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Carlo Dossi, alias Carlo Alberto Pisani Dossi
Note azzurre

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  • 3006-3999
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3006. In Achille Tazio (Amori di Ctesifonte e Leucippi, Lògos B) - si parla di un vaso di vetro jalino (tra il verde e il giallo, yalos;) scolpito a grappoli, i quali, essendo il vaso vuoto, sembravano acerbi; e pieno il vaso di vino, parevano maturi.

3007. ber baci - sign. bere nel bicchiere dell'amata al posto dove l'amata bevette - È frase da porre nel mio progettato dizionario per uso d'amore - o manuale d'amore, dove vorrei apprendere artisticamente agli amanti le tacite e gentili dichiarazioni etc.

3008. La stagione bianca (l'inverno) - la verde (la primavera) - la rossa (l'estate) - la gialla (l'autunno).

3009. L'unica maniera di vincere al lotto è di... non metterci.

3010. Vi ha molta somiglianza tra la critica anedottica di Th. Gautier (p. es. nei Grotesques) e quella del Camerini - a differenza della critica a grandi segni di Rovani e di Schiller.

3011. Boileau, il pedante pedagogo di Parnaso.

3014. Imp[ortanza] di Callot nell'Umorismo - Le aque forti scandalose di Rembrandt - L'umorismo è la fusione della tragedia colla comedia -

3015. Le condizioni della cosidetta immortalità in letteratura sono - aver pregi comprensibili a tutti, e quindi un'apparenza di mediocrità, affine di ottenere la fama presente spesso portinaja alla futura, perchè provocatrice dell'attenzione dei venturi: avere però, per conservarsela, anche pregi intimi - comprensibili a pochi.

3025. Tale a 70 anni fabbricò in luogo appartatissimo una casetta a due sole stanze, una terrena, l'altra sup[eriore], colla iscrizioneMorituro satis”.

3027. Le favole milesie (romanzi dell'antichità) sono tutte fuse in un sol stampo. In tutte due amanti - una fuga - un viaggio o per mare con pirati o per terra con ladroni - un forzato distacco - un amante di quì, l'altro di - ...e una riunione finale - quando le comedie e i romanzi erano zeppi di pirati... -

3030. In Tazio si trovano ingegnosi pensieri in fatto di amore. La favola però, tutta insieme, è scucita. È un pretesto alle descrizioni, che Tazio v'incastra, talvolta a viva forza.

3031. La “Vita nuova” di Dante fu evidentemente figliata dal libro “della consolazione” di Boezio. - Es. l'alternarsi della prosa col verso di cui l'uno dichiara l'altro, certi modi di dire come “sospitatis auctor” “l'autore della pietà” etc.... nam in omni adversitate fortunae, infelicissimum est genus infortuni etc. cfr. non c'è maggior dolore che ricordarsi etc. di Dante.

3033. La felicità, la beatitudine (che fanno il summum bonum) sta nel saper contentarsi dello stato in cui ci troviamo - e però le bestie debbono essere felicissime che non cercano mai di uscire dal loro. - Altri dice che la felicità stia nel desiderio e che chi l'uccide, sia la soddisfazione di esso desiderio.

3038. El Massariol, spirito domestico veneto che fa i dispetti, è simile al Puck diavoletto inglese (Vedi Sh[akespeare], Sogno di una notte di estate) - ed è l'italianodispettino”.

3039. Meno si pensa e più si scrive. Uno che lesse moltissimo deve avere pochissimo pensato.

3040. Es. di versi per nozze - Ti sia ognor propizio il dolce Imene - col tuo sposo felice e senza pene.

3041.“Io sono io”- fu l'ultima frase pronunciata da Swift, pazzo, e sul letto di morte. - Ed è il vero motto all'impresa dell'originalità.

3046. Th. Gauthier nei Grotesques dice che i poeti di second'ordine sono più originali di quelli di primo - La sua asserzione parmi confutabilissima.

3047. Goethe e Schiller aveano ripugnanza per Richter. Difatti i primi erano i rappresentanti di letterature che si chiudevano, e Richter quello di una che si apriva. “Ich kam - scrive Richter a Otto - mit Scheu zu Göthe. Jeder malte ihn ganz kalt fur alle Menschen und Sachen auf der Erde. Die Kalb (l'ispiratrice di Schiller) sagte: er bewundert nichts mehr, nicht einmal sich; jedes Wort sei Eis” ecc. Vedi v. 34 op. di Jean Paul mia ediz. pag. 166. - Così sull'Um[orismo]. V. Richter T. 34 Pag. 118 nella sua lettera a Vogel, Maggio 1783. -

3048. Et[imologie] Dio cf. Diòs; , giorno. - Dio, l'eterno oggi - ars, artis, quasi areté virtus - ptòma, caduta cf. milanese toma. - Giove e Danae, Danae quasi danajo, danati, danee -

3049. ‹dupl.› Bacone di Verulamio dice che ciascuno deve a questo mondo far cose cioè “piantare un albero, fabricare una casa, generare un uomo e scrivere un libro” - al che il mio amico aggiunge una quinta “far debitiavvertendo però di non pagarli, affine di non disfare l'opera propria.

3050. Dite sempre di sì a ciò che vogliono gli altri, affine di poter sempre fare a modo vostro.

3052. Descriz. di una donna avara (Maggi C. M. comedie in mil.) La numera alla serva a vuna a vuna - fina i grann di ughett e fina i capper - (e ai servi) el formai che ghe vanza di trappol. - Del pess che s'mangia la guarnà i resch - de fa stecch e fa oeuli de brusà - Coi penn, scendra e carisna che se - la tra insemma el salari della serva - Del cervellaa la rostì el buell - per regalà el tinell - e al servitor l'ingrassa el pignattin - cont el sev che se sgria di tollin. - La fa poeu bev un vin che malanaggia - ch'el colorissa el stopporon del fiasch - e la soa fortuna l'è che nol smaggia - La leva su innanz di - e per consciass el coo - l'è ona sponga o una scheja de savon - denanz on ciapp de spegg. - Il suo maggior dolore è quello di andar del corpo e per l'avarizia e la stitichezza - E col sorge a meditar penuria -

3063. Epigrafe su una cassettina che conteneva dadi d'avorio “Haec est humanae semper mutatio sortis - Fit moriens ludus qui fuit ante pavor” - (Anth. lat.) Si può usare per epigrafe alla bizz[aria] int. la morte del diavolo. Vedi Libro delle bizz. del Dossi.

3068. Aretino amava non riamato una Pierina Riccia - da lui tolta alla miseria. Essa ammala, ed egli a forza di cure, la fa guarire. - Ma guarita, Pierina fugge con un altro amante. Ritorna dall'Aretino dopo tre anni - egli non solo la perdona, ma ricomincia ad amarla. Pierina si riammala e gli spira fra le braccia. - Un anno dopo egli la deplora ancora; e presso a morte, dice “l'ho amata, l'amo, e l'amerò finchè la sentenza del novissimo giudicherà la vanità nostra”.

3069. Enrico III di Francia - paurosissimo, durante i temporali si facea dare clisteri di aqua benedetta per aquietar la coscienza -

- Chi ricoreggie un frutto della propria imaginazione spesso lo guasta]3071 - Chi ricoreggie un frutto della propria imaginazione spesso lo guasta. V. ad es. Tommaseo nelle sue poesie e spec. in quella “per giovane sposa che va al Brasile” dove muta gli “odi cortesi” in “odi freddi”.

3075. Redi insegnò agli uomini di temere più le medicine che i mali.

3077. La menzogna non può esser contenuta se non in un vaso di verità - La stessa menzogna è un omaggio alla verità, perchè tanto è migliore quanto più è verosimile. - cf. Per tener su la volta della menzogna ci vuol pure qua e qualche colonna di verità (Richter).

3079. Parny - stile-empire. Rappresenta la perfetta mediocrità. Buono è però nelle elegie. - Nella Guerre des Dieux rovinò il bellissimo tema, più che non gli abbia giovato. -

3080. Enea trojano fu detto per eccellenza il Pio, e tradì Didone!

3083. L'ideale amante delle fanciulle è spesso tolto da qualche brutta litografia di “Spirito Folletto”.

3086. Il rispetto pei becchi è schifo dissimulato - ...è schifo simulato di rispetto.

3087. Tutto si perdona, fuorchè il non aver cuore. Chi non l'ha, se lo inventi. - Dicea la Maria mia cugina. Cuore io? Te se sbaliet. ghe n'hoo propri no, de sti robb. A me importa de nissun, foeura de . Se foo ona quai azion che par bonna, l'è perchè gh'avaroo i riveriti perchè... o i me fin.

3089. Quella vecchia, dopo 70 anni, leggeva ancora quel libro di preghiere e non lo sapeva ancora a memoria!... Del resto, che v'ha di più assurdo di una preghiera che si legge? -

3091. Res auferre sacras et consecrare rapinas - Testantia furtum dona (Anth. lat.) - Descriz. del cortile dell'Ospedale Maggiore al tempo dell'esposizione dei ritratti dei benefattori. È un ergastolo di faccie. L'avarizia e l'arsura, il delitto e il rimorso si alternano per quei ritratti - Scelus undique densum est. - Sono tanti appicati in effigie.

3094. Foscolo non umorista. - Il suo “Gazzettino del bel mondoscritto senza pre-meditazione, tolto dal calamajo man mano; è anch'esso tutto impedantito da citazioni etc. - è il galanteggiare di un elefante. - La splendida bile di Foscolo, già preannunciata dal suo nome, fòs, luce e chòlos, bile. -

3095. Il cavaliere servente a scelta della madre o della suocera, si trovano spesso compresi nei patti nuziali del 1780 etc. -

3097. St. d. Um. I poeti comici primi insegnarono a ridere anche delle cose serie. La satira la dicono ignota ai Greci? ma e Aristofane? La satira non essenziale all'um. - Il poeta comico è il deputato del popolo. Si trova um. nel servo delle comedie antiche, benchè sia un um. che spesso cade nel comico - L'um. è il trait-d'union tra il comico del servo e il tragico del padrone nelle comedie. - L'umorismo è la borghesia - è la lett. democratica. - Dell'Um. in Ispagnadejando los disparates - y los de vano humor” (L. de Vega). Perchè in Ispagna l'um. non potè prosperare etc. ‹“El gracioso” della comedia spagn. - il buffone.›

3099. Lo que no puede amor - no puede hacer el dinero (L. de Vega). Eppure conosco il caso di una fanciulla che non amava tale, e poi cominciò ad amare sapendolo ricco, e questo amore, per l'abitudine, passò presto dal cervello al cuore, e continuò anzi si fece più forte, quando l'amato per un subitaneo rovescio di fortuna impoverì. - No hay señal - de amor mayor que negarlo (L. de Vega).

3102. El mal que mas presto se sabe - mas presto llega a ser mal (L. de Vega). E ciò può dirsi delle notizie telegrafiche.

3105. Rana coaxat - tigrides raccant - clangunt aquilae - il gufo bubula - l'innito del cavallo etc.

3106. Mommsen (St. Rom. Cap. sull'Arte) nega agli italiani la passione del cuore, nega le aspirazioni a un ideale sopraumano e nega l'imaginazione che alle cose senza vita gli attributi dell'umanità - in una parola, nega loro il fuoco sacro della Poesia. Mommsen dice che gli Italiani in nessuna epoca della loro letteratura produssero una vera epopea, un dramma serio e completo, dice che la comedia Dantesca, i capi d'opera storici di Macchiavelli sono opere più di retorica che di ingenua passione etc. etc. Questo capitolo dell'Arte è una solenne stoltaggine. - Mommsen l'antiartistico voler parlare di arte!

3107. Chi accusa Manzoni di non aver congiurato anche politicamente in favore del proprio paese, si dia la pena (o dirò meglio il piacere) di leggere il suo “Discorso storico sui Longobardi” - dove prova che una lunga dominazione non può fare un sol popolo di uno oppressore e uno oppresso. - È la condanna dell'Italia austriaca sognata dai politici dominatori. - Ricchissimo è poi il discorso di preziose osservazioni sul modo di scrivere la storia ed è pur ricco dal lato oss[ervazione] um[ana] - ...“Tale non è lo stile della persuasione che viene dopo una curiosità sincera, dopo un dubbio ponderatore, dopo un esame accurato. Questo fa trovare nelle cose un carattere particolare che s'imprime naturalmente nelle parole: la verità storica non va a collocarsi in quelle generalità tanto meno significanti quanto più ampie, che sono così spesso il mezzo di comunicazione tra il poco bisogno di spiegarsi e il poco bisogno d'intendere”. (Manz. discorso stor.).

3112. Lope de Vega (1562-1635), fu autore fecondissimo. Scrisse 1500 comedie e 400 actes sacramentales. - Nelle sue com. molti tratti d'umore - In una sua com. (che credo sia Los milagros del desprecio) sulla fine, quando i se sposa, Leonor (la serva) dice: Tuya soy, Hernando mio - e Hern. (valletto di D. Pedro) Advierte que no hay braguero. - Altro finale di comedia, nel premio de bien hablar è questo. Dice Martino - A mis bodas, caballeros - convido para mañana - Si no es que antes me arrepiento.

3115. Las bizarrías de Belisa e Las flores de Don Juan sono due fra le comedie di Vega ch'io preferisco alle altre. Nella prima, notabile è la scena del atto, tra Don Juan de Cardona e Tello, dove si parla di donne e d'amore. - Que donde zelos no soplan - nunca amor alza la llama - (Lo que ha de ser com. di Vega).

3116. I gerghi sono importantissimi nella filologia comparata - e spec. fra i gerghi la lingua furfantina - come pure sono importanti nella psicologia - I gerghi ci offrono poi metafore pittoriche, aned. storici etc. etc. Es.: la dannosa (lingua) - la muta (coscienza) - la salsa (anima) - la larga a leah whore (Sh. Tempest)› (meretrice) - creapopoli (pene) o mundus (qui ducit mundum) - mercante di fiato (spia) - collegio (prigione) - Barbetta (cappuccino) - Ala (braccio) - smontar il colore (uccidere) - far sudare il collo (strangolare) - guarito dalla prigione (uscito) - Apostoli (dita) - mattina brusca (la mattina dell'impiccatura) - boulet à guerre (popone) - bouffarde (pipa) - bavarde (bocca) - monili (manette) - Mademoiselle (sodomita) - fauché (ghigliottinato) - faire flotter (annegare) - crucifix à ressort (pistola) - allungare il muso (fuggire) - allungare la vita (esser appiccato) - il luminoso (giorno) - la fangosa (anguilla) - la serpentina (lingua) - i raspanti (polli) - chiodo (coltello) - fio de quaranta ongie (ven., bastardo, briccone) - la bruna (notte) - a mezza bruna (a mezza notte) - occhio al scalin (parla cautamente) - Langohr (asino) - leben (pane) - arton (pane, dal greco) - Steinhaufen (città) - i devoti (ginocchi) - Plattfuss (oca) - Schlangen (catena) - Pillen trägerin (donna gravida) - Nacht (nero) - pesare (dar la corda), - etc. etc. etc. V. gli incompletissimi Studi sulle lingue furbesche di Biondelli, colle mie note ms.

3117. Il denaro in gergo è chiamato - tollitt - manteca - pessitt - el quint element - ciovitt - formaggio - giallo - i miei - parenti - mitraglia (monete di rame) - balsamo - balsem de medegà i piagh etc. etc. V. ut sup.

3118. Nelle Note Umorist. di letteratura alta e bassa (V. 2240) aggiungere un capitolo sui titoli dei libri, in rapporto alla moda, e al contenuto dei libri stessi.

3119. Fortunato quello scrittor di romanzi, che, come Manzoni, ha sottomano sulla fine del suo libro, una buona peste che lo sbarazza de' suoi personaggi! La solita fine d'ogni romanzo e d'ogni vita è la morte, o quanto torna lo stesso, il matrimonio -

3120. Di molte nostre abitudini ci pare impossibile far senza, e però non tentiamo neppur di lasciarle... Lasciamole - e ne faremo senza benissimo. -

3121. E questa buja musica la chiami serenata? Dilla almeno senza stelle; dilla piuttosto nuvolata.

3124. installatio, in un publico impiego. cf. con stalla, mangiatoia etc. - diàbolos, calunniatore, accusatore. Dall'accusa si ha la luce, donde Luci-fer -

3125. Prima di Cristo, non incontro nella letteratura della antichità un carattere che segni la domestica umile bontà. Non dico che bontà non si trovi - ma è tutta bontà superbissima.

3131. Il verso può spesso dire in tempi di tirannia, quanto alla prosa è inibito.

3132. R.U. La Marchesa Guerrieri Gonzaga è una vecchia dell'antico stampo. Si offende di chi le usa troppi riguardi, quasi volesse trattarla da nonna e gli dice “non son decrepita, ve'” - Chiama il dottore per fargli vedere le sue tolette che le vengono mensilmente da Parigi. Sta delle ore ad acconciarsi la cuffia allo specchio, e vuole che il cuoco le tenga intanto disteso dietro le spalle uno scialle bianco e nero per far spiccare meglio la cuffia... Poichè il cuoco è la sua confidente e la sua cameriera. È lui che le scalda il letto, che la spoglia e la veste, che le i serviziali etc.

3133. Di un morto, messo in bara - dice a p[ress'] a p[oco] Richter, “s'imbozzolò, aspettando di diventare farfalla” (cf. l'angelica farfalla di Platone e di Dante).

3134. Della vita, metà è di desiderio, e metà d'insoddisfazione. La vita è una atroce burletta.

3135. Um[orismo]. Vedi sparsim in Apulejo - per es. dove il banditore, vendendo Lucio con altri asini, spiritoseggia (L. VIII). Cui il vecchio che vuol comprarne uno per imporre sul dorso di lui la Dea Syria, dice: At te, cadaver surdum et mutum, omnipotens et omniparens Dea Syria et Sanctus Sabatius et Bellona et mater Idaea cum suo Adone Venus domina caecum reddant; qui scurrilibus iam dudum contra me velitaris jocis. An me putas, inepte, jumento fero posse deam committere, ut turbatum repente divinum deijciat simulacrum, egoque miser cogar crinibus dissolutis discurrere et Deae meae humi jacenti aliquem medicum quaerere? - A Lucio asino s'impongono poi, insieme alla Dea, sacchi pieni di doni-comestibili fatti alla Dea “ut horreum simul et templum incederem”. - Nota anche negli scritt. umor. in generale l'irreligiosità. - Sed Apollus, quamquam Graecus et Jonius, sic latina voce respondit. -

3136. Nelle umane contradizioni, nota di molti spregiudicatissimi in fatto di religione etc. eppure pieni di meschini pregiudizi in fatto di superstizioni che farebbero arrossire una donniciuola - ...era pieno di pregiudizi e d'incredulità: rideva della divinità di Cristo; impallidiva al sale rovesciato. - Avrebbe ucciso senza rimorso un uomo; sveniva alla vista di un topo.

3137. Ippia sofista, a quanto pare ignorante dei vantaggi della divisione del lavoro, s'era posto in capo di fabricarsi tutti lui gli oggetti necessari alla sua vita - come vesti - mobili etc. etc.

3138. Cui videbor verisimilia dicere proferens vera? (Apulejo) - Così dice Lucio, che sta per dire bugie. Nota che è dei bugiardi la continua dichiarazione anzi il giuramento di dir verità - Vedere Es. nella vera istoria, di Luciano etc.

3139. L'Ospedale. Il medico ordina medicine su medicine al povero ammalato per arricchire l'alleato speziale. Il tempo manca a pigliarne tante. Le polveri seguon le pillole, i beveraggi le polveri. Fortuna che il cesso ajuta il malato. Eppure, con molta minor spesa si potrebbe giovare assai più agli infelici - cangiando in cucina la spezieria, e in buon brodo e buon vino le nauseanti bevande. Aggiungi la villania di modi nei medici per carità, che, in loro, è on obblegh meneman come l'uffizi etc. e poi vedi quanto i nostri ospedali o case di malattia siano lontane dall'esssere case di salute.

3140. I dottori in carta comune e i dottori in carta pecorina.

3145. Una ragazza in una festina da ballo, indossa per gioco le vesti di un giovane. Tornata a casa le si manifesta nelle parti cosidette vergognose, una malattia, che ella, per pudore, cela alla madre. Ma il male aumenta ed ella deve scoprirsi - Sgraziatamente, non è più tempo ai rimedi. La ragazza muore, vergine - di peste venerea. Chè il giovane di cui ella avea indossato le vesti, era affetto dal male che disonora l'amore.

3146. Un legger cambiamento nell'angolo faciale può fare di un Voltaire un Cretino.

3148. Solo a cento leghe d'Italia, un italiano può simpatizzare con un altro italiano.

3149. hacer de los ojos lengua - snuffing the air as a pig - afrodisiaco tumulto di sangue - l'estate del focolare (inverno) - la luna, il luogo d'appuntamento tra gli amanti lontani - teglie e padelle appiccate per un orecchio - il formaggio, il salame e simili sproni al bere - morire longitudinalmente (appiccato) invece che orizontalmente - can terrigno (terrier, terrarius) - le remipedi anitre - vale bene, ut valeam -

3150. L'uomo è felice quando non pensa - felice quindi nel sonno - e felicissimo in morte. La donna pensando meno dell'uomo dovrebbe essere meno infelice.

3151. Non credo possibile un'amicizia od un amore fra persone di troppo differente statura. Amicizia spec. nasce spesso e si nutre dalla conversazione, la quale ama il passeggio (che la filosofia peripatetica raccomanda dicendo che [il] moto dei piedi, muove anche il cervello) v'ha buona e simpatica conversazione se non se tra chi può ben guardarsi negli occhi. Il che riesce quasi impossibile fra un nano e un gigante - come riescirebbe, d'altra parte, l'amicizia impossibile fra un nano di animo e un gigante. -

3152. Si vedono mamme insegnare l'educazione ai figli a forza di schiaffi e piedate - affinchè, dicono loro, questo lor ricordi l'insegnamento.

3154. Io mi sento troppo debole per lottare contro l'avversa corrente del mondo e troppo forte per abbandonarmivisi. - Su questa terra, io non son più che un dente guasto: è necessario strapparmi - Amo i miti affetti; il calmo amore dell'amicizia e dei genitori. Tutto il resto è tormento. - Me in amore uccide tanto il desiderio, quanto ucciderebbe la soddisfazione.

3158. Gorgueran, spag. chi porta gorgera cf. il nostro mil. gorgoran, per sciocco - minna, spicco - minne, amor, ardor furor - bella vista, miene etc. - follicare, lat., soffiettare, sbuffar come un soffietto.

3159. Molti cominciano a fare l'amore per scherzo, e finiscono a innamorarsi davvero - E così è dell'amor per le Muse.

3160. Non si può studiare e scrivere bene nello stesso tempo, come non si può mangiare e andar di corpo contemporaneamente. Si mangia male e si caca peggio.

3161. Continuamente nascono i fatti a confusione delle teorie.

3162. Non c'è bagno per quanto a vita che basti a lavare la sudicia umanità.

3163. Aleardi e Leopardi sono due serbatoi di perpetua infelicità - Carducci crede di esser poeta e non è che un gramatico.

3164. ghtoccaa el volontari. - Ingannata, non piango, pianto.

3165. La casa è la conchiglia dove si agglutina la perla dell'onestà.

3166. Nessuno mi ama? Ebbene, io mi vendico amando tutti.

3167. Nel congresso degli asini, il leone non è la bestia la meglio accetta.

3168. Era ammalatissimo. Si temeva della sua vita. - Ma e che temere? Non è un povero padre con mezza dozzina di figli da mantenere, il reggitore di un paese, il segreto benefattore di migliaja di miseri. - È una persona inutile - e temete che muoja? -

3169. Cascami dell'imaginaz. del Dossi - ...La principessa era vecchia; ella avea già rinunziato ai rosei peccati o a meglio dire i peccati aveano rinunziato a lei; e però non si poteva neppur sospettare che tutta sta gente, giovine per la più parte, e rompicolla, si riunisse ogni sera da lei all'unico scopo di starsi intorno ad uno spento camino... - Maledetta magia del nome di giocatore, massime se di perdente! Uno che abbia perduto in una sera al tavolo scellerato un migliajo di lire, è guardato con maggiore interesse di chi ne abbia spese in un una ventina utilmente. Con mille in tasca di meno ci si trova con mille di più nella stima dei nostri sori compagni. (Dai R.U. Desinenza in A. P. ).

3170. Ipocrisie linguistiche. Debito d'onore (o di gioco) dove onore non c'è -

3172. Nella nobiltà, le senescenti famiglie muojono spesso per isdegnare l'innesto colle nuove.

3173. Uxor, nomen dignitatis est, non voluptatis. - Teneva la moglie come certi bibliofili tengono i libri - senza toccarli.

3174. Tiene un culobello, che non gli manca se non la parola. -

3175. La mediocrità nelle fortune impedisce spesso di migliorarle. Io per es., fortunatamente ne ho tanto da potere non lavorare, ma sgraziatamente anche da non dovere. Io, per diventar ricco, avrei bisogno di esserne astretto dalla miseria. - O mediocrità, quanto poco sei aurea!

3176. Era una casa in cui si andava molto di corpo - a me basta pane e allegria - Non era di quelle che mangiano pane e toelette -

3178. Erano in marsina e cravatta bianca - Si sarebbero presi per camerieri se avessero avuto un po' più del signore. - gli “estratt de tutta ciolla” (mil.).

3179. (V. 2348. R.U. L. X) La Matta Biraga.

3180. ...idee trovate nella filosofia, abbellite dalla poesia. - La gloria è spesso mangiata dalle tarme. - Le freccie avvelenate di Cupido. - Dall'oriente il Sole e la peste.

3181. In molti luoghi, l'infima plebe, usava adoperare il boja qual medico. Noi, dell'alta plebe, facciamo appunto il rovescio.

3184. Piace di mirare la luna, imaginando l'amante che vi guarda nel medesimo tempo, come piace a guardare lo specchio che riflette col nostro un amato sembiante.

3185. Epit[afio] di una fanciulla - bottone di rosa, tolto alla terra perchè fiorisca nel cielo.

3188. Il baciamano - uso nauseante italiano e spagnolo. La candida mano della dama baciata dalle tabaccose labbra del pedagogo di casa etc. etc.

3189. Ma e il tuo Carlo? - Ecchè! non posso forse amare anche lui? C'è il cuore, e c'è il ventre. A ciascuno il suo amante. Carlo poi è servitore: è abituato alle vesti ed ai cibi di seconda mano... (Dalla Des. in A. P. II).

3191. Differiscono le bestie dagli uomini anche nel modo di mangiare, cominciando quelle, tra molti cibi, dal cibo che loro più piace, mentre gli uomini si tengono questo appunto per l'ultimo. Or non sono le bestie, colla loro non ragione, assai più di noi ragionevoli?

3192. Gli Snobismi. - Oh quante, che in famiglia sono le più simpatiche, le più disinvolte donnine, ti diventano in società odiosissime colle loro arie imprestate, la loro moue, il loro gergo, i loro sentimenti imparati a memoria!

3195. Uno stato per sostenersi temporaneamente lavora spesso alla propria futura distruzione. Es. l'Inghilterra, ultimo asilo della feudalità, che per guarentirsi dalla Russia, vi suscita a sue spese quel movimento internazionalista, che dovrà poi inghiottirla.

3196. Nella vita di Gorini fare il raffronto con Redi - a proposito della Scienza scritta con Arte.

3197. I denari non gli escono di mano se non sbiaditi - Crede di tenermi sempre soddisfatto col darmi mai nulla -

3198. Fòloe - Eble - Silvia - Odda - Norina - Balduccia - Aura - Amora - Irma - Imma - Beroe - Griselda - Leonetta - Tamiri - Càrite - Tilla - Nanna - Enrica - Follia - Zambra - Lidia - Luce - Tacita - Iblea - Giuliotta - Mea - Paggetta - Flavia - Fulvia - Bigetta - Adriana - Flàmen -

- ‹(dupl3199 - ‹(dupl.)› Della vendemmia Manzoniana, schiacciata dall'uva di Foscolo, Alfieri, Monti, Parini etc. il primo vino è fatto (Manzoni) - e così anche il torchiatico (Rovani). Non resta più che a stillarne i graspi e farne la grappa (Dossi).

3200. V. di Richter sparsim. In Richter trovo i pensieri dei pensieri. Il suo è uno spirito, che come la gallina vede l'aquila in cielo e il verme nel suolo. - Tuttavia, benchè profondissimo per filosofia - è poco artista, cioè poco grafico, poco pittorico - tutto al contrario di Rovani, il quale, special[mente] nel Giulio Cesare, sagrifica a volte il filosofico al grafico. Ma Rovani è anima italiana - e Richter germanica. - Nelle prime cose di Jean Paul, spec. nel Grölandische Processe, vi ha un accumulamento tale di imagini e di idee, da dare, almeno ai nostri stomacucci, nausea. Certa e buona promessa è però sempre quel giovane autore in cui si trova più da tòrre che da aggiungere - Richter insegnò agli amanti come amare si debba, ed agli scrittori come pensare. Chi leggendo Jean Paul, non trovasi ingegno - non se ne troverà più mai. -

3201. Le critiche di Rovani uccidevano, ma imbalsamavano anche - per sempre.

3203. “Difficile est satiram non scribere”. Io scrivo satire, dicea Jean Paul per migliorare, non gli altri, ma me stesso - almeno nello stile. - Sulla satira di Pope e di Swift V. Richter, Vol. 9, pag. 129-130.

3210. Si può dire di Richter e di molti umoristici: in Menschen seiner Art haben Kummer, Satire und Philosophie neben einander Platz (id). Un umorista descrive piuttosto lui stesso che i suoi eroi. - Richter ne è un esempio benché dicesse parlando dei poeti del suo tempounsere Dichter malen nie ihre Helden, sondern nur sich”.

3211. Nessuno, neppure Balzac, conobbe le donne meglio di Richter. - Die Weiber sich nach dem 30sten Jahr wie Reliquen, für älter ausgeben als sie sind. (J. P.) - Die Männer bereiten sich auf ihre Zukunft durch lauter Abhärtungen vor, und nur wir uns (Weiber) durch lauter Erweichungen - Genialische Weiber unglaubig sind wie genialische Männer glaubig (J. P.).

3231. Richter spesso dipinge stesso - er sah unsere Thorheiten mit einem vergebenden Auge, mit humoristischen Phantasien und mit dem ewigen Gedanken an die allgemeine Menschennarrheit (id.).

3232. Eine allgemeine Verstellung keine ist (id.) - Che dove tucc ingannen no ghè ingann (C. M. Maggi).

3234. Das Mann-Weib (J. P. Titan 19 Jobelperiode vol. 2 pag. 110). Conf. l'homme-femme di Dumas.

3246. Richter è frammentario,come lo sono spesso gli Umoristi. L'Espero p. es. non è che una raccolta di massim filosofiche e di capricci, incorniciata in un romanzo. Del resto, il troppo interesse della favola nuocerebbe alla stoffa umoristica del libro: esso farebbe sorvolare senza attenzione a tanti utili insegnamenti, a tante imagini ingegnose etc. - In certe descrizioni di notti stellate etc. (Es[pero] Vol. pag. 121) Richter abusa della intonazione Klopstochiana.

3247. Il tempo è il più scienziato e il più pratico di tutti i medici.

3250. Chi non s'addormenta volontieri? E però, chi non dovrebbe morir volontieri?

3251. Il mio silenzio è più eloquente del tuo parlare.

3252. Nel 1790 si usavano aquerellare ritratti sui guanti - Si usavano anche orologi da tasca per signore in foggia di cuori.

3253. Per rettamente giudicare della vita intellettuale o morale di un uomo è necessario che costui sia morto, o almeno abbia ciò detto come Rossini, allontanandosi completamente dal campo in cui lavorava; in quella maniera che non si può far la somma finchè non siano messe giù tutte le diverse partite.

3254. La perla, preziosa malattia.

3256. Nelle descrizioni di sagre, di balli sull'erba, di vita campagnola, i romanzieri parlano come in un sogno. Vorrei che venissero un po' in campagna, vorrei che avessero a che fare un po' coi villani! Altro che poesia! Ebrietà, sassate, turpiloquio, scompisciate e cacate... ecco le sagre, i balli sull'erba etc.!

3258. Non si può scrivere con fedeltà del presente, ma solo del passato o del futuro. - S'imaginano le grandi opere letterarie o in momenti di somma gioia o di sommo dolore: si scrivono nella calma.

3259. G.F. La sera di Ognissanti si mangiano le castagne allesso; poi si dice il rosario.

3260. In letteratura, gli antichi mostravano, per così dire, le ore dei sentimenti, mentre noi mostriamo i minuti e i secondi - il che - nell'infinità del grande e del piccolo - si equivale perfettamente.

3261. Le arti perfezionandosi si dividono e suddividono. Anticamente Musica e poesia erano una cosa sola - e così appressapoco Poesia e pittura. Ora però la poesia tende da grafica a diventar filosofica. Il pittore Omero deve cedere al pensatore Richter.

3262. Il carattere dell'Umorismo italiano è d'essere più sensuale, e direi più carnale del germanico e dell'inglese.

3263. Quanto sa, gl'impedisce di sapere quanto dovrebbe.

3264. E vuoi che lavori? fa già fin troppa fatica a far nulla. - quell'ozio che è peggior d'ogni fatica.

3265. ha bimbi? - No - salvo il marito.

3266. Per ben riuscire al Dossi manca l'ingegno di mostrarne meno.

3267. uscito vivo dalle mani della febbre e del medico.

3268. Le cose di questo mondo, anzi dell'universo sono così concatenate fra loro, che, chi ha buoni occhi, può a qualunque proposito trarre similitudini da qualunque di esse.

3269. Chiedete un favore, sempre al dopopranzo - non fatene se non prima di pranzo.

3270. Ferse, ted. Conf. berze, calcagno in Dante -

3271. Disgraziatamente per l'Italia, l'artistica, la letteraria Italia, essa possiede una dinastia reale, che per tradizioni gentilizie, per ingegno de' suoi ‹membriama l'arte e la letteratura.

3272. Novelle pei generosi. V. sparsim. Una fanciulla s'innamora di un uomo maritato il quale non vuole tradire la mogliedonde tormento di entrambi›. Ma la moglie entra in mezzo, e per salvar la ragazza, persuade, anzi costringe il proprio marito a ricambiarle l'amore. La fanciulla, commossa a tanto sagrificio, non vuole esserne indegna, e si uccide - Altro tema. Una ragazza s'innamora di uno scrittore, morto da moltissimo tempo, e deperisce per lui.

3275. Il merito individuale consiste nel far ciascuno il meglio che può.

3276. Chi comincia le opere sue troppo grandiosamente, spesso deve finirle miserabilmente, come si vede in certe iscrizioni bottegaje, che incominciate con lettere capitali, terminano per mancanza di spazio in minuscole e abbreviazioni. - Beethoven p. es. esauriva tutta l'opera nella sinfonia.

3277. Il chierico è come l'ombra del prete - s'abbassa quando l'altro si abbassa, etc.

3278. R.U. Carattere del gonfiatore. Piglia il motivo dal Critic di Sheridan Act. I nell'articolista Puff.

3282. Vedi per Plinio, sparsim - Notevole contradizione è il giudizio di Plinio, che alle volte sottilissimo, prudentissimo, accoglieva altre volte senza esame le più grosse assurdità: l'ibis, inventore dei serviziali - l'ippopotamo che quando si sente in corpo pienezza di sangue preme una vena contro qualche oggetto acuto e si fa un salasso - cavalli pegasi etc. - Plinio nel libro x (49) pare peraltro che non creda più alle baje romane lanciate nel libro VIII. - Plinio va ricco di bellissimi passi anche letterariamente o almeno curiosi - V. Più sotto 3287, 3288, 3289, 3290, 3291, 3292, 3293, 3294. ‹La frase teatrale di Plinio›.

3284. L'origine dell'uso di tagliar la coda ai cani può trovarsi in ciò che dice Columella (V. Plinio) ...si XL die quam sit natus castretur morsu cauda summusque eius articulus auferatur, sequi nervum; exempto nec caudam crescere nec canes rabidos fieri (Pl. L. VIII. p. 93) ‹Da questi pregiudizi derivò forse la frase - in cauda venenum›. -

3288. (Di colei che inventò le vesti bombicine, vesti coe) - Pamphile, Plateae filia, non fraudanda gloria excogitatae rationis ut denudet feminas vestis... nec puduit has vestes usurpare etiam viros levitatem propter aestivam - in tantum a lorica gerenda discessere mores ut oneri sit etiam vestis (Plinius) - Vedi frase lat. ventum textilem, woven air. ‹Le vesti vennero inventate per tenere in credito il nudo.›

3295. Plinio (L. XVI. C. I) descritta la miserabile vita di un popolo settentrionale, detto dei Cauci, termina dicendo “et hae gentes, si vincantur hodie a populo Romano, servire se dicunt! ita est profecto; multis fortuna parcit in poenam” - Ma e la libertà, Plinio mio? non la conti per nulla?

3305. la carnosa foglia de' tamarici - le mordaci ortiche - le pungenti foglie del pino - lampiride, lucciola. -

3315. Regola capitale nell'arte - half is better than the whole - pléon émisy pantòs (Esiodo).

3317. (V. 3306. 3307) Nel Leviathan, Hobbes, dipinge l'umanità per vile, scellerata etc. - e schiude la setta degli egoisti e dei brutisti. Eppure la vita di Hobbes fu proba, netta di scandolo. Chi agiva in lui era l'inclinaz. del tempo ad ogni sorta di paradossi. - Le opere degli autori sono spesso in contrasto cogli autori stessi: non rade volte uomini melanconici aquistarono fama come comici scrittori (p. es. il Porta) e viceversa altre volte. - Nella comicità del Porta c'è però un fondo serissimo.

3318. Utili nelle note di letteratura alta e bassa - e per la St. dell'Um. - sono i seguenti cap. di Disraeli (Ediz. Baudry) - Sul ridicolo, pag. 99 (Miscellanee di lett., Vol. ) - Miscellanisti pag. 353 (id. v[ol.] ) come Erasmo, Montaigne etc. - Dello stile pag. 364, Vol. (id.) - Lettura, pag. 368 Vol. (id.) - Imitazione e novità pag. 374 Vol. (id.).

3336. Per la St. Um. pigliare cognizione delle seg. opere - Senecae Ludus in morte Claudi - Piero Valeriano, eulogium sulle barbe - Holstein eulogium del vento Nord - Heinsius L'asino - Menagio la trasmigrazione del pedante parasita in un papagallo, e la petizione dei dizionari. - Erasmo dedicò l'elogio della Stultitia (Moria) a Sir Thomas More, per amore del giuoco di parole - Sallengros, panegirico dell'ebbrezza - Synesius, elog. della Calvizie etc. ‹V. 3338.›

3338. (V. 3336) Nota pure la batracomiomachia di Omero, la farfalla di Spenser, la Zanzara di Virgilio etc. come i nostri capitoli sulle Poste, sull'orinale etc. - tutti es. di lett. grottesca.

3344. Utili alle Note lett. e alla St. Um. - i passi nel Disraeli (Curiosities of Literature) p. es. a p. 40 dove si parla dei romanzi della Scudéry1700› etc. romanzi la cui lettura durava 6 mesi - Nomi in voga, Clelie, Ciri Partenissa - Celebre la carta del royaume du Tendre nella Clelia di M.lle Scudéry etc. - a pag. 50 dove si parla di letterarie imposture - a p. 46, storie rabbiniche, imp. per la St. Um. -

3345. Utili al Libro delle Bizz. i passi di Disraeli (Curiosities of Literature) - a pag. 60 per la bizz. “Asta di roba fuor d'uso” tra la quale i giudizi di Dio - a pag. 17 distruzione dei libri per la bizz. “Giudizio Univ. delle idee” - etc.

3347. Il Pensiero è anch'esso un'azione - Scribere est agere. - Chi pensa la sua parte di sangue alla patria e all'umanità, più meno del soldato che cade trafitto sui campi di battaglia. Il pensiero è sangue.

3348. È più facile trovare scrittori di poemi epici che non lettori. - Florem putares nare per liquidum aethera (parlasi di farfalla. cf. frase di Richter 3221) - A due belle donne si può dire “che non cedono alle Grazie se non nel numero” - (Di stile conciso) quam multa! quam paucis! - I due luoghi dello scrittore di genio, sono il suo studio (o meglio, la sua coscienza) ed il mondo -saltò sul cavallo e la terra de' Filistei corse a lui ‹(met[afora] orient. che indica la velocità della corsa).›

3354. Al fuoco della verità le obbiezioni non sono che mantici.

3356. Paolo Mamezio frequentemente spendeva un mese a scrivere una sola lettera. Conf. i fabb[ricati] epistolari di Cicerone e di Plinio - e di Giusti - e lo spontaneo di Foscolo.

3360. Il cervello dei nostri bimbi nasce già imbibito di Montesquieu, Locke, Montaigne, Beccaria etc. prima ancora che ne sappiano i nomi.

3371. Villon poeta secondario francese, e pur pieno di originalità. ‹Vedi anche studio di Gautier›. Scrisse il Grand et petit testament. On ne saurait dire si fut la poésie qui l'avait prédisposé à la débauche ou bien si la débauche éveilla en lui l'inspiration poétique. - Descrive maravigliosamente tutta l'oscena canaglia parigina: conosce di apparte[ne]rvi, e dice “ordure sommes et ordure nous suyt” - Condannato a morte si raccomanda a tutte le puttane etc. e scrivesçaura mon col que mon cul poise” - Egli dormiva su un uscio posto su due cavallettidans un lieu de mauvais renom - jamais femme n'a dit non - ...Publique scole - l'écolier le meistre enseigne” - Dice ai giovanicraignez les trous car ils sont dangereux” - e alle giovaniestimez vos amants selon le revenu”. - Vedi poi sparsim nelle sue bosinate. “On s'en va tout? or, écoutez - tout aux tavernes et aux filles” - “Elles rient lorsque bourse pleure - “Il n'est bon bec qu'à Paris” etc.

3382. Quando leggo le infamie, le scelleraggini degli imperatori e dei re, non mi meraviglio tanto di esse - chè la umana natura è ordinariamente perversa - quanto dei popoli che le hanno potuto soffrire - Cesare, fu chiamato regina, prostituta bitinica, lupanare di Nicomede, la moglie di tutti i mariti e il marito di tutte le mogli - Augusto in tarda età fu viziatore di vergini come di matrone lo era stato in giovine - Di Tiberio il Caprineocunnilingue› si dissehirci vetuli capreis naturam ligurire” - Eliogabalo non va contato che fra le femmine etc. -

3383. Secondo Origene, non risusciteranno che i maschi. Altri Padri opinano invece che i soli eletti non avranno più sesso: i reprobi, al contrario, lo conserveranno con tutte le loro passioni.

3384. Come ora a Parigi, fu di moda a Roma tingersi i capelli in giallo o in rosso. E si tingevano collo zafferano o col sugo di barbabietola. - Usavano anche le romane spolverizzarsi d'oro i capelli ‹e annerirsi il giro degli occhi coll'antimonio› etc. - Sì volubile la moda poi nelle pettinature, che gli scultori, effigiando qualche Augusta, mettevano alle loro statue la parucca posticcia, affine di cangiarla loro col cangiar della moda. - V. Sat[ira] di Marziale: “Mentre sei in casa, i tuoi capelli sono assenti e stanno facendosi arricciare da un parrucchiere... nec facies tua tecum dormit”. - ...Le sue guancie erano una bottega di speziale... -

3386. Grattarsi la testa con un dito, significava, secondo Seneca, domanda o risposta in un invito di oscenità. Da noi, ciò si usa toccandosi il naso. - Il dito impiegato a questi nobili segni, è il cosidetto infame, detto dai Greci katapýgon, che è il dito che i villani impiegano per skimalìzein ossia per toccare se nel culo di una gallina c'è l'uovo.

3388. La puttana è composta cogli elementi del porco, della volpe, del cane, della scimia, della giumenta, del gatto e dell'asino (Simonide, in Dufour) - Per quanto onesta una donna, un po' puttana l'è sempre. - Le cortigiane ateniesi chiamavano un vecchiobabbino” e un giovanefratellino” - fors'anche per irritar maggiormente le veneri loro colla idea dell'incesto -

3389. La passione erotica si accende spesso da quegli stessi rimedi dati ad estinguerla, come [il] silenzio, l'isolamento, il digiuno. - C'erano in lei tutte le diaboliche tentazioni dei S. Padri nel deserto -

3391. L'imagine di Priapo era così comune fra gli antichi, era tanto riprodotta nei loro utensili domestici etc. che non offendeva più nessun pudore ‹non risvegl. alcuna idea oscenaappunto come succede ora della esclam. di “cazzo!”. - I baston e i naviselitt (milanesi dolci) traggono l'origine della lor forma da quelle ciambelle di fior di farina, in forma di falli o di conni, che gli antichi offrivano a Iside, a Venere, a Priapo - Il che si potrebbe dire delle moderne maschere di cartapesta, quasi tutte abbondantissime di naso - derivate dalle maschere falliche dei romani.

3392. Adone morto e Adone risuscitato - donde le due feste di dolore e di gioja che commovevano tutta la Grecia [...]

3394. Ricchissima fu sempre la priapografia in qualunque età. - Tutta la poesia potrebbe considerarsi come tale. - Cit. i libri di Elefantide, il romanzo comico e sotadico di Petronio ‹(lo stile di lui in manica di camicia),› l'Arte di Amare di Ovidio, che è il codice della prostituz. elegante etc. etc. fino alla libreria della Barry. ‹I libri erot. di Arn. di Villanova “ut mulier habeat dulcedinem in coitu” - ed il trattatello “ad virgam erigendam” - Le 36 maniere dell'Aretino (chi dice venti) coi disegni di Giulio Romano - Il Batacchi, il Baffo, il Porta, il Brofferio etc.› - I latini chiam[avano] questi libripagina nocturna”.

3397. A' tempi passati, le meretrici aveano l'obbligo di portare sui vestiti certi distintivi che le distinguessero dalle non puttane. - Erano, ora, nastri gialli, or rossi etc. Curioso, sopratutti è il costume della meretrice Veneziana come si trova nel libro dei vestiti del Vecellio - Oggi invece non c'è più differenza tra gli abiti delle prostitute e gli abiti delle oneste - e ciò per la grande ragione che sparve anche la differenza morale [rasura]. - Bel tema di quadro, sarebbe: scena Venezia 1500 e una calle infame. Sulla porta del lupanare stanno varie puttane, nel lor variopinto e bizzarro costume, coi ventagli in mano etc. - sfrontatissime. Passa un giovinetto studente, vestito di nero, con un fiore in mano, dono forse della sua vergine amante. Contr[asto] fra la sfacciataggine delle donne che cercano di adescarselo, e il pudore impaurito del giovinetto. -

3398. il mezzo-matrimonio, il matrimonio colla mano sinistra o in carta semplice - erotiche insonnie - vergini libate - impura Venus - asiatica lussuria - occhi venerei, bagnati di voluttà - injuria corporis - boutiques au péché - ami par amour - moglie d'amore - fille de joie - contava i giorni dagli amanti (Contavano gli anni, non dai consoli, ma dai mariti. Cic.) - l'intend'io - amore all'ora, alla carta etc. - divoratrice di amanti.

3399. Ciascun popolo diede al mal venereo il nome del popolo che gli era più odioso. Gli Italiani, tedeschi od inglesi lo chiamano Francese - I Francesi, napolitano - I Persiani, turco; e i turchi, persiano etc. - Abbracci di miele che lasciano in corpo l'assenzio - il souvenir - lues Syriaca - i non ti scordar di me delle puttane - ragàdia, fessure infami nell'ano -

3400. V. per le streghe etc. la Demonologia di Giacomo I Stuardo - Pierias de strigimagarum demoniumque mirandis - le opere del demonologo Bodin etc. Furono tempi di demonomania. Il diavolo lo si descriveva in tutte le sue particolaritàcapelli irti, viso pallido e turbato, occhi rotondi, apertissimi, infiammati, barbetta di capro, piè e mani come quelli di un uomo ma eguali ed acuti, cioè armatissimi d'unghie, mani alle volte ritorte in forma d'ix, coda lunga, voce senza tuono, contegno di una persona melancolica e nojata, ‹odor di caprone›”. - Cit. quella fanciulla che scrisse una lettera piena di oscenità a Satana perchè venisse la notte a giacere con lei - Descriz. di tregende se ne trovano di curiose nei processi. Le streghe ossia le infeudate al diavolo, che lo strioportius conduceva sul luogo, intingevano penne di gallo nell'orina del diavolo e ne aspergevano l'assemblea. In gen[erale] la tregenda consisteva in una parodia delle funzioni religiose. ‹San Bernardo e S. Tomaso d'Aquino credevano agli incubi e succubi coi demoni e le demoniesse.› - ‹Il dem[onio], servendosi anche della coda, chiavava in pari tempo la natura e l'ano della strega. -›

3401. stria (mil.) nel lat. barbaro per strega - Per indicare il denaro in genere i Francesi dicono l'argent, e noi l'oro - sollazzo, da souler, soddisfare. cf. solass mil. salasso, e dif[atti] il coito per l'uomo è un salasso.

3406. La nostra bosinata sulle puttane, che si trova nella Miscellanea della Rivoluzione (Bibl. Ambr. Milano) pare ispirata da quella di CoquillartC'est assavoir Margot la gent - Jaqueline de Carpentras” etc.

3407. Un anello a pietra constellata a attirava l'amore di Carlomagno - tanto che morta l'amante di lui che possedea l'anello, C. M. non volea staccarsi dall'amato cadavere. Ma l'arcivescovo di Colonia indovinando la potenza del detto anello lo toglie di dito alla morta. Cessa allora l'amore di C. M. per lei e ricomincia furiosamente per il prelato. L'arcivescovo, tenendosi una mano sul ghicc, corre a gettarlo in un lago. E allora C. M. s'innamora del lago, e vi fissa la sua residenza (V. Petrarca e Dufour).

3409. Tu troverai la virtù - dice Seneca - nel tempio, nel foro, sulle mura della città: il vizio lo troverai nascosto nelle tenebre, intorno ai bagni “ad loca aedilem metuentia” - Eppure la virtù tu puoi trovarla, alcune volte, anche quì.

3410. Secondo me, hanno rapporti tra loro strettissimi, Seneca, Erasmo, Montaigne, Rabelais etc. - François Rabelais si qualifica abstracteur de quinte essence.

3411. Diana contessa di Guiche (1580), quando si recava alla messa, in giorno di festa, soleva farsi accompagnare da un buffone nano, da un mastino, e da una scimmia (in Dufour). Il segreto di ciò stava nel contrasto di lei, bella, colla circostante bruttezza - che la rendeva più bella. - Ed è anche per questa ragione, se molte donne bellissime e libidinose, si accompagnano a brutti uomini.

3418. Lo scoglio in cui urtano i più distinti ingegni letterari dell'epoca nostra, è, strano a dirsi, formato dalle due classiche letterature, greca e latina, meravigliose. Nei lavori del giorno manca spesso quell'ispirazione odierna che li farebbe grandissimi - Giovani che promettono coi loro primi saggi cieli nuovi, invecchiando si lasciano sedurre da quelle due perpetue sirene, e ritornano a dormir nell'antico. Es. famosi ne sono gli ultimi lavori di Goethe e Rovani. Da questo punto di vista, Hobbes non ha forse torto di sconsigliare l'istruz. classica nelle scuole. Eppure io non l'oserei. si trovan bellezze, a nostro paragone, perfette. La lettura di Omero generò forse Virgilio, come Virgilio, Dante. Tutto sta nell'usarli con precauzione - nel cibarsene in quella quantità che riesca a medicina, e non a veleno. - Shakspeare e Richter sono, secondo me, i due soli nuovissimi autori. La loro influenza nella letteratura avvenire sarà pari a quella d'Omero nella passata.

3419. Una volta nelle opere d'arte, che aveano per oggetto epoche anteriori a chi le concepiva, non c'era mai studio di costumi etc. tutto si piegava al tempo corrente, alla ispirazione momentanea, il che serviva mirabilmente alla storia. Ora invece, dall'architettura alla letteratura, si fabbrica dello stile: si vogliono far rivivere i costumi vecchi perfettamente, il che non riesce mai: per cui, male giovandosi all'archeologia, si giova anche male alla storia. Dico cioè, che una volta si aveano storici contemporanei, oggi non si hanno che retrospettivi, quindi anacronici. E questa è artistica disonestà.

3420. L'uso di mettere in berlina le donne di malavita non riusciva che a metterle maggiormente in luce e così procurar loro maggiori avventori. - Il che succede appunto col teatro - che è il più esperto dei ruffiani per una femina.

- il furore amoroso di Cesare - cani reverentia cunni - nati al ventre - occhi ad amandola - sa di mare (di uno che vende pesci, o di una descrizione del mare) -

3422. Il protestantismo ridiede qualche dignità alla vita privata - Il mondo cangia faccia e non vizio - Ma quel suo, non critico, adulatore, nell'incensarlo con troppo entusiasmo, gli lasciò andare qualche turibolata in viso - Voler riformare il mondo a decreti, è impossibile. Si può bensì comandare che si raccolgano tutte le pere mature, ma che le acerbe maturino, no. E quì il genio ti mostra che sa capire il suo tempo -

3423. La sfacciataggine menagiana o il candore dell'etimologia - Nella S.U. non dimenticare le bosinate mil. - Raff[rontare] anche l'Um[orismo] ital. del Settentrione col meridionale. - Porta - Belli - Giusti etc. - L'Um[orismo] lomb. e il veneto. - Les goguenards, i motteggiatori -

3425. Nei R.F. o nei R.U. (medici) desc. il medico con intorno una folla di discepoli che tastano un dopo l'altro il povero malato che ha bisogno di riposo.

3429. cociones (lat.), coyons (fr.) vilissimi ruffiani - exquisitis poenis, le pene più squisite - l'amiculum, amicuccio,  era un mantelletto doppio, senza maniche, appeso con due borchie alle spalle.

3430. Mi ti do tuttor per niente, disse una meretrice a un filosofo; e questi: costi troppo. - ta langue ne nuit à personne plus qu'à toi - la spessezza delle piante usurpava le funzioni della notte - Oppressi dal numero e dallo svantaggio delle posizioni, cedono alla morte, e non alla paura - coi denari aquistati in gioventù vendendo l'amore, comincia in vecchiaja a comprarlo -

3431. R.U. Il Commercio - comedia in cui si tratta delle botteghe d'amore femminile d'ogni classe. Efippio poeta greco ne scrisse una, con un simile titolo. - Nel P.O. trattare anche “della vendita dei bimbi” come spazzacamini, saltimbanchi etc.

3434. L'ogre dei contes des Féés, ripete le sue origini dalle infamie del maresciallo Gilles de Retz (1440) stupratore e sgozzatore di bimbi e bambine.

3435. Bruscambille, personaggio abbastanza spiritoso dell'antica comedia francese.

3436. Uscendo da Parigi mi guardai attorno con quell'aria di sospetto di chi esce da un lupanare... - Vedi la magnifica satira III di Giovenale che descrive la Babilonia latina.

3438. Descriz. - Notte. L'estremità dell'Esquilino, presso la porta Mezia - circondato da forche e da croci donde pendono i suppliziati e dove il carnefice ha la sua casa isolata, quasi a sorvegliarli. Ivi è una statua mostruosa di Priapo, e ivi riparano i ladri e le sagae. (V. Orazio spec. Sat. VIII del libro I. Olim truncus eram ficulnus, inutile lignum, etc.) -

3440. girandolare - culattar le panche - pigreggiare - ozioseggiare - musare - dirindone - lasagnone - panperduto - dormalfuoco - volgiarrosto - L'esercito è un semenzaio di poltronaggine. Quand'uno è buono a nulla lo si manda a soldato o a giornalista. Finito il suo ozioso servizio, torna a casa con quel tal osso nella schiena e appicca la sua malattia a tutto il paese.

3444. Ep[igrafe] alle novelle dei generosi nel P.O. “mi sia concesso - ...un cuore aprirvi - un cor che agogna sol d'esser ben noto” (Manzoni).

3446. ribaltar la polenta sul tagliere - fiori nati per dispetto - occhi piccoli e lucidissimi, come se ne veggono talora apparire nei buchi delle tane topine - s'cioppon de foeugh - la valigia del ventre.

3448. Del sen dovizie chi ostentò scoperte - scrupoli adotta per magrezza e il velo (D'Elci) - Empio finchrobusto, infermo è pio; - saprò dal polso quando crede in Dio (id.). Rovani migliorò il verso, dicendo: Empio se sano, se malato è pio etc.

3466. la brevità felice nell'espressione - Le satire d'Elci, sminuzzate, danno briciole alle volte sublimi - Tutto insieme valgono poco. In esse l'ispirazione non è unica: è un mosaico di frasi - spesso furate. Non c'è che dire, le pietruzze son belle, anzi talora son gemme: ma sono non rado riunite fra loro a danno del generale disegno. ‹Ed è destino di alcuni poeti, che non avranno mai come il D'Elci generale fama, di giovare alla produzione del pensiero meglio di altri che hanno fama fin troppa. -›

3467. il troppo toscano accusa spesso il non toscano.

3482. Quando calcò reina - Gli scettri eoi la povertà latina (d'Elci). - cf. Giusti “la ricca povertà dell'Evangelo”.

3496. Progetti lett. del Dossi. Se la vita non lo tradirà a mezza strada egli ha da scrivere ancora - (oggi è il 9 d'aprile 1877) - Il libro delle bizzarie (Biz.) dove si dramatizzeranno temi di filosofia e di econ. sociale - Il Premio dell'Onestà (P.O.) come cioè la virtù, al pari della lett[eratu]ra, sia premio a stessa. E nel P.O. saranno incastonate le novelle dei generosi (N.G.) - Prime pagine di una Storia dell'Umorismo in Italia (S.U.) - Note umoristiche di letteratura alta e bassa (V. 2240). (N.L.) - Ritratti umani (V. 2348) divisi in 12 libri e un'appendice, di cui una piccola parte è già imprigionata sulla carta (R.U.) - Giorni di festa (V. 2340) che conterranno quanto potrò raccogliere della domestica arch[eologia] del mio Milano (G.F.) - Ritratti di famiglia (R.F.) divisi in due parti, nel quale parlerò de' miei vecchi, e sceneggerò insieme la vita intima degli italiani pel corso di parecchi secoli - Garibaldi, dramma-poema (G.) e Colombo, id. - tanto per mettere in regola i miei titoli anche colla celebrità aulica (C.) - 10° Goccie d'inchiostro (G I.) cioè tutte quelle scenette, que' piccoli romanzetti etc. che non esigono troppo inchiostro alla lor trattazione, possono fondersi in un unico tema. - 11° La Rovaniana (Rov.) e 12° La mente di Giuseppe Rovani - nella prima dei quali sarà trattato dell'uomo, e nella seconda dello scrittore; il che è un dovere ch'io sento verso di lui e verso l'Italia - 13° Dell'onestà politica e dell'onestà artistica (O.P. - O.A.) opuscoli due, necessari per esser ricevuto a paro a paro dagli scienziati, i quali vogliono almeno l'apparenza della noja - 14° I grandi sconosciuti (G.S.) - 15° Il libro delle prefazioni (L.P.), ciascuna delle quali abbia il valore di un libro - 16° L'Osteria (Ost.) raccolta di vari racconti - 17° Altri racconti, come Le tre bellezze, i Casi di coscienza - gli Amori imperfetti, il Vangelo delle Balie, e Le nuove preghiere  ‹le Ore di melancolia - In cerca di un amante (V. 3 bellezze) - L'ora suprema (V. 3581) - Manualetto d'amore (V. 3596)› dove vorrei trasfondere tutto l'amore ch'io sento, non corrisposto, per i simili miei - 18° Favole e raccontini alla Schmidt, in cui sarà sminuzzato in tanti esempi la cattiva opinione che tengo dell'animo umano - 19° Le note alle Lettere (N.L.), che in certo modo, completando le lettere stesse, narreranno la vita del Dossi - 20° infine i Cascami dell'imaginazione del Dossi, tutti cioè gli avanzi e ritagli dei precedenti lavori. - E ciò, quanto alle opere di creazione. Per quelle di compilazione, ne avrei due in progetto - la prima, dovrebbe essere un Manuale (esattissimo) per i nomi e le date nella storia delle tre arti - disposto ad esempio così: Manzoni, nato... morto... - Inni sacri, anno... - Promessi Sposi, anno... etc. donde i critici risparmierebbero fatica a , e a noi strafalcioni; l'altra una Guida classica di Roma, contenente oltre le piante antiche, medioevali e moderne della città - la semplice indicazione dei luoghi, accompagnate da tutti que' passi classici - contemporanei al monumento - che vi si riferiscono. - Sarà come un mettere le parole alla architettonica musica di Roma. ‹3 vol. - . La Ghiaja di Roma (parte antica) - I buchi di Roma (medioevo ed ep[oca] pontif.) - [lacuna] (parte odierna) - Appendice In Ciociaria.›

3497. ‹duplic.› Se si tornassero ad usare le imprese, io me ne troverei quattro adatte - La prima, senza corpo, col mottohilaris in tristitia, in hilaritate tristis” (che era quella di Giordano Bruno, e può esprimere la piega lett. del mio cervello) - la seconda, pur senza corpo, col mottoLiterature, as virtue, is its own rewardmassima che ogni scrittore, spec. se ital., dovrebbe sempre tenersi dinanzi - la terza, una racchetta artificiale ardente in campo azzurro, col motto brevis sed splendens - allusione alla più desiderevole vita - la quarta infine, un campo azzurro, tutto tempestato di occhi, col mottovigila semper” - avvertimento d'oro, per un peccatore, sia in arte sia in morale, come il fragile Dossi.

3498. Ci sono certe buone azioni che, strada facendo, diventano cattive, come il fondare spedali, dotare fanciulle etc.

3499. La vanità, che fa impegnare il nascosto orologio per prendere a nolo l'ostentazione di una catena...

3500. una ciôcca de - cotelett col manegh (coll'osso) - tabarell de pescia o vestii de quatter altezz (la cassa mortuaria) - La frase imbriacatura di sole, si potrebbe usare anche a proposito di un lavoro letterario, in cui le troppo fitte bellezze tolgono la necessaria lena (il necessario ripiano), per poterle ammirare. Il sole è pur bello se goduto dall'ombra. - Tanto il tutto-bujo quanto la tutta luce precludono la facoltà visiva.

3501. [La nota, di poco più che una riga, è accuratamente abrasa dal ms.].

3502. I libri del D[ossi] si possono dividere in due classi - in una, la satirica descrizione della società umana e spec. ital. qual'era a' suoi tempi (Ritratti Umani), e questi libri appartengono alla storia - nell'altro la preparazione dell'avvenire, cioè, le poetiche fantasie desiose di epoche nuove e più oneste, e questi libri appartengono alla filosofia (Regno dei Cieli - Colonia Felice). - Pure i due generi si fondono in uno nel Premio dell'Onestà - Altra divisione dell'opera del Dossi, è quella dei libri del Dossi cattivo (R.U.) e del Dossi buono (C.F. - R. C., etc.). - Circa il D[ossi] buono, è suo scopo pigliar l'uomo odierno, ateo, indifferente al vizio e alla virtù e condurlo al bene con quell'unica mano ch'egli possa seguire - la mano dell'interesse.

3504. L'arte mediterranea (greco-latina-italiana-spagn. e francese) è più carnale delle altre: rappresenta la virilità. Più ideali, più schwärmerinnen sono l'arte Orientale (indiana, araba, etc.) e l'arte occidentale (germanica) che rappresentano l'infanzia e la vecchiezza. Difatti il bimbo e il vecchio sono assai più sognatori dell'uomo, il primo per ignoranza, il secondo per scienza - (il primo per non ben distinguere ancora gli oggetti del mondo in cui entra, l'altro per la disperazione di non vederli più netti).

3505. Ogni giorno è un piccolo anno. Ci trovi la primavera nella mattina - l'estate nel mezzodì - l'autunno al dopopranzo -e l'inverno di notte. E così ogni anno è un gran giorno.

3506. La vera critica è un vento che se spegne le candele, ingagliardisce i falò. E il mio ingegno è un falò.

3507. La scienza non vale che diventata coscienza.

3508. Le fate, fées (franc.), ebbero forse origine dalle Nýmphai, anch'esse mezze deità, tutrici, come le fate, delle fonti.

3509. Non so pensar che di notte. La luce torna il bujo al mio animo. Di giorno non mi sta desto che il sonno.

3517. La poesia a imagini e la poesia a sentenze. La prima è la più antica. Oggi prevale la seconda - ma già si cerca di maritarle - formando una poesia dalle imaginose sentenze, o sentenziose imagini. - L'arte magnanima di Michelangiolo. - Le cruschevoli melensaggini.

3519. Una volta si scrivevano libri, oggi frammenti di libri. Mangiata la pagnotta non restano che le briciole.

3520. cominciavano gli scarabei ad aliare per il giardino (frase indicante l'ora di sera e il tempo d'Estate).

3521. Secondo me, tra la pazzia ed il sogno è uno strettissimo nesso. Nello sviluppo di un sogno, un particolare insignificante della idea precedente genera l'altra idea e così via. Tal quale della pazzia. Nella sanità invece la sola idea massima serpeggia unicamente per tutto il discorso e fa da padrona. - V. la maravigliosa imitazione di pazzia, nello Shakspeare, Re Lear. - La pazzia si potrebbe chiamare il sogno di chi è sveglio - Tutte le donne discorrono un po' da pazze.

3522. Iscriz. su'n'arca di pietra a S. Ambrogio. “Hic jacet Paganus Petrasancta miles et capitaneus Florentinorum qui obiit anno Dom... et ad cujus funus et fuerunt quatuor cardinales. - Su'n'altra tomba lessi poi “alla tale dei tali morta a 70 anni di subito malore”. - Eh via! subito malore dopo 70 anni di malattia?

3523. Degli uomini grandi (del pensiero) è come dei grandi edifici. Non se ne può comprendere la grandezza e l'armonia di proporzioni se non da lontano. È necessario cioè che tra loro e noi si ponga qualche secolo di distanza.

3524. Grandi Giuseppe, l'autore della statuaBeccaria” la migliore di tutta Milano, chiama sagacissimamente il mannequin manutengolo” (quasi manutengolo della pigrizia) - Parlando poi di certi pittori che fanno gli occhi alle pulci dice “se vun de sti pitor el sta in contrada di Fior Scur, el se spaventa tutt, quand el sent che vola ona mosca in Borg-noeuv” (Fiori Scuri e Borgonuovo sono due vie vicine). - E dice degli scultori che tirano le loro statue a lucido ghè i donnett che passa per Brera, e ghe domanden la polver de marmo a  5 centesim el scartozell”. Difatti, Grandi, scolpì una bellissima Santa Cecilia da porsi altissima in una nicchia dei capitelli del Duomo. La Commissione per il collaudo della statua, venuta nel suo studio, si pose a guardare se lo scultore avea lisciato le unghie alla Santa. -

3525. Nel magnifico funerale di Manzoni, si disse che Manzoni era un Santo perchè dopo morto faceva miracoli, risuscitando nientemeno che i morti, cioè la guardia nazionale. - La guardia Naz[ionale] ai funebri di Manzoni sentiva di canfora e pepe: avea i cappotti bucati dalle tarme. Parea che il fucile portasse il milite e non il milite il fucile. - Il popolo chiedeva “chi è questo Manzoni?” - E i preti gli rispondevano che era stato quello che avea posta la tassa del macinato. Va e suda per la gloria!

3526. Elezione pol[itica] a *. I galoppin e i scarpon (partito dem. e partito arist.) - In generale i fittabili stanno colla sinistra (democ.) e l'hanno col governo. - Due i candidati. Il Duca di ** (scarponi) e *** (galoppini) - Esce un programma, sottoscritto da un mercante di buoi, in cui si dice che il duca non crede necessario d'intendersela cogli elettori: basta la stirpe, la nobiltà, il casato etc. etc. Ma tanto il Duca che lo *** comprano i voti. *** 3,50 ciascuno. Il duca, perfino 20 lire. - Quindi pranzi elettorali etc. etc.

3527. In certo qual modo il genio sarebbe il perfetto ordine. Le idee sono di tutti: chi le sa più logicamente ordinare, quello ha maggiore ingegno degli altri. Chi le ordina in modo sia per la parola, sia per la frase, da non potersi meglio - quello ha genio.

3528. P.O. - L'affarismo; le banche, avviate a fallimenti lucrosi - che non appena sorte, sono sì tosto sparite. - Un tappezziere a nolo il mobiglio compresi gli impiegati, per le banchenate al fallir”. ‹La bancomania invase l'Italia dal 70 al 75 - arrichendo tanti birbanti, e mettendo sul lastrico tanti sciocchi.› ‹Le imprese in ficio (cotonificio, setificio etc.)›

3529. I critici della giornata ci parlano sempre del realismo come di una moderna trovata. Errore. Se realismo è la copia fedele del vero (intendi il vero scelto) - ne abbiamo innumerevoli esempi fin dai tempi di Omero. E così anche ne abbiamo, se per realismo intendono il carnalismo o brutismo che sarebbe quell'atteggiamento lett. di occuparsi dei soli sentimenti viziosi della umanità, o dei soli eccitatori ad virgam erigendam. - Ma secondo me, Realisti e idealisti combattonsi ora, come già i Classici e i Romantici, senza sapere di che. - Chi più realista d'Omero? chi più romantico di Virgilio?

3530. Gli amori di Dafni e Cloe di Longo Sofista (V. Erot. Script.) è una favola milesia arcadicamente convenzionalissima sul fare di un paesaggio mit[ologi]co del Poussin. - La sua artificiale ingenuità rasenta a volte la stoltezza. Tiene però alcune pregevoli scene, come quella della cicala che si nasconde nel seno della dormente Cloe (V. Lògos A p. 257, v. I Erot. Script. Teubner). - Nell'altra favola milesiaamori di Abrocome e Antea”, di Senofonte Efesio, Fiorina (Anthéa) che piglia il falso veleno, ricorda la Giulietta di Shakespeare. -

3531. In fondo, s'impara a leggere per leggere il “Pungolo” e il “Secolo”. Chi è alfabeta, falsifica - L'analfabeta assassina.

3533. Fu una grande impresa in mia vita quella di pormi tabula rasa a lunghissimi studi, e d'ingozzare voglia o non voglia tanta nausea di scienza; ma ancor più grande fu quella... di sbarazzarmene per ritornare alla smarrita spontaneità. - La scienza inquilina cacciò quasi fuori dal capo il suo naturale padrone, l'Io. È ora che mi riconquisti.

3534. Il miglior modo di goder molta libertà è di concederne agli altri, molta.

3535. R.U. C'era un medico condotto che si fermava, nel suo quotidiano giro, dinanzi alle case, e chiamando p. es. verso la lobbia di un piano, dimandava notizie del misero ammalato, e dal cortile prescriveva le medicine. Ce n'era poi un altro, che girando in timonella, toccava il polso ai villani suoi clienti colla frusta.

3536. Agli altri è d'impedimento all'esprimersi la scarsità delle idee, a me la foltezza.

3537. I doganieri - sarebbero un bel tema di bosinata mil. -: Motivo: mentre il contrabbandiere fa sì e sì - e quì si enumera a ogni strofa ciò che fa il contrabbandiere - la regia dogana, la pesca a tirlindana - oppure - e i doganer peschen coi lanzetter - o i guardi doganaa, peschen col linaa - o la regia doganna, la pesca colla canna - o lor del governa metten giò la spaderna - i regg dogann, ciaven i tosann,› e simili ritornelli. - Dire nei dog[anieri] di quei due che addormentati in barca, se la lasciarono tagliare in mezzo dal piroscafo - degli altri che alla dogana di Chiasso fanno la visita con un sigaro frodato in bocca etc. -

3538. Le libere aure della Svizzera, impregnate dall'odor di tabacco - Entravamo in Isvizzera (a Ligornetto). Mi venne voglia di pisciare. Dove la fo? Eh, disse Perelli, dove vuoi. La Svizzera è tutta a cantoni -

3539. Ad una più facile interpretazione dei periodi, si richiederebbe anche una posa minore del punto e virgola e maggiore della semplice virgola - la quale potrebbe essere indicata con un pajo di virgole ,, - Vedi es. nella Col. Felice pag. [lacuna] - In ogni caso peraltro, per quanti punti e per quanti accenti si trovino e si usino, resterà sempre inindicabile il più importante di tutti - l'accento della passione.

3540. R.U. (V.2348) Chi sono i parasiti? Il naturalista vi parlerà dei pidocchi etc. il ricco dei mangiatori erranti etc. - Ci sono i parasiti della carità etc. e ci sono i parasiti della celebrità come la Duchessa di Albany per l'Alfieri, gli imitatori, ‹i Cantù ›, i Rosini pei Manzoni etc. Etc. -R.U. La gente fina (tutta roba grossolana).

3541. A Ferney sulla fronte della chiesa sta scrittoVoltaire Deo erexit”. E non è soja bella e buona?

3542. P.O. Inumano è l'accusare i nostri simili di ciò che si reputa delitto e di volerneli puniti. Chi mai, offeso delittuosamente da un fratello o da altro parente, ne invocherebbe dalle leggi la punizione? E non son forse gli uomini, a chi ben guarda, tutti fratelli?

3543. Si cita sempre l'Inghilterra, quale la terra della libertà, del progresso etc. Eppure le ultime ombre del M[edio] E[vo] ivi si stendono ancora. È in Inghilterra che regna il feudalismo - è l'Inghilterra la patria del mare clausum. È di dove si ajutava sottomano la schiavitù, e si vendeva l'oppio ai Chinesi, e si schiacciava l'indiana libertà, e si congiurava contro l'americana. - In Inghilterra il vero re è la ghinea - ivi s'impicca allegramente - e si bastona; la sua terra è pasta badese per le arti etc.

3544. Celso, Seneca, Campanella dicono che la flagellazione guarisce dall'ostruzione di visceri, dalla quarantena, isteria etc. e può applicarsi ad impinguare.

3546. Sono due sorta di caratteri: l'una per così dire a vapore; l'altra, a vela. I primi, qualunque tempo faccia, vanno dritti al lor segno - fosse il carico loro di sola sabbia: gli altri, se il vento non soffia nelle lor poppe, rimangono immoti, e si consumano - quantunque carichi delle più preziose merci - in un ozio infecondo -

3547. La ragione perchè gli autori non-toscani siano oggidì più ricchi d'idee dei toscani, sta in ciò che noi ci troviamo obbligati a fare uno sforzo per trovar la parola al pensiero, e però la nostra mente, meditando più della loro, completa maggiormente l'idea, e spesso, partendo da un'idea mediocre, arriva ad una sublime. Questa ragione vale anche per la superiorità, in generale, del verso sulla prosa - esigendo il verso maggiore considerazione. - Anzi, la rima è spesso suggeritrice d'idee - nei sommi, s'intende - benchè stroppiatrice negli infimi.

3548. La desinenza in A (Libro III dei R.U.) è una bricconeria, fatta da un galantuomo.

3549. La tricipite arte fra noi - in Francia, e in Germania, è completa. Non così in Ispagna dove manca la Musica - non così in Inghilterra dove manca la Pittura.

3550. ‹dupl.› Debiti d'onore - si dicono quelli in cui non c'è niente d'onore - p. es. i debiti di gioco. Una persona che si rispetta tralascierà di soddisfare ai vecchi conti del calzolajo e del sarto, per pagare, entro 24 ore, una perdita su una infame carta da gioco. - Azioni (affari) delicate - in cui la delicatezza entra per vetro rotto. - Tempi di transazione si dicono certe epoche come la nostra. Ma io desidererei di sapere come si possa chiamare così una qualunque epoca. Tutte sono epoche di transazione cioè di passaggio da quanto fu a quel che sarà, tutte sono il fine di una e il principio di un'altra - come i gradini di una scala infinita - Tenebre del Medio Evo. Siamo noi che non ci vediamo, e però diciamo tenebroso l'oggetto. Le tenebre del Medio evo le ha inventate la poltronaggine. - Del resto gli è dalla notte che naque il - ed è dalla notte che si generano i figli. E quì il figlio si chiama - la civiltà del d'oggi. - Va e fidati delle parole! ‹(V. 3567)›

3551. Vi ha molti che cercano e credono di compensare la intima e vera onestà (ossia carità verso gli uomini) che lor manca, con quella esterna e fittizia che ha nomepietà religiosa” (ossia carità verso Dio) -

3552. Certi inchiostri rossi invecchiando diventano neri. Tal'è dell'animo di alcuni nostri politici.

3553. Coscienza artistica e coscienza morale. Chi ha molto sviluppata la prima, manca talora dell'altra. La prima assorbe spesso la seconda. Io, ad esempio, provo assai più rimorso di una frase mal scritta che di una azione mal fatta.

3554. A - Giuseppina - per nascita Branduardi, per amore Righetti - cessata a 44 anni il 13 di novembre 1876. - Diede in vita sorrisi, lagrime in morte - Usò troppo del cuore - e il cuore la uccise ‹(morì infatti d'aneurisma al cuore)› - (L'epigrafe fu rifiutata).

3555. Temi di due quadri a riscontro - In uno, il cortile dell'osteria della Noce a Milano. Rovani a una tavola, circondato da una eletta schiera di letterati e artisti. Beve e loro una lezione di estetica. Questo quadro darebbe occasione di conservare le sembianze di molti egregi, onor di Milano, quali il Cremona, il Grandi, il Ranzoni, il Magni, l'Uberti... (e anche il Dossi, in un canto). E il quadro potrebbe intitolarsi “una cattedra all'aria aperta” - Nell'altro i giardini pubblici vecchi ‹i cosidetti boschetti›. Manzoni passeggia, solo, ‹un po' curvo colle mani dietro le reni› e vedi a rispettosa distanza la sua ombra, cioè l'abate Cerioli. Dalla faccia pensosa del Grande, si scorge com'egli già viva nel mondo degli spiriti - come ei si senta nel mezzo di quelle gloriose memorie che Italia chiama - Giuseppe Giusti - Porta - Grossi - Torti etc. etc. - Il quadro potrebbe dirsi “l'ultimo degli Immortali”.

3556. A concepire e maturare un uomo che vive, tutt'al più, cento anni, ci vogliono 9 mesi. - Ce ne vorrà dunque meno ad un libro che dee vivere parecchi secoli?

3557. Un critico, riesca o non riesca ad annientare un autore, è destinato all'oblio. Poichè, se non ci riesce, cade sotto le ruote del carro trionfale del genio, e buona notte! non se ne parla più (Es. il Pezzi) - e se al contrario riesce, - condizione essenziale alla di lui riuscita è di morire vincitore col vinto; altrimenti l'autore abbattuto, dovrebbe, per lui, ancor vivere. - Cioè a dire, egli avrebbelo morto, ma nel medesimo tempo, imbalsamato.

3558. Di certi che a forza di leggere gli altrui pensieri non hanno più agio di pensare i propri, può dirsi “che si mobiglianofattamente la casa da non potervisi muovere più”. -

3559. La musica di Rossini non è fatta pei gottosi. È musica d'assalto - fatta a s'ceppa-cazzuu - “Dei motivi rossiniani al rimbombo militar” (Buratti) - Influenza del genio di Napoleone sul genio di Rossini.

3560. Amo il mio Gigi, perchè l'animo suo, da certi alti principi di onestà all'infuori - mi è totalmente... opposto. Le parti a coda di rondine di un lavoro da falegname si commettono fra loro più facilmente e più fortemente, appunto perchè si completano a vicenda. - Altrimenti tanto varrebbe ch'io mi mettessi dinanzi a uno specchio, che a me ritornasse il mio viso, o sotto una volta che mi riecheggiasse la voce. Con un amico invece io voglio essere in due ‑ voglio discorrere, sentirmi a contradire... - Con Primo Levi ad es. - anima gentilissima - non mi sarebbe possibile una perfetta amicizia, perchè troppo mi è simile. -

3561. Quante mine d'oro e di gemme giaciono sconosciute! quante anime elette muojono inavvertite!... And talent weeps and sinks unknown (Goldsmith).

3562. Jean Paul Richter, più che un appartamento, è un magazzino di pensieri; come del rimanente lo sono altri insigni autori quali il Montaigne, Seneca etc. Le loro opere sono l'effetto e insieme la causa di migliaja di opere.

3563. Un romanzo perchè sia perfetto - dev'essere, per così dire, un palazzo completo - ci dev'essere la sala, la cucina, la chiesa, la cantina, il solajo, il giardino... - E tali sono i due divini romanzi dei Cento Anni e dei Promessi Sposi. -

3564. Nello scrivere un libro sono due stadi - il primo di porre, l'altro di torre. La giudiziosa amputazione delle idee, val spesso più del suo contrario. - Il non pensiero od il mezzo sono non rado i migliori - L'imaginazione fresca, e l'imaginazione riscaldata. Quella, all'apparire di un tema, ne vede tosto lo sviluppo, la forma, e lo foggia a ferro caldo. - Questa, abbozza lo sviluppo, poi, dopo un prudente intervallo, ne cerca la forma. La prima imag[inazione] può usarsi nei lavori di piccolissima mole, all'altra bisogna ubbidire in quelli di lunga in cui occorre di aver sott'occhi tutto il lavoro innanzi foggiarlo nelle varie sue parti. Dalla imag[inazione] fresca abbiamo però le impressioni forti; dalla riscaldata le fini.

3565. L'uomo è tenero del passato, inquantochè, più la memoria di lui va indietro e più gli avanza la vita. Questo amore dell'uomo, si manifesta nell'individuo colle autobiografie - nelle famiglie colle genealogie - nelle nazioni colla storia - e nella umanità colla geologia.

3566. Frasi felici del D[ossi] - Tenea un piccolissimo pie de. Tale gli chiese chi fossene il calzolajo. Rispose: mia madre - Domandato perchè non andasse al bagno di Diana, disse: mi preme troppo la nettezza - Mentre una sposa mostravagli i maritali giojelli, sospirò: ecco le gioje del matrimonio! - Dicendogli con protezione un editore “eh qualche giorno, faremo insieme un affare, signor Dossi” - rispose: io faccio libri, e non affari. - Mostrandogli tale una nuova farmacia, messa a bronzi di color verde cupo, e dicendogli “fa paurarispose con un sospiro “non abbastanza” - E il D. non scriveva il proprio nome sui libri che comprava se non dopo di averli letti e meditati, dicendo che solo allora poteva chiamarli suoi - Parlando poi degli autori antichi e degli odierni, osservava che i primi erano bei morti e i secondi brutti vivi - Due soli, ch'io mi ricorda, sono i suoi calembourgs - il primo agricolo-letterario “Il miglior riso è quello di Lombardia” - l'altro, in risposta a chi gli contava di un ammutinamento di donne, “Ammutinamento?” fece “impossibile!” - V. sparsim.

3567. (v. 3550) Dormire in piuma, nel ricettario del linguaggio convenzionale sarebbe il più squisito dormire. Eppure non c'è letto più infame di uno di piuma. Meglio assai una pietra. - E così del giacersi o del vivere in rosa, in uso fra i Sibariti, che a quanto pare non pativano di male di capo.

3568. Il Premio dell'onestà (titolo provv. - o della Virtù) dovrebbe essere il complemento della Colonia Felice. In questa trattai dell'uomo necessitato dal proprio egoismo a fare il bene altrui pel proprio interesse. Nel P.O. vorrei rispondere all'obbiezione, che nell'umana società, prosperando il più delle volte il malvagio e andando il buono al fondo, il proprio interesse consiglierebbe invece ad esser malvagi. - E vi risponderei, dramatizzando la sentenza che la virtù è premio a stessa, e che quindi a dispetto d'ogni altro interesse, gli è di tutto il maggiore - col presentare un uomo incoreggibilmente buono in mezzo ad una Società di malvagi, un uomo cioè, che nato nelle migliori condizioni di famiglia, di censo, e d'intelligenza - a forza di fare il bene e ostinandosi in quello, nonostante una infinita sequela di delusioni, finisce a rovinarsi completamente - nelle sostanze, nella salute e perfin nella fama - eppure - mai non si pente - e all'ospedale, solo e tradito - muore con un sorriso di felicità. ‹Evitare però lo scoglio che il mio eroe sembri, più che un buono, un minchione. Egli dev'essere scientemente buono - accorgersi e dolersi degli inganni, ma vendicarsene di proposito con nuove e maggiori bontà.› ‹Diff[icol] a vincere - Il mio eroe dee apparire generosissimo sempre e minchione mai.› - In questo romanzo potrei sfogare tutto il mio cuore - un cor... “che agogna sol d'esser ben noto” nell'eroe, ascrivendo a lui ogni mia fantasia o pazzia di generosità - e potrei insieme sfogare nel mondo che lo circonda quanta perfidia mia, o d'altrui mi si cova in cervello. - Attraversando poi il mio eroe moltissime classi di gente - affine di trovarsene tinto da tutte - avrei agio di toccare col mio frustino satirico ogni parte della moderna società - e quindi di poter offrire all'Italia il suo terzo romanzo completo. - Ma oh quanti mi si vogliono ancora entusiasmi ed esperienze!

3569. Nel P.O. o quale sua aggiunta - le Novelle dei generosi - ossia esempi di non sospettata domestica magnanimità - E guerra alla morale ufficiale! - E metterò l'uomo in conflitto, non tra i vizi e le virtù - di cui la scelta è assai piana - ma fra le virtù e le virtù. - Vedi per le N.G. sparsim.

3572. Una volta i novellieri contavano le novelle, oggi contano stessi.

3573. Secondo me, la miglior lode su un epitafio sarebbe “nato cattivo e lungamente vissuto, pur morì buono”.

3574. Si parlava una sera, in casa mia, della lucilina e dell'olio, e dicendo mia madre che la prima affatica troppo la vista e la spegne presto, a differenza dell'olio..., tanto è vero che i nostri vecchi conservavano tardi i loro occhi, appunto per grazia di lui - saltò su a dire Gorini “il miglior modo per conservarsi la vista è di non leggere. E i nostri vecchi non sapevano leggere”. -

3575. L'amore sessuale, potente eccitatore dei nervi, scuote anche la fantasia. Produce non solo gli uomini ma anche le idee; non solo i corpi ma anche le anime. - Il cazzo crea tutto. ‹Sator mundi (come nell'iscrizione del Museo segreto di Napoli).›

3576. Le Finanze e la pub. beneficenza che domandano sempre nuovi sussidi, mi ricordano quella bussoletta di chiesa sulla quale un burlone avea scrittofate elemosina pei ladri della parrocchia” -

3577. Stronomia, scienza amena - che ci fai guardare in su - Finestre chiuse aritmeticamente (per ermetic.) dicea un mio servo. -

3578. Mi trovo ora (1875) nello stato di fortuna il più propizio a dare letterariamente bei frutti, avendone tanto da poter studiare come il mio ingegno vuole, ma non abbastanza da far altra cosa che non sia studio.

3579. La vita di molti grandi, come Tasso, Camoens, Rovani può riassumersi in queste tre parole - genio, ospedale, gloria -

3580. (R.U. v. 2348) I cretini - Non crediate ch'io vi parli di quella semplice speciecelebre nelle valli di Sion e d'Aosta› che sta sulla sedia forata, senza sua colpa etc. I miei cretini seggono invece in gran pompa negli stalli academici, nelle sedie presidenziali, sui troni. Per diventar tali non basta la natura; è necessaria una ferrea volontà - 18 ore al giorno per lo meno di studio. E sono coloro che rifiutano di pensare col proprio capo, che si uccidono il proprio cervello col cervello altrui etc.

3581. Adele Lutzen, giovinetta di 17 anni, in agonia per tisi, salutò babbo, mamma, fratellini, poi cadde in deliquio. Ma rinvenuta, ed essendole chiesto da mamma se ancora la conoscesse - “no - rispose - non vi voglio conoscere più, per non perdervi un'altra volta”. Due ore dopo era morta. - Altro giovine che morì tisico, negli ultimi giorni, avea perduto il palato. Volendo però mostrarsi grato a un amico che mai non si partiva da lui, col lodargli i cibi ch'esso gli cucinava di sua propria mano, invece di dire mangiando “oh buonodiceva “oh bello!” - Utile e curioso sarebbe un libriccino che contenesse la descrizione degli ultimi istanti di molti. Poichè è allora che, spesso, la fiamma dell'ingegno, inanzi di spegnersi, l'ultimo sprazzo di luce - vividissimo -

3582. Alcuni sono capaci all'ingrosso di atti generosissimi, che poi al minuto, li fanno iniquamente scontare, goccia per goccia, a quelli stessi che hanno beneficato. Es. me.

3583. Il ricatto scientifico e letterario è in gran fiore in Italia, massime nel Napoletano. Auto-presidenti effett. di società che non hanno locali, archivi, scopi, nominano da tutte le parti altri presidenti onorari con diplomi e medaglia d'oro, solleticando in tal modo la piccola vanità. - I merlotti cascano a nuvole nella rete - pagando tasse d'ingresso, indoratura di medaglia etc. V. ad es. il conte Cavagna e le sue due pagine di titoli academici cilappeschi sulla guida di Milano del 74. - C'è poi a Napoli un Commendatore *, che si sottoscrivefondatore della società dei Salvatori in Italia e traduttore della Divina comedia in dialetto napoletano”, il quale riuscì a imbrogliare il re stesso. Aggiungi, il circolo filologico Giambattista Vico e i suoi medagliati, aggiungi, i circoli per le bibl. circolanti che si fanno donare i libri per venderli etc. - Altra truffa insigne è il Dizionario biografico di Ginevra ‹o di **›. Il suo compilatore scrive al tale o tal'altro scienziato o letterato europeo chiedendogli notizie biografiche sul di lui conto. Allora il merlo (che ad es. può essere il prof. Cantoni di matematica) grattato nella vanità, scrive, e manda un fascicolo. Risponde il compilatore che stampar costa e che però egli deve L. 400. Il merlo per non perdere la propria fatica manda il chiesto denaro. Risponde ancora il compilatore, che sarebbe ben fatto abbonarsi. Così egli ha collaborazione non solo gratuita ma pagata a lui - e di più, un abbonamento. - Altre truffe - chi cerca la fotografia al tale o talaltro scienziato o lett[erato] per una Società e la firma - chi distribuisce commende e cavalierati di ordini cavallereschi, spacciandosi per un Paleologo od un Gonzaga - etc. etc. - Cit. poi l'usuale ricatto dei giornalisti, che ritengono abbonati chi non respinge il loro giornale; cit. la signorina Atenaide Zaira Pieromaldi, fondatrice e direttrice della Società cosmico umanitaria contro la guerra, il duello, il suicidio, la pena di morte e il matrimonio. - Cit. anche le dotte canzonature delle leggi regie, delle vite di un santo padre trecentista di Leopardi etc.

3584. Truffe non letterarie - Truffa 1a. Tale avea promesso d'indicare ai molti papà un certo suo mezzo perchè i loro figli potessero sottrarsi alla leva in piena legalità - a patto che gli dessero un tanto. Il tanto fu dato; e allora egli disse: mandateli a volontari. - Fu processato. Se la cavò. - Truffa 2a. I promettitori di terni sulla base infallibile della matematica. Il prof. 4. 75. 86. di Vienna non richiede se non i francobolli per la risposta. Ma attendetela, se avete pazienza! - Truffa 3a. Società per le scommesse dello Sport. Tasse di tre categorie. Fioccano i merli. A chi paga la tassa di 1a cat. lire 100 si risponde che questa è tutta coperta, e che non c'è che qualche biglietto per le tasse della 3a di L. 500... - Truffa 4a. I prestiti della città tale o tal'altra di Germania, pagabili a rate... - Ma e chi potrebbe enumerare le truffe? È più facile dire - il mondo è un'unica truffa.

3585. Truffe non lett. - L'indicazione del domicilio di certe società imbroglione, conduce in anditi senza riuscita e senza porta, e una volta condusse in un cesso. Mi contava Gorini, che una volta, a Parigi, incaricato di cercare la sede di una società per il gaz, alla quale un municipio d'Italia avea già anticipato parte del prezzo per lavori a farsi, riuscì, dopo molte ricerche, a scoprire un bugigattolo con entro un vecchio. E Gorini gli chiese del direttore. Il vecchio rispose che il direttore era assente per grandi affari, e aggiunsetorni fra 8 giorni”. Tornò Gorini, e più non trovò vecchio bugigattolo.

3586. Fiaba raccontatami da un alpigiano (Val Ganna). Pipetta domanda tre grazie al divin Maestro: la prima di un sacco in cui entri qualunque cosa a lui piaccia - la seconda di un violino, sonando il quale ballino tutti, la terza, di uno schioppo che colga tutto ciò ch'ei miri. Il divin Maestro accorda le tre grazie al Pipetta. Il Pipetta passa da un salumiere, ha fame, vede un salame e gli dice “va dentro” e il salame è nel sacco. Incontra poi un curato cacciatore che, abbattuta una lepre, fa per pigliarla. Egli suona il violino e il curato si mette a ballare stracciandosi i panni in mezzo alle siepi. E il Pipetta raccoglie la lepre. - Un amico che soprariva con un asino carico di pentolini di Biella lo prega di una sonata. Pipetta suona. Balla il padrone, balla l'asino e tutte le bielle vanno in frantumi. - Ma il Pipetta è condannato a morte. Chiede la grazia di fare prima una sonatina. Ballano i giudici, balla il boja, ballano gli spettatori ed egli fugge. - Muore infine, in età avanzata. Il Paradiso non lo vuole, e l'Inferno gli chiude le porte. Torna di , e chiede per solo favore a S. Pietro di deporre in Paradiso il suo sacco. Accordato. E allora dice: ch'io vada nel sacco - ed ecco il Pipetta in Paradiso. -

3587. Conf. il Pervigilium Veneris, col Carme de rosis nascentibus (Anth. latin. fas. 2 pag. 98. Teubner) i quali mi pajono fattura di una stessa mano. - Oh come in entrambi spira la matinale primaverile freschezza!

3588. i mangiatori di riso (gli Indiani) - i mangiatori di datteri (gli Africani).

3593. Certo Scopini proponeva a Carlo Porta di far parte con lui di una società. Non ho nulla in contrario, disse Porta, ma giacchè hai fatto due, fa anche tre, e cerca d'introdurre nella società anche il cardinale Ruff. Così la ditta sarà completaPorta-Ruff e Scovin” (pattumiera e scopa) -

3594. La predica di Bordaloue (?) in presenza del cadavere di Luigi XIV e di tutta la corte - splendidissima. La Francia era allora al suo apogeo, per lettere, scienze, armi. Il silenzio è generale. Tutti fissano l'autore. Egli si raccoglie un istante e cominciaDieu seul est grand!”... -

3595. I Missionari Cattolici, a differenza dei protestanti, invece di tentare la conversione dei selvaggi coll'insegnar loro le umane universali regole del Vangelo, s'intende, col contrafforto della pagnotta, ancor prima di parlar loro di Dio, parlano dell'Immacolata e del Purgatorio. E credono poi di averne convertite migliaja quando possono arrivarli con una secchiata di aqua benedetta.

3596. Manualetto d'amore, sarebbe il titolo di un dizionarietto in cui vorrei mostrare artisticamente agli amanti molti mezzi gentili di esprimere il proprio affetto, avvalorandoli, dove si possa, di classici esempi. - Per es. il ber baci - cioè il bere nel bicchiere dell'amato al posto dov'egli pose le labbra.

3597. Legna tarlata arde più della verde - può dirsi dell'amore in tarda età.

3598. Dicitur, che un conte Sola, a' tempi del giallo e nero, chiese al Tribunale araldico e ottenne, pagando un centinajo di fiorini, la concessione di alzare la coda del cane che figurava nel suo stemma e che la teneva prima fra le gambe.

3599. Usare antiche similitudini per esprimere fatti o pensieri odierni è ridicolo. Il “tra Scilla e Cariddi” non ha più senso. Se ne potrebbe però godere ancora lo stampo, dicendo invece “tra un ladro e una guardia di questura”. Tutto in un libro dee concorrere a far storia.

3600. (dal vero) Stab. di educaz. femm. della signora Virginia * a **. La S.ra Virginia è una donna isterica in sui 40 anni: cangia tutti i toeletta: chiama in sua stanza le scolare per farsi arricciare i capelli e aggiustar le polpette; attraversa le aule in veste di cachemire ondeggiante; assiste al pranzo delle convittrici in soprabito di velluto, trine e veletta. Ha un amante, Pio ***. Le ragazze lo sanno, e passando presso la direttrice sussurrano... pio... pio - Quando poi la direttrice è più cattiva del solito e amministra rabbiosa alle scolare pizzicotti e ceffate, le poverette invocano sotto voce il Pio “oh vieni pio pio... e falla contenta” - Il dormitorio delle grandi è a terreno presso la sala. Scendono dal letto, si avvicinano alla porta e spiando vedono e sentono cosa dicono e fanno il Pio e la S.ra Virginia. - In anticamera c'è sempre appeso qualche soprabito d'uomo - Appressandosi poi il suo giorno onomastico, se la direttrice desidera una toilette (e l'ha già scelta) una delle maestre suggerisce alle scolare di comprarle e donarle la detta toilette “un vestito per es. sì e sì”, dice la maestra, e mostra loro un campione della veste che la S.ra Virginia s'è già comandato. E allora le ragazze sottoscrivono tutte. Guai chi sottoscrive poco! ramanzine, pensi etc... - Ma intanto che la S.ra Virginia spende e spande, sua madre - una madrazza sciammanata e taccagna, che attraversa zoppicando le scuole - vende alle scolare le penne, gli aghi etc. al minuto, facendoli loro pagare due o tre quattrini ciascuno. Come poi le aule son vuote, va a raccogliere sotto i panchi gli aghi, e i ditali perduti e li rivende alle loro proprietarie... ‹Quando qualche zuffetto di scolara, castigata dalla direttrice, minaccia di lasciarla, è la mamma che s'intromette dicendo: via piccina... non dare ascolto alla mia Virginia... sai ch'è un po' pazza etc. etc.› -

3601. P.O. - Il colore del nostro giornale sarà quello dell'onestà - se l'onestà può avere un colore. - L'inonestà è sempre tale, sia essa vestita di rosso, d'azzurro o di nero.

3602. Musica è sorella di religione. Molti tra i primi (intendi primi in ragione di tempo) maestri di musica, furono ecclesiastici. E furono grandi perchè hanno avuto grandi scolari. - Così molti ecclesiastici furono anche eccellenti astronomi - Cit. la frase, per me stolta, di colui che domandato cosa avesse veduto di strano nel suo viaggio in Ispagna, rispose “un astronomo ateo”.

3603. Nei giardini lungo il Naviglio milanese si coltivano fiori e flussioni.

3604. Domandandosi al nipotino di un ricco signore, che cosa intendesse di fare, quando sarebbe grande, e avendo egli risposto più volte di no alle domande vorresti fare il cocchiere? il calzolajo? etc. rispose infine “vorrei fare lo zio”. -

3605. (V. Prog. lett. del Dossi 3496. n. 17) Le tre bellezze sarebbe un racconto in cui tale, in cerca di moglie, s'innamora prima di una che ha la bellezza della forma - poi d'altra che l'ha dell'ingegno - poi di una terza che l'ha del cuore. Mostrare dramm.te come quest'ultima bellezza faccia parere fin brutte le altre due.

3606. Anche i pochi codini si credono progressisti illusi dal generale progresso. Chè di loro succede come di chi stando nel vagone di un immoto convoglio, e vedendosi a paro un altro convoglio che progredisce - crede pur lui di progredire col proprio. -

3607. giovinastri - quasi giovini-astri - limo, fango, quasi l'imo, il fondo, che è la parte dove siede la feccia, il fango etc. - Chichina! escl. mil. di gioja - già el Domm l'è faa, già el dazi l'è pagaa, - si dice di chi è giallo di colorito - Etimol. sguardi supplichevoli vogliono dire sguardi a ginocchi -.

3608. Lo stile del giornalismo odierno è “forbice e colla” -

3609. Ero di una sì incorreggibile ignoranza negli affari domestici che mia madre soleva dire “quel poco che ho, già sapete che è per voi, figli miei, metà per uno. Io non farò testamento che per una sol cosa - cioè per lasciare a qualcuno mio figlio Alberto”.

3610. C'è un prof. di matem. a Pavia, certo Angelo Vecchio, che non fa altro da mattina a sera che indovinare sciarade, logògrifi e rebus, passando così con assai poca fatica, fra suoi amici da caffè, per un grande scienziato. - Altro prof. di matem., pur di Pavia, il Codazzi, è abbonato a tutti i giornali di moda. Beve ogni sera parecchi litri di vino, ma a un quintino per volta e gode di vederseli tutti innanzi vuotati. E a ciascuno che smorza, dice “un altro quintino”. Raso poi, chiama il garzone dicendo: un mezzo qualunque per trasportarmi a casa. -

3611. C'è chi si compra i suoi antenati alle aste amichevoli e giudiziarie. ‹cf. canvass of family›.

3612. Tale, prese un purganteeroico, che, sedutosi alla latrina con un cappellone in testa, cacò tutto stesso, meno il cappello, che restò sul buco del cesso, coprendolo -

3613. Pel dramma-poema Colombo, pigliar cognizione del poema di Lorenzo Costa - dell'Oceano di Tassoni - di Humbold[t], che ne trattò più in riguardo alla scienza che alla fantasia - di Washington Irwing etc.

3614. Una volta l'ingegno valeva qualchecosa di più che non ora. Una bell'ode ci dava un governo. Ma oggi, in cui tutto è irregimentato, protocollato, bollato, l'uomo d'ingegno e lo stolto si trovano a pari condizione. Ci è necessario far coda per procedere d'un passo. Se lo stolto innanzi non va, non sperar di avanzare, o tu, uomo d'ingegno.

3615. La misura dell'ingegno degli altri, io la trovo nel vario grado che assume il mio, nei differenti contatti col loro -

3616. La previdenza insegna all'uomo di seminar sempre e coltivare affetti nuovi, i quali possano compensarlo dei vecchi di cui purtroppo ne muor qualcuno ogni . -

3617. Non c'è bestia più bestia del villano ignorante. Qua romanzieri che vi compiacete a descrivere arcadici paesaggi! Il villano non ha religione, ma superstizioni. È vendicativo, il fuoco alle cascine del padrone, ne avvelena i cani, invidioso del pane che loro si . - Rogatus, negat - pulsatus pregat - pugnis concisus adorat - E voi, preti bricconi, parlate loro dal pulpito della immacolatezza di Maria e di simili sottilità teologiche! Loro insegnate invece a non rubare - o meglio - leggete loro gli articoli del codice!... E noi, stolti umanitari, dimandiamo il suffragio universale! - Sferza! ecco l'unica educazione per un villano; carabinieri! - ecco i soli possibili educatori.

3618. Ad un ragazzo (d'Induno) che il padre batteva quotidianamente fu suggerito da un prete di farsi scrivere sulle chiappe i nomi di S. Francesco e di S. Antonio, chè così le avrebbe scampate dalla battitura. Detto fatto, quando il padre gli cava i calzoni per sculacciarlo, vedendo i santi nomi “al miracologrida, s'inginocchia, e devotamente bacia al bimbo le natiche, divenute reliquie. E tutto il villaggio lo imita. ‹Si noti che questo aneddoto mi fu raccontato dal curato del villaggio - bigottissimo!›

3619. Scrivo troppo male per scrivere a te - dicevami la mia A. Ed io: t'amo troppo, per ricordarmi, leggendo le lettere tue, che c'è una sintassi e una ortografia.

3620. Gli amori delle monache finiscono spesso nel cesso (allusione agli infanticidi).

3621. Il Signor Giovanni de Castro imitò il Dossi, in un suo racconto dal titolo Felicità inedita (n. 16, 17 aprile 1874, giornale La Varietà di Milano) tolto dall'Amore perduto (R.U. Calamajo di un medico) - Ambrogio Bazzero imitò lo stesso col suo Riflesso Azzurro, preso dall'Altrieri - Benedetto Giussani id. col suo Titano, attinto, per le frasi etc. dall'Alberto Pisani.

3622. Nell'O.P. discutere sulla convenienza e sulla onestà della disciplina di partito - Id. sull'assassinio politico, fissandone i limiti - cioè quando gli si debba la galera e quando la Statua.

3623. Il genio è una torcia. Per illuminare altrui deve consumare stesso (V. Bizz. 3627.› 6). Il genio è un incendio. Perchè duri, bisogna aggiungergli sempre materia nuova.

3624. I voli dei moderni poeti sono voli di pollo e non di aquila.

3625. Non ti fidar delle bionde! Ama le nere. Le bionde possono essere amate. Le nere amano.

3626. (Bizz. V. 3627. 30) Alla verità non si era mai creduto ma oggidì si comincia a non credere neppure alla bugia. -

3627. (V. 3496. Bizz. e sparsim, bizz.) - Progetto di libro intitolato Il libro delle bizzarie del Dossi, dove in forma stramba e paradossale si dramatizzeranno pagine dell'odierna economia sociale, storia, filosofia etc. facendosene nello stesso tempo la satira. ‹Ep[igrafe] non est ingenium sine mixtura dementiae› - Il libro sarà diviso a press'a poco come segue. Bizz. lett. Prefazione. - Il giudizio universale delle Idee - Saggi di critica nuova - Asta della libreria del D. - La mia famiglia - Theòn ménima - La Satira della Satira - Ricetta per fabricare gli uomini illustri - La caccia alle idee - 10° Filosofia gramaticale (V. 679 e N.L.) - 11° Il filosofo e la sua serva - 12° I sogni classici del prof. Pallanza - 13° Lettera alla posterità (V. quella di Petrarca) - 14° Prolusione di un corso di storia del secolo XIX nel secolo L. - 15° Lezione di Letteratura (C. D. e il suo tempo) - (bizz. fil. econ. stor.) - 16° Il regno delle macchine - 17° L'abolizione della fame - 18° Il mercato universale - 19° W. l'eguaglianza! - 20° La utilità della inutilità - 21° L'Esiglio del Dolore - 22° La morte della morte - 23° Le idee all'ingrosso e le idee al minuto - 24° Il bene del male (2677) (l'amicizia dei nemici 2948) - 25° La giustizia della giustizia (Cit. ing[iustizie] legali) - 26° Rivolta in paradiso (contro la perfetta felicità e la conseguente noja) - 27° La gloria (165) - 28° Panegirico del nulla - 29° La lode della Malattia - 30° La lode della menzogna - 31° Inno alla Paura - 32° La morte del Diavolo (a. È morto. b. lode. c. chi è morto? Il diavolo) - 33° Transazione fra Dio e il diavolo ‹in cui si riconoscono stretti parenti, anzi gemelli. Il Diavolo è il complemento di Dio.› (in forma d'atto notarile - oggi il vizio si confonde colla virtù etc.) - 34° Asta giudiziale delle idee fuor d'uso - 35° L'inaugurazione del Palazzo della Civiltà (enum. tra le statue i benef. dell'Um.) - 35b (54) L'Anticristo (lucromania) - 35c (55) 15 giorni di dispotismo - (bizz. varie) - 36° Il Messia dei cani - 37° Filosofia dei cenci - 38° La poesia della merda (Oraz. fatta col culo) - 39° La uccisione del sonno (cominc. colla frase di Lady Macbeth. - disc. se il sonno è tempo perduto, se è morte o vita) - 40° Vettura, ferrovia e pallone (rel.te alle idee) - 41° Il Vampiro (zia Marianna) - 42° Catalogo di una galleria di quadri e di statue - 43° Collezione di cervelli (cerebro universale - pensiero e azione, cosa unica - tutto si vale) - 44° Homunculus - 45° L'Uomo-spirito - (bizz. sent.) - 46° Lettere alla mia ignota amante - 47° Ciò che vedo nel fuoco e nelle nubi e ciò che mi dice il rombo del campanone del Duomo - 48° Manualetto d'amore - 49° Il capitolo dei baci - 50° Le voluttà (coito, meditazione, svenimento, impiccagione etc.) - 51° I miei progetti - 52° Il glande impietrito - 53° Il tombone di S. Marco - 54° (V. 35b) L'anticristo - 55° (V. 35c) 15 giorni di dispotismo - ‹56° Viaggio di un microscopico intorno al pianeta Uomo - 57° Dall'album di un lunatico, nel suo viaggio in Terra - 58° Guerra alla guerra - 59° L'altro mondo - 60° Sezione del cerv. del D. - 61° Pensiero e azione (V. 45) - 62° La morte della sensibilità - 63° Dei vantaggi dell'ineducazione - dedica a Mgr. Della Casa e a M. Gioja. - 64° Dei vantaggi della pazzia - confutaz. da giuoco all'ultimo capit. di Mausdley (responsabilità nelle malattie mentali) - 65° Le possessioni di chi non ne ha - 66° La miglior forma di governo (il non-governo) - 67° Il libero arbitrio - 68° La Guerra delle Parole - 69° La lamentazione di un cadavere pietrificato (V. 4744) - 70° Kòpros - 71° Progetto per un perfetto principe costituzionale - 72° Vita economica artificiale - 73° Diagnosi medica e critica letteraria - 74° Storia di avvenimenti non accaduti; prolusione universitaria (n. 5029) - 75° Letteratura internazionale - 76° Gli ultimi inquilini della Terra› - In particolare V. l'indice al titolo Bizz.

3628. A me, che cerco l'amore, consigliano il matrimonio. Rispondo: sono un cavallo da corsa io, e non da tiro.

3629. D.M. il cui unico atto di coraggio in vita sua fu lo scappare. - D.M. teme l'aria, teme l'aqua - Per lui una passeggiata su'na montagna è una impresa eroica; per lui è pericoloso traversare un lago lievemente increspato. Nella notte non vede che ladri etc.

3630. O geloso, vuoi bella la tua amante, e poi vuoi che non piaccia ad alcuno!

3631 a). R.U. I sudicioni. Silvia C. teneva i suoi vestiti di velluto in uno stanzone appesi a una corda, tutti infangati, finchè venisse il tempo di metterli in casse e mandarli in campagna dove, una volta all'anno, la fattora s'incaricava di pulirli. - Il Sig. C. dormiva con su gli stivali - Due insigni sudicioni furono l'* e il Savon - ‹Era chiamato Savon e non l'adoprava mai.› - Gli scienziati in generale lo sono, forse per lo stretto rapporto tra la scienza e il sapere.

3631 b). (Bizz. V. 3627) Viaggio di un lunatico 57. La tanto invocata pace universale regnava sulla terra. Non si parlava più di re di stranieri. Le nazioni non rappresentavano che grandi municipalità. Si stabiliscono colla geometria comunicazioni colla luna. Guerra colla luna etc. - opp. il lunatico fa una gita tra noi, e descrive le nostre abitudini, le nostre figure etc. con termini e circonlocuzionistrane da farle parere tutt'altro - Abolizione della fame 17. Decreto del Padre Eterno che abolisce la fame per cui tutti si lamentavano. Effetti. Non c'è più ricco: 100.000 lire un pajo di scarpe, spopolati gli uffici, le arti abbandonate. Finchè dura l'antica scorta di abiti e attrezzi nessuno si muove - indi tumulto. - Dopo vari anni si ristabilisce l'equilibrio. Quello in cui il cibo non produce altro che vita pare il più odioso lavoro etc. etc. (Esprim. meglio) - La morte della morte 22. L'uomo riesce a ridurre in un canto la morte necessaria e ad ucciderla (il genio l'avea già spesso addormentata). Pei primi anni, tutto va bene. Dopo un secolo, raddoppiano i suicidi - dopo due triplicano. La varietà ha limiti. Gli uomini cominciano ad accorgersi di tutto l'orrore che in ha l'idea dell'eternità; non c'è alcuno ci possa resistere - e fuggono tutti - Rivolta in Paradiso 26. Dopo centomila anni di forzata felicità - il Paradiso è un solo sbadiglio. ‹La compagnia degli stolti ignoranti forma il Paradiso - monache e frati dalle ascelle puzzolenti - La gente d'ingegno - è tutta all'inferno.› ‹S'invidia ai dannati.› S. Agostino comincia a trovare che il volto del Padre Eterno è un po' troppo quell'uno. Consiglio - Rivolta - Le porte sono abbattute, e scappano tutti. Il P[adre] Et[erno] resta solo a nojarsi - V. sotto. ‹V. anche Parny, Guerre des Dieux.›

3632. Bizz. (V. 3627 e 3631) - Il giudizio universale delle idee 2 - sogno - Ciascun riprenderà sua forma e sua figura. I pensieri volano di libro in libro, i membri di una statua si attaccano a quelli di un'altra etc... ‹La testa di un Antonino fugge da un corpo di Ercole etc.› Es. di plagi etc. Non rimangono che le lettere dell'alfabeto, e neanche tutte - Collezione di cervelli 43 coroll. al giudizio univ. Pur l'intelligenza è una sola: togliendo altrui, adopro del mio. È il lavoro diviso. Ciascuno adempie alla parte assegnatagli dalla natura, la quale, unita al resto, sommerà in un'opera ch'egli non sa - o che appena intravede. - In altre parole la somma dei lavori darà l'opera completa - darà Dio. - Il cerebro universale, formato dagli individuali d'ogni tempo. L'ind. stoltezza, è ingrediente essenziale alla savia totalità - V. sparsim. in bizz., cervello, idee etc. e 3634.

3633. Etimologisti dello stampo vecchio: Egidio Menagio Et. della lingua italiana - Ferrari Ottavio, Origini della lingua italiana - Et. fogn (mil.) cosa fatta di nascosto, quasi fogna che è nascosta e insieme cosa sudicia -

3634. Bizz. (V. 3627. 3631. 3632) Coll. cervelli 43 o meglio La mia famiglia 5. Pensiero e azione sono una cosa sola. Il pensiero è sangue. Chi scrive un libro, ne sagrifica alcune oncie all'umanità. Un autore sparge sangue per il proprio paese più meno di un soldato. V. rapp. tra le due generazioni, la spirituale e la fisica - Filosofia dei cenci 37- Passa un carro pieno di cenci che si avvia ad una cartiera. Dalla bottega elegante, al rigattiere e al cenciajolo, sono passati inzuppandosi di ogni sorta di vizi. ‹Quante hanno corrotte castità quelli stracci, o quante virtù trionfate!› - Ora, diventeranno carta. Ma può darsi che nella camicia di una vergine, un romanziere scriva la pagina più puttana del libro suo, mentre sulle filaccie, umide ancora di siriaca lue, o che fecero parte di un osceno fascinum, forse si stamperanno consigli di onestà e libri di devozione etc. ‹Altri scrive una lettera d'amore su'n panno del cesso› -

3635. Bizz. (V. 3627 etc.) - Catalogo di una galleria di quadri e di statue 43. Chi troppo si avanza negli studi, trovasi spesso in coda a chi lo segue - come succede in un circo dove l'auriga che precede gli altri, spesso li raggiunge alle spalle. - Homunculus 44. La fabbrica di un uomo. Teorie Gorin[iane]. L'uovo etc. Ma Amore ne morebbe di malinconia - Povero mondo! - La mia famiglia 5. Le opere di un letterato etc. sono i veri suoi figli, e per la voluttà e la fatica del concepirli, e per l'affanno di vederli posti in onore. I libri poi, come i figli, nutrono spesso in vecchiaja i lor genitori.

3636. Bizz. (V. 3627) Lettere alla mia ignota amorosa 46. Rispondere in esse all'eco di chi desidera senza speranza un'amante. È aprile, tutto ama, io solo trovomi senza possibilità di amori e senza memorie. Ma è necessario vedersi per amarsi? Se nessuna mi ama, dovrò per questo non amare nessuna? E mi divido spiritualmente in due. Serie di lettere. Chi sa se tra le mie leggitrici, non sia la mia desideratissima... - Asta della libreria del D. 4. M'accorgo che a forza di studio divento ignorante. La Scienza caccia fuori di casa il mio Io (Vedi in studio, scienza etc.). M'arresto a tempo. Risolvo di barattare i miei libri con qualche brentina di vino. Donde un'asta, in cui dico quattro parole seriofacete su ogni scrittore che vendo. -

3637. Tra gli emissari mazziniani c'era un prete Foglia, il quale girava a vendere i biglietti del prestito di Mazzini e sempre sfuggiva alla Polizia. Una volta fu incaricato di andare a Parigi per ritirare certe carte importantissime e la Principessa Belgiojoso gli diede, qual segno d'intesa, un mezzo nastro di cui l'altra metà era posseduta da colui che gli dovea consegnare le carte. Prete Foglia mette il nastro qual segnafogli nel breviario, e parte per Parigi. Al confine la diligenza è arrestata. Si perquisiscono i viaggiatori e in ispecial modo si fanno i galitt al prete Foglia che viene trattenuto in officio. Ma nulla essendosi trovato, Foglia alza il ciuffo e comincia a strepitare, dicendo che gli avevano fatto perdere la coincidenza col treno di delle Alpi, che nella diligenza, già partita, si trovava una sua sciarpa etc., tanto che il commissario di polizia, per aquetarlo, lo manda a pigliare da un mercante un'altra sciarpa (che naturalmente il Foglia si scelse magnifica) poi gli fece attaccare una carrozza a quattro cavalli, perchè potesse raggiungere la diligenza. E la carrozza partì a gran carriera, e alle stazioni di polizia doman[dan]dosi “chi va ” il prete cacciava fuori il capo dallo sportello dicendo: conte Foglia.

3638. Il pittore Gignous stava copiando un paesaggio. Molti contadinelli gli si erano affollati intorno fino a levargli il fiato. E Gignous “cosa vegnì a faa chì? savii forsi diping?” - Mi sì che soo, rispose un bimbo - Ben, diping - gli disse Gignous offrendogli il pennello. E il bimboping” - Cosa la dis la nev al sol? La dis-lengua - Et. milanese di castitas - cazz-tì-taas - Qual'è l'autor pussee nemis all'umanitaa? Ball-zac -.

3639. Bizz. (V. 3627) 56. Viaggio di un microscopico intorno al pianeta Uomo. Il micros. parla di boschi (peli) di fonti e di fiumi (sudori, lagrime etc.) - parla di caccia a delle bestie immense feroci (pulci, pidocchi) di monti, di valli, di caverne, di terremoti, di tempeste etc. (protuberanze, cavità, tremiti, starnuti etc.) - L'uomo-spirito 45. Più l'intelletto si perfeziona, più l'uomo si stacca dalla materia finita. L'uomo fu originariamente pietra. Sentì, e fu pianta - Pensò, e divenne animale. L'uomo-corpo tende a diventare uomo-spirito - La fusione degli spiriti nell'amore universo (V.) -

3640. Cantù Cesare è già sulla lista dei grandi che hanno da diventare piccini - Parea un antico uomo di studio, benchè non ne fosse che un giovane -

3641. Bizz. (V. 3627) 23. Le idee all'ingrosso e le idee al minuto. Sminuzza molte idee che in complesso ti pajono sublimi e vedrai che ti resta. La idea di una battaglia ti entusiasma, ti inorgoglisce: eppure essa non è che il composto di mille piccole idee di agonie, di miserie, di famiglie in rovina, le quali ti fanno e schifo e raccapriccio e pietà. La stessa uccisione di una mosca, a chi la vedesse con occhi da mosca farebbe spavento (V. 3582) ‹Un villaggio irlandese o napoletano, in lontananza - quanto è pittorico!... Entratevi. Orrore!› - W. l'eguaglianza. 19. L'Umanità proclama la perfetta eguaglianza dei beni - Cosa succede un'ora dopo la proclamaz. - All'indomani, tutti diseguali. - Not. come il monachismo tentò l'eguaglianza anche dell'ingegno - L'Anticristo 35. Savia parodia a quella stoltaggine di una Apocalissi (vedi anche l'Ipercalissi di Foscolo). L'Antic. figuri la lucromania - nata d'uomo etc. - Prolusione di un corso di storia del sec. XIX letta nel secolo L. 14. Parodia delle confusioni che noi facciamo trattando delli antichissimi tempi. I fatti diventati simboli. Il giudizio dei casi anteriori in forza di posteriori criteri. Si parla dell'Italiano qual lingua morta e classica, la quale pare contenesse molte radici delle altre due spente lingue latina e greca etc. -

3642. Una moglie per rieccitare, mediante la gelosia, l'amore addormentato del marito di lei, finge fuggire con un amico di entrambi. Difatti l'amore si risveglia nel marito che li insegue. Ma con Amore non si scherza. E la moglie s'innamora davvero dell'amico.

3643. Bizz. (V. 3627). Ricetta per fabricare un uomo illustre 8. Si cominci a dar fuori programmi d'opere di capitale importanza che non saranno mai scritte - ‹o ci si crei Presidenti di società non ancor concepite› - si facciano critiche adulatorie e pesanti a scienziati o letterati alla moda, i quali ci scrivono tosto lodando noi - e noi ne stampiamo le lettere. Nelle critiche non si manchi mai di direappunto come opina il mio illustre amico A.” - “questo è l'avviso del chiarissimo B., secondo me ne scriveva etc.” - Si mandino di tanto in tanto lettere ai giornali per fatti personali, che se non avvengono, s'inventano. - Si abbia sopratutto un bel studio, pieno di libri (leggerli non importa) dove si riceva, facendo qualche volta fare, non troppa ma un po' d'anticamera. - Nelle opinioni sempre riguardosissimi, e tanto quanto codini - l'abito e la fisionomia, severa e un tantino sudici - aqua di pomi, al caffè etc. etc. (V. anche in gloria, fama etc.) -

3644. Croati e birichini. I bir. si mettevano dinanzi le file dei croati, piantati in piazza del Duomo - e sbadigliavano a sganasciarsi. Lo sbadiglio è contagioso e ben presto tutta la fila dei soldati sbadigliava. Nelle processioni poi, i birichini lor camminavano dietro e cercavano di cavare le scarpe, premendo sui tacchi croati colle punte delle loro. -

3645. Bizz. V. 3627. Il messia dei cani 36. Ragionamento di un cane barbino (o di un gatto). V. raccolta di poesie in lode dei cani stampata a Venezia. - Il Regno delle macchine 16. L'uomo lascia far tutto alle macchine. Le macchine fabricatrici di macchine - I rubinetti di musica. Le macchine che scrivono libri (all. agli odierni scritt. di forbice e colla etc. che pensano con un prontuario dei sentimenti).

3646. Bianca * amava un tal Redaelli. Le si presenta un conte ** di Ferrara d'anni 79, milionario, il quale, per buggerare i suoi nipoti, vorrebbe sposarla. La * si consiglia con Redaelli, che le fa cuore a dire di sì, pensando che il vecchio non può scampar molto. Il sì è detto - e due anni dopo ** crepa lasciando erede la moglie - Gioja di Redaelli - Ma la * ammala improvvisamente e gravissimamente. Sopracolta da una crisi, par morta. Entra il Redaellì nella sua camera, e ne apre gli armadi impadronendosi delle gioje. Ella riapre gli occhi, vede ogni cosa - Redaelli è cacciato ignominiosamente - e la * si sposa poi al ***, povero a censo ma ricco negli inguini che se l'assicura impregnandola in anticipazione. - E ora la * è bigotta. -

3647. Bizz. (V. 3627). L'esiglio del dolore 21. e V. Voluttà 50. Cit. i tre primi dolori fisici. Il dolore della fame, quando lo stomaco ha bisogno di cibo, - il dolore del sonno quando ha bisogno di riposo, e il terzo dolore, il venereo. - È il dolore che incita a propagare la specie. - La vera e tenera amicizia non può rinvenirsi che fra gli infelici -Voluptas consistit in dolore praecedenti sedato (Cardano) -There is nothing truly valuable which cannot be purchased without pain - Un organo è incitato da morbosa cagione? il dolore vi si reca tosto ed ivi chiama un afflusso d'umori, ne infiamma la parte e rendendo più rapidi i periodi del male, gli ridona una pronta salute: se ciò non avviene, il morbo si fa cronico ed una lunga infermità tiene luogo di un passeggiero dolore (Moyon?) - V. l'ode di Giusti al medico Ghinozzi contro l'abuso del cloroformio.

3648. Ingegnere da ingegnarsi. Ecco come faceva l'Ing.re * per ottenere commissioni. Per es. trovava in una casa la duchessa Scotti e con arte tirava il discorso a parlare di edifici etc. poi “sa, duchessa, le colonne dell'atrio del suo palazzo strapiombano”. La duchessa torna a casa spaventata. Il duca, per aquetarla chiama il *, pregandolo di bene esaminare lo stato delle dette colonne e di farne una relazione. * la relazione, nella quale lascia entrare la frase che la dignità del palazzo Scotti richiederebbe un atrio maggiore. Il duca acconsente a mezza bocca, e zac! il * gli presenta un progetto. La spesa par minima. Come sfuggirci? Si mette mano al martello. Chi può saper mai dove s'arresta il martello di un ingegnere?

3649. Confaloneriana - Si provava il nuovo organo del conservatorio a sala vuota e si diceva che quando si sarebbero messe nella sala le sedie, quando cioè ci sarebbe stato molto legno, l'organo farebbe un effetto più soddisfacente. - Certo - disse Conf. - e ne farà uno soddisfacentissimo se calcoliamo anche tutte le teste di legno che si metteranno sulle sedie. - Di Mazzucato dice che non fa altro che prendere ed esser preso in giro da tutti, cominciando da medesimo - “el par ch'el se daga semper la balla” - Dice poi di chi scrive storia, filosofia etc. della musica (come il Ronchetti, il Mazzucato etc.) che stanno sempre intorno alla musica ma non mai nella musica. Rossini invece, oh quello, sì, che è nel suo massimo centro. - Parlando di fughe musicali che si dicevano ben interpretate da Faccio, osservò che la miglior fuga che Faccio potesse fare era quella dal posto di capo-orchestra. - E ad un certo che gli suonava gottosamente un pezzo di passione “quanta calma in quella furia!” -

3650. Cantù publicò per lettere di Lodovico il Moro, lettere di Galeazzo Vìsconti. Mommsen parlando a Vignati di Cantù, chiamavalo “quel ciarlatano”.

3651. Io: Come sei in piazza, o Perelli! addio amore - P. Anzi! meglio. Farò all'amore come vuole Natura. - Io: perchè? - P. E i cani non fanno sempre l'amore in piazza? -

3652. R.U. (V. 2348. Parte uff.). I soldati. Fa pena il vedere tanta gioventù condannata a sudare per far niente - a vederla camminare su e giù senza perchè in una piazza d'armi - alle 4 della mattinamarzo, e sono in teletta); fa riso il vedere una cinquantina di forti collo schioppo tiraneggiati da un sottotenentello insolente collo spadino in mano. Quelli stolti mi ricordano i buoi, che con una cornata potrebbero mandare all'aria i loro padroni, e invece ignari della propria forza soffrono pazientemente le pungolate di un ragazzetto. E non è che temano i loro minuscoli capi; ma temonsi fra di loro. - (V. il discorso sulla servitù volont. del La Boëtie). Oh quando si farà il vero pronunciamento, non per il tale o tal altro governo (chè si equivalgono tutti) ma per non averne più alcuno!... Intanto - abductis squalent arva colonis. -

3653. R.U. Una fra le prime prodezze di un bimbo, è l'attraversare da solo la via. A me parve di avere sorpassato uno dei più grandi pericoli -.

3654. Rovani diceva di Perelli: colui che s'incarica di volermi bene. - Rov. chiamava l'assenzio “il suo giovane di studio” - Parlandosi di Verdi e lodandosi alcune delle sue migliori melodie “eppure, disse, se ghe sent semper dent la vanga” (e l'atto col piede, di vangare) - Sull'arco di Porta Ticinese, eretto a gloria della gran bricconata del 1815, sta scrittoPaci populorum sospitae” che Rovani satiricamente traduceva “alla pace dei popoli - sospetta” - Trovi di Rovani, una biografia del Pompeo Marchesi sull'“Uomo di Pietra” del 1858 An. n. 8. - e ne trovi due articoli, uno sull'opera di Selvatico (Storia dell'Architettura) l'altro su un'opera di Jacini riguardante l'econ. sociale, sul Giornale dell'Ing[egne]re Architetto di Milano Anno I. - Dicea Rov. che quando avrebbe voluto per la bolletta uccidersi, non si trovava mai denari necessari per comperarsi un revolver, e quando se il trovava, allora naturalmente non si sentiva più voglia d'uccidersi - Allorchè Perelli recò giubilando a Rov., domic.to all'osteria dei Promessi Sposi fuori di Porta Venezia le 500 lire frutto della ristampa della Mente di Alessandro Manzoni, fatta in occasione della morte dello stesso Manzoni, Rovani esclamò, con aria maliziosamente ingenua: bisogna che sto Manzon l'è propri bon - Pietro Magni, scultore, stava modellando, chi dice un Caronte, chi un apostolo. Entra nello studio Rovani, guarda alla statua, e dice allo scultore “potresti farne un Socrate” - In che maniera? dimanda il Magni. Risponde Rovani: schiscegh el nas -.

3655. Adolescente sentii l'anima mia sollevarsi da terra, e a tratti volare. Credetti di mettere ali aquiline... ahimè! sono ali di pollo.

3656. Bizz. (V. 3627) Il messia dei Cani 36. Si dice che l'universo venne creato apposta per l'uomo. Ma chi lo dice? L'uomo. - 15 giorni di assolutismo in Italia (55) basterebbero a far saltare al progresso tanti inutili passi - e a torci da ogni timor di regresso. Non si tratterebbe infatti che di distruggere. Il pallone - la nave procedon più svelte per la zavorra che gettano: e similmente la civiltà. - Prima cosa, il liberarci dai preti; dalla cosidetta questione romana. Dicono molti “morto Pio IX non si fa più papa”. Cheh! se ne farà un altro e poi altri cento. Perchè finisca la razza, bisogna distruggerne il covo. - Vana la legge sull'abol. dei conventi e dei frati se loro lasciate il radunarsi e il vestito. - 200 barili di polvere sotto il Vaticano, una miccia, e la quistione Romana è sciolta. Per le altre rif[orme] V. sparsim.

3657- Il gen. Cerale ha una fama burlesca nell'eserc. ital. - Di lui si narrano a centinaia gli ann[edoti]. - Es. Sente che nella sua brigata si fa una colletta per un monumento a Giordano Bruno - Chi l'è? domanda - “Un republicano”, gli si risponde - Ed egli: s'arresti - Dice a un off.: fatemi il piano di quel sito - Off.: in che scala? - Cer. che scala! che scala! cossa voeulo ? - Off. glie la spiega rispettosamente. - Cerale (che non ha capito niente): ah l'è sta sciochezza sì? ben ch'al fassa el pian; la scala la butaro po mi. - Off. La vuol forse da 1 a 10.000 - Cer.: oh troppo! diavolo - basterà a mille. - Cerale non voleva che si scaldassero gli uffici oltre un certo numero di gradi e quando vedeva che il termometro li oltrepassava faceva aprire le finestre e non le rinchiudeva se non allora che il mercurio fosse ridisceso al grado voluto. - Un off. che pativa di freddo, pensò di sostituire il mercurio del term. con un filo di carta d'argento che arrivasse soltanto al detto grado, poi scaldò a tutta stufa la sala. Cerale entra - sbuffa - va al termometro, guarda - e vedendo che il 10 non è oltrepassato, si contenta, e va via. Così si seguitò per tutto l'inverno. E il bello è che in un giorno d'estate facendo un diabolico caldo, Cerale guardò di nuovo il termometro e rimase stupito - e non s'accorse ancora della burletta.

3658. Marina italiana. Un nostro dep[utato] interpellò il Ministro della Marina perchè non s'era risposto dal porto al saluto di uso di un bastimento inglese, provocando così una dimanda di soddisfazione da parte del capitano del bastimento. E il Ministro rispose: perchè non c'era polvere, in quel forte, per i cannoni. - Vada ciò per Messina dove un altro brick inglese venne da noi salutato, in isbaglio, con due cannonate a palla - A Genova poi, volendosi affondare una nave incendiata, su 10 colpi di cannone, otto colpirono un muro. - Così, l'ambasciatore italiano che si recava in Egitto investì in un banco di sabbia etc.

3659. Differiscono i libri imag. di una volta dagli odierni, in ciò, che una volta c'era poco curato l'interesse generale, derivante dall'intreccio, ma molto i particolari, mentr'ora non si bada che all'idea generale. Una volta cioè ogni libro conteneva migliaja di idee; erano per così dire migliaja di libri riunitisi in uno: oggi, al contrario, è un'idea dilavata in migliaja di pagine.

3660. Bizz. (V. 3627) Sogni e progetti 51 - Il teatro a fisarmonica - che impicciolisce o ingrandisce a seconda del numero degli spettatori, evitando così i mezzo-teatri - che smontano moralmente gli attori - L'affitto della forza - forza trasmessa dall'aria compressa mercè una caduta d'aqua e distribuita in tubi a tutte le piccole officine della città. - Il ravvivamento dopo cento o mille anni. Cit. peraltro il caso di chi per sfuggire ad una moglie nojosa, si prepara per un rinascimento, di a cento anni. Ma la moglie, saputa la cosa, si prepara anche lei. Passati i cento anni - rivivono e il marito si trova, in un mondo affatto sconosciuto - faccia a faccia colla fuggita consorte.

3661. Nel Museo di famiglia si trova un articolo di Tommaseo su i “Cento anni” di G. Rovani - Treves nell'Illustrazione Popolare (1875) riprodusse un articolo di Rovani su Melchiorre Gioja.

3662. Bizz. (V. 3627) L'uomo spirito 43. o Lett. alla mia ignota amorosa 46. - L'amore soddisfatto è il lui che diventa io - L'Amore Universale. Ciascuno di noi desidera un altro essere in cui fondere, in cui perdere la propria individualità. Quando il lui diventa io, il primo desio si aqueta ma allora i due esseri che non ne fanno più se non uno, aspirano a riunirsi ad altra coppia, pure riunita. E così via, finiscono tutti a mischiarsi in una sola unità - Dio.

3663. Bizz. (V. 3627) Le voluttà 50 - In generale il perdere vita è voluttà. - Es. negli svenimenti, nei dissanguamenti, nel coito e nell'impiccatura (nei quali entrambi si perde seme) - e nella suprema voluttà dell'agonia. - Theòn ménima 6. Tale offende gli Dei. È punito col genio. - Torture del genio - Oppure tale offende gli Dei. Gli Dei lo perseguitano, imaginando a suo danno i più squisiti tormenti. Ma il turcasso della divina vendetta è già esausto, e l'empio sta ancora ritto, sfidando l'Olimpo. Nel turcasso non resta più che una freccia, tanto piccola da esser spregiata - quella d'amore. - Gli Dei, benchè con poca fiducia, la lanciano. Colpisce l'empio méson épar. L'Empio s'innamora. L'Empio è abbattuto.

3664. Bizz. (V. 3627). Collezione di cervelli 45. È lo stesso cervello che ha trovato la Pila e la divina Comedia, che ha imaginato il Mosè e ha divinato l'America - Tutto è una sola opera divisa in molti volumi, un sol legno in molti lavori - una illuminazione di mille fiammelle di gaz che vengono da un unico serbatojo. - E tu povera gente, tutt'occhi e orecchi nel leggere, nell'udir e nel vedere opere d'arte, la quale esclami in trionfo “il tale ha rubato dal tale” ricorda che l'ingegno è un solo. Chiamisi esso col nome di Tizio o Sempronio gli è infine sempre quell'uno dell'Uomo. Se non fosse concesso di adoperare i cosidetti pensieri altrui, non dovrebbe esser pure concesso di adoperar le parole che sono anche loro pensieribenchè alquanto più semplici› (atomi del pensiero) - L'uomo è uno solo diviso in esseri mille -

3665. Bizz. (V. 3627). La mia famiglia 5. Il miglior processo nella concezione delle opere d'arte è quello che più si avvicina alla natura. Ci sono rapporti strettissimi fra il concepimento, la gestazione e l'educazione di un uomo e quelli di una idea. Un uomo non lo si fa di sana pianta, come non si scrive un libro mettendosi senza meditazione a tavolino - con carta bianca dinanzi e didentro. Il seme del pensiero deve invece cadere nell'animo nostro e germogliarvi. La prolungata meditazione fa di un chicco una quercia.

3666. Bizz. (V:3627). Lettere alla mia ignota amorosa - 46. Ciò che vedo nel fuoco etc. 47 - La mia amante, la malinconia, amante fedele, eterna, che scende a trovarmi ogni sera, colla quale mi riunisco con gli occhi, che spargono lagrime - L'intenso desiderio di una amante non soddisfatto mai. Finalmente una mi appare. Descriz. È quella; è la desiderata dal mio cuore. La dimando del nome; mi risponde “sono la morte” - Pref. alle bizz. 1. V. saviezza e pazzia ‹La saviezza non venne mai ben accolta se non in abito di follia. Cit. il fou o buffone dei re vecchi etc.› - Sia il motivo, oggi in cui tutti i pazzi la fanno da savio - io savio la farò da pazzo... I grandi pazzi indovinano quanto gli altri trovano. Es. Cardano e Newton (vedi i fous di Béranger etc.). Oggidì la scienza scrivestorie complete” “Idea generale” etc. La storia d'Europa par già cosa da ridere. Ci vogliono le storie universali del Cantù etc.

3667. Amore di cavalleria arriva prima di Amore di fanteria per la natural ragione che bestia con quattro gambe, per non dire con sei, fa più svelto cammino di bestia con solo due.

3668. Bizz. La gloria 27. Molti scrittori sono ora celebri per opere che non diedero loro celebrità in vita. Petrarca rinomato a' suoi tempi per quel suo mosaico dell'Africa vive pel canzoniere di Laura. Milton conosciutissimo pe' suoi libelli politici, ha fama dal Paradiso Perduto, che non si cominciò ad apprezzare se non 50 anni dopo la morte di lui. - Rabelais ebbe onori per le sue opere dotte, e ora vive mercè di Gargantua e di Pantagruel. -

3669. Regola lett. - Sulla terra il piede - gli occhi al cielo.

3670. G.F. confr. le leggende e le tradiz. Milanesi colle Venete (raccolte dal Bernoni) e colle Piemontesi.

3671. Bizz. (V. 3627) La giustizia della giustizia 25. - Il bene del male 24 - Il mondo non può sostenersi senza ingiustizia. Fiat justitia et pereat mundus - La lode della Menzogna 30 - il contrafforto della verità. Vedi in menzogna e in verità. Ueberhaupt ist jede Lüge ein glückliches Zeichen dass es noch Wahrheit in der Welt gibt; denn ohne diese würde keine geglaubt also keine versucht (Richter) - Il bene del male 24. (V. 2667.- e l'amicizia dei nemici 2948). È providenziale che le antiche discipline e le antiche idee vadano di mano in mano scomparendo dinanzi alle nuove. Altrimenti la mente umana non reggerebbe alla gravezza del patrimonio intellettuale, e la fantasia creatrice resterebbe uccisa dalla memoria.

3672. Aveo 4 anni. Mamma e babbo facevano a chi più soddisfaceva alle mie bizzarie. Una notte, destandomi di soprassalto, cominciai a piangere, dicendo, che voleva veder lumi. Babbo scese dal letto e accese i candelieri della stanza. “Ancora” diss'io - Babbo andò a pigliare quelli della sala. E “ancora, ancora” fatto sta che babbo e mamma accesero tutti i lumi di casa, dalla lucerna al globo al lumino della cantina. Fin d'allora, non mi pareva mai abbastanza la luce.

3673. La via del pensatore, nelle sue più tese meditazioni cammina sempre sull'orlo di un precipizio. Un piede in fallo ed ei precipita... nella pazzia.

3674. Bizz. (V. 3627) Il bene del male 24. Spesso un imminente generale disastro, come una guerra o un contagio, riunì popoli di una stessa nazione divisi da odi intestini. Contro il tiranno dalle due teste aquiline, Italia si levò tutta come un solo uomo... Or non potrebbe accadere un simile caso anche per tutto il mondo? imaginiamo, il cozzo imminente di una cometa?... - La poesia della merda 38. Partire dal motivo, che stavo meditando sull'universo uno del Bruno, e imaginavo un romanzo delle nazioni anzi dei mondi. - Ciò che vedo nel fuoco etc. 47 op. Ore di malinconia (ved. 3496). I ricordi sfilati. Mi sovvengo di una notte, di un mio viaggio, di una carrozza rotta, e di una casa in un villaggio che diedemi ospitalità. Nella casa c'era una festina di ballo. Io danzo con una giovinetta bellissima. Ella mi guarda con occhi innamorati e io mi innamoro di lei. Ma la carrozza è aggiustata ed io parto. La imagine di lei mi perseguita. Gli affari mi contrastan gli affetti. Finalmente, dopo due anni, ritorno dove m'ero incontrato con quella bellissima. Il villaggio c'è ancora, c'è ancora la casa - ma nessuno sa dirmi nulla di lei. E io l'ho perduta per sempre.

3675. (V. sparsim) In campagna. La schiatta villana. L'alfabeto del villano (V. distici it. rimati). Par che Dio abbia loro imposto in luogo del capo una zucca. I villani son pieni di incredulità e di superstizione. Due i loro scopi, gonfiare la moglie e buggerare il padrone. Essi rubano piante, rubano grano, ruberebbero Cristo. E ti piangono sempre miseria. Inutilmente perdoni loro gli affitti, inutilmente, nelle lor malattie, stappi per loro bottiglie e fai cuocere polli. Tu non raccogli che ingratitudine - Guai poi se il villano arricchisce! etc.

3676. Un teologo distillatore di quintessenze del M.E. disputa se sarebbe peccato mortale vendere l'anima al diavolo per ottenere ricchezze da impiegarsi in opere pie a maggior lustro della Santissima Chiesa - Discorso dei mezzi e del fine, conclude che “certamente Dio avrebbe misericordia di noi - poichè noi avremmo buggerato il diavolo - cosa non solo lecita ma meritevole di gloria eterna”.

3677. Bizz. (V. 3627) La gloria 27. Che cos'è la gloria? Il cantante, lo scrittorello etc. dicono “un articolo di giornale” - Altri “una statua” etc. Disc. sulla vera gloria, sull'apparente sua perpetuità etc. - La poesia della merda 38. Raff. tra lo studio e il cibo (cit. l'im[agine] del banchetto, del convito della scienza) e tra lo scrivere e il cacarenecessario a chi mangia”. La merda sana di chi mangia poco e semplice (all. allo studio), la guasta di chi si abbandona a troppa varietà o quantità di cibi - Non c'è discorso in cui oggidì si possa andare d'accordo. In politica hai i partiti, in arte le scuole. Uno solo per altro è l'argomento in cui tutti si accordano, e dimora nel cesso. L'uomo, a parlare di merda, di piscia e connessi, ci piglia uno strano piacere, e così pure le donne. Il cesso è la vera comune. - Cit. quella bottega di offellaro a Milano, presso l'Albergo della Gran Bretagna nelle cui vetrine si vide esposta una raccolta di stronzi in cioccolata di tutte le qualità. E per un istante Milano fu invasa dalla copromania. - Il gran Mecenate dei Letterati, il grande incoraggiatore degli studi è... il Cesso.

3679. Moltke sa tacere in 7 lingue. - Rovani chiamava i fotografi suonatori di organetto.

3680. Mezzi amori di A.P. - Una bimba che si chiamava, mi pare, Restelli. Aveo 9 anni. Le scrissi una lettera. - Dora Fontana, di 16 anni, che andò poi sposa nel 77 ad Em. Odazio. Fu un tacito amore. Aveo 12 anni. - Carolina Venino di 27 anni circa. Altro tacito amore. Scrissi per lei, sonetti, odi etc. ma per fortuna distrussi tutto. - Ritratto a Pitti di una giovinetta. Mi pare che fosse nel 69. - Elvira Ferrari morta a 17 anni. Cominciai a innamorarmi di lei il giorno stesso della sua morte (1 giugno 1870). Le tributai molte lagrime - e un'infelice elegia. Sentivo troppo per scriver con arte. - Ester Cagnoli. È il primo mio amore reale (non ho detto carnale). La avea 17 anni - e 23 io -. Le dichiarai il mio affetto il 16 aprile 1873. L'avrei voluta mia sposa. Mi tradì, sposando un basso profondo il febb. del 1874 “Et Minos a bove victus erat” - Amelia Pisani, mia prima cugina. Teneo simpatia per lei fin dall'agosto 1870. Il mio amore per lei raggiunse il suo colmo nel settembre del 1875. Però taqui tanto che quando, all'agosto del 1876 il 13, me le dichiarai, Amelia era già innamorata di un altro - (certo Giuseppe Biffi). ‹Si sposò poi nel 1878 ad Alfonso Possenti, fratello di mia cognata Gina› - Erminia, una serva, dal maggio del 1876 al genn. del 1877... Mi contentai di baciarla, più meno dell'Ester. - Emma *, sedicente sartina - La conobbi due sole volte (sett. 1876), e non carnalmente. Voleva farne un'amante: era stoffa di meretrice. - 10° Elisa Cagnoli, sorella dell'Ester. Me ne invischiai nel gennajo del 1877... corrente - e l'amore per lei dura ancora - Oggi è il 12 aprile. - Avvertenza. Fin quì ho amato sempre da solo: nessuna mi riamò - fin quì non sono Uomo.

3681. Bizz. (V. 3627) Lezione di Letteratura (sul Dossi nel 1977) 15. Il Prof.re parla indirettamente di scrittori i cui nomi non pervennero fino a noi, del valore del D. etc. e si maraviglia dell'accusa di stramberia e di oscurità che gli mossero i suoi contemporanei. Ne legge alcuni pianissimi passi. - Conchiude con un rimprovero all'Italia, nemica sempre degli innovatori - Corollario; il prof.re fa una ramanzina ad uno degli scolari che ardisce in un componimento di avere uno stile nuovo.

3682. Bizz. (V. 3627) Asta giudiziale della roba fuor d'uso 34. cioè istituzioni scadute, frasi fatte, religioni e affetti passati di moda. ‹La collezione dei sacchi - cioè il tale filosofo messo in un sacco dal filosofo tal'altro etc. E sono sacchi in cui se ne trovano due e anche tre.› Rendere la bizzaria il più possibile grafica mediante un banditore che mano mano descriva i pregi dell'oggetto da vendersi. I compratori fra il publico. I rigattieri dell'Antiquaria etc. Allorchè il banditore vende la lega della falsa moneta medioevale, un ministro it. la compra, per usufruirla nella carta moneta etc. - Catalogo di una galleria di statue etc. 42. Sarà la cornice o il rosario per incastrarvi que' soggettini pittorici in apparenza, filosofici in sostanza, che non si possono riunire altrimenti. Vi si troverà, fra le altre, la statua abbozzata della Civiltà. L'abbozzarono i tali e i tali. ‹I gran tocchi glieli diedero Omero etc. Gesù.› Ora non resta che a lavorarci di fino. Di tanto in tanto qualche guastamestieri un colpo falso. La statua in parte è finita, in parte è appena abbozzata etc. - La caccia alle idee 9. sotto le coltri, tra il sonno e la veglia - senza tema preconcetto. Piglio tutto - pesci ed uccelli - elefanti e vermi etc. - Panegirico del nulla 28. Chi ha nulla da scrivere, fa i più lunghi libri e le più lunghe lettere. Il nulla nutrisce le arringhe degli avvocati e il credito delle finanze etc. Il nulla è assai.

3683. dove arriva il pensiero, segue tosto la mano (nella Storia della Civiltà).

3684. Il De-Amicis non vede che la somma pelle delle cose; benchè ciò veda abbastanza bene. Sempre descrizione, mai osservazione. E il mondo che si vede è tenuissima parte rispetto all'invisibile. Il De Amicis descrive la bottiglia: ma il suo occhio non sa giungere al liquido.

3685. Volere imaginare e plasmare una concezione artistica senz'entusiasmo, è come volere fare all'amore senz'erezione. - In quella maniera che per la fisica generazione è necessario un eretismo muscolare, così per la intellettuale se ne richiede uno nervoso - ...il porpureo pensiero. -

3686. Penso, scrivo, lavoro e notte senza riposo, perchè c'è la pazzia alla porta che attende ad entrare, e a farmi pagare il mio conto, non appena mi fermi - Vigila semper!

3687. Corre assai relazione fra il carattere della mano e quello dell'animo, es. la ineguaglianza de' miei. E difatti le donne tengono quasi tutte una eguale calligrafia, simbolo della pochissima varietà fra i loro intelletti.

3688. Il progresso delle idee politiche e il progresso delle morali non vanno spesso del pari. La parte Meridionale, che è la più indietro d'Italia, quanto a istruzione ed educazione, è la più innanzi quanto al pensiero politico.

3689. Alcuni ingegni letterari si possono paragonare per la continuità delle loro manifestazioni a fiumi che volgono sempre il calmo e maestoso volume delle loro aque al mare: altri invece a torrenti, ora asciutti, anzi polverosi, or ridondanti di aque furiose. Dei primi ingegni erano Göthe, Erasmo, Voltaire - Degli altri Foscolo, e Lenau. -

3690. Mia smania di rinomanza: mie ritrosie nel procurarmela. A volte io mi credo ignotissimo - e forse ho torto. Sono come colui che non vedendo nessuno perchè ha gli occhi serrati, crede che nessuno lo veda.

3691. Il convoglio non partiva mai. Tale si mette a imprecare contro la Società dell'Alta Italia, contro il Governo, il Cielo, i Santi, la Madonna. Finalmente il convoglio si muove. Egli tace. Un prete che gli sedeva di faccia, gli dice allora con aria melata “ma sa, che ha detto bestemmie abbastanza da andare all'Inferno...” - E il viaggiatore, soprapensiero “Ho il biglietto d'andata e ritorno” -.

3692. Bizz. (V. 3627) Asta giudiziale delle idee 34. o 15 giorni [di] disp[otismo] 55. Siamo ancora in pieno M.E. Cangiarono i nomi, rimasero le istituzioni. L'inviolabilità locale, il d[iritt]o d'asilo, che facevano complici gli altari de' rei, ora si chiama l'inviolabilità personale concessa ai senatori e ai deputati vero d[iritt]o d'asilo. Epperchè mai questa flagrante offesa al principio che la legge è uguale per tutti? Deputati e Senatori potranno con tutta comodità barare, ingiuriare, assassinare, poi pigliar pacificamente la via dell'esiglio e degli agi. - Altra medioevalità è la personalità giuridica concessa ai Vescovi, parroci etc.

3693. “Tel brille au premier rang qui s'éclipse au second” (Voltaire migliorato da Foscolo).

3694. La storia della mia fantasia ha i suoi interatti come un dramma. Quando il sipario è giù, io mi rimango come uno spettatore che non sa cosa si stia preparando sulla scena e cerca d'indovinarlo dalle voci e dai rumori; e allora attendo coi miei amici lettori con impazienza e curioso il suo risollevarsi.

3695. Bizz. (V. 3627) Il filosofo e la sua serva 11. La serva si lamentava di una scottatura. Il padrone filosofo vuol persuaderla che il dolore non esiste perchè non esiste il soggetto di esso cioè il corpo. E qui la più sottile delle dimostrazioni, in istile santagostiniano - Conclude, dimandando la sua colazione, e arrabbiandosi perchè la colazione ritarda. Risponde la serva: credevo che chi non ha corpo, non potesse aver fame -.

3696. - Chi non può pagare il fitto, diceva un padrone al suo inquilino mal pagatore - si fabbrica la sua casa - O paghi il fitto o vadi subito via, dicea un altro padrone ad un altro inquilino - E costui: Piuttosto, la mi cresca l'affitto -

3697. Bizz. (V. 3627) Catalogo etc. 42. Due che tirino di fioretto, si direbbe che facciano una cortese discussione a frasette, imagini, sillogismi: due che tirano di sciabola, pajono invece litigare. -

3698. Mia bisnonna Milesi in morte, volgendosi ai figli, disse a mett su el ris” - Monsig. Giovanni Bignami era in fama di liberale e perciò odiato dalla Curia. Venuto a morte, i suoi nemici tentavano ogni modo di fraudarlo dei sagramenti, per poter poi dire: ecco i vostri liberaloni; son gli empi. Ma il Bignami che avea buon naso, mandò tosto a chiamare da un amico fidato il Signore e perchè questo indugiavacoss'el tardadiceva “sto Signor... el gh'ha i dolz?” -

3699. Cherubina era una capraja diciottenne delle montagne del Lago di Como - bellissima e selvaticissima. e celebre fra i caprai per le sue botte-risposte. - (Viveva nelle baite. Alla sera i montagnoli si raccoglievano in qualche stalla, si ballava, sonava etc.) - Una volta ci capitò un impiegato di ferrovia; parlò a lungo col curato, e dichiarandogli per figlia sua la Cherubina, gliela richiese. Cherubina seguì il padre in città. Ma, passati i tre giorni, rieccola colle sue capre in montagna, dicendo che chi l'avea abbandonata da bimba, non l'amava, l'avrebbe amata mai, e che del resto fra i parenti e la libertà sceglieva la libertà. Cherubina vive ancora pei monti.

3700. Il massimo argomento in ogni bella conversazione è il far la stima di quanto il tale o il tal'altro possiede. Par d'essere fra publici stimatori. E ben si intende che i beni dell'intelletto non son degnati di stima.

3701. Tale, ufficiale nell'esercito italiano, incontrando dopo molti anni il suo professore di lingua francese M.r Algier, lo salutò in cattivo francese, aggiungendo “Ah monsieur, les ânes (ans) passent!” - Cert'uomo, volendo suicidarsi senza pericolo di rimanere a suo dispetto in vita, bevette prima un veleno, poi si allacciò al collo una corda, attaccandola a un ramo che sporgeva nel mare, quindi si diede una pistolettata. Ma il colpo fallì. La palla tagliò la corda - ed egli cadde nel mare che gli ammollì la caduta. Non solo; l'aqua salata, entrandogli in corpo gli fece vomitare il veleno, e l'onda lo ricacciò sulla spiaggia. - Un improvvisatore dava academia della sua sciocca abilità al vecchio teatro Re di Milano, e chiedeva agli spettatori il tema. Si alzò il pittore Elena e disse - mi... de... scriva (l'Elena balbettava) la... soor... presa di Oloferne... nee... llo svegliarsi... senza testa. -

3702. Quando s'introdussero i fascini, perfezionati inglesi, che tentavano di sostituire i mariti (fascini costruiti sì a modo da ejaculare a un dato punto del tiepido latte), ci fu una ragazza in un collegio di Lodi che si stuprava con essi dieci o dodici volte al giorno - tanto che, dopo alcun tempo incominciò a intumidire, e ingrossa e ingrossa - in capo a nove mesi - indovinate mo' che cosa la partorì?... Una formaggia. - Tale pittore va a trovare altro amico pittore che abita naturalmente al piano. Gli artisti tengono sempre gli amici a simili altezze - ed è forse per ciò, che si dice che l'Arte sta più vicino di noi alle cose celesti. Dunque va a trovare l'amico, ma innanzi fare le scale, domanda alla portinaia (caso strano, l'amico avea portinaja) se l'amico è in casa. La portinaja, s'intende bene, non sa, ma si offre di andare lei stessa a vedere (altra stranezza, una portinaja gentile) pregando però l'artista di tener d'occhio intanto a una di lei creatura di pochi mesi la quale stava sul seggiolino del buco. Il pittore dunque aspetta, ma aspettando gli viene voglia di andare del corpo. Or che fare? Toglie delicatamente il bimbo dal seggiolino, ci si mette lui, e lo empie, poi torna a metterci il bimbo che vi s'impasta. La portinaja ritorna. L'amico è fuori di casa per cui il pittore va via. - Odore - Vista - Stupore - Grida la portinajaEl me Togn el s'è tutt cagaa”. -

3703. 25 Nov. 1875. a Lodi a trovare Gorini ammalatissimo. Serenità della sua mente. Divorato dalla febbre, pur si alzava da letto a compiere un certo elenco de' suoi Ms., perchè dice lui, vuol dar meno che possa fastidi a chi lo continuerà ne' suoi studi. - Il medico gli diceva: tu migliori. - E Gorini: sì, miglioro, miglioro, finchè starò bene del tutto, cioè sarò morto - Poi a me che partivo: a non più rivederci in cielo in terra. - Gorini avea già consegnato il suo testamento scientifico a Bertani. A me dettò quanto segue: “Il professore Gorini ringrazia con tutta l'anima quelle gentili persone che s'interessano di lui e gli domandano premurosamente notizie della sua salute; ma egli non tiene segretario cui affidare l'incarico della risposta, e, quanto a lui, lo stato di sua salute, gli impedisce assolutamente qualunque tentativo di scrivere (poi, mi fece cancellare dal “quanto a lui” a “scriveresostituendo:) ed egli stesso non può rispondere per la gravità della sua malattia - inoltre il professore Gorini desidererebbe che qualche altro giornale, specialmente di Firenze, dove tiene numerosi amici volesse riprodurre detta dichiarazione” - E questi tutti, sono dettagli che avrebbero aquistato gran pregio dalla morte del sommo mio amico. Ma allora, per nostra buona fortuna, Gorini non morì.

3704. Gorini discorrendo con una signora sul posto dove le donne pongono prima gli occhi, guardando un uomo, e dicendo la signora “la fronte” e Gorini altro luogo, fu fatta una scommessa. Il dopo Gorini capitò dalla signora. La quale, arrossendo “ma che cosa l'ha , signor Paolo”; e accennava alla brachetta di lui donde pendeva un peperone verde. E Gorini ridendo: Mo perchè non ha guardato quì - e toccossi il cappello, dove stava impiantato un peperone rosso. - Gli amori di Gorini sono innumerevoli. Tra i molti, quello per le due bellissime sorelle del psicologo *, ch'egli avea attirato a Lodi. - E siccome il fratello dormiva nella stanza che precedeva la loro, Gorini vi si arrampicava dalla finestra ogni notte. - Altro amore, la Carlotta Ferrari, poetessa e musicante. Durò un pajo d'anni. La Carlotta gli faceva scene ad ogni pasto - minacciava di avvelenarsi etc. - si metteva spicchi d'aglio sui polsi, per torre a presto la febbre. Gorini se ne liberò inviandola in Inghilterra. - Una volta, faceva la corte con poco successo ad una signora. Costei, con altra sua amica, venne a trovarlo al suo laboratorio, e passata pell'orto vi ammirò una magnifica pianta di amarene grave di fruttimaturi›, dicendo “oh che gusto coglierle e mangiarle”. Gorini lasciò cadere il discorso. Ma la mattina seguente, entrando la signora nella propria anticamera vi trovava la pianta tagliata e carica di amarene. ‹Gorini avea soddisfatto il suo desiderio che era non solo di mangiar quei frutti ma di coglierli - lei stessa.› Bastò questo a innamorarla di lui. - L'amore peraltro non tolse mai a Gorini di adempiere scrupolosamente ai doveri che avea contratti e con gli altri e con . Si trovava una notte in un villaggio lontano da Lodi - in casa di una delle tante sue fiamme. La mattina appresso egli dovea inaugurare a Lodi le sue lezioni di fisica: eppure lasciava trascorrere il tempo, e le vetture eran tutte partite. Che fare? Gorini, dice all'amante di aver trovato per caso una timonella e parte. Tutto sta, che il viaggio lo ha fatto su un carro, in mezzo a un diluvio di aqua. Arrivò a Lodi a già alta mattina - e senza pure mutarsi, tutto molle di aqua si presentò nella scuola e disse la sua lezione, che fu splen[di]dissima. - Gorini, ad ogni nuovo amore, parea perder la testa; dimenticava i libri, e gli amici. Ma era un lampo; ed ei tornava scienziato; e sospirava il momento di esser tradito. - Paolo Gorini in quella sua fierissima polmonite del 1876 che lo ridusse al tu per tu colla morte, si levò una notte a grandi stenti dal letto, per abbruciare un piccolo pacco di avanzi d'antichi amori (voglio dire, goldonicondom›).

3705. quando in Italia c'erano sovrani che non conoscevano la lingua del popolo loro... - Mi si attaccano i sottanini, diceva un mio zio, quando sudava - E questo stesso mio zio, accennando a un amico un moretto a cassetta del nominato Basevi (nuovo arricchito nel traffico degli schiavi in Egitto) dissequell l'è on fond de negozi”. - Bizz. (V. 3627) Il bene del male 27. o Catalogo etc. 42. A un pollo che non si uccide perchè mezzo malato, può dirsi: se non vuoi morire, bada di non guarire. La guarigione ti ammazzerebbe. -

3706. Dice la balia di Desio dell'Idina a mia cognata Gina: Sciura - quand la compra on olter fioeu me le darà, vera, de laccià? - Quìcompràderiva dal comparare, latino, procacciarsi, ottenere (non comperare) - c'est un maître gonin. cf. gognin (milanese) - formaggio creapopoli, fortissimo.

3707. Bizz. V. 3627. Collez. cervelli 43. sez. cervello 58. giustizia della giustizia 25. Il cerebro universale - composto delle miriadi dei cervelli attrav. i secoli - suoi progressi anche fisici (teor. darwiniana) suoi momenti etc. - tutto si vale. Chi ara la terra vale chi ara il mare - il fabbricatore di carta vale lo scrittore - il virtuoso il briccone ecc. - Poichè nel tutto uno che uccide o ruba altrui, non è più manco di un membro che offenda una parte del corpo cui appartiene. Ora nessuno ingiuria stesso. - Il genio, ipertrofia cerebrale.

3708. Il governo proibisce i giuochi d'azzardo e il meretricio privato. Perchè? in omaggio forse alla morale? Tutt'altro. È semplice gelosia di mestiere. Il governo ha il suo giuoco del lotto e i postriboli suoi.

3709. Il publico veduto dagli impiegati. Il publico, massime quando ha torto, si lamenta della scortesia degli impiegati. Le arroganze e la ign[oranza] del pubblico. Domandatene, per es. a un vendi-biglietti di ferrovia. “1,65” - dice il bigliettista porgendo il biglietto. Viag. 1,55? - Bigl. 1,65. - Viag. Aah! 1,75 - Il bigl.ta comincia a impazientarsi, e così istessamente altri viag. che fanno coda e aspettano per il biglietto. Finalmente il Viag. paga con tutta sua pace, e il bigl. contando il denaro trova 1,45. - Altri, pagando una bolletta di merce “Non si potrebbe fare a meno?” - Imp. È la tariffa; non sono io che fa il prezzo - Pub. O che!... venga, sia buono, e vi aggiungo un altro dieci centesimi etc. etc. - Ci fu poi un villano, così mi contava un imp. di ferrovia, che si presentò al mio ufficio dicendo: gh'hoo minga pressa, che me manden pur a piccola velocitaa. Gli incollai il cartelletto sulle spalle dicendo che aspettasse - e lo lasciai passeggiare su e giù tutto il pel magazzino in attesa di esser spedito -.

3710. Un vecchio vedendo passare vicino una bella sartina esclamò: oh che bel rattino! - e la tosa: oh che brutta trappola!

3711. I villani. Nella stalla in mezzo al fimo, suocera e nuora s'insolentiscono. Anche nelle società meno sporche ci si odia, ma l'odio è almen vestito d'amore. Quì tutto è natura. La suocera dice alla nuoraputana de voeuna, nissun v'ha volsuu, fin quand avii trovaa on asnon come fioeu”. - Nuora: s'cioppee, brutta porca d'ona veggiassa! - Suocera: sont stava quindes amalava e s'hii mai vegnuu a trovamm - Nuora: crepavev minga l'istess! - e così via (dal vero). - Bizz. V. 3627 Catalogo etc. 42. I contadini rifiutano il medico intelligente e si danno anima e corpo a certi loro ciarlatani che si vantano di possedere la grazia miracolosa. Costoro entrano nelle capanne a segnare il malato, (e se questo è una donna anche a palpeggiarla) e gli borbottano su certe turchine preghiere da un libro fratesco in cui si trovano scongiuri per ogni sorta di male o impedimento maligno. - Bozzetto - Io e Mons.re Bignami in una casipola, un , confondiamo e fughiamo uno di tali strion stobbiaroeu, tirando fuori i soliti argomenti relat. alla buonafede, alla ignoranza, al ciarlatanismo. - Poi usciamo. Strada facendo, il discorso passa allo spiritismo e il Bignami mi parla con riverenza dei mediums etc. Concl. È una ignoranza la nostra un po' più alta di quella dei contadini, ma è sempre ignoranza.

3712. I villani, quando i loro preti mettono in mostra il cosidetto Santissimo, diconohan miss giò i quarant'or” -. Così, dicono sempre “el dottor el m'ha ordinaa de mett ses sanguett all'anes” (per ano).

3713. Tutti sfuggono, perfino gli intimi amici, da colui che è colpito da un morbo contagioso. E massimo, fra questa sorta di morbi, è la bolletta. -

3714. R.U. Il conte Porro, è bugiardo più di un cacciatore. Sua storia di caccia in Africa dove non è mai stato. - Fece i suoi studi al reggimento dove apparteneva a una compagnia di giovani uff. i quali aveano posto il patto che dovesse pagare un pranzo quello tra loro che non credesse a qualunque storiella sballata da uno degli altri - Ha sempre in bocca il nome di un tal Gamberoli, cui attribuisce ogni bugia che dice. “Ha sentito la notizia?” “che notizia?” “Povero diavolo! gli hanno messo all'asta tutti i fondi...“Ma i fondi di chi?...” “Oh bella... del cavalier Gamberoli”. - Tale viene a trovarlo: era la prima volta che lo vedeva. “Tenga su un momento il braccio!” gli dice Porro. Quello ubbidisce. Poi il Porro entra a discorrere di molte e molte cose; e l'altro, sempre su il braccio - Racconta poi a Varese che Monsignore Bignami s'è rotta una gamba. Piovono condoglianze da tutte le parti al Bignami che ne stupisce etc... Insomma il Porro è un perpetuo pesce d'aprile. - Fra i dilettanti-bugiardi e i sojatori cit. anche chi fa grandi preparativi colle carte da gioco, fa scegliere, mescola il mazzo, dispone e ridispone le carte, finchè, mostrandone una all'attento spettatore, chiedegli con gravità: è questa? - No, dice lo spettatore - No?... allora sarà un'altra.

3715. A Napoli per la festa del plebiscito - non so se nel 1869 o nel 1870, s'erano disposti in via Toledo 300 statue di gesso, cavate da una sola di marmo, e però tutte rappresentanti un soggetto - l'Italia una. Erano trecento Italie une.

3716. Bizz. (V. 3627) Il bene del male 24 o Catalogo etc. 42. Anche se tutto vadi a seconda dei desideri dell'uomo, l'uomo piangerà sempre della sorte. Nel 1875, in molte parti d'Italia, ci fu una straordinaria vendemmia. Non bastavan le tine, non bastavan le botti: si dovettero impiegar fino le pentole. Ebbene, credete che que' piagnoni di vendemmiatori ne sian rimasti contenti? Tutt'altro. Bisognava sentirli. Era un lamento solo - perchè il prezzo del vino, naturalmente, si ribassava. Piangere nell'abbondanza, chiama dal Cielo la carestia. - Vedi Sonetto del PortaCos'evela la manna del Signor?” etc.

3717. Il salone *, tutto a velluti e dorature. - Tappeti turchi, porcellane di Sèvres. - È il dopopranzo. L'Avvocato * e suo fratello, il Rettore, siedono al camino facendo asciugare al fuoco i loro moccichini di colore pieni di tabacco, grattando via questo coi loro coltelletti di cui usano insieme per tagliare le fette di pane (del ) che mettono ad abbrustolire sugli alari. Grida l'Avvocatessa dal tavolo dove giuoca, “quand l'è che avrii fenii, o porconi!” - e suona il campanello e chiama il domestico perchè porti lor via i moccichini. Poi l'avv. si alza ed esce lentamente. “L'è pien, el vaccheediceva l'avvocatessa. E difatti il * usava di farsi tutto sotto. E riempiva il dorato salone di un odor di cloaca.

3718. Bizz. (V. 3617) Il bene del male 24. Sulla benefica necessità del delitto... - Catalogo etc. 42. Società per l'exploitation dei morti (ingrassar campi col solf. di calce, farne gas etc.) - Nei Progetti 51. Tassa sulle lagrime, perchè c'è dentro il sale, e, per la stessa ragione, sui libri di spirito. V. anche Asta bibl. Dossi, parl. di Richter, che dovrebbe andare sogg. alle due sudette tasse. -

3719. Bizz. (V. 3627) Mia famiglia 5. - Nei rapp. tra le due concez. È utile alla procreazione di bimbi robusti, di maritarsi senza troppo amore (il troppo desiderio nel coito impedisce l'attuazione del desiderio) - Nei due concep. i necessari lunghi riposi per ristorare le forze.

3720. come il toro in una bottega di porcellane - la domestica luna (lucerna a olio col globo) - fa marenda, si dice in mil. del filo messo sull'arcolajo quando s'imbroglia, nel dipanarlo, intorno alla gamba dell'arcolajo.

3721. Bizz. (V. 3627) Il molto minore del poco. Nelle Idee all'ingrosso e al minuto 23. I ladri in grande onorati come conquistatori e i ladri in piccolo puniti come ladri. Allargandosi gli odii si nobilitano - Cit. l'odio ad una persona - l'odio ad una nazione (che si manifesta nel suo contrario dell'Amor patrio) e l'odio all'Umanità (Satira Letteraria etc.).

3722. Anche nei truffatori è l'aristocrazia e la plebe. E.Q. appartiene alla prima: suo fratello O.Q. alla seconda. - Infame tratto usato dal primo a mia madre etc. - *, nobile di Lodi, va all'Estero facendosi chiamare duca, e alloggia ai primi alberghi. È fornito di lettere di raccomandazione e però i principali signori della città gli vengono a far visita. Fugge insalutato hospite, e allora i signori cui venne raccomandato, per vergogna di , si cotizzano e pagano. Il * gittò le sue reti anche da Lord Palmerston, il quale, per liberarsene, lo raccomandò all'agente diplom. di Costantinopoli - donde un altro [periodo] scialoso, a Costantinopoli, della sua vita. - Oggidì fa l'amante delle vecchie ricche. -

3723. (dal vero) Fontana degli Ammalati, presso Induno. - È di mattina. Vi trovo una sola persona, un uomo in età, dall'aria spiritata, con in mano alcuni vimini da far gabbia. Entro in discorso con lui e gli domando se è di Varese. Risponde “no, sont minga de Vares. Cos'el voeur che vaga a a Vares?... Ghe sont mai staa mi... Diroo! tre o quatter volt de passagg... anzi gh'hoo servii in casa de una famiglia per un para de mes o a di mej un ses ann... Vares el cognossi mei che ne mi. Tutti i in de Vares... Gh'hoo una ... Cioè una ! quatter o cinqu stanz... o trè o do... Ona stanza sola, disi, ma granda... anzi piccola... - La me basta però per el lavor de fa gabi. Ma ch'el creda minga (con forza) che gh'hoo bisogn de lavorà per viv. - Foo gabi per divertiment... Cert', se en troeuvi de vend ona quai voeuna, la vendi... El pan el costa…, e se no fasess gabi quand sont a spass, sfidi a viv!... (etc. etc. di questo tuono).

3724. La vita di certuni è un continuo prolungato fallimento. Es. il * ed il **, insigni per i pouffs e le truffe. Hanno tolto denari a presto da tutti. “Il P...” domanda un certo numero d'azioni per vivere. Vengono i merlotti, ambiziosi che hanno bisogno della réclame, bricconi che hanno bisogno del silenzio. Dopo pochi mesi il giornale fallisce, e gli azionisti rinunziano alle loro azioni. Allora il giornale riaquista ancor vita, e il suo direttore lo vende ad un'altra società, e così di seguito. - Al “P...” è necessaria una persona (che è il S.r ***) la quale sappia i nomi di tutti i creditori del direttore, per impedire che vengano talvolta offesi casualmente negli anned. del gazzettino. Di tanto in tanto con qualche centinajo di lire ** tacita le migliaja; e rivende a l'uno o all'altro ministro gli avanzi della sua sporca coscienza. ** deve al Litta 12.000 lire ed è perciò che la duchessa Eugenia primeggia ancora in ogni festa da ballo sul “P...”.

3725. Nella Svizzera ticinese un briccone di appaltatore faceva abbattere un bosco comperato ad una vendita di beni ecclesiastici, impiegando individui pregiudicati e sospetti, rifugiatisi nel cantone. E pattuiva ad es. con loro, la giornaliera mercede di un pajo di lire. Ma, venuto il momento del pagamento, negava loro una lira, dicendo “e se rognee, ve consegni”. - Si domanda chi fosse il più briccone, gli operai o il padrone?

3726. I nostri vecchi, quando si recavano in campagna a Besana, si fermavano a passar la notte a Monza. ‹Coll. l'idea fisica alla morale - negli usi - aspirazioni - lettere etc. Raffr. l'antica lentezza alla moderna celerità. Napoleone I il precursore della ferrovia.›

3727. C'era a Firenze il cosidetto carretto dell'Angiolino - che girava, di mattina, la via, colla carne pei gatti abbonati. Ciascuno dei quali scendeva in istrada ad abboccare il suo pezzo, mentre i non abbonati restavano sulle porte a guardare - Pilade e Oreste, i due gatti di Gorini - amicissimi. Uno lava il muso all'altro colla lingua - e come Pilade ha mangiato la parte sua sul tondo, non tocca mai l'altra parte dell'assente Oreste - Le gelosie dei cani e dei gatti, verso i bimbi dei loro padroni - ...Il cavallo attaccato ad un brougham, che balla, al passar della banda - Per capir bene gli uomini, bisogna studiarli nelle bestie, dove soltanto noi li troviamo liberi da ogni artificio. E comprendiamo quali siano le nostre innate e le nostre aquisite passioni. Per capire la macchina complicata, bisogna studiarla prima nella sua espressione più semplice.

3728. Giano Trifronte o il Dio trino, sono all. al passato - presente e futuro. -

3729. Nei casi di coscienza - scenetta, sul primo peto (fra due sposi novelli, poeticissimi).

3730. Il neo-barone Galbiati, a Genova, vedendo un mucchio di cannoni senz'affusto pronti per essere imbarcati, chiese: hin quii i tonellad? - Lo stesso, udito dal portinajo di casa Soncino, che il marchese e la marchesa giacessero entrambi gravemente ammalati, esclamò: gh'hoo paura, ma stavolta resten vedov tutti e duu. - Quest'ultima stoltezza se fosse una subabsurditas (cioè una stoltezza voluta) mostrerebbe nel suo autore un non comune ingegno.

3731. I ricchi, questi nuovi feudatari - diffidentissimi, vedono dappertutto latrocinio. Es. il C.M. per cui povero equivale a briccone. Egli vorrebbe abolita la popolare istruzione e la giuria; vorrebbe rimessa in pieno fiore la pena di morte e con un po' di tortura. Egli chiama birbante e insieme republicano qualunque più razionale oppositore alla benchè minima parte del sistema che ci regge etc. Vuoi tu sapere se un atto è generoso? È tale, se ei lo condanna.

3732. Non c'è avvilimento maggiore per un uomo d'ingegno di quel di trovarsi in una compagnia di sciocchi, che intimamente o lo sprezza o lo compatisce. L'ingegno non sfolgoreggia che in mezzo l'ingegno. - In mezzo agli stolti par la più grande stoltezza. - L'uomo d'ingegno tra i sciocchi ha sempre fatto la peggiore figura. Ei non sospira ingiustamente la compagnia delle vacche e de' buoi.

3734. Lo freddò col fuoco (lo fulminò) - (Certuni, spec. i giornalisti) fanno professione di bugia e di sfacciataggine - Mia madre avea inviato il suo biglietto di visita a certo banchiere per condolersi della morte della moglie di lui. Il banchiere le fece tener il proprio la mattina dopo. Disse mia madre: che dolor simetrich! - Dei prolissi e insipidi libri del Buccellati può dirsi “sono cacate di un mangiapolenta”. - Un Milanese per esprimere popolarmente ad altro milanese la fecondità dell'Italia nel dare all'Umanità grandissimi figli gli disse: l'Italia, fa cunt, l'è la contrada di Omenon. -

3735. Qual'è il metodo per difendersi dall'aqua che penetri da un buco nelle nostre scarpe? Far nelle scarpe un altro buco perchè n'esca - Quali sono le cose che più sono vecchie e più sono giovani? i ritratti. - C'era tale, il quale diceva che per mantenersi lungamente i capelli bisognava tenerseli sempre tagliati alla cute. E così per non perderli - non ne ebbe mai per tutta la vita.

3736. “Il suicidio” di Paolo Ferrari, venne chiamato dai Milanesiil suinicidioper le strida emesse dai personaggi.

3737. Manzoni, a volte, balbettava leggermente, e però diceva: l'è stada ona fortuna ch'el Signor el m'abbia faa on poo bettegoi; se de no, sariss staa vun de quii cicciaroni! de quii cicciaroni! -

3738. Chiese il S.r Spagliardi a Rovani perchè bevesse sì tanto. E Rovani: cosa voeut! quand mi bevi, me par che i debit me diventen credit. - Rovani recitava alle volte certi versi di un sonetto, credo del Nosetti, in cui si parlava di un uomo dedito all'onanismo e rimproverato per ciò dal confessore che gli domandava minacciosamente se non si sentisse a tremare la terra sotto i piedi; il qual sonetto, finiva colla risposta del peccatore, appress'a poco così: mi no - el respond sto ciall - mi no me senti a tremá sott che i ball - Il Nosetti avea scritto parecchie poesie in dialetto d'argomento osceno, ma non prive di pregi, le quali erano poi recitate da certo Arioli per sue. Non so se sussistano ancora. - Oh quanti s'arricchirono della miseria di Giuseppe Rovani e di Tranquillo Cremona! (P. es. le copie in oleografia dei quadri di quest'ultimo fecero ricco il Borzino) - Pietro Magni, scultore, era tenero assai degli asparagi. Invitato a mangiarne ne prese più che poteva dal piatto di portata, mangiandone in fretta la sola ultima punta e deponendoli tosto sul tondo, affine di potersene far servire degli altri... Gli si chiese: e perchè ne mangi solo la punta? - Rispose: stee quiett, che i ritoccaroo - Rovani ebbe di Manzoni il genio; non la fortuna: ne avrà la gloria. - Rovani fu dato all'Italia a suo onore e disonore - Rovani raccolse la penna di Manzoni per trasmetterla al Dossi. -

3739. Un maestro di musica adattò l'aria di FigaroFigaro qua, Figaro ” al canto ecclesiasticoSacramentum” etc. per cui i preti dovevano cantaresacramento di qua, sacramento di ” etc. - Certa bigotta cattolica, trovatosi sul tavolino un libretto del Vangelo di S. Giovanni, distribuito dalla società biblica protestante, lo lesse senza accorgersi della sua eterodossia. Come lo seppe, scandolezzata volle disleggerlo e credendo di disfar la calzetta, ricominciò a leggerlo dall'ultima linea alla prima. - Diceva un vecchio soldato di Napoleone parlando ad un giovane garibaldino: poveri cannoni della giornata! Quelli di una volta oh sì! eran cannoni, e facevan boo... uum. Ma i vostri non sono capaci che di far pluff. s'accorgeva di esser diventato sordo. -

3740. La S.ra Berra moribonda, volle, fino agli ultimi istanti, aprir le sue sale alla solita conversazione. E dicea al servitore, dal letto: Porta di le tazze delle aque, senza conserva, scusandoti col dire che l'hai dimenticata etc. Al Cecchino poi suo figliolo ricordava di dare il tale oggetto al tale o tal'altro, dicendogli: “gli darai un coso... così... tra gnacch e petacch...”. Quando negli ultimi giorni le si annunziava il dottore: già, è inutile, rispondeva - Crescono le visite inutilmente - e quando la si avvertì che il S.r prevosto chiedeva vederla... - Bene - disse - fagli, o Cecchino, un mondo di complimenti e mandalo via.

3741. Bizz. (3627) I sogni classici del Prof. Pallanza 12. È abate e professore. - Legge - spumante labello - tutte le lubricità greche e romane, per imparare il bel dire. - Le lettere di Filostrato etc. La sua testa è frequentata continuamente da rosei Batilli dalle chiome d'oro ondeggianti, da Gitoni, odoranti la fòrnice etc. Ed a lui è affidata l'educazione dei giovinetti. - Il Vampiro 41. Storia di una orribile vecchia - vergine e cattivissima - sul gusto della mia zia Marianna, che passa di famiglia in famiglia, sinistro legato, e non entra in una nuova casa, se non dopo di aver sotterata tutta la vecchia. - Vi si senta il gelo di sepoltura, e lo sbattere d'ali del vipistrello. - Lettera alla posterità 13. Vettura etc. 40. Vi ha alcuni che dal continuo ritorno delle antiche istituzioni sotto nuovo nome, pensano che la umana società sia come una ruota che giri continuamente, più o meno veloce, ma senza mai avanzare. Il che non è. Essa è ruota che gira sopra se stessa, ma insieme avanza. Tornano, è vero, le antiche istituzioni ma progredite. Ruota è non solo che gira ma che cammina, va avanti. -

3742. Studiare la storia nei soli uomini e non nella circostante natura è un volere giocare agli scacchi senza scacchiera.

3743. A Induno (Varesotto) i villani dicono sempre dodicicento, tredici-cento, etc. per 1200, 1300 etc.

3744. Chiedo un impiego. Se mi domandate: che sa fare? la mia coscienza risponde: “nulla”. Il che, per i tempi che corrono è la migliore delle raccomandazioni.

3745. La razza dei filantropi-pedagoghi - sotto l'invocazione dei santoni Thouar, Lambruschini etc. - È una razza che comprende gli Ignazi Cantù, i Giuseppe Sacchi, i Sailer, i Somasca etc. tutta gente che cammina senza tacchi per paura di levar rumore, che è nudrita a pappine, a lattovari, a semate. I loro cervelli starebbero tutti assieme in un guscio di noce. Sono i collitorti dell'istruzione. - Il loro filantropico scopo è di strappare i fiorellini intellettuali per vedè se cascen radis -

3746. Una sera diedi - per sorpresa - e in presenza di tutti - un bacio ad una fanciulla. Ella se ne mostrò offesa. Io le dissi “se il bacio non lo vuoi - restituirlo puoi” - E la fanciulla me lo ridiè di nascosto.

3748. Nel digiuno religioso si comprende anche quello dell'intelligenza... - l'ozio contemplativo dei monaci... -

3749. Le metafore letterarie si vanno continuamente impicciolendo. Ant[icamente] esse erano di maggior mole del soggetto - dato a soggetto l'uomo. Erano in Omero, fiumi torrenti etc. Poi si pareggiarono - cavalli, tori etc. Oggidì siamo alle formiche, alle zanzare, e così via. Tuttavia, all'occhio della filosofia che nel microscopio vede il grandissimo - le une valgono l'altre.

3750. Che giova scolpire la legna che dev'esser data alle fiamme?

3751. Non aquista fama se non quell'autore che abbia una dose di mediocrità; non la mantiene se non colui che ne possiede due altre di vera virtù.

3752. Nelle mie solitarie passeggiate, fra i monti - colgo fiori e pensieri.

3753. R.U. La gente utile. - Nicoly, - Sforni - Rescalli - * - ** - Macchetta - A nominarli tutti non c'è carta bastante. - Sforni perde centinaja di mille lire al gioco - casineggia e notte - dona alle prostitute carretti di toelette e giojelli. Quando morì certo Borghi (celebre lenone) gli si domandò perchè non ne portasse il lutto. * è spadaccino di professione. È della famiglia napoletana dei cosidetti principi di *** - una famiglia di straccioni che si danno vicendevolmente dell'Eccellenza, e crepano di fame, pur di starsi in panciolle. Il Principe vecchio dice ogni mattina alla moglie: Comandate qualche cosa, principessa? - E s'ella dice di no - “allora piscio”. Si noti che questa principessa è una mantenuta qualunque. * - debiti, e poi sfida i creditori. Non trovando però più nessuno che l'onori di un colpo di spada - se la piglia, tanto per stare sull'esercizio, con **, altro spadaccino di professione - messo al bando da tutti gli onesti. - Poi, c'è il Macchetta e il Passalaqua, moglie e marito a perfetta vicenda. - Ma [a] volere ridire le infamie, e le oscenità di tutti costoro ne arrossirebbe l'inchiostro.

3754. Taluni, quando discorron con altri, han la nojosa abitudine di slacciargli il soprabito, il panciotto, la cravatta e perfino le brache. Talaltri si contentano di levarci i bottoni. - Di chi corto di vista - per guardar qualchecosa - ci va sopra col naso - Le cose bisogna farle adacio - diceva un tedesco - allaccia un pottone, poi, spetta poco - allaccia l'altro pottone, poi, spetta poco... -

3755. Il blitterismo e il ciribirismo di molti artisti del giorno - pittori, letterati e scultori. Essi credono che l'arte li liberi dalla morale - e pur di far bricconate - le fanno anche a lor danno. Per loro, il ricatto è la più alta manifestazione del saper vivere. Molti che potrebbero guadagnare virtuosamente il lor pane, lo bricconeggiano. Condito di birberia sembra ad essi migliore.

3756. Un certo predicatore, in una sua predica sulle anime del Purgatorio, s'indirizzava a quest'ultime, gridando: che volete, o anime purganti? Poi si rannicchiava dietro la sponda del pulpito e con una voce come in cantina, rispondeva a stesso “messe!” - La pompa grottesca nelle grandi cerimonie della chiesa... i flabelli, le varie paja di guanti e di scarpe che cangian sull'altare i reverendissimi monsignori, le mitrie etc. -

3757. A volte i signori parenti - per es. a tavola - nel dare sgridate educative ai loro bambini non badano se qualcheduno degli astanti è pur colpevole delle infrazioni di Galateo rimproverate ai bambini. E così ottengono questi due effetti - l'uno di mortificare il povero astante - l'altro di perdere il fiato, chè il bimbo, se ha orecchi per i parenti, tiene pure occhi per l'adulto correo. - Si biasimi il falso galateo insegnato ai fanciulli: si distingua fra la gentilezza dei modi, e quella dell'animo.

3758. Nuovi sistemi di istruzione - Il sistema Capurro per i soldati, inspirato forse dall'alfabeto di Prete jacopino nel Merlino Coccajo - Oggi non si sillaba più Bi-a-ba - ma si dice b-a, ba etc.

3759. - Temo di aver de' pidocchi - dicevo. E mio fratello: Tutte imaginazioni - “Sì, imaginazioni - risposi - cogli zampini”.

3760. Redi scrive a Filicaja che da fra Guittone a lui non ha letto più belle poesie delle sue!... E Dante? e Petrarca?.

3761. Dov'è la fama del Filicaja? dov'è la fama del etc. Inspir. - pel tema della gloria al magnifico lamento di Manrique -

3763. Donde la salute delle bestie? dal pensare ancor meno di chi lor da mangiare. Donde quella dei selvaggi? dal vivere in uno stato di mezza-innocenza ossia di perfetta ignoranza. Donde quella dei monaci? Dal non legger cosa più grave dei loro messali.

3764. Bizz. (3627) Il bene del male 24. Tutto si vale, perchè tutto si compensa. Qualunque cosa tu pensi o tu faccia è complemento di altra: è addentellato, se buona, ad una cattiva, o viceversa. Whatever is, is right (Pope). Il male è condizione essenziale del bene - tanto che si può dire che il male sia un bene. - Giudizio universale delle idee 2. V. Sketches of Criticism (nelle Curiosities of Literature of Disraeli p. 9). - Le voluttà 50. Ogni perdita di sangue produce voluttà. Le battiture fratesche per mortificare la carne etc. Le voluttà della imaginazione sono peraltro le maggiori di tutte. Ivi, il vero coito. Nota che coto antic. significava cogitazione, pensiero. Eppure, chi si trova in uno stato mediocre di fantasia non sogna nemmeno che ci possano essere altri stati superiori al suo - come chi, abituato a una plaga poco favorita dal sorriso del cielo, e dalla quale non si allontanò mai, scuote con diffidenza il capo alla descrizione che il viaggiatore gli fa di altre migliori d'assai. -

3765. Dicitur, che il re Luigi di Baviera, ammiratore di Wagner e della musica senza idee, abbia disposto nel suo palazzo un appartamento in modo che col gioco di specchi e di vetri colorati, piova il chiaro-di-luna anche in pieno meriggio. S'intende che l'appartamento è tutto in istile medioevale.

3766. G.F. Tra i bimbi. È il giorno di S. Giovanni. E il sacchettino della semenza di bachi? che ne è? Si a vederlo. Effervono i bachi. Corriamo subito a comperar della foglia. La verduraja la pesa contando i grammi e i mezzi grammi. In un atimo le prime foglie sono completamente coperte, e bucate - La foglia non è più che un ricamo - E i bachi a poco a poco s'ingrossano e si allargano pigliando posto del tavolo, del coumod, delle sedie, e invadono tutta la casa. Per mantenerli, andiamo a rubare la foglia in un campo del municipio, dove la sta inoperosa; e la laviamo frasca per frasca. Niente più studi. I bachi biancheggiano anche sui libri e i quaderni. Infine cominciano ad abbozzolarsi. Nostra emozione. Si veglia due notti. La galetta è magnifica - giallissima. Illumina per così dire la casa. - Ci frutta - Lire 31 e 50. Ed era semenza raccolta in un letamajo.

3767. G.F. domenica di quaresima. Descriz. della prima messa - cui assistono, ancor mascherate e ubbriache le coppie che vengono dai veglioni.

3768. Il punto d'esclamazione è quel puntelletto senza il quale uno squilibrato periodo cadrebbe.

3769. Bizz. (3627) Viaggio di un lunatico in terra 56. Fatto ebbro da una goccia di vino per lui sconosciuto liquore (poiché non essendoci aqua nella luna, non c'è per conseguenza vino) vedesi tutto passeggiare all'intorno etc. E descrive nel suo album una città che dondola - tutti ubbriachi - che lo voglion far bere per forza e si offendono s'egli non beve. È un toccheggio senza riposo di bicchieri. Tutti ti offrono il loro. Vi ha chi da sei mesi è in ebbrezza. La capacità fisica la misura della morale.

3770. Bizz. (3627) Catalogo etc. 42. Ricetta per coltivare i dogma. Modo impercettibile per cui entrano in circolazione. Prima per semplice imagine poetica, poi per ipotesi, poi per opinione individuale, poi per ferma credenza - di molti, poi per il consenso universale. Es. dell'Imm. Concezione dell'Infallibilità pontificia etc.

3771.Bizz. (3627) I progetti 51. 15 giorni di disp. 55. I nostri debiti si potrebbero pagare vendendo una parte delle nostre collezioni artistiche - Sparse pel mondo, insegnerebbero agli altri. Per noi; niente paura. C'è la fabbrica in casa.

3772. Bizz. (3627) Theòn ménima 6 o sp[arsim]. Da quando Dio punì la più crudele delle belve che si aggirasse per la terra, dandole l'intelligenza... - Mercato universale 18 o Catalogo 42. Filosofia delle carte da gioco dette tarocchi. Ivi tu vedi tutto quanto c'è al Mondo - e tutto ivi sta in gioco. Chi più ne ha, più ne aquista etc. -

3773. La Mitologia può dirsi il primo libro di econ. politica. E poi dicono che gli antichi la ignoravano affatto! Vedi solo la Storia di Mida - che muor di fame nell'oro - e considera bene le sue orecchie di ciuco -

3774. Bizz. (3627) Le idee all'ingrosso etc. 23. Tutti bei sistemi, i filosofici - tutti ingegnosissimi, come quello del rapporto tra il finito e l'infinito di Cousin - del trionfo delle leggi mentali sulle fisiche del Buckle etc. ma mettili alla stregua de' fatti, e impallidiscono. ‹Simili teorie, prese isolat. offrono tutte un'apparenza di verità, e difatti ne hanno tutte una parte. - passa giorno che si presenti uno scienziato o un fil. o uno st. con qualche nuovo sistema, rovesciatore d'ogni altro.› - Catalogo 42. L'altro mondo 60. America e Europa. Il ritorno etc. Andò a fare il briccone in America per poter poi tornare a fare il galantuomo in Europa etc.

3775. Bizz. (3627) La gloria 27. è spesso mangiata dalle tarme (roditrici di libri). ‹Si mostri come la gloria sia non una astratta idea ma un reale interesse - consistendo il vero godimento non tanto nella soddisfaz. del desiderio quanto nel desiderio.›

3776. Lo spirito umano, del pari che la coscienza degli individui, patisce anch'esso di rimorsi. La natura ha infuso in esso una segreta tendenza al vero, che lo agita tanto o quanto sempre, anche in mezzo a' suoi traviamenti. Per rispetto alla poesia, lo spirito umano in Italia trovavasi allora in quello stato d'indeterminata incontentabilità che è il primo passo del colpevole verso il ravvedimento. E perciò un uomo, come il Filicaja, il quale in questa sfera universale di noja e di desiderio nascente del vero, emergeva con una suppellettile d'idee più corrette e di sentimenti più veraci e più generosi etc. etc. (Art. sul Filicaja di Foscolo tr. dall'ingl.) - La stomachevole ostentazione di antitesi, le iperboli spiritate, l'ampollosa barbarie del seicento etc. Difesa del 600, arte del 600 - Sua sincerità - Per trovare un'altr'Arte che egualmente in Italia rispondesse al suo tempo, ci è necessario andare fino al 300 - dalla fratesca semplicità. - È nel 600 che noi abbiamo i pittorici sonetti del Cassiani etc. [id.]. ‹Dei quali però uno solo è pregevoleDiè un alto strido, gettò i fiori, e volta” etc.›

3777. Bizz. (V. 3627) Le idee all'ingrosso etc. 23. - S'ha vergogna di un debito di poche lire, si ha quasi orgoglio di uno di molte. Solletica la propria vanità il poter dire “sono pieno di debiti” e si rialza superbamente la testa, invidiati perfino dai nostri creditori - Altra curiosità psicologica è l'offesa che sentono alcuni da chi li paga (che li paghi poco, s'intende) per un servigio onestamente prestato. Ma fate di pagarli assai e l'offesa è tolta, ed essi vi saranno riconoscenti. In altre parole bisogna raddoppiare la causa dell'offesa per torne l'effetto.

3778. Bizz. (3627) Inaugurazione del Palazzo della Civiltà 35. Non è ancor finito. Alcune sue parti mancano ancora di fondamento - ad altre si stanno levando i ponti di fabrica etc. Molte nicchie con scritto sotto etc. mancan di statua etc. Si descriva graf. la storia del progresso dello Spirito umano, ricordandone i principali benefattori. - Collez. cervelli 43. I cervelli isolati pensanti - Della immortalità del pensiero attraverso i secoli - La circolazione eterna del pensiero etc. V. 3510. Cinque teste di giustiziati contano la loro storia (testimoniandola dalla forma e dai segni dei loro crani). Tutti e cinque furono condannati ingiustamente. La era affatto innocente - la , pazza - la peccò per forza di passione morale - la per scopo generoso di politica - la per necessità fisica (cibo etc.) - Ciò che vedo nel fuoco ecc. 47 le buone azioni perdute per sempre. Es. - nelle nubi, i desideri - le innominate malinconie etc. - Catalogo etc. 42. Descriz. del quadro dei cavicchi. Un cannone ne spara fuori una nuvola - sul fondo del quadro centinaja di persone col culo nudato e in aria a riceverli. - Nessuno per altro ne è favorito - I cavicchi si sperdono per l'aria - fuorchè uno solo che giunge al suo scopo; giunge cioè a un canonico grasso e assonnato - e siccome il canonico sta seduto, il cavicchio si piglia l'incomodo di entrargli per disotto la poltrona, bucando i cuscini etc.

3779. Il diavolo è lo spirito della contraddizione.

3780. 12 agosto 1876. Vado a Torno sul lago di Como per parlare a mia cugina Amelia circa la nomina del preposto di Montecalvo, vecchia signoria di casa Pisani. Amelia mi sembra men bella dell'anno prima - pure, mi sforzo e riesco a rinnamorarmene. Con molta diplomazia persuado la zia a lasciarla venir meco ad Induno dalla mia mamma per una quindicina di giorni. - 13 agosto. Viaggio. Contrarietà del perder la corsa del piroscafo. Si noleggia un battello a quattro remi. Mia gioja di trovarmi finalmente solo con Amelia. Passa un barcone di gente: ci vede: grida: viva gli sposi! - Arrossiamo - A Como; poi in timonella a Chiasso, indi per ferrovia a Melide. Siamo in vagone soli. Il discorso s'intreccia. Io cerco di scavare il suo amoroso segreto che credo sia il mio. Suoi sotterfugi per non rispondermi. Io le dico come vorrei, che ella mi procurasse una sposa. Dimanda “come la vuoi?” descrivo lei senza nome e concludo: più t'assomiglia, meglio è. - Amelia allora mi dice come vorrebbe il suo sposo e nella descrizione di lei io mi specchio. (Tra parentesi mi corre però un brividuccio di tema. Vedo imminente un matrimonio). A Melide si piglia il vapore di lago: poi a Porto, la carrozza - nel tragitto in carrozza la incalzo ancor più: il discorso si anima: i nostri occhi sfavillano - le nostre guancie scottano. - A botta calda, le chiedo, se è innamorata? Risponde con un filo di voce “sì”. Insisto. Ella mi pinge un amante che mi assomiglia. Insisto ancora dimandandole il nome. Dice “sta vicinissimo a te” - Mio balzo di gioja. Le stringo con passione la mano: ma ella s'accorge dell'errore e continua: sta vicino, dicevo, a casa tua... in Monte Napoleone... E , mi confida, com'essa ami da un anno, riamata, un giovine studente a Pavia, certo Biffi - della sua età. (Io cado mezzo in deliquio). Il giovine è pieno d'ingegno, è pieno di cuore, ha tre case in Milano, farà una bella carriera etc.... Con uno sforzo di ragione mi vinco - fo il generoso - me le offro alleato etc. Sua riconoscenza, mio dolore acutissimo. - E si arriva ad Induno -.

3781. Molti per potere poi fare il galantuomo in Europa, bisogna che vadano a fare per qualche anno il briccone in America. - America è veramente un altro mondo. Chi fattosi ricco torna di in Europa, eredita, per così dire, di stesso.

3782. Musica odierna. Arpeggi, accordi, che cercano sempre e non trovano mai il pensiero. È la musica che parer buoni i cattivi - È il trionfo di chi non ha idee, e siccome i più non ne hanno, così è la musica preferita dalla più parte dei signori maestri. “Non vi sono è vero, dicono i critici, molti pensieri, ma in compenso, quale fattura!” - quasi che si trattasse di un lavoro da sarto o da calzolajo. Eppoi, dite buona una musica che dice nulla?... “Ma c'è scienza!” - voi rispondete. La Scienza, opinava Rossini, dev'esserci sì nella musica, ma, come il culo in una bella donna - dev'esserci e non esser veduta. In altre parole la musica odierna è tutta bagniffa (salsa) e mai solida carne. E però Confalonieri voleva invitar Catalani (autore di un'opera dotta insipidamente) a pranzo, non dandogli altro che salse; e se l'invitato se ne fosse lagnato, voleva dirgli: ti tratto come tu mi trattasti. - Si noti che questo S.r Catalani autore di una “Caccia lontana” (ma per disgrazia non lontana abbastanza da non potere essere udita) dicea a Confalonieri “l'ho scritta alla Wagner... ma mi ci cadde qua e , in isbaglio, un po' del Bellini” - Rossini diceva: melodia semplice, ritmo chiaro.

3783. Mangio, dicea Confalonieri, non dirò per quattro, ma per 2,50.

3784. Nel 1870 in Italia si manifestò una recrudescenza di tirannia. - Non c'era regolamento che non offendesse la legge. Le garanzie pontificie aveano rinfrescato il medioev[a]le diritto d'asilo. La guardia nazionale - ombra se si vuole per la difesa dei cittadini diritti ma almeno ombra ossia protesta s'era disciolta, dinanzi il ridicolo... -Volevansi abolire i giurati - fu impedita la stampa dei processi criminali offendendo così alla pubblicità dei giudizi proclamata dallo Statuto - si punì la bestemmia - sbalzaronsi da un capo all'altro della lunga penisola i poveri pretori rei di onestà, ledendo così il principio dell'inamovibilità che per essere pieno deve riflettere non il solo grado, ma la dimora - si accordarono poteri discrezionali ai prefetti e ai questori etc. etc. E pretesto era sempre l'ordine publico! Povero ordine, come ti si disordinava!

3785. Bizz. (V. 3627) La giustizia della giustizia 25. La Giustizia umana è insufficente: essa non reprime che i piccoli scellerati. La Giustizia divina entra in scena. Essa decide di farla finita colle grandi Belve della Umanità, e consacra 20 pugnali - invitando le Nazioni a richiederli. Si presenta prima l'Italia, ne chiede uno “pel Papa” (Motivi della domanda): poi si presentano altre nazioni etc. etc. E ciò dia campo di far la rassegna di tutti gli odierni scelleratissimi -.

3786. I romanzieri del giorno pajono tutti figli di sarti, tappezzieri, merciajoli etc. Es. “Il cavaliere, ritto in piedi, commosso e tremante, gli occhi pregni di lagrime pure e sante, rimase immobile dove le due donne avevano preso commiato, ed asciugando quelle lagrime preziose, con un finissimo fazzoletto di battista dalla coronata cifra, disse come colui che trovandosi solo etc. etc.” - “E si pose la mano sul cuore coperto di una camicia d'Olanda bianchissima...” -

3787. “Gh'hoo paura che qui du puvion faghen no razza. Han de vess masc (due maschie) - In mil. il due etc. hanno il masch. e femminile. Il maschile è duu - In Ital. invece, si sarebbe detto due maschie.

3788. Dall'ingenuo Togn fratello diciottenne della S.ra Confalonieri. - Te fee mai el dover! - Togn. Com'è, no? Guarda el diari... legge poco bene, male, malissimo, malissimo... Gh'hoo domà un bene sol - Tog[n]. Mi a Monza senza un quaranta franch per lo men, no ghe voo. - C. Ben, cunta un su come ti spenderisset. - T. Ecco. Punto primm: levi su ben bonora e ciappi a el dazi... Una passeggiada la fa semper ben, e poeu la me farà vegni famm. Arrivaa a Monz[a] - naturalment sont stracch... e me butti giò in del parch a on bel sogn sora l'erba. el sogn mangi... una piccola de stuaa... magari - e el me mezz litter de vin... - Poeu riposi un anmò, o voo a vedè la cittaa - e quand l'è giò el soo, dasiadasi, torni a Milan... bevend tra la strada on alter para de quint - C. E i quaranta lir? - T. (cascando dalle nuvole) Ah! sì che l'è vera - C. Te ghe cald? va giò a bagnatt in del Navili. - T. Gh'hoo sudizion. - C. Ma se ghnissun? - T. L'è appunto perchè ghnissun, che gh'hoo sudizion - El Togn incontra un giorno il prof. Corbellini a braccio delle sue due brutte ragazze, e per fargli un complimento, gli dice: Tal qual el sciocch ven foeura i tapp. - Agli esami per un impiego municipale gli era stato dettato il seg. tema: due corrieri, che partono alle tre del mattino da due opposti punti, distanti e - camminando il primo tante miglia all'ora, e l'altro tant'altre, a che ora s'incontreranno? E Tonio, dopo di avere empito il suo foglio di conti, rispose: Il corriere A. s'incontrerà alla tal'ora - e il corriere B. alla tal'altra - Nel suo lavoro poi di composiz. italiana, si notavano i seguenti pensieri - Il conte Ugolino vecchio dalla barba lunga e bianca è seduto su'n sasso con teppa... - Le pareti parevano, a tre passi dalla prigione, distaccarsi dal muro - etc.

3789. Non c'è che dire, utili sono le odierne ordinanze di polizia: ci rendon sicura la vita, ma ce la rendono anche nojosa. A protezione della nostra libertà, ce ne tolgono troppa. È notte. Hai bevuto un bicchiere di più; il cuore ti si allarga - così pure la voce: ed ecco che tu cadi in multa per schiamazzi notturni - È giorno: insoffribile è il caldo: vedi dell'aqua, ti getti dentro. Scandalo publico! - etc. etc.

3790. Bizz. (3627) I progetti 51. Tra le scoperte che si desiderano, sarebbe da porsi anche quella di un naso posticcio pei cacciatori - in sostituzione del cane - naso da lepre, naso da starna, da anitra etc. - Asta della libreria 4 o il Filosofo e la serva 11 - Leggo Bruno, Spinoza etc. poi mi rimango pensoso: e li invidio. Ma penso al Rota, professore instoltito dal troppo sapere, - e butto i libri sul fuoco - Pensieri metafisici sottilissimi e avviluppatissimi. Sento che perdo la testa. Allora dico: andiamo tosto in cucina a parlar colla serva e a ritrovare il buon senso.

3791. A chi desidera di ben imparare la lingua nostra, serbando intatta la propria originalità di pensiero, si consiglia lo studio degli autori dei primi secoli della italiana letteratura - dove le idee essendo nulle, lasciano inadulterate le nostre. Resta peraltro a vedere, se una tale scipita lettura, non dia la piega di scriver parole senza pensiero -comodissima piega. - Poichè spesso rampolla da pensiero, pensiero.

3792. Car. um. Cressoni di Como è un uomo pieno di debiti e d'allegria. È felicissimo di avere gonfiato il tale o tal'altro - canta sempre con voce baritonale qualche canzonetta - sa mille pettegolezzi - tutti conosce ed ha per tutti il suo frizzo. Suo stile, allorchè spiritoseggia, è per es.: Seducetevi, per sedete - Partoriamo per partiamo - Pederestiamo, per passeggiamo etc. Ne ha anche però del migliore; per es. accennando a due suoi amici e a stesso che avevano il pizzo (mosca) biancoEppoi si dice, raro come le mosche bianche!” - Inoltre, il Cressoni è sojatore, e rugattista per la pelle. Un giorno incontrò nel Verziere di Milano una mezza dozzina di cantanti sue conoscenze, che guardavano con desiderio la bottega di un polentajo. Cressoni comperò una vasta polenta e molto merluzzo, poi li invitò a sparecchiarla sul luogo - dando loro, a ogni fetta, del celebre, dell'immortale etc. etc.

3793. - Ci metto su un franco - diceva un ingegnere giocando al sette e mezzo - nella scala di 1 a 10 (intendendo di dire 10 cent.) oppure “nella scala di 1 a 100” - (intend. di dire uno).

3794. Bizz. in vettura, ferrovia etc. 40. “Chi va piano, va sano e... perde la corsa” -

3795. Qual'è quella cosa che, sola, è ben fatta quando fatta coi piedi? Il vino.

3796. Molti hanno il talento di farsi odiare per poco -.

3797. Opinano alcuni che i figli degli uomini di eccelso e attivissimo ingegno, sono generalmente stolti, come se i genitori avessero speso in lor danno tutto il patrimonio intellettuale della famiglia. Noi crediamo invece che questa apparenza di stoltezza derivi più dal vicino confronto coll'ingegno eccezionale del padre che non dalla vera imbecillità del figlio. Confrontate perciò il figlio di un grande uomo non con costui, ma col resto del popolo, e il vostro giudizio sarà modificato.

3798. Milano chiede panettone a Pavia, Napoli carrozzelle a Milano, Cantù ignoranza ai giornalisti, i giornalisti bugie ai diplomatici etc.

3799. Il 3 Marzo 1869 mamma mi strappò il primo capello grigio.

3800. La banda musicale di Induno, quando accompagna i suoi morti al cimitero suona le più lugubri melodie: ma nel ritorno, strombetta e tamburoneggia i più veglioneschi galoppes. - Tale, trovandosi perfettamente felice, tanto si spaventò, che s'uccise. -

3801. (dal vero) Certo prete italiano è invitato a pranzo (all'albergo) da un vescovo inglese con moglie. A tavola si mangia poco e a freddo - e anche quel poco nojato da un pretenzioso Galateo e da un vino dolciastro che nausea. Nessuno parla. All'Italiano il cibo fa groppo. Dopo, si passa in camera. La S.ra si lava le mani, e così il Vescovo - e così dee fare l'italiano, che certo non le ha troppo insudiciate di cibo. - Poi, siedono al caminetto: e il Vescovo, aprendo finalmente la bocca, dimanda con gravità all'italiano: come interpreta lei il primo passo di S. Giovanni?... - L'Itali[ano] non sa di S. Giov[anni] di Matteo. E una disquisizione teologica, sostenuta tutta dal Vescovo e dalla sua moglie - nella quale, parlando anche della Cena di Leonardo si osserva che è tutta errata, avendo il pittore dipinti gli apostoli seduti mentre doveano essere in piedi etc. etc.

3802. Fanno un gran bene certi caratteri fermi, inflessibili, che giganteggiano qua e nella storia, come colonne a sostenerne la voltaNapoleone›, o come altari ospitali, cui corrono milioni di deboli e li abbracciano, reputandosi in salvo ‹Gesù›. - È peraltro sfortuna che, spesso, tali caratteri - franti dalla inelasticità conseguenza della lor stessa saldezza - precipitino a un tratto, trascinando con i milioni di deboli.

3803. M'è nata l'idea, che Goldoni nella sua “Locandiera” volesse raffigurare l'Italia, che, vagheggiata dalle varie Nazioni - si infine sposa a un italiano. Il dubbio vuol essere però confermato da un nuova lettura.

3804. La virtù, in amore, è spesso causa della rovina del corpo. Il vizio dunque è il prediletto dalla fortuna. - La continenza non si ottiene che a forza d'incontinenza. Il casino difende la casa.

3805. Tra le umane vergogne, è la copromania. Come la gola, più si fa vecchia, più ama le sudicerie, così la lussuria. Il giovinetto ama il latte - il giovane i miti formaggi - il vecchio i merdosi. I selvatici marci e le frolle puttane, tengono per i golosi e i lussuriosi le maggiori attrattive... - Es. di cop. m. il Marchese * ed il **, che usavano farsi cacare in bocca dalle lor meretrici.

3806. I bimbi si leccano con le lor lingue le canne del naso per la dolce corizza - in quella casa, si vedevano su tutti i mobili i cerchiolini dei bicchieri - si tenea forse adosso quel tanfo, perché il cane non lo perdesse di pista - ...e volle porre sulla memoria di lui il pesante pressepapier di un monumento, per la paura, forse, che il testatore rialzasse la testa -

3807. In un collegio di Monza, colui che fumava era castigato così. Per cinque giorni una pietanza di meno, e in vece sua, un piatto con su uno sigaro e dei zolfanelli. Intanto leggevasi il Galateo. Il povero castigato (che quella volta era un cugino mio) dopo tre giorni di penitenza, irritato dal sorriso beffardo de' suoi condiscepoli - piglia freddamente lo sigaro e lo accende... - E ciò gli procurò un tremendo scapezzone dal Rettore - Il punire, levando un piatto di cibo a qualche scolare, è una delle tante malizie di economia, che la Pedagogia a salario, insegna ai maestri.

3808. C'è chi studia ogni modo per render difficile il facile. Che si mai di più semplice dello sbattere un uovo? basta un frullino, un bacchetto, vi pare? Eppure, fu chi inventava a tal scopo una macchina - a ruote - a molle - pressapoco così - e poi pretendeva ricompense ed onori.

3809. Giuochi antichi (Vedi Anth. lat.). Il duce Candidus e il duce Niger comandano 15 soldati ciascuno. E 15 son le vigilie che si domandano per quella notte. Tra i due capitani si pone di trarli a sorte, cioè di metterli tutti e 30 in fila, contandoli nove a nove e scegliendo, a fare la guardia, ogni nono... Candidus vorrebbe esimere i suoi, e stare insieme alla legge... Il quesito è dunque disporre i gettoni bianchi ed i neri in modo da esentuar tutti i bianchi - La risoluzione è questa:

3810. Mi ricordo che da bimbo mi si parlava di Pompei, come di una città che si stava disotterrando, con tutti i suoi abitanti, morti s'intende bene, ma tutti negli atteggiamenti che aveano al momento del seppellimento. E mi si narrava, ricordo, di case, attraverso i vetri delle quali i diseppelitori vedevano famiglie sedute a cena etc. etc. Ma i vetri eran tocchi, cadevano - e tutto il quadretto cadeva in polvere. Il vero Pompei fu una disillusione per me -.

3811. A tale piaceva d'invitare a pranzo della povera gente vecchia, senza denti - per dar loro a mangiare roba durissima -.

3812. (dal vero). Il povero Paolo, lavapiatti della contessa Gambarana - È mezzo morto dalla febbre e dalla miseria. L'ospedale si rifiuta a riceverlo perchè non è di Milano - e vuole che si procuri una fede di miserabilità dal proprio comune. La Cong. di Carità gli offre 10 cent. al giorno. La sua padrona nega di pagargli il salario perchè le mancò qualche giorno “eh krepì - dice - meglio! non gli dovrò più nulla” - La cucitrice ammala, va all'ospedale. Torna a casa: ha bisogno più che mai di lavoro; le committenti sono tutte perdute.

3813. Ricette di crudeltà domestica. Es. “Per sbarazzarti dei topi - pigliane uno, cacciagli in culo, pepe, senape, ortiche et similia, quattro punti al pertugio, poi lascialo andare. E il topo non tarderà a diventare arrabbiato - e morderà i suoi compagni - e creperanno tutti - e la tua casa sarà rinnettata”.

3814. - Verdi viene a Milano. - S.r Belinzaghi - dice un assessore - diamogli la cittadinanza - “Eh eh! - risponde il conte spazza-baslotti - gliela daremo quando scriverà un'opera per Milano”.

3815. (dal vero). T. Cremona, a braccio di mio cugino Francesco, incontra un giorno il mio babbo. Babbo costringe Francesco ad accettare una piccola somma. Via babbo, Tranquillo tira Francesco in un brougham e a galoppo e in baldoria, finchè dura il denaro. - Poi si va a casa Cremona, una sol stanza, senza letto, ma con tre sedie e moltissimi stronzi. Tranq[uillo] si cava dalle scarpe un mezzoSecolo”, e fa in mezzo alla stanza le sue occorrenze. Narra intanto a F. come il giornale gli serva per tre usi - di libro - di calza - di nettaculo. - Franc[esco] si lagna del freddo: Tranquillo sparge sul pavimento una boccetta di spirito e l'accende - etc. etc.

3816. Fra gli avvilimenti di un giovane d'ingegno, massimo è quello di andare a scuola e di subire gli esami.

3817. Tale, richiesto del pagamento del fitto, rispose picchiando il padrone di casa e insieme dicendo che quello era un acconto. Il padrone lo citò dal pretore. Il percotitore non solo ammise il fatto, ma sostenne di avere avuta ragione nel picchiarlo, anzi di aver d[iritt]o a un compenso, per la fatica durataasca el pericol de ciappai su, o de slogam ona man” - Il Marchese *, celebre porco, noleggiò per qualche giorno il “Mondo Nuovo”, che era allora una novità per Milano, e vi fece dentro una colossale cacata, dicendo “l'è tanto temp che la foo in del vecc, che l'era vora de provà a falla in del noeuv”. -

3818. Discorso di un grand'uomo dell'antichità composto cent'anni dopo la sua morte. (Bizz. V. 3627).

3819. Pompeo Castelfranco - sedicente maestro di francese - è nominato di sbalzo dal Ministro Bonghi sopraintendente degli scavi a Milano (mentre c'è già una consulta Archeologica).

3820. St. Um. - I Sonnettisti - i mattacini (magattei?).

3821. Una generazione semina, l'altra raccoglie. Vuoi tu appartenere a quella dei seminatori o dei mietitori?

3822. S'impara spesso dai ricchi a fare il pitocco.

3823. Bizz. (V. 3627) Asta di roba fuor d'uso 34. la flebotomia - la superstizione contro il sezion[amen]to dei cadaveri, contro la vaccinaz. etc. che ora si manif. contro la cremazione. - Coll. cervelli 42. Lectures upon heads di Stevens, - che le faceva a prop. delle teste dei papaveri. - Il sonnambulismo del M[edio] E[vo] - Catalogo etc. 42 Descriz. di una città mangiata dai topi (V. in Plinio degli ab[itanti] di Gyara isola delle Cicladi). -

3824. Locke l'anatomista del pensiero.

3825. La S.ra Gramatica, il S.r Chiarissimi - Chìli, abb[reviativo] di Achille. - Cogn[omi] nel villaggio di Argegno: Truppa, Mella, Posca e Ciac -

3827. Dabo tibi dorsum et non faciem! - dicono le monache parlando al diavolo e al frate confessore.

3828. A prop. dell'insigne monumento del Bambaja a Gastone di Foix esisteva un Ms. in-4. dell'epoca (che lo descriveva) nel Monastero di S. Marta in Milano, cucito insieme alle Vite di alcune monache etc.

3829. Per la Rov. vedi sparsim 1479, 1480, 1481, 1483, 1489 etc. - Agg. Il pranzo di Perelli e Rovani, fatto al rovescio, cioè cominciando dalla mancia al servo, e dal caffè e terminando colla minestra - e l'altro pranzo degli stessi - in un giardino d'osteria in mezzo alla neve - ‹Cit. anche le malinconie del cane di R.

3830. Filosof. delle minime usanze. - Il salute verso chi starnuta, serve se non altro a incomincire una conversazione tra gente sconosciuta - Così molte convenzionalità e molte ipocrisie del Galateo, giovano a scongiurare assai più grossi fastidi - come liti etc.

3831. Mi contava un sojatore che a Napoli, in certi alberghi, usava il servitore entrare nella camera del forastiero, la bella mattina del suo arrivo, con una guantiera sparsa di piccoli e grossi stronzi, ciascuno dei quali avea appeso un cartellino e scritto su un prezzo. I grossi costavano molto più dei piccini, ed alcuni tenevano in capo un cappellino di prete. Erano questi i prodotti degli abatini. E il forastiero sceglieva. E detto fatto si apriva la porta, e compariva ai comodi del forastiero la parte corrispondente - autrice dell'esemplare.

3832. R.F. (V. 2867 e seg.). Giuseppe Maria Gelasio - figlio del Cav. Carlo Pisani Dossi e di Luigia Milesi - nato il 25 luglio 1819, maritatosi alla nobile donna Ida Quinterio (fam. d'origine lodigiana) il 1848 e morto di colpo apopletico il 7 9bre 1873 - padre di Alberto Carlo Felice e di Guido Carlo Felice mio fratello. ‹Ritratto a matita del Garavaglia colla poesiuccia

 

Del più vezzoso e vivido,

Del pargolo più eletto,

Al più soave e trepido

Santo materno affetto

L'amabile sembianza

Industre mano offrì.

 

Altro ritratto a olio di T. Cremona - e car[icatura] a lapis sul mio albo.› - Babbo mio, il beniamino di D.na Luigia. Da bimbo papagallava le poesie di Vittorelli e Savioli. Non avea ancor l'erre; e dicea con voce tragica “Non t'accoltale all'ulna - che il cenel mio rinsella” etc. oppure “e nella selva antica - schelzando ci peldè” (si perdè) - o nel Passeggio di Savioli “Già scotendo all'aula...” o “Deh non vollei che in mano - delle Napee giungesse” (modo poetico di dire gli ammazzacani). - Avea per pedagogo un vecchio prete, che gli dava a succiare, quando savio, un vecchio pezzo di regolizia che teneva nel taschino del suo gilet. - Studente di Liceo e di Università, raccolse a casa sua (il vecchio palazzo Corti di Pavia) molti tra suoi amici formando un'orchestra. L'orchestra girava poi per la città a dar serenate. Accorrevano talvolta i poliziotti e ne accadeva un salva-salva. Chi avea il tamburone, lo faceva rotolare per le vie, ma il tamburone era sempre sequestrato. Babbo sonava talvolta il clarinetto anche nell'orchestra del Condominio di Pavia, e si ricorda di avere una volta guastata l'aria di una cantante con un colpo di tamburone dato a contrattempo. - Altra fra le sue memorie è la ramanzina datagli da Torresani in polizia perchè avea osato di fischiare una canterina sostenuta dagli Austriaci, e del suo imbroglio a rispondere... per il pavimento che sdrucciolava. - Babbo amava poi giocare ai bossolotti (il suo Gneo -Taddeo e Bartolomeo), ne avea una cassa, rubatagli poi da un prete di casa - e un giorno con un amico, andò, in piena domenica, a darne academia ai villani di Groppello. - A Montecalvo, sua madre gli avea comprato un cavallo. Un , essendo lontano assai dal castello, scese, per le sue occorrenze. E il cavallo via. E babbo dietro. E così andarono fino al Monte, notando che il cavallino si fermava ogni tratto a mangiar l'erba sui bordi della via e a guardare il padrone con aria compassionevole. - Ebbe, la sua parte di amori - Per una fece i versi seguenti: O Maddalena - fin nella schiena - l'amor diffondesi - di tua beltà - T'amo, lo sai - t'amo, lo vedi - se non lo credi - io morirò - Fatto nel 59 tenente della guardia Naz. di Milano portò un a casa una ventina di scatole di soldatini di piombo. Gioja mia e di Guido credendoli nostri. Ma, no. Babbo se li schierò gravemente sul tavolo, e col libro de' militari esercizi dinanzi, e una riga in mano - si diede a comandarli e a mandarli su e giù - ‹E allora contava di avere una volta imberciato il primo colpo che mai tirasse nel bianco del bersaglio federale di Lugano, con grande meraviglia di suo padre. Ma il male è, aggiungeva, che volli tirare il secondo.› Cit. le sue allegre canzoncine “oh i bei oggitt che gha la formiga! oh i brutt oggion che gha el formigon! etc. - “Madam se permettesse, ghe vorria basà el sciampin!” - “Mon petit François...” - “La bella Marta la va al mercà” etc. - “Pianta la fava la bella villana” etc. - Cit. il suo perpetuo zigaro - Cit. le 11 fondine di minestra che babbo mangiava alla mattina, e le 9 michette coi 4 cereghini. Cit. il suo gusto nel venire ad annunciarci: la pappa è in tavola. Come mangiava con appetito! E amava tanto la cazzuola che sempre dicea: quando mi crederete morto, provatemi a metter sotto il naso una buona posciandra. Se non rivivrò allora, sarò morto davvero. - Per noi non si mangerà più di cazzuola. - Cit. inoltre, la sua passione pei solitaire, giuochi di carte (Il Napoleone e el Cilapp) - i necci che faceva a stesso - l'ira che gli veniva pel modo con cui mamma disponeva le carte, non rivolgendo sul loro diritto le povere figure etc. Raff. tra le rovine di Montecalvo e quelle di papà mio - (chiusa del libro R.F.).

3833. R.F. (V. 2867. Parte 2). Rit. Domando: chi era il papà di D.n Carlo - Don Gelasio - Cosa faceva? - Nulla (risponde papà in tuono glorioso) - E il papà di Don Gelasio? - Don Carlo - Un altro Don Carlo? - Sì - E che cosa faceva? - Nulla - Nulla anche lui? - Vorresti forse che un nobile facesse qualche cosa a que' tempi? - E babbo dicendo ciò parea se ne gloriasse, e parea che insieme si riputasse decaduto dal dovere mercanteggiare l'opera propria. Eppure non sono forse, anche i signori, mercanti? Loro vendono il vino, vendono il grano, come l'oste il vino e il prestinajo il pane. È nobile forse il commercio della prima materia e plebeo quello della seconda? - Sulla nobiltà - che è la ditta di una famiglia. ‹Sull'eredità dei vizi e delle virtù etc. Una famiglia che ha vecchie tradizioni di onore e di onestà (il che torna lo stesso) ha più probabilità di un'altra di mantenersele.› - L'amor della ditta tien spesso il mezzo briccone nel galantomismo. E così l'amore dell'arme. - Degli antenati nulla m'importa. Che ho a che fare io con essi? I nonni io li amo perché me ne resta in capo una tal quale memoria che s'assomiglia ad un sogno: e poi i genitori me ne hanno sempre parlato - ma i nonni dei nonni, di cui non conosco che de' brutti ritratti - al diavolo! se ne avessi le ceneri, le cederei senza rammarico in servigio dell'agricoltura. - ‹Come di chi adulto rivede i luoghi d'infanzia, e si meraviglia della lor picciolezza - così, più io divento grande mi vedo impicciolire i miei avi.›

3834. (R.F.) (V.S.) Descriz. di un appartamento. Un app. è tutto un romanzo. La cucina, il tinello, il cesso rappresentano le parti burlesche, le sale le ufficiali, le camere, le tragiche, le affettuose etc. Varie scenette - Macchietta del maestro di ballo col violino. - Famiglie di vecchi servitori, mobili anzi immobili di casa - che seguivano fino alla fine la buona e la ria fortuna dei loro padroni. Conf. tra i vecchi servitori ed i nuovi. - Il far fuoco causa della quotidiana lite fra i due fratelli Pisani, uno frate, l'altro prete, D.n Sisto e D.n Enrico. I due sistemi di disporre la legna etc. - Una porta aperta e il prov[erbio] Can, paisan e Pisan - Saren mai su i port. - In giardino, babbo e zio Gaetano seminano i cinque centesimi etc.

3835. R.F. Angioletta Pisani Dossi n. il 12 apr. 1810 andata sposa all'Avv. Antonio Massa di Genova dep. al parl. ital. il [lacuna] - m. il 16 luglio 1844 - Testa bizzarra. Teneva da ragazza un falcetto sotto il cuscino per difendersi dai ladri (si parlava in que' tempi della Gran Bestia, del Tirelin e del Torototella, tre audacissimi) - correva a cavallo vestita da uomo a traverso i campi, e cadde un in Po. Udendo come Dio tutto concede, a chi tutto confida in lui, digiunò e pianse per quaranta giorni e quaranta notti, chiedendo la grazia di esser cangiata in uomo. Recitava stupendamente la tragedia (a M[onte] C[alvo] fa da Antigone colla zuccheriera in mano). - Morendo Angioletta, volle che si spegnessero i lumi per torre alla madre la vista del suo patire - Morì, tormentata dagli scrupoli religiosi.

3836. R.F. Donna Elena Milesi Viscontini madre di nonna Luigia - assai istrutta pel suo tempo, amica di Manzoni e amata dal Porta - una delle prime ad avere ed ammirare i Promessi Sposi - nella cui casa a Milano conveniva il fiore della scienza e della letteratura - (V. di Porta i versi alla Sura Lenin Milesi, e il sonetto “De già che sevem sett a on tavolinscritto per un puntiglio amoroso. - V. per le persone che si raccoglievano in casa sua, nota ms.). Donna Elena si faceva portare in lettiga a M[onte] C[alvo]. - Prima di morire, domandò l'ora e volle che si montasse la pendola. - Quando sentì il campanello del Viatico disse: vengono ad ungermi gli stivali - Bianca Milesi Mojon, figlia della precedente, libera pensatrice pittrice e scrittrice di libri educativi - dava il latte a' suoi bimbi, in piena conversazione, discorrendo intanto di estetica, di teologia etc. ‹Assisteva alle sezioni cadaveriche, e ne portava a casa de' pezzi. - Un si cavò una mano di morto di tasca e la gettò sulla tavola etc.› I figli non volle inscriverli in nessuna forma di culto. “È affar loro” dicea. - Suo marito era medico egregio. Scrisse vari opuscoli, di cui solo conosco quello sull'utilità del dolore. Morirono entrambi di colera, a Parigi a poche ore di intervallo - Francesca Milesi Traversi sorella della precedente e moglie all'Avv.to Giovanni Traversi. Rovani l'ha in parte descritta nella sua avvocatessa Falchi, ma in parte la calunniò. Avea modi da pescivendola, non era nobile, ma non di famiglia plebea - fu adultera ma non assassina. - Ora a noi. Vera donna dell'impero, la S.ra Francesca, disabbigliavasi in piena conversazione, e se si sentiva addosso una pulce alzavasi le sottane e se la acchiappava senza riguardi. Facea freddo e lei si scaldava con su i sottanini le chiappe - al camino. Avarissima, appunto perché ricchissima, comperava pel suo serale tarocco le carte già usate e se ne mancava qualcuna, sostituivala con altra di altro mazzo scrivendoci sopra il suo nuovo valore, cioè ad es. facea di un dieci di coppe un “re d'oro”. Di tempo in tempo, mandavale a soppressare. Chi giocava da lei partiva sempre colle mani sudicie. - La sua camera da letto era tutta piena di gabbie d'uccelli. - A' suoi cugini Gabrini lasciò un patrimonio, a mia nonna, che odiava, il suo busto di marmo e il suo ritratto a olio. Fu poi tanto cattiva, sul momento del crepo, che tentò di metter zizzania fra il babbo mio e suo fratello Gaetano lasciando a quest'ultimo un credito di L. 9000 che essa teneva verso il padre di lui, e di cui babbo mio avrebbe dovuto pagarle naturalmente la metà - del quale credito peraltro avea donato l'originale ricevuta a sua sorella, mia nonna - invitando così il babbo mio a rifiutarne il pagamento al fratello. - Sgraziatamente per le di lei buone intenzioni mio babbo amava, più che il denaro, la pace. - I vecchi Traversi fittabili dividevano in fin d'anno i loro zecchini collo stajo - metodo assai semplice di contabilità. L'Avv. Giovanni fu loro sucessore - nelle ricchezze e nell'avarizia. A Parigi, faceva miglia e miglia a piedi per comperarsi a minor prezzo le scarpe - e così ne consumava un pajo per comperarsene un altro. - Il lettore Traversi rubava poi i limoni nel giardino del fratello e li metteva nel cappello. Un , passando dalla portinaja il cappello gli cadde e giù tutti i limoni.

3837. Vedi pei R.F.Carte segrete della Polizia Austriaca in Italia dal 4 giugno 1814 al 22 marzo 1848”. Capolago Tip. Elvetica 1851. - Vol. a pag. 262, dove si parla della famiglia Traversi che organizzò la rivoluz. del 20 aprile 1814 - a pag. 425 sentenza di morte contro Confalonieri, Arconati Visconti, Pisani Dossi etc. - a pag. 429, dove si parla di pubblicaz. rimpressa a Milano coi tipi Andreola.

3838. R.F. I nostri vecchi a date epoche dell'anno cambiavano invariabilmente di abiti - si mettevano da estate o da inverno, qualunque si fosse lo stato della stagione; memori forse del proverbio: Dio manda il freddo a seconda dei panni. - Quando le donne portavano que' cappelloni sul fare di un imbuto o di un cartoccio, disse tale: “incoeu hoo incontraa un corridor cont in fond un cameralludendo al brutto viso, che vi appariva di sotto. - Importanza del nodo della cravatta nel 1826. C'è un libro sul modo di farlo - L'uso dei tabacchi profumati nel 1750. Non c'era ragazza che non avesse il suo scatolino, e che non se ne zeppasse le nari. Si faceva all'amore colla tabacchiera in mano (V. per le qual[ità] dei tab[acchi] Cherubini Diz. Mil-it. in tabacch). - Il cavallante di casa. Tipo classico. Beretto a uso notte col fiocco - orecchini d'oro - e due ricci inanellati alle tempia. -

3839. R.F. - quando le nobili milanesi andavano al loro casino a vede ballà i omen... - (La nobiltà dava cioè ogni anno una festa da ballo a' suoi ingegneri, ragionieri etc., ma guai che una nobile ballasse con uno di loro: stavano tutte le dame sedute intorno alla sala, guardando attraverso l'occhialetto e con un fare beffardo, la plebe danzante). - Il Conte Settala diceva poi dei nobili, ammessi al casino benchè non in perfetta regola coi quarti, “Sti pess de foss...” -

3840. - Wer da? - chiedevano le sentinelle austriache. “Coppet!” rispondevano i birichini. E fu un tempo in cui una mano di audacissimi popolani faceva volare ogni notte qualche piantone nel Naviglio ‹entro la sua garetta› - Gli ufficiali giravano sempre accompagnati da soldati coll'armi... Si ordinava a volte di mettere fuori dalle finestre a scacco i lumi - e però in certe contrade i lumi erano vicinissimi, in altre l'occhio non arrivava dal primo al secondo. -

3841. R.F. I frati che si sfratavano e facevano da republicano - il Signor Paolo Emilio Guarnieri, gazzettiere e prete - nel bosco Parnasio, Clorisio Dardanio etc. - La resa dei Tartari coi Moscoviti, ballo di carattere eroico-tragico da rappresentarsi all'arciducale Teatro di Monza per la fiera di S. Giovanni, l'anno 1799 composto da Giovanni Cosalari.

3842. R.F. - Scene - Il passaggio del confine. Tornando la boetta nel cappello del postiglione - andando il largo respiro di soddisfazione - Le ragazze di casa Pisani: Elena, Angioletta e Carlotta, che si misurano le poppe colle mestole di legno... Elena, mortificata di averne poche, benchè la più bella. Carlotta trionfante etc. - La Scritta tra la S.ra Luigia Milesi e don Carlo Pisani, in casa Milesi. - Il Notajo Castillia (noto per lo Spielberg). L'educaz. a Parigi della Luigina (da cui era fuggita in un cesto). Luigina scriveva le sue lettere con pochi errori di ortografia etc. - Don Carlo, fiutando l'avvenire avea già dato una scorsa ai vecchi diplomi e ristudiava araldica etc. - I testimoni - i doni - Monte C[alvo]. Mi racconta il prevosto di Soriasco che D.na Luigia, quando dovette abbandonare il castello al marito, fece nascondervi e murare in un sotteraneo 2000 bottiglie di Malvasia eccellente. - Casa di mio zio Gaetano. Come una famiglia si rovini per 4 o 5 figli ancor bimbi che fumano e tirano di tabacco. Sulla tavola un monte di vesti tutte stracciate. La massaja, d.na Carolina, sta discutendo di letteratura nell'allattare un bambino, cui insieme, dal suo bicchiere, del vino. La casa non ha usci. “Meo et amicorum commodo”. Tutti padroni dal tetto alla cantina. Le bottiglie si vuotano a dozzine per volta, e i vetri rimangono sparsi per le stanze. Lenzuola e camicie, mancano a volte in un tratto, e allora, si va in furia a comprarne tutta una guardaroba etc. etc.

3843. Si parlava della riconoscenza dei posteri, spesso compenso alle anime grandi e misconosciute dai loro contemporanei. Saltò su a dire Galbiatisti posteri! sti posteri! e cosa m'han faa a mi sti posteri?” -

3844. In Engadina su un camino sta scritto: “Cammino sempre e non mi muovo mai” - L'Ambasciatore marrochino, vedendo la Galleria V. E. di Milano illuminata, meravigliò, e per fare un complimento all'Arch. Mengoni che lo accompagnava si dice che gli dicesse “tutta Marocca! tutta Marocca” - (in ital. marame).

3845. Lessi su un cartello funebre a TortonaPreci e lagrime - pel decesso della morte di Maddalena Cordini” -

3846. Giulia Pisana, moglie a Sebastiano Calvi fisico egregio morto nel 1674 figlio di Matteo, e seppelliti entrambi nella Chiesa del Giardino a Milano. - Ven. Cler. Don Enrico Pisano, figlio del nobile Ottavio N. C. e J. C. di Pavia 1711 -

3847. Zio Cecco (Pessina - zio cioè di mia nonna Quinterio), sua eterna cravatta bianca. Non volea creder nel gas - nel vapore - nell'ecclissi, neppure vedendoli. Sua spiritosità giornaliera delle tre frasi all[udenti] alla bocca, al naso ed al culo - inzigatagli da suo nipote Alberto Quinterio. Era un fegato sano. Nel 48 stava alla finestra a veder le fucilate, dicendo: bene! bel colpo! etc. tanto partisse il colpo dai milanesi che dagli austriaci - Una notte (era solo, in campagna) ode rumore. Scende dal letto, apre la finestra - e al chiaro di luna - vede in cima del muro del giardino una cosa nera, quasi una persona, che cerca di scavalcarlo. Detto fatto piglia lo schioppo, mira - e... fuoco! L'apparente ladro cade. Zio Cecco torna a letto tranquillo e alla mattina, svegliandosi, dice al massajo: Stanotte devo avere ammazzato un uomo - Oh diavolo! fa il massajo. E vanno entrambi sul luogo. Zio Cecco avea ucciso... un tacchino. -

3848. R.F. (Note storiche spigolate dall'album di un contemporaneo) 1796. 14 maggio - Entrata dei francesi in Milano - 1799. 18 aprile. Occupazione dei tedeschi di Milano. - 1800. 2 giugno. Rioccupazione di Milano, dai francesi con Buonaparte. - 1811 20 marzo. Maria Luigia si sgrava del re di Roma - 1814 28 aprile. occupaz. di Milano dagli Austriaci, dopo 15 giorni che lo avevano abbandonato. - 1815 26 marzo. Bonaparte fugge dall'Elba. 1815 7 [lacuna] - esposti gli Angioli a Santa Maria Segreta per 3 giorni; ma sembra che siansi fatto gioco di noi miseri mortali. - ‹1815 1 luglio. Giunge la notizia dell'abdicazione di Nap. - a favore di suo figlio Nap. . Tumulti in Porta Ticinese, nella bottega del prestinajo Martinelli, che fu saccheggiato stante il caro e la scarsezza del pane. Lo stesso in Contrada delle Tanaglie (E chissà che non abbia questa scena inspirato a Manzoni il brano corrisp. nei Promessi!)› - 1815 31 Xbre. Ingresso di Francesco I e sua moglie in Milano dove dimorarono fino al 7 marzo 1816 -1815 13 febb. S. Carlo di Napoli bruciato - 1816 23 nov. Mad.me Catalani diede un concerto vocale al Conservatorio dove si pagava L. 13 di Milano a testa - L'inverno 1816-17 fu tale che da 38 anni, cioè dal 1779 in qua non s'è trovato l'eguale, essendo stato costantemente bello - 1818 24 maggio. Solenne ingresso di S. A. I. il principe Rainieri Vice-re del Regno Lombardo Veneto. - 1818 26 luglio. Ingresso in M. del conte Carlo Gaetano di Gaisruck, vescovo di Passau. - ‹1821 8 febb. Moti a Napoli e in Piemonte› - 1825 10 (?) maggio. Entrata di Francesco sua moglie e suo figlio - 1825 fabricato il Ponte di S. Damiano (nel 24 s'era fabricato quello di Porta Orientale) - 1821 Il giorno 15 di Luglio giunse a Milano la nuova che il giorno 5 maggio morì a S.ta Elena, Napoleone - 1821 10 agosto. Morte di Salvatore Viganò, coreografo, in Casa Castiglioni - Porta Orientale - 1822 15 maggio. Giocata al lotto nella bottega dell'Amministrazione situata in contrada del Giardino, alle 2 pom., di 6 numeri cioè 10, 50, 60, 63, 70 e 78 e fu sborsata la somma di L. 450. L'Estraz. è fatta a Bergamo. Si guadagna la cinquina cioè 50, 60, 63, 70, 78 che portava Ital. Lire 996 mila. - Dopo tre giorni si presenta certo Francesco Azimonti per l'esigenza, ma venne arrestato unitamente a 3 individui, fra i quali un Ingegnere Pironi-Giorda e Prina, che furono rilasciati dopo 20 giorni d'arresto come innocenti. L'avv. politico Marocco Carlo fu arrestato, e il giorno 7 giugno 1822, dopo un congresso di consiglieri fu deciso che la causa era criminale per certo Perotti (?) e altri 3 complici, uno dei quali (Pozzi) arrestato e gli altri due latitanti. Col mezzo di cannocchiale sulla cupola di S. Fedele avean potuto rilevare i numeri sortiti a Bergamo, con una stazione sul campanile della Chiesa di Omate. Fu poi rilasciato Marocco e Azimonti a pluralità di voti. Marocco non fece che consigliare Perotti sul contegno che doveva tenere. Azimonti non era che il rilevatario del biglietto. Fatto sta che ad oggi 15 ag. 1822 le 996 mila lire non sono pagate a nessuno, lo saranno in seguito - 1830. 28, 29, 30 lugl. 1830. Riv. a Parigi. Ascende il trono Luigi Filippo. - 1829 19 luglio. Corse di bighe nell'anfiteatro. 12 cavalli fuggirono dalla porta trionfale e si posero a correre per le vie della città dove uccisero un ragazzo e una donna e ferirono oltre 30 persone. Una folla immensa ingombrava la corsia, per la festa annuale che si celebra alla Madonna del Carmine per la B.V. dell'abito - 1829 31 luglio. La Pasta, al teatro Carcano. Fu costretta a mostrarsi al balcone - 1830 3 maggio. Morte del conte di Strassoldo che da 12 anni presiedeva al governo della Lombardia. - 1830 1 luglio. Lo rimpiazza il conte Hartig. - 1831... luglio. Tumulto all'Arena. Il popolo milanese malcontento di una rappresentazione, getta nel circo le sedie e pietre della balaustrata. Gli Austriaci fecero fuoco, uccidendo 2 persone e ferendone 11, senza che di questa azione si facesse mai giustizia. 1832 Gran festa di ballo dalla Pahlen Samoiloff, dalle ore 9 della sera alle 5 della mattina. 1000 invitati. Il giorno appresso gli appartamenti furono accessibili ad ogni ceto di persone. Viva una così gentile liberale e cara e giovine signora! - 1832 22 luglio. Napoleone duca di Reichstadt muore consunto a Vienna, di 21 anni. - 1835 2 marzo. Morte di Francesco . - 1835 28 luglio. Congiura di Fieschi contro L. Filippo. Fieschi decapitato. - In giugno 25 (?) altro attentato contro lo stesso da Alibeaud (?) - 1836 27 Xbre attentato contro lo stesso da Meunier (?) - 1836 30 8bre. Tentativo di Luigi Bonaparte a Strasburgo per farsi proclamare imperatore dei francesi. - 1838 1 settembre. Ingresso da Porta Orientale dell'Imp. Ferdinando . - Cerimonia in Duomo, adobbato da Sanquirico per 300.000 lire - 1838 6 sett. Decreto di amnistia a favore dei precettati e delinquenti di alto tradimento. - 1839 a memoria di uomini non si ebbe mai un mese di ottobre più fatale. Piogge dirotte ecc. - 1840 25 ag. fiera tempesta in Milano. Tutti i vetri e grandi e piccoli si ruppero. Grossezza di un uovo. Rovinato il finestrone dell'Assunta in Duomo. - 1844 dal 12 al 27 sett. VI congresso degli Scienziati. Naumachia all'Arena. - 1845 Fanatismo per Maria Taglioni e Fanny Cerrito. Il 20 marzo u. fatti 1600 biglietti alla Scala e 600 pel loggione. Rimandate più di 1000 persone. - Poesie, ghirlande ecc. fino alle 2 dopo mezzanotte. - Alle 5 pom. la calca era tale, che si forzò l'ingresso. Si atterrarono 3 granatieri. Le danzatrici vennero evocate al proscenio più di 20 volte. - ‹1845 Salita in pallone di M. Arban.› ‹1846 Carn. spettacolo infelice alla Scala. - 1846 15 feb. Inaug. strada ferrata Ferdinandea fino a Treviglio (Conte Spaur, 400 pers. Prezzi: 1i posti L. 4 austr. - 2i, 3 - 3i, 1,75). - 1846 Caldo d'estate insopportabile. - 1846 giugno. Gio. Maria Mastai Ferretti - eletto dopo due soli giorni di conclave. Anagr[amma] Grati nomi, amnistia e strada ferrata - E difatti accordò l'amn. a 2000 rei politici.› 1846 19 novembre. Morte di Gaisruck - 10 dic. id. Suoi grandi funerali - 1847 L'orizonte politico si oscura, massime per le Romagne. -1847 4 7bre. Ingresso per porta Orientale di Romilli - quindi, il 5 grande entrata per porta Ticinese. - Strade parate a festa - illuminazione a sera - 5 7bre alle a S. Eustorgio messa, poi in Duomo alle 12. Tutta Bergamo era in Milano. - A sera obbligato a mostrarsi. Disordini in piazza Fontana - 8 7bre, replica della Luminaria in Piazza Fontana. Si grida: viva Pio IX, altri disordini. I tavolini del caffè Reale vanno sossopra - i militari sfoderano le sciabole. Alcuni feriti. Uno soffocato nella folla, certo Abati mercante di mobili, d'anni 45. - 1847 9no congresso degli Scienziati a Venezia. Questi congressi, nascostamente politici, cominciarono nel 39 a Pisa. Il ebbe luogo a Torino, il a Firenze, il a Padova, il ed il a Milano, il a Napoli, l' a Genova - e il a Venezia. 1847 9 8bre - bellissimo ecclissi di sole - (Qui nel ms. si trovano alcune pagine tagliate via. Certamente vi si parlava della gloria del 48). 1848 6 agosto. Dopo 134 giorni le truppe di S.M.I.R. ricuperano Milano. - In 8bre fucilati i milanesi Rossi, Vigo e Bordoni, per aver sedotto un soldato a disertare, “così diceva l'iniqua sentenza” (la parola iniqua è cancellata, poi rimessa.) - 1848 15 9bre. Fuga di Pio IX da Roma sopra il piroscafo franceseTelemaco” - dopo la uccis. di Pellegrino Rossi. - 1848-49 Un inverno come quello di quest'anno è molto tempo che non si vidde. - 1849 26 febb. fu chiuso il caffè alla Scala. Mio nipote Tito fu arrestato da Galimberti, per aver detto che un soldato avea rubato un ombrello ed è tuttora (14 marzo) in Rocchetta. - 1849 26 febb. Alessandro Sanquirico di 73 anni si avvelena fuori di Porta Vercellina, lasciando una sostanza di 500.000 lire. - 1849 L'Avv. Giunio Bazzoni, autore del libro i Romani in Grecia, fuggendo da Milano per le circostanze dei tempi, sui monti della Svizzera, cade spossato in un precipizio e vi trova la morte. 1849. 18 marzo. Anniv. Il 17 gli Austriaci si erano ritirati in Castello. 18 oggi è passata tranquilla la giornata. 19 simile. 20 simile. 21, 22, 23 simile. 24 torbida. 25 Angoscia pel tradimento di Carlo Alberto. 26 Ingresso dei Tedeschi. - 1849 7 agosto. 101 colpi di cannone annunziano la pace vergognosa del Piemonte con l'Austria. Patti - pagamento 75 milioni di franchi - Alleanza offensiva e difensiva - Nessun deputato lombardo - Aboliz. della coccarda a 3 colori - Rinuncia alla fusione - Trattato commerciale rovinoso pel Piemonte. - 1851 25 giugno. Oggi alle pom. sul Durino, fu ucciso proditoriamente il Medico della delegazione Prov. * da tutti esecrato per essere stato il delatore del dottor Ciceri suo amico (La scrittura del Cronista si fa sempre più tremolante, ma avv[icinandosi] alla morte gli cresce il coraggio di emettere le sue opinioni) - 1851 2 Xbre. Luigi Napoleone scioglie l'Assemblea francese. - 1852 2 dic. Napoleone III proclamato imperatore dei francesi - 1854 Xbre. Rigido. Nevischia - La temperatura è discesa a gradi 5 sotto lo zero. Carestia. Tre anni in casa sempre seduto sulla poltrona - pane 50 cent. - riso cent. 72 - 1854 feb. sempre sereno (il carattere del ms. è quasi indecifrabile) - 1854 27. Carlo duca di Parma pugnalato. Madame Goudard sale in pallone a Milano - (Ed anche il Cronista vi sale il 8 febb. 1855. Era nato nel 1780). - (Altra mano) 2 marzo 1855 a mezzo giorno Nicolò di Russia, muore, dicono di veleno - 1855 Colera, dai 60 agli 80 casi per giorno.

3849. Nelle note sudette trovo anche le seguenti: 1846 Dopo 30 anni di non interrotta amicizia l'A. delle presenti memorie va in rotta col d.r Chiesa. Perchè? Chiesa ha pigliato moglie - Il pittore Migliara, di larga fama, dipinge quadri a olio sul gusto di quelli del Canaletto - e ci riesce a meraviglia e tanto imita gli originali che le sue copie, dipinte su tela vecchia, sono vendute per originali - Uomini dotti e artisti miei contemporanei (è il Cronista che scrive nel 1849): Oriani, astronomo - Parini, poeta - Verri Pietro, storico - Beccaria Cesare, filosofo - Appiani, pittore - Paletta, chirurgo - Marocco, avvocato - Pacetti, scultore - Cagnola, architetto - Custodi, istoriografo - Monti, poeta - Volta, fisico - Scarpa, medico - Frank id. - Brunacci, ecc. (Illustri ecc. viventi. Manzoni, poeta - Grossi, poeta - Castiglioni, antiquario - Bordoni, matematico ecc.) - Anagramma di Giovanni Maria Mastai Ferretti -: grati nomi, amnistia e strade ferrate. -

3850. Rovaniana (V. 3496. Prog. lett. 11 e sparsim in Rov., critica etc.). Disposizione e intitolazione provvisoria del volumetto.

 

 

Avanguardia del libro

I Cop. e Pag. 3a. - Rovaniana - Milano - Luigi Perelli Editore - 187... - II  1a pag. Ritratto all'aqua forte di Rovani con l'ep[igrafe] “me dai tempi infelici, e dal nessuno - asse paterno, e dall'inutil arte...” - III Breve prefazione (già scritta. V. nelle  carte) -

 

 

 

 

corpo del libro

IV Rovani e l'Arte. a) in Biblioteca di Brera - b) sui gradini alla Scala - c) all'Esposizione - annedoti relativi, preceduti e seguiti da appr[opriate] cornici critiche. - V Rovani e Manzoni - descriz. grafica dei loro colloqui. Raff. tra il genio di entrambi. Anne[doti] rel[ativi] a Manzoni, Porta, Rossini ecc. - ‹Come Rov. conobbe Perelli. Dove Rov. vide la prima volta M.› VI Rovani e Lieo. Ricordi di gioventù - Parenti - avventure - ann[edoti] vari - suoi e d'amici ecc. (Lieo da lýo, sciolgo). - VII Rovani e la Morte. Segni di decadimento. Ultimi istanti, Funerali ecc. -

 

 

 

 

retrog[uardia]

VIII Appendice prima (di Rovani) cioè raccolta dei passi autobiografici, cavati dalla Gazzetta e dai libri suoi - Sermone sul Matrimonio - Sonetto a Papa Alessandro. Madrigale al Maffei - Epigrammi in versi - Epigrafi - Epitafi (Silvio, Ferrari ecc.) - Medaglia di Manzoni - Fac-simile di una lettera - VIIII Appendice seconda (dell'editore). Atto di nascita - Atto di matrim. - Atto di morte. Descriz. funerali, ostacoli insorti ecc. sottoscriz. pel monumento ecc. - Elenco completo delle opere di Rovani e delle loro edizioni - ‹Chiave dei “cento anni”› - Elenco delle principali pubblicaz. critiche su Rovani, ed estratti. - Indici dei nomi propri. - Vedi in part. sotto ai numeri seguenti:

 

3851. Rov. Apparenza fisica di R. Egli dicea parlando della sua corporatura - quadrata et compacta, ma se larga di spalle e di torace, altrettanto esile di gambe: sono un contrabasso capovolto (Nemo risum praebet qui ex se cepit).› Rov. misurava d'altezza dal tallone alla sommità della testa m. 1,66. Era insigne per la picciolezza del piede, pel naso a quattro e per gli occhi della più bella aqua e pei polmoni - ‹Avea la vista acutissima e fortissima. Non ostante le sue non interrotte letture, poteva in età matura leggere, al chiaro di luna, due certi tometti di autori latini, di stampa minima e fittissima.› - Rovani si presentò nudo a una assemblea di artisti e si fece dare patente di perfetta costituzione fisica. Tuttavia, andato a vedere con Ambrosoli altro coll. della Gazzetta certi affreschi ‹a Varallo›, i villani del luogo, ingannati dall'aria imponente d'Ambrosoli, presero questo pel celebre Rovani, e di quì scappellate ed inchini. Quando s'accorsero poi che il Rovani era invece il più giovane, dal fare trascurato ecc. gli avrebbero - dicea Rov. - dato dei scapezzoni - Rov. non avea pancia, e se ne vantava, dicendoGli animali generosi non hanno pancia. Il leone non ha pancia. Il leone è un animale generoso. Se dis generos (aggiungeva) inscì per . Per mi no me fidariss tropp a sta soa generositaa - Di Rovani ‹oltre le fotografie e l'aqua forte di Grandiconosco due ritratti. Uno a matita di Focosi, che lo rappresenta giovane; l'altro in età matura - a olio - di Ranzoni - ritratto che gli fu abbozzato in due sedute nel giardino di Tranquillo Cremona a Porta Nuova - Quanto al vestito sono celebri in Milano i suoi cilindroni, di cui il Ponzoni tenea una forma apposta, e i suoi cappellini, come pure i suoi mantelli, e il suo soprabito chiaro. Ultimamente portava sempre una giannettina, tolta da una siepe.

3852. ‹(V. 3906)› Carattere morale. Rov. era un cuor d'oro. Non gli noque che la troppa sincerità. ‹Gli uomini a Diis recentes dovevano esser stati come lui. Un misto d'ingenuità e di sapienza. Più pronto a dare che non a ritirare la mano. L'artisticità de' suoi insulti, toglieva l'offesa.› Il suo cuore era aperto come la casa sua, e purtroppo gli amici abusarono di tutti e due (V. più sotto per la spensierataggine nella vita fisica). Dicea però se alcuno lo lodava per la grande onestàEl vin bon el dev avegh on fond e on fond cattiv. On vero galantomm el gha semper on fond cattivissim” - Quanto a opinioni religiose, diceaPer me un ateo è un bigotto”. Incredulo, era per altro superstizioso, e temeva il 13 ed il Venerdì ‹almeno quando ciò gli poteva servire di mezza scusa per non far cosa che gli annojava.› Ma in complesso, teneva, come molti grandissimi, assai del fanciullo... Maturo di età mai non mancava di piantare il presepio: e possedeva anche in sua casa un organetto con entro l'inno prussiano, che gli piaceva moltissimo. ‹Quando vedeva qualcuno con una bella cravatta od una bella giannetta gliela chiedeva ingenuamente.›

3853. ‹(V. 3906)› Rov. Debiti di Rovani. Per quanto grandi sono nulla a rispetto dei crediti suoi verso l'irriconoscentissima Italia. - Dicea: io naqui indebitato - Se la bolletta fosse un violino, mi sariss on Paganini - e dicea del Marchese RescalliCostui ha speso un milione per volermi imitare, oppure, gli mancano due milioni per aver nulla - Dicea poi che la sua divisa eravivere ricchi e morire in perfetta bolletta” - Vieni a Milano, gli consigliava Perelli quando fu a Sesto a trovarlo - A Milano? la patria de' miei creditori? - Dicevagli un tale “col tuo talento si può far tutto”. Rispose: va in verzee e comprem se te se bon on sciroeu de verz (Conf. Ariosto: O Rodomonte! o Argante, datemi delle camicie!) - E spesso a Perelli: tu vedi un uomo assai visitato dalla bolletta - Tale, si vantava a lui de' suoi debiti: Rispose con sprezzo: Ah in questo mi fai pietà! - Due annedoti a prop. de' suoi debiti. - L'albergatore di Capolago che avea assai crediti verso di lui, venne a Milano, e gliene richiese con mala maniera. Rov. non sapendo come liberarsene, si consigliò coll'avv. P.A. Curti, il quale riuscì a rinfrescare un decreto, non ancora abrogato, per cui gli Svizzeri non poteano soggiornare a Milano senza date condizioni - cosichè il povero albergatore fu obbligato, in 24 ore, a sfrattare - ann. Dovea mille lire a certo *, ricchissimo e birbantissimo. ‹* con quel suo parlar da forlina, dicea di non voler esser tornito.› Il * gli mandò il Trombetto della città per mettergli all'asta la sua poca mobiglia. Rov. fa la più bella accoglienza al banditore, gli fa portare da bere, e chiamata la serva le consegna la giudiziale trombetta perchè gliela lustri col tripoli. - In verità, dello stato in cui si era ridotto un po' di colpa l'avea lui stesso. ‹In casa sua, sempre corte bandita - Avea un debole per le carrozze ecc.› La letteratura non gli avea dato che debiti, il giornalismo glieli avea a esuberanza pagati. Eppure, oltre le sue grandezzate e le sue spensierataggini, guardate mo come coltivava la Gazzetta - quel praa de marscida! Avea due comproprietari il ** e il ***, e li insultava ogni - dicendo al primo ad es. un uomo gobbo, losco e oscenissimo, che lo voleva migliorar con un pugno, e al secondo il *** “molti migliori di te hanno salito la forca”, oppure - Tu disonoreresti la forca. (V. in spensierataggine ecc.).

3854. Rov. Discorso di Rovani. Il suo discorso era una continua lezione senza la noja. Si apprendeva di più stando una mezz'ora ad udirlo quand'egli tuonava dai rostri ‹o rosti› di una taberna, che non acculattando per un anno le panche di estetica di qualche più o meno Regia Academia. - Innanzi tutto avea una voce armoniosamente profonda, che ricordava quella di Garibaldi, ed egli stesso che ben lo sapea, diceaa mettem chi on scagnell (e accennava colla mano al bellico) e tre cord (e coll'altra mano faceva l'atto dell'arco) sont on vioron” - I suoi stentorei tu, quando si batteva lo stomaco, sono celebri. ‹Le sue significative pause.› - ‹Declamava stupendamente (bisognava vederlo in veste da camera sbottonata, e sotto era nudo) per es. il - Tu cui l'universo era mancipio Or salmeggi... e una mitria è il tuo cimiero - la concione di Clitemnestra sul corpo di Agamennone (Vedi Nicolini trad.), dove parla delle tavole navali lisate dall'adulterio - brani dalla trad. dell'Iliade di Foscolo: E sì andremo in Argo - e sì andremo a riveder le belle donne. - ...E muto il greco esercito e il trojano Tremavano, sì orrendo urlava Marte. un po' tu un orrendo come lo dico io... Chéh! ci vuol altro! E le poche volte che era in vena grottesca, recitava una certa predica di un cappellano tedesco che doveva farsi capire a press'a poco da un regg. composto di viennesi, croati, ungheresi, italiani ecc.› - Quanto poi alla stoffa del dire, il suo l'era on parlà stampaa - non luciole ma luci - (Vedi in frecciate, in frasi pittoriche ecc.). Nessuno meglio di lui sapeva leggere ad alta voce. Leggeva volontieri Manzoni, Foscolo (la traduz. d'Omero sp.), Porta e stesso. Il suo leggere era un commento. Interpreting by tones the wondrous pages, - O happy poet! by no critic vext! - How must thy listening spirit now rejoice - To be interpreted by such a voice. - Rov. solo sapeva porre, a quanto leggeva, quell'accento, che sfugge ai segni e alle scuole, l'accento dell'affetto. - Mirabile è come leggea il brano nel suo studio su Manzoni dalla frase “Il genio e la coscienza della storia” (pag. 14 ed. Treves) alla frase “e scoprendo agli sguardi le sue ventitrè ferite”.

3855. Rov. Discorso di Rovani. Rov. come Foscolo, ogni qualvolta citava il suo autore, lo migliorava. Ne abbiamo un esempio in que' versi del D'Elci ch'egli chiamava precursore del Giusti - “empio finchrobusto, infermo è pio - saprò dal polso quando crede in Dio” - il primo di cui era corretto così “Empio se sano, se malato è pio...” - Altre volte condensava il concetto dell'autore, come fece del sonetto di Manzoni a Lomonaco, riducendolo a queste sole cinque linee “O Italia di gentili alme matrigna - dove il buon spesso nasce e rado alligna - Tu dai barbari oppressa, opprimi i tuoi - e ognor tue colpe e tuoi danni secondi - pentita sempre e non cangiata mai” -; e della scipita tiritera di RaibertiIn risposta a on articol necrologich stampaa in del Glissons n. 45›, che gira manoscritta, e conta 14 sestine... migliorandola così: On certo scior Giovan cont el Battista - Fabbricator de articol de Vivee - El n'ha faa vun l'oltrer che a prima vista - El m'è pars faa coi pee. - Ma avendel on poo dopo rileggiuu - Ho concluduu - Che l'era faa col cuu - O car sur Giovan, per de sti articol - Ghe voeur minga di test ma di testicol. - E se pur commentava con spiegazioni, due sole parole bastavano. Es. recitato in greco quel verso d'Omero che dipinge il cavallo che correvv. 510-11 o d'aglaìephi pepoithòs, rìmpha e gùna férei metà t'éthea kaì nomòn ìppon (Omero L. VI) - passaggio che R. lesse in un art. critico di Foscolo (art. ingl.) - e trad. dallo stesso Foscoloesulta Delle bellezze sue - va come il porta Il vol del piè fra le cavalle e i paschi”› dicea: qui si sente il destriero sorvolar sulla sabbia, ben altro che non, Virgilio, col suo quadrupedante putrem sonitu quatit ungula campum”. Quest' chi l'è on cavall de biree -

3856. Rov. Discorso di Rovani. Rov. avea una memoria di ferro. Non s'aiutò mai colle note, abitudine che culla spesso nella pigrizia la nostra intellettuale elasticità. D'altra parte, avea troppo spontanea e continua abbondanza di propri pensieri, per far sacchetto di quelli degli altri - o economia de' suoi. ‹Il prodigo ingegno di R.› - E sapeva cose anche fuor di commercio, delle quali purtroppo alcune sono morte con lui. Per es. sapea dei versi inediti di Aless. Manzoni sul Monti, che sono appress'a poco “Un vate di gran lode - Sul principio di un'ode - Rimpiange il fior gentile - del suo membro virile - e mentre ognun s'aspetta - ch'egli invochi Paletta - o qualchedun dell'Arte - invoca Bonaparte” - e degli altri versi del Nosetti (rip. dall'Arioli per propri), sulla casa di salute, cioè “Casa di salute - vid'io scritto al sommo di una porta - da cui usciva una persona morta - ‹Allor› chies'io a un tale - È di salute eterna o temporale?”

3857. ‹V. 3906)› Rov. Era un'inesauribile zecca di epigrammi, pittoriche frasi, ‹pause significative›, non sospettati modi di dire - insulti da far impallidire i biblici ed i Shaksperiani - ed era una miniera senza fine di annedoti sconosciutissimi quanto interessantissimi per la storia dell'Arte e la cronaca milanese - ‹Era dei pochi che pensano ciò che dicono - Parea con lui di trovarci in un vespaio; tanti gli sfrizzi. Il prodigo, lo spumeggiante ingegno di Rov. Due segni e una persona era dipinta.› Le sue frasi giravano la città: e molti se le appropriavano. Colla morte di lui, oh quanti hanno perduto lo spirito! - (V. per esempi sparsim in Rov. - e in T.Sp.). In part. poi chiamava il Vanzo abus. pittore Garibaldi mojaa in la carbonella - Diceva del Sacchi bibliotecario (il quale camminava con un fare da bigattone, il muso per l'aria, mezzo assonato e movendo le labbra, come biascicasse castagne) che parea un baco nato a far la galletta ma che la ghe reussiva mai - Dell'Ariolipieno di merda eterna”. - Della moglie di Cletto Arrighi, che, poverina, non si sgravava se non di cadaveriniona mojascia ambulanta - Della Gazzetta di Milano el so praa de marscida - Del S.r Picchiottini, il quale nella infame colletta per le Guardie di Questura (che allora spoliticavano) non avea dato nulla per pura taccagneria e se ne vantava, disse: salvato dall'avarizia! - di Perellicolui che s'incarica di volermi bene”. - Di tale che vedovo, si era rimaritato: indegno di aver perduto la prima op. E non c'era il Duomo? e non c'era il Naviglio? e quì citare Giovenale: Dic qua Tisiphon[e], quibus exagitare colubris? Ferre potes dominam, salvis tot restibus, ullam? Quum pateant altae caligantesque fenestrae? Quum tibi vicinum se praebeat Aemilius pons? -› Chiamava il culoil trionfo della linea curva” - Chiamava una cantante, bella, ma smisuratamente grassa: il naufragio dell'estetica. - E quanto agli insulti - al Filippi, sedicente critico, che gli dicea: io basto a me stesso - “Bene applicato, quel basto, o asino” - al * comproprietario nella Gazzetta, oscenissimo gobbo, che lo avrebbe migliorato con un pugno - al ** altro dei comproprietarimolti migliori di te hanno salita la forca” - e “tu disonoreresti la forca” - E ancora al Filippi, che gli chiedeva: stai bene? - “sto bene, quando non ti vedo” - Al Faccio, caporchestra rovinatore degli spartitifaccia di cazzo tirato, non per estro venereo ma per orchite” - ‹Del naso di Faccio “quel naso fatto di biglia” chi lo dice detto al Dall'Argine.› Al Briccialdi - sostitutore di Raboni (e che R. disprezzava), tutto gonfio di vanità: io so sonare il flauto meglio di lei ma non mi degno ‹di sonarlo in publico› - Una sua lettera al Marchese Filippo Villani, marito della donna ch'egli adorava, finiva: prepara le guancie (agli schiaffi) - A tale, antico falsario, che gli osservava “me par che te vegnet bianch. L'è ora de tenges” - rispondeva: Abborro le tinture, abborro i falsari! ‹V. nota al 3859 su Maffei›. ‹Ma se eccedeva talvolta negli insulti, non lesinava mai nelle lodi. Entrando un nella sala, dove banchettava una dozzina di persone, esclamò: dodici? e tutti galantuomini; mi fa senso!› - Nella Rov. cit. soltanto alcune delle sudette esclamazioni. Si noti però che Rovani, così intemperante nelle espressioni, sia di lode che d'insulto mentre parlava, nello scrivere era cautissimo - e allora vestiva i più acuti biasimi di cortesia. - Scusavasi poi dei troppi sinceri suoi sfoghi, dicendo: cosa vorii! l'omm d'ingegn l'è ona botteglia de vin generos - el mouscia. ‹E se spesso, nella biblica foga della esecrazione, andava di dei confini del vero, se ne ravvedeva anche tosto, e cangiando tuono, stendeva con un fare nobilmente pentito la mano all'offeso, dicendogli ingenuamente - perdoni! Signore.›

3858. Rov. Rovani conosceva una quantità di ane[ddo]ti letterari e curiosissimi, e li narrava meravigliosamente. ‹Gli annedoti i più insignificanti in bocca sua diventavano gustosissimi. Bisognava p. es. sentirlo a narrare del Gilio caffettiere e cioccolatiere, dove alla mattina convenivano i preti dopo la messa a bere la cioccolata, o il caffè e latte - il quale Gilio avea una mezza dozzina di bimbi, che guaivano e litigavano mentre egli distribuiva loro il pane per la scuola compesaa a scappellotti - e poi dicea loro burberamente - faa i part? content tutti?... Avanti! e li cacciava a scuola.› - Narrava di Felice Romani, circuito da una spia austriaca, la quale, cercando di appiccare discorso con lui, lo abbordò un giorno in istrada per chiedergli l'ora. Cui Romani risponde: hin i quatter... ma, per carità, ch'el me comprometta minga. - E narrava di Carlo Porta, che, salito sul Duomo e avendo ivi fatte le sue occorrenze, si forbì con una lettera, che avea in tasca a lui indirizzata. La lettera venne poi trasportata dal vento in altra parte del tetto e trovata dal custode. Porta era stitico e la carta non sembrava sudicia. Il custode, leggendovi il nome dell'illustre poeta, s'affrettò a recargliela. Porta era a pranzo. Ringraziò molto il custode, dicendogli peraltro che quella lettera non avea importanza, e in prova di ciò e insieme della di lui riconoscenza, prese da un piatto un pajo di biscottoni di anice, l'involse nella lettera stessa, e li presentò al riverente custode. - Raccontava poi del Nosetti - che appisolandosi alla monotona voce di un seccantissimo chiaccherone, e dicendogli questi “se te sechi, fissem on'ora domanrispose il Nosetti riaprendo a mezzo gli occhiva innanz, se de no, me dessedi”. - Di Gioachino Rossini contava che un - egli, Rovani, giovanissimo, entusiasta di lui, l'avea seguito in Milano per molto tratto di strada pensando alle sue paradisiache melodie ecc. finchè l'uomo divino svoltò... in un postribolo. E Rovani ribalzò sulla terra. - ‹Di Meyerbeer, che quando si recava a trovare Rossini incensandolo coi titoli di sublime maestro - di celebre - di immortale etc. - Rossini rispondevagli solo con una voos de veggia bacucca: ciao Giacom -› - E dicea dell'Arioli ‹(colui che spacciava i versi di Nosetti per suoi)› che essendo stata a costui annunziata la subita e gravissima malattia di uno zio milionario, Arioli avea fatto attaccare le poste a quattro cavalli ed era corso in campagna a vederlo... E l'Arioli entra nella camera dello zio e con un fare compunto “com'el stà sur zio?” “Stoo on poo mei” - risponde lo zio. L'Arioli un passo indietro e con una voce di spavento: “El cojonna?” - ‹Del pittore Elena, che, domandando l'improvvisatore Biadoni al Teatro Re un te ma si alzò e balbettando... Mi metta in versi... la... la sorpresa di O... olo... ferne nello svegliarsi senza testa. - E dello stesso Elena, che parlando di Pompeo Marchesi diceaera grande anche Prassitele - ma non era cavalier” - e ancora dello stesso che quando udiva l'“abbellita dal tuo riso - fia la terra un paradiso” con quel che segue, “Te par no, dicea, ch'el disa tira ti che tiri anch mi?”› - Di annedoti, ne sapea un mondo: chi non crede, legga i suoi Cento Anni - Contava dei pizzicotti che la Malibran dava alla Schoberlechen[er] (?), per farla stonare, quando cantava con lei, gelosia d'arte e d'amore; - dell'Ettore Fieramosca di Azeglio, che quando fu pubblicato, eccitò tosto la frase - a chi richiedeva di che genere fosse - che l'era del gener del Manzon ecc. - Agg. anche l'ann. del gigot. - Una ragazza sviene in una festina da ballo. Tutti gli si affollano intorno. Che sarà mai? forse un patema d'amore?... - No no - fa il babbo della ragazza - l'è el gigot.

3859. ‹(V. 3906)› Rov. Discorso di Rov. - Era una continua critica artistica e un continuo insegnamento. Le frasi felici sparse a migliaja negli articoli suoi, non sono che echi del suo epigrammatico dire. In una pittorica frase compendiava un libro di critica. - Es. -

Critica d'arte I. Chiamava il Leonardo da Vinci co' suoi quattro scolari del Magni, triste ingombro di piazza della Scala, “on litter in quatter” - Vedendo il Bacio dei due bimbi di Cremonaquesta bambina diverrà presto donna e si farà molto chiavare - (E del telone di G. Bertini alla Scala): Rov. a Bertini: guarda che l'è un deserto - Bertini: l'hoo faa insci apposta - Rov. Anche i delitti si fanno apposta - E della Galleria V. E. del Mengoni - una bella operazione chirurgica - Di Hayez quando pinse il “Bacio” - costui può far figli a 90 anni - Al Magni pel suo “Rossini” “Non ti faccio i miei complimenti”. ‹Della statua di Beccaria sullo scalone di Brera, che avea intorno tanti panneggiamenti de parà ona giesa› - Di Rinaldi, pittore: l'è on bon gioven (e dopo una pausa) peccaa ch'el sia domà bon - Di Tiziano, “morì a 90 anni di peste, e se questa non lo sorprendeva egli sarebbe di sicuro ancora al mondo. - Rov. diceva plagas del Neronino del Cossa. De Albertis, pittore, saltò su a dire - ti però, con tutt quest, te se mai staa bon de ona tragedia. - E Rovani: anca mi per quanto abbia semper trovaa orrendi i quader, son mai staa bon de fai - Rov. quando fu a visitare Grandi che lavorava intorno al Beccaria, e non l'ebbe trovato, lasciò scritto col carboneal già inclito Giuseppe Grandi, qui in molti seduti - bevendo - ammirammo” - (I giudizi di Rov. sull'arte e gli artisti debbono essere completati dalle sue critiche). -

Crit[ica] letteraria 2. Es. di critica sulla lett. e i letterati. - Di Giulio Carcanoin tanto temp che l'è a sto mond e con tanta inclinazion ch'el gh'ha in quella gamba, l'è staa mai nanca capace de diventà nan”. [- E a Carcano, che in una discussione dicevagli: ma io credevo... - Rov. interruppe: Ma chi ghe ne impô se l'è on asen! - Chiamava il medesimo Carcanoquell'asinello neppure bardato - Del Sacchi bibliotecario V. 3857. - A Maffei, che metteva in dubbio il valore degli Inni Sacri del Manzoni dicendo che erano piaciuti sì ma allora: queste cose piaquero allora - piaciono adesso - e piaceranno sempre, finchè non ci saranno asini come lei - A Paolo Ferrari, che gli diceva di aver letto molti libri, innanzi di creare il suo PariniCom[media] La Satira e Parini›: ch'el guarda che l'han mal informaa - Di Dall'Ongaro dicea solo: quel gianfottero - Di Cesare Cantù: Avevo 8 anni e Cantù era già un asino ‹e poi raccontava le piraterie di Cantù su Manzoni›] - A Mussigiornalista e deputato› che gli domandava se avea letto il suo articolo ‹sulla Gazzetta›: io leggo Omero - Di Giusti: quell'uomo di formidabile imaginazione. Infine però cominciava a rigirare su stesso.

Crit[ica] musicale 3. Es. di critica sulla musica e sui musicisti. La Scala era il suo regno. ‹La Scala, dal palcoscenico già testimonio dei suoi amori colla Carmine ecc. V. inanzi.› Il suo trono era composto degli scalini che mettono ai palchi. Intorno a lui si affollavano gli artisti e i letterati (Marenco ecc. ‹lo stesso Filippi di cui V. in 3857›), per sgraffignarli qualche frase per il giudizio del momento, e per la critica dell'indomani. Il giudizio di Rovani girava in un istante la sala. Il suo Dio, Rossini. “È sensazione fisica, non violenza d'intelletto che mi fa entusiasta di quella musica”. Pe' suoi giudizi su Rossini V. biografia di questi nelle Tre Arti - Per altro “la petite messe solennelle non gli era piaciuta. ‹Vedi il burlone maestro!› - Lodando o biasimando, anche quì si valeva di citazioni, che in bocca sua, erano un formidabile mezzo di difesa ed offesa. Citando, spesso migliorava. Non c'è cantante adesso che abbia interpretato mai come lui il “Vedi tu quell'arco immenso - del Mosè. - In musica, come in tutto, Rovani era italianissimo. Odiava la nuova scuola musicale che cerca di compensare la mancanza delle idee col fracasso de' suoni e dicea di Faccio, di Boito e compagnia, spregiatori della Euterpe italianachi disprezza Omero non sarà mai Virgilio (V. di Faccio 3857) - ‹Quando poi gli si vantavano i progressi della scienza musicale moderna, la quale ha per es. abolito la cabaletta, certamente - diceva - l'è pussee facil a falla no, che a falla. Verdi lo ammirava, ma lo avrebbe voluto talora un po' meno villano. Ne cantava a mezza voce qualche brano dei migliori come per persuadere stesso di avere torto, ma poi diceva: se ghe sent denter la vanga (e faceva insieme col piede l'atto di vangare). - Di Meyerbeer: il solo possibile de' dilettanti - Ha bei momenti ma pessimi quarti d'ora  - quel birrajo prussiano - (poi sentendone qualche altro passo) questo è bello... bellezza di primo ordine... Peccato che è prussiano! - (Dandosi poi la Dinorah alla Scala e chiedendogli il Sala: Come ti piace, Rovani? - Rov. tace - Sala ripete la domanda - Rov. dice: dimm ti puttost dove gh'è del bon vin... - Sala: quì nel caffè della Scala. - Rov. No no... No el poo ves che vin guast. L'è tropp visin alla musica de Meyerbeer) - Dicea della musica di Petrella: Vin de vott colla venna del matt - Di quella di Cagnoni: hin recamm su on fregon - Di Ponchielli (Promessi Sposi): non è un Don Rodrigo quello... È un Florindo... Tutt'aqua del navili. - Eppure, gli osservava Perelli - questo, non è rubato. Rispose: Anche il cavar dal naviglio una secchia d'aqua nessuno lo chiamerebbe rubare. - E a Confalonieri, parlando dello stesso Ponchielli: sì; la musica l'è soa; la tira su l'aqua lu col sidellin, ma l'aqua l'è del Navili. - Di Beethoven, il quale non avea mai fatto un'opera veramente completa ma molte perfette sinfonie... ghandaa tutt in sinfonia, tant che ghe mai vanzaa assee de l'opera - della Lalla Rook V. in seg. - ‹Rov. usciva una sera dal Teatro Milanese, infuriato, dicendo: ci sono nella dramatica leggi che non si possono violare. Chi è l'autore? - Risp. Perelli: Sbodio - Parlerò io domani a Sbodio -› Parlando poi degli esecutori trovava per tutti il suo tratto - Di Bottero, p. e. quando si disse che Ghislanzoni stava scrivendo per lui un libretto intitolato El Marchionn di gamb avert, Guarda come l'è fortunaa! Insci el god anca i gamb”. - ‹(V. pei giud. nelle critiche stampate e nelle varie pubbl. fatte su Rovani d[opo] m[orto] - sempre s'intende col beneficio dell'inventario).

3860. Rov. Benchè Rov., colpito talvolta da ipocondria e misantropia, esclamasse con desiderioun quinto piano e neanche stornelli”, - tuttavia egli era nato fatto per gli uomini, per giovare e a' suoi contemporanei ed alla posterità. Regale era l'animo suo: e però abbisognava o di una perfetta solitudine, o di una corte affollata. In generosità i più ricchi si sentivano a petto suo miserabili - e quand'egli non potea competer con loro a denari, li vinceva a parole. Era del resto una superiorità, che tutti gli acconsentivano volontieri: gloriosi anzi di stargli al disotto. - Rovani era nato alla piazza, e non alla casa. -

3861. Rov. Ebbe sempre una grande propensione per l'osteria - la casa di chi non ne ha. L'osteria per lui si nobilitava in un'aula di università. Il Dio portava seco il suo Tempio. - Il paese gli avrebbe dovuto una cattedra, ma tutte le cattedre erano già occupate dai Nannarelli, De Sanctis ecc. ‹e simiglianti asinelli neppure bardati.› - Rovani se ne creò una lui - dapprima all'Osteria del Gallo e degli Angioli, poi nelle suburbane dei Promessi Sposi e della Noce. Al “Cappellocominciò il Giulio Cesare - Preferiva sedersi al braciere (V. descriz. delle Brasere nei Cento anni) e tener la paletta - oppure al camino, con su un fuoco d'inferno, perchè Rovani pativa moltissimo il freddo. ‹Non ritraeva i piedi dagli alari finchè non si fosse abbruciate le scarpe.› Dove andava Rovani, concorrevano i suoi ammiratori ecc., tutta la scapigliatura artistica della città. Quelli osti che si lamentano ora di qualche centinaja di lire impagate da lui, dimenticano le migliaja che Rovani ha loro portate. Rovani non soffriva che si leggesser giornali, o si giuocasse alle carte in sua presenza - e mandava a monte le carte. - “E poi li dicono d'ingegno!” esclamava al tavolo di alcuni artisti di vaglia che si ostinavano nella briscola. - ‹Le sue replicate strette di mano, discorrendo con chi gli piaceva.› Era all'osteria che il Sovrano Rovani riceveva gli omaggi. - Un , alla Noce, tale vestito di frustagno gli si appressò col cappello in mano ed in aria di soggezione, chiedendo: l'è lu el sur Rovani? - Per servirla - rispose Rovani con un gesto cortese - El pregaria allora de famm un piasè - disse peritoso l'uomo - Comandi? - esclamò Rovani - Ch'el guarda,... ch'el me scusa, vedel... mi me pias tant i so liber e piasen tant anca alla mia tosa... No soo in che manera fagh vedè come ghe vui ben... Ch'el scusa, ne' (e si cavava di tasca una beccaccia) ch'el me faga el favor de accettalla. L'hoo mazzada mi. Rovani arrossì dalla gioja - e con una stretta di mano caldissima, compensò e riempì l'onesto uomo d'orgoglio. Rovani gioiva - lui, l'indifferentissimo ad ogni lode stampata. E questa è vera gloria. -

3862. ‹(V. 3906)› Certamente Rov. beveva all'osteria - ma il bere non era lo scopo per lui - era il mezzo - al bel dire. La stanca sua fantasia avea bisogno di eccitatori. Chi consumò Rovani non furono tanto il vino e l'assenzio quanto das fort brennende Feuer der Phantasie  (V. la discolpa di nell'Articolo sul Don Giovanni di Mozart nelle app[endici] della Gazzetta). In Rovani l'anima uccise il corpo a differenza della comune parte degli uomini. Altra scusa al bere: il sottrarsi alla coscienza delle proprie sciagure (Vedi mio bozzetto, scartato dai R.U.)› - Nun bevem e lor s'inciocchissen!dicea a Perelli - e a tale che gli rimproverava l'ebriosità: è ti che te set nassuu ciôcch? - Chiamava l'absinth il suo giovane di studio - negli ultimi tempi lo beveva a bottiglie. Un caffettiere (Gnocchi) glielo negò, aggiungendo “è per suo bene”. E Rovani: preferisco l'odio che mi rispetta all'amore che m'insulta. - E dal Campari liquorista, ad un giovine che parlando di lui diceva: l'è semper imbesuii, - Ebro sono capace di far cose che lei sobrio non è capace nemmeno di pensare. A scrivere il Giulio Cesare più non bastava il vino con cui Rov. avea scritto i “Cent'anni” o l'aqua limone de' primi libri. La stanca fantasia esigeva più forti eccitatori.› - Dicendo Rov. più volontieri Vinegia che non Venezia, Tranquillo Cremona ne trovò la ragione in ciò che le cose ghe pareven mei attravers del vin - - Dicendo poi all'Hagy mentre beveva: la porca patria non da mangiare - De bev sì - ribattè Perelli. - ‹“Bevi e fa berescriveva spesso nelle lettere alla moglie. E quando offriva il bicchiere: bevi - il liquor t'è noto - strenuo è il ribrezzo in te. Naturalmente Rov. era buon conoscitore di vini e birre, e - come sempre - esprimeva generosamente i suoi giudizi. Di un vino fabric. col sistema Petiot, fattogli assaggiare da Perelli, disseel podrà piasè... forsi in del desert senza dromedari, anca forse coi moster verd e i botton d'or...” - poi - El vin bon adess nol se trovà che da on quai villan gnucch e che va contra al progress - di un altro che sapeva il catrame come i vini francesipar de vess su on brick. - Di un altro ancora, che era censurato per troppo fortePutanna! S'el vin l'ha ben de vess fort. Se l'è minga fort, ch'el vaga a on alter mestee. Ch'el faga l'aqua. - Del fondo del vino V. 3852 - Della birra, bibita iniqua, a chi gli osservava “Però la scoeud la sed...!” Alter che scoeud! la spaventa. - E a proposito di un vino buonissimo che bevette un giorno col Maddalena della Scala, sentendo che costava anche pochissimo, esclamò: ah siamo tutti avvelenati! - Alle volte le colazioni di R. costavano 15 lire. Eppure non avea mangiato che un po' di polenta e del vino. Ma il vino veniva da due bottiglie di Bordeaux a 7 lire l'una.› ‹Quando Rovani raccontava la sua visita a Rossini, dicea che a Passy innanzi di entrare in casa di quel Grande s'era fermato in una trattoria e vi avea bevuto do botteli de Bordeaux per precauzion.› - Ma se Rovani beveva assai, dava da bere ancor più... Non di meno, agli Angioli, bevendo spesso il Bordeaux (gran tipo) e non volendo spiantarsi nel pagarlo agli amici - usava di farselo servire nei consueti boccali, e chiedea: el boccaa de vott (cioè di otto svanziche). Una sera Giuseppe Ferrari siede al suo tavolo - si pone a parlare e riscaldandosi nel discorso prende inavvertitamente il bicchiere dell'altro Giuseppe e se lo reca alle labbra. “Vui l'è bon” - dice - “Te par?” fa Rovani, - “l'è on vinettin de Brianza” - Portemen on boccaa anch a mi, ordina il filosofo; Eccellente! - e così, boccale su boccale Ferrari ne vuotò quattro bottiglie. Ma imaginate voi la sorpresa quando fu per pagarlo! - Altro anned. bacchico rovaniano (ch'io vorrei però messo in quarantena) è il seguente: Rov. usciva dal Campari, rivedendo il suo vino. Due Guardie di Questura gli s'avvicinano e gli chiedono: el se sent mal, sur Rovani? - Risponde: El Municipi el tra giò; mi troo su. - El vin l'è bon - era frase comune a Rovani per voltare ad altro discorso, accennando che quello che gli si chiedeva o di cui si parlava, non gli andava ai versi.

3863. Rov. - Quanto al cibo, Rovani era parchissimo. La sua fame andava tutta in sete. Gli piaceva il risotto, spec. un certo risotto cucinato dal padre Ottavio Ferrari tant bon, dicea, che gettato nel Naviglio el ghe avriss daa a tutt quant el color della cocciniglia. - Gli piacevano le polpettine color moghen della S.ra Matilde Curti, ma più che tutto la minestra che gli faceva la S.ra Confalonieri. Ed è in casa Confalonieri che alle volte andava a mangiare la sua quotidiana micchetta inaffiata da un certo vin bianch pell e oss (magro).

3864. Rov. - Per la qualità dell'ingegno di Rov. e per il posto ch'egli occupa nella letteratura contemporanea, vedi sparsim in Rov. e St. Um. Si aggiunga, che l'avere, dopo tutto quel che fece Manzoni, fatto ancora e bene, è già un elogio. Anzi, Rov. è in certo qual modo il complemento di Manzoni, e - it is great, to do that thing that ends all other deads. - Certo, che se Manzoni non fosse stato, non lo sarebbe Rovani: egli ciò ben sapeva; eppure a diff[eren]za d'ogni imitatorello invidioso non si lasciò mai fuggire occasione di lodare il suo prototipo. Ma - qui coluere coluntur - ed egli può già dire Utque ego majores sic me coluere minores - Il lavoro intellettuale del suo cervello passò per diversissimi stadi. Era un torrente, alle volte, asciutissimo, alle volte gonfio di aque furiose. Pochi sospetterebbero ne' suoi giovanili romanzi a uso Guerrazzi ‹(prima del M. Pallavicino)› il Rovani dei Cento Anni e delle Tre Arti. La intensità di applicazione, l'incendio della fantasia, la gravità della memoria, parea alle volte esaurirlo o lo obbligava a ricorrere al suo giovine di studio, l'assenzio. ‹S'intende che i suoi sonni erano come quelli del leone, o di Foscolo.› Ogni suo lavoro, gli ultimi spec. - gli dev'essere costato, come costavano i loro a Giusti e a Béranger, uno sforzo. Noi abbiamo, nelle avvertenze intermezzate al Giulio Cesare sulle appendici della Gazzetta, un fedele diario della sua ipertrofia cerebrale che già toccava al suo massimo. - Il mio calamajo è diventato una strada postale, diceva talvolta. - Gran cattivo segno - diceva 15 giorni prima di morire - gh'hoo ona gran voeuja de lavorà - Durante l'opera di Beer, Rovani avea tenuto chiusi gli occhi, come addormentato. Finita l'opera, Confalonieri gli si avvicina, dicendogli: hai dormito? - e Rov. Io non dormo, penso. - Conf. E l'articolo, lo fai? - Rov. . - Conf. E dirai? - Rov. Quand'se gh'ha in fresch onquantunquel'articol l'è bell e faa. E infatti l'articolo del giorno dopo incominciavaquantunque...”

3865. Rov. Ci sono fanulloni che accusano Rovani, come accusano Rossini, di poltronaggine. Ci limitiamo a dire che costoro non hanno letto nemmeno i frontespizi delle opere dei nostri due sommi. Mettiamo pegno, che avuto riguardo al semplice peso della carta, le loro spalle, per quanto grosse non sarebber capaci di trasportare le opere solo di uno dei due. - Si desidera un elenco completo e dettagliato dei libri e degli articoli rovaniani, e delle loro edizioni. - Fin quì sappiamo che scrisse a ventun anni due drammi storici - Bianca Capello (‹G. Crespi ed. Brambilla tip.1839) e Simone Rigoni (‹publ. dopo i romanzi›) - ‹“Don Garcialibretto di opera› - Tre romanzi sul far guerrazziano, Lamberto Malatesta Cap. XXIV (‹ed. Ferrario. st. Guglielmini1843) Valenzia Candiano (‹id id.› 1844) e Manfredo Pallavicino (1845) - uno studio politico Di Daniele Manin presidente e ditt[atore] della repubblica di Venezia (‹Capolago1850) - Appendici della Gazzetta di Milano (1852 e seg.) - Articoli nell'Italia Musicale del Lucca (id.) - ‹Articoli in un giornale di Trieste› - una Storia della Grecia negli ultimi trent'anni (cioè 1824-1854) continuazione a quella del Pouqueville (1854 ‹ed. Ferrario tip. Redaelli›) - La cupola e i pennacoli del Santuario di Caravaggio dipinti a buon fresco da Giovanni Moriggia. Nota descrittiva (Bernardoni 1855) - Storia delle lettere e delle arti in Italia dal secolo XIII ai nostri giorni - in parte compilazione (Borroni e Scotti 1855) - una cronaca del viaggio dell'imperatore d'Austria (1857) - Cento anni (cominciato prima del 1859) in cui si valse di una grande Collez. miscellanea di cose milanesi raccolte da un frate di S. Ambrogio ad Nemus, e di un voluminosissimo Ms., prestatogli dall'avv. Fogliazzi (?), che conteneva giorno per giorno i fatti e i nomi delle persone che aveano figurato in Milano dall'entrata dei Francesi al 1814.- ‹1862 Elogio storico di M. Gioja letto da lui nella seduta publica del 1 giugno all'acad. fisico-medico-statistica (publ. da Boniotti)› - La Libia d'oro, scene storico politiche (1868). - La mente di Rossini (Ricordi 1871) ripubl. del ritratto che si trovava nella Storia delle lettere ecc. - ‹La mente di Manzoni, altra ripub. - La giovinezza di Giulio Cesare (1873. Legros) - ‹Il Giulio Cesare venne cominciato all'Osteria del Cappello, benchè Rov. ci patisse assai freddo, e malvedesse l'ostessa - poi fu continuato a Sesto di Monza.› - Le tre arti (pubbl. postuma, rifacitura della Storia delle lettere (Treves 1874) - Dei Cento Anni esistono tre ediz., la prima in 5 vol. - l'altra in 1 grossa, illustrata ‹che fa riscontro ai “Promessi Sposiill.› - la 3a in due vol. (zeppa d'errori di stampa) - Del Giulio Cesare, pure 3 ed. - la prima in 2 vol. (Legros) splendida - la 2a in 1 volumetto, bricconeria di chi V. più sotto, la 3a econ[omica] pure in 1 volume. - Rov. collaborò anche nel Giornale dell'inge[gnere] architetto di Milano, anno . - publicò un Sermone sul matrimonio in sciolti, sulla Strenna italiana del Ripamonti, scrisse epitafi (p. Ventura, Elvira Ferrari, Silvio Rovani etc.) ed epigrammi (in una medaglia da coniarsi a Manzoni etc.) - ‹Sonetto a rime obb[ligate] “Papa Alessandroscritto in un caffè a Venezia - Giudizi sulla Palestra - etc. Informarsi meglio sulle op. rov. e loro date.

3866. Rov. Ann[edoti] rel[ativi] alle sue opere. - Lamberto Malatesta. Quando Rov. lo presentò alla Censura aust., l'incaricato fece chiamare l'aut. Rov. gli si presentò temendo. Il censore lo sopracaricò di lodi e lo incoraggiò a continuare. Il padre di Rovani vedeva di malissimo occhio che il figlio stampasse. ‹Ben sapendo che la letteratura in Italia è la Cenerentola delle Arti. “Ma quand gh'ho portaa a i 7 pacch de svanzech, l'ha cambiaa de parer”. Que' sette pacchi di svanziche Rovani li ricordò tutta la vita. - Simone Rigoni - Un giorno, nel 72, Rov. pigliò in mano il “Simone Rigoni” ‹uno fra i› suoi primi lavori dicendoc'è del buono” e si pose a sfogliarlo. Ma sfogliandolo, taceva, e parea mortificato... Arrivato però all'ultima mezza pagina, si rosso, e battendo la mano sul libro, esclamò “ah! eccolo il buono!”. Infatti di tutto il lavoro, le sole linee degne di lui erano quelle ultime. - Giovinezza di G. Cesare - Come fu publicata - alcuni mostravangli desiderio che la continuasse. “Il libro si chiama la Giovinezza di Cesare”, rispondeva Rovani - “Puttanna! hoo de mandall all'ospizi Trivulz? - Il Cesare gli costò ineffabili spasimi. Nelle tre notti che precedettero il suo tentativo di suicidio, creò la scena fra Terenzia e Cicerone inspirata a Rovani dalle gelosie della moglie - Come i Cento anni gli erano stati causa dei primi dissesti finanziarii, il Cesare gli fu dei secondi, ancora più fieri. Con l'editore Legros si era stabilita un'epoca per la consegna del lavoro. La fantasia di Rovani in allora, servivalo bene, ma lentamente. Il lavoro non potè esser compiuto per l'epoca posta. Legros negò parte del promesso denaro - donde liti, e debiti. - Inoltre, Legros, per assicurarsi la proprietà del Cesare, ne fece in tutta fretta ‹di quanto avea già in manostampare alcune copie in piccolo formatostampa e carta orribili› per depositarle alla Prefettura. Ebbe anche la sfacciataggine di farne tenere 6 all'Autore. Ma Rov., senza neppure guardarle gettò l'intero pacco ancor legato, sul caminetto. - Quando lo colse la morte, stava imaginando “il Tiberio che dovea riuscire in certo qual modo una difesa del tiranno - ed un Carme all'Italia, di cui diceva all'Arrighi: attenditi a grandi cose. - ‹Il S.r Tallacchini, amico di Rov., abitante nel Varesotto, dice di sapere di questo Carme all'Italia alcuni versi - Promise anche di farli conoscere ma finora ha taciuto (1879 genn.)›. - Nei profili Artistici, sull'Italia Musicale del Lucca trovi una biografia di Rovani fatta da lui stesso. - È desiderato l'epitafio ch'egli compose per il poeta Giovanni Ventura, e il resto di una sua (?) poesia in milanese per donna che avea partoriti dodici figli e che terminavabasta a , che a malapenna - manca el vun per la donzenna” ‹e di un'altra in cui c'era la frase “in riva del naviglio”›. - Sublime è l'epitafio pel figlio Silvio - A Silvio Rovani - settenne - rapito ai parenti - dalla consueta crudeltà - (Vedi nel fasc. di lav. di Rov.) - Per la mente immortale di Rov. si richiede un lavoro a . - Quì basta tratteggiare il letterato-giornalista, e l'uomo. Rovani rialzò il giornalismo alla letteratura. Dotò il suo paese del secondo romanzo che possa non solo star paro a paro ma divanzare di un passo i migliori d'Europa (Cento Anni) - e quando il paese gli si dimostrò ingratissimo, egli se ne vendicò coprendolo di nuova gloria (Giovinezza di G. Cesare).

3867. Rov. Per il raffr. tra Manzoni e Rovani vedi sparsim - Un , Rovani si faceva la barba - come il solito, sei passi distante dallo specchio. Perelli leggevagli intanto dai Promessi sposi la scena di Renzo che ritornando in paese incontra D.n Abbondio... Gli occhi di Rovani sfavillano di entusiasmo: ma dice: ah tu leggi male! - gli toglie dalle mani il libro, e legge lui. L'entusiasmo cresce. Bisogna che Rovani vada da Manzoni ad esprimerglielo, e ci va con Perelli. Manzoni, come al solito, si pavoneggia di modestia. Rovani, parlando, gli cita alcuni suoi versi “ahi sfortunata casa di Desiderio - dove d'invidia è degno chi d'affanno morì!” ‹e poi “cui fu prodezza il numero, cui fu ragion l'offesa...”.› I quali versi piaciono assai a Manzoni, che domanda “di chi sono?”. “Suoi, D.n Alessandro” - risponde Rovani. Manzoni resta un istante impacciato, poi dice: ditt de lu piasen anca a mi. - Rov. adorava M. Vedi sparsim pe' suoi giudizi e difese in prop. “Ma lu el me imbroja!” gli diceva talora Manzoni, stralodato da lui. È un gran peccato che Manzoni, il quale avea scritto “O Italia di gentili alme matrigna ecc.” non abbia fatto, rispetto a Rovani, ciò che Göthe fece per lui, e si sia invece mostrato italianissimo. Manzoni non giovò a Rov. che dopo morto, facendogli guadagnare 500 lire colla sua Mente di A. M. - Ma anche Manzoni non era più quando naque Rovani (e quì intendi il naque nel senso Volterriano, cioè cominciò il grand'uomo) - fra i vivi. Alla compagnia dei Grossi - Porta - Giusti - d'Azeglio - Verri, era subentrata la camarilla dei Bonghi, Carcano e simili - Gli è forse, perchè Manzoni, in certo qual modo era morto, che la gloria si era seduta sulla sua casa o a meglio dire tomba. - ‹Si lodava Manzoni perchè esso non era più nostro contemporaneo, a differenza di Rovani. - La morte - dice Bacone - chiude le porte dell'invidia e apre quelle della fama. Sulla fama che tarda segue i migliori V. Seneca Vol. 3 pag. 203 (ed. Teubner)› - A prop. di Manzoni si potrebbe citare il Cesare Cantù, che pirateggiava ne' suoi Ms. e venne poi messo alla porta - e il Rosmini, il cosidetto cattolico progressista, che avendo una speciale devozione per una cert'aqua miracolosa della Madonna, si fece promettere, in morte, da Manzoni, di spruzzarnelo.

3868. Rov. - V. sparsim nelle sue op. accenni alla sua vita mat. e mor. - Egli naque il 12 genn. 1818 a Milano, fu battezzato nella Chiesa di S. Maria Segreta coi nomi di Vittorio, Giovanni, Giuseppe - figlio dei conjugi Gaetano Rovani e Felicita Eberle. - Suo padre era orefice: bravo orefice ma pigro assai ‹Ann. delle scatole d'argento›: sua madre, una tirolese ‹“tra le altre disgrazie, dicea R., me capitaa fina ona mader tirolesa”.› Il padre si chiamava Roano, nome cangiato poi in Rovani per decreto delegatizio. ‹E Rovani, solo Rovani, non Giuseppino, Peppino, Rovanella, volea esser chiamato il figlio. Se no - guai! dava in escandescenze.› Ad Arcore fu dato a balia il Giuseppino. Rov. si ricordava ancora ‹o ne faceva le mostre› di questa sua balia, spaziosa e freschissima - e narrava di quando appeso al collo di lei, si allontanava un istante dalla mammella, “e la ammirava. La balia volea un gran bene al Peppino, e diceaol sarà on ragionatt”. Si mostrò svegliatissimo e studiosissimo fin dall'infanzia. I parenti, dicevano loro, lo amavano, ma il padre lo puniva colla stanga, e perchè l'amore della mammina tirolese desse in fuori ci voleva almeno un tifo (tra parentesi Rov. fece tre tifi) - ‹Tra loro, i parenti, sempre in lite. La madre scagliava i ferri di soppresso contro il marito. Un lo gettò giù dalle scale e gli rompere un braccio.› - Da ragazzino, Rovani scappava spesso a Brusuglio e metteva la sua bionda testolina al cancello di casa Manzoni, per ammirarvi il grande Alessandro che passeggiava in giardino “solo e pensoso”. - Certo Bertone, amico assai di suo padre, tenea molti figlioli, ma preferiva loro il Peppino Rovani, e quando lo invitava a pranzo, gli dava sempre il suo cibo diletto che era la frittura dolce - Bimbo baciò un una bambina, sua condiscepola a scuola. Il maestro lo colse; il padre lo battè colla stanga; e per quell'anno gli fu impedito di fare l'esame: morbo impeditus examen non subivit. - Studiò al Liceo Longone (?) avendo per prof.re di gramatica il Dogna, e per prof.re di letteratura, il Pozzone. Studiava tanto che suo padre, uomo rozzo ma pieno d'ingegno, dicevagli spesso: te studiaa tropp: te capisset pu nient - E narrava della sua modesta taciturnità d'allora, e quando vedea qualche giovinetto in silenzio se ne compiaceva e dicea: alla soa età sera anca mi come lu - Il padre gli morì poi dopo molti anni a quella stessa casa di salute dove avea da morire anche il figlio. Ivi era stato messo dal figlio, perchè malato di una cancrena prodottagli dall'esser caduto giù da una scala, spintovi dalla moglie. A dirgli che il suo male era cancrena - si peritava: quando lo seppe, senza scomporsi: fa nient - disse - l'è ona cancrena de coltivà. - Il padre di R. avea moltissimo ingegno... Era un egregio novelliere (s'intende, a voce). La descrizione della morte del Prina, Rovani la tolse da lui. La dicevabene, che alle volte, quando pregato in un qualche caffè si metteva a narrarla, la gente si affollava intorno a lui, saliva sui tavolini ecc. - Il padre di R. un giorno comperò del formaggio - e si trovò gabbato. Il dopo, ripassato dalla bottega, e messovi il capo, mentr'era affollata di avventori, chiese al formaggiajoGh'avaravel anmò del formagg de jer?” - Sì - rispose il bottegaro con premura - “Ben” - fece il padre di Rovani salutando con la mano - “gh'hoo tant piasè de riveril”.›

3869. Rov. Nel 1845 ottenne un impiego provvisorio d'amanuense a Brera, col salario di 1 lira austriaca al giorno, cioè di 84 cent. italiani. In quell'epoca a Brera si facea l'inventario dei libri e dei Ms. Non è a dirsi quanto ciò abbia giovato al futuro Rovani. Chè è in quell'inventario ch'egli potè aver cognizione della grande collezione miscellanea del frate di S. Ambrogio ad Nemus. Quanto al salario, dicea lui, gli bastava a morire dignitosamente di fame. Pare però che non attendesse troppo al suo impiego, se vogliamo credere ad una sua frase - che, non arrivava mai in tempo a mettersi in coda agli impiegati che partivano - Ma si sa che Rovani, talvolta, pur di non perdere una bella frase, perdeva una verità o un amico.› - Nel 1846 andò precettore a Venezia in casa *. - Arrivando a Venezia, tutto compreso del nuovo artistico ambiente, dimenticò i * e , e si fermò, per 8 giorni, in una osteria, dove venne poi scoperto dal conte. Dicea che, in casa *: eren tutti cobbiaa e lu el se cobbiaa alla padrona. Il suo scolare era di una ignoranza ostinatissima. Ben presto se ne stancò - A Venezia abitò anche una camera di un antico palazzo, dove pendevano arazzi stracciati, e ragnateli, con 10.000 zolfanelli spenti sull'ammattonato - ‹semb. le arene del mare› - Volle e potè una notte dormire in una camicia di Lord Byron. - Come Venezia gli sia rimasta impressa nella memoria, ne abbiamo un es. nei Cento Anni - A Venezia rimase durante l'assedio ed allora andava a pranzare dove cadevano le bombe. - Caduta Venezia, riparò ‹prima a Roma poi› in Isvizzera. Da Como a Chiasso fece il viaggio disteso nella branda sotto di un carro. A Capolago, si legò in amicizia con Carlo Cattaneo e altri illustri fuorusciti, e stampò il suo opuscolo intorno a Manin. - Rimpatriato nel 1851, fu riaccettato a Brera come diurnista stabile a 100 lire il mese. - Nel 1852 entrò collaboratore nella I. R. Gazzetta di Milano e nella Italia artistica del Lucca. Nel 1857 fu obbligato dal Burger a seguire qual reporter l'Imperatore d'Austria nel suo viaggio pel Lombardo-Veneto ‹ma avendo dalle belle prime appendici mostrato di non corrispondere alle I. R. istruzioni ne fu subito dispensato› - Nel 1859 da collaboratore divenne comproprietario della Gazzetta - ed uscì di miseria - È pure nel 1859, credo, che si maritò con Luigia Stabilini colla quale avea già vissuto - in carta semplice - parecchi anni. - Conservò per altro fino al 1864 l'umile impiego della Biblioteca - nel 1873 a Natale fu trasportato alla casa di Salute - dove morì il 26 gennajo del 1874. - Tutte queste date vanno riconfermate e completate. - ‹Cerc. l'epoca giusta della sua gita a Firenze, dove conobbe Giusti, a Roma - e a Parigi - (a Vienna?)›.

3870. Rov. Rov. amò molte volte, e molte fu amato - La zia di lui era ispettrice nel Conservatorio ‹di musica,› e in casa sua trovavansi spesso delle belle ragazze. Due di esse s'innamorarono, una di Rovani, l'altra dell'amico Varese - A Venezia, in casa * tutti eren cobbiaa - dicea - e mi me sont cobbiaa colla padrona (V. 3869) - Ivi pure, Rov. faceva indarno la corte ad una bellissima e civettissima dama. Stanco, finse di non curarsene più. Allora la dama venne a lui “si voles nolunt, si noles cupiunt ultro”. Ma Rovani, niente. Esasperata d'amore, giunse infine una notte, in cui ella gli si gettò in braccio. Rovani si alzò freddamente e le disse: non mi degno - Non è però a dirsi, che dopo non se ne sia ‹molto› degnato. - Così, è a Venezia che R. in una festa da ballo toccò leggermente il velo di una sedicente signora ma nota puttana. Costei si rivoltò inviperita, e gli scaricò una tempesta d’ingiurie, esclamando a ogni trattoel m'ha sbregà el velo” - Rovani si tolse di tasca un marengo, e glielo diede con una mano, mentre coll'altra lasciavale andare uno schiaffo - Dopo Venezia, vennero gli amori colla ballerina Carmine. Rov., mercè il barone Burger, avea l'accesso libero al Palcoscenico della Scala, e facea all'amore in mezzo ai sassi di legno e alle nubi di cartone. - ‹La Carmine l'aspettava alle volte a casa su un sacco di riso.› - In carrozza un colla Carmine, non potevo dir nulla: aveo il volto tutto bagnato di lagrime - Tanto sentiva l'amore! - La Carmine gli scriveva talora delle lettere, di cui una finiva “e se non puoi intendermi, indovinami” - Rov. seguì la Carmine a Genova; egli era geloso di un falegname: in una notte cambiò tutte le stanze dell'Hôtel Feder - Ma la Carmine gli preferì il falegname “et Minos a bove victus erat”. - Allora fece una malattia. In essa fu assistito da un'altra ex ballerina, la Sai, per sua disgrazia, com'egli dicea, marchesa Villani - e Rov. guarì d'un amore, per ammalarsi in un altro - ‹Altri dice che conobbe la Sai in palco alla Scala, presentato dal marito Marchese. Rovani entrava peritoso nel palchetto tutto conti e marchesi. Ma la Villani, gli si volse con un sorriso incantevole dicendogli: venga quì S.r Rovani: e segga presso me... nun podemm ciamass parent, semm tutti e duu fioeu d'oreves - (Tra gli amori cit. quello per la Luigia Stabilini, che poi divenne sua moglie. (V. 3871. matrim. e famiglia di Rov.)) - Durante un banchetto in casa del marchese Marito, Rov. entrò nella camera della Sai, che era rimasta a letto, perchè mezzo ammalata, e la supplicò di mostrarsigli nuda. Ella acconsentì, e Rovani rientrò nella sala da pranzo trasfigurato - Parea, dicea, che io lanciassi scintille. - Si noti che il marito della Villani, era, e disgraz. è ancora, uno dei più schifosi tipi di codardia e di oscenità che disonorino Milano. Quando sposò la Sai, avea già seppellito una prima moglie: e, raccontava alla nuova, come la passeggiata al Cimitero per visitare la tomba della fu consorte, gli avea sviluppato un formidabile appetito. Sul che la marchesa, gli scrisse un'ode, nella quale si notano questi versi “quando saranno due - arrosto almeno un bue - ti converrà mangiar...” - “Si creperà dal ridere - fino nel cimiter” - Il carattere del Villani suggerì al Rovani quello del conte Alberico dei Cento Anni. Anche il Villani, come l'Alberico, avea voluto studiar medicina, per irritare cogli orrori della anatomia la turpe sua venere. - L'amore per la Villani fu disastroso tanto pel cuore che per la borsa di Rovani. - Siamo nella contrada dove abitava la Villani. È inverno. Rovani ‹ha fatto fermare il suo brougham e› passeggia su e giù aspettando che la donna adorata compaja alla finestra e gli volga uno sguardo. Per uno sguardo stava due ore. E giù e su passeggiando incontrava il brumista che passeggiava lui pure e gli dicea: mi foo ona gran vita, ma anca ! - Un'altra sera Rovani s'era recato al vecchio teatro Re, alla Lalla Rook per un appuntamento colla marchesa. La Lalla Rook, opera corta, era finita presto e però la marchesa non c'era più. Rov. diede in escandescenze e disse: hin nanca bonn sti oper frances de vess lungh assee per servì a on appuntament. E avendo Perelli difeso vivacemente il lavoro di David, Rov. irritatissimo gli gridò: virgolet - ‹Rovani s'addormentava a volte nel palco della Villani alla Scala, poggiando la testa sulla spalla di lei. E il marchese marito che gli sedeva di faccia, dava del gomito agli amici dicendo: tutte così le mie mogli. Tutti i grand'uomini se ne innamorano. Donizetti andava matto per l’altra.› ‹Rov. schiaffeggiò più volte il marchese - e allora il marchese faceva ritrattazioni, e schifosissime scuse.› ‹Il Villani spendeva 2000 lire in un quadro e poi stringeva il vitto alla moglie ed ai figli.› Rovani e la marchesa - racconta la ostessa del Morivione (ma è ann. da accogliere col beneficio dell'inventario) - si recavano alla sua osteria, in un brougham, con molte bottiglie di liquori - si chiudevano in una stanza e finivano sfiniti, sul letto o sotto il tavolo, dall'amore e dal rum - Quando poi il marchese marito inaugurò, nella sua villaMarsala” di Desio, la copia del monumento di Quarto, detto da alcuni maligni “il quarto di un monumentoRov., al banchetto, recitò in quella maniera che egli solo sapea, il suo sermone sul matrimonio... Il Marchese uscì a pigliar aria. Poi, ricomparve, mentre suonava la banda e disse con una lagrima agli occhi: mi sento commosso - E tosto il padre della Marchesa: ma lu el piang a son de banda? - Mi racconta il pittore Rinaldi che, vivente ancora Rovani, essendo stato chiamato dalla marchesa per colorirle un ritratto in fotografia, e avendole egli detto: “è ammalato Rovani” la rispondesse: ma el crepa mai, sto Rovani? - Carità vuole che questo annedoto sia posto in quarantena: certo è, che la Marchesa assisteva ai funerali del nostro grande, da una finestra in Porta Garibaldi, in gran toilette. - (Si desiderano le date a tutti [i] cit. fatti). - In generale, circa i giudizi di lui sull'amore e le donne, si numerano i seguenti - Alla tua età, diceva al ventenne Perelli - avrei fottuto mezzo Milano - Vedendo poi qualche ragazza sciocchissimamente bellaspero che finirà un casino”. E ad un vedovo che si riammogliavaindegno di aver perduta la prima”.

3871. Rov. Rovani andava a dar lezioni di letteratura in un collegio femminile. Era severissimo e tutte le ragazze aveano di lui, più rispetto che amore. Una sola, quand'egli sonava il campanello veniva ad aprirgli la porta e gli sorrideva con aria di confidenza. In breve tempo il professore s'innamorò della bella scolare, e ne fu riamato. La scolare si chiamava Luigia Stabilini, figlia di un caffettiere... L'amore scoppiò, e i due amanti vissero insieme un dieci anni in carta semplice. In prop. il padre della Rovani diceva “l'è minga vera che l'è Rovani ch'el scriva i liber: l'è [la] mia tosa. Lu nol che dettai”.› - Ma un la fanciulla perde un dente. S'accora, imaginando che l'amato non la possa più amare. Rov. si accorge del suo sospetto, e detto e fatto, la piglia sotto-braccio e la conduce in chiesa ‹per le pubblicazioni› - Chi li maritò fu il prevosto Marc[h]ionni. E il prevosto dopo di averli inannellati disse loro: voj! regordev de mettev in regola con noster Signor. - Rispose con compunzione Rovani: sarà significaa! - Disgraziatamente, con la Luigia, Rovani sposò una fila di guai. La Luigia era gelosissima e lo codiava per le strade e lo spiava agli usci, donde liti su liti - e le scene della Terenzia e di Cicerone nel “Cesare” - Naque il Silvio - Silvio, avea ereditato tutto l'ingegno paterno, e se ciò faceva gioire gli amanti dei ragazzi fenomeni, impensieriva coloro che ricordavano il verso latinoimmodicis brevis aetas et rara senectus”. Silvio di soli sei anni palpeggiava già le bambine e pigliava la sbornia. Ma i sette non li potè oltrepassare - ‹La madre Rovani facea soffrire alla Luigia la fame e sospirava a ogni tratto “Ah la mia minestra!”, tanto che Rov. pigliò un giorno la moglie e la condusse agli Angioli, poi fece casa da . - Si dice che la madre tirolese morisse all'Ospitale Grande. Quando se ne annunciò la morte a Rovani, egli continuò a bere in silenzio. La madre s'era portata scelleratamente con lui. Avea, per es. venduta due volte la casa che Rov. si era comprata.› A compl. della casa di Rov. - pel poco tempo che ne ebbe una - va ricordato il suo pinch ‹(Milly)› che pativa di melancolia e piangeva e alle volte gli stava assente per giorni, e che Rovani prendevasi in braccio dicendo: “cara bestiola stupidissima”, - e va ricordata una serva, che per mostrarsi interessata alla casa, faceva l'affaccendata più del dovere, e di cui R. diceva: La par on can che abbia perduu el padron - Ma la casa, come già si disse (3861) non era fatta per R. - La casa dell'uomo di genio è la Umanità, i suoi figli sono l'opere sue. -

3872. Rov. Ma se Rovani fu vario negli amori, fu tenacissimo nelle amicizie. La morte sola gliele poteva troncare. - Di amici ne ebbe molti - e non tutti da tavola. Basterebbe citare Cesare Confalonieri e Luigi Perelli. - Dicea di Confalonieri: de bon compagn ghe ne sarà, ma de mei, no opp. quand el vedi, me par de andà in Brianza - (Per Confalonieri, vedi sparsim) - Chiamava Perellime fioeu e donandogli un libro, v'inscrisse: “a Luigi Perelli, in segno di una amicizia che non si trova in commercio”› - e difatti Perelli, ebbe per lui quell'amore che i figli dovrebbero ai genitori. Rovani, negli ultimi anni fece vita comune con lui: si chiamavano per le strade colla frase rossiniana del Barbiere: come dunque in Sivi... che l'altro compiva, accordandovi il ...glia - Perelli s'indebitò molto per l'amico vivo, e tenne viva la fama del morto. - Strano a dirsi! la prima volta che Perelli conobbe Rovani (e questo fu nell'andargli a cercare il suo nome per la Comm. della Palestra) Rovani, dal tavolo di osteria dove stava bevendo, esclamò, porgendo il proprio bicchiere all'amico ancora sconosciuto: vieni ed intuona il cantico dell'ultimo mio . - E difatti Perelli fu colui che gli chiuse gli occhi. ‹Un poeta è sempre un poco profeta. Altro es. dello spirito divinatorio di Rovani, lo abbiamo in ciò che rispose al bidello Calzini della Bibl. Ambrosiana, che lo rimproverava spesso con un far di burbanza del suo venir tardi: Io non verrò più - gli rispose - finchè ci sarà lei, e verrò presto. Una settimana dopo il Calzini era morto. Gli eredi di lui, pagarono a Rovani un gran desinare.›

3873. Rov. Il n'appartient qu'aux grands hommes d'avoir de grands defauts (Rochefoucauld). Quell'istessa intemperanza che diede a Rovani il primato nell'ingegno fra i suoi contemporanei, lo rovinò nel benessere fisico. Diceva spesso: colui è pieno d'ingegno, che l'ha trovaa la manera de sciscià la vita come on busechin... sigura... - ma per lui, non sapeva trovarla. In lui tutto andava a furori. Quindi le susseguenti spossatezze, le non curanze, e talvolta il cinismo. Non c'è persona che meno di lui abbia conspirato a favorire alla propria celebrità. Rovani trasandò tutti quei viottoli e quelle scorciatoje che posson condurre alla fama, e che ben seppe Manzoni. Forsechè egli volea arrivarci per la sola strada maestra! A noi, l'edificio di una celebrità presentasi tutto intero: e non pensiamo ai mattoni che, uno per uno, hanno concorso a formarlo. Tra questi mattoni c'è p. es. il rispondere alle lettere de' nostri fautori, così cangiando il loro favore in ammirazione. Ma Rovani non leggeva mai le lettere che gli si scrivevano ‹anzi le stracciava e le gettava nel fuoco.› E a Perelli che gliene faceva rimprovero, dicea: Riscriveranno - Bravo, rispondeva Perelli, ma se tu non rispondi, saremo ancora da capo - E allora - facea tranquillamente Rovani - verranno in persona. - Ah Rovani! in persona gli ammiratori non vengono se non dopo la morte. “Cineri gloria sera venit”. - ‹Ora la gloria è già spuntata sulla tomba di lui. Lodar Rovani è già un appender corone di alloro su una pianta d'alloro.› - Cit. fra gli es. di scapigliatura Rovaniana i seguenti - A volte, quando c'erano ancora le due stazioni di ferrovia e montava in brougham, dicendo: alla stazione, alla domanda che gli faceva il brumista: quale? - rispondea: quella che te voeutt ti. - Una notte, poi, si addormentò su una panchetta in piazza alla Scala. Due guardie di Questura, gli si appressarono, destandolo, e domandandogli le carte. - Non ne tengo, rispose Rovani. - Che professione fate? gli richieser le guardie - Nessuna - E il nome? - Non mi ricordo. - Avete mezzi di sussistenza? - Non credo. Le guardie lo invitarono allora a seguirlo e passò la notte in Santa Margherita, con grande sorpresa del suo amico Cossa, il questore, che lo trovò sulla lista degli arrestati, il dopo.

3874. Rov. In Rovani anche il silenzio era talora loquela. E a prop. del silenzio - trovandosi una sera con un suo conoscente ciarliero e col silenzioso e a lui sconosciuto Dossi, e dicendo a questi il ciarliero “ma lu el tas semper?” - Rovani rispose: Lascialo stare, che se parlasse sarebbe capace di parlar meglio di te e di me; de ti certament... - Quanto all'allegria ed alla tristezza poteva dirsi di lui ciò che di molti umoristi: in hilaritate tristis, in tristitia hilaris. Così che a uno che gli dicea: su allegher! - Che allegher! - rispose - che io l'allegria la invento. - Difatti, quando volea, parea allegrissimo. Ma spesso, dopo un fuoco artificiale di risa, aggiungeva ‹i versi di Ventura› “Mi sont come el cap negher - Forsi el piang; el par allegher”.

3875. Rov. Ultimi tempi - Fra le debolezze, Rovani avea quella di nascondersi alcuni anni di età. Nel 1872, avendogli chiesto Confalonieri quanti anni avesse, rispose 49 ‹(mentre dovea rispondere 54)›, e vedendo che Confalonieri lo guardava senza parlare, soggiunsenon ne hai forse abbastanza?” - Ma se di anni non era ancor vecchio, lo era di vita. ‹Il letterario e l'erotico estro lo aveano esaurito.› ‹Hearts are not flints, yet flints are rent (Moore).› Dicea negli ultimi tempi che “già, per lu, vedè ona donna e vedè on sciatt l'era l'istess” e, sentendosi a un tratto riaccendere l'antica fiamma dell'esecuzione, esclamò: gran brutt segn! gh'hoo voeuja de lavorà - La Musa verde non gli dava più idee ma sonno - l'ipertrofia cerebrale avea raggiunto il suo massimo - la lenta meningite diventava acuta. - ‹Il suo corpo affiev. non poteva più sostenere il peso dell'anima.› - ‹Vivere militare est, ma le troppe battaglie aveano esausto il soldato: e il soldato avea bisogno di congedo.› La sua forte compagine era già stata scossa anche da tre violenti tifi che lo aveano tre volte ridotto in filo di vita. In uno di questi tifi, egli s'era fatto accendere da un amico molte candele all'intorno e s'era fatto cantare il Miserere. Allora la morte schernita fuggì: ma molto non stette a tornare; e lo trovò sprovveduto di burle. Gl'interessi materiali di Rov. erano negli ultimi mesi andati a soqquadro. ‹La voragine dell'Usura, da lui descritta merav. nel Giulio Cesare, l'avea inghiottito.› Rovani pensò di recarsi dal ricchissimo Vela, che egli avea già moralmente beneficato, per chiedergli qualche somma, ma poi si fermò, spensierato, a Monza (donde venne a Milano la falsa notizia della sua morte) e ritornò a morire fra noi. Sognò, pochi mesi prima del suo trapasso, di esser condannato a morte e di guardar l'orologio. Il quadrante avea perduto le freccie. Non c'era più tempo per lui - Ammalatosi gravemente fu trasportato il di Natale del 1873 alla casa di Salute, a Porta Nuova, dov'era morto suo padre, e gli fu data la stanza n. 26 ‹triste presagio del giorno del suo finire›, al piano verso giardino sull'angolo destro della facciata. - Ebbe luogo un consulto tra i medici Sacchetti, Mascazzini e Todeschini, che riconobbero tutti con gran dolore, la gravità del male. Mentre gli si picchiava il petto con le nocche delle dita, per ascoltargli i polmoni disse: m'hanno pigliato per una scatola di tabacco; quindi, nojato, esclamò: ne ho pieni i coglioni di tutte queste celebrità! - Todeschini gli raccontò della morte di Bixio, un generale italiano. Rispose: ne ho veramente piacere. Bixio trattava malissimo co' suoi inferiori... E se tel vedet, aggiunse, saludemel tant - Domandato da Cesare Confalonieri “che cosa gli desse fastidio”, rispose: l'esistenza. Lo baciò poi, dicendo: regordet de voremm ben. - A Perelli che lo vegliava e notte, dicea spesso: gentile, e: mi fai un gran favore - Volea dettare a Primo Levi, una parte del suo Carme all'Italia che ancora manebat alta mente repostum, ma il male glielo impedì - L'ultimo libro che lesse furono i R.U. di Carlo Dossi, di cui dicea: cotesto giovane è un altissimo ingegno, e strano a dirsi, s'arrestò a pag. 75, ai versiOrbitas omni fugienda nisu ecc.” di Stazio. Ed è forse per ciò che richiese a Perelli le opere di questo poeta, come pure, le lettere di Torquato Tasso, un altro grandissimo e infelicissimo, qual lui. Negli ultimi giorni non poteva ingollare se non sabaglioni ed a stento. Infine, dopo 24 ore dall'avere perduti i sentimenti e l'uso della parola, spirò. Erano le 11 antimeridiane del lunedì 26 gennajo 1874.

3876. Rov. Rovani morì in quell'età sui cinquanta, in cui tanti geni morirono - come ad es. Shakspeare e Dante. ‹Tasso m[orì a] 51 anni.› - ‹S'attribuisce il rovinoso tracollo della sua salute dal che venne trasportato alla casa cosidetta di Salute, alla sottrazione non graduata delle bibite alcooliche, che, sole, valevano a tenerlo, o bene o male, in piedi› - L'ultimo teatro, ch'egli onorò fu il Milanese - L'ultima osteria, il Gallo - l'ultimo caffè: il Biffi - l'ultima bevanda, il cognac - l'ultimo pranzo, da Confalonieri - l'ultimo bacio a una donna, alla S.ra Giuseppina moglie del detto Confalonieri. Rovani ne avea chiesto prima il permesso al marito. E questi: “Figuret!” Rovani la baciò lievemente, poi disse: gliel'ho fatto a fiore di labbra. -

3877. Rov. Funerali - (note prese dal vero) - 26 genn. 1874. Perelli telegrafa a Gorini perchè assuma la conservazione della salma di Rovani - Il sindaco Belinzaghi, dietro istanza di Perelli, promette di dare del suo quanto occorre ai funerali ‹ma pone difficoltà sull'intervenirvi in maniera officiale.› - Giuseppe Grandi cava la maschera dal cadavere alle ore 4 pom. - Io lo visito alla stess'ora. L'aspetto è verdastro, alquanto sformato. - Perelli si reca alla Questura per domandarle il permesso di annunciare publicamente la morte di Rovani. Il sub-briccone * glielo nega. Perelli insiste dal capobriccone ** e costui glielo accorda - L'avviso è così concepito: Concittadini - La più alta intelligenza che potesse oggidì vantare l'Italia si è spenta questa mattina in - Giuseppe Rovani - Luigi Perelli - Gorini telegrafa da Genova che sarà a Milano il appresso alla una - 27 genn. 1874 Il Teatro Milanese sospende le rappresentazioni›. Alla una arriva Gorini, si reca tosto alla casa di Salute e comincia a provvedere alla conservazione della salma - La sottoscrizione per un monumento a Rovani si presenta dífficile nelle classi alte (s'intende per le ricchezze). Non si vuol dare denaro, dicono, per la statua di on cioccatee - Gorini, Perelli, e il deputato Mussi vanno dal Sindaco per perorare la causa dell'onor nazionale. - Oltre l'avviso del giorno prima, se ne espone un secondo, così concepito: Onori funebri - a Giuseppe Rovani... - La “Perseveranzapublica in prop. un articolo degno del Bonghi, suo direttore, l'ignorantissimo dotto - Era però naturale, che alla morte del Leone, ci fosse gran festa in casa degli Asini.› - Tranquillo Cremona disegna il ritratto del Sommo, per la Illustrazione di Treves: Calzolari fotografo, ne riproduce l'aspetto in migliaja di copie. - 28 genn. 1874. Mia gita a Pavia. Interesso la società universitaria a intervenire colla bandiera ai funebri. - 29 genn. - Sento che gli avvisi del mio Perelli hanno offeso i vigliacchi. Li hanno pigliati per altrettanta réclame. Domandano se Perelli “è il mercante di vino che forniva il Barbera a Rovani”, e vanno dicendo che “il monumento al defunto si dovrebbe innalzare in piazza delle Galline”. - Sul Corriere di Milano appare un'altra schifosa scrittura, sorella della bonghiana. Gli ingenerosi non credono alla generosità. - Perelli risponde, il stesso al Corriere, con una sua lettera, dignitosamente modesta. - Insorgono molti ostacoli per ottenere rappresentanze di società. Contagiosa è la vigliaccheria. Le società degli impiegati e degli avvocati rifiutano il loro intervento. Invece le corporazioni operaje lo promettono. Gli operai fiutano l’avvenire. - 30 genn. La famiglia artistica invita i soci ad intervenire ai funerali. Cajo Tantardini puntatore-scultore offre 150 lire di lavoro a gratis per la statua di Rovani. La Marchesa Villani promette fiori - 31 genn. Osculati fornirà a gratis il carro e i cavalli di 1a classe per il trasporto. - Il preposto di S. Marco fa dire a Perelli com'esso sia disposto a fare i funerali religiosi a Rovani gratis et amore Dei, purchè lo si porti in chiesa. Naturalmente, la proposizione non è accettata; ma ci volea Rovani per far cantare i preti per niente! - 1 febbrajo. Costantino Steverazzi proprietario dell'Hagy offre la bara con lastra di cristallo. - Si forma il comitato pel monumento composto da Hayez presidente, Paolo Ferrari, deputato Mussi, Cletto Arrighi e Domenico Induno - e L. Perelli segretario. - 2 e 3 febbr. Il sindaco non vuole che i funerali si protraggano a domenica come si desiderava. Curioso! Non ammettono in Rovani celebrità; oppure, temono il troppo concorso a' suoi funerali. Solita scusa, la publica igiene. Di più, Belinzaghi non vuole che il feretro faccia il giro del Corso. Si noti che il giorno prima lo avea fatto la salma del Cav. Alberto Keller. Ma costui lasciava 8 milioni ai parenti; mentre Rovani non lascia che gloria alla città sua e all'Italia. In via eccezionale si permette di andare fino al Naviglio ai Fatebenefratelli, di volgere poi per S. Marco fino al Corso Garibaldi, e quindi al Cimitero. Parlando dei funerali di Rovani il Belinzaghi si lascia scappare la nobile frase “l'è troppo lunga sta menada di funerai”. Menada? senti el spazabaslott! - Si va a visitare Rovani. La preparazione goriniana è riuscita perfettamente. - Labus assessore si aggiunge al comitato pel monumento. - 4 febbrajo mercoledì›. Belinzaghi parte per Firenze, per sottrarsi all'obbligo morale d'intervenire ai funerali di un tanto uomo. - Si pubblica il seguente Manifesto: “Onori funebri - a - Giuseppe Rovani - Gli estremi onori alla salma di Giuseppe Rovani avranno luogo domani alle ore due pomeridiane, movendo il corteo dalla casa di Salute a Portanuova, per le vie de' Fatebenefratelli, Pontaccio e Corso Garibaldi. - S'invitano i concittadini, prendendovi parte, a fare onore a colui che tanto ne fece all'Italia - (quindi, in nota) La deliberazione (municipale) che i funebri debbano aver luogo domani giovedì invece di domenica come si era annunziato, non lasciò il tempo di diramare inviti speciali alle persone cospicue, alla magistratura e ai corpi morali che intendessero di mandare rappresentanze. Valga quindi per tutti il presente manifesto” - Si noti che la questuradiventata censura preventiva›, cancellò il municipale. Ed era un fatto. I codardi temono anche di sottoscrivere alle loro opere. - L'Academia di Belle Arti invita i suoi membri a concorrere ai funebri - 5 febbrajo giovedi 1874. Folla straordinaria fin dalla mattina per vedere la salma di Rovani stupendamente conservata. - Si rinchiude la salma, in camicia e mutande di lino, nella bara di piombo che ha un disco in cristallo corrispondente alla testa, e la si pone in altra cassa di legno. - La moglie di Rovani, ammalata, invia una corona di fiori, con un velo nero trapunto a viole del pensiero. La marchesa Villani, altra corona di fiori. Molti amici, molte corone d'alloro. - I Signori Gavazzi, ricchissimi, i cui oziosi appartamenti rigurgitano di fiori - li hanno negati - Due bande musicali: il consolato delle società operaje con tutte le bandiere. Gli allievi dell'istituto tipografico Pagnoni. Moltissime signore. Tutti i più simpatici campioni della scienza e delle lettere milanesi. - ‹Intorno a lui, non croci, non livree, non la veste della virtù, ma la virtù.› - Intorno al carro si mettono il pittore Hayez, lo scultore Magni, il poeta Uberti, l'avvocato Rosmini e l'assessore Labus. - Seguono maestri di musica (Ed. Perelli ecc.), e prof.ri della Scala come Corbellini e Confalonieri - Vincenzo Vela, Tranquillo Cremona, Giuseppe Grandi, Carlo Dossi, Mosè Bianchi, Paolo Gorini, Amilcare Ponchielli, Cletto Arrighi, Emilio Praga, Arrigo Boito ecc. ecc. ‹Non un prete.› Tutte le strade affollate: tutti i balconi e le finestre gremite di gente - ‹La Marchesa Villani, in gran toilette, a un balcone!› Gente perfino sui tetti. Si arriva al cimitero. Gli spaldi sono già tutti occupati. ‹Molti equipaggi che attendono› - Si leggono vari discorsi; uno del Curti e un altro del Cavaleri. Perelli ‹a voce altotonante› dice poche ma buone parole - ‹Alla sera si suona per i caffè, e al teatro milanese un'elegia del maestro Pettenghi.› - 6 febbrajo. E tutta la stampa è concorde nella sorpresa della immensa moltitudine che ha accompagnato Rovani, salvo la schifosissimaPerseveranza” che ne parla in un fatto vario, come di un concorso abbastanza numeroso. Si calcola a 20.000 persone il numero degli intervenuti. E notiamo, era di lavoro. - 7 febbrajo. Belinzaghi paga 400 lire per le spese della conservazione di Rovani a Gorini - L'orchestra della Scala paga una delle due bande. - Le tasse pel funerale - quelle di 3a classe, benchè il fun. fosse di 1a. - Il colombario, è dato dal Municipio, a gratis. - ‹Nota. Oggi 14 gennaio 1875 alle ore 11½ si scoperse il cadavere di Rovani conservato secondo il sistema di Gorini, alla presenza dello stesso prof. Gorini, Assessore Labus, Dottore Bono, Luigi Perelli, Primo Levi e di me Alberto Pisani Dossi. La conservazione fu trovata perfetta. Pareva appena spirato. Si cangiò lo strato di calce, posto disotto al cadavere e da esso diviso da un asse, poi si rinchiuse la bara ridisponendola nel colombario che portaGiuseppe Rovani, morto il 26 genn. 1874 - quì - Il municipio milanese interinalmente deponeva”.›

3878. Rov. Nell'appendice 2a alla Rov. - cit gli articoli di Tommaseo e di Dall'Ongaro su lui - l'Autobiografia, scritta da Ghislanzoni - l'opera dell'Abate Anelli, dove se ne parla - la necrologia del Cameroni, lo studio del Prof. Sangiorgio - le varie biografie sui giornali, come quella del Maineri sull'Illustrazione it. di Roma, quella di Giarelli sulla Gazzetta di Torino 29 genn.74 ecc. ecc. ‹V. anche “Meditazione dotta di Caridio” (Ghislanzoni) sul Capriccio - Lecco 1877.› ‹V. per ribatterlo, il bozzetto dello stolto Molmenti. Cit. lo studio critico di Perelli ecc.› Circa l'aneddotica rovaniana chiederne notizie a Lucio Talachini (Como - S. Vittore di Maccio) - alla madre della Carmine, ancora vivente ‹(1877)› - al semipittore Lazari - all'A[g]liati (Via Principe Umberto) - alla Marchesa Villani etc. - Dare anche un'occhiata, alla Bibl. di Brera, alla Miscellanea del frate di S. Ambrogio ad Nemus. - ‹Si desidera di ricordare ciò che diceva del cioccolatajo Gilio... - e a che prop. il verso del trote e storioni al conte di Gaeta ecc. - e del sigaro avana, fumato ¹/³ dal re di Portogallo, ¹/³ dal Rovani e l'altro terzo messo in vetrina da Confalonieri.› ‹Ripescare i versi di Nosetti - e di Carlo Porta (che si trovano presso suo figlio a Monza). ›

3879. Rov. Aned. cui porre la data ‹dopo di averli tenuti prudent. in quarantena› - Quando Rovani fu ‹(prima del 50)› la prima volta a Firenze fece molte lungarnate con Giusti. Giusti non gli chiese mai il suo nome Rovani s'incomodò mai di dirglielo. Entrambi erano entusiasti l'uno dell'altro - Il padre andò a trovare di nascosto Rov. in Isvizzera. Era d'uopo passare per boschi, e monti senza sentiero, e però abbisognava una guida. La guida era sempre on spallon, al quale si davano due marenghi, l'uno nell'andata, l'altro nel ritorno. La guida, volendo spillare dal padre di Rov. qualche cosa di più del pattuito, gli cominciò, nel ritorno, a dire che il bosco era pieno di ladri, che sarebbe abbisognata un'altra guida, che si poteva esser puniti ecc. Ma il padre Rovani, indifferentemente: Me rincress per ti - rispose battendogli la spalla - che te set gioven, ‹per mi me ne importa un cazzo.› El spallon non fiatò più - Un fatto che ebbe una letale influenza sull'animo di Rov. fu questo. Rov. era stato obbligato, quale collaboratore nella Gazzetta, a descrivere il viaggio dell'Imp. d'Austria (vedi biog. Maineri). Lo scrisse in parte, di malavoglia, e però fu richiamato a Milano. A Milano, uno dei fratelli pittori Induno, il più sciocco dei due, avea esposto un suo cerotto rappresentante, credo, la Battaglia della Cernaja, cerotto che ebbe fama di quadro non per ragioni artistiche ma politiche. Rov. si recò a vederlo. Ma il Gerolamo Induno gli venne incontro inibendogli l'entrata, e dicendogli: cossa el fa lu chi? ch'el vaga di so Tedesch ecc. - Rovani, invece di lasciargli andare uno schiaffo, come dovea, taque e si ritirò. E, d'allora in poi, la tetraggine cominciò in lui le sue visite - e l'assenzio gli si vide più spesso sullo scrittojo. ‹L'opinione è quella che tormenta il saggio e il volgare, che ha messo in credito l'apparenza della virtù al disopra della virtù stessa, che fa diventar missionario anche lo scellerato (Verri?)› - ‹Dixit et ardentes bibit ore favillas - I nunc, et ferrum, turba molesta, nega. ›

3880. Rov. (V. 3858, frasi felici, epigrammi ecc.) - Diceva di Garibaldi: grand'uomo e avrebbe potuto essere un altro Cesare o un altro Napoleone... ma ghmancaa la venna del luder. - Tradusse sarcasticamente la iscrizione sull'Arco di Porta Ticinese (eretto a fama degli eventi del 1815) Paci populorum sospitae: alla pace dei popoli... sospetta - e questo anned. fa degno riscontro all'altro di Manzoni, che leggendo sull'Arco di Porta Garibaldi dedicato a Ferdinando (?) d'Austria, i mercanti di Milano eressero, aggiunse, per quanta poca volontà ne avessero. - Vanzo pittore (V. 3858) era uno fra i più assidui scrocconi de' suoi pranzi e del suo spirito. Un si discorreva del Nerone del Cossa. “Varda ch'el Neron - disse il Vanzo - l'è bon” - E Rovani: Varda che i minestroni de mia eren mei. - Rovani avea poi particolari modi di dire e usava particolari aggettivi. ‹Oltre la frase mil. che rischiarava l'it. e viceversa.› Es.: tu vedi un uomo assai visitato dalla bolletta - il tal giorno io sarò molto a pranzo da voi. - El vin l'è bon! frase per mutare un discorso che non gli andava ai versi. (V. 3862 in fine) - Tra gli agg. usava spessissimo l'insospettato e il gentile (come Foscolo). - Il mai poderoso infine della proposizione -

3881. Rov. (V. 3858) - Rov. raccontava molti aneddoti del suo soggiorno a Roma. - Tra gli altri di un invito a pranzo fatto a lui “martedine invito a pranzo e si venite, venite - e si no venite... Accidenti! sinone - E di un caffè popolano, dove tutti sedevano tacendo e bevendo. Entrava poi qualcuno ammantellato, e con una voce profonda facea “ombra... ombra” - Parea un congiurato. E il caffettiere recavagli l'“ombra” che consisteva in un caffè e latte - Quindi entrava un secondo - anch'esso con aria di cospiratore - dicendo, “aura, aura”. E l'aura era cioccolatte con moltissimo latte (barbagliata). -

3882. Rov. All'osteria. - Un Rov. fece un pranzo con Perelli, al rovescio; cominciando cioè dalla mancia al cameriere, il caffè e le frutta, e terminando colla minestra. - ‹“Te vedet, se te ghe det prima la mancia, el serv con passion”.› Un altro , pranzò in mezzo a un giardino nevato. E la neve sulla pietra del tavolo gli serviva di tovaglia -

3883. Rov. È dovere di un governo di favorire i principali prodotti del paese. In Italia, fra questi prodotti, son l'arti. Nell'Arti ital. la Letteratura può dirsi la Cenerentola, e però dev'essere più che le altre ajutata, tanto più che un paese vive nell'eternità solamente in sua grazia. - Per favorire le Arti: due i modi. Omaggio - ai morti - ed ai vivi. - ‹Il secondo eccita l'emulazione: l'altro non la sconsiglia. Meglio che aprire scuole è mostrare come gli studi giovino. Oggidì lo stato è il paese. Lo stato pensioni a chi lo ha fedelmente servito - Or chi illustra il paese, serve al governo - Un artista è un impiegato publico - perchè non avrà egli d[iritt]o ad un premio?› Ma l'Italia è ammalata di codardia. Dei due omaggi non adopra che il primo (e non sempre). Essa scava la fossa ai suoi grandi figli, per chiuderla poi con un monumento fastoso. L'Italia non volle mai risparmiarsi un rimorso. Vedendo Rovani trarre la miseria di lui per le vie, si dicea: vergogna! e non ci accorgevamo che la vergogna era nostra, non sua. - Si osserva: ma Rovani non chiese mai. Ciò lo onora. A noi conveniva dare, e a Rovani ricevere non chiedendo. - Ma anche allora non si seppe fare per lui quanto ci lamentavamo di non aver fatto per altri.

3884. Rov. Ci limiteremo a dirlo una gloria milanese - ma Milano è in Italia - A noi duole di dover scriv[ere] la biografia di tale che tutti dovrebbero conoscere - Prova l'onestà di Rov. la stessa negligenza de' suoi materiali interessi - ‹Della sua povertà era attestato l'ingegno› - L'hanno udita... non l'hanno ancora sentita quella sua musica - L'Italia non è libera che in piccolissima parte: la maggior parte è serva dell'ignoranza. - Chi legge libri in Italia? i soli letterati. Ma i letterati invidiano ai letterati. ‹L'invidioso silenzio.› - Chi avesse assistito ai funerali di Manzoni, dovea pensare “gran paese l'Italia. Mente chi la taccia d'ingrata a' suoi grandissimi figli!” Eppure, io avrei voluto che ritornando dal cimitero, costui si fosse soffermato, fuori di Porta Venezia, ad una piccola osteria, dove il più ricco uomo nel pensiero italiano, Rovani, sedeva nella più squallida materiale bolletta; e avrei voluto vedere s'egli avea tanto coraggio di ripetere la sua lode. ‹Cit. quindi l'ann. di Perelli che gli reca le 500 lire della Mente di A. Manzoni - e la sorpresa tra l'ingenuo ed il furbo di Rov. che dice: bisogna donca che sto Manzoni el sia propri bon? - La grandezza dell'animo suo non fu adeguata che dalla grandezza della vigliaccheria de' suoi contemporanei - Rovani si diede in lett[eratu]ra ai generi più disparati, o com'egli dicea ridendo - disperati.

3885. Rov. Non piegò mai il collo al favore - non mentì mai stesso per adulare gli altri. Egli pensava, per così dire, a voce alta: e se temeva qualcosa era la lode. Rammentava spesso Focione, quando sentendosi applaudire si volse a un amico e gli chiese: ho forse detto qualche sciocchezza? - ‹Vitate quaecumque vulgo placent (Cic.)› - Invece gli era gratissimo un biasimo che gli venisse da un cuore d'amico. “Those best can bear reproof who merit praise” - Ei perdonava alla crudeltà quando fatta d'Amore.

3886. Rov. (da agg. al 3873 in fine, prigione) Rov. fu in prigione un'altra volta per la Guardia nazionale. Vi andò con due ciabatte sotto le ascelle. In prigione trovò uno staderajo (attore del S. Simone) che declamava “l'Aristodemo” del Monti. Lo lasciò dire per un poco, poi: donca come la giustem? - Cit. in seguito l'anned. di Vanzo che si presentò al Consiglio di Disciplina a nome di Rov. per difenderlo. L'avv. Pompeo Castelli gli disse: Non faccia smorfie - Parli pure in meneghino - Vanzo se ne offese, donde una lite. Cit. anche il modo con cui Vanzo si vendicò, in prima via, del Castelli. -

3887. Rov. La vita  di Rov. ci mostra come e dove egli abbia trovato nel vero i sentimenti e le frasi delle sue artistiche creazioni. Rov. visse a Milano, fu a Venezia, a Roma, a Parigi, e però ne' suoi libri coteste città vivono. Attraverso i Cento Anni e il Giulio Cesare noi possiamo seguire passo a passo i suoi amori, le gelosie, gli entusiasmi, le spossatezze - e conoscere i suoi amici e nemici - i suoi studi ecc. - La vita vissuta e la vita scritta di Rovani si rischiarano e si completano a vicenda. - Il che avviene anche in Foscolo ed anche in Manzoni (V. per quest'ult. 3898 - in principio - dove si parla del saccheggio della bottega del fornajo Martinelli). - La Stefania Gentili e la Sai son gemelle: così il conte Alberico e il marchese Villani ecc. -

3888. Manzoni, a chi gli chiedeva come mai facendo libribuoni, avesse fatto figlibirbi, rispose: I libri li ho fatti col capo, e i figli col cazzo. -

3889. Quando Manzoni si lasciava sfuggire qualche frecciata sulle cose del giorno, avea spesso la prudenza di aggiungere: Però podria vess come quella veggetta del Mont Cenis che in del 59 la trovava che i Frances che vegneven giò allora in Italia, no eren pu qui frances inscì gentil d'una volta - ai temp de Napoleon. - Forsi me par ch'el mond el peggiora, perchè peggiori mi. -

3890. Quando lo Strazza faceva le mostre di copiare Manzoni (donde ne uscì quel busto su cui la faccia par la radice solo del naso) Manzoni trovandosi un nello studio dello scultore, chiese ad un garzoncino del formatorevuj, coss'el te , al , el to padron?” - E il ragazzoEl me on franc al ... quand l'è sabet”. - Manzoni gli mise allora in mano un cinque-lire, sul che il ragazzo osservò: disi nagott, vera? -

3891. Nello Spirito milanese, uno dei primi posti va dato a Cesare Confalonieri, un oboe della Scala - tanto tondo di corpo quanto acuto d'ingegno. I suoi epigrammi sono talora degni di Rovani - e certamente se avesse imparato a scrivere la propria anima, invece che di soffiarla in un tubo di legno, la nostra letteratura conterebbe un insigne Umorista - Una sera suonava in casa del conte Porro Schiaffinati, che suonava lui pure, parmi, il flauto. E il conte dimanda: che tempo ho a pigliare? - ch'el toeuga pur su - risponde Confalonieri - un tempo signorile - Al medesimo Porro, scriveva da Londra lettere non affrancate, osservando: così vi riusciranno doppiamente care - Tale irritato con lui, gli diceva: me disen tutti ben de lu, ma poss propri no credegh. E a botta risposta, Confalonieri - e mi me parlen de lu, tutti mal, e ghe credi semper - Quando sua moglie, si trovò, per la prima volta, incinta, egli le disse: manda a toeu la toa solita levatris - Tale, lo avea invitato a pranzo, dicendogli: guarda, che ti tratto proprio da amico, senza complimenti. Conf. accetta, siedono molto a tavola ma poco a pranzo. Allora Conf. gli fa: te podrisset minga mettet on poo in sudizion? ‹opp. fa pur di compliment, ! - Fagh cera al Faccio - gli consigliava un amico - E C. : cont ona torcia - E dicea dello stesso Faccio che egli conosceva un sol tempo: l'allegro feroce - E poi canticchiava quel passo di Rossini nel “Barbiere” Oh che bestia oh che bestia - il maestro faccio... a lei - Confalonieri, avendo fatto rivoltare un soprabito, già rivoltato, diceal'è tornaa de bon umor - il che fa riscontro al detto del pittore Ranzoni che dopo di avere voltato e rivoltato il suo, osservava: e ora lo farò mettere in costa - Una sera si discuteva in teatro sul valore dell'Africana di Mayerbeer, tra un ammiratore di essa e Confalonieri. Il quale “Ch'el guarda - dicea - in di sedii - quand dan l'Africana, quanti che dormen... vun, duu... tri... El vedrà invece doman alla Norma - Ma l'indomani, anche alla Norma, due dormono. Il fautore dell'Africana si avvicina a Confalonieri, e mostrandogli i due, gli dice in trionfo: incoeu ghè la Norma... eppur si dorme! - Bravo - risponde senza scomporsi Confalonieri - ma quii duu dormen anmò de jer sera. - Conf. volea pigliarsi una moglie grande e grossa, perchè ce ne fosse per lui e gli amici. E ti, dicea a Perelli, te gavaree semper sedia chiusa in del lett de mia miee - A lui nasceva una bimba. Il parto era infelice. Occorreva il forcipe. Ed egli, fra il pianto ed il riso... la sa anca lee in che mond la voeuren mett... la voeur no... la voeur no”. - La bimba la mise poi a Crescenzago a balia. Dicea la cresserà ona gran lazzarona; l'è a cress-senz'ago - E, guardando entro il caldajo di un brodo tutt'occhi - “vuj! te me tegnet d'oeucc?” - E così, nel guidare la Pina (la rozza della sua timonella) e accennando a una carriola da fruttaiolo di tirarsi in disparte: tiret in on quintin... anzi on mezz liter - ecc. ecc. ecc. ‹Si passeggiava fuori di Lecco in una lunga stradetta chiusa tra muriccioli. C'era una serva piccolina (detta la servitù) la cui testa non oltrepassava il murello. E Conf. sojava per tutta la strada, esclamando: oh che bellissima vista ecc. ecc.›

3892. Un altro fra i belli spiriti della città, è il pittore Cremona. - Cremona dicea di Rovani, che ad ogni frase ch'el dis el ghe mett su la sabbia. - Di un quadro di G. BertiniBimbo nobile con cane”: el can l'è faa de bagai, e el bagai de can - Dell'avv[oca]to e maestro di musica Besozzi: i avvocatt el ciamen semper maester e i maester, avvocatt. Di una cantante ex puttana: la cerca adess in de l'arte, quell che no dagh la natura - Di Conconi, giovine dall'aspetto soave e che si piantava sempre in terzate paret el fant de coeur” - Annunciando il suo matrimoniohoo tolt, con licenza parlando, miee - e presentando agli amici questa sua moglie: prima la studiava el canto, e adess el suono - Quando gli si pagava qualche dipinto, ed egli portava a casa la sua saccocciata di marenghini, se la vuotava sul tavolo, vi cacciava dentro la faccia, poi la sparpagliava per tutto lo studio, e si occupava il resto della giornata a cercare ‹le auree piastrelle.› Ne nascondeva alcune nei buchi dei topi, altre nelle calzette. Un si trovò senza un soldo, e volea recarsi al veglione, ma non potea che recarsi a letto - Era mortificatissimo, allorchèrifrugando qua e nello studio e nelle sue robe,› scoprì ‹con sua immensa gioja› in una calzasudicia› un ultimo mezzo marengo... -

3893. Giuseppe Grandi scultore, a Torino, saltava via i nani in cui s'avveniva, come le colonnette stradali - con grande e grottesca loro ira - e usava poi di accendere il sigaro ai fanali delle contrade - Cajo Tantardini suo puntatore, lavorava in istudio, nudo, con in capo un cilindro. I vicini, scandolezzati, ne mossero lamento. Cajo, per salvare la lor pudicizia, s'indossò un giubbettino di lana che gli arrivava all'ombellico. -

3894. Un passeggiando, incontro un povero storpio che mi stende la mano. - Ma se t'hoo già daa jer - gli osservo - Risponde: ma mi gh'hoo famm anca incoeu -

3895. Il marchese Gerolamo d'Adda desiderava di conoscere il Dossi. Questi, finchè potette, se ne schivò. Quando non potè più, e cortesia volle che gli si presentasse, rimproverandogli gentilmente il d'Adda la sua eccessiva ritrosia, Dossi rispose: di volt, conossuu el coeugh, pias el pastiss. -

3896. [La nota, di 5 righe, è abrasa.]

3897. Gorini, nella sua gita nel Napoletano, per incarico del ministro Natoli, allo scopo di studiarvi i locali fenomeni vulcanici, si fece indennizzare dal governo per spese di vitto... 50... centesimi al giorno.

3898. Il barone Ciani avea un suo ritratto abbigliato da ciambellano napoleonico, dipinto da Pelagio Palagi, e natur. il ritratto era di un uomo sbarbato. Ma quando il barone si lasciò crescere i baffi, li fece mettere, da un inverniciatore, anche nell'effigie di lui.

3899. Bizz. (V. 3627) La mia famiglia 5. Le mie aeree creazioni. Passeggio con a mano il mio Guido ‹(dell'Altrieri),› e la mia Gìa. M'incontro nella coppia felice di Enrico ed Aurora ecc. - Lettere alla mia ignota amante 46. L'atrio della stazione. Io, seduto in un canto, melancolico. Vedo a partire felici sposi. Torno a casa, sempre solo -

3900. G.F. I diavolotti di menta incartati nei biglietti del lotto - L'attaccamento che certe pulzellone taroccatrici hanno per il bagatto - Tutto si perde pur di salvarlo... - Da bimbo, mi ricordo, che un birbo di servitore mi metteva fuori della finestra tenendomi per le ascelle. Quando ci penso, ne rabbrividisco ancora. Quel vuoto sotto ai piedi ecc. ecc. - Descriz[io]ne della Posta.

3903. Tra gli agg. stereotip. l'incerto piede - Per l'Adozione V. 1605. P.O.

3904. Bizz. V. sparsim in Bizz. e partic. ai N. 641, 654, 662, 672, 1431, 1512, 1590, 1609, 1652, 1654, 1700, 1743 (progetti), 1744, 1766 (lett. sui muri), 1777, 1809, 1825 (cervello mio), 1866, 1868 (segnitempi), 1869, 1882, 1963, 2006 (inno alla Paura), 2007, 2034, 2055, 2057, 2069, 2100, 2128, 2134, 2141, 2143, 2146, 2150, 2160, 2161, 2162, 2164, 2220, 2295, 2331, 2336, 2338, 2387, 2404, 2405, 2407, 2410, 2411, 2415, 2426, 2455, 2456, 2457, 2504, 2510, 2511, 2521, 2532, 2533, 2536, 2571 (cerebro universale), 2621, 2647, 2649, 2670, 2712, 2713, 2714, 2721, 2724, 2725, 2735, 2736, 2739, 2754, 2758, 2759, 2791 (diavolo), 2792, 2795, 2803, 2845, 2851, 2879, 2882, 2903, 2926, 2939, 2940, 2941, 2942, 2945, 2946, 2947, 2950, 2951, 2998, 3009, 3032, 3033, 3124, 3181, 3183, 3195, 3291, 3294, 3306, 3307, 3312, 3316, 3325, 3326, 3327, 3338, 3340, 3342, 3346, 3400, 3416, 3422, 3426, 3512, 3824 - Bizz. Crisi filantropica.

3905. Lavori del D. stampati o da stamparsi (a tutt'oggi 18 aprile 1877). I Il globo ne' suoi primordi 1866. (Album della S. del Pensiero) -Educazione pretina (nei due racconti) 1866 - Per me si va tra [la] perduta gente, racconto (1867) - II L'Altrieri, nero su bianco (1868). III Vita di Alberto Pisani (1870) - IV Elvira, elegia (1872). V Il regno dei cieli (1873). VI Dal calamajo di un medico (Vol. dei R.U.) (1873) - VII La Colonia Felice (1874) - VIII Valichi di montagna - Viaggio di nozze - La casetta di Gigio (G. I.) - Balocchi (G. I.) - Tesoretta (G. I.)  - Istinto (G. I.) (Palestra Letteraria) - I nomi (N. L.) - Il Natale (G.F.) (giornale delle dame) - Il vecchio bussolotajo (G. I.) - Giudizi della giornata (G. I.) - Un po' di musica (G. I.) - Un cas de conscience (G. I.) - Una visita al Papa (G. I.) - Charitas (G. I.) - Dieci bicchierini di assenzio (G. I.) - La fede (G. I.) - Zolfanelli alla prova (G. I.) - I lettori in Italia (R.U.) - La calata dei Matematici (R.U.) - I dilettanti (R.U.) - I seccatori (R.U.) - La gente che mangia quando vuole e la gente che mangia quando può (R.U.) - Profumo di poesia (G. I.) - Il merlo (da rifare) - S. Carlo (id.) (G.F.) - Lavori non da stamparsi. I primi aborti (La caduta di Milano - poesie varie ecc.) - Erano giunti sul ripiano dello scalone...” (brano di romanzo) - Lodovico Ariosto, commediola per fanciulli - Ave Maria - I bigottoni, comedia in mil. in 3 atti.

3906. Rov. I seguenti anned. su Rov. mi sono stati forniti dal Marchese Villani, provenienza assai sospetta. Qualcuno per altro, tra essi, ha tutti i caratteri della verità. Segno i sospetti con una stella (*), e trascrivo i brani di lettera del Marchese, ben inteso potandoli: - Nel sett. del 67 (chi scrive è il Villani) mi giunse a Desio stralunato, declamando contro i perversi amici dell'Arte, cui consacrò ogni pensiero, la vita stessa. Avea veduto il disegno in rilievo della Piazza del Duomo, e capiva quanto ne scapiterebbe quell'augusta mole, contornata da alti fabricati. Non poteva darsene pace; non mangiò che un pezzetto di formaggio col pane; e partì trangosciatissimo. L'indomani cercai di consolarlo coi seguenti versi (e quì un sonetto ridicolo) - Quando gli morì l'amico Raiberti per tre giorni non ebbe parola, e rispondeva agli amici: piango, non scrivo. Poi prese la penna e nella sua Gazzetta di Milano tessè una biografia all'illustre Medico Poeta, che è un triplice trionfo d'amicizia, di cuore e d'ingegno - Appena la lessi gli gridai in vernacoloCristo! che pesa grega in su l'archett - dopo st'arci-stupenda sinfonia - Raibert l'è viv anmò, ghè de scomett”. - Raiberti gli appariva spesso in sogno - Notissima in Milano e fuori, la sua ira biblica contro i profanatori dell'arte in genere, e in particolare della musica, ch'egli chiamava la sua unica amica. Detestò i piegati e i venduti al culto della scuola franco-germanica, che violava la nostra; chiamava filibustieri musicali i Wagneristi; epperò perdette l'amicizia e il favore del Lucca che ne' suoi primi anni e quando penuriava, eragli stato assai benevolo di ajuti. - Franco fino all'offesa, indipendente fino allo sprezzo con chi opponeva frivole ragioni a' suoi severi e sani propositi in fatto d'arte, perdette il favore di molti. Io gliene facea rimprovero, pregandolo a temprarsi, tanto più ne' luoghi publici. Non posso - rispondeva - prima mi ucciderei. A me preme assai più essere amico di me che degli altri. - ambì mai accettò onori officiali e croci, che più di tanti egli meritava; e l'udii rispondere netto a chi gliene offrì: Se le tenga: per me, è cavaliere chi non lo è (*) - - Nol trovai mai cupido, interessato, meno poi cortigiano; e infatti più di una volta a me che ne lo lodavo, disse: sai, la cupidigia è spada, ma il disinteresse è scudo (*) - Viaggiai sovente con lui - sempre sobrio, faceto in brigata; e se l'assenzio e i liquori, ai quali fatalmente si diede nel 62 per iscordarsi, diceva lui, non gli avessero ottenebrato la mente e fiaccato il corpo, dopo i Cento Anni e il Giulio Cesare, avremmo altri frutti del suo nobile ingegno (Caro Marchese: e non ti pajono bastante il Cesare e i Cento anni? C'è da dar fama a 10 e non a un solo scrittore) - Troppo liberale con nuovi e vecchi amici, troppo credulo con chi gli raccontasse miseria, profuse tanto denaro che avrebbe potuto congregare a suo prò: forse come il Pergolese e l'Harold presentiva di morir giovane: epperò, dissipò, ajutando, beneficando, anche coloro che nol meritavano. - “Vera ricchezza le buone opere mi diceva spesso (*) - e largheggiava col ventilabro. Cuor di diamante, mente spesso di vetro - Mite, piacevole, gradito, per varia ed arguta dottrina e per pugnacissimo ingegno, si facea nell'ebbrezza cupo e ringhioso (*). Ma sempre lo vidi rispettato - e guardato con riverente pietà (*).

3907. Il gusto moderno è più verecondo dell'antico.

3908. La prima Ediz. dell'Orlando Furioso apparve nel 1516, un'altra fu pubblicata nel 1532. In questo mezzo egli attese a ritoccare il poema e quasi può dirsi che ciò fosse sua unica occupazione. Se si confrontino le due ediz. apparirà incomprensibile come uno scrittore che incominciò dal peccaregrossamente contro le regole e del buon gusto e della diz. poetica potesse in seguito espungere tali colpe e mettere in luogo un sì gran numero di trascendenti bellezze (U. Foscolo art. crit. ingl.) cf. colle due ediz. Manzoniane.

3909. Milton dapprima pensò di celebrare Arturo e la tavola Rotonda. “Si quando indigenos revocabo in carmina reges - Arturumque etiam sub terris bella moventem” (Mansus) - (Foscolo). E Tennyson ai nostri giorni eseguì il progetto di Milton.

3913. Il Bojardo facea uso delle proverbiali maniere di Lombardia che non hanno significato grazia (Foscolo) (!) Asino lui, il Bojardo che non sapeva adoprarle. Vedi invece Dante, come le usò! - sarebbe disutile alla gloria dell'Alta Italia mostrare qual vasto contingente di parole e di modi, essa abbia versato nell'oceano della Comedia divina.

3915. I geografi... che girano il mondo senza mai pagar l'oste -

3916. Le passioni nelle anime calde insieme e vigorosissime d'intelletto e di fantasia si concatenano in ragionamenti, si condensano in massime, e si impadroniscono della mente con impeto poco diverso della mania. Di che il Tasso ha pur fatto esperienza in troppo ecc. (Foscolo disc. su Dante) - E ciò potea dirsi anche di lui, come pure di Rovani.

3917. Il pensiero non è altro che un più rapido moto di molecole - il genio è una varietà della pazzia -

3921. Rov. non guardò mai indarno in un libro.

3922. Amico Gigi - Tu puoi ben dirmi, per la monotona imbronciatura delle mie lettere: ma muta suono: io ti posso sempre rispondere: mutami tu l'istrumento. Epperò giudica, se ti pajo ora in istato di riflettere l'iride umana in un libro! Chiamava il libro, S. Agostino, “coscienza scritta” e a ragione. Per quanto un autore falsifichi , accattando dagli altri, il suo cuore gliel leggerai sempre attraverso. Così: più le passioni dell'uomo saranno vive e variate, e più lo stile dello scrittore terrà quella vita, quella diversità di motivi, e perfino que' difetti, che irritano soli la sensazione del gusto. Di ciò, mirabile esempio, i Cento anni. Ma in me siede invece unicamente la grigia noja, la quale non può non trovare l'eco del suo sbadiglio - primamente in chi scrive, poi in chi legge. Come lo fabbrico ora, il mio stile appartiene non tanto alla letteratura che alla farmacopea; Vedi classe degli oppi - Or chi me lo sveglia? Io mi desidero a volte un cambiamento totale di vita; di uscire cioè da questo asilo d'infanzia e gittarmi nella giovanil mischia. E vorrei viaggiare, ma mi sconsiglia la borsa; e vorrei fare all'amore ma mi sconsiglia lo specchio - Oppure, penso che chi mi opprime la fantasia è la stessa sua madre - Memoria. Io forse ho ingojato più che non potessi concoquere. Le sincere emozioni, che mi si mostran nell'animo, invece di servirle ancor calde, le lascio affreddare, le staccio per i sette crivelli, le imbroglio di spezierie, e le tormento finchè le servo ammuffite. Non dico di non raggiungere, taluna volta, il bello, ma dal bello al sublime, eh c'è che ire! Si va, al primo, per vele; al secondo per ali: l'uno ascende da terra, discende l'altro dal cielo. Sta dunque in ciò la ragione della mia artistica incompletezza, che io non mi sono fidato mai di esprimere me da me solo ma ho sempre cercato al mio cuore le labbra altrui, o l'altrui cuore alle mie - mentrechè la dottrina (che è il non nostro sapere) dovrebbe semplicemente servire agli artisti per aquistare la scienza (che è il saper nostro) ossia, dovrebbe servire come le dande ai bambini - [ad] apprendere a farne senza. Ma oh quanto pochi osano esser stessi. (21 aprile 1877. Induno).

3923. Bizz. Bene del male 24. Dall'esiglio la grandezza di Dante - dall'amore (che io conto fra i mali) la grandezza di Petrarca. - Se Troja non fosse stata infelice, chi mai la ricorderebbe? - ecc.

3926. Et. baucalìs, specie di vaso da bere (V. in Ateneo) cf. boccale. - bombyliòs, altra specie di vaso da bere. cf. bombola - otobéo cf. toben (ted.) - [s]cholé, cf. scuola, otium - lìs, glatt (ted.) cf. lis (mil.) - praesagium, profezia cf. via il prae, sagen (ted.) dire - perucca cf. ptérygas, ale, avvertendo alle forme delle parrucche.

3927. Di Jean Paul Richter può dirsi che le parole sono altrettanti pensieri, i pensieri altrettanti libri - e ogni libro una biblioteca. -

3928. xéstes, misura per liquidi o solidi, Krug, cf. cesta - pýtho, stinken cf. puzzo - kràta, accus. omer. di kàra, testa cf. mil. crappa -

3930. Kallimédonti gar therapeýo tas kòras = éde tetàrten eméran. - B. ésan kòrai = thygatéres autò; - A. Tas men oùn ton ommàton, = as ud'o Melàmpus, os mònos tas Proitìdas = épause mainoménas, katastéseien an - (Alesside in Ateneo). Giuoco di parole, tra occhi e fanciulle, traducibile perf. in spagnolo - col niñas - e semitraduc. in ital. col “pupille” -

3931. Cnidius Ctesius dice che i vulcani si estinguono col fieno - cf. colla tradizione riportata da Gorini nel suo libro sui vulcani, e interpretata al rovescio -

3932... Chè non è impresa da pigliare a gabbo ecc. Dante per l'um[orismo]. - E per l'orgoglio Dantesco v. Lo collo poi con le braccia mi cinse = baciommi in volto e disse: alma sdegnosa = benedetta colei che in te s'incinse - e v.: e forse è nato chi l'uno e l'altro caccierà di nido ecc. - e v.: il poema sacro = al qual ha posto mano e cielo e terra ecc.

3934. L'alloro in Campidoglio fu ottenuto dal Petrarca pel libro del poema latinoAfrica” che nessuno più legge.

3935. Addison nella colonna infame di Milano non vede che la bella latinità dell'iscrizione.

3936. Una lingua non parlata ma semplicemente scritta (come, secondo Foscolo, sarebbe l'italiana) dura più immodificata di una parlata; chè le lingue si mutano coll’insensibile alterarsi della pronuncia... - Donde la importanza di tener in fiore i cosidetti dialetti, che sarebbero le lingue semplicemente parlate.

3938. Tutte le lingue, e la italiana più ch'altre, s'arrendono ad ogni trasformazione a chiunque può e sa far obbedire la lingua al genio (id. [Foscolo], id. [art. ingl.]) - E ciò può contrapporsi alla frase di Giuseppe Ferrari, “la lingua italiana è lingua reazionaria” forse perchè non la sapeva adoprare.

3943. Gallia Ateniese compose una tragedia intitolataGramatica”, tutta a frigidezze gramaticali - in cui p. es. i cori cantavanobéta àlpha ba, béta ei be, béta éta be ecc.” - Descrizioni di lettere assomiglianti ad oggetti si hanno, oltrechè nei frammenti di questa tragedia, in Euripide (nome di Teseo THESEYS), in Agatone, in Teodete Faselita ecc. cf. l'alfabeto di prete jacopino nel Merlino Coccaj - e il metodo Capurro adottato a nostri nelle scuole di caserma - Ric. l'epitafio di Trasimaco composto da Neoptolemo. tùnoma théta ro alpha san u àlpha chì ou san  = patrìs Kalchedòn· e téchne sophìe -

3944. Brano di lettera di Rovani a Mongini riportato nella “Lombardia” 2 maggio 1877 N. 120 “ho letto le due brillantissime strofe improvvisate in risposta a quelle dell'esimio Negri. Tu sei nato a tutto. Ma non è di ciò che si tratta veramente, si tratta che tutta Milano ti desidera, e vuole sentirti nell'Otello, e vuole che il soldato diventato il più illustre dei tenori mandi il refrigerio della sua voce e della sua arte evangelica, a vantaggio dei feriti prussiani e francesi...” -

3947. Origene scrisse 6000 volumi, 20.000 Didimo gramatico. - Gli scrittori vecchi spregiavano i libri di poco volume. La scienza non la si stimava che in folio-foliissimo. - Eppure furono spesso i piccoli libri che segnarono le rivoluzioni intellettuali. - Vedi ad es. il Beccaria dei delitti e delle pene ecc. - Grandi autori di piccoli libri.

3952. - I miei versi mi costano poco - diceva con orgoglio un poeta - Gli si rispose - Costano quanto valgono. -

3953. La Madonna, è l'amorosa di chi non ne ha.

3957. In Italia il far nulla appartiene alle occupazioni.

3961. La moglie di Alb. Durer, e di Berghem, facevano lavorare i propri mariti come schiavi. Così la moglie di T. Cremona ecc.

3962. Conf. tra i pamphlets e gli antichi libelli.

3963. Nei R.F. (2a p.) Ricetta per la lampada perpetua di Liceto.

3966. Sul monumento sepolcrale di Dario o toús mágous anelòn - era scrittoedynàmen kaì oìnon pìnein polýn kaì toùton  phérein kalòs”. - Alessandro e Filippo il Macedone erano ubbriaconi - Dionigi di Sicilia durava ubbriaco 90 giorni - Gli uomini d'ingegno che si perdono nel vino o nel cibo, possono sempre rispondere a chi ne li rimproveraecchè! troveremo anche noi il nostro Ateneo” - Ateneo difatti nel suo Deipnosofista (10) registra diligentemente i maggiori ubbriaconi o ghiottoni. -

3968. (di un guercio) ...e guardando il mio amico, così mi parlò...

3969. Influenza della tradizione nei giudizi lett. - sia in lode che in biasimo. Si cominciò a lodare il Boccaccio, e si seguita ancora - Si cominciò a biasimare l'Aretino, e si biasima ancora. E nessuno più legge l'Aretino, che è degno in parte di lode, il Boccaccio, che quasi tutto ne è indegno.

3974. A volte le troppe correzioni in un'opera d'arte, fanno alla vista l'effetto delle mende in un abito. Meglio uno strappo naturale che non un pottiniccio (carpogn).

3975. La farina delle tue parole non ha mai fatto pane per me.

3976. Di Rovani, si trovano due art. sul giornale dell'Ingegnere, architetto ed agronomo, stampato a Milano - cioè -Vol. un artic. sull'opera di P. Selvatico corso d'Estetica, parte antica (pag. 451) - Vol. , altro art. sugli Studi economici di Jacini (pag. 197) - Vol. id. v. anche lettera sull'art. di Rovani a proposito dell'opera di Selvatico (pag. 206).

3977. Bizz. Morte del diavolo. “Adesso c'è il Papa che fa per me (Inutile ch'io stia al mondo ecc.)” e da quel punto non venne più in terra.

3978. L'intreccio in un libro genioso deve servire ad adescare dolcemente il lettore fino alla fine, non già a trarvelo tumultuariamente a corsa: - dee lasciargli cioè l'agio di osservare il paesaggio per cui passa... L'intreccio ha da essere una carrozza, non un vagone. - Nei libri invece cattivi è indispensabile che l'intreccio usurpi tutta l'attenzione del lettore e lo tragga a rotta di collo. Guai se il lettore ha tempo di meditar ciò che legge - Quanto allo stile non dev'essere d'impaccio al cammino del lettore, ma non deve neanche essere una sdrucciolina che lo conduca in un atimo e senza scosse alla fine - In un libro l'intreccio è il veicolo, lo stile è la via.

3979. Quando Settembrini cercò di demolire Manzoni, richiesto quest'ultimo che mai pensasse del libro del professore napoletano, rispose: “Vun che l'è staa ai de la forca, el gha diritto de tutt quel ch'el voeur” - Perelli andò a trovare Manzoni a BrusuglioV. n. 5023›, Manzoni era seduto in giardino sotto alcune belle piante. E Perelli: che belle piante, Don Alessandro! - Rispose il gran Milanese: I hoo piantaa . Ma lor seguiten a vegnì mei, e vecc e secch etc. - cfr. col passo magnifico di Seneca (Epist. mor.) che, andato in villa, trova una casa da lui fabricata in rovina.

3980. I Fratelli Fumagalli, egregi violinisti, pianisti, erano detti in conservatorio “i quatter villan d'Inzagh” - Il conte Porro Schiaffinati dilettante musicista, li chiamava a volte nella sua villa di S. Albino per sonare loro insieme. - Il conte andava sempre fuori di tempo. Adolf. Fumagalli non potè a meno di osservargli ciò. Ma l'amico Confalonieri (altro dei suonatori) Va a temp, - che te set on villan d'Inzagh... (accennando al Porro) l'è cont.

3981. Gli onori che si rendono solitamente in Italia ai grandi uomini morti (che si spregiarono vivi) si riferiscono in certo qual modo agli ancora viventi. Tra gli uominidegni di statua e duomopassò quasi per tacito consenso il patto, che ciascuno abbia a gustare la gloria del suo predecessore, come gloria sua. - Nei funerali di Manzoni, Rovani godeva i propri - in quelli di Rovani, fors'altri. Finchè non si onoreranno direttamente i vivi, gli onori ai grand'uomini morti, saranno loro un certo quale compenso...

3985. Tra gli anned. racc. da Rovani quello di Giraud - gran beone di liquori, che picchiava leggermente, colla sua giannettina d'oliva, sulle gamboccie celesti e sode dei Croati, dicendo agli amici: te vedet? vegnen gra... (e quì un singhiozzo effetto dell'alcoolismo) vegnen gra... ass. -

3991. il verde sangue delle piante.

3993. cf. il The boy and the mantle, nelle “Percy's reliques of ancient english poetry” col Manteau mal taillé nel “Livre d'amour”.

3994. more smooth than pearl - to rang[e], ingl., vagare - cf. andar randagio.

3999. Leggendo Richter parmi di legger... me stesso -




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