. - Libro I°. I°. Che cosa sia l'umorismo. Falsi
giudizi. - 2°. Distinzione tra comicità e umorismo. - 3°. Traccie
d'umorismo nell'antichità, perchè spec. nei comici - attico sale, urbanità,
naso. Roma meno adatta della Grecia all'atteggiamento umoristico. 4°.
Come e perchè nell'antichità non ci fosse letteratura umoristica nel vero senso
della parola. 5°. Come la letteratura debba informarsi allo spirito dei
tempi. 6°. Del nessun valore che hanno quelle opere letterarie inutili
alla storia, essendo scopo eterno dell'umanità l'allungarsi la vita, mercè la
memoria. - 7°. Non vivere se non quelli artisti che colle loro opere
fanno storia. - Libro II°. 8°. Quale sia lo spirito dominante nel
tempo presente. Scetticismo. Se lo scetticismo sia indizio di decadenza o no.
Scett. odierno diverso dall'antico. - 9°. Come l'umorismo sia la sua
unica manifestazione letteraria. - 10°. Degli addentellati fra tempo e
tempo. - 11°. Influenza della Riforma religiosa sull'Umorismo. - 12°.
Perchè del suo principale allargarsi in Germania e in Inghilterra, trionfante
poi in Francia. - 13°. Tentativi repressi in Francia e in Ispagna,
trionfanti poi in Francia - Libro III°. 14°. L'Umorismo in
Italia. Perchè l'Italia appaja per l'ultima. In Italia, col papato la sede
della immobilità, e delle tradiz. Romane. - 15°. Germi di umorismo negli
antichi scrittori - soffocati dal rinascimento neogrecolatino. - 16°.
L'umorismo latente nei poeti dialettali. - 17°. Tarda appare l'Italia
nel campo dell'umorismo, ma abbastanza a tempo per porsi innanzi a tutte le
altre nazioni. È il re che appare ultimo in scena. - 18°. Manzoni il
primo umorista completo d'Italia. - 19°. Rovani. - 20°. Dossi. -
Conclusione.
2069. Il fare la storia di un sol cuore umano è pari
impresa per utilità e nobiltà che 'l farla ad una intera nazione - anzi, la
storia degli atomi varrebbe quella dei mondi - che dico! dell'universo -
2072. Nell'arte tener sempre il piede alla terra,
volgendo gli occhi al cielo.
2073. “La storia antica restituita alla verità e
raffrontata alla moderna” (Torino 1865), di Cristoforo Negri, è uno dei
migliori libri che siano stati scritti in quest'ultimo mezzo secolo - Essa
figlia dal sistema comparativo di Macchiavelli e di Vico ed ha l'onore di avere
generato “La giovinezza di Giulio Cesare”, di Rovani. Negri è tanto più
scienziato di Mommsen quanto è meno erudito. Per lo scopo dell'opera V. a pag.
515. Ci ravvisiamo inoltre,
quanto a stile, una brevità felice di espressione, che gareggia con quella dei
classici, sebbene talvolta si volga, per troppo amore della frase, nel suo
contrario (V. a n. 2145 saggio di frasi e parole tolte dal Negri ) cioè finisca in uno scialaquo di
aggettivi che confondono invece di rischiarare. A Rovani la gloria di aver
completato il suo maestro - Dalla storia di Negri noi non solo apprendiamo la
storia passata, ma la futura. Essa è eterna come il cuore dell'uomo: è un
romanzo intimo. - Negri mostra il mondo com'è, gli economisti come dovrebbe
essere - È un libro il suo pieno di patria carità e di politica scienza. -
Magnifiche le osservazioni di Negri sulla costituzione Romana - Negri s'inspirò
talvolta giustamente alle grandissime anime dei letterati di Roma, che presero
colore e lo diedero al secolo loro - mentre la storia di Mommsen va soggetta a
cambiamenti, ad ogni scoprirsi di nuove lapidi, che nella loro solitarietà e
nelle loro sgrammaticature, non provano che il nessun valore. - Raff. poi
Rovani con Negri, ci troviamo in questo semplici uditori dei fatti, in quello
spettatori. Ma
Rovani ognidove gareggia con Negri, sia nell'idea, sia nella frase, lo vince.
Per es. il volente o non volente di Negri diventa in Rov. volente o nolente. cf.
Negri sulli ergastoli romani pag. 264 e Rovani (G. Cesare) - id.
sui salassatori sistematici pag. 276 e Rov. id. - Id Cap. III, parte III pag.
275 - e Rov. corrisp. - id. della patria potestà p. 230 e Rov. id. (vol. I°. C.
XIII) - amore al vino in Catone - Negri pag. 321. cf. Rov. - Id. patriziato in Roma Parte II. Cap. I. pag. 181
- e Rov. corrisp. - id. Grandezza di Pompeo 315, nota, e Rov. id. -
2074. Giusta l'osservazione di C. Negri (vedi sopra)
che gli antichi conoscevano benissimo la scienza economica, se non in teoria,
in pratica. Sante le sue parole sulle condizioni attuali di Italia p. 541 -
sugli studi letterari e giuridici p. 540 - sui classici p. 532. - Notevoli le
osservaz. sulla Chiesa pag. 493 - sui progetti di Cesare p. 331 - Bellissimo il
paragone fra Cesare e Napoleone a pag. 335 - Negri accompagnò sempre le sue
letture dalla meditazione - Deve in gran parte la sua politica sapienza anche
allo studio della geografia. Troppo è il nesso fra il suolo e gli abitanti per
poter dire di questi come se l'altro non fosse. Difatti lo stesso Negri dice che
“voler contare la storia di un popolo facendo astrazione dei luoghi dove la
storia si svolse, gli è come voler giocar agli scacchi, coi soli pezzi, senza
scacchiere”. È uno
il suo di quei pochi libri che a me piacciono, perchè fanno pensare.
2075. Non credo che possa giovare al nostro
progresso, il dire continuamente alla gioventù che l'Italia è alla coda delle
altre nazioni, come fa Negri a pag. 544 - anche se ciò fosse vero. Ma non è.
Negri stesso - di cui non c'è il maggiore fra i contemporanei storici salvo Buckle - ne è massima controprova. E
quanto alle lettere, abbiamo un Manzoni, e, se non basta Manzoni, un Rovani,
dinanzi ai cui soli impallidiscono le povere stelle a gas delle altre
letterature. - Nego anche che non ci sia corrispondenza fra i nuovi e gli
antichi germani, come fra i nuovi e gli antichi galli (V. pag. 308.). Il suolo
specifica gli abitanti - come fa della flora e della fauna. - Nè mi pare del
tutto razionale in Negri il non ammettere che Antonio abbia perduta la testa
per Cleopatra… (pag. 366). La ragione guida spesso le azioni umane, ma non
sempre. Molte volte passioni fuori dalla politica hanno influito sulla
politica. Dove il cazzo tira va spesso la mente. - Così il giudizio su Thiers a
pag. 458 è forse un po' troppo lusinghiero.
2088. La storia letteraria deve essere meditata in
colleganza colla politica ed in allora la adorna e rischiara, e rende ad un
tempo sincere le ragioni di sue forme talvolta mentite con velame ed orpello:
noi lo abbiamo, ci sembra, provato. (pag. 417. Negri. E così fece Negri
studiando la politica in colleganza colla letteraria).
2103. Granier de Cassagnac nel suo Voyage aux
Antilles difende la Schiavitù - E dice uno scrittore Americano, che il
negro schiavo era un cane col padrone, il negro libero, un cane senza padrone!
2118. Leggendo l'Iliade siamo per Troja,
leggendo l'Eneide siamo pei latini difensori del suolo (Negri). E così
leggendo l'Araucana di Ercilla - il nostro cuore come quello del poeta
pende più agli Indii che agli spagnoli.
2119. Tacito e Svetonio, sono tanto inverecondi nel
descrivere le libidini dei Cesari, quanto questi lo furono in esse (id.) - ed è
forse un indizio che avrebbero volentieri fatto quanto stigmatizzavano -
2133. …stupefatti scorgiamo i monumenti di Tebe, ma
dalle moli adorate dal volgo ritraendo lo sguardo, lo riposiamo appagato sui
canali dei Faraoni e dei Tolomei; lodiamo il Partenone di Atene, ma più le
triplici porte… (id.). Quì Negri ha corta la vista. L'influenza dell'arte sulla
morale e quindi sulla politica di un popolo è più assai di quanto egli creda.
Ma Negri non vede che il solo male nell'Arte. Per noi, fu invece un vantaggio
all'umanità il sorgere di quella stolta mole dell'Escuriale, se per essa si
consumarono i mezzi di riparare alla Grande Armada, - fu un vantaggio il
sorgere del prodigioso Vaticano se impedì più larghi soccorsi alla lega
cattolica contro i protestanti, fu un vantaggio Versailles, se per esso, la vittoria
tradì le legioni francesi di Luigi XIV. - Dice Negri: “nè amiamo l'estetica se
dà onore con danno: prima dee assicurare chi regge un popolo la politica vita
che non illustrarla” - ma e quando, dico io, la può riputare sicura? Anche gli
stati hanno i su e giù di salute che hanno gli uomini. - Fortuna che Negri,
poi, a pag. 176 dove raccomanda “adornando le città di non dimenticare le
campagne” contradice a tutto quanto ha già detto. - (V. Negri “Pericle e le
meraviglie dell'Arte”, che fa il cap. XI a pag. 164 della sua Storia - dove si
tratta dei rapporti fra l'arte e la politica).
2134. (Gli uomini della civiltà) salgono a ritroso i
fiumi con navi fumiganti di caligine ondante, volano sulla terra listata di
ferro con anelito di carri fiammanti, e fanno per le elettriche fibre
discorrere una voce, una vita che distrugge ogni longinquità dello spazio e per
gli umani consorzi riduce ad un sol punto la terra (Negri - Il passo è bello,
ma che scialaquo di aggettivi! quì si voleva la forbice dello scolaro Rovani).
- Giustissima è poi l'osserv. di Negri - contro le traduzioni dai grandi
stilisti, mentre sono neglette quelle degli scrittori c. d. utili come Plinio
il Vecchio ecc. poichè il pregio principale di quelli che è la forma - è appunto
l'intraducibile; viceversa che in questi.
2141. Negri (Cap. XI, pag. 164 Storia antica)
ha torto di attribuire alle arti sole il politico decadimento. L'Arte non
esprime che quanto sta già. Essa è deputata alla Storia, la quale si forma
prima di lei, e difatti le arti cominciano appunto quando hanno materia di
racconto e più la materia è splendente e più splendono. Giovano poi anche nella
decadenza, riparando nel loro grembo i germi delle future civiltà. Le arti
vincono e sopravivono a tutti i temporanei umani casi. Anche senza di esse
Roma, quando matura, sarebbe istessamente caduta dall'albero delle nazioni, e
col suo marcire avrebbe fecondato nuovissimi frutti - ma la sua fama, senza le
Arti rammemoratrici, sarebbe insieme perita. -
2142. i nuovi brutti edifici che in Roma si erigono
spesso sulle rovine dei bellissimi antichi - rappresentano la Barbarie
incombente sulla civiltà.
2143. Nei parlamenti odierni si dovrebbe introdurre
il sistema ateniese della clepsidra per misurare così la ciarla di ciascun
oratore -.
2144. Quella di Negri è spesso lingua maestosa qual
si addice al soggetto. Scarpa grande a piè grande, direbbe Montaigne. - Alcune
volte però pecca nello scialaquo di aggettivi - sp. di agg. di atteggiamento
latino: come pure pecca talvolta nel numero e nella economia dei periodi -
Mancano anche per così dire di equilibrio molti de' suoi capitoli. Il secondo
per es., d'altra parte bellissimo, rende idea di esser stato pensato a tratti e
non di getto. Le oss. sul sistema pol. spartano avrebbero potuto figurare in
una nota; come al contrario, molte note sparse nel libro, sarebbero state
meglio nel testo. - Per la politica sapienza Negri è sommo. - È al lume di lui
che si dovrebbero leggere i classici latini e greci. - Fa meraviglia come Negri
non sia mai stato assunto al governo di uno stato. È un male? è un bene? Certo
è, che i migliori teorici, non sono sempre i migliori pratici. -
2145. Negri era ricco di felicissime frasi - (Dal
2073 a quì - vedine molti esempi). Altri esempi - …l'Italia, ridente soggiorno
d'indolenza… - narcotica sequenza dei poemi didascalici - il nauseabondo melume
dei Petrarchisti - saturnali di sangue - sfolgoran flotte - parlar raccolto che
viene subito a mezza spada - sdegnoso del luogo secondo (tolto da Dante?) -
stultizzare - non greca licenza, ma greca sapienza - l'estetico latrocinio di
Napoleone - il terribile apostolato delle armi - la severa e malinconica
ragione - delirio di fame - lingua scolpita - audaci baje ecc. ecc. - Tutti
epiteti fecondi di idee.
2148. prevenire colle concessioni le domande, ecco
l'arte d'impedire, se non le rivoluzioni, le rivolte.
2149. Allo scetticismo
appartengono Lucrezio e Cicerone.
2150. I soldati d'oggi saranno gl'impiccati di
domani. cf. Tom. Moro, Utopia.
2153. Negri (a pag. 221 St. Ant.) dice
che Manzoni non raggiunse nel Carmagnola la verità storica. - Dice che
in Grecia e non in Roma si erano stabilite feste in cui ritornava per qualche
ora l'eguaglianza primitiva fra servi e padroni. Non giurerei, ma a me pare che
Macrobio non la pensi così -
2155. Se la ricchezza rappresenta lavoro anteriore
sarebbe equo ad ogni tanto di censo accordare un voto…
2156. - (pel Cristianesimo) quando la femmina
divenne donna.
2157. (A pag. 546 della sua St.) dice Negri
…“pel compimento di quest'opera promettitrice lusinghiera, forse ingannatrice,
d'onore”. No, l'onore dovuto non può tardarti, benchè te lo si neghi finora -
iniquissimamente.
2158. Nei libri non ultimo pregio è quello della
nazionalità - che è il pregio dominante ad es. nell'Iliade.
2159. ad ottenere un vero progresso e non una
passeggiera illusione di progresso, è necessario occuparsi non tanto del
miglioramento dei governi quanto dei governati - la qual via fu quella seguita
dall'umanitario Manzoni.
2160. Il Romanzo delle Nazioni - (tema da trattare
nel mio L. delle bizzarie).
2161. il cozzo delle idee precede il cozzo dei
corpi: quel dei libri è pure una battaglia. - È un'altra prova che l'uomo non
trionfa completamente se non quando spirito e corpo consentono in un oggetto.
2162. Ma e quando finirà la scandalosa contradizione
fra la nazionale onestà e la individuale?… Chiamerà sempre la vita publica virtù,
certi fatti che la vita privata chiama delitti? L'assassinio fra le nazioni
sarà detto ancora valor militare ed il furto conquista?
2163. La forza fu sempre la massima delle ragioni.
Favoleggiarono i Greci che era armata Minerva e che Ercole e Mercurio guidasser
le cause.
2164. L'entusiasmo artistico degli autori,
corrisponde alla gioja della concezione - la susseguente stanchezza, alla
febbretta della gestazione - la fatica dell'esecuzione, al dolore del parto - E
dopo tutto ciò, il parto è spesso infelice.
2165. Temete i solecismi?… ma e che sono tutte le
eleganze, le capestrerie degli eccellenti scrittori se non altrettanti
solecismi?
2166. Pei calembourgs, Vedi
Quint[iliano], vol. 2° (editio Teubner) pag. 121 e pag. 128. - Vedi anche
Macrobio.
2167. Entrò nei presenti animi (1865-1875) forse per
uno scusabile disgusto della paradossale e frondosa odierna letteratura
francese, il pregiudizio che semplicità negli scritti equivale a grandezza. E
così tu ti senti lodare insipidissima roba, come i bozzetti del De Amicis, i
romanzi del Farina o del Bersezio, il pedestre Nerone del Cossa, i cento
sonetti dei Neri Tanfucio ecc., sì confondendo la veste del pensiero, sempre
lodabile se semplice, con il pensiero, che vuol essere acuto o profondo -
quindi complesso, quindi non semplice. O leggete un po' attentamente il così
detto semplice Manzoni, e vedrete quali lunghe vedute, quali sottintesi profondi!
Altro è semplicità, altro scipitezza.
2169. Il proprio compito della Letteratura è di
correggere il costume. Comincia dove finisce o manca quello della Legge. Son
gibier, direbbe Montaigne, sono piuttosto i difetti che non i vizi
degli uomini.
2170. Alla Società Pedagogica, il preside Gioda
propone di accrescere di due anni il servizio militare agli illetterati!
2171. In lett. e credo anche in musica - è tra i
caratteri del genio, lo stile, a volte, minchionatorio. Chi sta sempre serio -
e non sa ridere mai o ride male, è un genio incompleto, come Aleardi, come
Foscolo, come Verdi. La vera sojatura l'hanno invece Dante, Manzoni, Rossini,
Shakespeare, Richter ecc. -
2172. L'umorismo non poteva sorger completo che in
un'epoca di scetticismo. - Nell'Um. la ingenuità infantile della frase colla
senile profondità del pensiero.
2173. Le idee sottintese fanno sì che il lettore,
tutto contento d'indovinarle, pigli interesse al libro e gli paja di averci
messo mano egli stesso. Egli lo scrive, per così dire, leggendolo.
2174. Lo scrittore umorista deve mediocremente
rendere interessante l'intreccio, affinchè per la smania di divorare il libro
il lettore non sorvoli a tutte quelle minute e acute osservazioni che
costituiscono appunto l'humour.
2177. A Milano chi non ha più camicia, si
finge ammalato, va all'ospedale, infila un letto e l'annessa camicia, poi
lascia il letto e l'ospedale - non la camicia.
2178. Le regole del giudizio vanno innanzi a quelle
della gramatica.
2181. Sull'ammettere le Voci straniere V. Caro Apologia
pag. 69 dell'Ediz. Barbera - Dante ha mietuto colla falce del giudizio in
ogni dialetto d'Italia. - Nam et quae vetera nunc sunt, fuerunt olim nova -
Dice Dante “Opera naturale è ch'uom favella - Ma così o così Natura lascia -
Poi fare a voi secondo che v'abbella” ‑ V. anche Montaigne, dove dice, e
vadi il guascone, dove il francese non può andare.
2182. Si ama uno scrittore che parli ne' suoi libri
di sè, quando egli si limita a studiare il suo interno, perchè allora
studia insieme anche il nostro. Odioso invece è colui che non si occupa
se non dell'esterno - il che non è noi. -
2183. Il Tommaseo della prima e della seconda
maniera - Quanto diversi - Il Tommaseo giovane più pensieri che parole, dal
periodare armonico, sciolto - il vecchio dallo stile ipocrita, gonfio e vacuo
come il lattemiele, dai rimbombanti paroloni e dalla nullità dell'idea.
2184. A forza di copiar dalle copie delle copie, il
modello si trasforma completamente. Chi direbbe che lo stilaccio del “Pasquino”
o del “Fanfulla” è lume di lume di quello di Sterne? chi direbbe che il goffo
genietto della morte, che stampano sott'ogni necrologia, deriva da una delle
più belle statuette antiche del museo non so se di Vaticano o di Pitti?
2186. Scrivere oggi in istile di jeri,
è una vergogna. Bella soddisfazione pingere un quadro che sembri antico!…
2187. La figlia di un oste lavava i piatti. Entro
io. E il padre: lu el ven a disturbà i tosann che toejen lezion de cembol. -
2188. Mio gusto è di aprire a sorte i libri
che ho già letti e mi sono piaciuti, e di leggermi quel qualunque periodo che
mi si presenta. Cogliendoli così alla sprovvista, io provo la tempra de' miei
autori. E alcuni non han resistito alla prova, altri sì. - Fra questi Manzoni -
e specialmente Rovani.
2189. Quando Eugenio di
Beauharnais si maritò con una arciduchessa di Baviera, i Milanesi alla vista di
tanto inutili luminarie (colle michette che intanto eran diventate più piccole
dei botton de la Puff ) dicevano “quanta spesa, - per on mezz-sovran e
ona bavaresa”. -
2190. I fredduristi - Lo
spirito a freddo è un'invenzione tutta moderna. - Non che i nostri vecchi non
ne possedessero uno sui generis. La nostra parlata (milanese) n'è piena -
S'intende che quì non si parla degli epigrammi ecc. che appartengono al solo
genio. - Delle spiritosità tradizionali domestiche - alla ricorrenza di certe
feste, a certi piatti ecc. A S. Carlo per es. diceva mia nonna “S. Carlo l'era
un gran Sant … e pur l'è andaa a l'inferno”. - alla minestra, se era di
fave, diceva “minestra de basgiann, minestra de tosann”. - alle chiappe, si
domandava con malizia se piacevano più le dure o le molli ecc. Chè molta parte,
nel vecchio spirito, era fornita dal culo. Ora questo spirito è giù di moda.
Non resta, che presso le monache e i preti, i quali stanno sempre qualche
secolo indietro dell'epoca. - Oggidì chi regna è la freddura. Descrizione di un
freddurista - par un gatto mantenuto a lucerte. Sempre attento per insinuare il
suo calembourg preparato a casa. - Sminuzza ogni parola, quando ha vuotato il
suo sacco in città, va in campagna a vender per nuove le vecchie - C'è un
freddurista che conta su una disgrazia, pare commosso e commove; la
conclusione, è una freddura. - Così per es. il barone Brentano, appena seppe
morto il Bagatti-Valsecchi - girò per tutte le case di conoscenza dove si
giocava a tarocco per poter dire “come faremo stasera, che non c'è più
Bagatto?” - Il freddurista non ride mai. Altra volta chi diceva una buffoneria
cominciava a godersela un po' lui, ridendo di gusto e in anticipazione: la
spiritosità prima che sulle labbra, balenavagli in viso: oggi ha un viso
d'agguato e di premeditazione - Sulle antiche freddure - i calembourgs di
Plauto. - Petronio e Seneca (In ludo mortis Claudi) - il Vangelo col suo
“tu es Petrus et super hanc petram aedificabo ecclesiam meam” - Dante col Papè
Satan… col credetti ch'ei credesse ecc. - La caricatura - il poema eroicomico -
La Fronda - lo spirito nel neo latino di Erasmo. - Differenza tra il frizzo
(spirito a caldo, cioè senza premeditazione) e la freddura (spirito a freddo).
Il primo è lo scoppiettio del fuoco, l'altra del ghiaccio - il primo allarga i
polmoni, l'altra fa aggroppare il pranzo sullo stomaco, perchè quello riposa
sul pensiero e questa sulla mera parola - dicendo giustamente il Vangelo tò
gar gràmma apokteìnei, tò dè pneùma zoopoieì - E oggidì la più parte
dei libri sono freddure. Lo stesso Victor Hugo pare che dica sublimità e non
dice spesso se non calembourgs. - L'epigramma s'è rifugiato
all'osteria.
2191. Le monache si pongono tra loro i seguenti
indovinelli - D. Sciscia, mira, mèttel in del cuu e poeu tira. R.
El fil de la guggia - D. Mi gh'hoo on tai - che no voeur ne pan ne
formaj - ma solament on lavô dur - che va denter e de ciar e de scur. - R.
l'oggioeu del botton. - D. Mi voo a Bellan - con el mè
rob in man - Incontri la morosa - gh'el casci in la pelosa. R. el
pettin. - D. Don don - giò per i garon - cont pu l'è gross - con
pu el pias ai donn. ‑ R. el fus. - D. Bus
contra bus - Carna viva stoppa el bus. - R. la botteglia alla
boca. - D. Oh che spass - se Lee me la dass - se mi la
ciapass - e poeu la tirass - oh che spass! - R. la presa del
tabacch. - D. Volle la bella un dì per suo diletto - far di sè
copia a un giovane da bene - Entrarono ambedue nel gabinetto - per far quel non
so che che già v'ho detto - Il volto, il sen le rimirò ben bene - Dicendo:
adagiate un po' le rene - Chè darvi gusto or ora vi prometto - Quindi estrasse
un cotal peloso abbasso - che in bianco, in rosso, in verde fe' trapasso.
Finita l'opra, asciugato il cotale - Lei restò doppia e niun di lor fe' male - R.
il ritratto - il pennello - i colori. - E simili indovinelli facevano parte
della educazione dei nostri nonni!
2195. L'onestà dei vocaboli consiste o nel suono o
nel loro significato, conciosiacchè alcuni nomi vengano a dire cose oneste e
nondimeno si sente a risonare nella voce istessa alcuna disonestà, siccome in rinculare.
V. frasi
goffe francesi il a reculé les frontières de son état… Le flot qui l'apporta
recule épouvanté…
2199. Autori da augere, accrescere,
perchè aumentano il patrimonio intellettuale dell'umanità - lettera da litura,
sgorbio, macchia - calamità da calamajo - Matrimonio e mariage,
nel primo vocab. l'idea della madre, della procreazione - nell'altro, la
semplice idea del marito, del fottere. Ecco Italia; ecco Francia.
2200. Gli antichi etimologisti. - Varrone,
Aulo Gellio, Festo - Menagio, Mureto, Salmaso Budeo, Screvelio, Ottomanno -
Ferrari, Scaligero, Ducange. - Le etimologie specialmente di quel bambinone in
zimarra di un Menagio, come da Verna, vernula, vernulacus,
vernulaca, vernulacajus, lacajus, laquais - oppure da Remo -
remus, remi, remicus, remicatus, recatus, recata, frecata - fregata -
numella, numellina… berlina - (V. Note al Morgante Maggiore, ed.
Lemonnier).
2201. Tutti i termini esprimenti in antico soldato,
come ribaldo, satellite, brigante, ladrone - divennero col tempo sinonimi di
birbante - Ciò fa onore alla storia della soldateria - questa legale
associazione di malfattori.
2205. Contradizioni fra la parola e la idea -
p. es. le civette che si pavoneggiano - mostro, cosa degna di
esser mostrata, usata a indicare cosa indegna ecc. - Parroco,
somministratore di vettura, da parécho - e òkos, nolo. - Difatti
somministra la vettura pel Paradiso.
2206. I dizionari vanno continuamente
corretti come le carte geografiche.
2207. “Tra cane e lupo”, frase che serve ad indicare
quella mezza oscurità in cui non si distingue il pelame tra le due bestie. Il
Dossi, nell'Altrieri, usò a indicare il crepuscolo “tra sale e pepe” -
2209. Non excludo autem, id quod est notum,
irritandae ad discendum infantiae gratia eburneas etiam litterarum formas in
lusum offerre, vel si quid aliud, quo magis illa aetas gaudeat, inveniri
potest, quod tractare, intueri, nominare jucundum sit (Quintiliano, Inst.
Orat.). - E da quì il sistema, ora alla moda, di Froebel.
2210. …licet omnia Italica pro Romanis habeam (id.).
Così la pensava, in fatto di lingua Varrone (e così Dante). E Fanfani e simile
frugaglia, che non è neppure romana, ma solo fiorentinuzza, vorrebbe ora
imporre a tutta Italia il suo rachitico gergo? vorrebbe che tutta Italia
toscasineggiasse?
2212. Molti fredduristi potrebbero ripetere (con
Quintiliano) “potius amicum quam dictum perdidi”. - Vedi, pei calembourgs
Quintiliano (ediz. Teubner) Vol. I. pag. 271.
2216. Importa alla fama di uno scrittore scrivere
bene e non molto. Chi non conosce il volume di Omero? chi conosce le quattro
migliaja di Didimo?
2217. Delle insegne delle botteghe V.
Quintiliano Vol. I. pag. 269, 38-39. - Della fisionomia delle parole V. id.
Vol. I pag. 31.
2218. Assuescat (il bimbo) non reformidare homines
neque solitaria et velut umbratica vita pallescere (Quintiliano)… Ma noi non ci
educhiamo che da noi stessi, colla meditazione. Avere molti che insegnanci, non
vuol già dire imparare. -
2219. deì, oportet, dee - il gegen e
il willen, posti dopo l'oggetto, corrispondono al gratia latino -
esse eum omnium horarum, cf. col
mil. faccia de tutti i dì (cioè sempre nuova) - Sìtta, voce dei pastori
quando vogliono allontanare una pecora da qualche luogo. cf. mil. …che te sitta!
2220. l'urbanitas dei latini corrisponde in parte
all'odierno umorismo.
2222. Per la parte che avea la musica
nell'educazione degli antichi V. Quintiliano.
2223. l'erudizione spesso è una infelix supellex -
…la molestia degli elementi… - Dell'importanza nell'istruzione dei buoni
costumi dei maestri. -
2225. Man möchte sagen (di Klopstock) er ziehe
alles, was er behandelt dem Körper aus, um es zu Geist zu machen: so wie andere
Dichter alles Geistige mit einem Körper bekleiden… (Schiller) - Nell'Arte antica,
dominava il corpo, nell'odierna l'anima (ragione della
superiorità della plastica antica). Ma è pur necessaria ad un'opera perfetta la
prudente mescolanza dei due elementi, il divino e il terreno. - Scopo, del
resto, dell'arte plastica e musicale è di giungere all'anima pel corpo - della
letteraria di giungere al corpo per l'anima. -
2227. Voltaire kann uns als witziger Kopf
belustigen, aber gewiss nicht als Dichter bewegen… Wir begegnen immer nur seinem
Verstande, nicht seinem Gefühl. Es zeigt sich kein Ideal (id.) - Prova di
scetticismo è la strana versatilità di Voltaire, nelle forme esteriori del suo
intelletto. - Voltaire è più cangevole che ricco.
2230. Quale val meglio, una letteratura utile a
questa vita, oppure una, che, trasportandoci fantasticamente in altra, ci
faccia dimenticare questa?
2231. Somma è la gioja di uno stolto quando in altri
s'avviene ancor più stolto di lui - e però gli vien dato di prendere
usurariamente la rivincita sua.
2232. Il poeta oggidì non scrive più ciò che vede,
ma ciò che veduto, ripensa. E il lettore non sente più ciò che legge, ma ciò
che letto, riflette. Così, la natura non ci arriva se non di terza mano. - La
nostra non è più una letteratura di sentimenti ma di idee -
2233. Il campo del verosimile è assai minore di
quello del vero.
2234. Nella vita di una letteratura, la satira è
sempre l'ultima a manifestarsi perchè il scetticismo è l'ultima forma della
filosofia.
2235. Dei Gerghi. Ogni classe ha il suo. - Diff. tra
stile e gergo: lo stile, individuale; il gergo comune e tradizionale a date
comunità, come il dialetto alle provincie, e la lingua alle nazioni. - Il gergo
tra i bimbi e la mamma (scisci, totô ecc. V. diz. di Cherubini).
- Il gergo degli scolari, degli avvocati, dei militari, degli artisti, dei
framassoni, dei ladri, il gergo schifafatica degli uffici - e più che altro, il
gergo degli scienziati. L'avv. dirà infatti alla sua amorosa “i tuoi occhi sono
rei di turbato possesso”, “il mio cuore è tuo per usucapione”; parlerà
del codice d'amore, farà l'inventario de' suoi sentimenti,
proporrà transazioni, e se l'amorosa lo ributterà, minaccerà di andare
in appello e in cassazione della sua crudele sentenza. - Così il cuoco
parlerà del sapore dei nostri discorsi, il sarto del taglio dei
nostri occhi: mentre il musicista darà quaranta battute d'aspetto al suo
creditore, e lo scultore s'insospettirà se gli parliamo in bassorilievo -
Ma il peggiore di tutti i gerghi è quello dei filosofi, che hanno la scienza
nella sola memoria, che non fanno mai libri ma sempre commenti - Oh al diavolo
tutti i vostri sistemi, tutte le vostre convenzionali parole, che vi conducono
a spasso dove vogliono loro come fa il cagnolino colla sua stolta padrona. A
che questo continuo stroppiare di fatti nel cancan delle vostre teorie?
a che negare l'onnipotentissimo Dio?… Sospiro i tempi in cui la storia era un
po' meno mestiere di scienza e un po' più inspirazione d'Arte…, quando c'erano
ancora i Tucididi e non erano spuntati al tedio delle scuole, i vostri frigidi
Mommsen - Nella storia a me piace di sentire un po' l'uomo, e non il corso dei
cicli - La risposta di Fabrizio e la mano bruciata di Muzio, fossero anche
fandonie, sono alimenti all'umana generosità ben più che i vostri isterismi
dell'Oriente e Occidente, del Sud e del Nord, dei cicli e ricicli, periodicità
ecc. ecc. Oh dimenticatevi, sciocchi, di essere stati a scuola! Ma tolto il gergo, che resta?
2236. Dante è sommo, è eterno - dove tutti lo
comprendono e lo sentono. È già morto e sotterrato dove la fa da teologo.
Teologia è tutt'altro che poesia.
2237. Giuseppe Ferrari è un
puro esageratore di Vico.
2238. Il mondo passa di gergo in gergo; scolastica
ecc… La ciurmeria erudita.
2239. Ci fu data la lingua, sì, per parlare; ma
anche i denti per tenerla assiepata.
2240. Il progetto del libro “Note umoristiche di
Letteratura alta e bassa” - I° Antica e nuova filologia. Varrone, Aulo
Gellio, Menagio ecc. - La filologia comperata. Es. di etim. Traduz.
etimol. di un brano letterario. - 2° I Numeri e l'Alfabeto. Fisionomia
delle lettere - Metodi d'insegnar l'alfabeto (Merlino Coccaj, mio padre,
Capurro ecc.). I nomi proprii. - 3° Delle lingue d'Italia, dette i
dialetti. Della Toscana - Della Milanese in ispecie. Neologismi. Autorità
linguistiche. - 4° Dei gerghi V. 2235 e Lombroso, “Uomo delinquente”,
Biondelli, Cherubini in zergh ecc. Canz. pop. politiche -
Letteratura dei cessi e delle muraglie. Letteratura sui muri (1766) - 5° Dell'epigramma, dei
concetti ingegnosi, della celia (Vedi Quintiliano de risu Lib. VI. III), delle imagini, delle bestemmie.
Le ipocrisie nel parlare e nello scrivere. Toscana gentilezza. Gentilezza Toscana: seder al
cacatojo, per star a far nulla ecc. - 6° Della Calligrafia, rapp. tra il caratt. grafico e il morale. -
Degli accenti. - 7° Prosa e verso - e Poesia. Numero, ritmo, rima. Danni
e vantaggi della rima. Forma e sostanza. - 8° Degli scrittori e degli
autori. Genio e apparenza di genio - Plagi innocenti e colpevoli; plagi
fortunati. Conquistatori e ladri. - 9° Come van letti i libri, e i loro
scrittori - come van criticati - Autori e lettori - Della critica odierna e
antica fuori e in Italia - Riputazione e fama - Gloria - 10° Del
giornalismo, spec. in Italia. Suo stile. Suoi danni e vantaggi. Chiusa.
Avvenire della Lett. Mondiale - Europea e Italiana. L'umorismo (rimandare
all'altro libro). - Appendice Ia. Mie impressioni
dalle letture. App. II a. Della salute fis. e
intell. negli uomini di lettere e di scienza. V. Tissot. V. Disraeli -
Combattere il “genio e follia” di Lombroso.
2243. I tre termini posti da Manzoni al giudizio di
un'opera sono “I° qual'era lo scopo dell'Autore - 2° se questo scopo fu
raggiunto - 3° se lo scopo era ragionevole”.
2248. Il modo di far gli svolazzi nei
paneggiamenti dai pittori e scultori (dal 1830 al 1850) era questo. Mettevano
della carta velina in un mastello d'aqua, poi con uno stecco le davano dei
colpettini - e copiavano le casuali pieghette formatesi nella carta,
ingrandendole in sesquipedali figure, prive di corpo. - Ben pochi angioli,
nelle pitture, volano. Insinuateci sotto un pavimento e li vedrete immobili -
radicati nel suolo. Per contro, le figure di Domenico Induno nel quadro la
Mattina delle Nozze, - se ci togliete di sotto il pavimento - volano
che è un piacere.
2249. A mostrare come s'intenda oggidì lo studio dal
vero di alcuni artisti va ricordato il pittore Pagliano che a riprodurre in un
suo quadro (il Maramaldo) uno stipite marmoreo sel fece
fare di legno verniciato di marmo e poi si illuse di copiare dal vero.
2250. Il giurì pel premio Principe Umberto (di 4000
lire) al miglior quadro della esposizione, usa di accordare il premio non al
più bello, ma al più ampio. Disse tale, di un pittore premiato che avea a
questo scopo fatto il suo quadro inutilmente più grande che avea potuto “per no
giuntagh el premi, el gh'ha giuntaa la tela” -
2254. Gli attici chiamano naso e urbanità la
grazia e dolcezza nella comune favella. Lucilius qui primus condidit styli
nasum (Plinio praef. ad Hist.).
2255. chàra, gaudio = o cara! (in mil.) escl.
di gioia - postquam res latior evagata est cf.
mil. svaccada - fashion, ingl. eleganza. cf.
Mil. fescioni, fanulloni eleganti - daughter, ingl. figlia, quasi
dote - sitim undis excutere (Seneca). cf.
mil. scoeud la sed - el fio (ven.) cf.
yiòs - Luder (ted.) carogna = luder (ven.) briccone - Schoss (ted.)
grembo, cf. mil. scoss, id. -
classis aerata, flotta corazzata? -
2256. La prima idea della Paradise Lost
può essere stata suggerita a Milton dalla Gerusalemme del Tasso, tanto
più che sappiamo come Milton fosse dotto nella lingua italiana. Anche nel Tasso
cielo ed inferno combattono ma per mezzi umani: in Milton combattono senza
procura. Nel Tasso poi troviamo certe imagini di angioli fiammeggianti, certi
concili semipagani di Dii e di Diavoli, simili assai a quelli del poeta inglese
- forse perchè dissetati ambedue dalla medesima fonte. Così, dell'invocaz. alla
Vergine in barba alla Musa, così del viaggio dell'Arcangiolo S. Michele ecc.
ecc.
2257. Tasso è tutto reminiscenze classiche e
nelle descrizioni, e nelle osservazioni e nelle similitudini, e in certi
particolari andamenti d'idea e di frasi - È una rifrittura di Virgilio, Lucano,
Ovidio, Silio ecc. cambiati i nomi soli. Difatti Armida è Medea, Clorinda è
Camilla ecc. Le battaglie poi sono le solite dei classici latini, come lo sono
anche quelle di Ariosto - fuse tutte in quella medesima forma. - Tasso io non
l'amo e l'ammiro che nel canto VII spec. sulla fine - in tutto l'VIII - in
tutto il XVI - e nella fine del XV.
2259. Il vezzo dei poeti è di starsi in arretrato un
buon mezzo secolo dai loro tempi: parlo dei mediocri poeti come Aleardi e
Leopardi. Quest'ultimo specialmente ha scritto una Palinodia - che è
tutto uno sproposito. Leopardi vi deride ad es. le ferrovie; poi motteggia agli
zigari e ai pasticcini (egli ghiottissimo dei gelati ecc.), come se ai beati
tempi e di Roma e di Grecia il mondo fosse affatto innocente di simili
peccatuzzi veniali, e dico veniali anche in rispetto di certi altri peccati,
molto frequenti nell'aurea antichità. Nè ci si dica che Leopardi fece
dell'Ironia. L'Ironia è il sommo dell'Arte - e Leopardi non era da tanto.
Leopardi credette far dello spirito e ci riuscì svelto ed elegante come un
elefante che balli.
2260. chap - ingl., fesso, apertura. cf. Mil. ciapp, natiche, fesses -
menial, ingl. domestico, cf. mil.
menant, id. - bully, ingl., bulo (ven.). - socket, ingl., anche buco delle
corna, cf. mil. socchè in Porta, on Striozz, benchè
ci voglia veramente dire non so che - to drop, ingl., cadere = dropè
(Val d'Andorno) id. - desgavignè (piem.) cf.
Dante col suo contrario, aggavignare - cranny, ingl., crènna mil., crepaccio
(in lat. crena tacca della cocca, cruna dell'ago) - march, ingl., pane cf. mil. marzapan. - das Geld (ted.), i
ghei (mil.) - 't is trash, ingl., di strasc - râteler, franc., ratelà (mil.) -
to scrape, ingl., furare. cf. mil.
grattà - garboils, ingl., great stir cf.
garbouil, franc. - garbuj, mil. - lent, ingl. - quaresima. cf. lenti, lenticchie, piatto di magro
che si mangia in quaresima - to fig ingl., dar higas, spag. - far le fiche -
Thou whoreson zed, ingl. termini oltraggiosi. cf. mil. on bel zet - messanger,
ingl. cf. messo, angelo - inviato
- Stumm, muto. cf. stumia -
Strass, street, ingl. cf. stretta,
contrada - Taccuino da tag - Krepp, cf.
crepp, mil. velo. - Ross, destriere. cf. rozz, mil., bidet
- mascalzone, cf. mezz calzon,
mil. - stoup is a flagon of wine. cf. mil. stopp, per ubbriacature.
2261. I puristi cercano le idee, e lo spirito nei
dizionari. E ci trovano uno stile da galera, che va prezioso di simili
piacevolezze “arruffar le matasse, per fare il ruffiano - mangiar spinaci per
far la spia - andar a Carpi, per carpire - o in Picardia, per esser appiccato,
mandar a Calcinaja per dar calci - andar a Lodi o dar l'allodola per lodare -
andar a Volterra, per morire - a Piacenza per piacere - in levante per rubare -
il perfido Bireno pei birri - il regno di Cornovaglia, per un marito tradito”
ecc. ecc. Tra le gentilezze del
parlar Toscano non va dimenticato il sedere a cacatojo corr. al desidere
latino Altre gemme al loro
stile sono poi gl'impacci del Rosso - il far il grasso legnajolo - l'avanzo del
grosso Cattani, di Cibacca, del Cazzetta che bruciava il pan di Spagna per far
cenere morbida, i cavalli del Ciolle ecc. ecc. tutte spiritosità di finissima
Crusca.
2262. Quante ipocrisie, quante falsità nel parlare!
Parlando de' piedi, si usa dire “con licenza” ma non delle mani. Eppure
i piedi non furono mai rei delle impudicizie, degli orrori di cui furon le
mani. - Così, diconsi “missioni delicate” quelle appunto che sono
le indelicate - dicesi “fatto come Dio vuole” per dire di una cosa mal
fatta - il non andar a letto si chiama perder la notte - uno che si
tratti con semidisprezzo lo si appella “galantuomo” ecc. Così, “veder le stelle”
indica forte dolore - il “vado a vestirmi” delle donne quando
stanno per andare a ballo o a teatro, significa appunto uno svestirsi. Che dire poi delle falsità nello
scrivere? Tutte le figure rettoriche non sono che ipocrisie, che menzogne… Uno
scrive “non dico già” (e intanto lo dice), “chi può narrare”
(e intanto lo narra) oltre i “per non dire”, “passo sotto silenzio”
ecc. ecc.
2263. I classici latini fanno uno strano abuso di
aggettivi stereotipati al relativo nome - e diventativi, per così dire, sacri.
Le loro scritture sono piene di nox humida - fulva arena - ad sidera
tollens - di ante ora parentum, di scopuli multorumque ossibus
albi - di litora curva ecc. e tenues auras, e dulcis
natus ecc. Non
parliamo poi delle descrizioni delle pugne, e degli inferi, tutte eguali fra
loro negli Epici, come tegolo a tegolo.
2264. cf.
il “be thou as lighting” ecc. di Shakespeare (King John Atto I.
S. 1ª) col “di quel securo il fulmine” ecc. di Manzoni (5 maggio) o
meglio colla frase corrispondente che si trova nella storia d'Italia del Botta,
dove, parlando di Napoleone, lo storico dice, a pressapoco, che i suoi fulmini anticipavano
il baleno.
2265. La luna è indegna della sua poetica rinomanza.
O è un faccione colla flussione - o è una cimatura d'unghia.
2266. La favola del “Miles gloriosus” di Plauto si
trova nelle Mille e una notte. Il Falstaff di Shakespeare co' suoi
satelliti corrisponde al Pirgopolinice co' suoi latrones - il suo oste ad
Artotrogo. - cf. la Gräfin Terzky
del “Wallenstein” di Schiller con la Lady Macbeth di Shakespear.
2267. L'umorismo è la letteratura dello scetticismo.
L'uomo andò sempre più allontanandosi dalla fede. Il bimbo, nato oggi, è
incredulo. Lo scetticismo nell'antichità era una posa, una ingegnosità, una
classe academica: oggi è un sentimento: è la sola spontaneità che ci sia
rimasta. E Manzoni - come ogni grande umorista - è scettico. Non si guardi
all'esterna figura dei Promessi, ma all'interna. In un libro d'umorismo
il protagonista è sempre l'autore, non lo si può perdere mai di veduta, e ne fa
il principale interesse. Di quì la nessuna importanza, anzi il nessun bisogno
dell'intreccio o intrigo nel romanzo umoristico. L'intreccio sta
nel cuore solo dell'autore, poco importa ch'ei parli in 1ª persona singolare o
plurale od in terza. Si possono dare romanzi in cui personaggi appajano per
scetticissimi, pur non appartenendo il romanzo alla scuola scettica come l'Ortis
di Foscolo. Si ponno dare, per contro, di tutta fede, benchè appartenenti a
tal scuola, perchè l'A. è scettico. Per noi l'insegna ce la dà sempre l'Autore.
2268. Traccie di umorismo, se ne trovano molte nella
antichità (il che è prova della naturalezza di esso) ma altro è una
goccia, altro è pioggia. Le note son vecchie, il motivo è nuovo - Difatti anche nei libri di
umorismo si trovano traccie di antichi atteggiamenti senza che per questo
debbano essi appartenere alla passata letteratura - o alle venture, di cui
presentano certissimamente segni, benchè celati al nostro occhio. Ogni epoca si
addentella colle altre.
2269. L'umorismo in Italia ebbe assai pena a
manifestarsi. Le tradizioni gloriose di una famiglia traggono spesso la
famiglia in rovina. L'Italia credette sempre e troppo in Grecia ed in Roma, e
ne abbiamo le prove nelle opere fin dei più illustri esprimitori del
proprio tempo e dei più propensi alla moderna letteratura, come nel “Giulio” di
Giuseppe Rovani. - Per contro l'Umorismo, non inceppato da questa esagerata
venerazione al passato procedette più svelto negli altri paesi e specialmente
in quelli che stavano fuori dalle tradizioni del genio greco-latino. - Per le
stesse ragioni, penò assai anche in Francia. Rabelais e Montaigne rimasero per
lungo tempo senza figli. La notte di S. Bartolomeo e la revoca dell'Editto di
Nantes, soffocando il libero esame ecc., stroppiarono in fascie l'humour,
comprimendo l'inquietudine della ricerca. Fino a Voltaire non possiamo contare
di lui che poche grida dì piazza (Fronda ecc.), fiocamente echeggiate nelle
mute pareti della Academia francese, la gelosa guardiana del classicismo di
seconda mano.
2270. Il “Giulio Cesare” di Rovani è un bel
tramonto. Naque dagli scrupoli di coscienza del suo Autore di essersi lasciato
trasportare dallo spirito dei nuovi tempi. Rovani tentò di correggere il Fato,
di far retrocedere la storia - appunto come l'amato suo Foscolo. Ma contro il
fiume dei tempi non c'è nuotatore che valga. I Borboni non risaliranno più il
loro trono, se non a patto di rinunciare a esser Borboni. Inutili tentativi! Nel
“Giulio Cesare” stesso l'anima contemporanea prorompe tra le premeditate
combinazioni; e il Rovani dei Cento anni è ancora a suo marcio dispetto
- originale. A
nessuno è dato di sottrarsi impunemente al proprio genio.
2271. Il noi di Manzoni vale io e il
lettore - il noi di Rovani vale io e ancor io - chè ei
vale per due - l'io del Dossi vale per io sol'io. - In altre
parole il primo s'industria a insinuare in altrui le proprie opinioni - il
secondo le impone - il terzo le tiene per sè.
2272. L'arte spontanea e nata dall'entusiasmo, era
per eccellenza l'antica - l'odierna non può più esser spontanea per il troppo
sapere, e per il troppo sapere non può più essere entusiastica -. Chi molto sa,
conosce quanto moltissimo ignora: quindi dai culmini dell'entusiasmo, scende
nelle valli dell'umiltà. - L'entusiasmo è superbia.
2273. la naïveté, l'ingenuità
della lett. antichissima c'inspira quella riverenza che c'inspirano i bimbi: la
naïveté della nuova quel disprezzo che s'ha per un uomo che faccia
bambinerie. - Per altro, Manzoni ritenne l'apparenza della ingenuità, mentre Rovani se ne spogliò. -
Quindi, Manzoni riuscì un malizioso doppio, non volendo parerne uno semplice. -
2274. Rovani è il continuatore logico di
Manzoni, com'è Dossi di Rovani. Rovani ha esagerato Manzoni; mentre gli altri
lo impicciolirono. - Carcano per es., nella cortezza della sua vista, non
comprese che la maggiore innovazione del Maestro, era lo stile nel suo midollo
umoristico, e si limitò a copiarne la forma esteriore de' caratteri e
dell'intreccio.
2275. Il carattere generale dell'antica letteratura
era la naïveté (fede, spontaneità), della moderna è l'umorismo (scienza,
riflessione).
2276. A parer mio, la dramatica teatrale non
appartiene alla Letteratura pr. detta. - Dico della dramatica, che va
udita, non letta. Difatti, suo principal scopo è la naturalezza; addio dunque
forma, addio Arte! E neppure appartiene all'umorismo, non tenendoci l'autore
(dopo l'abolizione del coro) nessuna parte a sè, ma dovendo
sminuzzare la propria anima tra i differenti personaggi.
2277.
Necessità nell' Arte del Vero Contemporaneo. -
2278. Un autore umorista è spesso il nostro
confessore: ci ajuta a conoscerci. Gli altri scrittori si possono ammirare: i
soli umoristi amare. Per es. amar Dante è impossibile; si venera, si teme
troppo.
2279. Il riso in Manzoni è d'ironia, in Rovani, di
Sarcasmo. - Il manzoniano umorismo spira la pace; il rovaniano la battaglia.
2280. Gli antichi conoscevano piuttosto il comico
che non l'umorismo - ed è certo che il comico è una provincia all'umorismo
vicina, appunto come il tragico. - L'umorismo è il riso temperato col pianto -
pioggia col sole - Eraclito fuso in Democrito. -
2281. Manzoni non crede ma il suo scetticismo è
vestito di fede: ed ei s'introduce sotto spoglie mentite nel campo avversario.
- Rovani pure non crede ma ostenta la sua incredulità e piglia il vallo nemico
d'assalto. -
2282. him. ingl. cf. im, lat. (acc. di is)
- linea, lat. cf. ligne (à
pecher), franc. - fartus, lat. cf.
franc. farçi - basella, lat. piccola base cf.
mil. basell, gradino - coleus, lat. cf.
coglione - callow, ingl. senza piume cf.
calugine, prima lanugine - kuw, ingl. gonfiare cf.
mil. vegnì a coo - quadrille, franc. cf.
to drill, far-far gli esercizi militari - colaphus, lat. cf. schiaffo - alapa, lat. cf. mil. sleppa - faùlos cf. faul, ted. - strophus, lat. legame. cf. mil. stroppai - thýra cf. Thur - theàomai cf. sehen - ptochòs cf. mil. pitocch - seges, lat. cf. ingl. sedges, giunco puntuto - Erchomai
cf. kommen - nìpto, lavare cf. nettare - stubble, ingl. cf. mil. stobbia - pù? cf. où? franc. - àrrostos,
ammalato cf. rost mil.
nella frase, sont on poer rost - kakós, cattivo cf. cacca o meglio mil. caca, cosa cattiva per eccellenza -
good, ingl. buono cf. God, ingl.
Dio, la cosa buona per eccellenza, le bon Dieu, dei francesi - lìmne,
lago cf. Lemano, nome di lago -
nepos, lat. (in Marziale) scialaquatore cf.
filosof. con nipote - tempori, lat., di buon'ora cf. mil. temporii - dokeì moi cf. daucht mir - umquam vidi cf.
unqua vidi - salve, lat. cf.
saluo, veneto - Schatz, ted. tesoro cf.
chasse, franc. reliquario - grobian, ted. villano cf. mil. grubbian, id. - neùra eùtona cf. mil. in ton - to balk,
ingl. omettere, manquer cf. balcà,
comasco, cessar di piovere o dalla minaccia di pioggia - àsty cf. Stadt - oi apò skenés, attori
cf. colla forma di dire milanese,
quii della birra, quii della carretta ecc. - màtaios, vano cf. matto - chòrtos, specie di
corte cf. corte, orto - cur?
interrogativo cf. il positivo gàr
e il car franc. - naì, sì cf.
nein, no -
2283. And with desire languish without hope
(Milton Paradise Lost) cf.
Dante “senza speranza vivemo in desio” - …Ermites and friars - White, black and
grey (id.) - cf. Dante passo
corrisp. nella dizione - Nam nunc omnes nihil faciunt quod licet nisi quod
lubet (Plauto?) cf. Che licito fè libito in sua legge (Dante). In Milton, molti sono i versi
semitradotti da Dante, per es. Thou art my father, thou my author; thou - my being
gavest me. cf. Dante. Tu se' lo mio maestro, lo mio autore…
2284. Un erudito potrebbe trovare l'origine della
scolaz. Venerea, nell'umor puzzolente che colava da Anchise “sovra candido
bisso distillando” - cagionatogli da un fulmine di Giove per non aver egli
saputo tacere i suoi Amori con Venere.
2285. L'ordinario destino delle metafore quando
vengono comuni e famigliari è di perdere la qualità di metafora e di diventare
propria espressione dell'oggetto che rappresentano (Beccaria, dello Stile a
pag. 120 ediz. Classici ital. Milano) - E sia detto a quelli che si
spaventano delle troppo ardite metafore: state queti; perderanno il filo - Chi
oggi, ad es. udendo di un cavaliere “che divora la via” si sente accapponare la
pelle da simile imagine di cui non saprei la più temeraria?
2289. u uk eimì ikanòs tà ypodémata bastàsai (N.°
Testamento) cf. mil.
sont minga degn de portagh i sciavatt - oìnos anthosmìas e cf. vino col bouquet, abboccato - sigma,
lettera greca cf. col s, tedesco -
delta con d - alfa coll'a ecc. - uaì, male cf. guaj! - pàsa pòlis cf. toute ville, franc. E e pàsa
pòlis cf. toute la ville - parádeisos,
parco cf. Paradiso (terrestre), e
nota che nella parola greca c'è idea di legame - ei dè mè ghe cf. mil. se minga (lat. sin) -
Beule, ted., cf. mil. bôll -.
2290. eìdo in greco
vale per io vedo e io so - können in tedesco per potere
e sapere. Nota filosofia delle parole! difatti, chi vede, sa,
e chi sa può.
Clement
(insolenza milanese contro i gozzuti) - In gyrum imus nocte et consumimur igni
(delle farfalle) si può leggere lettera per lettera anche al rovescio.
2292. Gli Aretini
tengono una fila di vocaboli per esprimere l'addormentarsi, come appisolarsi,
appalparsi, appalparellarsi, appattocchiarsi, appaligginare ecc. - e se li
tengono è segno che li adoprano spesso.
2293. Ex abrupto cf.
mil. assa brutta - Bacchanalia cf.
baccan - laudare, lat. ant. nominare, chiamare un testimonio, nella frase laudo
Jovem cf. tedesco laut!
- Manducus (maschera da paura nel Teatro Osco) cf. il Mangia, il babau - Ciccum, granello di melagrano,
filo, nilum cf. Chico spagn.
piccolo, e cica mil., môcc, mozzicone di sigaro - Kommen pass. kam cf. cammino -Trifauce, tridente ecc. non
vuol sempre dire di tre fauci, di tre denti ecc. ma piuttosto corrisponde al très
dei francesi, che esprime il molto. -
2294. Le sfacciate etimologie di Menagio e di
Ferrari. - Per es. da Cyathus, sciatt - e da cyathus, ciata, ciana, ciaina, zaina!
- Alphana vient d'Equus sans doute - mais il faut convenir aussi
- qu'en venant de là jusqu'ici - il a bien changé sur la route (De Cailly).
2295. Tra i sist. filos. cita il sofisma di
Giovanni Buridan (L'asino tra i due mucchi di fieno egualmente distinti e
moventi) che imbarazzò per un secolo le scuole del libero arbitrio - la
filosofia geografica di Cousin coi tre periodi, dell'infinito, del finito e
della transazione tra il finito e l'infinito, e colla civiltà che va dall'Oriente
all'Occidente come il Sole di una volta, ma che si arresta appunto in Francia,
dove, secondo Cousin, stabilisce in perpetuo il suo domicilio -
2298. Grida dei venditori ambulanti - A Firenze:
piangete, bimbi, ci ho le ciliege! - A Milano (chi vende i ramolacci) Pavia!
Pavia! - (chi vende le angurie) fuoco! fuoco! - (chi vende le ciliege) oh che
bella carne ecc. C'è un'opera, mi pare - con disegni di Annibal Caracci
intitolata “Cries of the streets of Rome”.
2300. I puristi non ammettono se non le onomatopee
già registrate nei loro ricettari detti dizionari. Sarà permesso di usare il cricch,
perché lo usò il gabellato Dante - ma un altro suono che stia solo in natura,
no. Di onomatopee, il dizionario milanese è ricchissimo. Citiamo - cri cri -
chiocch chiocch - chiacch chiacc[h] - tricch tracch - tin tin - tic toc -
tuffete - tràccheta - tacch tacch - tecch tecch - tocch tocch - tarlacch e
tarlacheta - ciuff o ciuffeta - pataton - patatonfeta - tonfeta - paffeta -
paff - sgigh sgiagh - slipp slapp - slinfeta - zonfeta - sparlàfeta ecc. ecc.
2301. La rima è talora suggeritrice d'idee. Data la
rima, il pensiero aleggia intorno a tutte le idee che fanno del caso, e spesso
non può fermarsi alla prima che trova. Dal passarne molte in rassegna è
possibil una scelta - e lì spesso succede che il poeta, felice della trovata,
benchè non s'accordi alla posta rima, cangi per non perder l'idea codesta rima,
per cui s'era dato a cercare. Ora, la meditazione e le cancellature fanno i
capolavori. - E di quì, la ragione per cui la massima parte delle prose è
cattiva - che è la possibilità di scriverle celeremente - Serve poi anche la
rima ad arricchire una lingua di parecchi vocaboli. Difatti il poeta, obbligato
e dalla rima e dal verso, alcuna volta, un po' per pigrizia, un po' per amore
delle linee già messe insieme - inventa nuove parole o modifica le già
esistenti. E gli stessi puristi permettono loro ciò, sotto la scusa della licenza
poetica.
2302. Scopo principale della umanità è di allungarsi
la vita - al che ella giunge mercè la memoria. Chi più sa, più vive. La
cassaforte della memoria è la Storia. Un'opera d'arte che non ci mette il suo
obolo, è nulla - è un eco senza voce. - Nè vale che la Storia scritta
contemporaneamente agli avvenimenti che narra; senonchè quel ramo di scienza
che si usurpò il nome di storia non può mai scrivere contemporaneamente
-. La vera storia è sol registrata nell'architettura, nelle leggi, nella lingua
di una nazione. - Si trova in tutto fuorchè nella Storia.
2303. Il carattere generale dell'epoca - condizione
essenziale alla durata di un'opera d'arte - è spesso nascosto ai contemporanei
non solo, ma all'artista stesso che lo manifesta nell'opera sua - spinto a ciò,
non già da ragione, ma da una artistica necessità.
2304. Nel Sec. XIX Giusti fu l'unico poeta italiano
veramente moderno - e quindi il solo umorista - Rossini il musicista
dell'humour -
2305. Manzoni dice le cose sue, come il lettore
vuole - Rovani, come il lettore non vuole - Dossi parla per suo conto - M.
dissimula il non credere, R. simula il credere, D. credendo, non crede - M.
cambia le carte in mano al lettore a sua insaputa, R. gliele strappa di mano,
D. confonde il giuoco - M. vuole che il bene si faccia per paura di un male di
là della vita, R. dice che si fa per necessità, D. dice, per utilità - M. par
creda nell'altra vita. R. non crede nè in questa nè in quella, D. crede in
questa (la quale credenza, se anche non vera, è quella che onora l'umanità più
di tutte) - Satiricamente M. corr. ad Orazio, R. a Giovenale, D. ad Ovidio -
Della nuova letteraria vendemmia fatta coll'uva d'Alfieri, Parini, Foscolo,
ecc. Manzoni è il vino - R. è il torchiatico, D. la grappa - Del letterario
inverno d'Alfieri, e compagni… M. è la primavera, R. l'estate, D.
l'autunno. - M. R. D. non furono mai autori di moda, perchè non uscendi di
moda.
2306. Manzoni naque rivoluzionario. Andò sempre
all'opposto della corrente di moda (benchè seguente la corrente dei tempi). V.
in proposito il magnifico studio su lui di Rovani - Manzoni mise al corrente la
nostra letteratura colle straniere che l'aveano divanzata; anzi la fece loro
antecedere -
2307. Importanza di Dossi nella letteratura
umoristica spec. italiana. Piantò nuovi fiori sul suolo d'Italia; colti nelle
campagne straniere, e prudentemente innestati nel vecchio ceppo greco-latino. -
D. è la vera insegna del tempo - tempo che trova ragione a tutte le passate
credenze e scusa a tutte le venture: tempo, d'altra parte, ancora dubbioso di
sè, che muta continuamente di lato come l'infermo - che si cerca, che si
analizza e quindi si distrugge. - D. è l'ultima espressione dello scetticismo:
tutto in lui è negazione, meno appunto l'affermazione del negare. Sistema
filosof. del D. è di non averne. - Quanto al modo, D. tende continui calappi al
suo lettore. Con lui il lettore procede su di un infido terreno. D. è come
certe scale - meccaniche bizzarie - in cui par di scendere appunto quando si
sale e viceversa. Il modo di D. è di presentare un fatto, cui il lettore non
può non annuire: e allora, trac, gli sommette la logicissima conclusione,
spesso l'opposta al pregiudizio del lettore, ma alla quale il lettore non può
rifiutarsi, avendo già dato l'assenso al seco indivisibile fatto. - Comunque,
D. è più curioso che grande.
2308. Rovani portò in vita la pena della sua troppa
sincerità. - Manzoni invece, dando sempre ragione al lettore, finì a
convincerlo del proprio torto. - E se Manzoni riuscì a farsi applaudire facendo
diverso del comune perché parve di fare lo stesso; Dossi si fece odiare non
rado perchè, facendo come la folla, parea fare diversamente.
2309. Göthe fu l'ultimo eco di una letteratura che
ricadeva in silenzio: Richter il primo di una che cominciava a parlare.
2310. I libri di Dossi come quelli di Richter furono
paragonati a specchi in cui ogni lettore si trova riflessa la propria
fisionomia. Cangia la fisionomia del libro a seconda di chi ci guarda, cangia
l'espressione a seconda del momento in cui ci si guarda.
2311. Foscolo e Leopardi non sono umoristi… Due
creazioni incomplete perchè incapaci al riso. V. ad es. la Palinodia dell'uno
- e le lettere giocose di Foscolo al Giovio, oltre alla sua pessima traduzione
di Sterne. -
2312. Iris croceis pennis (Virgilio) cf. Shakspeare, “with saphron wings” -
Thy head is as full of quarrels as an egg is full of meat. cf. Mil. pien come on oeuf -
2313. Et. burlesche - ostilità, derivato
forse dagli ostiari, schiatta villana. - va a farti benedire per dire
“va alla malora” dalla fama di jettatore dell'odierno papa Pio IX. - vess
sagg (mil.) essere saggio e sazio - deriva da ciò che quando s'è pieni di
cibo fino alla nausea, si fanno i più bei proponimenti del mondo di sobrietà
ecc. - svojass (mil.) vuotarsi e svogliarsi, dall'atto di amore
in cui col vuotarsi degli orcioli ci svogliamo dell'adorato oggetto - avegh
i man sul consolaa (mil.) dalla carriera consolare che a molti pare grassa
e beata - cerretano, dal vender cerrotti - ciarlatano dal
ciarlare - valletto, dal dirgli il pederasta signore va-a-letto - ciambellano,
per la stessa ragione, ci-ha-un bell'ano - bacchettone quasi va chetone
(prop. dalla bacchetta, che tengono in mano i fratelli della dottrina nelle
processioni) ecc. - vioeul soppinn da viole supine. - La famiglia milanese dei Binda, è
una famiglia di legatori di libri. Deriva forse il suo nome dall'ingl. to
bind? rilegare.
2314. Roma e toma (mil.) dal Roma et omnia nella
frase prometter R. e t. - diede occasione a un bello spirito milanese cioè al
mio amico Perelli, quando il vecchio Manzoni fece una caduta di cui s'inquietò
tutta Italia, che avea appena gioito della presa di Roma (1870), di dire allo
stesso Manzoni, che i due più grandi avvenimenti del giorno erano Roma e Toma.
- Si noti che tòma in milanese vale, quanto il ptòma nel greco,
caduta.
2315. I Brianzoli, per esprimere le 4 stagioni,
dicono “frecc frecc - frecc e cold - cold cold - cold e frecc” - Si noti il cold,
caldo che in ingl. significa - come anche il Kalt - freddo.
2316. Frasi nuove e felici se ne coniano a ogni
istante nel popolo. Confalonieri ne è p. es. una zecca. Passando in carrozza
presso di un carrettiere, esclamò: vè! tiret indree on gottin: magara on mezz
litter - Così: “Dio che levada de sol che sa de moccusc!”, diss'io leggendo la
descrizione di un'alba, che sentiva la fatica del suo A. o come dicono i poeti
“la troppa lucerna” - ecc. ecc.
2317. Questi
publici-ladroni che doganieri si chiamano (Ariosto Satire). cf. Béranger dove parla dei
contrabandieri dicendoli i soli ladri onesti.
2318. All'uomo di genio è dato lo stile: all'uomo
comune il gergo. Il gergo si potrebbe definire - lo stile delle classi. Tanti i
gerghi quante le classi. La dama che parla colle sue amiche o colla modista di
cappellini e vestiti ha un gergo, come la meretrice sul lupanare, i ladri - i
marinai, i framassoni ecc…. Volete sapere chi è uno? provocatene un complimento
od un frizzo. Il gergo lo tradirà. - Tra i gerghi, citare anche quello dei
servitori da caffè - e p. es. - negaa e ris, tremoll vecchione, levante
in zima, con fondina che va via - che voleva dire (arrosto) annegato (con
guarnizione di) riso, tre pani molli - un bicchiere di vino vecchio - caffè
levante con fiammenghina da portarsi via dal caffè. - Nei caffè di Milano, per-mè
significa mezza porzione, ecc. - Non dimenticare il gergo burocratico. V. 2360.
2319. Mia prima impressione di Roma. - 18 nov. 1871.
Alba - La locomotiva fra le rovine. - Nelle campagne i buoi dalle lunghe corna,
le mandre di cavalli e i cavallari dai lunghi mantelli neri e dalla
pertichetta. - Gli omnibus alla stazione: uno ha il nome di Giove: l'altro di
Venere - Il parrucch. Marcinelli (Marcius Aelius) - Il mio bottaro (vetturino)
che mi parla di Augusto, di Bruto, di Cicerone… tutti suoi amiconi, e mi dice
“quì stava di casa Lugrezia, là Muzio” ecc. - Il lustrascarpe dalla faccia di
antico stampo romano. Mi par d'averlo veduto sull'iconografia di Ennio Quirino
Visconti. Forse è il discendente di uno Scipione che lustra le scarpe al
discendente di uno schiavo barbaro - S. Pietro; impressione sgradita S. Pietro chiesa senza fede.
Magna pompa - nulla religio. - Le file dei seminaristi di tutti i colori - Tempio della Pace - Palazzo
dei Cesari. L'occhio comincia ad abituarsi alla grandezza - Campidoglio. Marco
Aurelio di bronzo a cavallo - che stende ancora la mano a protegger la sua
Roma. Mie considerazioni vedendo salva dalla fonderia la imagine dell'unico
imperatore che meritava di averla salva. - Ma Marco Aurelio tiene in mano una
bandiera dai tre colori. Chissà quante volte l'ha già cambiata! - Il Quirinale;
contrasto fra le eleganti linee della sua facciata, e la lunetta coi cannoni
che ne francheggia la morte. Questi re hanno ben paura dell'amore dei loro
popoli! Il Ghetto e i Monumenti - Fasto e Miseria - Consid. su Roma pagana -
Roma cristiana - e Roma papale. In Roma si sente ancora dapertutto il papa. R.
non potrà mai essere sinceramente costituzionale. Il dispotismo vi lasciò il
suo nome su ogni pietra. Ora, da capitale del mondo, scende a diventare
capitaluccia d'Italia.
2320.
Conto, fra i nomi degli omnibus a Roma (1872), Giove, Mezzo
milione, va e viene -chi va piano va sano - Marte - Il Vincitore - Vaporetto
della Sibilla - Genio - La Lupa - La fuga - Il Volantino - Ninetto - Il Palombo
- L'economia -
La Giardiniera - L'omnibus tra Barlassina e Milano si chiamava la nojosa.
2321. Nomi delle vie di Roma (1871). Via
di Tata Giovanni - Via di S. Stefano del Cacco - Via di S. Maria in Cacaribus -
Via delle botteghe oscure - Vicolo anonimo - Via dietro la tribuna di Tor dei
Specchi - Via Rua (rue, cf.
Rugabella, di Milano, rue belle).
2322. A Roma, c'era, in una via, un monastero. Le
mura del suo giardino non erano tropp'alte. Per non far la spesa di alzarle, il
governo pontificio, imaginò di obbligare i vicini frontisti a tenere le
finestre del secondo piano, verso il monastero, chiuse a vetri… di latta. -
Abbattendosi lo stemma papale di gesso al Collegio Romano, le donnicciuole
raccoglievano i pezzetti di calcinaccio caduto per serbarli come tante reliquie
- I cuochi dei gran signori romani come il Torlonia ecc. hanno il permesso dai
loro padroni di servire ai privati, mandando attorno pranzi, colazioni, cene -
all'ora stessa in cui il proprio padrone mangia. Dio sa che rapine - Presso il
Colosseo, udii due giovinetti romani dell'ultima plebe disputar con calore di
Ettore e Achille. E ciascuno vantava la generosità del suo eroe, finchè vennero
ai pugni. -
2323. Scene della campagna Romana (di bocca
della mia fante). Muore un cardinale, lasciando 200 scudi da dividersi in tante
doti da 20 scudi l'una, distribuibili a sorte. Nanna presenta la sua instanza
raccomandata. Viene il dì posto. Le ragazze si raccolgono in una chiesa. Gli
ultimi venti nomi che sarebbero rimasti nell'urna dovevano essere quelli delle
vincenti. Le ragazze cominciano a fare la comunione, e fanno preghiere per
l'anima della defunta eminenza - presente un'altra eminenza, molti canonici e
molti curati. - Poi si estraggono tutte le schede. Il nome di Nanna non è
comparso. - E Nanna si alza gettandosi il suo scialle in traverso - va fiera e
difilata in mezzo la chiesa in presenza del cardinale, - e si mette a
ingiuriarlo con una fila de' più scelti improperi. “Tu, pezzo di merda… tu
filjo de una mignotta… tu porco fottuto… perchè non me ci hai messa?” -
Scandalo! tutti escono correndo dalla chiesa. Nanna non lascia il mazzo. Si
volge al curato, pigliandolo per la veste e lo copre d'ingiurie. - Si
verificano le schede. Difatti, il nome di Nanna mancava. Il curato va allora
dall'Eminenza la quale gli dice “ebbene, contentate quella fritella con qualche
cosa. Datele di che andare da un Giudeo a procurarse un abituccio de lana”. -
Ma Nanna, fissa, vuol sapere il perchè del non esser stata posta nell'urna. Le
si risponde che fu una inavvertenza del servitore del cardinale, il quale,
credendo l'istanza una di un solito povero l'aveva gettata sul fuoco. In
conclusione Nanna è chiamata a palazzo dell'Eminenza. “Oh che fate?” le domanda
il cardinale guardandola molto negli occhi, chè Nanna è belloccia. “Un po' di
tutto, Eminenza” - risponde costei facendosi rossa - Bene, dice il cardinale,
provvederò io a la dote - e le dà con una ganascina, la sua maliziosa
benedizione.
2324. 17 marzo 1872 (domenica). Dimostrazione per la
morte di Mazzini, a Roma. Simulacro de' suoi funerali: poca gente spettatrice:
assai nel corteo. Molte bandiere di società operaje, alcune delle quali
ravvolte intorno all'asta in modo che sventoli la sola lista del rosso -; ma i
carabinieri obbligano chi le porta a svilupparle del tutto - Fischi - Il carro,
tirato da quattro cavalli bianchi con su una brutta Italia di gesso velata di
nero, che stende la mano su un busto di Mazzini. Molte bandiere abbrunate, alle
finestre. Il corteo muove verso il Campidoglio. Tra le aste. che circondano il
carro, portanti dei cartelletti col nome di qualche martire per l'Italia, noto
quella col nome di Barsanti, il fucilato per rivolta - giovane infelice, che ha
diritto alle lagrime ma non alla fama. - Al Campidoglio dicono parole, per
fortuna poche, Avezzana e Cairoli.
2325. 27 nov. 71. 1ª apertura del Parlamento a Roma.
- Alle 11 antim. appare in cielo una splendidissima stella. L'ho vista io - e
l'hanno vista tutti i Romani - Il S.P.Q.R. è superstizioso come ai tempi
latini. La stella ha giovato a mantenere favorevoli gli animi al grande
avvenimento, più di quanto parrebbe. - Gran porte - gran luminaria. Non
veggonsi che ufficiali tutti a nuovo e a decorazione. - Non un prete nè un
frate per via. I palazzi dei principi Romani chiusi ermeticamente.
2326. La boria romana dei guardaportoni.
Considerazioni archit. e filosofiche sulla porticina fiorentina e il portone
romano. - La bellezza olimpica e sensuale delle romane. A Roma non si vedon
ragazze. - La coquetterie nelle imagini sacre, sui canti delle vie.
2328. Agli esami, i professori cercano più di far
sapere allo scolare che loro sanno, che non di conoscere se lo scolare sappia.
2329. Udii un Romano, maestosamente avvolto nel suo
mantello - esclamare, con voce da basso profondo: Me basta l'anemo de non far
niente! - Altro Romano, cacciando inanzi il suo asino, gli gridava: Aè! papa
Grigorio - Un altro ancora, invitando a pranzo un amico, scrivevagli “venerdine
ve invito a pranzo, e si venite, venite - ma si no venite… accidenti! sinone”.
- La parlata romana, usa sempre della lente che ingrossa, appunto all'opposto
della fiorentina. I Romani hanno trovato i superlativi dei superlativi, come
“Gran depositone” ecc., i Fiorentini il diminutivo dei diminutivi come in
“piccinino” ecc. - Inoltre, la parlata Romana va ricca di bellissime frasi e
parole, come argentina, per pesca minuta, spaccio di vino - Arte
bianca, per vendita di farine ecc. - Minuzieria, fabbrica
di piccoli oggetti di legno - i Vigili (pompieri) - galanteria
(p. chincaglieria) - col cappello all'abbandona - volemo far tutta
una tuttata (cf. Milan.
su per su) ecc. ecc.
2330. Il Ministero degli
Esteri, sotto Visconti Venosta, era diventato un semplice ufficio di
trasmissione ed è
ancora (1886). Vi si
giocava da un capo all'altro dell'anno “al pizz tel doo, pizz tel mantegni” o
“al Papagall colla coda d'argent”, facendo passare ad altri uffici, copiate, le
note che vi arrivavano. La gran politica consisteva nel non lasciarsi bruciare
in mano il pezzetto di carta del “Pizz tel doo”: in altre parole di scaricare
adosso agli altri ogni eventuale responsabilità. - Gli impiegati di detto M.°
erano in generale di una inarrivabile ignoranza. Un giorno p. es. la legazione
d'Austria inviò una quitanza di spedalità che doveva esser rimessa al M.°
dell'Intemo. Il signor Barilis (che fu poi console al Giappone) deputato alla
corispondenza d'Austria-Ungheria, benchè non conoscesse il tedesco, manda la
quitanza agli Interni chiedendo loro il pagamento della spedalità già pagata.
Ma il M.° degli Interni rimanda la quitanza, osservando che il Tale dei tali
non si può trovare, per non esserci sufficientemente indicato il suo luogo di
nascita. Nessuno capiva il tedesco: sbagliato un bottone, sbagliavansi tutti. -
Un'altra volta si scambiarono note a proposito di un Cav. Pox - Indovinate chi
era? era il vaccino, cow-pox, che per un errore di penna scritto cau-pox, diede
origine a un cavaliere. - Confusissime erano poi nel Ministero degli Esteri le
idee sulla proprietà. Sparivano giornali, libri, quinterni di carta, scatolette
di penne, perfino i calamaj. Spesso un furto generava l'altro. A. toglieva la
penna a B., B. toglievala a C. ecc. - Quanto alla celerità della macchina
ministeriale, si pensi che le note urgentissime restavano settimane sui tavoli,
e le urgenti mesi. Per una negligenza di un impiegato (S.r Barilis
sudetto) un povero diavolo rimase due o tre mesi all'estero carcerato,
aspettando la già decretata scarcerazione - Quanto ai sentimenti religiosi -
una festa si lavorava al Ministero degli Esteri. Si era ancora a palazzo
Valentini. Erano i tempi, in cui ai
funerali del Magg. del Genio Charbonneau si videro i granatieri colle torcie in
mano (10 feb. 72). Arrivò
una staffetta dalla Consulta, coll'ordine del ministro di sospendere il lavoro…
per non offendere il Vaticano! A Roma non era entrato con noi il nostro
taccuino - Un'altra volta un prete entrò a benedire il Ministero. Inenarrabile
la felicità del Ministro e del Dir. Gen. Ordinò di pagarlo in 15 lire in oro. -
Quanto infine alla moralità - citerò un breve discorso. Chi discorre è il
cavaliere Bazzoni col cav. Castelli (un gobbo)… Castelli - In generale
ai Francesi piace la donna infrollita… passata come i selvatici. In Francia, la
cortigiana è nel suo fiore dai 40 ai 50… Bazzoni. Hanno ragione…
Ci si trova più carne da sprofondarsi. Poi le donne passate si adattano, più
facilmente delle giovinette, a quanto a noi uomini dà più gusto ecc. ecc. su
questo tono.
2331. No - non annientiamo le passioni, ma il
comando sia a noi. Che direste mò di un cocchiere che si lasciasse guidar dai
cavalli?
2332 a). Diceva Manzoni che
“il governo italiano il quale offre conciliazione al Papa cui ha tolto lo Stato
è come quel ladro, che, dopo di avermi rubato l'orologio, mi dicesse, senza più
restituirmelo "su via, facciamo… come se nulla fosse avvenuto. Quà la mano
da buoni amici…"”
2332 b). Certo Console, per
non pagare scrivani, copiava lui stesso in bella i suoi dispacci (e fin quì
nessun male) ma li copiava in carattere inglese con una penna d'acciajo,
facendovi poi sotto il suo scarabocchio di nome con una penna d'oca doppiamente
d'oca.
2333. 1870. Presa di Roma. Noi italiani, i vinti dei
vinti dei vinti (perocchè vinti a Custoza dagli Austriaci, che erano stati
battuti a Magenta dai Francesi, alla loro volta sconfitti a Worth ecc. dai
Prussiani) siamo stati finalmente vincitori. E di chi? Dei soldati del Papa.
2334. Io non scrivo mai il mio nome sui libri che
compro se non dopo di averli letti, perchè allora soltanto posso dirli miei.
2336. Una nobile famiglia
di fanulloni, vedendosi crescer di giorno in giorno la spesa e diminuire
l'entrata, pensò di fare economia. Ma in che? Già, di carrozza non possiamo far
senza: c'è la nonna che è inferma… Impossibile restringere l'appartamento! dove
mettere tanta bella mobiglia? e il decoro?… Non si parli neppure di licenziar
qualche servo. Meno di quattro, come si fa? via via, pensa e ripensa cerca e
ricerca - trovò di fare economia… indovinate in che cosa?… in di biscott
d'anes. -
2337. Dei dialetti. - Nè etimolog[icamen]te nè
razional[ment]e differiscono dalle lingue. - Manzoni che sapeva quel che si
faceva, in una sua lettera, parlando del milanese, dice lingua, non dialetto -
Vi ha chi dice che “dialetto è la lingua senza letteratura”. E
allora perchè dite dialetti, il veneziano, il napoletano, il bolognese, il
milanese ecc.? Pochi, starei per dire nessuno dei dialetti, manca di
letteratura - Altri dice “dialetto è la lingua parlata dalle infime classi” -
Nuovo errore. Il Senato di Venezia parlava veneto e l'alta società di Milano,
parla Milanese - Altri ancora, “il dialetto è la lingua parlata dai pochi”. Chi
intendete per pochi e chi per molti? A rispetto di chi parla il francese in
Europa, pochi parlerebbero in italiano; e però l'italiano dovrebbe, secondo voi,
chiamarsi dialetto. - Importanza di mantenere i cosidetti dialetti: che sono
uno strato mobile nella lingua di un paese, dove si generano e si educano le
nuove parole, che poi adattandosi a poco a poco all'orecchio dei parlatori,
cadono inavvertitamente dalla penna degli scrittori, finchè, acquistata
autorità, vengono assunte all'onore dei dizionari. - Il dizionario sta alla
lingua, come alla morale la legge. La lingua rappresenta la immutabilità; il
dialetto il suo contrario - questo è il sentimento, l'altra la legge.
2338. I verseggiatori detti poeti dovrebbero sempre
avvertire al tempo in cui scrivono. - “il sole che sorge o che scende, l'ultima
Thule” ecc. dopo Copernico e Galileo, dopo i piroscafi e le ferrovie, sono
frasi da mandare nei spazzacasa. Ciò si dice del “lontano Brasile” citato
dall'idillista Marenco, l'eterno copiatore di sè stesso.
2339. agiòla! (veneto) cf. eja, age (lat.), orsù
- biott (mil., nudo) cf. bios,
vita e biotòs, che ha la sola vita - Fare per dire.
Fanfani ne pose la ragione in ciò che il verbo fare può stare invece
di ogni altro e ne cita esempi. Io, invece, mi permetterei di derivarlo in
linea retta dal latino fari, favellare. -
2340. Traccia dei Giorni di Festa volume nel
quale vorrei racchiudere quanto possa trovare di curioso nella minuta
archeologia Milanese - costumanze che van scomparendo, nomi antichi di
contrade, botteghe di una volta, cibi vecchi, araldica borghese cioè insegne
ecc. ecc. - Prefazione sulle feste in genere - le feste di una volta e
le odierne - protesta degli scolaretti e degli impiegati contro il nuovo
taccuino officiale. Come
per un bimbo, ogni dì è festa - Poi seguono i capitoli, ciascuno col nome di una festa, in ordine di
calendario - 1) Capo d'Anno e S. Silvestro - 2) Epifania Epifania - la befana - 3) Carnevale - 4) Le Ceneri -
5) Domenica delle Palme - 6) Settimana Santa - 7) Pasqua - 8) Corpus Domini -
9) Pentecoste - 10) 0gnissanti (Vedi poesia Bellati, Racc. Poeti Mil.) - 11) S.
Ambrogio - 12) S. Carlo - 13) Santo Stefano (apertura della Scala) - 14) S.
Croce (3 maggio) - 15) S. Michele - 16) S. Biagio, S. Rocco, S. Giuseppe (oh
bei oh bei ecc.) - 17) Il compleanno e il giorno onomastico - 18) La Domenica,
il Giovedì - e il giorno di scuola - 19) Il giorno del Premio - 20) La prima
cresima e la prima comunione - 21) Il carnevaletto dei morti (2 Novembre) - 22)
Il Natale - 23) Le vacanze (la campagna di chi non ne ha ecc.) - 24) Feste
ufficiali - Statuto - il dì del Re - commemorazioni patriotiche - 25)
Ferragosto - 26) Feste dissuete. - Ciascuna dovrebbe formare un bozzetto, in
cui domini l'humour - in cui sotto colore di descrizione di cose passate, si
critichino ecc. le presenti. - (Per le cose da dirvi, V. sparsim, nelle note, o
sotto il titolo Feste, o sotto il tit. particolare di ciascuna
festa). (Notizie di arch. minuta se ne possono trarre dal Cherubini, dalla
“Miscellanea della Rivoluzione” all'Ambrosiana, e dai cronisti milanesi). - Sulla soglia di ogni bozzetto si
potrebbe porre il “menu” tradizionale di quella festa.
2341. Il Carnevaletto dei Morti - 2
novembre - Come si festeggi questo giorno a Milano - a Roma e a Napoli. - A
Milano, i fopponatt che visitano i cimiteri poi vanno ad ubbriacarsi nelle
vicine osterie e a mangiar ceci. - A Roma la festa dura 8 giorni. Visita ai
cimiteri. Gli amanti donano alle amanti e viceversa un ossetto de morto,
che è un dolce, incartato, e una fava. Si mangiano fave e tempia di majale
- A S. Giovanni Laterano, Scala Santa, si vestono gli scheletri da monache e
frati colle torcie in mano ecc.
2342. Pasqua (festa mobile). Et. Capretto,
insalata e uova sode - La Comunione. Il vescovo battezza 3 bimbi - I
“Pasqualitt”, colombi di pasta dolce e cattiva, con un uovo sodo nel mezzo
- uovo col guscio e muffito - Le Chiappe, originate dal
grido dei Giudei, vedendo Gesù fuggir dal sepolcro “ciappel, ciappel!” - Gli
auguri “buone chiappe” ecc. che i birichini milanesi dopo lo scandalo del Padre
Cerera fanno, a Pasqua, ai preti che incontrano per le strade… Le grasse
spiritosità in proposito. Diceva sempre mia nonna, sedendosi in questo giorno a
tavola “incoeu se mangia tutt coi man men l'insalatta”. “E perchè?” chiedevamo
noi, benchè la nonna ce l'avesse già detto per una fila di Pasque (chè guai se
non lo chiedevamo: nonna ne sarebbe rimasta mortificata e avrebbe fatto cattiva
Pasqua). E lei rispondeva, con un sorrisetto di gusto - Perchè l'insalatta la
se mangia coi ciapp. - “El beliett” cioè il polizzino della comunione, che i
professori del ginnasio a' miei tempi esigevano dagli scolari. Esempi di alcuni
biglietti. C'era chi si comunicava per tre o 4 di noi. - Frasi “vess content
come ona Pasqua” “Fior de Pasqua” - Pasquiroeu; chi si comunica nella sola
Pasqua - ecc. ecc. - Natale. Il dindo
che passeggia tronfio e pettoruto per la casa… Becca il ritratto della Madonna…
ecc.
2343. Capo d'anno. La Torta - La
spiritosità tradiz. “chi rompe la torta?” Mio desiderio di possedere la
carta della torta. Zio la bucava nel mezzo e mettevamela al collo. Parevo il
mio trisavolo-bimbo. La dolce fiocca = il lattemiele. Il sentimento del nuovo; del
cambiar vita. L'anno scorso par morto da lunghissimo tempo. La morte annuale
che segna un abisso tra il rimasto e il partito ecc. - Uno tra i piccoli regali
che io preferisco di fare agli amici è il taccuino di tasca; è un regalo che
dura tutto l'anno: per esso io mi rammento ogni dì a loro. - S. Silvestro col
rammarico e i rimorsi: Capo d'anno colle speranze, e i buoni proponimenti ecc.
- Giovedì e Domenica. La tombola, descrizione di una
tavolata di ragazzi e di giovanette. Mia passione per la tombola, che mi
permetteva due volte alla settimana di trovarmi ginocchio a ginocchio con una
bella giovine freschissima. Il mio segreto amore per lei. Mia gelosia. Ella non
seppe mai nulla. L'ho rivista pochi dì fa, dopo di averla per lungo tempo
dimenticata. Non s'è maritata: inzitellonisce - sua faccia patita. Non mi
riconobbe. - Caratteri tra le mamme che giocavano alla tombola. Una insegnava
all'altra il modo di fare il grasso ecc. e intanto scordava di notare i numeri.
Spir. trad. ad ogni uscita di numero. - novanta, la pecora la canta -
settantasette, le gambe delle donnette - le risa al numero 16 - l'hai tu il
sedici?… io no… e tu?… ecc. - Alla domenica lo spettacolo della Messa (vedi Ms.
il mio merlo) - Santo Stefano, apertura della Scala.
Com'era una volta e com'è oggi. Mio zio veniva a pranzo da noi in abito nero e
cravatta bianca. - I pronostici del parrucchiere - Il guardare frequente alla
lancetta del pendolo. La signora che si allontana ogni istante di tavola: le
scampanellate della modista ecc. Il parrucchiere aquista in questo giorno una
grande importanza. Il libretto della nuova opera - Parte lo zio pel teatro. “El
me magon”. Mi si conduce a Gerolamo. - Santa Croce. L'invasione
del frustagno nella città. L'odore in Duomo de “loff negaa in del fustagn”. Le
croci di gesso, che fanno i birichini milanesi sul dorso dei villani. I villani
e le villanelle in Galleria Vecchia a guardarsi meravigliati nello specchio.
Chi grida “vita, morte e miracoli del Santo Chiodo”. La nuvola in Duomo ecc. - Sant'Antonio.
Benedizione delle bestie. La piazza Castello. I buoi e le vacche colle rose
e le camelie fra le corna… ecc. - Due Agosto. Descrizione di un
lupanare in baldoria brindisi
al Re ecc. - S. Biagio,
benedizione della gola; il panettone stantio ecc. - Natalizio del Re.
La gioia ufficiale. La guardia nazionale che sa di pepe e di canfora.
Imbandieramento di tutte le case di tolleranza. Le autorità in abito nero e
cravatta bianca, che vanno ad assistere al Te Deum. Imbarazzate in chiesa per
non andarci mai tutto l'anno - Il re, obbligato tutto l'anno a sentir sempre la
stessa fanfara stonata - La festa del villaggio. Sparo di
mortaletti che fa tremar i vetri della chiesa. Il prete che sta avvicinandosi
alle labbra il calice, sobbalza, e si morde la lingua. La carretta dei
“diavolotti” e degli “zufoli rossi” - I natalizi domestici. Celebravamo due volte
quello della nonna Luigia. - Al S. Luigi Re, e al S. Luigi Gonzaga - ed ella
cadeva ogni anno sì volentieri in inganno! - Altri santi particolari. S.
Cerino. Si faceva la festa a tutti i cerini di casa etc.
2345. A Lodi, presso il ponte dell'Adda, trovasi un
angiporto, nel quale si tenne il generale Bonaparte durante la battaglia sul
ponte, non arrischiandosi fuori se non a battaglia finita. E fin quì nessun
male. Il male comincia in quegli adulatori di artisti che ci rappresentano
l'eroe, colla spada nel pugno, in mezzo al ponte, e alle schiere nemiche.
Questo si dica anche a proposito del passaggio del S. Bernardo che egli fece
seduto su di un modesto asinello. Or chi non conosce il disegno di [David] nel
quale Napoleone ci si mostra in mezzo alle rupi e alle nevi su di un cavallo
bianco impennato? Altro che gli elefanti di Annibale sul Moncenisio, e le rupi
spaccate a forza di aceto!
2346. Gli amici. - (pei R.U.) A.
ha un palco. Gli amici la prima sera dello spettacolo vengono ad occuparne il
parapetto ed egli non ha altro rifugio che il camerino. - A. tiene
carrozza: gli amici gliela tengono a spasso da un capo all'altro del giorno. - A.
tieni sigari: gli amici non gli lasciano che le paglie. - A. dà un
pranzo: gli amici mangiano la polpa e a lui non restan che le ossa. E gli amici
adoprano lo schioppo e le polveri di A. - gli domandano in prestito
bottiglie piene e gliele restituiscono vuote, gli rompono i mobili, fanno mazzi
co' suoi fiori ecc. ecc.
2347. Carnevale (pei G.F.). Et.
Alcuni da “festa carnalia”, altri da “c h a r i v a r i u m”, gran rumore
(charivarium da karebarìa, stordimento di testa) - “Rabadan”, mil.,
punto massimo del carnevale. cf.
Ramayana, festa turca. Anticamente il nostro carnevale comprendeva anche tutta
la prima domenica di quaresima, e di tal uso vediamo reliquia nel corso di
carrozze, sostituito alle maschere verso la fine del 1500. Nei primi anni di
questo secolo, c'erano al veglione maschere che inventavano versi, li
scrivevano, li componevano e li stampavano sul momento. - Il Domino e la Bautta
veneta (mascher de disimpegn) corrispondono al mil. sossorì. - Maschere locali
durate fino al 1810 sono “i facchin, i sceppin, el Baltramm e el Meneghin” - La
Sceppinada era una mascherata di gente travestita da spaccalegna. Uomini, donne
e fanciulli usavano l'abito dei montanari genovesi ringentilito con nastri a
colori, pennacchi ecc. Percorse alcune vie, fermavasi a cerchio in alcune
piazze a cuocervi una gran polenta di farina di grano turco. Cessò verso l'anno
1810 (v. Cherubini, vol. 2°. pag. 83). Tra le maschere antiche mil. si contano
“l'amalaa, caciador, diavol, dottor, giardinee, Lapôff, Marinar, Maronee, matt,
montagnee, paisan, peruccon, pescador, poporon, s'ciao, sossorì, spazzacamin,
stria, strolegh, tavoletta, teston, torotella, vecc, Zingher, zeura”. - V.
Statut della gran Bedie antighe di fechin dol Lagh Mejô ecc. an present 1715 -
Mascarade doi fechin del lac Mejô ascricc in lla magnifiche Bedie, facc in
Milan ol dì 20 fevrecc 1764 - Poesie in lingua fachinesca. - La settimana
grassa con la prima dominega de Quaresma. Almanacco per l'anno 1797 ecc. -
(Vedi nella Nota, libri da vedersi).
2348. 1ª traccia dell'opera “I Ritratti Umani” in 13
volumi - cioè 12 libri e una appendice.
Epigrafe - Pagina mea sapit
hominem - (Martialis).
Libro I - Campioni della merce - I lettori in Italia - I dilettanti - La
gente che mangia quando vuole e la gente che mangia quando può - I seccatori -
La calata dei matematici in Italia - 1) I fanulloni (32) - 2 I sojatori (48) -
3) Tiranni domestici (29) - 4) I fracassosi (74) - 5) Gli artisti (21).
Libro II - Dal calamajo di un
medico -
già stampato. Agg. alcuni bozzetti.
Libro III - La desinenza in A - quasi scritta (1877).
Libro IV - Alla bassa - Il Processo Formaggia ossia la terribile notte di
sangue alla cascina del Bosco - 6) I fittabili (49) - 7) I contadini (56).
Libro V - Il bel mondo coll. Dossi e Fausto (?) - 8) I vani (27) - 9) I Miserabili (6) - 10) La gente fina - 11) Gli amici
(13) - (Per la gente fina V. vecchia e nuova stampa (58), mezzi vizi e mezze
virtù (39), i delicati (57)) - Le grandi colpe piccole.
Libro VI - 12) 1 bimbi - soliloqui di un bimbo (Vecchi 51 - framassoni
16 etc.) - bimbi majuscoli e minuscoli - I giochi.
Libro VII - Parte ufficiale coll.ne Dossi e Mayor - 13) Re e principi - 14)
Parlamento e Senato (sulle elezioni ecc.) - 15) I soldati (20) - 16) I preti
(66) - 17) I cavalieri di S. Bertoldo e Bertoldino (47) - 18) Gli impiegati
(35) - 19) I giornalisti (44) - 20) I servi nelle piccole e grandi famiglie (75).
Libro VIII - Le scuole - 21) Scolari e
professori (28) - 22) Gli uomini grandi (ricetta di fabricarne; piccolezze
degli uomini grandi ecc.).
Libro IX - Il commercio - commento al codice di
commercio, fatto da un commerciante ubbriaco - 23) I commercianti (50).
Libro X - Cassa o Tara. coll. Dossi e Perelli - Nella Prefaz. Perelli
dovrebbe fare il mio ritratto ed io quello di Perelli - 24) Martiri popolari (7) - 25)
Fisionomia dei Teatri di Milano (63) - 26) Il tombone di S. Marco (62) - 27) I
trovatori nostrani El
Tirazza - El professor Mosca - i bosin - Regolamento municipale per gli
organetti accordati (8) -
28) Arti e mestieri (73).
Libro XI - [lacuna] - 29) Gergonai (45) - 30) Avvocati (53) - 31) Cacciatori
(36) - 32) Fiaccherai (5) - 33) Portinaj (72) - 34) I Celibi (69).
Libro XII - [lacuna] - 35) Contrattempisti (10) - 36) Allarmisti (63) - 37)
Spostati (42) (malcontenti 3) - 38) Sofistici (71) - 39) Indifferenti (6™2) -
40) Bigotti (32) (ipocriti 65) - 41) Rostoni (59) - 42) “Andeghee” (70) - 43)
Leni pazzie (9) - 44) Sudicioni (40) - 45) Curiosi… ecc.
Appendice ai R.U.: Le bestie - Cani e gatti - Buoi e vacche ecc.
Detta distribuzione di materia è provvisoria, specialmente nei libri X. XI.
XII. - e i titoli pure sono provvisori. Si noti, che il secondo numero fra ( )
si riferisce alle note vecchie, riportate in parte sui presenti fascicoli. - I
bozzetti, quanto alla forma potranno alcuni presentare quella di dialogo (v. L.
V. Il bel mondo, tra una dama del nuovo ed una dell'antico
stampo; tipo id. I miserabili - dialogo di Diogene e tre o 4 signori) -
di racconto (v. L. IV. Alla bassa; Martiri popolari ecc.) - di
sogno (v. per es. Tombone di S. Marco) - di confessioni
(nei Vani, L. V.) - di addio (L. VIII. Impiegati) -
di soliloqui (L. VI. I bimbi) etc. - Quanto ai motivi, e
ai principi - v. sparsim, in questi fascicoli, titolo R.U: in
particolare - pei fanulloni (L. I. 1) “due sono le sorta di fanulloni:
quelli che pajono e non sono (Rossini, Rovani, ecc.) e quelli che sono e non
pajono (linguisti etc.)” - per gli Impiegati (L. VII. 18) “Non v'ha
fatica più infame di quella di cavalcare un velocipede” diceva tale - E perchè
allora lo monti? gli si chiedeva - Rispondeva “per provare il gusto dello
scendere” - per le leni pazzie (L. XII. 43) tutti hanno un ramicello di
pazzia; anzi dice il filosofo che, “nullum ingenium sine mixtura dementiae”
ecc. - pei sojatori (L. I. 2) O Rabelais, o Rossini, o ecc., principi
della soja ecc. - pei giornalisti (L. VII. 19) la descrizione di un
pranzo offerto dai giornalisti a un grand'uomo piccolo - nei portinaj (L.
XI. 33) - farne l'elogio - osservando come molti atteggiano le loro azioni in
vista di ciò che i portinaj ne potrebbero dire: Variaz. poi sul tema di
Marziale “o janitores vilicique felices” - nei preti (L. VII. 16) -
cominciato con la frase “la và de pret” mostrare, come tal frase esprime oggi
il rovescio di ciò che esprimeva una volta. Oggi i canonici sono magri ecc.
Descrivere la infelicissima vita di un prete al dì d'oggi. Suscitare insomma
compassione per l'uomo prete, e odio insieme per la carriera sacerdotale - negli
indifferenti (L. XII. 39) citare le parole di Cristo contro i tiepidi,
la legge di Solone contro gli astensionisti nei partiti di una città - La scelta, prova di carattere - i versi di Dante - la ode di
Parini sulla indifferenza, ecc. - nei fiaccheraj (L. XI. 32) non
dimenticare gli altri mezzi di trasporto, gondole, palloni
aerostatici ecc. I
bottai di Roma.
Rapporti di somiglianza tra il brumista e il suo cavallo, come tra il padrone e
il proprio cane ecc. - nei contadini (L. IV. 7) oppugnare il suffragio
universale. Confrontare il contadino dei romanzi, al contadino vero. Causa
delle illusioni dei romanzieri - dal non posseder fondi che in Parnaso - nei trovatori
nostrani (L. X. 27) citare il Tirazza, il professor Mosca (V. Miscellanea
Rivoluzione), i bosin - i Savojardi colla tiorba - Gli organini. Elogio
dell'organino intonato e della musica a buon prezzo e a gratis, - negli amici
(L. V. 11) porre per epigrafe “dagli amici mi guardi Iddio, chè dai nemici
mi guard'io” - negli avvocati (L. XI. 30) l'epigrafe “homo homini lupus”
(Plauto). Descriz. del lupomanaro - concludendo ch'esso è l'avvocato - nei soldati
(L. VII. 15) che
dovrebbe riuscire una confutazione ai rosei bozzetti di De Amicis. “Una signora di mia conoscenza
dicevami ch'ella amava 3 cose, il burro, il color verde, e la cipria - e tre
cose ella odiava, le candele di sego, i fazzoletti di colore, e gli uomini,
eccettuati i soldati. Ella diceva 6 bestialità, chi non vede?… poche del resto
per una donna: tuttavia in mezzo all'errore sormontava una goccia di verità: la
differenza ch'ella trovava tra l'uomo e il soldato. Difatti i soldati non sono
uomini ecc.” - nei servi (L. VII. 70) - I servi delle piccole e grandi
famiglie, i servi dilettanti - i padroni fieri di servire (ciambellani ecc.) -
nei cacciatori (L. XI. 31) le tre caccie, al marito, alla dote, agli
impieghi - nei fiaccheraj (L. XI. 32) ricordare la grande faccenda che
era una volta il mandare a prendere il fiacre. Se ne parlava una settimana
prima. Ci si andava fustibus et lanternis. Il fiaccherajo Foglia in S.
Francesco. Le piazze dove stabulavano i fiàccheri, parevano stallazzi - tutta
paglia e piscia. I fiàccheri a due cavalli stavano nella piazza del
Filodramatico. Andavano lentamente, con molta precauzione. Dal loro nome, la fiacca
- nei Vani (L. v. 8) contro la nobiltà ereditaria - Nell'Appendice,
miei dubbii di porre fra i ritratti umani, i bestiali - Ragioni pel sì e
pel no. Ragione capitale pel sì, l'averci già posto le donne. - (Vedi libro
sulla Vita domestica delle bestie edito credo dal Treves).
2349. R.U. Soldati - Il dì
della Leva. La visita militare. Gli ubriachi. I genitori alla porta attendendo
con ansia - Gioje e dolori. È il solo momento in cui un padre si felicita del
figlio malsano. Tale è fatto buono - ha 27 anni, moglie e bimbi - L'amorosa che
ode “scartato” l'amante pel gozzo - o l'orchite - La generazione presente,
bacata - Il nobilino, che deve svestirsi in mezzo a tanta plebe. Contrasto tra
le sue carni fine, pallide, malaticcie, e l'aitanza e il sangue degli altri - I
carabinieri modello - Chi parte cantando, chi piangendo ecc. - Noi aboliamo le
corporazioni religiose e lasciamo stare i soldati! Eppure costoro sono eguali
ai frati - sono ex lege, sono un'offesa al principio dell'eguaglianza civile
proclamato dallo statuto. Se il frate è soggetto alla regola dell'ordine, il
soldato lo è alla legge militare. - I giudizi militari sono poi una lesione
all'altro principio che “nessuno può esser distolto dai propri giudici
naturali” - Il militarismo non è la difesa del paese ma il puntello del
despota. Conquista è bella parola per dire furto - Finchè ci sarà il re, ci
sarà il soldato e viceversa. - Altro è soldato - altro è milite - La Prussia
colla landwehr (milites qui lantuveri dicuntur) ci mostra come a
far il soldato, non occorra la vita marcita nelle caserme. Se lo straniero
invaderà il territorio paesano, tutti diventeranno, in un momento soldati - chè
anche le milizie tumultuarie diedero buona prova di sè, quando chi le comandava
si chiamò “l'Amore di patria” (5 giornate) o Napoleone. Un buon generale vale
un esercito. “I paroll d'on lenguagg, me sur Manell ecc.” (vedi Son. di Carlo
Porta) - Fortunatamente il militarismo va ogni dì perdendo favore. S'è capito
che in fondo abitua gli uomini al mestiere del far nulla, sottraendo il fiore
delle braccia all'agricoltura (squalent abductis arva colonis, Verg.). L'Arma
cedunt togae di Cicerone si avvera oggidì - Confutare De Amicis ne' suoi
bozzetti militari, e confutare chi dice (parmi Boccardo) che il vero Ministro
della Pubb. Istruzione in un paese come l'Italia, è il Ministro della guerra. -
2350. R.U. I Contrattempisti
- Non basta fare una cosa bene; bisogna farla a tempo: altrimenti è come
offrire un bastoncino mentre piove a dirotto, invitare a pranzo chi ha appena
pranzato ecc. ecc. Delle
critiche a contratempo. Tale dipinge una bella faccia. Sopraviene Tizio e gli
dice “Tò! somiglia al mio calzolajo”. - Eppure c'è gente che sembra nata apposta a non far nulla
a tempo, che ci fa correre quando si vorrebbe andar adagio - ecc. Esempi -
Osservare come le donne siano massime contrattempiste, spec. nel parlare - come
le ci facciano il muso, quando si vorrebbe star allegri - e viceversa, si
mostrino di una strana allegria, inopportuna, offensiva, quando s'è tristi -
Tra i contrattempi, citare quello di un miope che voleva far gli occhietti
dolci a una sua vicina di faccia e non lo poteva se non adoperando il
canocchiale e gli occhiali; come pure l'aneddoto di quella signora che
innamoratasi di certo scrittore, gli diede per biglietto un appuntamento - Ma
lo scrittore, sospettando un agguato perchè avea molti nemici, mandò
all'appuntamento un pajo di carabinieri… assai disgustosa sorpresa per
l'innamorata… E tu, massimo contrattempista, giovinetto x che quando passavi da quel poggiolo ecc. e quì si accenni
a quella bella ragazza che stava sempre al balcone, cacciando cogli occhi ad un
amoroso. Sotto di lei era un muricciuolo con su libri antichi - dinanzi al
quale passava, ogni dì, un bellissimo giovane. Ma che! giunto al muricciuolo,
il giovane bassava lo sguardo ai libri - ed ella guardavalo sola, tutto amore
per lui, tutt'odio al muricciolo, ai libri, al rivenditore… -
2351. Nello staterello di Modena, il duca pettegolo
si occupava dello stato d'animo d'ogni singolo suo suddito - e similmente in
Piemonte. - Oggidì poi, a Firenze i preti mandano nelle case tanti biglietti
pasquali quante le persone componenti la famiglia - ritirandoli quindi a
comunione fatta, e così trovandosi fatta la statistica di quanti si
comunicarono parochia per parochia. - Colla confessione i preti hanno
prostituita l'amicizia. - Vita dell'amicizia è la confidenza - la quale
dev'esser mutua. Ora, chi non ha un amico va a confidarsi dal prete, il quale è
poi il confidente di tutti: - precisamente come, chi non ha amante, batte alla
porta della meretrice, che a tutti si apre.
2352. I matti fuori dell'ospedale. R.U.
- Prof.r Rota. - si unge di sego. Tiene un abito
adosso fin quando ce n'è un pezzo. I denari che guadagna (talora mille lire al
mese) li tiene sparsi ne' suoi cassetti aperti. Discorre di tutto. È una
biblioteca di libri scompagnati. Ha molta scienza… nella memoria. Le sue
lezioni le fa in piedi delle scranne e dei tavolini, col sigaro in mano, di cui
scuote la cinigia ne' propri capelli. D'inverno tiene sempre aperte le finestre
e se gli scolari si lamentano del freddo - chiude la porta. - Prof.
Scarenzio. Entusiasta di Seneca - s'incapa di diventare l'uomo
modello. Cerca diminuirsi i bisogni. Comincia dal limitare il suo cibo al
latte, alle uova, alle castagne, al pane, e a poco a poco si riduce al solo
pane. - Il principio fondamentale della sua filosofia è che l'anima deve
comandare al corpo e però talvolta dice: andiamo a piedi a Milano - e obbliga
il corpo a portarvi da Pavia la sua anima - Arrivato a Milano si sente stanco.
Ma no! il corpo non deve vincere - esclama e ritorna a Pavia. - E a Pavia,
mezzo morto, si obbliga ancora a far 1000 o 1500 giri del suo giardino,
mettendoci in mezzo, se è notte, un lume. - Così, cerca di vestirsi meno che
può - mai mutande, mai camicia. - E tiene scarpe larghissime, perchè, egli
dice, l'uomo dev'essere libero. - A volte gira dalle 7 del mattino alle 4 della
sera sotto i portici dell'università - Quando vede mancato un libro alla sua
libreria, misura il posto vuoto. Se il posto è di dieci centimetri per 4 - va
da un librajo, e gli chiede “avete un libro alto 10 centimetri, e largo 4?” “ho
questo” gli risponde il librajo mostrandogliene uno - “Sì, è bello…” fa il
professore sfogliandolo - “ma è alto solo 8, mentr'io l'ho bisogno da 10”. - Prof.
Porta - Si fa portare tutto il pranzo in una volta sola sul
tavolino, e mangia un po' di un cibo un po' dell'altro, in piedi, or
camminando, or zufolando. - Un ammalato gli mostra una mano. Porta dà una
fischiata e dice “la mano è andata” - Una giovine tisica va a lui per farsi
visitare. Egli si volge a' suoi scolari dicendo “prevedo un bel pezzo pel
nostro museo” - Fa un'operazione a un prete, che ci soccombe a mezzo. Porta lo
squadra con ira e dice “ha avuto la viltà di morir prima” - La sua smania per
operar gozzi è passata in proverbio - Prof. Lombroso. - direttore
del manicomio. Dice agli scolari, che la più parte dei matti, lo è
diventata per ambizione. A prova ne fa comparire uno nell'aula. “Non vedi tu
forse milioni?” gli chiede - No, sgnour - risponde il povero diavolo. E
Lombroso adirato: È un buffone - costui - È un matto: che non gli credano! ecc.
- Lombroso imagina che i pellagrosi abbiano gli arti più lunghi del normale: e
fa portare una panca per misurarci sopra i suoi matti. “Ma misuriamo prima noi”
propone il suo assistente. E si misurano infatti: si trovano di avere 4
centimetri oltre il comune. - Per mitigare poi la pazzia, Lombroso si pensa di
convertirla in pellagra, e però dà ai matti ogni mattina un bicchiere di
raccagna con un grano di melica - Tiene anche una capponaja di pollastri
pellagrosi e impazziti a forza di maiz guasto. - E Rota, Scarenzio,
Porta e Lombroso, son tutti e quattro professori nella R.
Università di Pavia. - A Pavia ogni 1000 un pazzo.
2353. Due gazzettieri si svilaneggiano
ortolanescamente nei loro fogli da tafanario - s'intromette un giurì d'onore; e
questo sentenzia che la lite non deve aver seguito, dichiarando i litiganti due
perfetti gentiluomini.
2354. Tutti che le hanno godute, dicono che le gioje
di questo mondo sono ingannatrici. Ma almeno le hanno godute!
2356. I trattati politici restano inviolabili finchè
una delle parti contraenti si trovi forza bastante da poterli violare
impunemente… Del resto i trattati, che si concludono ancora oggidì, sono, non
dico violabili, chè non si viola che il giusto diritto, ma annullabili, non
avendo quasi mai il requisito dell'oggetto possibile. Sempre nazionalità
calpestate! sempre monopoli, privilegi…! Volere o non volere, s'è ancora ai
tempi di Brenno. Sulla bilancia, che pesa, è la spada.
2357. R.U. (pel L. VIII. Le scuole - professori,
scienziati, sgobboni etc.) - Tale scienziato è orgogliosissimo per avere
scoperto che Protasius e Gervasius si scrivevano coll'i; tal'altro, è un
gentleman - that loves - to hear himself talk (Shakespeare) - Scopo della
scienza, far parere difficile il facile. Sulla cattedra sta seduta l'impostura.
Spiegata alla buona, in manica di camicia, la filosofia anche metafisica è la
più piana cosa del mondo: gergoneggiata, sfido gli scolaretti… che dico?… sfido
gli stessi filosofi a capirla. - Esempi di cose dette sulle proprie gambe e sui
trampoli - Vi ha gente che studia tanto da non aver più tempo di pensare. Knowing, dice
Locke, is seeing and if it be so, it is madness to persuade ourselves that we
do so by another man's eye -
2358. Vi ha certe osservazioni subabsurdae,
che dette da uno sciocco sono sciocchezze, dette da un uomo d'ingegno, sono
tratti di spirito. Per es. io domandava al mio servo s'egli sapesse quant'erano
le opere della misericordia: rispose: “a Des hin sett; a Miran soo minga” -
Altra volta il medesimo servo mi avea adoperato un foglio di carta scritta, per
accendere la stufa. Imagina l'ira mia! Ma egli si scusò dicendo: l'era
scritta!… E forse avea ragione: chè il più delle volte la carta scritta val
meno della bianca, secondo ne dice lo stesso Giustiniano al capo della
Specificazione.
2359. R.U. (I miserabili.
L. v.) La signora * di Pavia, avarissima. Vendeva i pollastri d'appendice ai
servitori delle case signorili della città, poi si recava dai padroni a farsi
invitare a mangiare i propri polli. Si faceva portare in casa dai pollaroli le
oche, le spennava mezzo, poi le restituiva loro dicendo che non le convenivano,
e così faceva mucchio di penne che poi vendeva. Il suo denaro non lo prestava
che a chi le promettesse il 20 per cento - ragione per cui perdeva e capitale e
interessi. -
2360. R.U. (Gli impiegati L.
VII. 18) - In forma di “Addio” - Evviva! ho dato le dimissioni… Evviva! le hanno
accettate. Mi pare di riappartenere alla specie umana. Quadro retrospettivo -
Non c'è impiegato che possa vedere di buon occhio l'altro impiegato, salvochè
questi gli sia di grado inferiore. Due impiegati si guardano tra loro con
l'occhio di affettuoso odio dei coeredi parenti. - Facendo l'impiegato, come il
soldato, si perde il primo carattere umano che è il raziocinio - Non s'è più
uomini, s'è impiegati - Ogni impiegato è bifronte: una delle sue faccie la vedi
volta umilmente sorridente al superiore: l'altra superbamente arcigna
all'inferiore. - Cenni sulla lingua burocratica. Es. “Dopo di aver espletate
tutte le ricerche…” “surnomato…” “Il morto sussiste ancora” per dire che la
morte del tale è constatata - ecc. (Vedi Unità della lingua - giornale
di Fanfani di [lacuna]) Gli impiegati in aspettativa di una
gratificazione. - Fisionomia degli impiegati dei vari Ministeri.
2361. R.U. (Alla Bassa L. IV.)
- L'abbondanza alla buona dei fittabili e la scarsità ambiziosa dei cittadini.
- La famiglia Magnani: 80 brente di vino all'anno, quattro quintali di patate
ecc. - L'allegria rumorosa e schietta dei fittabili a chi li va a trovare e
l'accoglienza fredda e traditora dei cittadini - V. sparsim, per la vita
fittavolesca, i famigli ecc. - Il fittabile di Cislago, col suo eterno
mozzicone di zigaro non acceso in bocca: parla a sottintesi, e mezza voce, a
occhiate, a smorfie. Bravo chi lo capisce! Ed egli dal canto suo, nulla capisce
di quanto dicono gli altri. Chiede sempre: eh? - Altro fittabile - vestito in
eleganza, cioè con calzoni color persichino, panciotto a righe nere e verdi con
bottoni d'oro - cravatta rossa cappello bianco di feltro molle su un occhio col
cordoncino celeste ed il fiocco - guanti rosso mattone - soprabito celestino. -
(Dal racconto del Ragioniere Gola)…sedeva (il fittabile) per traverso,
accigliato con un gran piatto da una parte, e diceva di tanto in tanto “on
alter viagg, sur ragionatt” - Apparve un bacinone di minestra. Il fittabile vi
cacciò dentro il forchettone e ne estrasse… un'anitra - Fu il pranzo, una
minestra tutta verze - due anitre in istufato, due oche arroste - e un cappone
allesso: poi il dolce, e finalmente l'insalata. Le donne del fittabile non
erano a tavola col ragioniere e il resgiou, ma si tenevano
umilmente pranzando in un canto del cucinone. - I mungitori delle vacche, nelle
cascine della bassa con una terza gamba di legno su cui seggono, attaccata alle
chiappe, e con un cappellone per difendere il capo dal ventre della giovenca -
Descrizione della fabbricazione di una formaggia - I casee
per superstizione ci sputano prima entro. - El fa la sort. - La
volta della formaggia ecc.
2362. R.U. (L. XI. Il Commercio) -
Descrivere, per bocca di un mercante ubbriaco, tutte le astuzie per le quali il
codice di commercio è giornalmente violato - legalissimamente. - Della
cambiale, che deve portare una data di luogo d'emissione diversa dalla data di
luogo di pagamento: condizione ridicola e spesso derisa col falsificare la
prima delle due date -… Del facile sottrarsi alla vigilanza governativa sulle
società anonime, coll'accomandita per azioni -… Dell'inutilità dei libri di
commercio. Chi fallisce dolosamente è colui che ha i libri più in ordine, tanto
che esce dai processi candido come un cigno. Dice la legge “voglio che
indichiate le spese di famiglia per vedere se il fallo è colposo o no”. E il
commerciante scrive allora quanto vuole in queste spese di famiglia, che tengon
bordone alle sue ladrerie - Si noti che il nostro codice è ancora quello di
Napoleone; pensando quanto le condizioni economiche siano d'allora a qui
mutate. Fortuna che l'unica legge in commercio, è il bisogno di mantenere il
credito morale. - L'uso fa tutto. I commercianti sono per necessità onesti. -
Parlare della bancomania ecc.
2363. R.U. (Parte ufficiale L. VII.
17). I Cavalieri in Italia. In forma di lettera al M.° dell'Ist. Publica - lettera nella quale l'Autore
rifiuta una decorazione accordatagli; ne adduce le ragioni - del troppo onore
per lui - e del troppo poco - - Cav. Corniani - mercante di pepe, arricchitosi
straordinariamente. Un signore va a casa sua, e domanda ai domestici con deferenza
del cavaliere Corniani - Entra costui, pettoruto, col nastro all'occhiello dopo
aver fatto aspettare assai tempo il visitatore. Il quale: È Lei il Cavaliere
Corniani? - Per servirla - Favorisca darmi un soldo di pepe. - Cav.
Del Bò, si arricchì dando patrioticamente aqua per vino all'esercito
italo-francese nel 1859, e in premio fu creato cavaliere. Allora trovò che il
suo nome non respirava abbastanza nobiltà, e però si diede a firmare “Del Bue
cavaliere Giovanni” - Cav. Civelli - decorato di molti ordini
austriaci li cangiò, cacciati i tedeschi, con gli italiani - Cav. ora
Comm. Rossi - detto il “professore di non si sa che cosa”, fatto
cav. per aver sposato una ricchissima vecchia - Cav. Massa, fatto
id. per aver sciupato il patrimonio nei lupanari e le bische - Cav. *,
id., per aver mangiato parte della sostanza di Litta suo amministrato - Un
maggiore della G. Nazionale di Pavia, è fatto id.; ma si noti che a Pavia la G.
N. non si raccolse pure una volta - D'Alliot, console d'Italia, nel ricevere la tanto bramata decorazione, è
colto da paralisi e muore di gioja! Altri si occupano a gratis e male per tre o 4 anni in qualche publica
amministrazione: danno poi le dimissioni e sono fatti cavalieri. - Altri ancora
per essere giunti al tale al tal altro posto cui giunge chiunque abbia tanta
pazienza da seguitare in certe stolte carriere - Altri infine per sbaglio. Per
es. il Boucheron, che avrebbe meritato l'onore della crocetta pel suo Trattato
sull'arte musicale, mentre invece lo ottenne per essere membro di
una tal società… Lode a lui! stracciò in due il brevetto. - Dire in genere,
sulle decorazioni, la loro utilità e il loro danno: utili perché varebbero a
sostituire alla ingiusta ereditaria nobiltà, la personale -: dannose, perchè
non si distribuiscono mai nè si potrebbero distribuire equamente. - Ridicoli
poi i gradi del merito ecc. - Rovani non cavaliere - Carcano commendatore ecc.
2364. R.U. Appendice ‑ Un
accalappiacani (sotto la dominaz[io]ne austriaca) ne pigliò uno senza muserola
di un ufficiale. L'ufficiale rivoleva prepotentemente il suo cane: l'altro,
fedele ai regolamenti municipali glielo negava. Dopo molte parole ed ingiurie
l'uff. colla spada alla mano, ordinò gli si restituisse - “Ebbene!” gridò il
chiappacani “vadano allora tutti!” L'è andaa el can todesch; che vaghen tutti i can talian e aperto il carretto, li lasciò
tutti fuggire. Grande sparpagliamento di cani per le gambe degli spaventati
cittadini - abbajamento - grida. - Un povero barbino affamato, cercava di
rosicchiare un osso, ma non poteva per la museruola. Vo a lui - gliela levo.
Sua riconoscenza - Un altro barbino, pure affamato, trova il mio amico Perelli
che entrava in un'osteria e gli fa mille moine. Perelli, adulato, lo chiama
seco, e divide con lui il suo pranzo. Il barbino mangia ben bene: e poi,
insalutato hospite - fugge via - Un altro ancora portava colla bocca una sporta
di gamberi vivi. Si ferma per pisciare e depone la sporta. Un gambero esce. Il
barbino ve lo rimette coi denti - ma intanto ne esce un altro - Il barbino fa
come prima - Senonchè, ecco un terzo, ecco un quarto; la sporta perde
l'equilibrio - eccoli tutti fuori - allora il barbino, zac, tac - li accoppa
uno dopo dell'altro - li ricaccia nella sua sporta - si ripiglia la sporta - e
continua il cammino - Questione, se gli animali coperti di pelo siano nudi o
vestiti - Il Tell del signore Bosisio che piange sentendo suonar le campane; la
nostra Tea che abbaja alla minestra che scotta ecc. ecc.
2365. (R.U. L. VI) Delle domande
imbarazzanti dei bimbi. Lia di 5 anni alla mamma Maria: perchè
il temporale fa bumbum? - Maria: perchè di sì - Lia: il temporale
ha le gambe? - Maria: sciocchina! - Lia: perchè? (e dopo
una pausa) e perchè piove? - Maria: perchè non fa bello - Lia:
facendosi il segno di croce: nel nome del padre, del figliolo e dello
spirito… Ma e lo spirito non è quello del caffè? - Maria: sciocchina!
è la terza parte di Dio. - Lia: perchè?… e dove sta Dio? - Maria:
in cielo. Lia: (guardando il soffitto) Lassù? ma come fa a starci
attaccato? e come ci va? - Maria (con impazienza): Saprai, quando
grande. Dormi ora, che è meglio. - Credo io - almeno per la mammina.
2366. Paragonerei me e Perelli, il primo al
cosidetto fino, l'altro alla lega: per cui, mentr'io darei l'intimo
valore alla nostra moneta, egli lo conserverebbe, rendendo più consistente
l'impronta, più durevole nei giri del commercio il tondino. Divisi
invece, io mi distruggerei presto, forse inutilmente: egli, durando molto,
varrebbe poco. - Perelli è troppo eccellente conversazionista per
diventare mai illustre scrittore - La prontezza delle sue risposte, de' suoi
frizzi, non avviene che a spese della loro profondità. - Dei nostri progetti -
di me e Perelli, alcuni dei quali eseguiti, come la Palestra Letteraria ecc.
Altri progetti, erano il “Wermouth” opuscoletto che doveva uscire, verso l'ora
del pranzo, e doveva consistere in frizzi, ritratti umani ecc. - ed un
“Teatrino della Parodia” i cui attori dovevano essere marionette elegantissime.
Vi si sarebbero date le caricature delle opere e dei balli dei principali
Teatri (nelle parole e nella musica) contemporaneamente, e così della comedia
nuova: parodie scritte però da gente d'ingegno - coi scenari ecc. dipinti da
bravi artisti. Scopo del Teatrino, era la critica in azione agli autori ed agli
attori, come pure ai scenografi, ai vestiaristi ecc. Il cartellone doveva pure
portare lo stesso formato dell'originale… Era un'impresa che avrebbe forse
potuto giovare all'arte - ma che, in ogni caso, avrebbe alla borsa. - Perelli
colla Palestra Letteraria aveva messo su una specie di agenzia dove si
collocavano gli uomini grandi, come la gente di servizio.
2367. È uno stoltissimo pregiudizio, quello che i
giovani non debbano stampare le loro idee, ma soltanto scriverle. -
Perchè un giovane riesca poi un bravo scrittore che faccia onore al suo paese,
è bene ch'egli si assuefi per tempo a tradurre in iscritto le sue idee. Fin quì
nessuno si oppone. Chi può impedire ch'io pensi, e ch'io dia l'inchiostro ai
miei pensieri?… Ora, una volta scritto, è anche bene che il giovine si consigli
ai provetti. “Ciò è giusto” dicono pure gli avversari. Dunque, domando io, che
differenza passa tra il fare leggere un manoscritto a 10 persone una dopo
dell'altra e a 10 contemporaneamente? e che differenza tra il farlo leggere a
mille piuttosto che a 10? Chè se male quì fosse, il male starebbe, non dico
nemmeno nello scrivere, ma nel pensare. - Ancora. Non volete voi che uno
scrittore stampi da giovane perchè non si sappia poi che grande fiamma sia
venuta da piccola favilla?… Coteste sono ipocrisie vilissime. Anzi, il mostrare
che dal pochissimo si può riescire al molto, incoraggia gli esordienti.
Publicate dunque, miei cari, senza paura. Stampate, stampate: almeno in omaggio
agli occhi dei lettori vostri.
2368. La debolezza fisica di Dossi, causa e
mantenitrice della sua forza morale. - Come il carattere del Dossi appartiene
meno alla fisiologia che alla patologia. - La vena della pazzia, che permea ne'
suoi scritti e nelle sue azioni - in parte ereditaria - in parte aquisita dagli
strani studi e dall'ingegno eccezionale (Nullum ingenium sine mixtura
dementiae). Quanto all'ereditarismo, senza citare partitamente nonno Carlo
(volubilità di carattere), zia Angioletta (scrupoli romantici e religiosi) -
nonna Luigia con la sorella Mojon ecc. e il cugino Carlo (ora all'ospedale dei
pazzi di Pavia) c'è la frase tradizionale in molte famiglie di Pavia “i Pisan j
en pu matt che san” - Io però osservo che un ramicello di pazzia è sempre
desiderabile, qual preservativo da una pazzia intera. Gli è come, direi,
l'innesto del vajolo - Sulla mia debolezza, osservo che fui battezzato un mese
dopo la nascita, che son settimino, e nato da una madre in fuga, senza
levatrice, fra gli ultimi echi delle cannonate infauste della battaglia di
Novara (1849). Anche Voltaire non ricevette il battesimo che parecchi mesi dopo
la sua nascita. Eppure campò fino agli 85. - Come pure fino agli 85 visse
Newton, di cui, bimbo, si dubitava potesse vivere. E Fontenelle e Walter Scott
nascono pure debolissimi, e così J. J. Rousseau, che lasciò scritto: je vins au
monde infirme et malade - Inoltre, io doveva nascere donna. La particula di
divina aura che spirò nel grembo della mia mamma era bipartita. Ma il diavolo
giocò a Dio o piuttosto a me un malignissimo tiro. Abbiamo da attaccarcelo?
chiese a sè stesso. E me lo attaccò. Ed io non ho di maschio che quello.
I miei sentimenti, i miei pensieri, i miei languori, i miei desideri,
femmineggiano tutti.
2369. Nella mia vita veggo epoche in cui, stretto da
una paura non di orso, ma di lepre - fuggiva la gente correndo alla melanconia
ed alla solitudine. Erano epoche in cui mi dicevo: e perchè frequentare gli
uomini? Non ho io forse in me stesso una popolazione di Ii, uno diverso
dell'altro?: se vuoi vedere qualcuno, mettiti allo specchio; - erano epoche in
cui invocavo la tristezza, mia perpetua fedelissima amante, e mi smidollavo
dagli occhi con l'assiduo coito secolei. Allora tutti i dolori miei e d'altri,
tutte le disgrazie passate e future mi si ricomponevano nella fantasia e
rimpiangevo la morte della povera Elvira e insieme il disamorato mio stato - E
piangendo, cercavo di mescolare le lagrime mie con quelle del giovinetto
Allighieri e aprivo la “Vita nuova”. Est quaedam flere voluptas! oh la
tristezza è pur dolce. Ma leggendo quelle inclite pagine, a poco a poco
dimenticavo Elvira, me stesso, dimenticavo la realtà della vita, rapito in una
nube di arte e di genio. - Così, alle volte, leggendo entusiasmato i grandi
scrittori, piangevo a calde lagrime, e sfiduciato di me, esclamavo “me lo
portarono via tutto l'ingegno” - e imaginavo che il mio intellettuale limone
avesse spremuto le sue ultime goccie, e riflettevo “molta parte dei giovani
hanno in anticipazione tanto usata la loro facoltà generatrice del corpo, che
giunto il tempo in cui dovrebbero generare figli trovansi impotenti. Del pari
io, delle facoltà intellettuali”. - Benedette, esclamavo - voi disillusioni,
umiliazioni, sciagure, chè mi staccate sempre più dalla vita e mi fate
desiderare quanto io prima temeva, la morte.
2370. A scrivere io soffro. Ogni linea è per me un
dolore. A chi è condannato a molto pensare, Dio avrebbe dovuto concedere, per
lo meno, un paio di cervelli indipendenti fra loro, come concesse un pajo di
braccia, affinchè l'uno potesse lavorare durante il riposo dell'altro. Così,
invece, bisogna soggiacere agli stupori mentali prodotti dal rilasciarsi dei
nervi: così, bisogna aspettare il riflusso delle idee, come l'onda del mare. -
La più parte degli scrittori hanno le parole e non i pensieri: io con i
pensieri non ho la parola.
2371. “Se ci fosse un rosario di coglioni, Lei
sarebbe un paternostro” - “A lei non mancano che le penne per essere un'oca”.
(Frasi di Cr. Negri, dirette al S.r *, ora segretario alla legazione
di Portogallo).
2372. Scopo de' miei bozzetti. Io cerco la
moralità della immoralità - voglio dire: dopo le tante stacciate che si fecero
per partire il vizio dalla virtù, ne faccio io una ancora, forse l'ultima,
sulla parte del dichiarato vizio affine di torvi le ultime stille della virtù.
La prima schiacciata, diede il vino: io schiaccio quanto rimane e dò l'aquavite
- Modo de' miei bozzetti. Chi insegna tecnicamente morale a nulla
approda: massime oggidì in cui a ciascuno par di sapere abbastanza. Spargiamo
dunque di “soave licor gli orli del vaso” e per riuscire al nostro intento di
riforma sociale, presentiamo le idee in forma pittorica, in modo che la
conclusione sia sottintesa, in modo quindi, che il lettore la trovi egli
stesso, e però, tenendoci come a una trovata sua, ci creda e ne diventi
fautore. Infatti, non s'impara volentieri e bene se non quanto noi apprendiamo
a noi stessi - La mia maniera è dunque di porre prima l'esempio, poi la tesi.
L'esempio deve artisticamente preparare l'animo del lettore ad aderire alla
tesi, la quale è quasi sempre contraria alle sue opinioni, e detta crudamente
gli avrebbe fatto gettar via il libro. È vero, che anche quì, all'apparire
della morale, il lettore dà un sobbalzo, ma essendo egli ancor sotto
l'artistica influenza dell'esempio cui egli ha già tacitamente aderito, non può
rifiutare del tutto la idea, per quanto nuova, senza contradire a' suoi
anticipati sentimenti.
2373. 6 luglio 1869 - faccio l'esame di diritto
penale a Pavia e piglio 28 punti - 7. luglio. Scrivo una gentilissima lettera
di ringraziamento al Prof. Buccellati V. lett. 25 (Album dal 66 al 72) - 9. Il
prof. Pellegrino incontra il prof. Buccellati, inferocito contro di me pel
grave insulto (?). Pellegrino scrive tosto a Papà, e papà va da Buccellati, il
quale gli mostra la mia lettera. Papà legge… Orrore! - 10. Alla mattina, dopo
una lavata di capo da papà, vado da Buccellati. Ho il piacere di trovare in lui
la maggior bestia del mondo. Buccellati interpreta la mia gentilezza come
altrettanta villania. Alle mie obbiezioni, risponde che ha 36 anni, e che,
quindi, una lettera può capirla. Egli se l'è pigliata pel voi (il voi
classico, dantesco), egli mi dice che la frase “28 pallottoline” per dire 28
punti è frase dispregiativa - aggiunge ch'egli appartiene alla commissione pel
Nuovo Codice (povero Codice!) e che le sue opere furono tradotte in tedesco
(fortunato Italiano): concludendo che i moscerini egli (bue) non li sente
neppure. - Inutili le mie osservazioni, inutile il leggergli la lettera mia col
vero suo accento! - 31 dic. 1871. a Firenze. Vado a trovare Cristoforo Negri consultore presso il M.° degli
Aff. Esteri. Egli mi rimprovera
perchè non sono andato a trovarlo di presta mattina, o almeno non lo abbia
fatto avvisato del mio passaggio per Firenze, nel qual caso mi avrebbe
consegnate molte lettere per Roma. Va a indovinarlo! Poi mi fa sedere a
tavolino, e mi detta una lettera pel S.r Peiroleri sulla spedizione
polare. La carta non avendo righe, domando la falsariga - Negri va in furia e
inveisce contro di essa. Dice che l'ha proscritta dal Ministero - Si lamenta
poi perchè non scrivo in fretta e lo fa in malo modo. Mi sento le orecchie in
fiamme, e mi prudono le mani di lasciargli andare uno schiaffo. Fortunatamente
veggo sempre, nel vecchio mezzo imbecillito, lo storico insigne, il grand'uomo.
- 1 genn. 1872. Mi presento al S.r Peiroleri, direttore generale dei
Consolati. Mi domanda se ho buona volontà, dice che non bisogna farsi illusioni
ecc. poi mi presenta al Cav. de Veillet capodivisione. - 2 g[en.] 1872. De V.
mi presenta al mio ufficio. Sono le 12½. Gli impiegati cominciano a comparire
tartarughescamente, ma nessuno si decide a far qualche cosa. M'accorgo che nei
ministeri l'ozio è eretto ad impiego. A me hanno affibbiata la peggiore delle
occupazioni: quella di mettere a posto delle carte nelle cartelle. Mi tocca,
come Dante, scender e salire per le scale, e non solo di marmo, ma a piuoli. È
ufficio da facchini. Ed io che ho studiato la filosofia del diritto, la storia
diplomatica, la sinuosità delle leggi ecc.!! Devo poi notare sopra un registro
i dispacci, mano mano che arrivano… Al diavolo il Ministero. Lascio l'ufficio
in dubbio di ritornarci.
2374. (Roma 1872) Nel Museo Capitolino, ciò che
maggiormente mi ha interessato fu la raccolta dei busti degli uomini celebri di
Roma e di Grecia. Come è vero il ghigno e il cranio cocciuto di Catone! Come
ritrae la innata lavativaggine il viso di Aristotile! E Cicerone, il
professore pedante e sbajaffone? e l'intellettuale soave profilo del giovinetto
Marco Antonino? Ci si impara ben altro, che leggendone le biografie. Basta il
viso e le opere. - Guardando poi le antiche statue spesso male composte di
membra diverse fantasiavo il giorno del giudizio, quando ciascun “ripiglierà
sua forma e sua figura”. Che confusione allora per i musei! Che spettacolo
strano! - Alla biblioteca della Minerva, i frati non concedono, senza uno
speciale permesso, la lettura della Storia d'Italia del retrogrado
Botta! - Il Magno Tempio di Faustino nel foro Romano, nel cui mezzo si
rannicchia una chiesuola cristiana, è la vera grafica imagine del rapporto tra
le due religioni - Gli Svizzeri del Papa, dalle onanistiche faccie -
2375. (1873) Ora mi lodano, in generale, i giovani,
e gli uomini grandi (come Rovani e Gorini), che sono i sempre-giovani: chi mi
combatte sono i vecchi piccini. Ma, tra poco, questi morranno: i giovani
saranno allora uomini, e gli uomini grandi, avranno toccata la fama che
meritano. E allora mi troverò anch'io, a mio posto.
2377. Il mio discorso è tutto a cancellature. - Mio
stato d'innamoramento perpetuo, senza oggetto. A volte mi sembra di diventar
tutta mentula: e la voluttà insodisfatta stanca, sfibra, più che
la compiuta. - La insobria astinenza.
2378. Da fanciullo, quando potevo procurarmi qualche
nuovo libro, facevo come i cani allorchè hanno da rosicchiare qualche osso - mi
nascondevo, mi rannicchiavo nei canti a leggerlo. - Tutti i giorni usavo poi di
fare come fanno i casee colle forme di formaggio, ritoccavo cioè colla
nocca della memoria tutto quanto aveo studiato, per sapere in che stato si
trovasse.
2379. Molta è la differenza tra i libri creati
all'aria aperta, e quelli costruiti in uno studio. E come la si capisce! I
primi sanno di fresco; gli altri sentono il chiuso, la muffa. - Bisogna sempre
alternare lo studiare al produrre. Producendo senza studiare, cioè senza
versarci in corpo materia prima, andiamo a rischio di esaurirci: studiando
troppo, senza produrre rischiamo invece di crepare d'indigestione e
soffocamento. - Fin quì, il Dossi nello scrivere un libro, non ha ancora smesso
il pericolosissimo vizio di consigliarsi a chi ha già scritto in proposito.
Eppure il Dossi si accorge di avere testa bastante a scriverne uno da solo. Gli
è come colui che s'appoggia a un bastone, malfidente di gambe che pur sono
salde. Getti dunque il bastone! Per esso le gambe buone potrebbero
affievolirsi.
2380. Difficilissimo, anzi impossibile è fare un
lavoro di lunga lena perfetto (parlo sempre di lavori d'arte e spec. di
letteratura). Ciò che suscita le opere somme è l'entusiasmo. L'entusiasmo dura
un'ora, due, un giorno, non di più - perchè l'entusiasmo è uno stato fuori del
naturale. Ora, dimando io, come si fa a mantenersi in entusiasmo un anno o due
di fila? Nè l'assenzio basta. Riuscirai sempre a un lavoro a tacconi, a
macchie. Impossibile comprenderlo tutto in una sola occhiata: qualche sua parte
strapiomberà: e per quante correzioni, per quanta lima usi poi, avremo sempre
un lavoro aggiustato, non mai di un sol getto. Nei lunghi lavori bisogna
adunque accontentarsi del quasi riuscito.
2381. Divise di A. Pisani Dossi -
1ª (senza corpo) in tristitia hilaris, in hilaritate
tristis tolta in imprestito da G.
Bruno - 2ª una palla di gomma
rimbalzante col motto “repulsa adsurgo” - 3ª un razzo acceso, coll'anima
“brevis, sed splendens” -
2382. Dossi è nato per essere un corruttore delle
lettere italiane, e in ciò gli Italiani gli dovrebbero riconoscenza, perchè
così egli prepara loro un nuovo risorgimento. ‑ I libri del D. sono,
quanto al carattere, un misto di scetticismo e di sentimentalismo. - Due, i
periodi dello stile del D., il I° di avviluppamento, il 2° di sviluppamento. -
L'“Altrieri” si compone di 3 parti che sono come le tre persone della S.
Trinità. - Sono tre tentativi. In uno, il D. sta terra terra (parte seconda),
nell'altro sta a terra guardando il cielo (parte prima), nell'ultimo sta in
cielo e guarda alla Terra. Dei tre generi, D. è riuscito passabilmente nei due
primi. Egli peraltro vorrebbe dedicarsi al solo primo il quale è a pari
distanza dalle due esagerazioni della odierna letteratura. Nel terzo genere, D.
non è riuscito - un po' per le difficoltà di esso genere un po' per la lingua e
l'indole italiana che male si presta, in un cielo sì azzurro, alle nebbiosità.
- D. avea tentato in questa 3ª parte, non di far sentire le parole, ma i suoni;
di avvicinarsi cioè, il più che gli fosse stato possibile, alla musica; come
avea tentato nella parte seconda di fare più che non letteratura, pittura. -
Col “Regno dei Cieli” D. se non ha fatto un bel libro, ha fatto una buona azione.
2383. A Roma si atterrarono antichi edifizi per
formar nuovi musei. - Palazzo dei Cesari. Confronto tra le ruine ancora
selvatiche e sì pittoriche; e le incivilite, con le etichette di latta
verniciata ecc.
2384. Gli Umoristi dicono, in generale, cose fuori
dalla comune sentenza, ma in modo da colpire la intelligenza con un lampo di
persuasione, che spesso si perpetua in un duraturo chiarore. Gli Umoristi
dicono cose savie vestite di pazzia, e pazzie vestite di saviezza. - A un
discorso fatto di ragioni, chiunque può opporre -: ad uno di cuore, nessuno.
2386. (R.U. L. VIII) La matematica in
Italia rappresentata da una dozzina di zucconi, celebrità che non si possono
controllare e non si comprendono neppure fra loro. Bardelli, difatti,
professore di mat. al politecnico, dice “Casorati ha dato fuori un libro che
non ho ancora capito… ma che è magnifico!” - I matematici sono la gente che ha
meno buon senso di tutti. - Il lor ragionare è a machina. Luigi Cremona, ad
es., esaminatore, guardando i lavori degli studenti dice “questi componimenti o
sono belli, e allora sono copiati; o brutti e allora non possono istessamente
passare; dunque zero a tutti”. - Vedi gli “Immobili e i Semoventi” di
Giusti. “Il fanciullo deve andare - deve ridere e pensare - appoggiato al
calcolo = d'ora innanzi, mi consolo! - questo bipede oriolo - anderà col
pendolo!” - V. anche Béranger “Les Sciences” - Gardons Lisette et la Fontaine;
- Muses, restez: restez Amours. - Id. Le vin de Chypre. - Gli scienziati che
disfanno nel lambicco la Natura.
2387. Tale non avea d'ingegno se non quel tanto
necessario a capire di non averne. Egli prega gli Iddii a lasciargli gustare
del calice del genio. Gli Iddii l'esaudiscono. S'apre l'infelicissima vita di
un genio. Ed egli depreca il funestissimo dono e implora di ridiventare uno dei
tanti.
2388. Mezze bugie. Mi lamentavo del male di denti.
“Eppure” altri disse “ella ha dei denti bellissimi”. “Eh” faccio io “due son
finti” - Finti, erano invece quattro. - O perchè non tacere, o almeno non
mentire del tutto?
2389. (R.U. L. V. Il bel mondo) The
fashion - i fescioni (mil.). - Nel bel mondo ci sono famiglie in malora
che pajono e si credono vicendevolmente ricche. - Tal damerino, dovendo recarsi
a fare una visita nella stessa casa dov'era stato il dì prima, si disperava per
non avere un nuovo abito pronto. “Che farò?” si diceva - “ho da portare ancor
quello di jeri?” E la faccia? - chiese un amico.
2390. Il dire “grandi lepri” agli asini, frase di
lingua italiana, può esser nato da questo. Cioè da qualche soldato tedesco,
sceso in Lombardia, che veduto un canarino da ghiande chiese che fosse, e udito
ch'ei si chiamava “Asen” intese Hasen, cioè “lepri” - Poi la parola, fatta
metafora, passò da Germania in Italia. - merluccio, quasi “mar luccio” - Allah,
Dio. Conf. all, tutto - Cupido, desiderio, Dio d'amore - cerretano, perchè
vende cerotti - ciarlatano, quasi ciarlone - carabinieri, da quel re che diceva
alla sua guardia composta di mori, i miei cari arabi neri - ciambellano, da
quell'altro principe sodomita che scegliendo il custode delle sue chiavi,
diceva “ci-ha-un-bell'ano” - valletto, similmente, dalla frase va-a-letto -
vermouth, dalla risposta data a chi chiedeva “was für Liquor ist es?” -
Vermuthe! cioè “conghiettura”.
2391. Ciao saluto di amicizia a Milano è
saluto di rispetto all'oltrepò (ciao quasi schiavo). - In lingua
italiana, le frutta, al traslato, significano generalmente busse - come
marroni, gli sbagli ecc.
2392. calcolo, da calculus, perchè
anticamente si facevano i conti coi sassolini - L'imagine poetica dei canes marini
latranti, può esser venuta da un bisticcio sulla parola canae, agg.
dato alle onde, perchè bianche. cf.
nuces e nuptiae, coll'uso antichissimo di mangiar noci il
dì delle nozze (V. Marziale) - cf.
i nomi di colore che si danno agli stati di ubbriachezza, per es. “gris”, in
francese, “la bionda” in milanese ecc. - Avegh i brugn al cuu (mil.), il brugn,
vale non prugne, ma pruni (spini) - mandorle spaccherelle, da spaccare, ma
meglio saccherelle da saccharum “zucchero” - Ripheus, justissimus unus. cf. nello stesso senso, l'ingl. “one” -
2393. (R.U. L. VIII. Le scuole)
Componimenti esaminati dalla commissione centrale a Firenze (1868?). Tale
studente di Como presenta alla Comm. un componimento latino fattogli sottomano
dallo stesso preside del Liceo, il prof. *, valente latinista, e ne riporta
punti 6 - Tal altro a Firenze, nel comp. italiano, non passa. Che fa? Va da
Tommaseo e gli dà a giudicare il suo componimento. E Tommaseo gli scrive una
dichiarazione di lode, ch'esso giovane presenta alla Comm[issio]ne. Notiamo che
Tommaseo avea poco prima, qual membro di detta Comm., giudicato il componimento
indegno di passaggio. - Una seduta della Società Pedagogica nel palazzo di
Brera, dove si tratta de' mezzi di rendere obbligatoria l'istruzione primaria. Parla
**, preside del Liceo *** che già si distinse quale poliziotto in un liceo
napoletano, e dice che bisogna, in ogni paese, interessarne il pretore, intorno
di cui il villano vede sempre i pennacchi e le bajonette dei carabinieri.
Aggiunge l'avv. Righini, che, giacchè ai parenti (per la negligenza dei figli!)
non si possono infliggere, nè multe, per la loro povertà, nè pene corporali,
perchè giù di moda, potrebbersi i parenti condannare a lavori in prò del
comune, vale a dire ai lavori forzati. - Altri osserva che il povero figlio del
padre condannato piglierà poi da costui botte da orbo. Comincia Rossi Guglielmo
professore di non si sa che cosa, a parlare, e dice “Considerate… considerate
ecc.”. - Istruzione primaria. Ad Andorno ciascun ragazzo della scoletta è
tenuto di portare giornalmente nella stagione invernale un pezzo di legna alla
maestra, la quale la immagazina e la vende al minuto, lasciando gli scolaretti
bubbolare dal freddo. Ed è la stessa maestra che agli scolaretti detta:
l'aqua è un fluido imponderabile - il mare è molto smisurato - ecc. - In every
age and state of society, fathers and elder citizens have been suspicious and
jealous of all freedom of thought and all intellectual cultivation (not
strictly professional) in their sons and juniors, unless they can get it
controlled and regulated by some civil or ecclesiastic authority in which they
have confidence (Ed. Review). They disapproved of any teaching, unless they could be certain
that all their own opinions would be taught (id.) - Il preside **** del Liceo
*** a Milano faceva saltar classi, passar esami, ottener punti di lode, per
spille d'oro, catene ecc. - Il prof. Gerli non volea lasciar passar un tal
Vertua: “faccia pure come vuole” gli disse questi “per me ne ho già pieni i c…
di studiare” - Vertua è ricco. I troppi rigori allontanano dallo studio più che
non invitano.
2394. Tra i bisticci politici - citare - il W.
Verdi, del 1859 scritto sulle mura delle città d'Italia
che voleva dire W. Vittorio Emanuele Re d'Italia -
notando in pari tempo come ciò giovasse anche alla fama dell'insigne maestro di
musica - citare il 610 (sei uno zero) scritto sul palazzo di Corte a Milano, in
omaggio a Massimiliano d'Austria. - il Pio No-no - il Quanta spesa per un
mezz‑sovran e ona bavaresa (a proposito di Beauharnais che sposava
una principessa di Baviera) ecc. - Sulla Gazzetta dei muri - (Pompei ecc.) -
Prina Prina - il giorno s'avvicina -
2395. Curiosità gramaticali. Come “buon uomo”,
voglia dire, nell'uso, minchione - come, “galantuomo”, si adoperi, rivolgendo
la parola a gente di poco conto - ed abbia significato di semi-disprezzo. -
Delle frasi di doppio senso, da evitarsi, come la classica “Incipiunt agitata
tumescere” (Virgilio).
2396 a). Nella Letteratura
comica, fanno specialmente messe le opere teologiche. Basterebbe citare il solo
titolo di molti dei libri che trattano di Dio e Compagni, per sentirsi la fede
annegata fra le risa. Non parliamo poi del contenuto. C'è p. es. un opuscolo
“De trinitate” dove si pone sul serio la questione “Che cosa fanno le 3 persone
della Santissima Trinità in Cielo?”, e si conclude, dopo molti sottili
ragionamenti “discorrono tra loro, lodandosi vicendevolmente e continuamente”.
2396 b). (R.U.
VII. Scuole) - I maestri vecchi, col sistema di una volta, sfogavano la
loro bile sugli scolaretti - di cui se ne tenevano sempre inginocchiati dinanzi
una mezza dozzina, che tempestavano di bacchettate, di pugni e di calci. - Il
banco, e le orecchie dell'asino - il cesso - il “pignolo” - il far la croce in
terra colla lingua ecc. ecc. - Tra i maestri di campagna non va dimenticato il
Taglioretti, d'Arcisate - detto il “Penaggia” perchè, facendo lezione, usava di
tenere fra le gambe una zangola (penaggia, in dialetto) e di sbattervi il
latte. Questo maestro avea proposto ai Gramatici di levare 5 lettere
dall'alfabeto come superflue, cioè l'h, la z (cui scusava coll's),
l'm (cui scusava coll'n), l'u (bastando, secondo lui, il v)
e l'j. - Fu lui, che alla venuta del nuovo Preposto a Brenno, affisse
sulle case del paese il manifesto “O popolo di Brenno - sparate alla gran
puttana”; - fu lui che alla morte di Cavour pose sulla porta maggiore della
Chiesa, l'iscrizione “tripudio - di preci e lagrime - alla memoria di Cavour -
conte Torinese - che per altezza di mente e agilità di ministero - Il popolo di
Brenno - Oggi - suffragano”.
2397. Manzoni imitò Cervantes, nel nascondersi il
più che gli fosse possibile dietro le spalle del suo Anonimo Lombardo, cui
attribuì e l'invenzione della storia de' due sposi, e ogni sua più bella
pensata - come, dal canto suo, Cervantes avea ciò fatto, mettendo il suo famoso
Chisciotte sul conto dell'imaginario Cid-Hamed-Benengeli - A proposito di
Cervantes e del Don Quixote, magnifico tutto il tratto che parla
del governo di Sancho: che è finissima satira ai governi. - Così, notabile, la
descrizione di Clara Perlerina (Parte 2ª Cap. 47) - la partenza di Sancho
dall'isola Barataria (P. II. C. 53) - il discorso di Sancho col ventero,
che promette mari e monti, mentre non tiene nulla nella venta (P.
II. C. 59) - Tutto il Cap. 60 della P. II - ecc. ecc. Di Umorismo,
moltissimi esempi nel Chisciotte, p. es. “d'esta manera se lamentaba Sancho
Panza y su jumento le escuchaba sin responderle palabra alguna” ‑ p. es. V. Cap. 61. P. II (pag.
154) - Tra i difetti, quello di trovarci troppo spesso ripetuto l'espediente
romantico delle donne vestite da uomo. Nel Chisciotte, ce ne saranno una dozzina.
2400. la cara, sp., cf.
kàra, gr. - no sé leer migaja, spag.. cf. mica, it. (briciola), miette,
franc., brisa, bol., mìnga, mil. - francolines
de Milan (D. Quix. C. 49. P. II, pag. 307) - capella (de
flores) corona, cf. Dante “e di
poeta piglierò il ca[p]pello”. -
2401. V. 2402 Os Lusiadas -
miserabile poema - una delle solite imitazioni da Virgilio - Annoja come il
Tasso - senza neanche il conforto di qualche felice riposo, come, se non altro,
presenta qua e là, il poeta italiano. Nella pappolata di Camoens regnano
contemporaneamente gli Dei pagani e i Cristiani. Imaginate il pasticcio! così
che, quando Venere (nell'ultimo Canto ot. 82) mostra a Gama il mappamondo, dice
parlando dell'Empireo “aquì só verdadeiros gloriosos - divos estão; porque eu,
Saturno e Jano - Jupiter, [Juno] fomos fabulosos - fingidos de mortal e cego
engano” (e chi parla, è Venere!) - Nei Lusiadi c'è, oltre la solita
favola, la solita ripetizione d'aggettivi stereotipati. - Un bell'esempio di proprietà,
lo si trova nel III Canto, quando Vasco di Gama (a imitazione di Enea
che sballa la sua storia a Didone) - conta al Re di Melinda la cronaca di
Lusitania, e si vanta, con un Maomettano, delle botte picchiate dagli antichi
portoghesi agli antichi maomettani - nel qual racconto, appare anche il fiume
Gange che dice al Rey Manuel “a quantas gentes vês porás o freio”. - Altro
esempio di epica dignità, lo abbiamo, dove Bacco scende da Nettuno per
incitarlo contro i Lusitani, ed è ricevuto dalle ninfe “que se estão
maravilhando - de ver, que cometendo tal caminho - Entre no reino d'agua o rey
do vinho” - Pazienza ancora che il poema termina modestamente! Camoens,
parlando al re, dice “…fico, que em todo o mundo de vós cante, - de sorte que Alexandro
em vós se veja, - sem à dita de Achilles ter inveja”.
2402. (V. 2401) Il solo tratto mediocre nei Lusiadi,
è, a parer mio, la minacciosa apparizione del Capo delle Tempeste, a Vasco
di Gama. Crivellato il poema nel mio staccio, non mi restano di lodevoli, che i
seguenti versi “que alegria não póde ser tamanha - que achar gente vizinha em
terra estranha” - “Quem não quer commercio, busca guerra” - “Encostase no chão
que està cahindo - a cidreira co'os pesos amarellos; - os formosos limões, alì
cheirando - estão, virgineas tetas imitando” - “Huma (Nympha) de industria
cahe, e jà releva - com mostras mais macias que indignadas, - que sobre elle
empecendo tambien caia - quem a seguia pela arenosa praia” - “(gli onori)
melhor he merece-los sem os ter - que possui los sem os merecer” -
2403. Tale prete, nel cominciare la predica, diè un
colpo col piede nel lume che il chierichetto, accovacciato dietro di lui,
nell'oscurità del pulpito, si teneva presso per leggere il manoscritto da
suggerire. E il chierichetto allora “l'è mort”. “È morto” cominciò con enfasi
il predicatore, ma accortosi tosto dello sbaglio, ebbe tanta presenza di
spirito da aggiungere “Morto è l'agnello immacolato… Or chi l'ha ucciso? chi
osò porre le mani ecc… Ahi! sono quelli empi giudei…” e così via, improvvisò
una predica sulla crocifissione -.
2404. Nessun uomo è fine: tutti son mezzo - ma a
che? Sarebbero forse altrettante lettere che tutte insieme vanno formando una parola
unica - Dio?
2405. Nell'Universo, tutto è centro… L'Universo è tutto
infinito, perché non ha margine…; non è totalmente infinito, perchè
ciascuna parte di quello è finita… Dio è tutto e totalmente infinito perchè
tutto lui è in tutto il mondo… L'infinito è immobile. L'infinita quiete e
l'infinito moto concorrono in una… - Se il mondo è finito, ed extra il mondo è
nulla, ov'è il mondo? Sarà qualche cosa che non si trova - (in parte, Bruno).
2406. V. 2407 Giordano Bruno sgomenta.
Chiesto dal Tribunale dell'Inquisizione di chi fosse figlio, rispose “del padre
Sole e della Madre Terra” - Udita la propria sentenza di morte, disse “majori
forsitan cum timore sententiam in me dicitis, quam ego accipiam” - Magnifica,
se non per la forma, per la sostanza è la sua satira sulla umana asinità. “Oh
santa asinità! santa ignoranza!… - La santa asinità di ciò non cura - ma con
man giunte in ginocchion suol starsi - aspettando da Dio la sua ventura -
Pregate, pregate Dio, se non siete ancora asini, che vi faccia diventar asini!…
Forzatevi, forzatevi ad esser asini voi che siete ancora uomini! E voi, che
siete già asini, studiate, procurate, adattatevi a procedere sempre di bene in
meglio, afine che perveniate a quel termine, a quella dignità, la quale, non
per scienza et opre, quantunque grandi, ma per fede si aquista: non per
ignoranza o misfatti, quantunque enormi, ma per l'incredulità, come dicono
secondo l'apostolo, si perde: se così vi disponete, se tali sarete e talmente
vi governerete, vi troverete scritti nel libro della vita, impetrerete la
grazia in questa militante e otterrete la gloria in quella trionfante ecclesia,
nella quale vive e regna Dio per tutti i secoli dei secoli. Così sia” (Bruno).
- Utile sarebbe un raffronto fra l'incredulità di Erasmo e quella di Bruno - e
tra le loro due opere su la favola dell'Asino Cillenico (Cabala del cavallo Pegaseo?), e l'elogio della stultitia -
2416. Giordano Bruno, dedicò la sua satira contro la
fede e il papa (l'asino ideale) dal titolo Cabala del cavallo Pegaseo ad
un vescovo - con queste parole “prendetelo, se volete, per uccello; perchè è
alato e dei più gentili e gai che si possano tenere in gabbia” - Il motto di
Bruno era, “in tristitia hilaris, in hilaritate tristis” che potrebbe essere il
motto dell'Umorismo - Per la lingua da lui usata diceva “chi m'insegnò a
parlare fu la balia”.
2420. Quanto spreco d'intelligenza per capir cose
che non meritano d'esser capite! quanto studiare per giungere a sapere quanto
la nostra ignorante fantesca sa già prima di noi!… Don Chisciotte impazzì sui
libri di cavalleria - ma quanti mai impazzirono su quelli di filosofia! Nati
scienziati, si muore ignoranti.
2421. Pret e pui hin mai sagui. (R.U.
L. VII. 16 - Parte ufficiale).
2422. Tale alloggiava al 5° piano per timore
dell'umidità. Disse mio fratello “egli ha l'umidità delle tegole” - Mia zia
possedeva un cannocchiale da teatro, dei primi fabricati; di quelli cioè che si
allungavano e accorciavano senza ingranaggi di ruote. E mio fratello lo
chiamava “il cannocchiale a pietra” (alludendo agli schioppi).
2423. Si vede un paesaggio dipinto. “Par vero” si
dice - Si vede un paesaggio vero e si dice: pare dipinto. - Si mangia manzo; si
esclama “pare fagiano” - si mangia fagiano “par manzo” - Altre frasi valgono
l'opposto di quanto dovrebbero significare, p. es. l'articolo di fondo nelle
gazzette, messo sempre in principio - Così ci sono metafore ritornate donde
sono partite - es. “ella dà alla luce il suo primo volume” (intendendo il
partorire) che è metafora nella sua prima parte già presa a prestito dal parto
animale - e applicata ai libri - Altre poi, coll'uso hanno perduto ogni valore
di metafora -, p. es. svignarsela, in cui nessuno avverte più alla idea di vigna,
per es. il divorare la via etc. etc. - E vi sono anche diminutivi che
indicano oggetti più grandi del loro positivo. - per es. bambino, diminutivo di
bimbo - usato in Toscana a indicare persone già adulte -; e accrescitivi che
significano idee di cose più piccole dei relativi positivi, come mattone
e matto etc. Illustrissimo che vale meno di illustre - Non parliamo poi di certe
frasi - per es. “crescere come Dio vuole” per dire crescer male etc. - di cui
V. sparsim.
2424. (Note umoristiche di L. A. e
B. V. 2240 - 2. I Numeri) Del Numero 13. - Se le superstizioni
relative a questo numero siano anteriori o posteriori alle carte da tarocco, in
cui il 13mo tarocco rappresenta la morte. - Il numero 13 è bandito
dalle stanze negli stabilimenti idropatici, nei broughams di Pavia (non però di
Milano etc.).
2425. Dal momento che l'innato amore alla menzogna
negli uomini creò il romanzo… - Il romanzo, menzogna lecita e onesta… - Gli
uomini amano i romanzi per amore della bugia. Le figure rettoriche sono tutte
bugie -.
2426. La morte è l'alleata dei buoni ingegni. Essa
apre le porte alla fama e le rinchiude all'invidia (Bacone). È la indeprecabile
spegnitrice delle false glorie, è la ravvivatrice delle vere, benchè
sconosciute.
2427. (V. 2240) Impressioni nel leggere. Il
pianto che erompe alla contemplazione della bellezza artistica. Mi fanno
piangere le più comiche poesie dell'inarrivabile Porta, tanto son belle. -
2428. “E stetti come l'uom che teme” (Dante). cf. Virgilio “Illum indignanti similem,
similemque minanti”. - La descrizione della Casa del Sonno è tolta di peso da
Ariosto ad Ovidio - Ma fin dove si può ritenere che un autore imiti un altro? -
Altra l'imitazione in scienza, altra in arte: nella prima l'idea è tutto;
nell'altra la forma è quasi tutto.
2429. Il comico è riso, l'umorismo sorriso.
2430. Nei paesi dove le vocali cedono alle
consonanti… (per indicar il Nord) - Errore che le lingue germaniche siano più
ricche delle latine… Esse non sono nè più nè meno - quantunque il costume di
combinar nuove parole coll'unione di due o tre altre vecchie, sia piuttosto un
effetto della scarsità che non dell'abbondanza di una lingua.
2431. Segue il volgo ciò ch'egli ostenta di
disprezzare. Il volgo, assiduo frequentatore di puttane, toglie ogni sua frase
di scherno appunto dai bordelli, ch'egli ama e frequenta, per es. “Va a
puttane” etc.
2432. Nel dialetto Romano è frequente la desinenza a
nel plurale, derivata dal neutro plurale latino (le mela, le poma, le sua ecc.)
- Tra le bizzarie gramaticali - citare le cervella che hanno senso meno
nobile de i cervelli mentre le ossa l'hanno più nobile degl'i
ossi.
2433. Giuseppe Ferrari, l'esageratore di Vico, dice
che la lingua d'Italia è reazionaria. Sfido io! non la sa scrivere - Certo è
che scrivendo in Italiano - lingua ricchissima a rispetto delle teutoni - si
sente tuttavia la scarsità dei tempi e de' modi de' verbi e s'invoca la greca
abbondanza.
2434. Nella Satira si trova è vero una delle fonti
dell'Umorismo odierno, ma l'Umorismo non è tutto satira: esso trae anche le sue
origini da quella parte di letteratura semi-conosciuta dagli antichi, benchè
corrispondesse ad un affetto che naturalmente dovevano anch'essi sentire, il pàthos
-.
2435. L'arte, ogniqualvolta ci si presenta con opere
degne di lei, anche vecchia, pare nuova - la scienza per quanto freschissima,
puzza sempre di vecchio.
2436. C'è chi scrive come se i lettori non conoscessero
nulla intorno all'argomento, e tedia - c'è chi scrive come se conoscessero
tutto, e spazienta. - L'attenzione
del lettore si deve nè esaurire - nè troppo acuire senza soddisfare. Il lettore
non ha nè da patire la fame nè l'indigestione -
2437. (V. 2240), Mie
impressioni nelle letture - p.es. Orazio - odi -. Pare che Orazio abbia
ad ogni periodo messe tutte le parole che avrebbero dovuto formarlo in un
sacchetto; le abbia poi scosse ed estrattele a sorte le abbia, in quell'ordine
che venivano su, scritte. Tanta l'involtura. - Shakspeare (V. Sparsim)
e al Giulietta e Romeo - V atto. Scena 1ª. Questa scena è affatto
fuor di luogo. Può darsi che Romeo, non pazzo - possa, dopo di aver udita la
morte della sua adorata, descrivere minutamente al colto publico una bottega da
speziale? - Tasso (V. Sparsim). O miseria delle miserie! A volte
leggendo per la prima volta la Gerusalemme, ritorno al
frontispizio affine di assicurarmi che il libro sia proprio di quel
decantatissimo autore, cui si erigono statue e si pingono le fattezze con Dante
e Petrarca. È un poema più buffo, e più sciocco e più benissimamente-male
scritto della stessa Secchia Rapita.
2438. (R.U. L. I. Gli artisti). Scena
1ª. Il pittore X bisc de gamb - e lo scultore K, losc de spall - dinanzi
all'Apollo di Belvedere, trovandogli mille difetti - e quello della gamba più
corta dell'altra ecc. - (R.U. L. XII. Leni pazzie) S. 2ª. Galli pittore presenta al
Ministro delle Belle Arti in Francia il suo album di schizzi. Ogni schizzo è un
indecifrabile scarabocchio. Domanda, stupito, il Ministro “ma che
rappresentano?” - E Galli “la guerra dei bianchi e dei neri”. - Questo Galli
s'era dato anche, per la fame, ad inverniciare carrozze. Partì poi per l'Egitto
dicendo agli amici, che andava nel deserto per fare la “sfinge”.
2439. (R.U. L. V. Il bel mondo.
8. I vani) - Il S.r Carlo Cattaneo (non il grand'uomo) si fa chiamare prima Carlo
Cattaneo Torriani, poi Napo Torriani - e scrive una lettera alle gazzette
dicendo loro di rettificare l'N. C. in nobile cavaliere. - Altri ha la fatuità
di credersi bello e d'innamorare tutte le donne, p. es. Filippo Filippi - Luigi
Perelli - e un nostro servitore (1869) il quale si metteva alla finestra della cucina,
guardava in una casa di faccia, poi, volgendosi alla cuoca, - vecchia cuoca -
diceva “Ei lee, che la dis che l'è pussee bell el servitor di sur Cairati. Che
le guarda on poo!… e peu che la guarda mi” - Nel “bel mondo” (stesso L. R.U.).
Diogene ad Olimpia, vedendo alcuni giovinetti rodiani sfarzosamente vestiti
disse “questa è superbia”. Abattutosi poi in alcuni Lacedemoni con tonache
grossolane e sudice, disse “anche questa è superbia” - (V. 2442)
2441. Il Prof.re Bardelli (del
Politecnico di Milano) sul finire di una sua lezione, disse agli scolari
“Signori, è quì il dott.r Ascoli che assistette alle mie lezioni, il
quale si propone di dar loro conferenze in proposito. Con lui s'intenderanno
pel prezzo” - E il dott. Ascoli, ascendendo subito in cattedra “Ecco, signori,
io intendo di tener loro delle conferenze a L. 10 il mese…” ecc. - Così,
Buccellati (dell'Università di Pavia) vendeva i propri libri - tutte pappolate
- a' suoi scolari: e guai a chi non comprava! - Così il prof. Reale (della
stessa Università) avea composto un libro di matematica diviso in due parti,
una delle quali stampata, zeppa di errori e inutile agli studenti; l'altra
litografata, con meno errori, e servibile. E però egli diceva “Signori miei -
il libro stampato costa 8 lire, il litografato naturalmente 2 - ma io non posso
venderli separati” - obbligando con ciò chi voleva passare gli esami sotto di
lui a comperarsi i due libri uniti - colla tenue moneta di 10 lire. - Lo stesso
Prof. Reale fece tre volte di seguito una facilissima operazione algebrica
sulla lavagna - e la sbagliò tre volte - Item - sostituendo il Prof. Cantoni,
di cui era assistente, cominciò una lezione di fisica, ma s'imbrogliò
sifattamente che dovette arrestarsi tra il mormorio e lo scalpiccio degli
studenti, esclamando interdetto “Infine, si persuadano, signori, che tutto è
moto!” (Notiamo che il moto non c'entrava nel tema). Giù gli scolari a
ridere. E il Reale, ancora più imbrogliato, tergendosi il sudore che gli
grondava dalla fronte (era inverno!): Scuseranno, signori, - aggiunse - la mia
poca capacità… perchè sono padre di numerosa famiglia…
2442. (V. 2439). Felice chi possiede un pajo di
brutti quadri antichi, o qualche scompisciato e tarmato volume - o una mezza
dozzina d'idoletti giapponesi - o dei frammenti di sasso ecc., che gli
permettono di dire, “la mia pinacoteca!” “la mia biblioteca!” “il mio museo!” -
2443. Sentinella (ad uno che vuol entrare nel
quartiere con un involto sotto il braccio) Che avete lì sotto il braccio? - R.
Un fagotto - S. che fagotto è? - R. Un istrumento - S. Che
istrumento? - R. Un fagotto - e così via.
2444. (V. N[ote] L. A e B.
2240. I°) Le etimologie Menagiane, ferrariane ecc. assai più divertenti
della etimologia comparata della nuova scuola. - Se leggendo, s'intendesse ogni
parola nel suo giusto valore d'origine, non si capirebbe più niente - I
monosillabi = atomi delle lingue - Delle frasi e dei nomi, che hanno pel troppo
uso perduto il filo, p. es. domandare se il mondo è da vendere - Viola - Rosa -
Giacinto ecc. - del modo di rinnovarle - p. es. scrivendo invece di cieca
rabbia (in cui l'agg. non fa più effetto) rabbia senz'occhi (Shakspeare,
eyeless) - (Id. 5) Dare poi esempi di cose dette pianamente e sui trampoli, per
cui la descrizione del rame di una cucina, può a prima vista pigliarsi, per
quella dei bronzi di un campo di battaglia ecc. - (Id. 3) Bellezze della
parlata milanese; da provarsi principalmente con citazioni tolte dal Maggi (Lo
splendor di Milano, il Savio Maggi - (Redi) per es. la vid del coll etc. -
2445. “Oh che bel libro!” diceva tale, mostrandomi
un volume sul suo scrittojo. - E perchè bello? chies'io - Era perchè il libro,
quantunque vecchissimo teneva ancora un margine colla barba.
2446. Si propone in una conversazione di fare un
sonetto a rime obbligate. Chi è domandato a dettare le rime, comincia
“Milazzo”. Ma una signorina da marito, si alza rossa dalla vergogna, dicendo
“se vogliono dire cose indecenti…” - e indignata, fugge di stanza. -
2447. (R.U. L. VII Parte ufficiale)
- Sulla porta maestra del Senato a Roma è scolpita una pelle di lione, vera
imagine del senatore. L'accattonaggio del voto, nelle elezioni del deputato. -
2448. Una tra le precipue doti del Genio, è la
precocità, l'altra la celerità: esempi: Cesare, Napoleone, Rossini.
2449. (V. Giorni festa - 2340. Carnevale).
Nel Carnevale 1873 - si fabricò una gran luna, nella quale si entrava per la
bocca, e nel cui interno si vedevano dipinte le goccie dei liquidi vedute dal
microscopio: ora, nella goccia del vino, erano raffigurati Perelli, Rovani ed
altri celebri bevitori - in quella dell'aqua i più insipidi de' milanesi - in
quella dell'aceto i più rabbiosi gazzettieri, come Bizzoni, Treves, Cavalotti
ecc. - in quella dell'orina, il marchese Villani. - Nel Carnevale 69, si vide
uno, mascherato da cuoco, correre con un coltellaccio per le vie dietro un
altro fuggente, travestito da tacchino. - Gli spiritosoni in carrozze
acconciate a letto, coi pitali ecc. gli straccioni abbigliati da donna - Chi
gira serio serio a spazzolare i soprabiti e le faccie impolverate dai
coriandoli, della gente; chi si mette, incilindrato e col giornale in mano
sotto le finestre donde diluvia il gesso. - (V. id. 2340. Pref.) Lasciate pure
che Apollonio Tianeo dica, che i giorni di festa sono cagioni di malattia
perchè i lavori cessano e ad altro non si tende se non a riempiere il ventre… -
Nel Natale, cit. i regali domestici, il panettone del fornajo, i rosoli
e il vino di Malaga e l'uva passa zibibbo del droghiere ecc.
2450. Progetto di un libro, dal titolo “l'Osteria”
in cui dopo di avere - in una Prefazione - ineggiato a questo punto franco dai
dispiaceri, a questa terra della perfetta eguaglianza, a questa casa di chi non
ne ha - si raccontano alcune storie, per bocca di vari avventori, che vanno
appunto all'osteria, per annegare nel vino i dolori - Nella Pref, cit. Arianna
che abbandonata in Nasso (in asso) da Teseo, dà passata alla delusione amorosa
coll'aiuto di Bacco (cioè del vino) ecc. Come il vino sia pacificatore - El vin
ciôcch - coronar i bicchieri, biccer senza collarin - (V. in Vino) - I°
racc. di uno alticcio di vino - che racconta l'operazione del taglio cesareo
fatto a sua moglie, per uccidere lei ch'egli adorava - e salvare un bimbo che
nessuno conosceva e niente sentiva. Il brutale Chirurgo lascia cadere il fascio
de' suoi ferri, sul canterano coperto di marmo - Spavento nell'ammalata - il
grembiale da macellajo ecc. (combattere la legge che vuole salvo il figlio a
danno della madre) - 2° racc. di un genio sconosciuto ecc. -
2451. (R.U. L. VI. I bimbi,
2348 - oppure nei G. di Festa, 2340). La
Marionetta. Due piccoli amici, s'innamorano per via di una
marionetta, appesa nella vetrina di un baloccajo - dai capelli di velluto
rosso, dalle vesti d'oro ecc. Ma non hanno denari. Uno dice “corro a casa a chiederli
a babbo. Tu intanto sta quì a far la guardia, che non ce la portino via. Non
muoverti sai” - Credevano che tutta la città dovesse avere gli occhi sulla lor
marionetta. Uno dei bimbi entra dunque dal negoziante a dargli belle parole;
l'altro corre a casa, ottiene i denari dal babbo e col batticuore ritorna al
negozio. La marionetta c'è ancora. La comprano e ritornano a casa gloriosi e
trionfanti - Prima del 48, i nostri bimbi giocavano all'altarino - dopo, al
Teatro - ma dal 59 in qua, fanno al soldato. - Il Teatrino: chi dipingeva i
scenari; chi faceva le comedie - le voci grosse e le sottili. Nessun
spettatore, fuorchè le donne d'accompagno - Un bimbo non buono a nulla lo
mettono a far girare il mare, ed egli s'addormenta, col manico
del mare in mano - La Rana (R.U. L. VI. I bimbi).
Il figliolino del padrone e il figlio del portinajo attaccano lite -
vanno in rotta - e non vogliono più vedersi: l'uno gioca a tutto giocare sulla
terrazza per far rabbia all'altro, e così questi in cortile. Il padroncino
giocava sulla terrazza con una rana viva, ma la rana cade in cortile, e lì
resta, la pancia bianca in aria. Subita compassione nel bimbo del portinajo che
le si accoccola presso. Il padroncino scende anche lui e tutti e due stanno lì
a mirare la povera uccisa, colle testine appoggiate l'una all'altra -
Intenerimento comune - Baci - Pace. - Dei giocatoli per i bimbi. Inutili,
anzi dannosi i troppo di lusso. La fantasia di un bimbo innalza il minimo pezzo
di legno, di sughero, che so io! al grado del più complicato e magnifico
oggetto: ma s'arresta nojata ad uno in cui altri ha fantasiato per lui. Per le
bimbe poi non c'è danno maggiore del donar loro delle bambole troppo riccamente
vestite. In breve, esse vogliono avere ciò che la loro bambola ha - e se una bimba
di 7 anni è abbigliata come una sposina di 25, domando io, quale borsa potrà
accontentare questa sposina? Le nostre ave invece (e parlo delle più ricche)
erano abbigliate di tela in estate e di cotone all'inverno fino alle nozze.
Guai non lasciare un margine ai fisici desideri! - I soli morali sono
infiniti. - Dei dispetti (L. VI. bimbi R.U.) chi attacca
gusci di noce ai quattro zampini di un micio, poi lo caccia sul tetto - chi
adaqua la casa colla tolla dell'olio, ecc. - chi fa l'organino col
macinino del caffè, chi butta le castagne amare nelle padelle dei marronai; chi
versa nell'aquario dei pesciolini dorati l'aqua calda…
2452. Dicono che i vecchi ci vedono assai più
lontano dei giovani. Ciò è vero: solo otticamente però.
2453. (R.U. L. VII. Parte Uff.
od anche nei Cacciatori L. XI) Quanto corrotta la dignità umana! Anche
oggidì, si prega, si supplica per ottenere il beneplacito regio di commettere
qualche viltà! (alludo a chi domanda posti di ciambellano, o vorrebbe dedicare
una sua opera ad un qualunque sovrano etc.).
2454. Una signora s'innamora di un artista. Gl'invia
una letterina appassionata dandogli una posta. L'artista che ha molti nemici,
insospettisce di un brutto tiro, e manda al luogo fissato, due carabinieri.
Dolce sorpresa - Altra romantica, vede un giovane entrare in un bosco, con una
faccia abbujata e con una lettera in mano. È senza dubbio, ella pensa, un
innamorato tradito, - forse… egli medita un suicidio; e, ansiosa, tiene dietro
di lui… e va… finchè, giunto nel cuor della selva, il giovane si slaccia i
calzoni, si accoccola sui ginocchi, e si mette a farla. Altra dolce sorpresa. -
2455. L'Umanità procede sempre per errori. L'Internazionalismo
è l'errore il più moderno, quindi la contemporanea verità. In esso sono i semi dell'avvenire. I posteri ne raccoglieranno i benefici.
L'idea della carità si va sempre più allargando - e sviluppando: dalla famiglia
passa alla città, dalla città alla nazione, e da questa alla umanità. - Per
ora, l'Internazionalismo è l'ombra, sproporzionata, del corpo che sta per
apparire - un corpo forse armonicissimo. Le Grandi idee, come questa, nate informi, si correggono,
si completano strada facendo - Sono i versi di Ennio che colla lima diventano
virgiliani - sono i pezzi di carne che dalla lingua materna pigliano forma di
orsi. - La sua face, che ora
abbrucia, finirà con illuminare tranquillamente la Umanità. E tutti vi
anderanno ad accendere il loro lumino. Ammetto anch'io che la più parte degli
operai attuali dell'Internazionalismo appartengano alla colpa, ma che ha a fare
l'idea collo strumento? E quì l'idea, l'artefice è Dio. Non pochi sono del
resto gli scellerati anche nel campo dei conservatori del vecchio ordine, ma la
legalità fa delle colpe loro altrettanti meriti. A chi ben guarda, le legali
esecuzioni di Satory sono pari alle illegali della Comune - Pochi fruiscono
ancora dei diritti politici. I non censiti tentano ora quel movimento che i
borghesi già compirono trionfando, rispetto alla nobiltà. L'epoca
internazionale è ineluttabile. Una idea forte e nuova segue il progresso della
valanga. Virescit vulnere virtus. Il faut la bajonette pour les empêcher, donc
on a tort de les empecher (Bastiat). tà archaìa parélthen. idù
ghégone kainà tà pànta - Tout grand changement de l'esprit humain commence par l'hostilité (J.
Ferrari) Questi non sono che i vittoriosi
indugi di Fabio - E
voi, borghesi, ve la pigliate coll'Internazionale? Pigliatevela colle stelle! -
2456. Il presente (1800-1900) è tempo di mediocre
libertà. Noi vi troviamo confusi tutti i sistemi vecchi di morale, di arte,
di scienza ecc. in una sol volta. “Chaos rudis indigestaque moles”. Nelle politiche, il sistema costituzionale
è una prova di ciò. L'uomo che ha provato tutti i governi uno dopo dell'altro -
ora se li gode tutti insieme - Tuttavia, mercè lo sviluppo dell'economia politica, questa matematica
della Morale, che concilia i calcoli e l'interesse colle aspirazioni più
sublimi del sentimento, noi vediamo il bene estendersi senza posa, e senza posa
il male restringersi. - Coll'abbandonare sempre più gli interessi a loro
stessi, la miseria va scomparendo e colla miseria il male - Così, il governo si
fa sempre più limitato, e pare che accenni alla sola amministrazione della
Giustizia. - Il presente, è l'epoca del commercio, dove l'utile prepara il
terreno al bene universale. Col commercio si diventa, per interesse, onesti.
2457. L'uomo di genio tiene il lume, ma la via è già
tracciata dalla Natura. Nessuno è inutile, ma nessuno è indispensabile. Se
Volta non trovava la pila l'avrebbe trovata Gorini. Se Gorini non strappava il
loro intimo segreto ai vulcani e alle montagne, il genio nascituro l'avrebbe
strappato.
2458. Rileggendo il mio “Regno dei Cieli” quale
fitta di errori! quale folla di dubbii! La memoria vi ha corrotta la mia
imaginazione e il mio cuore. Fu un lavoro a tentoni. Eppure non me ne pento. Pàntes
gàr èmarton - La strada della verità è a sghembo. Non c'è errore senza
parte di verità, anzi l'errore si potrebbe definire una verità incompleta, come
non c'è verità senza stigma di errore. Io spero tra breve di esser chiamato codino.
2459. Il Progresso tende a riemancipare l'individuo
dalla società tutrice. E già si domanda che il Governo ridiscenda dalla Nazione
alla Città, come tra poco si domanderà ch'esso ritorni, frazionandosi, alla sua
sede naturale, la Famiglia e l'Individuo, donde avea preso le mosse. Si riviene
in una parola al sistema dei tempi primitivi, muniti dell'esperienza della
Società. - (Passato) Prima,
l'Individuo - solo - fuori della Società - (presente) poi la Società
confondente in sè stessa l'Individuo - (avvenire) - infine l'Individuo, tornato
solo - nella Società; ossia prima - varietà senza molteplicità - poi
molteplicità senza varietà - infine varietà nella molteplicità.
2460. Chi volesse trovare un sistema per base al
milionesimo trattato di filosofia storica, potrebbe cercarlo nella triplice
divisione della Fede, Speranza e Carità - dicendo Regno della Fede il passato
in cui dominava l'Arte, sua principale espressione - Regno della Speranza il
presente in cui impera la Scienza - Regno della Carità l'avvenire - temperata
fusione della Scienza e dell'Arte. Cotesta triplice distinzione farebbe
riscontro alla Cousiniana, dell'epoca dell'Infinito (il passato) del Finito (il
presente) e del Rapporto tra il Finito e l'Infinito (l'Avvenire) - colle tre
loro sedi - l'Asia - la Europa (e specialmente Parigi!) e l'America. Ma, come
ho già detto, i sistemi filosofici non sono che vane ingegnosità, che
giuochetti da majuscoli bimbi. Tutto ciò che si vuole, in filosofia si trova. I
sistemi in filosofia non sono che conforti alla poltroneria. Per essi, i
misteri si spiegano con misteri.
2461. Il sistema costituzionale, di moda oggidì,
potrebbe considerarsi come l'ultimo tentativo di transazione fra il governo e
il non governo. L'uomo che ha già provato tutte le forme di governo una dopo
dell'altra, ora vuole provarsele tutte insieme: poi le lascerà tutte. - Per guarire alla Società non
basta cangiare l'olio di ricino colla magnesia - essa deve abbandonare tutti
i rimedi. E
questo in buon'ora, chè l'intervento governativo ha sempre colpito d'inerzia le
intelligenze. - E adesso l'Individuo ha tanto cervello da poter pensare da se
stesso a' suoi casi senza più bisogno di tutore. Der Provinz stehe nur unter Gott
und unter der Sonne (Schiller). Non,
con ciò, che i governi siano - come altri vorrebbe - contro natura.
Chi li fa? l'uomo - E chi fa l'uomo? Natura.
2462. C'è chi, osservando l'inquietudine del mondo
presente, domanda se i tempi odierni son conclusione a quelli che furono, o
sono preludio a quei che verranno; c'è chi li dice tempi di transazione. - Ma e
quale tempo non è mai transazione tra il passato e il futuro?
2463. Cousin definisce la guerra “sanguinoso scambio
d'idee” e la trova un male utile. Io non ho tanto coraggio e la trovo inutile.
“Si audire humanum genus voluerit, tam supervacuum sciet sibi coquum quam
militem”, dice Seneca. Il
milite sì, il cuoco no.
Inoltre, l'autorità militare è una pessima compagna di libertà; e gli eserciti
non furono mai tanto funesti agli altri quanto ai loro propri paesi. E c'è
ancora, chi in rima osa celebrare i massacri di migliaja di uomini!
2464. La libertà consiste nel poter fare quanto si
deve volere, e nel non essere astretti a far quanto non si deve. Perchè sentiamo i mali della
libertà? Perchè non la possediamo intera - Dato il governo, tutte le forme si valgono. Quod
interest quot domini sint? Servitus una est. Dato un governo il migliore è il
meglio amministrato. Dato un governo, io griderò sempre con Napoleone I - “viva
l'impero!” - e - col Senato di Roma - “viva la repubblica!” -
2465. La clemenza, si dice, dovrebbe essere esclusa
da una perfetta legislazione. Ed io non vorrei neppure la legislazione! Non
poenae aut infamiae metu esse peccandum, sed justi honestique studio et officio
- Più diminuiscono le pene e più diminuiscono i delitti. Come nelle malattie
fisiche, giova più la cura preventiva della repressiva, così nelle morali.
Cangiate le carceri in scuole! - Il lusso antico delle pene, quando la pena era
un reddito del principe. V. Beccaria… saepe committi quae saepe vindicantur…
2466. Anche la beneficenza non giova che preventiva.
Gli 8450 stabilimenti italiani di carità posteriore non sono che
altrettanti semenzai di miseria -
2467. Data una religione, la migliore, secondo me, è
quella, il cui altro mondo meglio giova alla felicità in questo.
2468. L'individuo non può adoperare la forza che nel
caso di legittima difesa. Al Governo è demandata dall'Individuo tale difesa. Se
il governo oltrepassa questi limiti entra in una via senza fine, e annienta la
sua propria missione. Al di là della giustizia non vi ha che il suo contrario.
Un governo non debb'essere che giudice e gendarme. - Con lo Stato abbiamo
l'ingiustizia sistematizzata. Finchè ci sarà un Governo, saranno rivoluzioni. -
Dei governi trop-pères.
2469. Scopo dell'Internazionalismo è torre le
gelosie nazionali, sentimenti non solo perversi ma assurdi - come del
Nazionalismo fu scopo il distruggere gli odi Municipali. Nuocere agli altri - è
nuocere a sè. - Patria mea hic mundus totus est - Omne solum patria forti. -
L'Int[ernazionalis]mo è l'ultima espressione del pensiero umano - ultima,
s'intende, in ragione di ciò che fu, non di quanto verrà.
2470. È ora che l'individuo esca dall'esagerata
tutela dello Stato. Il
tempo è passato, quando “the people were not used - to be spoke of but by
recorder” (Shakspeare). Ciascuno sia responsale di sè. Chacun pour soi, non
chacun pour tous - chè, bene interpretato, il vero interesse individuale,
produce il comune benessere. - Ora facciamo senza degli Dei; tra poco faremo
senza dei governi.
2471. Il Presente è l'epoca del commercio. Più è
commerciale un paese e più è civile. Drayton mentiva dicendo “the gripple
merchant born to be the curse - of this brave isle” intendendo l'Inghilterra,
ma Drayton era un poeta, cioè una persona eminentemente retrograda. Parlo
s'intende dei poeti moderni, chè degli antichi era tutt'altro. Anticamente,
poesia equivaleva a profezia. V. anche Giusti e Leopardi, che canzonano gli
Umanitari etc.
2472. Il comunismo e il
socialismo vanno posti fra gli errori del tempo presente. Il primo, a fortuna,
è inattuabile. Esso esige una perfetta e continua eguaglianza. Or come ottenere
quella dell'ingegno? - L'altro (troupeaux et berger) purtroppo è in pieno
vigore. I Governi ne sono la massima prova - i quali tendono sostituire alla
spinta dell'ìndividuale interesse, un interesse comune, cui nessuno partecipa -
L'Internazionalismo è tutt'altra cosa dal Socialismo. Governo, socialismo e dispotismo,
nel mio dizionario, sono sinonimi.
2473. Alcuni filosofi, pur di non far torto ai loro
sistemi, fanno torto alla Ragione. Cousin, posto una volta che la civiltà segue
la via del Sole (V. anche Dante, dove dice “e quando Costantin l'aquila volse -
contro il corso del Sol che la seguia”) - sagrifica bellamente ad una perpetua
morte l'Asia, la Grecia e l'Italia (cf.
“and the dead nations never rise again”) tutto a favore della sua Francia, anzi
del suo Parigi, anzi della sua cattedra.
2474. cf.
l'“ab alio expectes alteri quod feceris” (di Plauto) col pànta ùn òsa an
thélete ìna poiòsin ymìn oi ànthropoi, ùto kaì ymeìs poieìte autoìs.
Ambe le massime inculcano la benevolenza, ma la prima colla minaccia di una
pena, la seconda colla speranza di un premio.
2475. La loi aujourd'hui n'est que de la spoliation
organisée (Bastiat) - Ogni privilegio è un furto. - Della inonesta moneta
(carta moneta a corso forzoso), del ladroneccio legale delle dogane - della
burocrazia e del militarismo che hanno raggiunto il loro più alto grado,… dei
sistemi restrittivi che aumentano il lato penitenziario del lavoro, dei punti
franchi oltraggio alle libertà commerciali rimessi oggi in vigore - delle
guerre infine, più sanguinose che mai, e sempre sceleratissime, per quanto
accompagnate dalle platoniche frasi di aspirazioni di popoli, di nazionalità,
etc. etc. E poi facciamo il bocchino di sprezzo all'udire della carta di Law e
dei sistemi di Colbert, od ostentiamo l'orrore leggendo degli autos-da-fé,
“dove quelli eretici di cattolici abbruciavano i poveri cristiani” e della
tortura, e della schiavitù etc. etc. O uomini, tutto contradizioni!
2476. Il Medio Evo era l'epoca della Universale
Mendicità (Correnti). - Della mendicità promossa dagli istituti religiosi…
della vita mendica e dell'ozio contemplativo dei monaci. - Nel voto di povertà,
fatto dai monaci, era naturalmente sottinteso anche quello di povertà
dell'intelletto; quindi, odio a ogni studio.
2478.
L'Italia, dalla Geografia è destinata alla
forma federale. - Circa l'Italia presente, si può dire che i suoi Ministri,
tengono, non le redini ma le dande del Governo - Degli inutili Ministeri in
Italia… dello svogliato Parlamento, e del Senato che vota le leggi a fornate…
della Livrea che si allarga ogni dì più…
2480. E come potete punire chi uccise un uomo,
quando voi, principi, siete rei dell'assassinio di intere nazioni? Ille crucem
sceleris pretium tulit, vos diadema.
2481. Massimo segno della fine, è il principio. - La
psicologia = il pensiero del pensiero.
2483. La ragione è a tutti comune, la volontà no. -
Dal momento che il tuono ebbe creati gli Dei… -
2484. Non vi ha guerra che non lasci l'addentellato
ad altre. “Pacem cum hominibus bellum cum vitiis habere”.
2486. Vi ha chi dice: la vita dell'uomo accorciò. Ammetto per
la durata, nego per la intensità. Chi poteva, una volta, vedere in sì breve
tempo tanta parte di terra (e quindi tanto sapere), come oggi?
2487. Napoleone I° e Moltke - Il primo è un artista,
l'altro uno scienziato… cf. la
lirica campale di Napoleone al genio artificiale di Moltke…
2488. Progetti di articoli letterari, o di capitoli
che si potrebbero incorporare nelle Note di Lett. Alta e Bassa (V.
2240). - Dei rapporti tra la politica e l'arte - Se meglio giovi all'Arte
uno stato libero od uno tiranno - Influenza di Paolo Gorini nell'Arte -
Dell'Onestà Politica, e Artistica - Della Necessità Artistica - Cristoforo
Negri - (Nella Necessità Artistica, si può com[inciare]. Vi ha chi dice, perchè
il tale artista ha abbandonato la tale maniera… oppure - perchè voglia ritornarci
etc. dimostrando come l'Arte guida l'Artista e non a viceversa). -
2489. Falsamente è dato il nome di “umoristico” allo
stile di alcune gazzette burlesche, quali il Pasquino, il Fanfulla ecc.
- Non è che “comico” e di bassissima lega. Vi si adoprano rami strausati, che
più non lasciano se non stracchissime impronte.
2490. Poca parte dei romanzi odierni, specialmente i
francesi, appartengono all'umorismo. L'umorismo fonda in gran parte nella
forma, la quale dà il sapore alle idee. Quelli invece sono scritti tutti a un
sol modo - incoloro. Il loro interesse sta puramente nella favola mentre negli
umoristici sta nella stoffa della favola…
2491. Berni è in pochissimi tratti, umorista. Walter
Scott, non lo è mai. Byron, lo è alquanto, nel suo Don Juan, dove
posa in non credere.
2492. L'Umorismo, essenzialmente odierno. La vecchia
letteratura era quella delle passioni, quindi intreccii di favola etc., la
nuova è della ragione, quindi minute osservazioni, equanimità ecc. - Carlo
Porta è umorista grandissimo, come in generale lo sono i poeti popolari, perchè
tutti i sentimenti cominciano appunto a muoversi nei bassi fondi sempre mobili,
finchè riescono ad ascendere all'onore di legge - e vengono registrati nei
codici -. Due le letterature, l'aulica o artificiale che sdegna la spontaneità,
e si circonda di dizionari a frasi fatte, immutabili: l'altra la popolare o
naturale che erompe dal cuore e ne presenta tutti i cangianti colori -
applicando le parole alle idee e non a viceversa - Oggidì, tutto quanto è
ufficiale vacilla e sta per cadere, travolto dall'onda rivoluzionaria della
spontaneità. Cadon le leggi, cadono i dizionari - L'uomo rivendica la sua
individualità - e però la letteratura dell'Humour trionfa su quella
degli Affetti a catalogo - Chè l'Humour o umore - è il carattere individuale.
2493. Manzoni ostenta di aver fede - Rovani ostenta
di non averne. - D. ne piglia, quando gli occorra di far dell'effetto, e quanto
gli accomoda. Ma nessuno ne ha. - Gli stessi frequenti intoppi nel periodare di
D. giovano ad arrestare il lettore, e a farlo pensare, e a fargli quindi
scoprire bellezze che un'affrettata lettura gli celerebbe.
2494. Dei romanzi e delle storie (le quali fin quì
furono anch'esse romanzi, in cui invece di persone o famiglie agivano nazioni)
alcuni ci presentano eroi che in cilindro e marsina non sono che cadaveri
dell'antichità - altri eroi che in abbigliamento fuori di moda, pensano
modernamente. Ma lo sconcio è pari.
2495. L'Umorismo è la letteratura di chi pensa.
Questa la causa, per cui la si sparse, prima che non in Italia, in quei paesi
dove la riforma avea proclamato libera l'investigazione e lo sperimento. Or,
chi crede, non pensa. -
2496. Nell'umorismo, si possono amalgamare in un sol
libro tutti i generi. L'Umorismo è la manifestazione letteraria
dell'ecelettismo dell'epoca - In esso voi potreste trovare letterariamente il
rapporto tra il finito e l'infinito, il connubio tra il sensualismo e
l'idealismo, che Cousin predice allo spirito generale dei tempi che stan per
venire. - La filosofia geografica di Cousin… -
2497. “I Promessi sposi” sono la pietra di paragone
d'ogni romanzo che leggo. - Certo, vi ha libri, che per un istante seducono,
sia eccitando le nostre passioni, sia mettendo in opra artifici che pajono, a
fiore d'occhio, arte - ma se riapri le eterne pagine manzoniane e ne leggi un
periodo, la calma ritorna al tuo spirito, la serenità al tuo giudizio. -
2498. (R.U. L. VIII. Scuole) Il
professore * (famoso nella storia delle matematiche e delle bancarotte)
ostentava di studiare 18 ore al giorno, come se i giorni per lui fossero di 36
ore. - Il prof. * non riceve
Gorini, colla scusa di star facendo colazione! Il socio di *, prof. **,
terribile esaminatore. Durante gli esami, andava a dare un'occhiata al cesso
ogniqualvolta un esaminando ci era stato. Per lui bocciare un povero
studentello era una voluttà. Ma avea per coesaminatore il prof. Pellegrino,
assai clemente. Ora, Pellegrino, approfittando di una uscita del **, lascia
passare su 10 candidati 9. Rientra **. Ode il misfatto. “Come?” domanda con
irosa sorpresa. E Pellegrino, franco - “Scusi ma non ho proprio potuto
lasciarlo passare il decimo… Se non crede, veda un po' Lei” - ** però, a
dispetto della sua terribilità, era dolce assai di cuore, e faceva servire le
sale della Direzione dell'Istituto Politecnico, da lui spaventate il giorno,
per le sue tresche notturne amorose - Prof. Zuradelli (dell'Università di Pavia
- poi deputato di Salò). Vendeva agli studenti il I° fascicolo di un suo
trattato - che costava 15 lire, dicendo loro “è un'opera in corso”. Per passare
bisognava pagare questo pedaggio - Ma in 16 anni, a' miei tempi, non era ancora
uscito il 2° fascicolo. Del resto Zuradelli in iscuola, si contentava di
leggere il primo. Giunto alla fine, lo ricominciava. - Prof. Esparson di
d[iritt]o internaz. (di Pavia). Teneva agli esami sul tavolo una noticina con
su questioni intricatissime per interrogarne coloro ch'egli intendeva trucciare.
Lo stesso Esparson corteggiava una signorina amante di un suo scolare.
Esparson regalava, ogni dì, dolci, torte ecc. che lo scolare e la signorina
godevano insieme, brindeggiando al professore - Prof. Cattaneo di fisica (Liceo
Parini di Milano). Si dilettava a fare esperimenti sui liceisti - dando loro le
più forti scosse, che la macchina elettrica del Liceo potesse sprigionare,
inaffiandoli cogli apparecchi idraulici ecc. - Vismara (da Vergiate). Fu fatto
professore di letteratura italiana, dopo aver scritto romanzi, senza ragione nè
cuore, senza sintassi nè ortografia. - Prof. Vollo - creato preside del Liceo
Parini. E scrisse la lettera che si trova stampata sul “Baretti” di Torino.
Anno III. N.° 7. - Bonghi e Giuseppe Ferrari professori negligentissimi alle
loro lezioni, benchè assai diligenti a papparsi l'annuo stipendio di 5000 lire
- Prof. Nova (filosof. del d[iritt]o a Pavia). P. e. sale in cattedra e dice:
signori! io non capisco perchè si metta il crinolino alle donne, che cela le
lor belle gambe…, e così via, tutta la lezione su questo tema - Detto Prof.
Nova, dimanda in un esame ad uno scolare “perchè la libertà è innata
nell'uomo?” - Lo studente risponde “perchè - siccome Dio è libero - l'uomo sua
emanazione debb'essere pur libero”. - E Nova “lei è dunque un panteista della
3ª specie!” - È a notarsi che Nova è inimicissimo di Rosmini, per avere
Rosmini, a proposito di lui, detto “chi è quell'asino che raglia in riva al
Ticino?” Ora Nova, in un esame, chiede al candidato “e in proposito che ne
pensa Rosmini?” - Il cand[idato] fa un gesto di sprezzo - Nova: perchè
quel gesto? - Cand.: Rosmini è una bestia. E Nova, senza più
chieder altro dà all'esaminando 27 punti su 30 - Prof. Codazzi di matematica
(Università di Pavia). È abbonato a tutti i giornali di mode femminili - Con
tutta la sua scienza non riesce a capire una semplicissima macchina da caffè.
Fa l'astratto. Gli si domanda “che tempo fa in strada?” Risponde “non so; non
me ne sono occupato”: - oppure “c'era gente in teatro?” “non so veramente, non
mi ricordo più, non ho guardato nei palchi e neppure in platea”… “allora, ci
saprà almeno dire com'era lo spettacolo?”… “Neanche; non me ne sono occupato” -
Prof. *** (Preside del Liceo **** a Milano) vera belva asinina - villanissimo -
Morto, lo hanno, su pei giornali, venduto per un Cherubino - pigliando forse le
orecchie per ali -
2499. (R.U. L. VIII. Le
scuole) Agli esami. Dei componimenti di matematica venuti dal
Napolitano alla Comm. Centrale degli Esaminatori, taluni erano lavoro di
studentelli dai 30 ai 40 anni. In uno, dopo una filza di spropositi, l'Autore
avea disegnato cinque imagini di persone, cioè un padre, una madre e tre figli
con tanto di lingua fuori, e sulla lingua scritto “aggio fame, aggio fame” ecc.
- Paragone tra la gramatica del Vescovo Ruterio del 950 intitolata Paradorsum
(il verbo - imbeccato a suon di nerbo) e la Gramatica Greca del prof.re
Inama - spaventatrice di quella poca [voglia] che tutti e massime i fanciulli
hanno di studiare - All'esame di greco Ferrari copia da mio fratello Guido.
Ferrari passa; Guido, no -
2500. Era la prima farmacia della città: avea di che
ucciderla tutta… -
2501. (V. 2240) Chi legge per sè ad alta voce, pare
non abbia palato… - Dicono il non andare a letto, perder la notte, mentre
invece sarebbe un guadagnarla - Dicono che quanto distingue l'uomo dai bruti è
la parola, mentre è la parola appunto per cui, il più delle volte, ci mostriamo
bestie.
2502. (V. 2240) 3. Dialetti. Come nei dizionari di
una parlata si legga la storia del popolo che ne usò e ne usa. Strettissimi
rapporti fra la lingua e l'indole di una nazione. Es. tolti dal dialetto
Milanese, Veneto e Napoletano. Come perciò la lingua cosidetta Italiana, fuor
dal colore dei dialetti, non rapportandosi a nessuna popolazione, non valga,
non serva a nulla. - 5. Bestemmie. Perchè maggiori bestemmie nei paesi di mare.
Es. di bestemmie genovesi (frasi prov. e tutte le bestemmie lombarde) - 9.
Critica. Effetti della critica sul publico e sugli autori. La Critica alla
Baretti e alla Cletto Arrighi - La critica erudita e la sentimentale - App.
Imp[ressioni di] Lett[ure]. Come i libri di molti degli odierni scrittori
italiani, pajano traduzione dal francese o dall'Inglese, Test. Barili, Farina,
De Amicis etc. (il sommo dei mediocri). Ma gli scrittori cattivi giovano sempre
ai buoni. Imparando da essi quanto si deve sfuggire (cioè sfuggendo tutto
quanto hanno seguito loro) s'impara quanto si debba seguire noi. E anch'io se
non gioverò come buono, gioverò come cattivo.
2503. Il pensiero è Dio, perchè lo comprende. Dio
pensa a noi, quando noi lo pensiamo -
2504. (V. Libro delle bizzarie - Ricetta per
fabbricare gli uomini grandi) Nei Ministeri p. es. si usa di rispondere alle
lettere, ripetendo, quando non si tratti di sborsare quattrini, le lettere
stesse. Così, p. es. se loro scrivete “io credo di essere un genio” essi
rispondono “Decisamente voi siete un genio, etc.” - Lettere, che chi le riceve,
si fa premura di far publicare su tutti i giornali.
2505. (V. 2240) 5. Gli antichi ebbero, anch'essi,
molte raccolte, di motti felici, bisticci etc. p. es. il libro di Cesare, il
capitolo di Macrobio, i bon mots di Cicerone raccolti dal liberto Tirone, le
spiritosità di Aristippo, le risposte dei Lacedemoni etc. - Citare le
Pasquinate (Pasquilles) le freddure (turlupinades e turlupins) la Fronda - e
tra i fredduristi il Benserade, il Piovano Arlotto etc. Il bon mot deve
potersi tradurre in tutte le lingue - l'equivoco (quolibet) di nessun
valore non essendo la sua efficacia che temporanea - e la sua pretesa
sottigliezza che casuale. - Il giuoco di pensieri e il gioco di parole - l'apoftegma
degli antichi, grave e nojoso - Tra le risposte felici, notabile quella di
una donna a un confessore che la domandava del nome “Padre, il mio nome, non è
un peccato” etc. - Luigi XIV, Napoleone I e Mademoiselle Turenne cui si
affibbiano tutti gli annedoti etc. Le Arlecchinate - Ottavio domanda ad
Arlecchino quanti padri ebbe - A. risponde “uno”. Ottavio finge irritarsi. A.
risponde “io sono un povero diavolo e non ho modo di averne di più” - Spesso il
bon mot dà a colui al quale rimprovera qualche cosa una specie
d'imbarazzata sorpresa che gli toglie di potere rispondere. - “Diseur de bon
mots mauvais caractère”, diceva Pascal - errando.
2506. Il bon mot deve scoprire senza asprezza
il lato ridicolo delle cose. Un libro umoristico è spesso un libro-bon mot -
Il sarcasmo dei Greci, per esser perfetto doveva contenere una soja
(raillerie) fina, delicata, e giocosa. - Fu la libertà di parola cagione nei
Greci delle tante loro risposte spiritose - La brevità sentenziosa dei
Lacedemoni - La Satira trovata dai Romani. Cit. Lucilio, Orazio, Giovenale e
Persio - Nella satira antica francese cit. Regnier, Despré[a]ux, Voiture,
Villon etc. V. anche les grotesques di Th. Gautier.
2507. Supplicavano molti Limogini un papa
loro compatriota perchè loro accordasse la grazia di avere due mesi di più
all'anno - e il papa la accordò, aggiungendo, che per grazia speciale, l'anno
dei Limogini fosse di 24 mesi, anzichè di 12 com'era nelle altre
contrade. - Alcune donne spagnole trovarono un dì sì buona la mattinale lor
tazza di cioccolata, che una di loro disse desiderare che vi fosse a pigliarne
un po' di peccato, affine di trovarla ancor più eccellente - D'altra donna
l'unico studio era di ben accoppiare parole, colori, sapori - Così ella
mangiava volentieri del latte e dell'insalata, perchè questi due cibi le
mettevano in corpo il bianco e il verde, due colori che concordavano bene; così
rifiutava ogni nera vivanda, perchè il nero le dava tristezza.
2509. Raff. tra l'esprit francese e l'Humour
inglese. Il primo domina nelle frasi (libri di corta lena), l'altro nei
libri (frasi di lunga lena) - L'umorismo nato dalla scienza. Rabelais (n. 1500)
segna il risorgimento. Rabelais era dotto come eralo Richter - In Richter, più
che il pensiero formato, troviamo l'intimo processo mentale. I suoi pensieri
sono tutti immaturi. Fanno, più che sollievo, maraviglia. Il cosidetto
Classicismo - fonda nel paganesimo - manifesta la carne e l'azione - Il
cosidetto Romanticismo fonda nel Cristianesimo - manifesta lo spirito e il
pensiero - Resta a vedere dove fonda l'Umorismo, salvo di dirlo la fusione tra
il Class. e il Rom. - Heine e Börne nell'Umorismo -… L'anima addolorata di
Rousseau… -
2510. Magnifico è lo studio di Emerson su
“Shakspeare” (V. sua trad. in Biblioteca Nuova di Daelli). Shakspeare ci volle
un secolo per farlo sospettare - I secoli hanno formato Shakspeare, come
formarono Omero e il Nuovo Testamento. Io credo quel che dicono i secoli e gli
anni contro le ore - Sh. tolse tutto dagli altri meno il genio - la sua mente
trasse l'oro dal fango: cambiò le sabbie dei deserti, in giardini d'Alcina.
Nell'Enrico VI di Sh. di 6023 versi, 1771 furono scritti da qualche
autore a lui anteriore, 2373 da lui su' fondamenti altrui - e solo 1879 sono
completamente suoi.
2511. Ogni grande autore è
grande critico, ma non a viceversa - I grandi e veri bardi furono
insigni pel loro temperamento equanime e lieto. Omero tu lo vedi in una luce di
Sole (Emerson).
2512. La statuaria faceva prima parte
dell'Architettura, poi, a poco a poco se ne divise, prima coi bassorilievi, poi
con le statue, finchè la statua balzò sola in mezzo alla piazza - e
l'Architettura da padrona le diventò serva erigendole sotto il piedestallo.
Così la letteratura-arte crebbe sulla letteratura-utilità, finchè, fatta
adulta, se ne staccò.
2513. L'antica gazzetta era il Teatro - test.
Aristofane.
2514. Una volta un governo si contentava di rovinare
il suo solo presente: oggi, coi prestiti manda in malora anche il suo avvenire.
- Della Rendita publica, freno alle rivoluzioni… Della Plutocrazia… -
2516. Dei ricchi, che recandosi in villa sol quando
tutti loro si recano, può dirsi “vanno in campagna per ritrovarsi in città”.
2517. Tra tutte le bestie, la mia favorita - dopo la
donna - è il cane. Concedo che il gatto possiede un nobilissimo sentimento di
cui il cane difetta, “l'amore alla indipendenza”, ma se si lodano le virtù si
odiano i virtuosi, massime in questo caso in cui si tratta di una virtù che
offende noi altri padroni. Taccio i moltissimi fatti nei quali apparì luminosa
la intelligenza dei cani. Chi non ne vide o ne udì qualcheduno?… Fra tutti i
cani del mondo, peraltro, ho una preferenza pel tuo, o xxx, poichè fu
attraverso di esso ch'io colsi il primo tuo bacio.
2520. 1870 - Questi in Italia son tempi di somma
ignoranza, in cui si disconosce Rossini, disconoscendo naturalmente anche
Manzoni e Rovani. Prevedo tra un mezzo secolo la necessità che sorga, per
questi 3 nostri grandi contemporanei, uno scopritore e un rivendicatore, come
più volte abbisognarono a Dante. Oggidì il rivoluzionario Manzoni lo chiamano
reazionario!
2521. Sulla smania dei subiti lucri, del molto
guadagno con nessuna fatica, che ha invaso dopo il 66 l'Italia. La Bancomania,
l'affarismo, il tripotage - il patatrac - Chi gira la sera per le vie affollate
di qualche grande centro d'affari, come Roma o Milano, e raccoglie i frammenti
delle conversazioni, ode: quanti ne ha?… mi ha dato 20 napoleoni -… ci ho
guadagnato 30 scudi… La prima emissione… Ventimila lire… L'aggio, due lire al
pezzo… - è un'operazione sicura… le azioni danno su… due milioni… ecc. E
intanto le povere arti piangono solitarie e sprezzate! e intanto squalent arva!
(P.O.)
2522. Italia 1870. Tempi di recrudescenza
governativa. La tutela della P.S. affidata ai bricconi. Il mostruoso connubio
fra Chiesa e Stato. I regolamenti, perpetua offesa alle leggi, etc. etc.,
l'usura.
2523. Lo stile di Guerrazzi rimbomba come rimbombano
tutte le cose vuote. - Qualunque ignorante, letto un libro, dice “è scritto
bene o male”. E il perché non sa. Che sia scrivere bene e male.
2524. Gli autori latini (parmi) parlando dei loro
compatrioti usano dire figli di Romolo o figli di Remo, a seconda che le azioni
cui alludono sono gloriose o vergognose. Es. del primo caso, ce ne sono a mille
- La Romulea turba etc. Del secondo, tra i molti, cito i seguenti “Parthum - Reddat
signa Remi” (Properzio) - Illa Lesbia, quam Catullus unam - Plusquam se atque
suos amavit omnes - nunc in quadriviis et angiportis - glubit magnanimos Remi
nepotes (?) - Turba Remi - sequitur fortunam ut semper et odit - damnatos
(Giovenale) - non sanguine cretus - Turmali trabeaque Remi (Stazio, Silvarum V.
v. 17-18).
2525. La coscienza va educata. La coscienza, come la
fanno i poeti, è uno spauracchio da passeri.
2526. Frammento dell'“Ave Maria” racconto distrutto
(sc[ritto] nel 67). Dove, dipinta dal mestissimo lume, si lasciò andare ad uno
di quelli smarrimenti improduttivi di cerebro che smidollano anch'essi e fanno
la strada alla pazzia e alla tisi. Chè, meditando l'ingiuria dello spregiato
amore, le ricomparve nella pupilla del sentimento la figura di Giulio e lo
schietto suo volgere d'occhi, schietto sì immeritatamente; e pensò che ella
avrebbe amato quel Giulio, tanto, che ei non avrebbe potuto perdonarsi di
amarla, fosse pur stato l'amore di lui solo il riflesso del suo. Nè come ella
nessuna: neppure colei che gliel'avea rapito. E quì Maria si pose a riandare le
fattezze rivali, paragonandosele ansiosa. Ma raggricciò. Ricordava lo specchio.
Imaginò di non esser più degna se non dell'ultimo talamo, sul che le venne un
desiderio di morte acutissimo… E già si vedeva sul letto, candidamente vestita
e inghirlandata di fiori, bianca come la cera, ma suggellate in sempiterno le
labbra dal bacio materno; poi si vedeva entrando nella casa di Dio, ma su quattro
spalle; e, seguendo con una cupa soddisfazione le particolarità del suo funere,
leggeva sui limini sacri che “immacolata dal mondano rumore” ella “era salita
all'armonia dei cieli”; scorreva leggera la palma sui bianchi velluti aspri di
aurei segni e sulle trigemini file delle capocchie dorate; palmeggiava, contava
i ponderosi fiocchi e le saltellanti ghianduzze; vedevasi infine, uscendo,
avvizzire con la cera ferale le rose di un convoglio di nozze che sulla soglia
attendeva… E quì, accesa, Maria risolvette morire. Balzò dalla sedia. Avea
perduto anche l'amor di sè stessa, l'unico che le restasse… e protendendosi
dalla finestra… - Ma la rattenne una strappata di veste - Si volse con un
sussulto: era Pelo d'Argento - Pelo d'Argento che le diceva cogli arguti suoi
occhi “c'è uno ancora che t'ama” - Quest'Ave Maria era la storia di una
muta, che riaveva poi la parola per salvare l'amato (storia consimile a quella
del figlio di quel re asiatico (Mitridate?) che ricupera la voce per dire al
soldato che stava inscentemente per uccidergli il padre “non toccarlo; è il
re”). Ave Maria fu scritta, essendo io ancor fresco dalle letture
latine, e però riusciva un musaico di frasi rubacchiate, di cui nessuna
attagliavasi al tema. Sempre scarpa grande a piè piccolo. - Altro frammento, è
questo: “E venne un giorno, nel quale Maria, accorrendo a Giulio che entrava,
parve più bella che mai. L'inverno facevasi primavera - “O viva rosa!” -
esclamò il giovanotto, tendendole ambedue le mani - Maria udì il complimento
con gli occhi, capì, sorrise. Ma impallidita ad un tratto, sciolse le sue dalle
mani di lui e andò a staccare una rosa da un bicchiere di aqua. Poi gliela
offrì - E Giulio, accettandola riconoscente, la odorò - Era carta - Maria, con
un singulto indicossi; e ruppe in uno scoppio di pianto” -.
2527. Progetto di un libro, dal titolo “Goccie
d'inchiostro” in cui il Dossi raccoglierebbe tutte le sue briciole letterarie,
avanzategli dai grossi pasti delle opere. Molte di queste briciole si trovano
già sparse e nelle sue lettere, e nell'Alberto Pisani ecc. e nella Palestra
Letteraria ecc. come p. es. i bozzetti, intitolati Istinto - balocchi
- La casetta di Gigio - Giudizi della giornata - La fede -
Un cas de conscience - Charitas - La corba - Le caramelle - Una
fanciulla che muore - Una visita al papa etc. etc. - Tra i bozzetti
potrebbe figurare anche uno dal titolo “I giochi”. “I Giochi” potrebbero stare anche
nel L. VI. R.U. Eccone la traccia. - “Sei già un ometto. Smetti di giocare che è ora” -
così certi bravuomini di babbi dicono ai loro figlioli quando hanno infilato la
prima volta le brache. Ma che dicono proprio, non sanno. - Anzitutto, che
intendono mai per giocare? Rispondono “giocare è un fare cosa non utile” - “E
per utile? Chè, se utile è ciò che soddisfa a un bisogno, anche il
giocare è un bisogno, il massimo anzi ai bambini; ma se diciamo bisogno soltanto
il mangiare ed il bere, o quante inutili cose! O quante son giochi. - E in
verità chi proprio gioca (che i nostri figli non ci odano!) siamo noi - noi i
majuscoli bimbi - Che fanno là tutte quelle genti, vestite dentro e fuori a un
sol modo, ubbidienti a un tamburo; il cui mestiere è l'omicidio etc.? avec
tutte quelle cose lucenti etc. etc.? Giocano - E quegli altri che vanno a
dormire su quelle belle poltrone celesti affine di completare il numero di que'
etc. che credono dirigere gli avvenimenti che camminano per proprio conto,
attorno a un balocco che costa 17 milioni all'anno, che fanno? giocano - E
quegli altri ancora, abbigliati di carta d'oro che fanno il mestiere di adorare
un Dio creato da loro a loro imagine e somiglianza, che fanno con tutte quelle
genuflessioni etc.? giocano - e quelli nelle academie che discutono in lingua
italiana, se la lingua italiana esista; oppure a pesar le parole etc. che fanno? giocano - E
giochi noi grandi uomini (grandi s'intende per la cresciuta) ne abbiamo a
bizzeffe - titoli, decorazioni, mistico vaniloquio, cerimoniali etc. etc.
Lasciamo dunque che i nostri bambini si trastullino il più lungo tempo
possibile coi loro pezzetti di legno etc. Que' giochi non costano che pochi
soldi - i nostri costano oro, sangue, lagrime - Tra i giochi, le reliquie, i
santi, le processioni, i sistemi filosofici (encicli e recicli), la
framassoneria - Illi a puero magnitudine formaque corporum tantum differunt,
quia serio ludunt. - I vecchi = due volte bimbi. - I nostri orribili giochi.
2528. Tutto è relativo. I dispiaceri dei bimbi
equivalgono ai nostri. A loro la rottura della gamba di un cagnolino di legno,
dà forse lo stesso dolore che darebbe a noi la morte di un figlio. - Così i
mali imaginari, non sono nè più nè meno dolorosi dei veri.
2529. (R.U. L. VII. Parte officiale).
Desc. di un ballo a Corte. Le carrozze che vi arrivano. Livree fuori e
Livree dentro. -
2530. (R.U. L. VIII. Scuole).
La gente erudita. V. la gente dotta Sat. d'Angiolo d'Elci, e il de
ciarlataneria eruditorum. - La gente che non sa mai abbastanza… -
improba cupidigia di scienza… - di quel romanzo comico che è la storia della
filosofia - i cimiteri dei libri = biblioteche - Sul modo di ragionare, citare
quel prete che diceva “la concezione del feto di una donna senza intervento del
maschio, è facilissima a spiegare. Verbigrazia, abbiamo la Madonna”.
2531. (R U. L. IV. Alla
bassa) L'Italia, paese agricolo, regala alla più meritevole classe
del suo popolo, cioè ai contadini i bei epiteti di picch - Liri - Pisis -
sàgher - stobbiroeu - painard - gonzo - martore - gatto frugato - tanghero,
riservando il titolo di Svelton e dritton ai pancacciai delle
anticamere dei grandi della città. V. anche sul villano, i versi “Rogatus negat
- pulsatus, rogat - pugnis concisus, adorat”. - etc.
2532. Bacone dice che, quattro sono i doveri d'ogni
Uomo - cioè piantare un albero - fabricare una casa - scrivere un libro - e
generare un altr'uomo - Perelli ne aggiunge un quinto “far debiti” osservando
però di non pagarli, per non distruggere l'opera propria.
2533. (R.U. L. VIII. Scuole)
Educazione in genere. Socrate osserva che il piantare le piante è uguale
per tutte: l'allevarle, diverso. Se per le piante, quanto più per gli uomini! -
Per arrivare a comparire col mondo un uomo d'ingegno, per arrivare al punto
dove incomincia davvero la nostra vita, guarda quanto spreco di tempo! Cinque
anni col bavaglino sotto il mento, 4 a leggere l'alfabeto, e i numeri, 1½, per
imparare a scrivere il proprio nome, 7 lunghissimi anni a declinare in greco e
in latino, 4 per conoscere il gergo delle tesi di filosofia - (Sterne?) - Chi
dice “in Italia l'insegnamento è libero”, senza aggiungere altro, erra. La
legge dice “l'insegnamento è libero nei soli centri universitari”. Per
il che la libertà d'insegnamento, da noi, è una pura ipocrisia. Fuori dalla
cappa magna delle Università nessuno ha d[iritt]o d'imparare a suo modo. Nei
soli centri universitari, che sono sempre in piccole città, si permettono i
professori privati. Domando io, chi se ne ha da servire? chi mai ha da pagare
per avere una istruzione che può avere parimenti, anzi meglio, a gratis? - Del
modo di passare gli esami. Regola generale, ogni uomo vuol essere adulato. Un
professore non udrà mai nessuno più volontieri di sè medesimo: quindi guai a
chi, in un esame, fa pompa delle proprie teorie o di quelle che vengono da
altre cattedre! Inoltre, giovano assai certe piccole attenzioni, fatte ai
costumi, alle velleità, ai pregiudizi dell'esaminatore. Per es. all'esame di
Barinetti dell'Università di Pavia, lo studente che desiderava avere bei punti,
dovea recarsi, abbigliato di nero, coi guanti e l'aria severa; a quello invece
di Lazzarini della stessa Università, profess. republicano, bisognava
presentarsi con mantellaccio, cappellaccio, cera spavalda, colle mani sguantate
e possibilmente sudicie. Così all'esame di Vidari di D[iritt]o Commerciale,
serviva assai il tener fra le mani quel fascicolo dell'Archivio Giuridico in
cui Vidari avea stampato un articolo - all'Esame di Nova, il candidato dovea mostrarsi
entusiasta dell'olio di Merluzzo (di cui Nova si ungeva quotidianamente) -
all'esame di Buccellati, entusiasta dell'ordine giuridico etc. etc. - Come
oggi, ci sono professori troppo severi agli esami, una volta c'erano troppo
clementi. P. es. domandava l'esaminatore “Di che colore è il tale metallo?” - e
il candidato - concolore - “nero” - ma il P. “nero, no veramente. Dica più
giusto che lo sa” - C. “grigio” - P. “no, grigio,
non direi. Si raccolga. Son certo che Ella lo sa. Dica” - C. “bianco” - P.
“Ah, bravissimo, bianco” - e così di seguito - finchè questo professore, il
quale parlava mezzo latino, diceva “Satis”. E il candidato, pigliando il satis
per un altro minerale “metalloide, incoloro, inodoro etc. etc.” - Agli esami di
laurea, tutti copiano da schede già scritte. Uno studente peraltro fu tanto
sbadato da copiare una scheda non corrispondente al datogli tema. Accortosi di
ciò - dopo che il suo lavoro era già stato suggellato - nell'intervallo di
tempo tra l'esame scritto e l'orale, studiò a memoria la giusta, e siccome chi
legge a forte il proprio lavoro è il solo candidato sostituì, leggendo, la
scheda corrispondente - I culoni (sgobbon). Tale Frugoni, studente a Pavia,
ebbe tanta asinaggine da studiare a memoria i 150 grossi fascicoli del
d[iritt]o Civile, dicendo il testo, l'anno e il giorno d'ogni sentenza ecc.
Frugoni diventerà un professore rompiscatole e stolido - che rovinerà una
generazione di studenti. - La vanità dei professori, li conduce a lasciare
sempre in dimenticanza nelle loro spiegazioni la parte pratica, per battere le
vie ideali delle teorie, o della erudizione inutile. Noi studenti a Pavia
conoscevamo perfettamente i comizi calati e simili storie, quando non sapevamo
ancora la differenza tra proprietà e possesso - Il Prof. Volpi di d[iritt]o
Com[merciale] era di una memoria feroce. Egli impiegava la prima settimana
delle sue lezioni - due ore al giorno - alla bibliografia della materia,
citando, senza ajuto di nota, uno per uno i relativi scrittori, coll'anno della
lor nascita e morte, col nome e il numero delle lor opere, anzi col numero
delle pagine, e delle edizioni, osservando che la prima edizione s'era fatta in
8°, la seconda in 16° etc. -
2534. (R.U. L. VIII. Scuole)
Amati legge all'Istituto una memoria critica sull'Insegnamento. Erano i tempi
unnici degli esami. La lettura dovea durare più sedute. Dopo la prima,
Brioschi, Cremona, Ascoli e simili spaventa-istruzione, pensano di far tacere
l'Amati. Dicono a costui che la memoria è fuori di luogo e gli propongono di
ritirarla, ma siccome Amati si impuntiglia, gliela ritirano ex ufficio. Evviva
la libertà del Pensiero! evvivano le academie, i cosidetti campi della equanime
discussione! - Il quarto d'ora academico nelle Università, che riduce a 3 quarti
l'ora delle lezioni. - Dei collegi Ghislieri e Borromeo, dove, per
raccomandazione, entrano quasi tutti giovani che non ne hanno bisogno. -
Trascrivere un componimentuccio latino, di quelli che si fan nelle scuole (e
fuori) tutto mosaico di frasi spostate - e spropositate. -
2535. Qual'è il miglior Codice di Commercio? L'uso.
- I Cod. di comm. andrebbero tutti abbruciati. La necessità del credito (che è
l'onor commerciale) basta a trattenere i mercanti nell'onestà. -
2536. In verità, non ci sono nè cause nè effetti.
Ogni causa è effetto di sè stessa, perchè è effetto d'altra causa causata da un
effetto di lei. Basta a comprendere questo imaginare una sfera, ciascun punto
esterno della quale, può considerarsi come un centro della superficie. - È una
idea già esposta da Kapila, Enesidemo e Hume. Io l'ho avuta da Gorini.
2537.
Nei sobborghi di Milano, sono casoni di operai, subaffittate. Il sublocatore va
lui stesso ogni sabato a raccogliere i fitti, quì due lire, là cinquanta
centesimi, là 60. Cento stanze, cento famiglie: ogni stanza contiene 5 o 6
persone. La più parte delle donne le ho viste a lavorare in guanti, 1 lira e
mezza per 14 ore di lavoro. Quando il lattaro viene in corte, dà un grido, e
tutte discendono. I bimbi sono bianchi rossi, ed allegri - molti, bellissimi. -
2538.
A Lodi, di là dell'Adda, alla testa del vecchio ponte scomparso, era una Torre
esagona, mezzo ruinata. Il Municipio voleva abbatterla, per aprire una
piazzetta. Si oppose la commissione archeologica. Ne avvenne una lite. Si
appellò al governo. E il governo nominò una sua propria commissione perchè
vedesse e riferisse. - La quale comm. per non essere influenzata da nessuno dei
due partiti, arrivò un bel dì incognita a Lodi, e si recò di là dell'Adda per
visitare da sola la torre in quistione. Girò dalla mattina alla sera - e
arrivò... a non trovarla. Dal che risulta la importanza dell'archeologico
monumento!
2539.
(R.U. Zuppatori) (Del Zio, deputato, parlando a me, dopo
una gran tirata sulli encicli e recicli etc. etc.)... e io ho letto in
proposito centinaja di volumi... e io so gl'intimi interessi di Dante, del gran
padre Allighieri, più che non li sapesse lui stesso, e io so che alla calata di
Arrigo sorsero quarantatre rivoluzioni... Questo lei non lo può sapere perchè è
troppo giovane... - Saranno state 44 - dico io - No, no - continua Del Zio,
furono proprio 43, e quì una fila di nomi. E in tutto ciò mai una idea luminosa
e fresca cioè sua; sempre un'olla putrida di sistemi cusiniani,
vichiani, so io! sempre la scuola! sempre il chiuso, mai l'aria aperta!
2540.
“Le piccolezze degli uomini grandi” sarebbe un curiosissimo tema. La
preparazione dell'Epistolario. Cicerone e Walpole... Un letterato ricopiava
dalla bella le sue lettere (già a loro volta copiate dalla prima minuta)
in una brutta, che conservava nel suo cassettino. Nella bella poi facea
artificiali cancellature per dar a intendere di averla scritta currenti
calamo - Altro letterato componeva i versi da improvvisare etc.
2541.
A proposito dell'istinto del sesso, si osserva, che tra i fanciulli, i
maschietti amano più la mammina e le bimbe il papà - sempre, beninteso, a
parità di circostanze nell'amore dei due parenti verso i figli. - Quand'io era
bimbo e mi si diceva che, a prendere gli uccellini, bastava di mettere loro un
grano di sale sulla coda, andavo sempre attorno colle tascuccie zeppe di sale -
I bimbi hanno i loro propri misteri, più impenetrabili di quelli della Trinità:
uno per es. almeno per me consisteva nelle due lancette dell'orologio. Non fu
che tardissimo che appresi a contare le ore - un altro i rapporti di moto fra
il sole e la terra ecc. - Hanno poi le loro peculiari superstizioni. La mia era
che dei cibi animali, le gambe p. es. erano destinate ad alimentare ed
ingrassare le gambe, le ali le braccia ecc.; quindi, volendo procurarmi i
polpacci grossi, mangiavo sempre i tamborelli del pollo. E sì che non sapevo
ancor nulla della filosofica pazzia dell'omiomeria. -
2542.
(R.U. L. VII. Parte officiale) Deputati ecc. I
romani chiamano il palazzo di Monte Citorio che è il parlamento (Cytorio in
jugo - loquebat semper, di Catullo?) il palazzo dei Pupazzi -: il resto
d'Italia, lo chiama, Monte Ciborio - Per far riuscire alla deputazione
candidati governativi a Lecce si spaventavano gli elettori, per es., facendo
lor dire dai presidi dei Licei “se non votate pel tale, fate conto che vostro
figlio ripete l'anno ecc.” - Ordine giudiziario. I malpagati pretori che per
vivere debbono o prostituire la moglie e le figlie, o vendere la giustizia. I
Cancellieri a 700 e 900 lire all'anno. Il Canc. Lo Presto, con moglie e figli,
morto di fame - Indecorosità del cancelliere. È un botteghino. La ciotola del
rame. - Degli uscieri che strapazzano gli avvocati (V. L. XI. R.U.
Portinai).
2543.
Nel bozzetto sui preti, cit. la loro odierna timidezza, e il loro gusto nel
sentirsi a trattare come l'altra gente, mentre una volta esigevano di esser
trattati diversamente.
2544.
I Vani. Perchè il tal giovanotto tiene la mano sguantata o sbottonata la
giubba, mentre fa freddo? Perchè possiede un anello o una catena di pregio -
Perchè il tal altro ha corte le maniche? Perchè si vedano i bottoni della
camicia con su la corona. - La vanità fa impegnare l'orologio per comperarsi la
catena. - Nel bel mondo si usano fare inviti nella speranza anzi nella certezza
che altri non li accetti; inviti, i quali, chi non li accetta, nè deve
accettarli, si offenderebbe se non gli venissero fatti. -
2545.
Il medico deve parere molto da più di quanto è: quindi il gergo. La pomposa
frase virgiliana “lignos ferro inspicat acuto” (?) non significa in fondo che
far zolfanelli... Il mondo s'è sempre lasciato condurre pel naso dai nomi.
Tutti possono dire mal di capo: il medico dovrà dirlo emicrania. Una
emicrania sembrerà sempre qualchecosa più grave di un “mezzo dolore di capo”. -
2546.
(Car[atteri] R.U.) G. B. Savon - visse sempre
facendo lo stoccatore. Per un caffè e latte portava a casa in ispalla i
mecenati. Una notte ne portò 19. Improvvisava versi a rime obbligate ecc.
Quando vedeva qualcuno sp. se giovane sedersi a un tavolino del Martini, gli si
sedeva presso, dicendo “no avreste qualche... cosetta per il vecchio patriota
Savon?” - Il suo patriotismo consisteva in ciò, che a Roma, durante l'assedio
egli avea, secondo lui, spento la più parte delle bombe francesi, pisciandovi
sopra. Un dì gli avventori del caffè, fecero una colletta in suo favore e gli
comprarono un soprabito de' più lunghi: ma il dì dopo egli ricomparve col
soprabito tagliato. Perchè? gli si chiese - Rispose: jeri el s'ha tuto infangà
e mi che so un omo pulito gh'ho tagià via el sporco - Altro scroccone di pranzi
ecc. era il conte Pompeo Belgiojoso, benchè molto ricco - Egli fu amico di
Giulay, per amore del cuoco. A Merate, nella sua casa, avea fatto acconciare
una sala della Torre a sala da pranzo; e però la torre, siccome non vi si
mangiava mai, era chiamata dagli altri scrocconi “la torre del Conte Ugolino”.
Il conte Pompeo concedeva peraltro liberalmente la sua casa agli amici e ai
parenti che vi volevano fare vacanza, ma non mancava di allogarvisi insieme,
stoccando loro dei pranzi, tanto, diceva, per tener loro compagnia.
2547.
C. è un misto di vanità, e di pazzia non senza però una stilla d'ingegno. E
questo I° per la sua continua confessione di essere un asino, uno sciocco ecc.
quantunque fatta più per scoscenza che coscienza. 2° per certe sue
botte-risposte, tanto quanto saporite. P. es. diceva, mi piacerebbe di saper
sonare il cembalo, per sedermi vicino a una bella signora che suonasse con me,
e schiacciarle i piedi. - Al che la S.ra T., gusto triviale! - E C.:
triviale per chi tiene calli - Così alla domanda “s'egli piacesse a sua madre”
“Per forza - rispose - non ha altri che me: o mangiare sta minestra o saltar
sta finestra” - Parlando poi di Ponson du Terrail, osservava ch'egli ci tiene
sempre in un bosco, donde, una volta che ci si è, non si esce più - C. è
anche assai fanfarone, e forse è vile. Non lascia occasione per far sapere
ch'egli possiede bei mobili, bei vestiti ecc. ecc. Dirà p. es., Domani voglio
uccidermi, ho già in pronto la pistola... una bella pistoletta di 70 lire,
lavorata in avorio etc. etc. oppure, ho preso un cucchiajo d'argento della tal
cosa, o una scodella di porcellana della talaltra. È Conturbia, anzi fu, perché morì,
giovanissimo, da valoroso, combattendo nel 1877 credo, cogli insorti greci
contro i Turchi.
2548.
B. ha un cuoco, dilettante pittore. Egli ha dipinto un quadro che rappresenta
la sua vecchia padrona seduta in una poltrona con lui stesso che le porta il
caffè: ha dipinto anche un S. Giovanni Battista, con scritto sotto “Luigi Sala
detto il Coghetto fece. Sua terza maniera”. B. dice, ch'egli dipinge male
all'olio, ma cucina assai bene al burro.
2549.
P. Non cattivo, nè buono - per indolenza. Incommovibile. Non bada che alla sua
pelle. C'è una dimostrazione? resta in casa. - Se mi danno da mangiare - dice
un povero affamato entrando nel caffè dove P. siedeva - lascio quì i calzoni. -
Bella! esclama P. e io credeva che i calzoni si lasciassero giù soltanto per
cacare! - Si parlava di sezioni cadaveriche “Dio! tasii - esclama P. - fee andà
via la famm” - e volgendosi con flemma al cameriere - “Togn, damm, on altra
michetta” - Crepasse suo figlio, è ben crepato, se gli dà modo d'incastrarci un
calembourg. - P. non [dà] mai nulla a nessuna sottoscrizione, dicendo
sempre che ha dato e che la sua offerta si trova sotto qualcuna di quelle
modeste N. N. che non mancano in nessuna colletta.
2550.
B. forzato dalla madre ad accettare un posto di notajo con obbligo di residenza
a Lodi, scrisse sulla porta della scelta casa un “Notajo Bertrand” con una mano
indicatrice, verso un cortile, dove si ripeteva e il nome e l'indicazione verso
di un altro, finchè d'insegna in insegna gli avventori eran condotti fuori da
un'altra porta in un'altra via... e Amen.
2551.
Un falegname a Lodi avea speso tutto il suo ingegno e i suoi risparmi a
fabbricare una carrozza su un nuovo sistema. Fabricatala, trovò che la carrozza
non avrebbe potuto passare per nessuna porta. Tanto se ne accorò, che morì
(racc[ontata]mi da Gorini).
2552.
(G.F. 2340) La scarpa dei re magi. - Spiritosità
tradizionali; nell'ultimo dell'anno, la gente si saluta con un arrivederci
l'anno venturo - all'apparire di un piatto di lenti “eh io non venderei la
primogenitura” ecc.
2553.
(R.U. Bimbi) Mangia la minestra e ti farai grande.
- Dei bimbi che dopo pranzo giravano a far il bacio agli ospiti, domandando
loro, se avevano pranzato bene. E spesso accadeva, dopo un cattivissimo pranzo,
di doverne fare gli elogi. -
2554.
(L. x. R.U.) Degni di studio i diversi quartieri di Milano
e le diverse classi - ciascuna delle quali rado s'avventura nelle vie delle
altre, e avventurandovisi vi si trova spaesata. Tra loro si riconoscono subito.
Sono come le tribù di cani a Costantinopoli, che stanno ciascuna dentro i
confini, che s'hanno posti fra loro.
2555.
L'organetto - la placca di mendicità - anzi è la mendicità unita all'ipocrisia.
Pregiudica all'altrui libertà come il grido di chi gira vendendo roba per le
contrade. In una città bene ordinata si dovrebbe serbare alla gente studiosa
almeno la mattina... È lavoro forse il far girare il manico di un organetto? -
Eppure, perchè i poveri hanno ad esser privati dalle consolazioni dell'armonia?
e se gli organetti sussistono non è ciò per voto del popolo che li mantiene col
necessario soldo?... Meglio dunque varrebbe, che non l'abolirli, accordarli.
Un maestro di musica dovrebbe essere deputato a ciò, col diritto insieme di
escludere tutte le sonate artisticamente immorali.
2556.
(R.U. pel Bel mondo - Paragone tra la nuova e
l'antica stampa). La famiglia Ciani, robustissima. Il barone stette 3 giorni e
3 notti a cavallo senza mangiare ecc. - Faceva nudo alla scherma. Traversava a
nuoto il lago di Como, dov'era più largo ecc. In morte, entrò un prete da lui.
Il barone chiede: sei qui prete? per confessarmi forse?... ebbene fai pure! (e
agli astanti che volevano ritirarsi) state qui, non mi fate nè caldo nè freddo.
Prete! io non tolsi mai dal mondo nessuno ma cercai di mettercene più che ho
potuto. Questa è la mia confessione. Fila! -
2557.
I birichini di Milano - vanno scomparendo come le madamine. Loro influenza nei
tumulti e nelle rivoluzioni. Loro canzoni politiche (per il 2240), le terribili
contro gli Austriaci, sp. cit. il “semper sempr' insemma ai vacch - seller e
carotol - fuga de scovin” - Ora, il birichino ha perduto il carattere politico:
si accontenta, tutt'al più, di studiare il fischio dei cocchieri delle varie
case signorili, per farsi aprire il portone dagli ingannati portieri, e poi
darla a gambe - Birichini e Croati - Le birichinate fatte ai Croati - dinanzi
ai quali allineati - sodi e duri - si mettevano dei ragazzotti e sbadigliavano
sbadigliavano finchè tutta la fila dei soldati dovea pur sbadigliare. Altri
poi, quando il battaglione pigliava le mosse, ci camminavano insieme di pari
passo, e insistendo colla punta delle loro scarpe sui tacchi dell'antecedente
Croato, cercavano di cavargli le calzature. - Il vero birichino era
essenzialmente onesto e fidegh san. Oggi, è sostituito dal barabba, che
puzza di correzionale - e di vigliaccheria.
2558.
(V.2240) Degli Intercalari. Es. d'incanto e maraviglia - eccetera eccetera - o
che so io - disi - tìppete, tàppete, tùppete - l'è andada e l'è vegnuda -
2559.
Temi. I° Una fanciulla, innamoratasi di un giovane, è sul morirne. I parenti di
lei, vogliono sforzare il giovane a sposarla - Il giovane, innamorato d'altra,
rifiuta - Ma la sua amante, saputa la cosa, unisce i generosi suoi sforzi a
quelli dei parenti della fanciulla morente. La quale, per riconoscenza, diviene
amicissima della generosa. Conclusione. Il giovane vive con tutte e due - e
vive in perfettissima armonia. - 2° Tale s'innamora fieramente di una, che non
gli corrisponde. Disperato, egli cerca dimenticarla, e dopo indicibili sforzi,
ci riesce, mercè un'altra. Ma allora, quasi a vendicarsi, Amore scende in colei
che negava, la quale, ricomponendo nella mente la figura del lontano giovane, a
poco a poco se ne innamora perdutamente. Ma è tardi. - 3° È la sera. Una
bellissima faccia di ragazza sta appoggiata alla vetrina di una bottega,
guardando verso la strada. Passa un giovane, pien di tristezza e d'amore. I
loro occhi s'incontrano: le loro labbra si aguzzano le une verso l'altre - e i
due giovani si baciano attraverso il cristallo. Donde un amore - 4° Due
fidanzati vanno dal notajo per l'atto nuziale. Si trattava di un matrimonio
fatto più tra i parenti che tra gli sposi. Il notajo è un bellissimo giovane.
La fidanzata se ne innamora. Rifiuta di sottoscrivere l'atto etc. - 5° Racconto
in cui ci siano due figli di madre nobile e di padre plebeo, che trattano
d'alto in basso il padre. Umiltà del padre in loro riguardo etc.
2560.
Temi. I° Tradizioni. Tale barone del 1200, morendo lascia una somma perchè la
città fornisse alle migliaja di palombi che abitavano sulle sue torri una certa
quantità di miglio. La città accetta il legato per riverenza al barone che ne
era stato signore e benefattore. Passano i secoli. Il rispetto per i palombi diventa
superstizioso. I palombi minacciano quasi di cacciare dalla città i cittadini.
Arriva tempo in cui un discendente del barone versa nella più squallida
miseria. Chiede alla città che si passi a lui la somma destinata a mantenere i
piccioni. Consiglio municipale. Vari oratori pro e contro. Si sentenzia infine
che il legato non può annullarsi; tuttavia si dà il permesso al supplicante di
mangiarsi quanti piccioni gli piaccia. - 2° Racconti pe' miei nipotini. Nella
Pref. conf[utare] le nuove teorie sulle cose da contarsi ai bimbi, avendo
principalmente riguardo ad una delle Pref. di Figuier, credo, alla Terre
avant le déluge: dire che la fantasia è la fiamma che accende e tien
calda poi la ragione: osservare che fra le bugie della scienza che seccano e le
bugie del romanzo che non seccano, sono da preferirsi quest'ultime. Nei
raccontini, mettere maghi, streghe ecc. a biseffe. Uno dei racconti può
intitolarsi “l'ometto del trifoglio” - e vi si conterà di quell'omino che
ballava su'n quattrino, batteva i ceci colle pertiche, andava a caccia delle
pulci, grosse, per lui, come pernici: avea per uccellini, le mosche ecc. ecc. -
Altra storiella s'intitolerà “il re delle marionette” descrizione dei
fantoccini che si rovesciano fuor da un sacco etc.
2561.
(R.U. L. x. Martiri Popolari) - Cicca Barlicca...
la forca t'impicca - Ehi, sur Lozza, ch'el se strozza! - Sott'a quel cassinott
- ghe stà ona veggia stria - che fà ballà i pigott - El ciall del Piatt - La
Bombola - El Bazzer - La mamma di Gatt, etc. Pigliarne informazioni.
2562.
(G.F. V. 2340) L'incontro al I° dì d'anno. Il prete. Il fornajo.
Il soldato. Il rospo. Le pagliucole in croce etc. “Bon ann!” “Te l'auguri de dô
con balia” - Festa della Madonna del Carmine. Tutte le botteghe del quartiere,
in lusso. La fontana, del poponajo, tra le roccie, con un pezzo di sughero che
balla sul zampillo... Dal salumiere i pesciolini dorati nei vasi di vetro - e
il laghetto vero con entro oche di porcellana... - Dal pollajolo - i capponi
col becco indorato, le ali dipinte di rosso, e il ventre di verde -
In altre botteghe, la gabbia tonda che gira, per opra del
merlo che salta continuamente di ballatojo in ballatojo mentre invece par fatta
girare da due fantoccini - mori - che stanno attaccati ai due laterali manubri
- vestiti a righe bianche e rosse frangiate d'oro; in altre, i fiori di pezza,
e gli aranci di lana gialla con entro spilli ecc. ecc. - Spavento necessario alla pelle
della galantina per accaponarsi.
2563.
Il sistema costituzionale ad usum Italiae è tutto ipocrisie. I cittadini, si
dice, fanno le leggi... ebbene! due terzi delle disposizioni legali sono date
dai regi decreti. Ma non son leggi - si dice - sono decreti. Giuoco di
bussolotti.
2564.
La facilità di trovare metafore nuove, è grande prova, nei bimbi, d'ingegno. P.
es. A mio cugino Fausto (cinquenne) era stata letta alla mattina una poesiuccia
francese “La ligne meurtrière” dove si parlava di pesci ecc. coll'annessa
morale; e siccome Fausto si trovava ad Andorno e ad Andorno egli si era sempre
ammalato, disse “Andorno è la mia ligne meurtrière”.
2565.
Il gatto potrebbe chiamarsi lo scaldamani delle poverette.
2566.
(R.U. L. v. Bel mondo) Le grandi colpe piccole.
L'hanno col mio amico Perelli, gli tengono il broncio, lo sfuggono... e perchè?
forse per qualche disonestà? No, neanche per sogno. Son pochi i galantuomini,
pari suoi. Ma Perelli porta i capelli prolissi, e invece di paletot, mantello!
2567.
Palizzi napoletano - dipinse un quadro che rappresenta il deserto. In mezzo due
leoni. Il maschio è disteso sulla sabbia, dopo il fiero pasto, di cui gli si
veggono intorno gli ossei avanzi - ha gli occhi semichiusi - e par che senta
nel sangue formicolargli la libidine: la femmina, gli fà in giro le sue volte
lussuriose e gli lecca le palpebre. Sotto al quadro sta scritto: idillio. -
2568.
La Teresa fioraja avea offerto un mazzolino a tale, che nel pagarla con un due
lire, chiesele il resto. E la Teresa gli pose in mano uno scudo.
2569.
Nelle prigioni di Mantova, alla più sozza canaglia il governo Austriaco
mescolava coloro dei nostri fratelli rei di troppo amare la patria. Tutti erano
astretti a dormire in comune su una lunghissima tavola, resupini, con un anello
alla cintura nel quale gli aguzzini facevan passare una catena di ferro,
assicurata ai due capi. Se uno si moveva il moto e lo squillo ferale si
propagava per tutti i dormenti. Da uno stanzone all'altro si passava per una
specie di gattajuola. Intorno a ogni stanzone girava una ringhiera dalla quale
gli aguzzini, in caso di tumulto, facevano fuoco all'ingiù. -
Lavoro in comune e silenzio. Il carcere durissimo
consisteva poi in una stanzetta piccolissima, nella quale il condannato stava,
solo, legato al muro con una catena. Quando si apriva la porta per dare aria a
quel bugigattolo, il condannato poteva avvicinarsi alla soglia, fin dove la
catena gli concedeva. La porticina dava in un cavedio altissimo. S'avea cura,
mentre una porta era aperta di tenere chiuse le altre. - La prigionia [era]
inoltre accompagnata da molte crudeltà: fra le altre, l'anniversario del
delitto era festeggiato sulle spalle del reo condannato con un dato numero di
colpi di bastone. E con tutto ciò gli aguzzini si facevano fare la barba da
alcuni dei forzati, già di professione barbieri.
2570.
Il mondo ama di esser canzonato. La scala delle canzonature passa per tutte le
note. Ci furono anche le dotte - come quella delle leggi dei re di Roma
falsificate - e dei canoni pure falsificati. Poco tempo fà, un astronomo
imbrogliò mezza Europa colle descrizioni ch'egli faceva del mondo della Luna,
da lui studiato al capo di Bona Speranza mercè l'ajuto di un potentissimo
cannocchiale, etc.
2571.
Temi. (G.I.) I° Un bimbo dà a un povero vecchio accattone un
lucidissimo cinque quattrini statogli regalato dal babbo. Il vecchio, ingannato
dal suo luciore, lo piglia per un marengo, e corre dietro al bimbo per
restituirglielo, credendo di averlo avuto in sbaglio. Dispiacere profondo del
bimbo, perchè la moneta è davvero un cinque quattrini - 2° Passo per una via.
Un poveretto mi cava il cappello. Io credo ch'ei mi saluti a gratis e gli rendo
gentilmente il saluto. Mortificazione del poveretto - 3° Molte buone azioni ci
vengono in mente, quando appunto non c'è più tempo di farle. Un povero
straccione cade sotto di un omnibus. Non si fa nulla di male. Vien rimbrottato
dai passanti, cacciato a spintoni, schernito. Io passo oltre. Strada facendo,
penso quanto bene avrei fatto, a lui ed a me, a pagargli un bicchiere di vino,
bevendo seco. - 4° Due s'incontrano: credono raffigurarsi e fanno per portarsi
la mano al cappello. Conosciuto l'errore, si pigliano, invece dell'ala del cappello,
il naso.
2572.
I° Manzoli off. di artiglieria tornava di notte a casa un po' alticcio -
cantando a squarciagola. Un carabiniere lo ferma e gli dice “È proibito
cantare!” E Manzoli: l'ha bevuu lu? - Mì? - Sì, lu, ch'el disa; l'ha bevuu? -
Perchè? - Perchè, se l'avess bevuu, el cantaria come mì - 2° Un cacciatore
compra strada facendo una lepre: poi si vanta, ad un amico in cui dà, di averla
appena uccisa egli stesso. E l'amico, odorandola “bravo! sei arrivato appena in
tempo. Un dì ancora, l'avresti trovata marcita”. - 3° Un sindaco dava un pranzo
di gala. C'erano tanti pasticcetti quanti i commensali, fuorchè pel bimbo del
sindaco. “E per me?” chiede il bimbo - Non ce n'è più - dice il sindaco - Ah fa
nient - risponde il bimbo (siamo a Modena) - li ho tutt lechè. -
2573.
(R.U. Bel mondo. L. v. Vecchia e nuova
stampa) (V. 2556). La Ciani-Camperio di 83 anni si alzava ogni mattina
all'alba, faceva un bagno freddo - poi una passeggiata in Piazza Castello, con
in bocca la pipa.
2574.
Il barone * detto Cimabue, è celebre in Milano, come eralo già il Gargantini e
la signora Balsamo Crivelli, pe' suoi spropositi. Gliene si affibbiano d'ogni
sorta. P. es. - Giocando al bigliardo diceva “i coglioni stanno a casa loro, ed
io non mi muovo” - In quella stalla faceva un caldo d'inferno. Figuratevi, gli
uomini, il letame, le bestie, e di più, i gradi del termometro - Mi fai provare
le pene di Dandolo (Tantalo) - Sei sicuro come in bocca al lupo (scur come
in bocca al lôff) - Dio fa gli uomini e poi li accoppa (accoppia) - Si
discuteva sul modo di aumentare le entrate della città, “subito fatto” egli
disse “E come?” gli si chiese. “Oh bella! aprendo nuovi dazi” - Sua figlia,
ammalata, si doleva del frastuono delle campane della vicina chiesa. “Non ti
confondere” egli disse “farò distendere dinanzi alla casa la paglia” - Erano
ammalatissimi i conjugi Soncino. Disse *: può darsi; ma stavolta restano vedovi
tutti e due - etc. etc. Malattia igienica, per indigena - giupponcino tra carne e pelle. -
consanguineità per strage sanguinosa. - Quanti casi di colera oggi? - Tre - Ah!
meglio che niente! - candele isteriche, per steariche - condannato al
quadrupede per quadruplo - proposcide per pisside - genere illirico per lirico.
- Una buona ménagerie fa la fortuna di una casa. Udita l'uccisione
dell'elefante al Jardin des Plantes a Parigi, durante l'assedio, disse: chissà
quant'osso di balena ne avranno cavato! - Ha delle calze di seta tanto belle
che pajono di filo - È una bella casa; peccato che abbia la servitù degli orbi
che vi guardano dentro - pupille per palpebre - eburnei capelli per ebanini -
Come? un pesce mangia l'altro? dunque, anche i pesci sono antropofagi? -
2575.
I° Salotto di campagna. Le pareti dipinte a paesaggi convenzionali... lago con
cigno e tempietto... bosco con eremita... fiume con salci piangenti ecc. La
volta, a cielo con sei effigiati uccellini. Intorno alle porte, ai vani delle
finestre, e al camino, invece di stipiti, pitture di rovine e di roccie. Strana
è la figura che fanno i quadri (quasi tutti, litografiaccie colorate) appesi a
quelle pareti a paesaggio. Sedie poche, all'empire. Tavolo rotondo in
mezzo a tre gambe, tre colonnine cioè coi capitelli di legno dorato: sopra, una
tavola di verde-Varallo. Pende dalla volta un lampadario di latta verniciato di
rosso e di oro con sotto una lastra di vetro.
Lo si direbbe un gioco di bossolotti - 2° Sala-empire.
A lesene di stucco giallo, su fondo verdognolo. Gli zoccoli pure di stucco
verde-cupo. Dapertutto, dipinti, festoni, grifi, cetre, anfore. Sulle porte
bassorilievi dipinti. Mobiglia bianca e oro con stoffa gialla. - 3° Stanza da
fittabile. Pareti scrostate con macchie di umidità. Soffitto a travi affumicate
da cui pendono, festoni di pomidoro - grappoli d'uva incartati - una cesta
piena di penne e una gabbia con uccelli. Sulle pareti trofeo d'armi di caccia,
quadri incorniciati di nero con entro fotografie e un orologio a cucolo.
Pianoforte, sul quale, una confusione di roba; musica, cavatappi, due lampade a
lucilina, una caffettiera e molti gomitoli di spago. Qua e là poltrone
imbottite da sala, e sedie di lisca. - 4° Cucina d'osteria. Affumicatissima, a
grosse travi, con un caminone - Sul caminone un baldacchino di stoffa e sotto
una madonna coi lumi a olio accesi. Tutte le pareti, letteralmente coperte di
rame lucidissimo, dal più grosso caldajo al minimo padellino. - 5° Casa
Galbiati (Il Signor Galbiati è per metà scemo e per metà pazzo). Sul camino di
marmo della sala, lapide che ricorda il distacco del barone dal figlio che
partiva pel campo - su'na parete, biglietto d'invito ad una festa da ballo del
Visconte di Modrone, incorniciato e sotto il vetro - In altra stanza altra
lapide, con su scritto “Quì nel 1859 furono medicati tre feriti francesi”.
Dapertutto, sotto i portici del cortile, sulle scale, dipinti a imitazione di
terracotte, i ritratti di Cialdini, di Garibaldi, del Boggio etc. etc. -
2576. Il gen. cosacco Platoff, entrato in una casa
patrizia milanese, trovò in un armadio un barattolo con entro dello spirito di
vino e un pezzo di roba. Lo credette una pesca allo spirito, e però da goloso,
se lo mangiò tutto con la sua bagna. Sopravenne in quella la vecchia balia di
casa. “Madonna Santa!” si pose a gridare spaventata, correndo per tutta la casa
- “hanno mangiato il Signor Contino!”
2577.
Caratteri umani. I° De Maestri, prima fabricatore e venditore di caramelle di
cedro, poi sonatore di flauto. E ha l'asma. Ama ammirabilmente i suoi genitori.
Guadagna venti lire al mese e dice “una è per me (passandosi la mano sul naso)
le altre... a casa”. Suo padre fa il mestiere di sbucciare i semi di popone. De
Maestri, vive nella sua miseria allegramente. Tiene spiritosità adatte alla di
lui professione, p. es. “ho potuto dare sessanta battute d'aspetto al mio
sarto” oppure “del tempo largo al mio fornajo”. Mangia dal trattore una
minestra sola. Da vent'anni avea in cura una quaglia malata. La quaglia sta ora
per morirgli. Sua afflizione. Ne informa ogni giorno gli amici - 2° La signora
R. settantenne, sanissima, perchè senza cuore, felicissima, perchè senza
memoria. Legge sempre quella pagina. Sono dieci anni che le è morto un amico
consigliere; sono dieci anni, che domanda “perchè non viene stasera il
consigliere?” -
2578.
L'anima risiede nel sangue - aìma, quasi anima - sangue - porpurea anima
(Virgilio).
2579.
Il terzo racconto del volume dal titolo “l'Osteria” potrebbe consistere in ciò
che narra un agente di elezioni politiche, un po' alticcio. Si dica che il suo
deputato ha speso dalle 5 alle 6 mila lire. Le marche per mangiare a gratis
nelle osterie del partito. Certi elettori, a Sanazzaro, ne aveano fin tre,
avute dai tre candidati alla deputazione etc. Impudenza del narratore.
2581.
Tutti dormono nelle lor professioni.
2582.
Desc[rizioni]. I° Dopo l'inondazione. I fondi presso Po. La malta sino a metà
dei gelsi - I gelsi insabbiati, con pezzi di legno, paglia, spighe ecc. tra i
rami spogli di frasche. - I filari d'alberelle, curvati dalla corrente del
fiume. - Impigliato in un gelso, un morticino. - 2° Casa. Torino ha case da
contenere un mondo di gente. Non chiedete ai portinai chi ci stia: non lo san
forse neanche i padroni. Di gente ce ne sta d'ogni specie. Il bottegaio a
terreno e nei mezzanini: a primo piano il riccone: a secondo il professionista,
a terzo l'impiegato, e su su, per due altri fino ad arrivare alle soffitte
dove, qualvolta, c'è chi muore di fame. E tutti sono serviti da una scala sola.
Brutto è poi di vedere certe lunghe terrazze che girano a ciascun piano intorno
al cortile, in fondo alle quali sta il cesso. L'è un andare e venire continuo
di pitali. Dal cortile si può vedere la Signora Contessa che apre la porticina
del licet... -
2583.
Soldati, birri, carnefici - equivalgono ad altrettanti legali... reati. Coi
soldati si umilia la dignità umana. Un uomo per essi diventa una macchina. Il
giorno in cui i soldati scompariranno, comincerà la civiltà. Per ora, non siamo
che sullo scorcio del Medio Evo. Rientrate una volta le nazionalità nei loro letti,
anzi diventate tutte una sola nazione, dovranno cessare le dinastie e i
soldati, etc. etc.
2584.
Il giuramento è una solenne menzogna - venne inventato per meglio ingannarci
fra noi. Dell'unica Verità, egli ne fa due mezze, l'una officiale, l'altra di
tutti i giorni. - Per gli impiegati poi è una infamia. O mangia sta minestra o
salta sta finestra. È un giuramento in cui non c'è libertà di elezione. La vita
di un impiegato, che passa per diversi governi, non è che un continuo giurare e
spergiurare. Ci sono alcuni che si ricordano di avere giurato per la république,
per Napoleone, casa d'Austria, regno d'Italia etc.
2585.
fare arma visconta (dell'andar barcollando degli ubriachi per strada) - pesci
dal becco gentile (degli agoni, trota etc. a paragone del luccio, dei pesci
persici etc.) - pezzato come un bracco - solo come una pulce -
2587.
Ove non arriva la pelle di leone, si rappezzi con quella di volpe. (?)
2589.
Le leggi non possono essere immobili, in una società, per sua natura,
mobilissima. Perchè volere che i morti governino i vivi? perchè mummificare un
popolo? Abbiamo dunque l'audacia... di vivere. Accogliamo con gioja, anzi
cerchiamo le idee nuove... Chi torrà mai alle vecchie l'originale peccato di
essere state nuove?
2590.
(R.U. L. II. Dal calamajo di un medico) Consulto
medico. Descrizione dei tre dottori, il giovane, il vecchio, e quello di mezza
età. I tre dottori, rimasti soli, non dicono una parola dell'ammalato.
Rientrati i parenti, danno la sentenza, che è “va benissimo quanto il medico
curante fa” - intascano il rispettivo marengo - e sen vanno - Cura idropatica.
Le delizie dell'ospedale. Si sceglie per villeggiatura... lo spedale.
2591.
Sulla questione del merito e del demerito, come compensato il primo e punito il
secondo - si può sviluppare quanto si trova accennato nel racconto “Per me si
va tra la perduta gente” a pag. 88. - Ai dì nostri, la principessa Clotilde di
Savoja cambiò solennemente la fodera alla S. Sindone che si conserva in una
chiesa di Torino. La principessa stette in ginocchio, su un bel cuscino, a
cucirla e a scucirla. Il marchese Gualterio avea l'alto onore d'infilarle
l'ago. Altri cortigiani quello di accendere i lumini, e di tenere in mano le
torcie. - È una cerimonia che avviene ogni settant'anni.
2592.
(R.U. L. v. Bel mondo. Stampa vecchia e
nuova) La vecchia Visconti Alari robustissima avea una fragilissima nuora. Si
domandava “c'è la contessa?” - “Quale?” - ridomandavano i portinaj, “perchè se
Lei cerca la giovane, è in sala sdrajata su un canapè; ma se cerca la vecchia,
è in giardino a correr dietro alle farfalle” -
2593.
Il dovere di procreare è imposto soltanto agli esseri comuni. Scopo
dell'umanità è di ascendere a Dio per mezzo degli uomini che possono guidarla
alla perfezione. Ora, costoro che sono i cosidetti grandi uomini, sono
dispensati dal comune obbligo del generare, essendo essi lo scopo e il frutto
di quello, attraverso i secoli.
2594.
Vidi nella galleria Pitti, certo Inglese, camminar gravemente, fermandosi ad
ogni statua dotata della foglia pudica, che sollevava, guatandoci sotto -
sempre seriissimamente.
2595.
“Si rovinò a forza di risparmio” si può dire di chi lascia cadersi la casa, per
non volere sborsare un quattrino a ripararla; o butta via la biancheria sporca,
per non sprecare i denari della lavandaja ecc. ecc.
2596.
L'osteria del Lumetta a Milano sull'angolo tra i Fiori oscuri e Brera - era
chiamata così dal suo padrone De Magri, il quale fu l'ultimo nella città a
portare la lumm (mezza lumm col covin). E in verità il De Magri, avea
ben scelto l'insegna - chè i curiosi fioccavano alla di lui osteria. - Tal
bevitore, quando, a forza di mezzi si trovava bene bevuto, dicea “sono nella
pienezza dei miei mezzi boccali” parodiando, i mezzi vocali dei cantanti - Tre,
gli stadii dell'ubbriachezza, “cirla” (allegrioccia) - “virla” (barcollina) -
“patarlaca” (imbriacatura completa)... - quando i bevitori cominciano a
cercarsi le gambe... quando il soffitto cammina e si raddoppiano i lumi etc...
-
2597.
Perchè, in generale, si sfugge la solitudine? Perchè pochi si trovano in buona
compagnia seco.
2598.
(R.U. L. v. Bel mondo) Tra i miserabili,
porre il carattere del Bue d'oro e di *.
2599.
(R.U. L. v. Gli amici) I cosidetti amici
sono i primi a sapere e perciò a propalare le nostre vergogne; i primi a farci
sapere che nostra moglie ci tradisce, o che il credito nostro è compromesso.
Figuratevi se han da lasciarsi sfuggire simili belle occasioni! - Sono gli
amici che ci vuotan la borsa e ci empion la moglie: che sollevan contro di noi
la servitù nostra etc.
2601.
(L. VI. Bimbi) Conf[ronto] fra le subite amicizie da tu dei
bimbi, e degli studenti: le prime di cuore, l'altre artificiali. Le terribili
ingenuità dei bimbi e i più terribili perchè.
2602.
Dimandato a un bimbo, il quale stava col temperino del babbo spellando una mela
“che fai!” mi rispose “tempero un pomo” -
2603.
Perchè non abbiamo in Italia un ministero per le Belle Arti come in Francia?
Ogni paese deve aver cura principalmente de' suoi principali prodotti... e i
nostri a parer mio sono - grano, vino, e opere d'arte -
2604.
(G.F.) - Giorno di un funerale, giorno di festa per le poverette
della chiesa, e per quelle del cimitero. Descrizione di un gruppo di accattone,
che ricorda le streghe del Macbeth. Lite tra loro. Il becchino si
frappone. Parlano del padrone del morto... Una di esse possiede un fondo
di 60.000 lire. Altra, guadagna, accattando, dalle 5 alle 7 lire per giorno. -
Muojono di fame col paglione imbottito di marenghini. - Desc[rizione]
dell'Osteria del Biscionscell (1750-1800) a Milano luogo di convegno di
tutti gli accattoni. E lì si vedeva lo storpio riavere l'uso delle proprie gambe
e ballare la monfrina con chi poco prima facea la morta di fame sulla via. Le
stampelle diventavano arme da offesa; le mani rinascevano sui moncherini etc.
etc.
2605.
Due ragazzi attaccano lite. Uno dice all'altro “brutt macaco” e questi: mei
macaco che lader! - e giù botte. Purtroppo, la bruttezza morale ci fa meno
orrore della fisica - E spesso l'ilarità precede la compassione. Quand'io veggo
il gobbo barbiere di Argegno, che pare un ragazzo settenne, mentre è già uomo,
non posso rattenere un risolino... Non è che poi, a forza di raziocinio, che la
pietà mi ritorna.
2606.
Ad un pievano era stata furata un'oca. Fece una predica sul tema “Teremotus
venit per Loca” - Delle spiritosità dei preti: stantie, come la classe loro,
sudicie come i loro abiti. V. le rime di un Lombardo (credo, prete Grossi).
2607.
Tale, vedendo le magnifiche vetrine del giojelliere Bellezza nuovamente aperte
sul corso di Roma, esclamò con dolore “quanti peccati!”
2608.
In ambitiosa paupertate vivimus omnes - (Tale diceva “io abito sopra il 3°
piano”, per non dire “al 4°”) -
2609.
Tale, narrando fatterelli scandalosi diceva sempre il cognome del protagonista,
osservando che è proibito di dire il nome del peccatore, ma non il cognome -
2610.
Magnifici son gli argomenti di Seneca e compagnia sulla fortezza, temperanza,
equanimità ecc. ecc. Tutto sta a ricordarsene all'atto pratico - Dopo una mia
lunga orazione sulla vita del vero filosofo, dicendo io “e quando potrò
giungere alla perfezione”... mamma interruppe “oh allora come sarai nojoso!”
“Purtroppo” aggiunsi io “ci vuole un lunghissimo tempo!” “Respiro!” fece mia
mamma. - Tale scienziato, studiando indefessamente il modo di ben ragionare
visse e morì nel solitario suo studio -
2611.
(R.U. L. VII. Parte uff.) Negli impiegati.
“Sono prigionieri. Abbia pure una gabbia, le sbarre d'oro - è sempre
una gabbia”. - nei giornalisti, citare Bonghi che inorgoglisce
perchè la sua Perseveranza si adopra perfino nei cessi di Jokoama e
Pekino. -
2613.
Le adulazioni coi ricchi e le provocazioni all'adulazione da parte dei ricchi.
Chi è il più ricco della Camera? domanda lo stramilionario deputato Antona con
un'aria d'ingenuità... “Eh eh un nostro amico!” comincia il coro degli
adulatori, per bocca p. es. del dep. Morelli, e così via, finchè un altro dep.,
per es. il Del Zio, intuona “Pochi sono gli Antona... anzi, d'Antona ce n'è uno
solo” ecc. (Per fortuna!)
2614.
(L. II R.U.) A Napoli fui a trovare il Dott.re
Cantani, che aveo conosciuto a Milano ma il Dott. re fece le viste
di non ravvisarmi, e volgendo la visita mia in una visita sua me la fece
pagare. - Due scene a riscontro: una del medico di campagna coi signori della
città: l'altra del medico di città coi signori di campagna: quindi dialogo tra
un medico di città e uno di campagna, descrivendo il fare tra il riverente e il
sospettoso di quest'ultimo; e il fare fanfarone e sprezzante del primo.
2615.
(R.U. L. XII. Indifferenti) Dei tiepidi, degli
incolori - Legge di Solone contro coloro che, nelle fazioni popolari, non
parteggiavano. - ... Che Dio vi dia dell'entusiasmo! ‑ (R U.
L. XII) Nelle lievi pazzie cit. il Tito Livio Cianchettini - Nei malcontenti
(spostati ecc.) Tutti -
2616.
(R.U. L. X. Martiri popolari) Nelle
cattiverie a gratis cit. i trovatelli, cui s'impongono i più bizzarri e
ridicoli nomi - e i più obbrobiosi, come Colombo - Zanata (già nata), Esposito
etc. etc.
2617. ...sobri, non per filosofia,
ma per anemia... - (quell'uomo) smarrito una volta il buon senso, non lo trovò
più... - ...e russò tanto che dal suo stesso russare finì per destarsi...
2618.
C. nuovo arricchito dà venti centesimi a un povero diavolo che gli serve da
giardiniere, oltre una ciotola di minestra, e per casa il casotto del
cane bracco - a condizione però di cederlo ancora al cane, quando questo
ritorna dalla campagna.
2620.
S'incontra volenterosi il male in vista di un bene maggiore. La gloria fa parer
bella la morte, per cui la si aquista.
2621.
(G.F. V.340) Cit. nella Santa Croce, chi grida, vendendo
libretti “vita morte e miracoli del Santo Chiodo”. - Cit. nelle reliquie il
latte della Madonna - il sudore di S. Michele quando combatteva il dragone
- una Costa del Verbum caro - un dito dello Spirito Santo - alcuni raggi della
Stella Cometa dei tre Re magi - un'ampolletta col suono delle campane del
tempio di Salomone - Un aborto di M. V. (cioè un piccione nello spirito) etc.
2622.
Saggio d'iscrizioni sulle muraglie dei santuari. A Oropa ho letto: “Alfine ti
riveggo - o gran Santo e una grazia ti chieggo - Già da gran tempo a te volsi
mie preci - Che fai? sordo forse tu sei? - alla mia pace alli desiri miei? -
Non farmi il neci (forse il nesci) - Ma fa che un dì il mio penar cessa - E la
grazia che da te desio mi sia concessa” - Altra “Cerruti Quinto è passato colla
sua morosa per quì e l'ha molto chiavata” - Altra “Severino Pozzo è stato al
Santo d'Oropa a contemplare il Rosario con compagnia, e conosce molto bene la
lingua latina, ma resta un poco imbrogliato a leggerla”.
2623.
Es. di fastidi grassi. La S.ra I. arrivando tutta trafelata da mia
mamma: “Ah povera me! non so più dove buttare la testa!” - Mia mamma: “Che
c'è?” S. I. Ah! se non la perdo è un miracolo - M.
Ma che c'è? Notizie brutte di Nicolino? - S. I. Ah no!
- M. Di Emilia? - S. I. Sì. - M. è
ammalata? - S. I.: no... È andata a Parigi - M. Brava
lei: si divertirà! Foss'io al suo posto! - S. I. Ma e sai
che mi scrive? - M. Cosa? - S. I. Che ha
paura d'ammalarsi -
2624.
In cerca di moglie - A. dice a B.: vado dalla mamma della
mia forse-futura. Vieni meco: e fammi il favore di calcare la penna su quanto
dico. - B. Sta certo. - A.: è questione, sai, di parere da
più di quanto sono. - E i due amici vanno dalla detta Signora. A.
(entrando) Sont vegnuu chi in legnett. - L'amico B.: Legnett?...
una carrozza de quella sort a vott moll? - Madre della sposa: e
l'ha ciappaa fredd? - A. No... s'era quattaa d'on paltorin de
stoffa ligera... - L'amico B.: e te ghe diset ligera? on stoffon
de Londra come quell, el gha minga el pari in tutt Milan. Domà a vedell, el
soffèga... - A. gh'hoo però on poo de toss - L'amico B: comè
toss? dì pur che te set marsc spedii... - Va e fidati dell'amicizia!
2625.
(Dal Vero) L'oste Pallanza parla sempre in sussiego e in mezzo italiano. Un
avventore: “oè Pallanza, val poco questo risotto!” Pallanza “anch'io
l'altro giorno ho comperato un libro, che m'è poco piaciuto. Eppure, non l'ho
rimandato al librajo...” - Avventore: Pallanza, una costoletta un
franco! sei matto? - Pallanza: Se fosse per la vile plebaglia,
passi! ma quando s'ha da trattare con nobili cavalieri come loro... capiscono
bene! il decoro!... -
2626.
Love goes toward love, as school boys from their books (Shakspeare), frase a
due tagli. cf. con quella che può essere il suo contrario “Amor che a
nullo amato amar perdona” (Dante).
2628.
Fare all'amore colle villanelle sui monti è come bere il vinetto nei crotti del
lago di Como. Guai le villanelle senza monti, senza un duemila piedi sul
livello del mare, guai quel vinetto in città! -
2629.
Paradigma di discussione. A (con calma): è bianco - B. (id.):
è nero - A. (rinforzando) io dico che è bianco - B. (id.)
e io dico che è nero - A. (forte) È bianco - B. (più
forte) è nero - A. e B. (a squarciagola) È bianco/nero
E la discussione è finita.
2631.
Sull'ozio, riguardo alla sanità V. Plutarco, Opuscoli T. I° p. 381 della
Collana Storici Greci Volgarizzati, Sonzogno 1825 - La Del Mayno, coltivatora
di api, diceva che l'uccidere i fuchi era per lei il più grande divertimento
“perchè le pareva di uccidere i frequentatori del caffè Martini”. Sull'ozio in Italia (ma perchè
solo in Italia?) V. art. del S.r Tamborini, R[ivist]a
Europea 1876.
2632.
O tu, che fai il mestier del romantico, pensa che quella aerea fanciulla,
dianzi alla quale tu t'inginocchi come dianzi una dea, sta maturando anch'essa
nel ventre il suo bravo stronzino. -
2633.
Tale un giorno, meditando i suoi casi, trovossi perfettamente felice.
Sgomentato di vedersi preclusa la via a ogni speme, si uccise. - cf. l'Anello di Policrate di
Schiller.
2634.
Quando, quei di Lugano partono di casa per far fortuna, le madri gridano dietro
a loro “Porta a cà roba...”. La barca si allontana dalla spiaggia e loro più
non arriva se non l'ultima parola della raccomandazione “roba!” -
2635.
Un cavallo sta fermo attaccato ad una carretta. Passa un garzone di bottega con
una scodella d'aqua. Il cavallo le volge una pietosa occhiata quasi dicendo: ho
sete - E il garzone gliela mette e rimette sotto il muso, senza lasciargliela
pure lambire, poi si allontana ghignando - il birbone!
2636.
Cerbero invidiava alla faccia di Proserpina. Di quì, la frase del “cane che
abbaja alla luna” -
2637.
Un generale usava dire a' suoi soldati “fermi come un fulmine!” - Un professore
declamando l'ode di Manzoni Il 5 maggio - e insieme
gestendo, avendo alla parola cadde alzata la mano, dovette abbassarla al
risorse per poi restare al giaque colla mano rialzata.
2638.
(In un affitto di casa) Padrone: facciamo un tanto all'anno - Inquilino:
cioè! Ecco... il tanto non ve lo posso dare. Faremo un poco all'anno.
2639.
Lo studio a chi non ne sa usare, è pericolosissimo. un coltello che taglia chi
non l'adopra colla maggior cautela. - Ogni artista e spec. un letterato prima
di porsi a un'opera originale, dovrebbe intromettere, fra i suoi studi, un anno
di distudio.
2640.
La sola Giunone avea il privilegio d'ispirar sonno a Giove.
2641.
Questione, se davvero le opere d'Arte, come dicono gli Artisti, sono
impagabili. Per me le ritengo capaci di una tariffa commerciale come qualunque
altro prodotto. Nella Storia Umana la quale ha per campo, non gli anni ma i
secoli, le messi dell'Arte sono regolarissime, come quelle delle granaglie e
dell'uve... -
2642.
(Es. di predica secentista) ...“Come il marronajo distingue le grosse dalle
piccole castagne, chiamando le prime marroni e le altre semplicemente castagne,
così noi distingueremo i peccati mortali dai veniali, chiamando pinfete
questi - e quelli ponfete... Dunque, Davidde vidde Bersabea... pinfete!
- le piaque... pinfete! - la desiderò... pinfete!
l'attirò a sè... pinfete! - Oh dovrò io, carissimi figli,
arrivare al terribile ponfete?...” etc.
2643.
Sulla porta del Pantheon, un povero prete tutto stracciato mi si
avvicina chiedendomi la carità. “A Roma?” gli faccio io, stupito. Egli mi dice,
che la povertà del Vangelo è vera... In quella, passa un carozzone tutto a
cristalli e a dorature, tirato da quattro cavalli, con entro un cardinale. -
Sul fondo dell'orinale di un prelato era dipinto un occhio coll'iscrizione “ti
vedo, furbetta!”
2644.
Il verso non giova che ai pensieri grami, celandoli nel suo suono. E però cela,
e quindi è dannoso ai buoni. - Vittor Hugo, dove non è sublime, è ridicolo. -
In lingua non trovi inutili doppi. Es. firlaforla e firlafô (pronuncia ù)
significano egualmente in milanese una specie di trapano. Ma io direi: Il
firlaforla girava velocemente: mentre dico “s'arrestò il firlafô”. -
2645.
Una corte alta e stretta. A terreno l'unta cucina di una trattoria. I camerieri
attraversano continuamente la corte colle vivande fumanti, e senza posa
echeggiano le grida di “taglierini al burro” “bove alla russa” “màccheri al
sugo” “stufato al marsala!” ecc. ecc. E intanto al 5° piano, sotto le tegole,
sta a un finestrino la scarna e desiosa figura di un affamato.
2646.
A Piedicavallo, val d'Andorno, sulla buca delle lettere un ragno ha tessuta la
sua tela. Fortunato paese!
2648.
Tutti i grand'uomini spec. nell'Arte furono pieni di sè... - Anima e sangue di
Dante fu un grand'amore di sè medesimo, il quale cotanto lo empiè per tutto il
corso della sua vita che altro non volle nè potè udire nè veder volontieri se
non quello che poteva farlo risplendere come unico a' tempi suoi (Gozzi).
2652.
Il codice da noi è in continua contradizione collo Statuto; come i regolamenti
lo sono colle leggi. Lo statuto proclama la divisione dei tre poteri - ma col
Pub. Ministero il potere esecutivo s'impone al giudiziario e lo paralizza. Il
Pub. Min. è una spia posta ai fianchi del giudice. - Poi lo St[atuto] proclama
l'immobilità dei giudici. Domando io a che serve l'imm. dal grado, quando il
potere esecutivo può colpirli d'aspettative, trasferimenti da un capo all'altro
d'Italia ecc.? - Per le contrad. tra le leggi e i regolamenti V. ad es. la legge
Casati sull'istruzione e gli annessi regolamenti... - Del fiscalismo e della
burocrazia in Italia.
2653.
Il codice austriaco è filosofico mentre il nostro è sempl[icemente] casistico.
2655.
Conf. tra il Soldato di una volta (il Napoleonico p. es.) e quel d'oggi. - Un
sergente della grand'armata portava in tasca in una scatoletta d'argento le
ceneri di una bandiera, bruciata piuttosto che renderla. - Pei soldati vecchi,
V. Magg in Consei de Meneghin -
2656.
Tale, alto come un granatiere, con due gran spalle e una barba nera e lunga,
entra in una bottega da carbonajo. Pareva un omone che dovesse avere un vocione
come il campanone del Duomo... Ma dice con una vocina sottile sottile “tre lire
di carbonella...” -
2657.
L'elisir di lunga vita è l'arte. La scienza non può vincere il tempo che per
filiazione: l'arte lo vince per individui. -
2658.
Musica sorella di religione - Quanto sarebbe utile a tutti il procurare della
buona musica al povero popolo... Progetto di grandi teatri popolari di musica a
10 cent. - Per ora la plebe deve accontentarsi del Tirazza e degli organetti...
Eppure noi, sotto pretesto di conservare un ordine che nessuno turba, vogliamo
torle anche quelli! - ...O povere due vecchie portinaje che stentando a
comperare il quotidiano pane, pure sapevate risparmiare il soldo per
l'organetto del martedì! Ogni musica è finita per voi. - V. sparsim, sulla
necessità, non di abolire, ma di accordare gli organetti. - I Druidi e il
saggio di Samo cominciavano dalla Musica le loro istituzioni.
2659.
Airoli avea uno zio ricchissimo - vecchio - ma che mai non moriva. Finalmente
un giorno ode la tanto aspettata notizia che lo zio è in agonia. Airoli piglia
subito un legno a quattro cavalli, e a pancia terra, va in villa: sale dallo
zio; e gli chiede: e donca, com'el stà? - Eh... stoo on poo mej... E Airoli
interdetto: el cojonna? -
2660.
Mirmecide Milesio ebbe tanta pazienza da fabricare quadrighette le quali
potevano esser coperte da una mosca: Callicrate, da inscrivere in un granello
di sesamo, a lettere d'oro, un distico elegiaco - Chi non ricorda la pazienza
fratesca che avvolgeva gomitoli di filo in palle di vetro dalla invisibile
apertura, e scolpiva nei noccioli delle frutta i più intricati disegni? chi non
conosce la pazienza chinese che in una palla d'avorio ne sa far contenere,
tutte scolpite dal medesimo pezzo, cinque o sei altre?... Ma tutta questa
pazienza è un nulla, a rispetto di quella di chi resiste a udire (o a leggere)
sino alla fine... (e quì, l'opera, contro la quale è diretto l'articolo
critico).
2661.
Ci sono ricerche morali, nelle quali guai a entrarci!... Alcuni per altro
mettono tosto un buon paravento sull'orlo della profondità senza fine: poi
tranquillamente s'illudono, che al di là ci sia nulla. È un mezzo, se non di
progredire in sapere, certo, d'ingrassare.
2662.
...freddo come la castità di Diana... - sudori dell'anima = lagrime, od anche,
il sangue delle ferite dell'anima - ...placar le fanciulle col canto... - esser
mano e guanto... - bere una vendemmia -
2663.
Temi. I° Fortunate disgrazie e disgraziate fortune. Storia di tale cui arriva
una disgrazia, poi tosto una fortuna causata da quella: poi ancora una
disgrazia nata da essa fortuna etc. - 2° L'amore non si fabbrica. Tale alleva
una ragazzina per farsene poi un modello di amorosa: la circonda d'ogni gentilezza
ecc. Essa, cresciuta, s'innamora di un altro - del primo che capita.
2664.
A Milano vedi becchini di una società di mutuo soccorso per gli onori funebri,
in blouse nera filettata di bianco e berretto di tela cerata con su scritto “la
facilitazione è l'anima del commercio”.
2665.
(App. ai R.U. Bestie). Racconti in cui non entrano
per le parti principali che bestie e in cui l'uomo si veda dal solo loro punto
di vista - Zichett e Tea (cagnolini). Il primo innamorato dell'altra. Cacciato
dalla casa della sua amante, spira d'amore sui gradini di una chiesa, col
chiaro di luna ecc. - Della moda che vuole tagliate le orecchie ai cani. Pochi
sono i mezzi che hanno le bestie di farci capire i lor sentimenti: i principali
tra questi sono le orecchie e la coda - e noi glieli tagliamo! - Mercè la coda
- i cani parlano appunto come parlano gli uomini... cioè col... culo. -
2666.
Car. I° Duca *. Affine di non guardare in faccia alle ragazze che s'incontrano per la
strada, il duca ha preso, dietro suggerimento del suo confessore, l'abitudine
di non porre mai, nel camminare, il piede sulle giunture che stanno tra pietra
e pietra nel marciapiede. Poichè queste giunture si trovano a irregolari
distanze tra loro, indicibile l'attenzione d'occhi e di piede che esige detto
modo di camminare…- Il duca poi, quando il confessore gli proibiva di toccare
la moglie, dormiva in un sacco chiuso: e pure in un sacco coitava con lei
mediante un pertugio, affine di non toccarla più del bisogno - Il duca infine
proibiva ai suoi fittabili di assicurarsi contro ai danni della grandine
e dell'incendio, dicendo questo un'offesa alla providenza di Dio. Correvano per Milano questi
quattro versi, descriventi il duca a letto colla moglie:
Non
lo fo per gusto mio
Ma
per dare un servo a Dio
Che lo serva in vita e in
morte
Mena il
cul, cara consorte.
2667.
Fra le contradd[izioni] nei polit. ordin[amenti] cit. quella della proibizione
dei giochi d'azzardo fatta dalla medesima autorità che incoraggia il lotto.
2668.
La servitù in lusso. Le donne di servizio col cappello di paglia, il manicotto
di pelliccia e dentro manaccie senza guanti; la sottana di seta e il corpetto
di lana. - Ho visto più di una volta, la stessa carrozza che avea condotto i
padroni al teatro, empirsi di gente di servizio di tutte le risme e andare a mett
giò in qualche osteria. E i padroni credono intanto, andando in carrozza,
di schivare il contatto della porca plebe!
2669.
Consigli di una madre massaja al figlio che va col papà ingegnere dai
fittabili... “Ricordati, bimbo, quando mangi del burro, di dire... ah questo
sì, che è buono; l'è quello che la mammina cerca sempre e non trova” oppure, al
vedere un piatto di selvaggina “e dicono che quest'anno non c'è caccia. Almeno
da noi non se ne vende un becco... Se quì fosse la mamma!...” - od anche: al
comparire del formaggio di grana “ve' la passione di mamma!” - etc.
2670.
Temi minuti. I° Sotto agli esami e a due occhi furbi. 2° Self-magnetismo
(di uno che si mette allo specchio e magnetizza sè stesso) - 3° La punta del
naso (Tormenti di uno, che postosi in mente di non potersela non vedere, se la
vede dì e notte) - 4° La pitalata (Castello, abitato da uno spettro che aveva
resistito a tutti gli scongiuri, benedizioni, messe, pistolettate. Uno ci va
coraggiosamente a passare la notte. Appare lo spettro - e l'ospite, non avendo
altra arma gli getta in viso il pitale - Lo spettro fugge nè più ritorna. Era
l'ombra di una ragazza romantica. La vinse il ridicolo). - 5° Amore e prurito.
Dialogo d'amore nel quale uno degl'interlocutori ha in dosso una pulce
rabbiosa. - 6° Musica e amore. Tale non sapeva come esprimere il suo amore ad
una fanciulla. La parola fallivagli sempre. Un dì siede al cembalo in casa
della sua amante, e vi sfoga sonando il suo amoroso dolore. Ella gli si
avvicina lievemente alle spalle, e lo bacia. -
2671.
Quanto imprudenti certi signori mariti! Io, mio cugino C. e sua moglie
parlavamo un dì della bellezza feminile in Italia. Io citavo le Anconitane per
belle - e C. le Calabresi: dicendo delle quali, ne descrisse le braccia e il
seno. E la moglie: come? - saltò su a dire, ci hai veduto ciò? - Ciò ed altro -
rispose C. vanitoso. - E sua moglie gli dev'esser fedele!
2672.
Giudizio, sentenza, esecuzione capitale e funerale di una mosca - Il giuoco
della gatta-leccarda, consistente in tanti bigliettini che i bimbi estraggono a
sorte fra loro. Su di uno sta scritto “bastone” e chi la sorte ha incaricato di
amministrare i doni che portano gli altri biglietti, su'n altro “olio” ed è una
fregata - su gli altri ancora: “cioccolata ben manteccata” “rosumata” etc. etc.
V. pel resto in Cherubini, Diz. mil. it. “gatta” -
Smania dei bimbi di sapere se gli altri son ricchi - Un bimbo sejenne vede suo
fratellino baciare una bimba. Corre tosto dalla mamma e le dice “Gin la faa
basin a Rosina... vist mi!” - Una bimba mangia un dolce proibito (di menta). La
mamma la chiama. Ella corre dalla bambinaja e fiatandole in bocca, le chiede:
senti?
2673.
Temi minuti. I° Due amici che non s'erano visti da un pezzo fan per baciarsi.
Sono impediti dai loro pancioni - 2° Uno cade rinvolto nel suo mantello - 3° Un
giudice, mentre sta udendo le parti, si riempie di tabacco il convesso della
mano, e a poco a poco lo fiuta, tenendosi sotto le nari la mano - 4° Due amici
a tavola, per una cosa da nulla bisticciansi asprissimamente - sragionano -
s'immotriano. Alle frutta, un altro nulla li fa sorridere, e li riamica - 5° [lacuna].
2674.
(R.U.) I° Un sudicione. C. andava a letto con gli stivali. Faceva
il suo bisogno nella carta, poi gettava l'odoroso pacchetto in un cassetto del
canterano. Alla sua morte fattogli l'inventario, gli si trovò un solo bottone.
I suoi abiti stavano riuniti da pezzi di spago. - 2° L'inquieto. Le sue mani
non ponno mai stare ferme. Siede su'na poltrona: ne strappa la imbottitura. Si
avvicina a una tenda, a un cuscino: via i fiocchi. Disfa le corde
attorcigliate: stacca i bottoni dagli altrui soprabiti, dalle tasche delle
carrozze ecc., sciupa le carte, anche di valore; sfila i fazzoletti ecc. ecc. -
3° La compagnia B. il cui unico scopo è il mangiare. Ogni lor spasso va a
finire in letame. Cit. il Convito di Platone ecc. - 4° Il S.r
G. pare che non abbia appreso il disegno se non per mettere tutti, amici e
nemici, in caricatura. Ciò esige un fondo di cattiveria -
2675.
(R.U. Scuole. L. VIII.) I maestri non dovrebbero mai
maritarsi. Portano in casa, ribadita al sedere, la cattedra - I prof. Salis,
Barinetti e Cattaneo dell'Università di Pavia, leggono tutti gli anni quelli
stessi fascicoli che lessero nella loro prima lezione universitaria. Per loro,
la scienza non cammina. - I finti esami ai nuovi venuti nel collegio Ghislieri.
I barboni dell'ultimo esame, si atteggiano in professori: altri fanno la parte
di bidelli, assistenti ecc. Confusione del nuovo venuto, dinanzi al tavolo
dall'imponente tappeto. Le domande sdruciole degli esaminatori etc. -
2677.
Aquistando la libertà abbiamo perduto molti dei godimenti della libertà. Io mi
ricordo di quando si passava il confine che stava tra la Lombardia austriaca e
l'Oltrepò piemontese. Il momento del passaggio, era un momento di ansia e
silenzio. Ma appena la sbarra del ponte da giallo e nera diventava bianco-rosso
e verde i nostri cuori balzavano, e un grido ci erompeva dalle labbra. Ci
pareva di essere usciti da una afa mortale. Ci pareva di respirare già la più
cristallina, la più pura delle arie. Il postiglione metteva alla bocca la sua
trombetta etc. etc. La
boetta di tabacco della nonna. Quando si ritornava e in fondo dello stradone si
vedeva la garitta austriaca, dicevamo “manca ancora un quarto... mancano dieci
minuti” e cercavamo in quel quarto e in que' dieci minuti di dirne contro i
tedeschi il più che si poteva. Il “passaggio del confine” sarà sempre una delle mie più care memorie!...
Ahimè! oggidì sono spariti i confini. - E come ci si voleva poi bene tra noi
Italiani quando i Tedeschi ci facevan la guardia. Tutti fratelli. Uno solo il
nemico. - Era il bene del male.
2678.
D'inverno, al Politeama, si dava spettacolo d'opera. Il visibile fiato dei
cantanti, ricordava quelle listerelle di carta uscenti dalla bocca dei santi
nei quadri antichi. -
2679.
Ghislanzoni letterato s'era messo a vendere i suoi libri per mezzo di un
agente, in un apposito botteghino. Ma il botteghino non prosperava.
Insospettito, Ghislanzoni va lui stesso in bottega. Ci rimane tutto il giorno.
Nessuno entra. Finalmente sul far della sera, ci appare in fretta un ragazzo,
chiedendo “on sesin de pasta!” -
2680.
Educazione vecchia e nuova. Il babbo, una volta, per isnodare la lingua a' suoi
bimbi faceva dir loro “zampe di gallo e piè di papelgastro” - oppure “Sul
campanin de Sant'Eustorg - ghe sta ona calcatrappola - con cento mila
calcatrapolitt - Var pussee la calcatrappola che i centomila calcatrappolitt”
(la calcatrappola, altro fra i misteri dei bimbi. V.) - od anche “Sotto
la Panca, la capra la crepa...” -
2681.
Ad una piccina poveretta una signora regala un dolce. Non usa a delicatezze, la
piccina lo mangia dubitosamente - donne di primo amore (de primm mett) -
gambe che ricordano il cavallo (o l'orchite) - diteli
cavallerizzi e non cavalieri - gentiluomini solo di razza - a pronunciare il
suo nome pare di starnutare (di nome tedesco p. es. Schenk).
2682. Caratteri. I° Un conta-sogni
- 2° Un dotto, il quale non conosce se non storia antica, geografia antica,
lingue morte... domando io, che fa in questo mondo moderno? - 3° Famiglie in
ruina che a vicenda pajono e si credono ricche - 4° Certi mariti, certi
genitori, certi figli, in casa tossico, fuori zucchero - 5° Tale ha le sue
stanze tutte piene di uccelli: non fa tutto il giorno che empire di miglio i
lor cassettini e d'aqua i loro orcioletti, non fa che pulirli e pulirsi dalla
sporcizia. E tien gente destinata a farli covare etc. Ed egli stesso s'insogna
di covare -
2683.
Un gran bene deve aver fatto a Gesù la parrucca avuta coi dottori del
Tempio, quando settenne si assise prosuntuosamente in mezzo di loro. È d'allora
ch'egli deve aver cominciato a studiare. E che studiasse davvero lo mostrano
gli anni ch'egli passava fuori dal mondo, nel cosidetto deserto. - Gesù, è il
primo operatore della cataratta oftalmica.
2684.
Le tre persone della S. Trinità, naquero dalla transazione tra Monoteisti e
Politeisti. “È un Dio solo” dissero ai primi “ma viceversa” - si disse ai
secondi - “gli Dei sono tre” (E tre vuol dir mille) - L'altro dogma della
Immacolata Concezione (sine tabe) fu stabilito da Pio IX per finirla colla
eterna disputa tra i Francescani e i Domenicani. Resta peraltro l'assurdo della
non tolta festa della Purificazione. Non si purifica se non cosa macchiata -
2685.
(Nelle disillusioni) - cit. quel poeta, che sentendosi un gran calore alle
mammelle, imaginò di avere il fuoco sacro. Ma il dottore lo guarda, e dice: è
rogna. -
2686.
Abbondano in Lombardia gli annedoti sui soldati dell'Austria. In generale ci
fanno le spese i Croati. Notissimo è quello dell'ordinanza, cui essendo morto
il canarino dell'assente Uff., lo sostituì per risparmio di spesa, con un
pulcino. Torna l'ufficiale: e il pulcino gli cresce a occhio in una bella
gallina. - Altro anned. è quello del soldato ted. che entrato in una osteria,
usava di farsi portare una pinta, ne beveva un bicchiere e diceva “troppo
colorito” e se la faceva mutare. Mutata poi, ripeteva il giochetto, ora perchè
troppo brusco, ora perchè troppo leggero, finchè, bevuto il suo solito,
partiva... senza pagare.
2687.
Certe lettere colla clausola di stracciarle appena lette, dovrebbero essere,
per maggior sicurezza, stracciate prima che mandate.
2688.
Puttino di non più di sei anni, seduto su d'una sedia alta ad un tavolo alto;
mangia la zuppa in una scodellona, con un cucchiajo grande tanto che a pena
gliene entra in bocca la punta. Suoi storcimenti. Cappello pouf in
traverso: faccia furbetta: vestito celeste e grembiule. Scarpe e calze a
cacajuola.
2689.
(R.U. Scuole) Analisi. Ambrosia, umor melodioso -
nèttare, pulire - croco, uncino - le sideree stelle... i taciti silenzi... i
segreti arcani etc. -
2690.
Avevamo un servitore che a volte, a colazione, ci serviva in manica di camicia
- in pantofole - ma coi guanti bianchi. (Si noti che i guanti, di filo,
parevano calzette, tanto erano ampi) - Detto servitore, quando lo sgridavamo,
si storceva le mani e si sbottonava. - Per rincollare sul muro un pezzo di
tappezzeria staccatosi pose la colla dal lato di fuori. - Mi portava la legna
grossa perchè mi scaldasse di più - Dettogli di fare due Pee (Posa
Piano) su'na cassa di porcellane da spedire in campagna, vi dipinse sopra con
dell'inchiostro il più che diligentemente potesse, due scarpe (Pee, piedi).
2691.
Temi. I° Fausto. Storia di un bambino abbigliato e educato da donna. La
madre s'era ostinata a non volere un ragazzo. Ma il bimbo cresce e con il bimbo
il maschio. - 2° Una mamma ha due figli, uno bello, l'altro brutto. Quando
vengono visite, la mamma manda sempre a chiamare il bello, per mostrarlo a
campione. Dolore dell'altro etc. - 3° Un giovane s'incontra con una giovane sul
pianerottolo di una scala. Fanno per oltrepassarsi: non ci riescono. Il giovane
piglia la scorciatoja col domandarle un bacio. Ella dà indietro, indignata: e
il giovane dice: Scusi, l'avea pigliata per una ragazza onesta. - 4° Tale trova
un libro di “Saggi” sul tavolo di una donna cui faceva la corte, aperto. Lo
guarda. Dai segni a lapis capisce con chi tratta... Dimmi che leggi e ti dirò
che sei. - 5° Tale, avuta in dono una lepre che puzzava un tantino, s'affretta
di regalarla ad altri. La lepre di dono in dono fa il giro della città, fino a
tornare al possessore di prima, che... la butta nel cesso -.
2692.
Nei fanulloni, cit. quel seminarista che sapeva recitare un canto
di Vergilio non solo dal principio alla fine, ma dalla fine al principio. - Nei
vani (R.U. Bel mondo) cit. coloro che si
mettono le loro armi e le corone dappertutto, sui bottoni, sulla carta da
lettera, sul ciondolo dell'orologio. E vi soffiano dentro il naso, e vi
mangiano sopra, e vi pisciano dentro etc.
2693.
Ammessa anche la guerra, qual modo di discussione fra i popoli, la si dovrebbe
almeno regolare secondo le norme del Galateo. Il bottino è cosa affatto
da barbari. Due che si vogliono picchiare dei pugni, si levano prima le giubbe:
ma una volta ben bene picchiati, ciascuno ripiglia la sua - Il bottino è un
gran furto.
2694.
(R.U. Scuole) All'Univ[ersi]tà di Pavia, con un tal
professore di matematica, l'impudenza degli scolari andava tant'oltre da far
rispondere, per i mancanti, un cane col cappello in testa, cui si tirava la
coda. Agli esami poi dello stesso, quei candidati che non sapevano nulla si
ponevano al tavolo ammantellati, e di sotto al mantello uscivano le mani di
quelli altri studenti che ne sapevano qualche cosa, a risolvere sulla lavagna
del tavolo le operazioni aritmetiche poste ad esame -
2695.
Necessarie le mediocrità. Uno stato ha bisogno di mille ruote minori. per una
maggiore. Ora, un genio od un uomo coltissimo non può adattarsi a diventare il
dente di un secondario ingranaggio.
2696.
Col sistema degli studi liberissimi si risparmierebbe tempo e denaro; perchè
ciascuno, studiando a suo modo, piglierebbe le accorciatoje. Ciò non vuol dire
che siano da abolirsi tutte le lezioni publiche. Certe materie come la
medicina, la chimica ecc. richiedono esperimenti costosi, superiori alle forze
della più parte delle borse... - In ogni caso per altro, niente diplomi. Un
ciabattino non ne ha di bisogno; e però non ne ha neanche un legale. Dite pure:
io sono avvocato; non vedrete clienti. Il credito e la rinomanza non li si
aquistano che a poco a poco - e senza diplomi... -
2697.
(G.F.) S. Michele. Festa dei portinai e dei
curiosi. I curiosi, sotto pretesto di cercare casa, vanno a mettere il naso
nelle case altrui. A S. Michele, gran veglione di roba scocciata.
2698.
(R.U. Scuole) Esami militari. È una soffocante giornata di
Luglio. Nel cesso sta piantato un sergente a impedire lo scambio delle idee. Il
cesso puzza orrendamente. ore di fila! -
2699.
Le vergini hanno vergogna a mostrare quelle nudità che le puttane ostentano:
hanno dunque vergogna di mostrare le prove della loro onestà - La donna dee
adornare la veste e non la veste la donna - Molte signore si coprono le mani
pulite con guanti sudici - Vedendo costoro detti onesti, si vorrebbe esser
chiamati bricconi. Le più belle virtù diventano inamabili, in grazia di chi
male le usò - Prima di maritarsi, si dovrebbe leggere la satira 6ª di Giovenale
- Es. di raziocinio femminile - Che giovane di talento!... - Perchè? - Perchè è
bello - e perchè è bello? - perchè di sì -
2700.
Il segreto del successo dei mediocri ritrattisti, che sono sempre i più
apprezzati dai loro contemporanei, sta nel copiare in caricatura l'originale.
La caricatura è assai più facile della verità.
2701.
“A Vares tutt cala de pes”. Entrate in un confettiere, vi daranno dolci
stantii, paste rafferme: in un caffè, birra brusca; in un droghiere, zucchero e
caffè avariati. L'orologiajo troverà una ruota di più nel vostro orologio: lo
stagnajo per attaccare il manico della vostra padella vi bucherà il di lei
fondo. Dapertutto sta scritto “Nouveautés de Paris” ma il cartello è già tarmato
e tutto cacature di mosche... -
2702.
Necessitano leggi che limitino i generi di lavoro ai quali i parenti possano
obbligare i lor bimbi - o almeno le ore. Intere popolazioni son ruinate dalle
Industrie. La valle di Andorno ne è un esempio. Va bene combattere l'ozio; va
male, la sanità. A questo proposito si può ripetere il milanese proverbio “El
dottor Isacch, el taja camis per giustà sacch” -
2703.
(R.U. L. VIII. Bel mondo) I “parvenus” (novi
homines). Stolti pregiudizi in proposito. Tutti, o un po' prima o un po' dopo,
sono parvenus -
2704.
(R.U. Parte off.) Soldati. - I soldati sono mantenuti dal
governo in uno stato di perpetua inimicizia coi cittadini. - (R.U.
L. x. Martiri popolari). La mamma di gatt - suoi fiori di bulgaro
nel cappello - selleri e carote nella borsa, un gattino in saccoccia, e lo
scialle sul braccio -
2705.
Ghislanzoni letterato si maritò in poverissima condizione. Tuttavia invitò i
suoi amici al banchetto nuziale. Faceva da tavolo il letto matrimoniale,
intorno di cui erano disposte alcune sedie, mentre sul letto stavan due grandi
ceste, una di noci, l'altra di pane. E Ghislanzoni, accogliendo gli amici,
osservò loro “Pan e nos mangià de spos”. -
2706.
Vi ha spropositi a proposito, spec. nei contadini. Cito fra gli altri il telegor,
per dire il telegrafo, poichè nel legor (lepre) s'include la idea della
velocità - e la spelucazion per speculazione, felicissimo errore. -
2707.
Alcibiade, il più grande degli adulatori - Pavia è la più progressista delle
città. Odo gridarvi la sera “Si vende il giornale di domani!” -
2708.
Benefici semplici, canonicati, conventi, mani cosidette morte (e veramente
morte) si aboliscono per l'ozio che producono. Napoleone, che era la stessa
attività, non poteva soffrire i benefici semplici, e però pel primo li tolse
colla legge 21 Aprile 1810. - La vita del Coro, dei Canonici. - Giuria. Niente di più facile per esserne
esenti. P[ubblico] M[inistero] -
Giudici e Parti possono scartare quelli che loro disgradano dei giurati senza
darne ragione. Al peggio andare, basta pagare un cichett all'usciere.
Tra i giurati, alcuni ignorantissimi, altri indegni. Si vide anche un
conduttore di postriboli. Altro giurato, sulla sua scheda, in luogo del sì o
del no, scrisse W. l'amore! etc.
2710.
La publica opinione, a proposito di Tranquillo Cremona, vien sempre coll'ultima
corsa. Difatti quand'essa ne vide “il Falconiere” si diede, nel biasimarlo, a
lodare “il Marco Polo” un suo quadro anteriore, che essa avea già biasimato.
Così all'apparire dei “due cugini” lodò “il Falconiere” e lodò “i due cugini”
dinanzi al “silenzio amoroso” -
2712.
Noi siamo indirizzati verso la lingua universale, che sarà quella dei numeri. I
numeri sono i soli segni che giungano ad esprimere certe idee astratte... E
l'astratto guadagna ogni dì più la mano.
2713.
Chi più conosce, ha più vita. Per vivere molto, bisogna allungare la vita
nostra con quella degli altri. Il bimbo oggi nato è più vecchio, in età, è più
ricco in sapere di tutti i passati. Del suo ingegno possederà soltanto un
quattrino, ma questo quattrino aggiunto al milione d'ingegno degli antecessori
suoi, darà un milione e un quattrino -
2714.
Fortunato ancora chi può perdere!
2715.
(R.U. Alla bassa) Nei contadini cit. il
“Rogatus tumet - pulsatus rogat - pugnis concisus adorat” - e il “Nihil
virtutis amore faciunt et vix quidquam formidine poenae” -
2717.
Le secrétaire de la main, presso i Re di Francia era un loro
intimo che scriveva le lettere loro imitando la loro scrittura. In altre parole
era un publico falsario, stipendiato dal re - Di quì anche la frase “avoir la
plume” - Da noi, nella diplomazia italiana (1870), abbiamo il Ressmann (?),
segretario di legazione a Parigi che imita perfettamente la calligrafia del suo
principale, il Nigra.
2718.
(R.U. L. II. Dal calamajo di un medico) Nel
bozzetto da aggiungersi “Villeggiatura allo spedale” descrivere i bagni di
Montecatini, aque purganti, dove a ciascuno dei s[igno]ri avventori si dà la
chiave di un cesso. Certo, non dovrebbe essere un luogo in cui le mamme
conducano le loro bimbe in cerca di un po' d'amore e di molto marito.
2719.
(R.U. L. XI.) I Portinai - Chi guida le nostre
azioni? La ragione? il caso? Dio forse? - No, i portinai. E quì mostrare come
per amore di costoro, il padrone spregiudicato si marita in chiesa, chiama
morendo il prete etc. etc. sempre colla scusa: vedete non è per me... ma... i
portinai potrebbero dire etc.
2720.
Il pudore inventò il vestito per maggiormente godere la nudità.
2722.
Roma - Alla Nanna, una fante, hanno imprigionato il fratello per una cagnara.
Va per vedello. È Domenica, e le dicono che li prigionieri non se vedono
che al lunedì e al sabbato. Al povero fratello di Nanna hanno tolto quelli
pochi bajocchi, e non danno quasi nulla a magnà. Da ventidue dì non s'è mutato
camiscia. “E - dice Nanna - avessi avuto venti scudi da deposità, era fuori...
- Dunque è un governo de ladri” - conclusione terribile ma logicissima. - “Che
se possano tutti sprofonnà - grida Nanna - che chi è sotto vada sopra! Pei
povaretti non c'è giustizia” - Nanna sarà una futura petroliera - (Nota
bene, la cagnara de suo fratello era una cortellata) - S'illumina Roma a
bengala. Ad ogni principe che arriva - penso - Roma diventa di tutti i colori.
-
2723.
Italia 1870. - Un ex guardiano dei Francescani (un po' brillo) mi narra
impudentemente l'espropriazione del loro convento. (V. Osteria. Questo
bozzetto vi potrebbe figurare per 4ª storia). Comincia con lodi della vita
monastica, vita da beatissimi porci. “Nihil habentes omnia possidentes”. Il
convento era a Palazzolo. L'espropriazione ne dovea essere fatta al sabato, ma
il delegato pensa di anticiparla al martedì. Fortuna che una lettera anonima
(del Sindaco del paese!!) avverte in tempo il Guardiano! In fretta e in furia i
frati saccheggiano la libreria e la chiesa - sostituendo alle preziose opere
antiche, vecchi libri incettati in paese; e ai bei paramenti, roba frusta trovata
nelle soffitte. Alla mattina, alle 7, arriva un drappello di carabinieri che
circonda il convento e batte alla porta. Si apre gentilissimamente. Entra il
delegato e legge il decreto “cacciati i frati, far l'inventario!” - Il
delegato, prima di tutto vuol pigliar possesso della chiesa. La chiesa è lì a
due passi, ma il padre guardiano, tanto per divertirsi, fa fare ai carabinieri
un lunghissimo giro. Il delegato invita i frati ad uscire, poi li lascia
ritornare in convento. Egli vorrebbe fondarsi sull'antico inventario ma il
padre guardiano, interpretando la legge, lo persuade che è necessario di
compilarne uno nuovo. In questo nuovo, non appajon che stracci. Il meglio si
trova già tutto nelle celle dei frati, dove, quanto vi sta è dichiarato per
legge di proprietà privata. I frati ubbriacano poi delegato e carabinieri con
vino bianco medicato. Fracassosa allegria. Si dividono tutti amicissimi
- e, pochi dì dopo, il convento è ricomperato dai signori orecchioni,
che vi rimettono i frati nello statu quo ante.
2724.
La vera fama non può formarsi se non attraverso i secoli. I secoli formarono Shakspeare,
Dante e Omero. Io sto con quello che dicono i secoli contro ciò che dicono gli
anni e le ore (Emerson). Claritas est laus a bonis bono reddita. Ora, i buoni (s'intende buoni d'ingegno) nascono a lunghi intervalli. Le
fame contemporanee, diciamo meglio riputazioni, salvo pochissimi casi, sono
sempre fittizie. Non è difficile di ottenere l'applauso della moltitudine, ma
essendo la moltitudine il peggio, l'applauso non dura. Solo quando, una serie
secolare di buoni ci loda e conferma la lode, la nostra fama è sicura. Allora
la moltitudine inneggia anch'essa al glorioso - senza pure conoscerlo - in ore
magistrorum. - Parlo sempre s'intende delle artistiche fame - e a test. dò
Ornero e Virgilio, Shakspeare e Dante. - Oggidì solo Manzoni comincia ad
ottenere la dovutagli fama; chè la lode di Göthe venne lodata da Rovani, come
questa da D. - E basta la lode di un buono a sostener la coscienza del
nostro valore. Due eccelsi non ponno giudicare diverso fra loro sul merito
d'altro eccelso... -
2725.
(R.U. L. v. Scuole) Anche il cesso potrebbe servire
egregiamente di scuola. Molti studenti che a scuola non guardano un libro, leggono
al cesso fin l'ultima riga dei brani di gazzetta o di lettera, che a caso ivi
trovano. Se lì dunque i S.ri maestri spargessero, scritte, le loro
lezioni, le si studierebbero senza fatica, perchè senz'accorgersi... -
2726. Nella questione se è delitto
(cioè atto degno di pena) uccidere altrui, si può dire: che un morto è
come un non-nato. Torre di vita equivale logicamente al non voler
procreare. Se dunque al non dare la vita, non havvi pena non vi dovrebbe pur
essere al torla. - Questo, generalmente. La ragione perciò della punizione è da
trovarsi altrove - cioè nel danno recato ai viventi dalla morte di A. o di B.
2727.
- E tu, perchè non ti mariti colla fanciulla che ami? - Perchè il matrimonio
non ha a che fare con l'amore... - Bravo. È appunto perciò che io mi son
maritato... -
2728.
Forza della imaginazione - Tale fu condannato a morte. Per essere egli di un
carattere impressionabilissimo, i medici lo domandarono al re, come ad oggetto
di una loro esperienza. Accordato, si fece credere al condannato, che, per
grazia speciale, il re gli avea commutata la forca colla svenazione - lo si
merse in un bagno d'aqua calda, lo si coperse insino al collo con una coltre,
poi, i medici, fingendo di lancettargli le vene, gli diedero, per disotto la
coltre, analoghi pizzicotti. Fu tanta la illusione del paziente che disse di
sentirsi gocciar dalle vene il sangue... “Come va?” gli chiedevano di tanto in
tanto i medici - “muoio... mi sento mancare!” rispondeva colui - e di fatti il
suo polso indeboliva più e più, finchè, nella fisica credenza di essere stato
svenato, dopo poche ore, con tutto il suo sangue nel corpo - morì - Forza della
Volontà. S. Agostino nel De civitate Dei (L. XIV. c. 24) dice che uno
sapeva comandare al suo deretano tante correggie quante voleva.
2729.
Inapplicabile, secondo me, è la massima evangelica del “fate agli altri quanto
vorreste che fosse fatto a voi” per ciò che riguarda i beneficii, poichè un beneficio
che si riceve, io lo stimo una offesa alla quale noi dobbiamo dir grazie...
2730.
Nessuno mai provò compassione schiacciando una formica: pochissimi senton
ribrezzo vedendo uccidere un pollo; pochi, vedendo un bue. Eppure s'inorridisce
all'uccisione di un uomo. Perché?... Non è forse l'anima una, non
val la formica l'uomo? - Nobile arte la caccia, che è l'uccisione delle fiere;
nobilissima la guerra, che è l'uccisione degli uomini. Or perchè ignobile la
beccheria che è quella degli animali domestici?
2731.
Alla seconda tavola in casa del duca M.x, sedevano servitori e
operai. Ciascuno avea dinanzi il suo fiasco. A un tratto un garzone da muratore
dà in uno scoppio di pianto. “Che hai?” - gli si chiede. - “Il fiasco...”
Piangeva per non poterlo ber tutto, tant'era grande per lui.
2732. (R.U. L. v. bel
mondo, mezzi vizi e mezze virtù) Snobismo (da snob parola inventata
da Thackeray per indicare coloro che voglion parere da più di quello che sono).
Es. un nostro domestico avea riunito un biglietto di 50 cent.
stracciato, con la bagna dei capperi. - Mamma raccontando il fatto, diceva
sempre: “biglietto da 5 lire” - Altri nelle conversazioni, tira, per es. il
discorso sulle carrozze, per dire “oggi è venuto da me il conte tale. Avea una
carrozza così e così...”, dove l'argomento della carrozza, a chi ben vede, è
secondario, e quello della visita del conte X principale.
2733.
L'idea della perfetta eguaglianza ripugna all'umana natura. Se, come dicono i
preti, c'è, dopo questa, un'altra piccola di vita, dove si viva in una
eguaglianza perfetta... oh che noja! si fosse pur tutti dotati del genio più
alto.
2734.
Gli affari massimi nemici degli affetti... (Manzoni). Infelice colui che vede
mutarsi gli stessi suoi amici in creditori!
2735.
Per essere degni alle volte del nome di razionali, devono gli uomini prendere
esempio dagli esseri irragionevoli - imitando la loro astensione dal cibo,
quando ammalati etc. etc.
2736.
Progetto di un librettino intitolato “Piccoli racconti a imitazione di quelli
del canonico Schmidt” (e allo stesso uso, cioè il cesso) - Questi racconti
potrebbero anche incorporarsi nel “Libro delle Bizzarie” - Es. I° Le
simpatie. Tutti ammirano l'amicizia tra un vecchio e il pellicano
dei giardini publici. Chi ne trova la causa nell'identico naso; chi nelle
carezze ecc. Vera causa; questa, è perchè il vecchio ciba la bestia sua amica
di pesce. Morale - Gli affetti entrano in cuor dalla bocca. - 2° La
Castità. Tale resiste alle più procaci seduzioni. Vedete cosa vuol
dire aver studiato morale, aver timore di Dio ecc. ecc. Morale -
sospetta una peste - 3° La Fama. Tal'altro passeggia
tronfio pel Corso. Molti si levano riverenti il cappello; altri gli si
inchinano - altri ancora gli bacian la mano. E le gazzette parlano sempre del
celebre, dell'insigne, dell'inclito X e informano quotidianamente il publico
della sua salute. Oh chissà cosa ha fatto? Quì, certamente si tratta di
qualchecosa, come la pila, l'America, la Divina Comedia, Austerlitz... - Morale.
Ha fatto cento milioni - 4° Il Diritto. K. nuovo pesce, che
viaggia per istruzione, studia il modo di vita sugli altri. Un dì, vede uno che
riaquista facilmente il suo posto in vagone, per averci sol messo
provvisoriamente il cappello... Influenza - egli pensa - del proprio diritto e
dell'altrui cortesia! E, in una somigliante occasione tenta egli pure la prova,
ottenendo, dal nuovo occupante... uno schiaffo... Morale. K. nuovo
pesce, avea, nella osservazione, dimenticato il principale argomento della
rivendicazione del d[iritt]o - dico il randello, che l'esemplare di lui avea in
mano nel riaquistare il suo posto.
2737.
Preparazione della salma di Mazzini (dal racconto di Gorini). Gorini è chiamato
a Pisa da un telegramma di Bertani. Trova una folla di Mazziniani, mezzi matti,
ciascuno dei quali dà ordini e disordini, gridando “si faccia questo, si faccia
quest'altro, non si badi a spesa” e inviando poi, beninteso, i conti a pagare
ai tre 3 o 4 ricchi di loro. Lemmi ci spese di più di 6000 lire - e nota che i
patrioti operai gli fecero pagare 800 lire una cassa di piombo che ne valeva
200. - Si domandò a Gorini in che modo avrebbe imbalsamato Mazzini. Rispose
avere due modi: uno spedito ma che conservava per pochissimo tempo il cadavere;
l'altro lunghissimo, ma che lo serbava indefinitivamente. Si passò ai voti. Dei
mazziniani, i Nathan volevano che si seppellisse Mazzini senz'altro. Ma
prevalse Bertani. Gorini si pose dunque al lavoro. Il corpo giaceva in istato
di avanzatissima putrefazione. Era verde - era una vescica zeppa di marcia.
Bertani assisteva all'esperimento. Dopo tutta una notte di tentativi, Gorini
avea già perduta ogni speranza di conservarlo. Arrischiò un altro mezzo - e il
verde scomparve e la marcia si coagulò. Allora si pose in cassa Mazzini per
portarlo a Genova. In viaggio la cassa si ruppe e ne uscì del liquido. A Genova
Gorini riprese il lavoro. In due anni, ne spera un mediocre successo -.
2738.
Gorini, amicissimo dei gatti e dei passeri. Alla mattina fà colazione da un
lattajo insieme ad un gatto, e mangiano entrambi nella stessa scodella pane e
latte. Ha poi per la città (Lodi) vari mici, cui porta ogni dì il panettoncino
-. Pei passeri, praticò un'apertura disotto alla finestra della sua stanza da
letto. I passeri entrano ed escono a loro piacere. Gorini, stando a letto, ci
ha fatto su le sue più fine osservazioni che ha consegnato in un Ms. che
troveremo, alla morte di lui. Dei passeri la sola mamma dava a mangiare ai
propri figlioli. Se un passerino apriva la bocca ad una mamma non sua, questa
gli pizzicava col becco la lingua. Molti pigliavano gusto ad attaccare i
pieducci a delle bacchette flessibili, e a dondolarsi, con il capo all'ingiù
etc. etc. - Passione del nostro Gorini furono anche i topi. A Pavia, studente,
ne assuefò uno a venirgli sulla manica intanto ch'egli scriveva, ed a
mangiargli la piuma della penna d'oca. - Oggi, nutrisce poi nel suo Laboratorio
a S. Nicolò (via Paolo Gorini) quattro topi tapponi colle annesse
famiglie, che gli girano fra le gambe, intanto ch'egli loro sfreguccia del pane
e formaggio -.
2739.
Nella biografia di Gorini, sarebbe degno di descrizione il suo laboratorio a S.
Nicolò (Lodi) - Le quattro porte - Sistema d'ingresso - La porta che conduce
alla “brugna” dell'Ospedale - La stanza piena di fiaschi, e di fiale - la
stanza del carbone e del materiale vulcanico - La corte delle fornaci; la corte
del crematojo - l'orto dall'eccellente frutta, ingrassata dai morti - etc. Lo
studietto, colle preparazioni. Cadaveri interi e cadaverini - covate di
cagnolini - Teste imbalsamate su busti di gesso: il cuore della fanciulla, della
durezza dell'agata; il glande del giovinetto; la mano aristocraticissima; il
tavolino, dalla tavola intarsiata a marmi animali e dai piedi di veri piedi. -
Esemplari delle montagne e dei Vulcani; la minerbina. - Gli amori di
Gorini tra i morti.
2740.
Si può applicare al nome di Gorini, la baconiana frase “qui naturae imperat
parendo” - Anche quando la scienza di lui sarà invecchiata, vivranno i suoi
libri per la sempre giovane poesia.
2741.
Nella biog. di Gorini, citarne il padre, egregio professore di matematica
all'Università di Pavia, morto per essersi ribaltato alle porte della città. E
la moglie di Gorini amantissima del marito gli fece erigere il più bel
monumento del cimitero pavese - dove portava ogni giorno (e ciò per
quattr'anni) canestri di frutta e mazzi di fiori. Dicono i becchini di non aver
mangiato mai tante buone frutta come in quel tempo, e le loro amanti dicono di
non avere mai ricevuti fiori più belli... -
2742.
Carlo Porta, trovandosi un giorno in cima del Duomo, fa le sue occorrenze. Si
forbisce con una lettera, che il vento porta poi via. Ma la raccoglie un
sacrista, che leggendovi il nome di Porta (di cui era entusiasta), va a
portarla alla casa di questi. Nè la lettera era sudicia, per essere Porta, come
il più de' letterati, stitico... Il sacrista trova il Poeta a tavola: gli
espone il perchè della visita. Porta ne lo ringrazia di cuore, e per
dimostrargli in qualche modo la sua riconoscenza, toglie da un piatto tre o
quattro biscotti, li avvolge nella restituitagli lettera, e dona il tutto al
sagrista. -
2743.
Mia solitudine a Roma (1872). Non vi conoscevo nessuno. Per aver qualche visita
mi toccava ricorrere a un medico - mi toccava pagarla dieci lire alla volta -
Unica mia compagnia era un orologio dal vibratissimo tic: a volte, me lo
imaginavo un cuore vivente, che battesse per me -
2744.
L'umana vitalità ha bisogno di sfoghi morali e fisici. Questi li soddisfa
un'amica, quelli un amico. E io soffoco in ogni maniera! (1870-1876...)
2745.
(1872) Ho smania di leggere. Per leggere voglionsi libri. Per aver libri son
necessari denari. Per avere denari è necessario un impiego. Ma un impiego
occupa grande parte del giorno e guasta la rimanente. Per poter dunque aver
libri mi tolgo il tempo di leggerli. - Io, all'ufficio cerco di andare il più tardi
che posso, e per compensarmi del tardi, cerco di uscirne il più possibile presto.
-
2746.
Eccitazione necessaria al comporre e dei mezzi di procurarsela - Mezzo diretto
è l'entusiasmo del proprio tema - Indiretti, il contatto con una opera d'arte,
somma - l'amore - la lode grande o il gran biasimo - il vino e i liquori. - È
per me pena acutissima, quando, sentendo che a qualche proposito, c'è
una bellissima idea, non la posso ancora vedere. Ridirò io gli sforzi per
arrivarla, per istrappare quel velo che me la divide? - Quando passando dalla
Galleria Nuova (a Milano), la mi pare più brutta del solito, quel dì sono certo
di scrivere una pagina artistica - Come più facilmente e più artisticamente si
scrive, fuori da ogni preoccupazione di lucro o di gloria! Oggi, che mi hanno
cacciato cento arlie nel capo, addio sincerità di pensieri, addio spontaneità
d'espressioni! Fò, disfo, rifò... e peggioro -
2747.
Dicevami tal letterato, che lo stile di lui, piano, e sincero, ei lo dovea ad
un oste, amicissimo suo. Quest'oste, di molto ingegno ma di poca dottrina si
lamentava di non giungere mai a capire del tutto i suoi libri - dal difficile
stile. E il letterato, per amore dell'oste, tornò nella piana. O ch'io trovi il mio oste! o
meglio la mia ostina!
2748.
Così profonda la mia ingenuità negli affari, che mamma soleva dire “quel poco
che ho, già sapete, è per voi miei figlioli, metà per uno. Nel testamento io
non disporrò che di una cosa sola..., a chi devo lasciare il mio Alberto”.
2749.
- È un amore indegno di te - mi diceva Perelli a proposito di Ester - Sarà
benissimo, rispondevo - Sarà fuoco di gelso, anzichè di legna di rovere; ma ciò
non diminuisce il bruciore - La mia vita è tutta pazzie. “Ma muta” mi si
suggerisce - “Se muto” - rispondo ‑ “sembrerò pazzo”. E così, per non lo parere,
seguito ad esserlo. - Il mio discorso è tutto cancellature.
2750.
La prima idea della “Colonia Felice” mi venne leggendo il glossario (Alphabet
de l'auteur francais) aggiunto alle “Oeuvres de Rabelais” (ed. 1783, Jean
François Bastien Londres et Paris 2° vol.) dove alla parola Poneropole (La Paneropoli delle
lettere di Foscolo, sua umoristica lezione di Poneropoli) sta scritto “ville des mauvais
garnements. Philippe, roi de Macédoine, bâtit - en la Thrace une ville ainsi
nommée, en laquelle il transporta tous les méchants et scélérats qui se
rencontrerent, liv. 4. chap. 66.” - Inoltre nel primo abbozzo avea messo la
scena ai tempi di Marco Antonino (al. Marco Aurelio 121-180 d. C.). Mi distolse
la difficoltà di non cadere in anacronismi, fra i quali, massimo, è il dir cose
odierne per bocca di personaggi antichi... -
2751.
Molte le questioni oziose in letteratura. La poltroneria erudita sarebbe tema
assai vasto - C. Tolomei occupa un tomo in 4° intitolato “il Cesano”
sulla disputa se la lingua volgare debba chiamarsi toscana,
fiorentina o lombarda. Gerolamo Muzio, sostenitore di
quest'ultima appellazione, impugna a lungo “il Cesano”. Varchi compare
coll'“Ercolano” in favore del titolo di fiorentina. Celso Cittadini,
Bulgarini e Bargagli, propongono invece il “sanese” - (V.
anche sulla lingua fiorentina le parole del Passavanti - e la frottola del
Sacchetti 443. I°) - Salviato Salviati (lo stesso che sotto il
nome d'Infarinato fece, coll'Inferrigno, una sì vil guerra al
Tasso dicendo che ogni suo verso era un errore di lingua) spese un grosso
volume intorno alla lettera E considerata come copula - etc. etc.
2752.
Bembo, scrivendo in latino cose del suo tempo adopera ridicolmente modi di dire
antichi, chiamando ad es. “collegium augurum” il senato. Cesari invece, nella
traduzione di Plauto, pone in bocca ai personaggi riboboli fiorentini.
2753.
Per tre secoli la lingua italiana stette senza gramatiche, e se ben stesse ne
abbiamo una prova solenne negli scrittori grandissimi di que' tempi. La prima
gramatica fu publicata nel 500 - La gramatica è il gran campo dove lavorano i
fanulloni - colla loro eterna quistione del si può e non si può. Varchi,
non vuole che si usi analogia in gramatica, il che viene a dire che se uno
dei cosidetti legislatori non ebbe occasione di adoprare per la mancanza
dell'oggetto un dato vocabolo - noi, che abbiamo l'oggetto - non lo potremo mai
in saecula saeculorum nominare... Evviva la tirannia gramaticale! si può dir
buono, non buonissimo, ma bonissimo; si può dir la Ginevra,
la Maria, la Tancia; non il Cesare o il Togno. Vuol
Castelvetro che si dica ben bene, ma benissimo, no...
E il regno delle lettere per una voce o una sillaba, è, a volte, tutto quanto
in subbuglio. - E nessuno rammenta ciò che disse il gran padre Allighieri
“opera naturale è ch'uom favella - ma così o così, natura lascia - poi fare a
voi, secondo che v'abbella”. -
2754.
(Nei fanulloni R.U. L. I) - Poltroneria erudita. Alcuni vanno a
disotterrare libri che non valgono un fico, che nessuno potrebbe mandare giù -
o copiano squarci di rogiti d'ignoranti notai dandoli per testi di lingua; o
insignificanti notizie (con ad es. liste di Canonici ignoti), dandole per
scoperte di storia; altri pongono i punti e le virgole ad antiche scritture,
che meglio varrebbe lasciar finire dai topi, le postillano, aumentano il peso
della loro stoltizia; o illustrano sassi e padelle con l'intaglio in rame, o
fabbricano genealogie, o disputano gravemente se il Macedone chinava la testa a
dritta o a sinistra, se Lucrezia era bionda o castagna, se Andromaca mangiava
gli spinaci all'olio od al burro. Altri vi ha poi che contano le gambe dei
pidocchi e le ova dei gamberi etc. etc. Muratori e Salvini non
hanno che flemma e memoria. Magliabecchi si può davvero chiamare erudito fra i
librai, e tra gli eruditi, librajo (in parte Baretti. Frusta Lett.). Dei
complimenti e delle adulazioni dei mezzi scienziati fra loro. - Inutilità anzi
danno delle Academie, fondate da Richelieu, per confiscare a prò del sovrano le
intelligenze - Ora - almeno in Italia - sono diventate il refugium peccatorum
di tutte le mediocrità. Chi rinuncia alla Gloria entra nell'Academia. - I Greci
e i latini non ne ebbero mai; eppure le loro lettere furono fiorentissime.
2755.
Pregiudizii di Baretti contro il verso sciolto. Ei lo chiamava una poltroneria.
Parmi, poltroneria più assai, il rimato - Suoi inventori, l'Alamanni e il
Trissino - E vi ha chi cerca con ridicole innovazioni di ottenere fama: come ad
esempio Claudio Tolomei e L.B. Alberti ed oggi Carducci, che hanno tentato di ridurre il verso italiano alla
misura latina.
2756.
Errore è il chiamare il 400 italiano epoca barbara. E il Poliziano? e il
Medici? e il Bembo? È errore, che ci rammenta que' geografi antichi che
sopprimevano i paesi alle estremità delle lor carte, scrivendovi invece, secche
arene... mar agghiacciato etc., o que' legisti dell'evo medio, che mettevano in
margine ai loro volumi “graecum est, non potest legi”. (del Carducci?)
2758.
Sii grand'uomo e sarai infelice.
2759.
L'osso nella schiena, che hanno, dal più al meno, tutti gli Italiani, giova
grandemente al loro primato nell'Arte, perchè, se negli altri paesi si sgobba e
si fanno di viva forza opere artistiche, opere quindi mai somme, noi, non
lavorando che tocchi dall'estro e nell'entusiasmo dell'ispirazione, quando cioè
il lavoro ci si presenta facile, alziamo capolavori. E per contra, le stesse
ragioni valgono circa la superiorità che si ravvisa nello svolgimento
scientifico (non nelle trovate di Scienza) degli altri paesi.
2761.
Osservavo ad un professore di letteratura quanto fosse deplorevole che per
istudiare la buona lingua toscana, bisognasse bevere a fonti, sozze di sterco,
quali il Boccaccio etc. Mi rispose il prof[esso]re: “Ma, riveritissimo padron
mio, la dica ciò una fortuna. Le oscenità di cui va brutto il Boccaccio, sono
la sua maggiore lusinga. Molti che non lo piglierebbero mai in mano, così lo
tolgono a leggere, e così, a loro insaputa, apprendono il bello stile e il bel
dire”. - ...Toscasineggiare... - far il grasso legnajolo (il nesci)...
gl'impacci del Rosso (fastidi grassi)... L'avanzo del grosso Cattani, del
Cibacca, del Gazzetta, che bruciava il pan di Spagna per far cenere morbida,
...pascere di ragionamenti come i cavalli del Ciolle... etc. etc. - Della
stoltezza di adoperare vecchie similitudini a proposito di argomenti nuovi. Ad
es. “andare pel fil della sinopia” etc... - diarreìa erudita... - Pei
giochi di parole classici V. Varchi Ercolano T. II. pag. 60 Coll.
Class. It. Milano. -
2762.
Non un sorriso. Per quanto il tema sia cupo, la mente dell'autore deve dal
disotto apparirci serena. Come un altissimo monte egli dee dominar le
tempeste... - Che ce ne siano dei peggiori (di questo libro) niun dubbio: ma
ciò non toglie ch'egli ci appaja ben brutto... - ...scienza leggiadra, a calembourgs...
- Si può in una parola leggere, ma non rileggere... -
2763.
Vecchio, tu temi la morte, e sei già morto - Le parole degli antichi Romani
sapevano d'aglio, tamen optume animati erant -.
2765.
(R.U. Parte Ufficiale - Preti) El mestee de Pret
Fagott - l'è quell de toeuss fastidi per nagott... -
2766.
Una donna accusò al Generale gran Giustiziere un soldato che le aveva rubato un
po' di minestra. Prove non ce n'erano. Il giustiziere fece sparare il soldato
(dalla Storia di Messire Jehan Froissart). - E intanto i governi rubavano le
provincie.
2768.
L'amore si può definire “il desiderio di farsi uno colla cosa amata” - La
bellezza è quello che appaga; questo è il principio assoluto della bellezza
relativa.
2769.
Caratt. I° Un coraggiosissimo capitano di bastimento. In mare sfida ogni
burrasca, beve branda, bestemmia. In terra si avvilisce: dice le orazioni, beve
aqua [di] pomi etc. - 2° Tale, baracchista in gioventù, diventa
invecchiando uomo grave. Dottrinario, parla a rilento, ad aforismi a citazioni
latine. Tu gli dici “Oh che bel sole” e tosto egli ti fa una lezione sul raggio
solare, dividendolo in fisico, in chimico etc. Tu gli fai “Oh che buon vino!” -
ed egli ti parla del carbonato di potassa etc. - 3° L'elegante giovanottino B.x
è tenuto corto a denari. Va attorno, tenendo sollevata la falda del soprabito,
e però mostra il didietro senza più ricordarsi di avere su i calzoni di un quadrettino
grigio chiaro un tassello di un grigio più oscuro, etc. - 4° Tale, affetto dal
mal della pietra, tenevasi sempre in tasca in un scatolino i suoi calcoli, che
mostrava a chiunque o per amore o per forza. - 5° Il duca di Galliera ha cento
milioni. Suo figlio non ne tocca un centesimo. Vive a Parigi, sul reddito di 3
o quattro mila lirette, che gli procura il mestiere di professore - dicendo che
ciascheduno dee vivere delle proprie fatiche. - 6° il pittore Z.x è
il pittore dei bottegai e dei contadini. Fa ritratti da una o due lire, ed
anche da 50 centesimi. È inoltre poeta, e musico. -
2770.
Un bimbo dà un pezzetto di zucchero ad un cane; poi gli fà: dì grazie! - Da
bimbo, io dicevo a mio fratellino Guido, quando aspiravo a qualche sua cosa:
“fá te'” (prendi). E Guido porgendomi ingenuamente la cosa diceva “te'”. Anima
d'avvocato, io legalizzavo con questo i miei furti.
2771.
Napoli. Al caffè. Un servitore mi porta un'aqua d'arancio. C'è dentro una
mosca. Il servitore la toglie delicatamente col mignolo. - Al detto caffè, un
unico cucchiarino serve per tutti. Il servitore se lo cava di tasca, rimugina
l'aqua o il caffè, poi lo ripone - A Napoli, vi ha principi che hanno duecento
persone al loro servizio: dando 6 soldi
e 6 peperoni a ciascun uomo - 3 soldi e 3 peperoni a ciascuna donna... -
2772.
Il deputato Tenca si fa servire a tavola dalla sua madre portinaja.
2773.
Iscrizione su'n orologio solare “Senza parlar da tutti sono inteso - senza fare
rumor l'ore paleso” -
2774.
È un ingegno che dà buone speranze quello che scrive libri in cui c'è più da
torre che da aggiungere. -
2775.
Tale sta moltissimo tempo fuori dal mondo - di cui non ode parlare che per echi
di echi. La sua bontà gli fà imaginare un mondo buonissimo. Ci rientra. Dio
mio!... Descrivere cosa ci trova... Ed egli diventa malvagio - come tutti gli
altri. L'uomo non può essere buono se non in mezzo a un deserto.
2776.
(R.U. L. I. Gli artisti - o i fracassosi)
C. T. puntatore di scultore. - Scolpisce nudo con un cilindro bianco in capo ed
un giubboncino nero. - È un misto di generosità e di ribalderia. Un suo amico
ha freddo. Egli gonfia un sostrajo e gli procura un carro di legna. Suoi scopi
“gonfiare e sojare”. Quando incontra in istrada dei nani, li salta via: quando
incontra dei gobbi, loro domanda i numeri del lotto. Un dì alzò la ribalta del
carro dell'accalappiatore e lasciò fuggir tutti i cani: un altro, empì la
bussola del chierichetto che accompagnava il prevosto a benedire le case,
d'aqua. - T. capitò un giorno da un'osta sua conoscente, dicendo: ho fatto
un'eredità di 30.000 lire. - Bravo lei! - sclama l'ostessa - me ne impresti un
migliajo - Quante ne vuole! fa T. - E va a pigliare un amico, che gli fa la
parte di esecutore testamentario. Mangiano, bevono, godono l'osta e le due sue
figlie; poi fanno l'obbligazione in carta bollata, di doverle due mila lire...
quando erediteranno. - Altra volta T. si trova da un amico, che possiede un bel
carrozzino - e lo prega di lasciarglielo guidare un pochino, almeno in cortile.
L'amico vedendo chiusa la porta gliel lascia. Ma in quella la porta si apre,
per dare passaggio a un carro di legna. T. che è già salito in carrozza sferza
il cavallo e fuori - Stette via tre dì - sempre a corsa - facendo arma visconta
pei bettolai. Finalmente è raggiunto da un questurino. T. lo accoglie
gentilmente in carrozza, poi con un colpo di frusta, salta con cavallo e
carrozza e questurino e sè stesso, nel Naviglio - Ma T. infine s'ammala, e
dietro raccomandazioni è ricevuto nello Spedale dei F[ate] Bene fratelli. Un
medico si presenta al suo letto. “Come stai?” gli domanda - Bene e tu?
fa T. - Quando s'è allo spedale, dice il medico, non ci vuol tanta superbia. -
E quando s'è tanto villano - ribatte T. - non si fa il medico. - Il diverbio
finì col pitale di T. lanciato nel mezzo della crociera... Tutti i malati
balzan di letto, spaventati -.
2777.
Descriz. I° casa - ricchissima, freddissima. L'anticamera è immensa, colle
sedie dipinte sulle pareti: la sala è tutta a stucchi etc. Il figlio dei
padroni, marina la casa più che può... - 2° Il lago di notte illuminato dalla
luna - guizzano i pesci, e capriolano in su, con luminose stille -.
2778.
la stagione bianca = l'inverno - la verde = la primavera - la rossa = l'estate
- la gialla = l'autunno.
2779.
L'uomo possiede tutte le virtù ed i vizi, che le signore Bestie possedono
partitamente ogni razza.
2780.
Un toscano chiedeva a un marronaro Romano un litro di brusciate. E
il romano ghignando: volete forse dire che le volete calde ed arroste? Per me,
ve le faccio anche bruciare, ma, badate, non vi piaceranno. - Tra me e la mia
serva romana s'era combinata una lieve astuzia per deludere l'avarizia del mio
padrone di casa. Combinato che si fu, la mia fante, disse: la non mi smarroni,
sa! - ...rimuginar la minestra per vedde se c'erano entro armi... - Empia
magion! - esclamava con poderosissima voce un romano venditore di pesce -
l'aria di Roma è troppo occupata... - se non dico la verità, accidenti a mia
nonna!... - se spergiuro, Dio te cavi un occhio - Cortella, tace - Siete una
donna ben nebbiosa, voi!... - tenere il cappello all'abbandona... - Se vi
occorre niente (per dire se vi occ[orre] qualche cosa), sonate... -
Argentina (pescheria minuta) - Poveretta! sospira e fiotta - Volemo fare tutta
una tuttata (un su per su) - i mi volea ammazzare: la lama non mi volle
consentire - Lo stagnajo gridava: Iiìo stà-gnaa-raaro! - Minuzieria (fabbrica
di piccoli oggetti) - Friggitoria - Galanteria (chincaglieria) - Spaccio di
vino - Arte bianca (farine etc.) - Rotellette (gorgerette, bobêche) - er
bugiardello (il lunaro) - fenestre fermate (chiuse) - sventoloni (schiaffi) -
sciampagnare, sciampagnoni (gozzovigliare etc.) - Quando uno starnuta, l'altro
risponde “e cinque!”
2781.
Il ne interrogativo dei latini e dei Romaneschi. Es. “Qualene?” “Chene?”
(Quidne?) - er monno sano (intero) cf.
sane, certamente ecc. - L'accrescitivo one Romano cf. col diminutivo ino fiorentino.
“Gran depositone” “Oe', Clementone!” “questi vascelloni” - (in Fior. piccinino
dim. di piccino, dim. di piccolo!). Il dar del tu facilissimo a Roma -
Conf. la des[inen]za Rom. aro - colla fior. ajo. Col romano, si
ovvia al dubbio di scambiare il luogo dove sta la cosa con chi è deputato a
trattar della cosa - Es. orologiaro = chi fa orologi - orologiajo = luogo dove
sono orologi.
2782.
(1872) A Roma, la domenica grassa, non possono entrare a far parte del corso di
gala sul Pincio le carrozze a un cavallo solo. - Udii un Romano, che al nome di
Rione Monti, voleva aggiungere “e Tognetti” -.
2783.
cf. tra i proverbi antichi e gli
odierni. Vannucci scrisse un libro in proposito. Es. Tunica proprior pallio est
= la camicia è più vicina del farsetto - pàlin è il bis, gridato in
teatro dagli antichi - Trinummus. cf.
Col milanese due-e-cinquanta, uomo prezzolato a fare la spia. - bere
come turchi... Nota filosofia del proverbio, perchè i Turchi, non
dovendo per religione bere, sono naturalmente quelli che cioncano col più gran
gusto e di più - I pescatori di rana portano un panierino di vimini con un
breve pertugio al fianco. Questo paniere a Pavia si chiama la moral.
Infatti è la morale delle lusinghe dell'amo... Conf. peraltro
all'almoral spagn. nello stesso significato.
2784.
“lymphati”, alienati di mente, dalla lympha (aqua pura) colla quale
Diana spruzzò gli arditi occhieggiatori delle sue chiappe - i cimiteri di stato
= archivi regi - Il pigio della folla - rauci causidici - de pace triumphos
(ladroneggi privati) - nullis pedibus sto - bestioni tutto stupore e ferocia -
Militis in galea nidum fecere columbae - ingenio pugnax -
2785.
dar ripiego a un piatto, far repulisti, vess de bona dentadura, trass adree a
mangià, trà in castel, parì on lavandin, semper in orden con la famm, fa praa
neet, sonà la barloca, voltà là di bon boccon, fà on pito freid ecc. - in
cimbalis, toeu l'indulgenza plenaria, visità i sett ges, taccà lit coi uss,
desigillà botteli, chiapar ona cota, chiarire, scoldà i orecc, ecc. - “vuj fag
minga fà conca” dicono i milanesi a tavola a chi trattiene troppo un piatto di
portata dinanzi a sè. -
2787.
(V. 2240 Note U. di Lett. A. e B.) - Vi ha
parole che a forza di dire troppo hanno finito col non significare più nulla,
per es. Dio: vi ha altre che, a forza di esprimere nulla, riuscirono a
significar qualche cosa; p. es. “ineffabile” - Chi schiaccia ad
altri un callo o lo urta, usa dirgli “pardon”. Questo pardon è affatto
convenzionale - perchè chi dice “pardon” spesso non vorrebbe chiedere scusa.
È un pardon insomma che non vuole dire pardon - Quel
medesimo volgo, che sclama “oh! è un grande originale!” per dire di uno di cui
non franca la spesa parlare, dice poi, al proposito stesso “il tale o la tale
cosa non ha niente di particolare...” - Spiegatemi ora voi questa
contradizione! - Una ragione dell'uso di dire “salute” a chi starnuta, si
potrebbe trovare in ciò. Starnutando, la testa si china come se salutasse: e
chi ascolta ritorna scherzosamente il saluto. - Qualunque ignorante che ha
letto una qualche scrittura, dice poi: è ben scritta o è mal scritta. Ma e che
ne sa?... etc. -
2788.
(V. 2240) Etimologisti della Vecchia Scuola (il greco o il latino facevan le
spese). - bidello da Pedullus, che nelle academie portava
un bastone - bisticcio da bis quaesitum - briaco da bria
(latino basso = tazza) - ombrello da òmbros (pioggia) - bucintoro
cf. navis dugentorum hominum -
2789.
(Lingua Milanese. Et. es.) blitter cf.
franc. bélître, e lat. bliteus - bas-lott cf. vas luteum - biadeghin cf. aviaticus, ex avo - biot cf. bìotos, vivente (che
ha la sola vita) - cadrega cf.
kàthedra - chignoeu cf.
cuneulus - corrobbia cf.
colluvies - ciocchee (Piem.) cf.
Glocker - crenna cf.
kremnòs, e crena, lat. - non vorè nèper ipee, nè
per el cuu cf. nec prope
nec procul - borin, ombelico cf.
uberinum - V. El
Varon milanes. Coll. Poeti Milan. Vol. I.
2792.
(Libro delle Bizzarie) - Gran discorso del Culo. - Rivendica la
sua nobiltà - Eva nata da lui - Si purifica da tutte le ingiurie, i bon mots
etc. che gli si dicono - combatte il pregiudizio “che il cul non porti pena” -
Sua importanza nella salute dell'uomo. Non c'è professore di medicina che abbia
fatto i miracoli fatti da lui. El trionfador del medico, lo chiamano i veneziani - Moralmente, egli è poi quello
che spinge l'uomo al lavoro delle braccia e del capo: per lui progrediscono le
scienze etc. (V.
2795) (E Amore, la più nobile
cosa del mondo, non ha per sede la più ignobile parte del corpo?) V. per le frasi etc. in Cherubini
Diz. Mil. in cuu etc. V. lingue furbesche.
2793.
Le “marionette” sono le successore dei Neuròspasta agálmata, mobilia
ligna nervis alienis (Orazio), ligneolae hominum figurae (Apulejo),
catenationes mobiles (Petronio) - La marionetta deriva il suo nome da Marion
che è la Colombina del vecchio Teatro francese. - Magatell,
voce milan. corr. all'imaguncula latina. A Como le marionette si
chiamano: ciribitt - a Roma, anche pupazzi. E Palazzo dei pupazzi, è detto dai
Romani il Parlamento. - La maschera del Famiola biellese tra i burattini
corrisp. al famulus latino.
2794.
Per notizie d'arch. milanese minuta V. sparsim il Cherubini etc. La prigione
pei debitori in Milano era fino dal 1270 (curioso contrasto) in Via degli
Orefici. Si chiamava la Malastalla o Mala mansion, corrisp. alle Stinche di
Firenze e al Longwood di Londra. - La via dei Borsinee (borsinari) pure in
Milano venne così chiamata dall'uso dei prigionieri (ivi di carcere), di calare
giù dalle inferriate le borse, pregando i passanti a far loro la carità. V. in
proposito la magnifica scena di Meneghino carcerato nel Falso filosofo
di Maggi - Nelle prigioni l'ultimo che arriva deve pagare una buona entrata ai
compagni o ricevere da essi tanti colpi di ciabatta sul sedere quanto ordina il
più anziano dei prigionieri, detto il podestà. -
2795.
In lingua milanese “se ghe rescalda el cuu a on bagai” picchiandolo, in veneta
“el ghe se rinfresca” - In Inghilterra le ladies e le misses non
vogliono che si dubiti nemmanco che possano recarsi “qua via cibi solent” tanto
è vero che quando si allonta[na]no un istante da una conversazione, vi
ritornano con un fiore in mano, quasi venissero dal giardino. Donde la frase
inglese “to go to pluck a flower” per dire, andare al licet - e il nome di
“giardino” dato al licet stesso.
2796.
Vin da pegni - A Venezia erano bettole dove si ricevevano effetti in
pegno, sui quali ritraevansi due terzi in denaro e un terzo in vino pessimo
detto appunto vin da pegni.
2798.
Nella minuta di una cena data dal Serenissimo Duca di Mantova, addì 21 Novembre
1537, dopo l'enumerazione di un centinajo di sontuosi piatti, sta scritto “e
stecchi secondo il bisogno” -.
2799.
(R.U. L. XI Fision. Teatri Milanesi) La claque - claqueurs
- in latino Laudicoeni, Bombi, Testae, Imbrices
- in mil. risott - in Ven. Magnarisi.
2801.
El mal di prestinee = sonno - vess giò del felipp = aver passato
i 60 anni dopo i quali non si paga più testatico - aver sempre la
ginocchiaja = studiar molto (la ginocchiaja è quel gonfio che si forma
nella stoffa, del calzone sul ginocchio pel troppo sedere) - è
andarino. Corrisponderebbe alla frase “ghe pias a girà” ma meglio sarebbe
di usarne nel significato di “latino” (ladin) - rinfuso per troppo
mangiare (Brunetto Latini) = impirottaa, mil. - stagno per
sodo, usato da Leonardo da Vinci - barbino = il pezzo di
pannolino in cui si va nettando il rasojo nel fare la barba - rubbolare,
rumore che fa la marea quando si vuol sollevare tempesta - stagnini
(Caro) = giochetti di stagno - un passerajo di donne - allentare un
peto... - uovo lallero (Aret. Cinzia) tenero, che balla - poste,
luoghi da cavalli nelle scuderie.
2802.
Foscolo chiamò Milano “la sonnolenta Paneropoli” - piombone, uomo tardo
e lento - pausone, pausarsi = che fa o fare con pause le proprie
faccende - pasciona, comodità, pastura - Eppure che vi fanno? si
scuotono forse? si affannano? si affaticano per poterne uscire prestamente?
Pensate voi! vi dormono spesso (Segneri).
2803.
Il cesso lo chiamano il comodo. Ed è il luogo quasi sempre il più
incomodo della casa! - Noto che gli architetti nei loro progetti di casa,
pajono sempre le persone più poetiche del mondo. Si dimenticano che l'uomo ha
un culo... e non trovano posto pel cesso. Fatta la fabrica poi, lo allogano in
fondo a qualche baltresca o sconciamente lo attaccano in sul di fuori (El sur
dottor Isacch taja camis per giustà sacch). E sì che la sala da pranzo, senza
il cesso, è incompleta...
2804.
(R.U.) Nei martiri popolari - Desc[rive]re la sura Cecca
di Berlinghitt. V. fascicolo “La Bibbia della balia” - e desc. il Bigia o Migia
(Remigio) Capellee. - La bibbia della balia può figurare in parte anche nei R.U.
L. VI I Bimbi, o L. VIII le scuole - come un es. della prima
scuola, dell'anticamera della scuola.
2805.
In pulicis morsu deum invocat - I cortigiani hanno solate le scarpe di buccia
di cocomero - coloro, che per pisciare se lo toccano col guanto (gli ipocriti)
- non bisogna, o scrittori, bagnare tanto la penna nel calamajo quanto nella
testa -
2806.
(V. 2240 Note Um. di L. alta e bassa) Si parli anche dei
rebus, delle sciarade, degli enigma, degli indovinelli etc... citarne esempi. -
I° “Son cavalier, ma senza croce al petto - I mori spoglio e in Africa non vò
(baco da seta)” - Aut. Malatesti. - 2° “Insidia il primo ai lucidi -
abitator dei flutti - il mio secondo agli uomini - ed il mio tutto a
tutti” (Amo-re. Aut. V. Alfieri). - 3° Napoléon (Napoleon dans le plus grand des astres
(désastre)) - etc. etc.
2807.
E, poichè i Fiorentini non sanno fare il panettone, e noi
chiameremo cotesta nostra milanese gloria coi loro nomacci di pan balestrone,
pan Pepato, Panforte etc.? ...e così, il loro lungarno dovrà servire a
nominare le nostre gettate, interriate, fondamenta, terraggi, terrapieni,
alzaje, lungo il Po nostro e il Ticino?
2809.
V. sparsim. Contadini, Villani. V. anche Cherubini, Diz. mil.-it.
in vilan - Pregiudizi dei cittadini su questa importantissima parte
di popolo “a fa ben al vilan, se troeuva cagaa in man” “chi villan serve n'ha
questo tributo” “Rustica progenies semper vilana fuit” etc. Nei contadini,
parlar anche di molte delle loro costumanze. - Essi usano ad ogni fuoco
fatuo od a stella cadente, dire “Va che Dio te loggia!” - Costumi brianzoli.
“Bruciar gennajo” V. Cherubini Vol. IV pag. 207.
2810.
(V. 2240 N.L.) I° Capitolo sulla letteratura disonesta. Quale sia
veramente tale. Questione se le parole disoneste corrompano i buoni costumi. -
2° Se il pensiero ha lingua. Quanto giovi a noi milanesi il dovere tradurre il
nostro pensiero in una lingua che non è tutta nostra. La meditazione crea le
grandi opere. Noi pensando alle parole troviamo i pensieri.
2811.
Lorenzo de' Medici attribuiva il difetto di mangiarsi le unghie ai beoni.
2812.
Tale (dicono il poeta Maffei
Andrea) avea tolto una
piccolissima moglie: e dicea: della moglie, quanto meno sen prende, tanto
meglio.
2813.
Intercalari - Es. E dai tira campann martela, a le quarte le vostre, intrighete
ti, e destrigheme mi, e fa cussì fin che te vivi, che mai pu te destrighi - si
noti che l'intercalare è uno solo.
2814.
I principii nella scuola di disegno, si chiamano dai nostri pittori e scultori
in erba - I. campanin. 2. Treball. 3. seggionell. 4. seggionell intajaa. 5.
lovetta sempia. 6. lovetta doppia. 7. ... 8. gerlett. 9. foeuja storta... 11.
vasett, etc. (Vedi Cherubini in ornaa). - L'è mei on asen viv che
on dottor mort. -
2815.
Alla corte pontificia non c'è officio che non abbia qualche impiegato col
titolo di segreto... Cameriere segreto, uscere segreto etc. etc. Non solo. C'è
anche il cuoco. E fu dallo Scappi stampato un libro dal titolo “Cuoco segreto
di Pio V”.
2816.
A proposito dei Milanesi e dei Fiorentini, si potrebbe rifare “la Storia dei
Grassi e dei Magri” che fu uno dei libri più in voga tra i padri nostri. Basta
dare un'occhiata ai dizionari delle rispettive lingue. Quì tutta macellaria,
abbondanza, prodigalità: là tutto orto, carestia, sparagno... - Cit. il “Lupi
Lombardi” (Tedeschi lurchi) e il Fiorentin mangia fagioli - lecca piatti e
tovaglioli. -
2817.
Nelle spiritosità tradizionali “Ris e fasoeu, minestra de fioeu - Ris e
basgiann, minestra de tosann” -
2818.
Seren d'inverna - nivol d'estaa - amor de donna, de pret, de fraa... guaja! -
Oppure - usei in man de fioeui, donna in man de soldaa, bagai in man, de
fraa... guaja!
2819.
Avanzi balordi. - avanzare i piè fuori del letto, tegnì a man i guggiad per
buttà via i remisei, disfar i muri per vendere i calcinacci, dar a mangiare le
ciliege per vendere i noccioli, saltare dalla finestra per risparmiare le
scale... etc.
2820. Nei R.F. (parte
antica) descrivere la domenica nel 1700 - Le dame scendono dai carrozzoni col
servente, e col servitore che porta la caldanilla ecc. - Le erbuccie
(mezz calzett) vengono a piedi col Domenichino (Meneghin, servo preso a nolo
per la Domenica) che porta il loro libro di messa... Gli amorosi alla porta
porgono alle amanti l'aqua lustrale etc.
2821.
Nei martiri popolari (R.U. L. x) citare Cuneo e
Bergamo, cui si affibbiano tutti gli spropositi di Piemonte e di Lombardia. -
Cuneo, mette ai suoi lampioni i vetri di latta per ripararli dalla grandine...
- Bergamo, se viveva quell'“omm du capelì” (petit chapeau avec redingote grise)
sarebbe diventata un porto di mare... etc. etc.
2822.
Descr.I° Un magnano. Contrasto de' suoi panni e della sua faccia nerissima,
colle casserole di lucentissimo rame, appena stagnato - 2° Un fittabile.
Faccione che è una Brianza. A vederlo si pensa “la ghe va su onscia” - Un po'
di pancia, le mani, una nell'altra, dietro la schiena - indizio di molti soldi.
-
2823.
Monteverde (secondo Grandi) non è un artista ma un intagliatore in marmo. - Il
genio di Franklin di Monteverde che è un angelo accavalcioni di un
fumajolo potrebbe chiamarsi il genio degli Spazzacamini. Si disse anche “un
genio allo spiedo”, o “lo spiedo di un genio”. Monteverde vi ha effigiato “il fulmine”
la meno plastica cosa che si potesse, sotto la forma di una sanguetta. Limiti
dell'Arte - Il goffo e farraginoso monumento a Cavour di Torino pagato al Duprè
700.000 lire. Cavour, vestito alla Romana! - Il busto di Manzoni dello Strazza,
tutto naso. La faccia par destinata ad essere solo la radice del Naso. Lo si
disse: Manzoni rimasto con tanto di naso nel trovarsi sì brutto - La
Commissione pel Monumento a Beccaria, volle che Grandi effigiasse il grand'uomo
in età vecchia, a dispetto della ragione, che suggeriva di farlo giovane,
perocchè l'opera che gli diede la gloria fu scritta a 27 anni. - Pel “Beccaria”
s'erano poi raccolte 30.000 lire di cui 15 furono pagate allo scultore, per
l'opra e il marmo - e le altre 15 nelle spese della Commissione - Il “silenzio
amoroso” di Cremona venne pagato 500 lire! - Del soggetto nella Plastica - e
della forma del soggetto, che quivi sono in importanza pari. La forma è lo
stile. Scopo d'ogni arte: far storia. Ora, l'artista sceglie eccellentemente il
soggetto, quando sceglie quel punto del patrimonio della memoria, da cui, per
la sua speciale arte, può sperare di ottenerne una trattazione superiore in
virtù a quella, che nel medesimo soggetto, otterrebbero le altre due arti
sorelle. - Come soggetto di plastica (benchè lasci assai a desiderare quanto a
scalpello), il Socrate di Magni è completo: incompleto “l'Amore degli
Angioli” del Bergonzoli - In ogni caso, Scoltura e Pittura appartengono, forse,
più al mestiere che all'arte - o almeno ne sono l'anello di unione... -
2824.
La Critica della Critica - La critica del giorno, abbandonata dagli artisti e
dai letterati ai giornalisti. Emulazione negli spropositi fra i critici. Il
Sig. F.xx della Perseveranza (talis pagatio, talis cantatio)
colle sue “mummie imputridite”, la sua “apoteosi della divinità”, le “eburnee
chiome”, le “stravaganze assurde”, il “ragazzo d'ambo i sessi” etc. etc. - I
ricatti - Botteghino di celebrità presso ogni gazzetta teatrale. La camorra
letteraria napoletana, * etc. distributore di diplomi e di medaglie d'oro etc. Si firmava il Comm. * comm. del
Nishan Iftikar de Tunis, cavaliere salvatore d'Italia etc. e traduttore della Comedia
di Dante in dialetto napoletano.
2825.
Magnifica epigrafe, è la seguente scritta sulla porta della cattedrale di
Palermo (24 7bre 1876) quando le ossa di Bellini ritornarono da Parigi a
Palermo - “Questa Basilica - In cui dormono dimenticate - Le ossa di tanti re -
Diviene oggi famosa - per la tomba - di - Vincenzo Bellini” -
Vicino al catafalco erano poi due altre egregie iscrizioni. Diceva la
prima - “Strappò una nota eterna - All'Universo - L'amore - E vinse i Secoli” -
l'altra “L'arte non ha patria - Egli è cittadino del mondo - Non potendo la
madre - Contenere il suo nome - Costudisce gelosamente - Le ossa” - Certo Longo da Catania cap.no
medico mi dice oggi (15 ag. 80) che queste epigrafi sono di Mario Rapisardi.
2826.
Progetto di un libro dal titolo - Dell'Onestà politica - e della onestà artistica.
- Scopo - tentativo di trovarne i criteri - Circa l'onestà
politica. Prog.
Vi ha chi usa di reputare birbanti i suoi avversari politici: vi
ha chi dice che si può essere in casa amicissimi - e nemici alla Camera. Pro e
contro - di queste due opinioni. - Moventi dell'uomo, I°) interesse proprio (suo o di famiglia) - 2°)
interesse patriotico (della città o del paese) - 3°) interesse umanitario. Dove
non giuoca uno di questi tre interessi l'uomo savio nulla fa. Dati i tre
moventi in lotta fra loro, quale deve l'uomo seguire? I più seguono il primo:
pochi il secondo (Q. Curzio etc.) pochissimi il terzo. Tuttavia - bene
interpretati, tutti e tre si equivalgono. - Che sia l'onestà politica? Essere
di unica e non mutabile fede, rispondono alcuni. Ma il mutar bandiera è invece,
spesse volte, prova di senno, e di vero patriotismo. Mutano i saggi col mutar
dei tempi. Chi non fu repubblicano nel 1792, chi non fu realista nel 1859? Una sola fede io ritengo giusta -
l'amore di patria. Garibaldi per l'amore di patria,
fu rep.; ora è realista (1875) Di chi sbaglia in buona e
di chi in mala fede - Sui
governi. Tutti si equivalgono. Il migliore, qualunque ne sia la forma, sarà
sempre il meglio amministrato. For forms of government let fools contest What'ever is best administered is
best (Pope) Con Napoleone I chi non
avrebbe gridato W. l'impero? e chi non griderebbe, coll'antico senato di Rorna
W. la Repubblica?... Per me il miglior governo, è il non governo (Taccio quella
innocente parola che fa tanto paura “anarchia”) - Dell'opportunità politica
(vedi s.) - dell'errore di combattere gli uomini per combattere le idee. - La
morale ideale e la pratica - Se ci possa essere una morale politica. Chi rovina
una famiglia, chi uccide un uomo dovrà cadere in pene, mentre chi rovina
centinaja di famiglie e uccide migliaja d'uomini, si vedrà non solo impunito ma
premiato? (Ille crucem sceleris pretium tulit, hic diadema) - Fin dove l'onestà
politica cammini colla morale - Conclusione: Unità della morale...
Queste sono alla rinfusa le principali idee del libro. Vi si tratterà in
special modo la questione del giuramento dei deputati e degli impiegati,
dell'antiche e nuove teorie in diplomazia, scuola machiavellica (i mezzi giustificano il fine), scuola di Fox (?) (la migliore
delle politiche è l'onestà etc.), politica sentimentale etc. Della minoranza
partigiana e della maggioranza indifferente etc. (Il tema ha peraltro bisogno
di esser molto covato) -. Quanto all'onestà artistica, il concetto
è il seguente. Non falsificare il proprio tempo. L'artista è destinato a
scrivere la storia degli uomini e delle nazioni e la narrazione egli la deve
trovare sincera e spontanea nel proprio cuore, inspirato dalla contemporaneità.
- Ora, falsifica, il letterato che narra la guerra dell'indipendenza italiana,
coi modi di Giovanni Boccaccio, falsifica chi la pingesse nella maniera di
Leonardo, etc. etc. V. sparsim nelle note, sulle incongruenze artistiche del
giorno che fanno sorgere in Baviera un Walhalla, nello stile di Grecia, e sotto
il cielo di Napoli fabbricano un chalet svizzero, od una casa olandese
ecc. - Dov'è mai quel benedetto stile 1870? - Se l'eccletismo odierno dell'Arte
sia filosofico o no, dato che l'epoca presente sia per eccellenza eccletica...
- (Vi si tratterà partitamente delle 3 arti, dei sintomi del nuovo stile etc.)...
- (Anche questo tema dell'onestà artistica va tenuto il suo tempo in
fusione di studio e meditazione).
2827.
Età dell'oro, dicevasi quella in cui oro non era.
2828.
Il sorriso è alla bellezza, quello che il sale è alle vivande.
2838.
Il direttorio comandò a Buonaparte facesse una subita correria contro la casa
di Loreto, onde, rapite le ricchezze... - (Botta). cf. el resentin di Gies - nel poeta mil., mi pare, Zanoja. -
l'estetico latrocinio di Bonaparte (Negri, Storia Antica).
2845.
A mostrare il convenzionalismo dell'opinione sul vizio e la virtù - descrivere
lo stato di guerra, in cui tutto ciò che in pace si reputava vizio, pare virtù.
Il furto passa scusato col nome di bottino bellico, l'assassinio è glorificato
dal nome di valor militare, i tradimenti, le insidie etc. si chiamano strategia
etc.
2849.
Noi scriviamo al presente in lingua italiana tradotta dalla francese. -
2853.
Importantissimi allo studio della Riv. francese '89, e specialmente a' suoi
effetti in Italia e nella Rep. Cisalpina, sono gli opuscoli di Melchiorre Gioja
- In proposito vale anche la pena di dare un'occhiata all'estratto manoscritto
in zibaldone della Gazzetta di Milano dal 1778 al 1780 (Biblioteca
Ambrosiana S.C.V. II. 7.) e al Gazzettino di Milano 1799 (stessa
Biblioteca) - M. Gioja appartiene ai letterati-giornalisti o pamphletistes,
feuilletonistes.
2862.
A prop. di Souvarow, esiste un suo comico testamento, che comincia “trovandoci,
giusta il volere del Cielo, secondo il corso delle umane vicende, attaccati da
una dissenteria insanabile infelicemente guadagnata in compagnia del nostro
amico Kortchakow etc. etc...” e poi dice: item lasciamo i nostri lunghi e ben
pettinati mostacci per servire di coda ai finti patrioti del 1798, che
essendosi scodinati sotto il governo provvisorio del Piemonte s'incodinarono
all'approssimarsi della nostra armata ed hanno ora di nuovo perduta la coda
all'entrare dei francesi nelle pianure d'Italia, etc. etc.
2863.
Melchiorre Gioja conchiude le sue “osservazioni al Ministro della Guerra” (29
nevoso A. VII) così: “checchè però ne sia, sappiatemi grado, cittadino
ministro, di non aver io, in questa risposta, usato del diritto comune, cioè di
non avervi detto delle ingiurie benchè credo che abbiate torto” - In altro suo
opuscolo poi finisce dicendo “Salute ed economia di parole” -
2866.
Nei R.F. (parte vecchia) per la descriz. dell'Inquisitore,
pigliar conoscenza degli - “Elogi della Santissima Inquisizione de Padre fra
Pietro Martire Anno VI. rep. Si vendono in Milano e in Barlassina” - e della
“Lucerna Inquisitorum hereticae pravitatis P. Bernardi Comensis 1526”. -
2867.
Progetto di un libro intitolato “Ritratti di famiglia” - divisi in due
libri: Parte vecchia, e parte nuova. Suo scopo, illustrare, più che la vita,
l'ambiente di vita nel quale furono alcuni dal cognome Pisani, che appartengono
genericamente o specificamente alla mia famiglia. Sarà il pretesto di mettere
insieme in forma pittorica tutte quelle cognizioni di archeologia domestica o
curiosa che ho raggranellato fin quì nelle letture - Nella Parte vecchia si
comprenderanno descrizioni di interiori di case dei sec. XII, XIII, XIV, XV,
XVI, XVII fino alla Riv. Francese dell'89: vi si parlerà dei rami della
Famiglia Pisani, che uscita da Pisa (Pisani e Pisis) si diffuse a
Napoli, Venezia e Bologna (Bologna, Parigi - Alessandria - Pavia). Saranno i
capitoli: una Prefazione, in cui si dica il Perchè dell'illustrare
persone che non appartengono alla specif. famiglia dell'A. - sulla parentela
universale, etc. Del resto,
parenti davvero, io non posso considerare che quelli che ho veduto co' miei
occhi, o cogli occhi de' miei genitori. Gli altri sono nebbia per me... Caddero
nel patrimonio comune, di gloria e di vergogna - poi (beninteso che i presenti
titoli sono provvisori): Lo studio di Giovanni da Pisa - Pietro, lo studente
medievale a Bologna (parlarvi dello zio Emanuele Prof.re - tesi
sottilissime - guerre di parole - Una lezione antica - gli esami -) -
L'Alchimista (Ottavio Pisani - Demonologia - Palingenesi della Rosa etc.) - La
Galera di Vettore (Vita marinaresca nel sec. XIV) - La sage et preude dame
Christine de Pisan (Pisani di Bologna. Parlarvi di suo padre Tomaso, astrologo;
dei libri di Cristina “Vie de Boucicaut” et “livres des dames”; in contrasto
col Roman de la Rose di Jehan de Meung etc.) - Il capitano di giustizia
(1400) (Contardo - es. di proced. penale dell'epoca) - Martino, il
decurione di Alessandria (vita domestica nel 1500 - un matrimonio: descriz. del
corredo etc.) - Il cardinale di Venezia e di Aquileja (Pisani di Venezia -
descr. di un ingresso trionfale - (1550) ) - Il pulpito di Frate Sisto (1600 -
predica barocca) - Un funerale nel 1770 (L'araldico - disquisizione in materia;
la fiaba dei Pisoni romani etc.). - Equipaggiamento di un colonello
austro-spagnuolo (vita militare, XVIII sec. av. Riv. Francese) - Nella Parte
nuova, si parlerà di quella parte della famiglia Pisani di Pavia,
della quale, per così dire, aleggia ancora lo spirito intorno a me. Sarà
intitolata a mio padre “A chi mi diede la vita - e cui la ridò” - coll'epigrafe
“Humani generis mores tibi nosse volenti - sufficit una domus” (Juvenalis). Il
racconto anderà dalla Riv. Francese dell'89 alla morte di papà mio (1872). -
Sarà forse diviso in parti - una pref., una conclusione e un'appendice - cioè:
Prefazione. Montecalvo in fiore. È babbo che mi racconta la festa di S. Luigia
al Monte. Io seggo sui suoi ginocchi... Desc. del castello e della tavolata. Il
parroco, gli amici, i figli ecc. - La mamma Milesi e la fam. Milesi - La Tissot,
l'istitutrice, Biancardi - Il tempietto, degli amori di Elena con zio Emilio - il Prev. di M. C. D[on]
Giovanni Ricci, giocava agli scacchi lungi dal tavoliere stando col dorso al
camino - a memoria. - Il Pretore fa la corte alla Giovannina Magenta e le invia
tartufi etc. - Donna Elena Milesi Viscontini portata su in lettiga. - Scherzi a
M. C. - Il frate dalla testa di vescica - Il brigante a cavallo. L'Avv. Bixio che legge il
sonetto “Calvo il monte non è etc...”. Desc. in isp. di papà, coi capelli
sciolti per le spalle etc... - Mia interruzione. - Ritratto I. Don
Carlo - Desc. del ritrattone - Chi fosse, secondo sua moglie. Parenti del
nonno. Sua vita avventurosa etc. etc. che risulta da' suoi 4 biglietti di
visita etc... - Ritratto II. D.na Luigia. Descriz. di
un matrimonio sotto l'impero... etc. - Ritratto III. I figli
(compresovi anche Antonio Massa etc.) - Conclusione. Mio padre
che sfascia. Montecalvo in rovina. Le camere da lungo inabitate. La legna per il fuoco, tarlata. - Appendice. Descriz. di
carte curiose e oggetti vecchi di casa, libri etc. raccolti in una sola stanza
(Vedi per tutto ciò, sparsim). Il libro potrebbe essere accompagnato da 4 aque
forti, la prima in capo del libro, rappresentante Montecalvo (Pitt.
Fasanotti) la 2ª al I° ritratto rapp. D. Carlo a cavallo (Grandi) - la 3ª al 2°
rit. rapp. D.na Luigia (Bianchi Mosè) - la 4ª al 3° ritr. rapp. I
figli (Cremona Tranquillo) -
2868. App. ai R.F.
(parte nuova) - Archeologia domestica. Descr. su un fondo di filosofia,
quanto mi trovo di oggetti o carte vecchie nei miei cassettoni ed armadi. Com'io ami tutte queste minuzie.
Mi par di sentirci attaccato qualche po' dell'anima de' miei poveri morti. - I.° Un contratto di matrimonio
con su penneggiato in testa dal galante amanuense notarile un pajo di cuori
passati da una medesima freccia.
I cuori grondano goccioloni di sangue: hanno ciascuno la
sua brava fiammella: la freccia pare una penna d'oca. Dietro i cuori, in
prospettiva le case, e i fondi portati in dote con bestie bovine cornute grandi
come le case - Nel contratto, indicazione di capi di vestiario, e di giojelli
del tempo (1806) gioielli
vecchi, a smalto - fibbie etc. bindelloni - Pizzi antichi - 2.° Un testamento 1778 -:
enumerazione degli uffici funebri; tanto per la confraternita tale, tanto per
la corporazione tal'altra; tanto in messe, in elemosine etc. etc., - e altro
testamento 1790, di un republicano che vuol piantato sulla sua tomba l'albero
della libertà etc. Test.
anche di Biancardi - 3.°
Conti. I libri mastri di casa, di possessioni che non sono più Nomi di fondi: la Maladiana, le
Chiappe del Curato, la coda della Volpe, Corano, Balsamo, la Bastida de' Dossi,
Villalunga, la Malaspina, la Ca dei Dossi, Morsenga, Pieve Albignola,
Cervesina, Pancarana, Valle del Muto etc. etc.; le ceste di documenti che si
vendettero sulla stadera. Nei conti, quelli di un funerale “tanto al falegname
per aver fatto i ricci di legno alle virtù teologali etc., statue di cartapesta
etc.” - in tutto, una spesa enorme. - Altro conto, dal quale appajono curiosi
oggetti domestici. I fasci di conti dell'oste. - 4.° Libri - Libri dai fogli
ingialliti coi nomi degli antichi proprietari, con dentro foglie e fiori secchi
- Varietà delle legature. - Quasi tutti volumi scompagnati. S'è divisa la casa
e si divisero alla rinfusa i tomi. Io ho i primi due di un'opera, un mio cugino
ha il terzo, l'altro cugino il quarto. - Titoli dei libri del tempo. Es. Vingt
quatre heures d'une femme sensible ou une grande leçon, par Madame
la Princesse Constance de S.xx à Paris 1824 - Libro di Corte, ossia Lista delle
persone che hanno il d[iritto] di accesso alla I.R.
Corte Austr. Nel 1780 - tra le quali si notano Pisani
maggiore Don Carlo - Pisani sargente maggiore Don Gelasio. Almanacco Reale per l'anno
1808. Milano Stamperia reale - Des droits et des devoirs du
citoyen, par Monsieur l'abbé de Mably à Kell 1790 - Defendente
Sacchi, La pianta dei sospiri (Chi può resistere oggi a leggerne una
pagina sola?) - Storia del memorabile triennale governo francese e sedicente
Cisalpino nella Lombardia. Lettere piacevoli ed istruttive. Milano
1799. - L'anno duemila quattrocento quaranta - sogno di cui non vi fu
l'uguale - seguito dall'uomo di ferro - opera del cittadino Mercier. - In
Genova 1798 a. 2° della Rep. Ligure. - Il Ritorno dalla Russia,
romanzo di Davide Bertolotti (citarne altri della medesima cotta) (Nomi
degli eroi di romanzo d'allora: Lucindo, Damete, Aristo, Clorindo ecc.). Segni
in penna e a matita sui libri; postille della nonna: cioè un misto di
sentimentalismo e di prosa, p. es. una frase alla Rousseau e poi 1799 Spese per
far coare le polle; primo covo comprato ovi n. 50 L. 6 - secondo altri 60 L.
3.15 - Ricavato L. 8 (Cit. le migliori delle note della nonna, sparse nelle mie
cartelle) - Gli
album dei nostri vecchi - che notavano giorno per giorno il buono e il cattivo
tempo, per poter poi, l'anno seguente, dire, “il giorno dello scorso anno
faceva un tempo così o così...” il che giovava mirabilmente a tenerli alti
nella stima cittadina. - Notare per altro come scriv[evano] invariabilrnente
“Mai non fu anno che come questo etc. A memoria d'uomo non si vide mai etc. - 5.° Gazzette vecchie. La
gazzetta privilegiata di Milano; es. di notizie d'allora paragonate a
quelle d'adesso paragone
pure della carta e dei tipi, prezzo d'abbon. etc.. Cercare la critica di Pezzi
contro Manzoni ecc. ecc. Il Corriere delle Dame del Lattanzi - il suo
mutar di bandiera a seconda che si avvicinavano a Milano gli Austriaci o i
Francesi... - 6.° Lettere - Lettere amorose del 1800; tutte a spropositi
di ortografia: poesie d'occasione; biglietti d'invito etc. etc... La prima lettera di babbo, che
chiede in isposa mia mamma. - 7.° Ritratti a miniatura sulle tabacchiere etc. I ritratti di
Napoleone I a bizeffe. In casa nostra ne ho contati 378. - 8.° Varia -
orologi e tabacchiere di tutte le dimensioni, a segreti, a smalti ecc. orologio con su dipinto il tempo
- e con poesia. Un panciotto del 600 con su una carica di cavalleria. I bastoni col peso, e i bastoni,
la sagoma del cui manico dà l'ombra di Napoleone I. Tra le scatole di tabacco,
alcune piccolissime, altre immense. Dentro il ritratto dell'amante o come al solito
di Nap. - Una spadina e qualche testa delle marionette del Teatrino di
Montecalvo... - Ventagli. Descrizioni. Ventagli allegorici - quadri a margheritine - Non c'è più l'immenso lavativo
di peltro, di cui è rimasta la scatola, che la nonna non mancava mai di
attaccare ne' suoi viaggi dietro la propria berlina. Il lavativo andò a finire
in una sorbettiera. Che
affare una volta l'introdurre il lavativo etc. Par. col clesopompe - La bandiera con su scritto W.
Francesco I (bianca con intorno una corona di quercia). - Capelli (i biondi
della mia nonna bimba etc.) - Un dentino di latte, in uno scatolino, del mio
papà, pur morto ed ora
è già strappato - dente cariato - dalla terra il suo posseditore. Chissà che dolori chissà quale
coraggio a lasciarselo cavare! - Attestati scolastici etc. etc. (Vedi nelle
cartelle). - Lavori di pazienza di Biancardi - I bossolotti di Papà. - Cit. tra
i mobili, anche i vecchi servitori, paragonandoli ai nuovi - “La carte du
tendre” - biglietti di visita - la carta del belletto - il grattatojo - Il pitale con scritto in fondo
intorno ad un occhio: ti vedo, furbetta. Lettere di amore in carta grossa, e
chiuse coll'obbiadino. Vedi es. nelle carte. - Poesie per lauree e matrimoni -
Minute di pranzi di gala. I lavori di frate certosino - di Biancardi.
2869.
(Pei R.F. e pei G.F. arch. milan. si possono
consultare): Sommaruga. Il Meneghino Critico, continuato
dal 1773 al 1789 (Ambrosiana S. B. U. I. 65.) - Il Borgo degli
Ortolani, Almanacco per l'anno 1794 (id. S. C. S. II. 10) - El
verzee de Milan. Alm. per l'anno 1796 (id. S. C. S. VI. 7) -
La settimana grassa con la prima dominega de quaresma. Alm. per
l'anno 1797 (id. S. C. S. VI. 5) - La piazza di Mercant cont on poo
de coin per conseguenza di duu mur, San Raffaell e Porta Renza. Alm.
per l'anno 1799 (id. S. C. S. v. 6) - L'ombra del Balestreri in cerca
della Veritaa. Alm. per l'anno 1800 (id. S. C. S. VI. 6) - El
servitor de la bonn'anema del Pover Poetta Balestreri. Almanacco
per l'anno 1804 - El caffè de la Reson. Alm. per
l'anno 1805. - Meneghin Peccenna, Alm. per l'anno 1809 - Meneghin
Peccenna, impresari de teater. Alm. per l'anno 1815. Poi,
tutte le bosinad di cui se ne trovava una raccolta in 8 vol. nella
libreria Bellati, e se ne trova ora una all'Ambrosiana nella “Miscellanea della
Rivoluzione” - La gran torr de Babilonia, Almanacco per
l'Anno 1795 - El diavol coi pee dedree ch'han faa in Milan in di trii
ann i republican ossia Meneghin storegh, leped, critech e moral
da l'intrada di Franzes in Milan el di 14 mag 1796 alla soa partenza del
20 april 1779 - Milan - Quader bernesch e natural de la guardia
nazional Milano 1799 (Bosinada - Ambrosiana S. C. V. 11). - I
romani in Grecia (intendesi i Francesi in Italia) opera di Giunio
Bazzoni.
2870.
(R.F.) I tavolini del Maggiolino. - La majolica goffa e
pesante - una zuccheriera foggiata a cavolo (verza), delle bottiglie foggiate a
ramolacci. Par. tra la tavola e il pranzo di una volta e quel d'oggi. Il
trionfo di porcellana in mezzo alla tavola. - La zuppiera con su i gamberi
cotti scolpiti ecc. Oggi niente nel mezzo, e poco in disparte. Così le quattro
portate da tre piatti ciascuna furono sostituite dai due piatti scarsi. La
dicono la nostra “semplicità dell'eleganza” mentr'è quella della carestia. -
Tra i mobili vecchi il carozzone rosso e oro, il letto idem - i mori negri che
sostengono a cariatide delle étagères barocche d'oro - La spinetta verde
e oro con su un delfino in cima, etc. - Il lusso d'una volta e quel d'oggi. Una
volta, molta argenteria, oggidì molto christophle: una volta i
saloni, i capi d'arte, oggidì le stanzuccie, le chinoiserie - I nostri nonni
avevano i pavimenti di mattone, e le volte dipinte da Appiani... -
Dell'incomodo lusso Napoleonico. - Il falso greco-latino.
2871.
(R.F.) Nonno Carlo (n. il 7. maggio 1780 m. il 28 genn.
1852) figlio del nobile Gelasio-Vincenzo, e della baronessa Rosalia di Hölly di
Niedermensdorff. “Quel
polpettone” come trovo scritto da D.n Giacinto Pisani, fratello di
D.n Gelasio - Alla
lor volta, il primo figlio del nobile Carlo e della nobildonna Matilde Oleario
di Bellagente, l'altra del Colonello Federico di Hölly barone di
Niedermensdorff, e della nobildonna Maria dei marchesi Beccaria etc. (V. pel ritratto fis. il quadro
nostro in cui nonno è a cavallo, vestito da G. N. A.) - la miniatura di una
tabacchiera, e la miniatura che possiede D.na Carolina Del Mayno,
nipote del nonno - La
sua storia può compendiarsi in questi suoi biglietti di visita: I.° (1798) Il
cittadino Pisani (e intorno W. la libertà - W. l'eguaglianza - W. la
fraternità) quand
se portava in coo el barettin ross come i galantommen de galera - 2.° (1805) Charles Pisani
colonel-commandant en chef de la Garde d'honneur de Pavie. È un biglietto con in cima due
Vittorie - e intorno e sotto trofei d'armi e bandiere, berretti di granatiere,
tamburi, palle di cannone etc. etc.. -3.° (1816) Don Carlo Pisani Dossi Guardia Nobile di S. M. I. R. A. e
cavaliere della S. Religione dei Santi Maurizio e Lazzaro - 4.° (1825) Le chev.
Pisani. - Ingegno rozzo, arrogante, prodigo. Bevitore d'intere vendemmie... Fu
tra i primi a ballare intorno all'albero della libertà a Pavia; tra i primi a
caracollare incontro a Napoleone Imperatore, e poi a Francesco I. Fu savio
municipale; fu carbonaro; condannato a morte in contumacia, fuggì in Isvizzera
dove congiurò con Napoleone III, e col principe della Cisterna: graziato, tornò
in Italia mezzo tedesco: nel 48 ridiventò italiano - poi si spense. - A Balsamo nel 48, vestiti
quaranta villanelli da soldatini, con aste di latta a banderuole
tricolori, si spassava a far lor fare l'esercizio - stando egli seduto sotto un
gran padiglione a colonne d'oro e tende rosse, coi leoni pur d'oro. Sostenne all'estero molti
emigrati. Napoleone non ancor 3° gli donò un anello d'oro con su scritto honneur,
fidelité, patrie (vacue promesse) dicendogli, che quando avrebbe
rivendicato il suo trono, avrebbe ricompensato lui o qualunque della sua
famiglia che gli si fosse presentato con detto anello. Beauharnais gli avea
donato il suo sigillo di acciaio - Diventò cittadino del Cantone di Berna -
etc. - Era destrissimo negli affari. Dopo aver mezzo disfatto il patrimonio
lasciatogli da suo padre, non solo seppe ricomporlo ma raddoppiarlo. Avea case
e fondi per più di 2 milioni. Trovatosi un dì in casa della zia Traversi tra
due porte, carpì un affare all'avvocato; e presa la posta, arrivò a rotta di
collo a Parigi, e lo fece lui invece dell'avvocato... Anche Gaisruck gli avea
moltissima amicizia - Vinse cause che parevano disperate, p. es. quella del
canale abbandonato di Albignola, che finì con un pranzo dato sul Po ai senatori
venuti ad informar della causa, un pranzo in cui si gettarono nel fiume tutte
le stoviglie e i cristalli, e p. es. quella di rivendicazione del suo
patrimonio, caduto in mano di sua moglie Donna Luigia Milesi. - Con la Milesi
fu in lite perpetua. - Ebbe una sola moglie ma molte amorose - tra le altre, in
Svizzera a Carouge Mlle. Gabrielle De Gallais de Saint Germain, e a
Milano la Margherita Scazzosi alberg. della Gran Brettagna. Sua moglie scrisse questo
ritratto di lui: Snaturato figlio - cattivo marito - pessimo padre - turbulento
cittadino - oppure: Don Rodrigo. - Il nostro liberalone del 21, era in famiglia dispoticissimo. La ricevuta
del modico sussidio mensile da lui accordato a' suoi figli dovea esser redatta
così: Dichiaro io sottoscritto di aver ricevuto dall'Ill.mo Mio S.r
padre Cav. D.n Carlo la somma di milanesi lire tante (dico L...) da
lui accordatami per atto di sua spontanea generosità e di cui mi professo e mi
professerò eternamente riconoscente. - Obb.mo Um.mo
figlio Tal dei tali - E guai se uno dei figli, parlando di qualche oggetto di
casa dicesse mio! - Un dì, Zio Gaetano, uscì a dire “mia moglie...” -
“come tua?” - fece con ira Don Carlo, ma poi, ravvedendosi “Ah! questa te la
lassi!” - E così, il nostro democraticone dell'albero della libertà, era
aristocraticissimo. Bisogna vedere le sue suppliche alle Cesaree Maestà, per
ottenere o un posto di educanda alle sue figlie nel Collegio Reale delle
fanciulle, o una carica a Corte per lui, nelle quali ei si vanta e patrizio e
di famiglia antica, figlio del nobile tale e della baronessa tal'altra, nipote
del tal generale austriaco e del maresciallo tal'altro!... Mio babbo mi
raccontava sempre di un pranzo in cui era intervenuto col fratello Gaetano e
col padre Carlo in casa del Maresciallo Re, suo cugino. Dopo pranzo, si
cominciò a parlare di Araldica, e Re cavò fuori una filza di documenti,
diplomi, genealogie etc. ove mostrando l'albero gentilizio Pisani, quando si fu
a “Luigia Milesi” moglie del Cav.re Carlo, disse con un sospiro “e
quì zòppica!”: poi si diede a vantare la propria nobiltà. Nonno Carlo, lo
lasciò sfogarsi, ma poi, uscendo coi figli disse loro “Ha bel vantare Re la sua
casa, ma non è da tanto da allacciare le scarpe alla nostra”. Vera lez.: ma la nostra incula la
sua. - Tra gli anned. cit. il
pranzo da lui dato a molti amici, dopo una discussione sul gatto e la lepre, in
cui Nonno Carlo avea detto loro “È questione di salsa. Scommetto che vi faccio
mangiare e piacere anche un gatto” - Gli amici avevano risposto di no. Venne il
pranzo, venne un piatto che pareva di lepre. Era eccellente. “Guardate” dicea
ridendo D.n Carlo, mentre gli amici mangiavano e lodavano - “che è
gatto!” - Impossibile! rispondevano costoro. - Nonno ammiccò a un servitore e
il servitore portò e depose in mezzo alla tavola su di un gran piatto d'argento
la testa insanguinata dell'infelice Soriano... Orrore! Non ci fu commensale che
non rivedesse il mangiato. Ric. Filomela e Procne che danno cotto il figlio Iti a Tereo (Ovidio Fasti) - Altro annedoto. Mio babbo
riceve una sera un gran rabuffo dal suo S.r padre sullo studiare, il
serio contegno etc. etc. Per farselo passare va al veglione, e c'incontra... lo
stesso suo S.r genitore, mezzo ubbriaco, mascherato da turco, cioè
con indosso una vecchia veste da camera ed in capo un fez - e seguito da una
folla di birichini cui offriva a dritta e sinistra tabacco. - Nonno Carlo era
per altro a tratti assai spiritoso, e assai generoso. Entrando D.n Carlo in
una cena tutta di Donne (tenuta a Stradella) disse “S' pò romp la regola?” (Reg[ola]
in stradellino significa menstruo). Mio cugino Camillo si ricorda, che essendo il nonno venuto
a fare visita alla sua mamma e piangendo egli (Camillo) in sua presenza, perchè
non gli si voleva regalare uno schioppetto, nonno partì senza dire parola: ma
il giorno dopo comparve a lui un servitore a recargli il tanto desiderato
schioppetto. - E una sera a Stradella, sulla porta del Teatro, l'impresario si
lamentava con lui dello scarso concorso. Che fa Don Carlo?... Si pone a gridare
“denter chi voeur' che paghi mi” - In un momento il teatro fu pieno - Un'altra
sera invece, a chi usciva dal teatro gridò “chi voeur zenà, paghi mi”. - Gli
tennero dietro una trentina di baldracche. Si ebbe un'orgia. - D.n
Carlo diceva di aver maritate le sue due sorelle Maria e Teresa a un Portarut
(pattumiera) perchè una s'era sposata a un nobile Della Porta di Milano, e
l'altra a un nobile Rutta d'Oltrepò. - D.n Carlo, dopo 25 anni di
esiglio in Inghilterra Svizzera e Francia, tornò in Italia col più puro
accento... pavese. La prima cosa che disse: “steet bèn? coma vala?” - Morì pel
troppo vino bevuto. L'ultima cosa che potè trangugiare fu il Bordeaux. Morente,
disse a sua moglie che comparve a rappacificarsi al letto di lui: “voo a mett
su el ris...” - Nel ritratto, i suoi eterni stivali, il suo scudiscio etc. -
Regalò un busto modellato dallo scultore Abbondio Sangiorgio all'avv. Carlo
Marocco, per cui riebbe la sua sostanza contro la moglie, coll'iscrizione
“Karolo Marocco - Forti egregie cordato viro - Injuris ac Legum scientia - Domi
Forisque Principi - Karolus Pisani Dossius - Patricius Ticinensis - Suarum Fortunarum
Vindici - Anno M.D.CCC.XXXX.IIII. -
2872.
Nonna Luigia (n. il 14 maggio 1786 m. il [lacuna] 1867) figlia del
Dottore G. Battista Milesi di Milano (pàlai pot'ésan àlkimoi Milésioi) e
della nobildonna Elena Viscontini, sposatasi il [lacuna] 1806 a Don
Carlo Pisani Dossi di Pavia. Era un misto d'incredulità e di superstizione.
Studiava filosofia etc. e poi avea il coraggio di far convertire Cecilia Tissot
protestante, aja de' suoi figli, al cattolicismo. “La funzione, ella dice in una
sua nota, avvenne a Montecalvo fra il giubilo della popolazione”. (Sorr. della
Tissot, vestita di bianco, fra lo scampanio etc. regali etc.)... Tutti i libri
appartenenti a lei riboccan di note, ma presso a un pensiero dei più
sentimentali (stile Ildegonda, Pianto Sospiri etc.) sta per esempio “spese per
far coare le polle”... Fra gli annedoti che essa mi raccontava della sua vita è
quello della mano tagliata piena di anelli (Episodio della Rivoluzione dell'89)
di cui ho usato nell'Alberto Pisani (Isolina), è quello della sua fuga
dal collegio francese in una corba di vimini, attaccata a un asinello - come
pure l'annedoto di un salame rubato da lei bambina e sua sorella Francesca (la
Traversi) e da loro mangiato in un cesso a mezza scala, affettandolo sul
carello - Mi raccontava poi anche di un certo studente di Milano (Ottavio Guy)
che le faceva la corte, il quale, essendola un giorno venuta a visitare, le
offerse, per ingraziarsela, “un salsiciotto” che si cavò dal soprabito. - Nonna
Luigia posava a volte in sentimentale, a volte in pedante. Diceva che la sua
c... non puzzava. Dicea che ella non avea mai fame, ma soltanto voglia di
mangiare. Dicea che ogni buon Italiano dovea ogni anno leggere almeno due volte
la gramatica del Soave - Era ricca, e però non mancò mai d'adulatori. - A 60
anni, assistevano spesso al suo coucher tre persone, cioè la cameriera,
la S.ra Scotti già aja dei figli o la Signora Tacchini vecchia
amica, e Biancardi suo ragioniere. E mentr'ella si spogliava, Biancardi faceva
“Che corpo, donna Luigia!” - sul che la Tacchini “Ma te se conservet puranca
ben, la mia Luisa!” - e la cameriera “la ghe da punt a ona giovina!” etc. etc.
- App. alla nonna, il
Gaetano Biancardi amministr. di casa, segretario etc. Biancardi faceva anche da
lettore. Nonna, mentr'egli leggeva chiudeva gli occhi. Biancardi smorzava a
poco a poco la voce fino a tacere. E la nonna allora, riaprendoli ad un tratto:
perchè ti fermi? va avanti! -
2874.
a ufo da ex ufficio cioè per niente - intassata - essendo che
tale espressione veniva messa sulle lettere d'ufficio fra le varie magistrature
- a bis effe dal doppio f. (F. F., fiat fiat) che i magistrati delle
republiche italiane scrivevano sotto le istanze, quando accordavano di gran
cuore checchessia - letame, perchè fa lieti i campi - Madiesì,
me adiuvat Deus - Majale, porco castrato, detto così, perchè
sagrificato a Maja, madre di Mercurio -
2875.
Spropositi classici - O Cesare o Nicola dall'aut Caesar aut Nihil - Nè per i pee
nè per el cuu - dal nec prope nec procul - Prete Giovanni, dal Prester
Kan. - Porta delle Miserie (a Firenze) dall'iscrizione “oportet misereri” -
Così, tra gli errori di lezione dantesca cit. il “Che succedette a Nino
e fu sua sposa” corrigendo in “che sugger dette a Nino e fu sua sposa” -
“Che al re Giovanni diede i ma' conforti” in “che al re giovane diede i ma'
conforti” etc.
2876.
Se alcune volte la necessità di rime fece trovare nuove e belle parole, o
magnifiche frasi, spesso non fu cagione che di stroppiar le parole es. ogna per
ogni - ognore per ognora - leea per leena - commanno per comando - crudero per
crudele - minace per minaccioso - spene per speme etc. - i quali
stroppiatamente, perchè antichi, furono accuratamente registrati e illustrati
dai compilatori dei dizionari classici, come bellezze di lingua.
2877.
La novella 2ª, la 17ª etc. del Novellino, come pure molte del
Boccaccio tengono legami di assai stretta parentela con le novelle Arabe delle Mille
e una notti etc. etc.
2878.
Tennyson, benchè non originalissimo e quindi non sommo, è pregevole, dove
dimenticando la letteraria scienza, parla col cuore. Il suo Enoch Arden,
e la Dora fanno piangere. - Tennyson risente di Longfellow. - Noto
fra le sue belle frasi... “and lived a life of silent melancholy” - “The
lawless science of our law” (parla della legislazione inglese) - etc.
2884.
Hominem pagina nostra sapit - (Martialis) - Intestazione ai R.U.
2889.
Archimede - nudus opum, sed cui coelum terraeque paterent. (?) E ciò potrebbe dirsi di Gorini.
2904.
Nessun grande miglioramento politico, nessuna grande riforma, vuoi legislativa,
vuoi esecutiva non fu mai iniziata in una contrada da' suoi reggitori (Buckle).
Tutela dell'ordine - ecco il limite dei poteri governativi. Noi oggi lavoriamo
alle riforme, che saranno accettate di quì a secoli. Noi prepariamo i futuri
ministri. Oggi si pensa il romanzo che sarà scritto domani.
2909.
Qualunque governo, se anche non retrogrado, è necessariamente stazionario nel
progresso contemporaneo. Gli statisti e i legislatori per la continuità delle
loro occupazioni politiche, non avendo campo di esaminare ogni nuova scoperta
sono per necessità sempre indietro del loro secolo.
2911.
I nostri vecchi artisti facevano spontaneamente dell'arte, non ne
falsificavano. Essi la traevano dal cuore, dove si accumulava a loro stessa
insaputa. Noi invece la disarmadiamo dal magazzino del capo, dove ci sta
accatastata. Per cui, nella scettica Europa, vediamo i credenti edifizi
dell'India, e nel golfo di Napoli sorge la casa olandese, e in Germania il
tempio greco. Lo studio ci ha rovinato il cuore.
2912. L'erudizione, spesso alimento all'ignoranza.
Più si legge, meno si sa.
2913.
Anticamente migliaja di Dei parevano pochi; oggidì uno è di troppo.
2914.
Car. epoca presente. Alla venerazione verso il passato si sostituisce la
speranza nell'avvenire. Antic[amente] si ricordava di una età dell'oro, oggi la
si predice.
2915.
In ogni scienza, il miglior libro è quello che s'ha a fare: in arte, sono i già
fatti da un pezzo.
2921.
Nelli studi generali, che formano atrio ai particolari, ci si dovrebbero
insegnare soltanto le ultime verità, la scienza dei nostri padri non dei nonni,
perchè quest'ultima appartiene all'archeologia, scienza a sè.
2927.
Mamma incinta di me, preparò una folla di cuffiettine. Naqui. Non una riuscì
sufficentemente larga al mio testone - Io naqui, fuggendo con mamma gli
Austriaci pochi dì dopo la rotta di Novara; naqui di 7 mesi, giallo per l'itterizia.
Il medico vedendo il mio testone mi sentenziò malato e presto morto di
idrocefalo. - Essendo poi cresciutello (anni 5), e desiderando sempre di avere
la roba altrui, anzi qualchevolta prendendomela, mamma mi diceva che la roba
degli altri non poteva diventar mia se non me l'avessero regalata. Ed io al
fratellino Guido “fa te'” - dicevo. E Guido te' - Sì ch'io, con tutta
legalità ladro, pigliavomi allora la roba sua.
2928.
Sant'Agostino, il santo dei bisticci, il secentista dei latini. I suoi
libri sono una serie non interrotta di sforzate antitesi. - Es. l'insaziabile
sazietà, copiosa egestà, inimica amicizia, morte vitale etc. Nelle Confessioni
egli scimioteggia lo stile biblico. Noto, fra le metafore forzate, il
“psalterium decem chordarum, decalogum tuum” - Ha però molti bei pensieri.
2933.
S. Agostino chiama il coito “agere negotium procurandi fructus mortis”.
2934.
Sed ex amante alio accenditur alius (S. Ag.) cf.
Dante Amor che a nullo amato amar perdona.
2936.
(V. 2928) S. Agostino è tutto dubbi e spavento. È lo scienziato che cerca di
rigettarsi nell'ignoranza per riaquistare la pace.
2940.
(V. 2929) Dio ha presenti i tre tempi - li legge tutti insieme. Dio è l'unione
di essi tre tempi. Delle tre lettere che formano il suo nome il D
segnerebbe il passato, l'i il presente - l'o il futuro.
2941.
Chi dice “ho obliato” dice “ricordo” (cioè ricordo di aver obliato) - come chi
nega afferma, cioè afferma di negare. - La Memoria rende il passato presente;
la speranza rende presente il futuro.
2942.
Tempi di transazione, è frase, per me, senza significato. Tutti i tempi sono di
transazione, cioè di passaggio da uno antecedente ad un altro susseguente, o,
sono, in altre parole, tutti gradini di un'unica scala. - Ogni cosa è principio
e fine in una sol volta, ogni cosa è causa ed effetto a sè stessa.
2943.
S. Agostino parla dei bimbi nelle Confessioni a pag. 4, 5, 6,
7-19, ediz. mia di Lipsia -Tratti d'um[orismo] pag. 17.
2950.
La stolidità ha nome ingenuità - la curiosità, desiderio di scienza etc. - E lo
dicono dotto! la cui geografia ha studiata in Strabone, la cui S[toria]
Nat[urale] in Plinio, la cui St[oria] Pol[itica] in Cantù! -
2951.
Fra molecola e molecola passa la distanza che passa fra stella e stella.
2952.
Ogni parola che noi diciamo, giudicata secondo etimologia - è uno sproposito.
2953.
Dell'occulta famigliarità tra l'armonia musicale e la bontà.
2955.
Tra i grand'uomini da rivendicarsi, si presenta in prima linea Gerolamo Cardano
milanese - medico e filosofo illustre - e letterato (1509-1576) - Qui vixit
annos LXXVI, dice il suo epitafio, sibi diu, aliis numquam satis; - che scrisse
più che non lesse e insegnò più che non apprese. - Di lui medico fu scritto
anche che giovò alla futura e alla sua età. “Felix qui semper venturo profuit
aevo - Aetati at numquam defuit ipse suae”. - Curiosissima, anche dal lato
letterario, è la sua autobiografia - come pure assai interessanti i voluminosi
suoi scritti. Utile sarebbe anche un raffr[onto] tra lui ed Erasmo. Notare tra le curiosità che
Cardano, essendo dotto davvero, pure alleava sempre la sua dottrina alla
ciarlataneria. - V. dove dice che un odore di molti cerei, gli pronosticava
sempre la morte del malato etc.
2956.
Nelle opere di Cardano, si trovano molte frasi efficaci. Es. Et desii pauper
esse, nam nil mihi relictum est. - qua diligo solitudinem, numquam enim magis
sum cum his quos vehementer diligo quam cum solus sum - Replentur bibliothecae
libris, animae eruditione spoliantur. Transcribunt, non scribunt - Inventiones
enim debentur tranquillitati et quieti ac stabili cogitationi necnon
experientiae, quae omnia sunt solitudinis - Scire tuum nihil est, nisi te scire
hoc sciat alter.
2963.
Molti rinunciano alla virtù per mantenersi la riputazione della virtù - Tutti
ne parlano bene: brutto segno: tra i tutti sono i molti bricconi. -
2973.
Alla vita di alcuni, solo alimento è l'altrui. Distruggi il tizzone,
distruggerai Meleagro.
2976. Il piacere e il dolore
risiedono nell'incostanza, ossia nel continuo cangiare delle cause di esso. -
Hai un esempio del secondo nella cosidetta “quaresima di Galeazzo”, quaranta
giorni di quaranta diversi tormenti. - L'abitudine tutto uccide.
2985.
Apulei metamorphoseon favola milesia -
(epoca di Antonino Pio). Apulejo è un mezzo umorista - Nato in epoca di decadenza
di lingua - come dicono i pedanti - inventa anche lui parole etc., ma
l'apparente trascurataggine del suo sermone è frutto invece di lunghi studi. -
Il suo stile somiglia a quello di Petronio. Come la gravità del sermone
latino mal s'attagliasse alla elasticità umoristica. Per quanto Apulejo e
Petronio cerchino di galanteggiare colla lor lingua - questa lor non accorda
che una mezza confidenza. Fra gli episodi umoristici - cit. quello di Lucio che arriva ad Ipazia (in
Tessalia) va al mercato e compera un cestello di pesci cui gli si domandò 100
aurei (?) e pagò 20 denari. Ma trova un amico che è l'edile di quel mercato, il
quale sentito il prezzo del cestello, va sulle furie, lo trae in vicolo
dimandandogli qual'era il pescatore e dicendo di voler dare un esempio. Sul che
fa rovesciare il cestello in mezzo alla piazza e calpestare i pesci da un
officiale di giustizia, aggiungendo che questo esempio basta. Così il
povero Lucio rimane nummis simul privatus et coena (Lib. I) -
Comicissimo nel 2° libro il racconto di Telefron che cura il morto - bello il
terzo libro in cui Lucio è cangiato in asino - bellissima la favola di Psiche
(IV e V libro) ma niente um[oristic]a. - “Erant in quadam civitate res et
regina” etc. è il solito principio dei racconti pei bimbi. - Molte fiabe e contes
des fées furono tolte da Apul[ejo] e spec. dal libro di Psiche - Dove poi
Lucio riaquista forma umana, preferisco il racconto greco attribuito a Luciano
specialmente nella filosofica chiusa. Quì Apulejo si perde invece in decrizioni
di sagrifici etc. Si direbbe che Lucio comincia a diventar asino quando ne
perde le forme. - Il libro XI val nulla. - Notisi, circa l'edizione Parisis
apud Leonard 1688, ad usum Delphini, in cui sono tolte le obscaena (per
essere però messe in fine del libro tutte insieme) che vi si sono lasciati di
passi tali “ac per hoc rarissime Venerem meam recolentem sustineo” colla nota
nell'Interpretatio “proptereaque (parlasi di un morto di morbo articolare)
rarissime arantem meum fundum” (St. di Psiche Lib. V. pag. 149).
2986.
Es. di Umor[ismo] in Apulejo - Nostine Milonem quemdam e primoribus? Arrisit. Et vere, inquit,
istic primus perhibetur Milo, qui extra urbem et pomoerium colit. -
2987.
Legenda eius esse nunc ossa, mox carmina - potius letum abire quam lectum -
potius implere Fata quam fanda - calembourgs di pessimo gusto che si
trovano nella Florida di Apulejo (XVI).
2990.
Antichi sistemi di educazione e di istruzione. I moduli del sillogismo quos
memoriae juvandae causa fictitiis vocibus experiunt in scholis. - La
prima formola del sillogismo ne avea 9. - Barbara, Celarent, Darii, Ferio,
Baralipton - Celantes, Dubitis, Fapesmo, Frixomorum - La 2ª ne avea 4 - Cesare,
Camestres, Festino, Baroco - La 3ª, 6. Felapton, Darapti, Disamis, Datisi,
Bocardo, Ferison -
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