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Carlo Dossi, alias Carlo Alberto Pisani Dossi
Note azzurre

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  • 1005-2000
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1005. Quod tu cum olfacies, deos rogabit - totum ut te faciant, Fabulle, nasum - cf. Porta “Che per usmaj se vorev vess tutt nas (nel miracol)”.

1007. Ut flos in septis secretus nascitur hortis ecc. Catullo L. II Carmen nuptiale. cf. Ariosto “La giovinetta è simile alla rosa ecc.” - Jacques de Gohorry dans le livre d'amour - Ovidio Metam. L. III ecc. ecc.

1008. ebriosa acina (Cat.) - hesternus dies, yesterday - cerasus, scires (mil.) - mea Pila est (Plauto), ho la palla in mano.

1009. Vive diu mihi, dulcis anus, proprios ego tecum - sit modo fas, annos contribuisse velim (Tib.) - cf. Lamb (Sketches), che voleva unire gli anni ancora a lui destinati con quelli di Bridget per ripartirseli tra loro egualmente.

1018. victricesque moras Fabii (Propertius) - hic nulla puella, il n'y a plus d'enfant - pallium tuum, paltò -

1028. Multas per gentes et multa per aequora vectus ecc. (Cat. Inferiae ad fratris tumulum) cf. Foscolo, sonetto in morte del fratello “un dì s'io non andrò sempre fuggendo” ecc.

1029. fu buono senza bontà, coraggioso senza coraggio.

1037. ferroque faces inspicat acuto - frase di Virgilio - potrebbe esprimere solennemente il modestissimo lavoro di chi aguzza i legnetti pei zolfanelli. -

1039. Potniades, cavalli di Potnia, poney? - mo, per ora dal latino modo.

1040. tibi ducitur uxor - sparge, marite, nuces (Virg.?) - cf. nuces e nozze - pan e nos mangià de spos (mil.) - La noce emblema, dicono, della copula stendendo il guscio il velo sull'interno mistero. Io troverei invece questo emblema nella necessità di rompere il guscio per arrivare al dolce frutto.

1041. nec nautica pinus - mutabit merces; omnis feret omnia tellus (Virg.) - Bell'età davvero! e si osa sperarla!

1043. Moltissimi versi di Virgilio hanno la capacità di essere applicabili alle più disparate materie. Qui legitis flores et humi nascentia fraga - frigidus, o pueri, fugite hinc, latet anguis in herba, potrebbe servire di motto a qualche libro, dove con tutte le lusinghe dell'Arte, si trattano argomenti insidiosi alla castità ecc.; l'Ite domum pasti, si quis pudor, ite juvenci - sarebbe ben detto da un re che sciogliesse una camera di deputati vendicoscienza - per es. la nostra.

1044. Pallentes violas et summa papavera carpens - (id.) ‹ cf. Manzoni, il pallor della viola.› - Ducere in longum, tirà in longh.

1045. malo me Galathea petit - C'è chi traduce “mi tirò un pomo per farmi accorgere di lei”. Una simile frase in Teocrito e Aristofane vuol dire eccitare all'amore - Ne sarebbe anche un esempio la leggenda biblica del pomo di Eva?

1056. descendunt statuae restemque sequuntur; - ipsas deinde rotas bigarum inpacta securis - caedit, et immeritis franguntur crura caballis: - jam strident ignes, jam follibus atque caminis - ardet adoratum populo caput, et crepat ingens - Sejanus; deinde ex facie toto orbe secunda - fiunt urceoli, pelves, sartago, matellae - (Giovenale). ‹Il sudate o fuochi a preparar metalli fu ispirato all'Achillini da una scorretta edizione di Giovenale.›

1066 b). gaudent… garruli secura narrare pericula nautae (id.) e per converso - Dante, “non vi ha maggior dolore, che ricordarsi del tempo felice - nella miseria” ‹Il rovesciare l'idea altrui è già plagio.›

1068. Si ravvisano molti punti di contatto fra Giovenale e Zanoja -

1069. ubicumque sanguis est, ibi est anima et operatur - Questa opinione è antichissima - ed ha un gran lato di verità. Si possono istituire paragoni tra il sangue animale, vegetale e minerale (Vedi fisiologia plutonica di P. Gorini, Origine dei Vulcani).

1071 ‑ A proposito dei pedanti che trovarono da dire su Manzoni che aveva usato nei suoi “Promessi” lo per ciò - V. Dante Purg. XI v. 141… Faranno sì che tu potrai chiosarlo cioè chiosare ciò. - La pedanteria è figlia dell'ignoranza.

1073. Il canto VII Purg. di Dante - si potrebbe chiamare il canto dei nasi - Al v. 103 dice: “e quel nasetto che stretto a consiglio” - al v. 113 “cantando con colui dal maschio naso” - e al v. 124 “anco al nasuto vanno mie parole” ecc. - È uno dei pochi punti della divina satira dove si trovino traccie di umorismo comico - chè di umorismo tragico, essa abbonda. ‹V. anche 1086.›

1074. Padre e suocero son del mal di Francia ecc. (Dante Purg. C. VII v. 109). - Se per mal di Francia si allude anche alla lue venerea - questo sarebbe allora anche secondo Dante anteriore alla discesa in Italia di Carlo VIII - quì parlando il poeta di Filippo il Bello. -

1077. Quinci comprender puoi ch'esser conviene - Amor sementa in voi d'ogni virtute - e d'ogni operazion che merta pene. (D. Purg. XVII v. 103 e seg.) È un giuoco di parole che par fatto apposta. - Amore - acceso di virtù sempr'altri accese - purché la fiamma sua paresse fuore - (id.)

1078. Dante come ogni altro grande poeta ha certe sue peculiari e strane espressioni - p. es. perch'io te sopra te corono e mitrio (Purg.) - Ora era onde il salir non volea storpio - trassi dall'aqua non sazia la spugna (cioè non mi cavai del tutto la voglia di richiedere) - Così Dante, quando gli si presenta al balzo un gioco di parole, lo piglia come fa anche lo Shakespeare, per es. perchè fur negletti li nostri voti e vòti in alcun canto (Paradiso C. III v. 57) - V. per l'Alliterazione, l'indice.

1079. Così parlommi, e poi cominciò “Ave-Maria” cantando, e cantando vanio - come per aqua cupa cosa grave. - (Dante Paradiso) - Sparve - come per l'aqua il pesce andando al fondo - Me ricevette com'aqua riceve - raggio di luce. - Per me reputo il Paradiso, la parte più bella del divino poeta. Leggendolo, par di essere trasportato in una strana vita spiritica, tutta illuminelli di specchi e riflessi di aqua ecc. Per citarne i migliori passi, bisognerebbe trascriverlo tutto.

1081 b). (V. 1071) Ai pedanti che non vogliono moderno ma odierno, si possono citare i due versi di Dante, che è la nostra prima autorità in fatto (i pedanti direbbero in atto) di lingua. “Per modo tutto fuor del moderno uso” (Purg. C. XVI, v. 42)… “Che quanto durerà l'uso moderno” (Purg. XXVI, v. 113) - cunta (Dante) per indugio, da cunctari - cuntee (milanese) - coto, pensiero. cf. con coito e trova i rapporti tra la generazione degli uomini e delle idee.

1084. Vedi pei giorni della Merla, Dante (Purg. C. XIII, v. 121 e seg.). Dante è prezioso non solo per la poesia, la storia e la filologia - ma anche per la piccola archeologia di molti usi e costumi regionali d'Italia.

1085. Dante, come ogni altro grand'uomo, era pieno di sè - chè senza intima fiducia a nulla di sommo si arriva - e non solo tradisce questo in molte frasi della sua Divina Comedia, ma lo confessa francamente nel C. XIII del Purgatorio (dal v. 133 al 138) dove dice che non ha tanto paura di passare un po' di tempo nel luogo degli invidiosi, quanto in quello de' superbi.

1089. Aristofane, ha un Posto importante nella Storia dell'Umorismo. Comune agli umoristi è l'inventare le parole e Aristofane ne ha trovate alcune che valgono, per idea, pagine. Le conosciutissime Nefélai hanno punti magnifici di umorismo - per es. il racconto di Strepsiade al figlio del suo matrimonio - il dialogo col discepolo di Socrate (la pulce e la zanzara). - St. Atàr tì pot'es ten ghen blépusin utoì? - Mathetés? Zetùsin ùtoi tà katà ghés. St. bolbùs ara - zetùsi ecc. (pag. 190-191 editio minor Teubner)… Math. (mostrandogli una carta geografica) opàs? - aìde men Athenaì. - St. tì sy légheis? ou peìthomai, - epeì dikastàs ouch orò katheménous -. poi il frizzo sull'Eubea - indi… St. all'e Lakeidaìmon pu 'st?Math. opou 'stin? Auteì. - St. os engýs emòn. tùto méga frontìzete - taùten af'emòn apagagheìn pòrro pàny e così via (pag. 192) ‑ Notabile il passo dove Socrate racconta che cosa fanno le nubi. Sok. : u gàr ma Di' ecc. V. pag. 200 - notabile il dialogo fra Strepsiade e Socrate… Sok.: - allà brachéa su pythesthai bùlomai, - ei mnemonikòs ei. St. Dýo tròpo, né ton Dìa - en men g'ofeìletai ti moi, mnémon pany - eàn d'ofeilo, schetlios, epilésmon pany Sok. Fer'ìdo, tì dràs, en tis se týpte? St. týptomai… Magnifico è l'altro dialogo fra Socrate e Strepsiade dopo l'intermezzo del coro, per la vivezza, la soja ecc.

1091. Nelle Nefélai (Vedi 1089-90) è pure notabile la disputa tra il Giusto e l'Ingiusto dove il Giusto soccombe - squarcio di satira umoristica in cui Aristofane mette in berlina l'Atene de' giorni suoi - dalle parole d'oro e dal cuore di fango. -

1092. Tra i giochi di parole di Aristofane si nota il tì dèta lereìs, òsper ap'ònu katapesòn? (Nefélai v. 1275) - o apò nù - cioè cader dall'asino - e cader di cervello (impazzire) - Tra gli equivoci di Plauto si nota il Maris causa hercle istoc ego oculo utor minus: - nam si abstinuissem a mare, tamquam hoc uterer (Miles Gloriosus IV. 7) a mare o amare. - Altro gioco di parole aristofanesco nei Cavalieri: chésaito gar, ei machésaito se la farà sotto se combatterà.

1095. Anche Aristofane (V. 1070 ecc. coscienza del merito proprio) teneva coscienza del proprio merito - Vedi p. es. - Nubi - I° intermezzo, versi del coro 560-62. - òstis un tùtoisi ghelà, (alle comedie cioè de' suoi rivali) tois emoìs me chairéto. - en emoì kai toìsin emoìs eugraìnesth'eurémasin, - es tas òras tas etéras eu groneìn dokésete.

1097. o pambasìlei' Apaiòle - aithéra biothrémmona pànton - cf. Dossi, il creatore soffio di Dio - thýraze - heraus - , Kpovìon òzon, che sai di Saturno, cioè set un andeghee (mil.) - paìs énorchos - puer testiculatus, ben coglionato - tòlmema néon, ardimento nuovo - nefélas, reti finissime -

1098. Nei Cavalieri altra bellissima comedia satirica di Aristofane - dove si dà la soja al popolo badaud e agli adulatori del popolo - un venditor di salsiccie che aspira alla Politica, chiede parere a un domestico… eip'emoì kaì pòs egò, - allantopòles on, anér genésomai? - Oiketés A: di'autò gar toi tùto kaì gìgnei mégas. Otiè poneròs, kax agoràs ei, kaì thrasýs - etc. V. IPPES dal v. 180 in avanti - Dice il venditor di salsiccie “tuttavia non mi credo nato al governo” - Al che il domestico: non sei nato?… bah! non hai a far altro che ciò che fai - mescola, imbroglia, lusinga il popolaccio addolcendotelo con parole cucinesche (con carezze da cucina) (ton démon aeì prospoiù, - ypoglykaìnon rematìois magheirikoìs). In complesso, hai qualità eccellenti pel popolo - voce forte - cattiva nascita - ciarlataneria - Tu tieni tutto quanto è necessario a governare. Inoltre concorrono a sollevarti gli oracoli. Coronati dunque e liba alla Stultizia - poi va e combatti l'uomo (che è Cleone) - Il venditor di salsiccie vuole che il Démos, personaggio simbolico pel popolo - giudichi la causa fra lui e Cleone non al Pvýx ma a casa sua, ma come Démos nega, egli esclama: oìmoi kakodaìmon, os apòlol'. O gar géron - oìkoi men andròn esti dexiòtatos - òtan d'epì tautesì kathétai tes pétras - kéchenen e non sa dire più nulla. - Buona è la scena tra il Salsicciaro e Cleone, che fanno a chi adula più vigliaccamente il popolo, e a gara gli offrono i più schifosi servizi.-

1099. Kechenaìon pòlis la città di coloro che stanno a bocca aperta a quanto succede: magnifica trovata per indicare il carattere degli Ateniesi. cf. con Parigi, la ville des badauds -

1100. Negli Uccelli di Aristofane, nota il carattere del dio Triballo, dio barbaro, che viene con Ercole e Nettuno in ambascieria agli uccelli - e cui, per il suo nulla capire, gli fanno dire gli altri due quanto mai vogliono - p. es. Poseidòn: kaì ton Triballòn výn erù - Eraklés: o Triballòs oimòzein dokeì soi? (cioè, appressapoco, vuoi andar sulla forca?) Triballòs: (che non capisce nulla) saunàka - baktarikrùsa. Er. Fesìn eu léghein pàny - Questa scena venne più volte imitata. cf. p. es. comedie in dialetto milanese di Maggi, o in veneto di Goldoni - Buona la scena con gli ambasciatori, dove Peisthétairos insinua sagacemente nel suo discorso alcune frasi che dicono di cucina, tanto che Ercole e Nettuno che hanno appetito, scendono a patti. - Così, quando Peisth. chiede loro Sovranità in matrimonio, e Nettuno risponde u diallagòn eràs - Peisth. Olìgon moi mélei - màgheire, to katàkysma kré poeìn glyký - e allora Ercole: o daimòni' anthròpon, Pòseidon, poi férei? - emeìs perì gynaikòs miàs polemésomen? (Ornithes v. 1635 ecc.) V. 1103-04-05.

1101. Le Ekklesiàzusai - è una fra le parodie più saporite di Aristofane - Magnifica, argutissima è la prima scena della prova dell'assemblea femminile. - Assai bello anche il Plùtos in quella parte almeno che formerebbe i primi tre atti - dopo, val nulla. - Vedi Plùtos pag. 231 per un notabile carattere di vecchia innamorata di un giovinetto cui dà regali ecc.

1103. (V. 1102) - Euelpìdes. u deinòn un dét'estìn, emàs deoménus - es kòrakas eltheìn, kaì pareskeuasménus - épeita mè xeureìn dýnasthai ten odòn? (non è egli strano abbisognar della forca, esserci apparecchiatissimi, e non trovarne la strada?)

1105. Umoristica assai la scena negli “Uccelli” dell'Indovino che interviene alla fondazione della nuova città Nefelokokkygìa. L'indovino legge un oracolo sulla nuova città, che termina: de k'emòn epéon élthe pròtista profétes, - to dòmen imàtion katharòn kaì kainà pédila - Peisth. ènesti kaì ta pédila? Chresmològos. làbe to biblìon. - kaì fiàlen dùnai, kaì splanchnon keìr'epiplésai Peisth. kaì splànchna didònai 'nesti? Chres. labè to biblìon… e così via, finchè Peisthetaìros gli dice: ma io tengo un altro oracolo di Apollo, che non s'accorda col tuo, che è “quando venga tale non invitato a turbare i sagrifici e a domandare l'arrosto delle are, picchiatelo ben bene”. E allora il Cresmologo: oudèn léghein oìmai se. Peisth. labè to biblìon - e così via, parodiando le risposte dell'indovino (Ornithes).

1107. V. p. un es. di equivoco osceno, Lysistràte v. 21. - Lalonìke. tì d'estìn, o fìle Lysistràte, - ef'o ti poth'emàs tas ghynaìkas synkaleìs? - ti to pràgma? pelìkon ti? (che affare l'è? come l'è gross?) Lys. Méga. Kal. Mon kaì pachý? - Lys. kaì ne Dìa pachý. Kal. kàta pos uch ékomen? - Lys. u ùtos o tròpos (l'equivoco tra affare (cosa a trattarsi) e cazzo - è riproducibile in milanese).

1109. Bellissima nella Lisistrata la scena fra Lisistrata e le donne Beote, Corinzie e Lacedemoni ov'essa le vuole persuadere, per obbligare i mariti a far la pace, a negar loro la fica (da pag. 196 in avanti) o pankatàpygon theméteron àpan ghénos udèn gar esmen plen Poseidòn kaì skàfe (cioè non siamo buone che a una cosa sola).

1110. Notevole nei Bàtrakoi la scena comica dove si pesano i versi di Eschilo e Euripide pag. 85-87.

1111. A proposito di Alcibiade, dice Bacco in una comedia di Aristofane che Atene lo brama, lo odia, non ne può far senza - potheì men, echthaìrei de, bùletai d'échein.

1112. cf. il “how do you do?” corrispondente all'antico francese “comme la faites vous?” e all'Italiano (in Doni, Marmi) “Come la fate voi?” - al passo negli Uccelli di Aristofane, dove l'Epops chiede: pos d'yghìeian dòsus'autoìs, ùsan parà toìsi theoìsin? - Peisthetaìros: en ey pràttos', ouch yghìeia megàle tùt'estì? - os ànthropos ghe kakòs pràtton atechnòs udeìs ygiaìnei.

1116. Le comedie di Aristofane ci pajono monche per la mancanza di tutto l'apparato scenico e specialmente della musica. Molta parte di esse era espressa dalle vesti, dalla mimica ecc. Chi del resto pigliasse in mano il semplice copione di un vaudeville del dì d'oggi - che avesse anche fatto il più gran furore del giorno, lo troverebbe la più insipida e sconclusionata delle cose. - I vaudevilles d'Aristofane hanno un valore più archeologico e politico che non artistico -

1117. Gli Ateniesi condannavano Diagora, Socrate e Alcibiade come empi, e poi ridevano alla empietà scenica di Aristofane. Gli Ateniesi erano scettici, possedevano tutti i vizi e tutte le virtù - e però dovevano amare la comedia umoristica di Aristofane.

1118. Le comedie di Aristofane si potrebbero chiamare vaudevilles politici. Aristofane è patrioticissimo - nobilissimo nella “Pace”. Quanto alle sue frasi lorde, (e qui si potrebbe fare l'osservazione come una tale lordura sia comune alla massima parte degli umoristi) vanno messe - sul conto degli spettatori e non dell'autore.

1119. La parodia non può avere per oggetto se non le cose migliori. Essa è lode, è apologia, perchè, esagerando le critiche, combatte queste e distrugge - Il comico risulta meno d'un esempio a seguire che non di uno a fuggire. Donde il poco successo di tante istruzioni puramente morali che alcuni si avvisano di sceneggiare, invece di darle divise a capitoli, in opere di tutt'altro genere.

1121. Non è più possibile un Omero, perchè non sono più possibili gli uomini per cui Omero scriveva.

1123. Ieroklés (nella “Pace” di Aristofane) o méleoi thnetoì kaì népioi - Trygaìos es kafalén soi… questo ritorcere le maledizioni su chi le proferisce trova un riscontro nel King Richard III di Shakespeare, dove re Riccardo ritorna sul capo della regina Margherita le sue imprecazioni.

1126. La parola capriole (capriola) fu inventata da Mad.lle le Fevre, valorosa grecista, nel tradurre Aristofane ‹(V. 1339)› - La parola ferrovia venne trovata dal Prof.re Luigi Sailer (almeno a quanto mi fu assicurato).

1127. A Napoli, si trovano ancora persone che osano dirvi: Eccellenza, comandate un abatino? comandate un canonico?… Cavaliere, volete un testimonio falso? (1870).

1128. Lo stesso freddo procura alla terra la veste per ripararsene - la neve.

1129. Se tanti sono gli ingrati, come dicono i misantropi, altrettanti, per conseguenza, devono essere i benefattori. Così rado si trova chi dovendo ad altri non abbia credito con qualcheduno; così rado un offensore che non sia mai stato offeso.

1130. Al matrimoniale diritto bisognerebbe conservare sempre el fogn dell'amor. Io per es. non dormirei abitualmente con mia moglie. Il primo peto basta a ingiallire e sfiorire la rosa della poesia - e senza poesia l'amore finisce presto (1870) - ‹Falso 1879).›

1132. Manzoni corrisponderebbe a Mozart - Rossini a Rovani - Verdi a Dossi.

1134. La satira nei tempi di oppressione diventa più fina che in quelli di libertà. V. la satira di Orazio - mentre la satira odierna di Carducci è la controprova di sè stessa, mostra cioè che non c'è tirannia.

1135. Dice Plutarco che Aristofane scrisse meno per le persone sensate quanto per degli uomini corrotti, pieni d'invidia, di birberia e di libidine… Le sue parodie dovevano immancabilmente riuscire presso un popolo che voleva ridere di quelle cose stesse che gli avevano poco prima strappate le lagrime… Menandro cambiò il gusto comico, e fu applaudito dagli Ateniesi ma in un'Atene cangiata. V. per Aristofane, Th. des grecs par le P. Brumoy, tome X, pag. 264.

1136. L'antica comedia greca faceva ciò che fa in parte l'umorismo - Si burlava di tutto - trovava il lato ridicolo di tutto -

1139. Il Bello può distinguersi in assoluto, immutabile a tutti i tempi - e relativo che va col gusto del secolo e cangia col cangiar della moda. È rado che queste due sorta di bello non si mescolino nelle opere d'arte, il relativo dà la subita nomea, l'assoluto la fama ventura… Guai a quelle opere, belle di solo bello relativo!

1140. Gli autori comici devono invecchiare come le mode.

1141. Aristofane riesce di difficile intelligenza per i molti tratti di spirito di cui è sparso, e che sono oggidì, in barba ai commentari, incomprensibili la più parte… Dans toutes les langues la dernière chose qu'on apprend est l'esprit: or cet esprit n'est jamais si saillant que dans la plaisanterie. Je n'ai commencé à rire à la lecture de Térence, de Plaute et de Martial qu'à l'age de trente ans (Memoires de Casanova) - Ce qu'on appelle plaisant et comique n'est qu'un tour, un rien qui veut être senti dans son point précis. Pour peu qu'on s'éloigne de ce point, la plaisanterie disparaît et ne laisse en sa place que la fadeur. Tel bon mot, qui aura réjoui une compagnie, ne vaudra rien du tout étant exposé au public, parcequ'il est isolé et separé des circonstances qui le rendaient piquant. Il en est à peu près de même de plusieurs railleries anciennes; leur sel le plus subtil s'évapore à la longue: et ce qu'il en reste s'affadit à notre égard. Il n'y a que le plus mordant dont la pointe ne s'ém[o]usse jamais. (Discours sur la comédie grecque, par le P. Brumoy).

1145. Nei dì saturnali era lecito allo schiavo di dire al padrone ciò che voleva. Si ristabiliva tra gli uomini una specie di fratellanza. V. Kronosòlon di Luciano. Vol. 4 editio minor Teubneriana, pag. 193 - e Tà pròs Kpónon Luc. V. 4. id. id. pag. 187. Luciano va citato fra i precursori dell'odierno umorismo. Nella prima lettera saturnale, pag. 198 stesso volume, ricca di celia - sono i poveri che fanno auguri ai ricchi - Chiedono loro di dividere seco le ricchezze, se no, augurano che le lepri con gli spiedi in corpo, i cervi ecc. fuggano dai loro piatti e corrano ad essi; che delle formicone abbiano a portar via i loro grani d'oro ecc. - La seconda delle lettere, che è la risposta di Saturno, è ancora migliore. Cerca d'aquietare i poveri mostrando loro la povertà dei ricchi. E tìna an autòn (ricchi) radìos deìxai dýnaio, me pàntos ochròn ònta, polý to nekròdes emfaìnonta? tìna de es ghèras afikòmenon tois autù posìn, allà me foràden epì tettàron ochùmenon ecc. V. pag. 204 e seg. v. 4 - udèn òfelos, ei amàrtyros e ktésis eie Eidòs oti met'olìgon àpantas deései apiénai ek tù bìù, kakeìnus ton plùton kaì ymàs ten penìan aféntas.

1150. Assai umoristica la favola milesiaca del Lucio asino - attribuita a Luciano - spec. nell'ultima parte dove una donna s'innamora di Lucio ancor asino, poi non ne vuol più sapere quando Lucio le appare in forma di uomo.

1159. L'origine degli obelischi potrebbe vedersi nei due phalli, che si usavano porre alle porte di alcuni tempi - teste Luciano, de Syria Dea kaì falloì de estàsi en toìsi propylaìoisi dyo kàrta megàloi: epì ton epìgramma toiònde epighégraptai: tùsde fallùs Diònysis Ere metryié anétheka. Bella consacrazione! Ma forse Bacco voleva con ciò monumentalmente dire che della avversa matrigna non gliene importava un cazzo.

1160. Nell'Adònidos òrghia la Grecia piangeva ogni anno la morte di Adone e poi ne festeggiava la risurrezione - Anche i misteri di Mitra e di Api velavano lo stesso avvenimento, e così il mistero di Cristo. - Per Adone ecc. chi intende il Sole, che par vada morendo e poi rinasce (Natale) - chi intende il membro virile nei suoi deliqui e nelle sue erezioni.

1161. Nella letteratura antica o si rideva tutto o si piangeva tutto - e se talvolta il riso e il pianto convenivano nello stesso libro, ciò succedeva alternativamente. Nell'odierna invece Eraclito e Democrito sono venuti ad abitare la stessa casa - si ride e si piange, piove e fa sole nel medesimo istante. Ed ecco la letteratura umoristica - che è il giusto temperamento fra la passione e la ragione.

1163. Diceva un ubbriacone: ho paura di essere stato morsicato da un cane - Perchè? gli si chiese - Perchè non posso veder l'aqua - rispose.

1165. Sulla fine dell'ONEIROS E ALEKTRYON di Luciano, si trova il motivo del Diavolo zoppo di Lesage - il quale può del resto essere anche stato ispirato dall'altro dialogo lucianesco l'Icaromenippo (spurio).

1166. Apoblépsas de dé kaì es ten Pelopònneson, eìta ten Kynosurìan ghén idòn, anemnésthen, perì òsu chorìu, kat'udèn fakù Aigyptìu platytéru, tosùtoi èpeson Argheìon kaì Lakedaimonìon miàs eméras (Icaromenippo, Luciano) cf. i già citati passi di Shakspeare e di Aleardi.

1167. Nell'Icaromenippo (pag. 200 vol. III), Menippo scrive a Giove, il quale (dice Menippo) metaxý te proiòn anékrine me perì ton en te ghé pragmàton, tà pròta men ekeìna, pòsu nun o puròs estin ònios epì tes Ellàdos: kaì ei sfòdra emòn o pérysi cheimòn kathìketo;  kaì ei tà làchana deìtai pleìonos epombrìas… Si noti come in generale gli scrittori umoristici - siano sparsi di empietà.

1171. ‹V. 1389)› Da citarsi nella Storia dell'Umorismo gl'Inferorum, Deorum, e Meretrici, dialoghi di Luciano come pure il Lucius Asinus, e la Vera historia, sp. nella Prefazione. V. 2° p. 135-137. Ed. minor Teubner.

1173. Dice la Rettorica, lagnandosi di Luciano che l'ha abbandonata pel Dialogo: eppure io mi tengo a lui fedele… e a tanti amanti miei non apro la porta, benchè picchino, gridando il mio nome, orò gar autùs udèn pléon the boés komìzontas.

1176. speranza - sogno di chi veglia.

1177. amico - anima che abita in due corpi.

1178. Le tre bellezze - delle forme, dell'ingegno, e del cuore - mostrare in un romanzo, in cui tale è in cerca di moglie, come l'ultima di queste bellezze sia la più desiderevole.

1179. Troppo facilmente si dà del birbante, a cui la sorte è contraria, come del galantuomo a cui la sorte sorrise. -

 

AMORE

Affezione Amicizia Devozione

1180.                      

                                     

Nell'affezione, ci riteniamo superiori all'oggetto amato - come nei rapporti di benefattore e beneficato - genitore e generato ecc.

nella devozione, ci riteniamo inferiori, come nei rapporti di servo a padrone, di scolaro a maestro ecc.

nell'amicizia ci riteniamo eguali all'oggetto amato. -

Nella genealogia d'amore non rimane posto alla connessione fisica - tra maschio e femmina -

 

1181. Fu colto da tanta paura che non potè neanche fuggire. Marcarini il cui solo coraggio fu di fuggire…

1182. I leoncini di terraglia bianca, delle vecchie osterie, nella cui groppa s'infilano gli stuzzicadenti.

1183. I tiranni di sè stessi - Gl'indecisi, i dubbi. (nei Tiepidi).

1184. Quand'io, sventuratamente, ho lite con qualche amico, mi affretto a rappacificarmi con lui, io pel primo - temendo ch'egli non mi divanzi nel soavissimo atto.

1185. Eh? i collegiali, come male vestiti?… epperchè? perchè le loro giubbe, le loro brache, le loro scarpe si fabricano a centinaja - Così dei loro intelletti - … Vero è che qualcuno riesce passabilmente… Ciò vuol dire soltanto che il vestito gli è, per caso, andato bene.

1186. Riconoscere i propri torti e domandarne altrui scusa non è già un avvilirsi, ma è anzi un rialzarsi nella stima degli altri e di noi. La verità è una sola - e chi l'offende offende sè stesso, perchè la verità è il massimo comune Tesoro a tutti gli umani. Quindi ne viene che una concessione fatta agli altri in omaggio a lei è pur fatta a noi. Chi conosciuto nell'intimo suo di aver torto - segue ad averne per non volere dar voce al proprio sentimento - è reo di tradimento verso di sè - : è un vile.

1187. Spesso l'uomo afferma cose che internamente nega, per sentirsi dalla negazione altrui riaffermata la propria interna.

1188. La luna, appena nata, sembrava una cimatura d'unghia…

1189. Un tratto di spirito a tempo cangiò spesso una tragedia in una comedia.

1190. Una gran parte dei letterati di seconda mano ha le gambe sbilenche, es. il Giussani, il Gargiolli, il Maineri ecc. ecc.

1191. Il genio della scienza distrugge il genio dell'arte - si dice. Non credo: chè ai loro tempi Omero e Dante erano non solo grandi artisti ma grandi scienziati. E che dire di Galileo ‹e di Gorini› ecc.?

1194. Dicono che la filosofia è la medicina dell'anima. Ammettiamolo. - Ma insieme, ammettendone anche le sue conseguenze, diremo che la filosofia come la medicina è pei malati e non per i sani. Come la medicina poi è un veleno - e ogni veleno, se in breve quantità, giova, in grande uccide.

1195. Erano le risposte della Pizia tali che per comprenderle ci voleva un'altra Pizia.

1196. i sonatori di organetto si possono definire “un accattonaggio con accompagnamento di musica”.

1197. Molto umorismo nel navigium seu vota di Luciano. Vi si trova spiccatissimo il vero carattere degli Ateniesi - la soja - il prendersi in giro a vicenda - (da pag. 93 in av. specialmente).

1198. L'umorismo è la letteratura dello scetticismo. Democrito e Epiruro sarebbero i suoi fondatori. - Momo era il fou di Giove. - Nella S. Um. accenna ai giullari pei quali non si ruppe la trad. umorist. - accenna al Pasquino e Marforio di Roma e all'uomo di Pietra di Milano - accenna, in spec. modo, all'umorismo della lingua e della letteratura milanese. - L'umorismo è la continua accusa alle istituzioni umane - Nota che lo scetticismo, fonte sua, si manifesta sempre nell'ultimo periodo della vita di un pensiero (ossia di una società) e tale è lo stato presente di mezzo il mondo.

1199. Il trovare traccie di umorismo nelle antiche letterature non vuol già dire che ci fosse una letteratura umoristica. Anche i principi cristiani c'erano prima di Cristo, ma solo dopo di lui si riunirono a sistema - formarono una religione.

1201. La pazzia è un sonno morale nel quale gli oggetti e gli avvenimenti quotidiani appajono come sogni.

1203. I sognatori (R.U.). Uno è affondato in sogni di ricchezza. Viene il suo bimbo a dimandargli i denari pel pane. Egli arrabbia, batte quasi il bambino. - Altri incolpa la sorte perchè non può innalzarsi fino al cielo etc. etc.

1204. Nelle varie strade per giungere al vero, alcuni dei filosofi cercatori mojono colle loro speranze, innanzi di capire che furono ingannati; altri, come si accorgono ingannati sono già vecchi, e però, vergognando di ritornare sui loro passi, per non mostrarsi disingannati continuano nell'inganno a danno loro e a danno degli altri - Trovato un uomo che ci abbia a mostrare la retta via nella filosofia, non si potrebbe credere a lui, se non trovatone prima un altro il quale ci provi che questo tale diceva il vero, ma anche qui resta incerto se il testimonio sia veritiero - quindi ci è d'uopo trovare anche un testimonio del testimonio, e così via.

1205. Fu un giovine smaniosissimo di studio: non requiava dì e notte: dicea: oh, alla tale età saprò tanto e poi tanto… Ma un giorno incontra uno scienziato vecchissimo. Il giovane lo guarda con venerazione e meraviglia, e gli domanda come sappia tanto… Risponde il vecchio lamentandosi di non saper nulla. Il giovane impallidisce - va a casa e butta tutti i libri sul fuoco…

1206. C'era un marito che amava sua moglie, o almeno credeva di amarla. Questa moglie si ammala pericolosamente. Il marito è disperato - ma per farsi coraggio - si dipinge colla imaginazione che vita farebbe, morta la moglie, e vede che ne farebbe una bellissima. In quella il dottore gli annuncia che la moglie guarisce. Il marito non è quasi contento.

1207. Nelle mie ore di malinconia - di sera - passeggio solo per le vie affollate. E penso con invidia alle molte coppie che incontro, fors'anche esse infelici, ma almeno infelici in compagnia, chè la infelicità sopportata con una amata persona diventa felicità.-

1208. I maggiori rancori si serbano per quelle offese delle quali non ce la possiamo apertamente pigliare.

1211. La signora L. viveva presso una famiglia composta di un padre briccone e di una madre pazza, i quali avevano un amore di una bambina. Impietosita la signora L. nel vedere la bimba crescere in una simile pessima scuola, se la tolse con sè, cangiò casa, e le diede una eccellente educazione. Ora il padre briccone minaccia la L. di ritoglierle la bimba, quando avrà tocco i quattordici anni - poichè egli, in miseria, vede già nella bella ragazza una fonte di turpissimo lucro. E la legge presterà il suo braccio al padre - e noi conteremo una infelice di più.

1212. Cicerone è uno tra i pochi che abbia saputo in latino sorridere. Ma Cicerone, borghese, voleva passare per patrizio e spesso cangiava il sorriso in sogghigno.

1213. L'umorismo di Orazio - la sua grand'anima disgustata.

1214. Il morìas enkòmion di Erasmo ha un posto importantissimo nella S. dell'Umorismo. Nel libro di Erasmo si sentono latenti i principi della Riforma - e il suo commentatore ha un bel cercare di salvarlo dalla taccia di incredulità. L'unico torto del grande satirico fu di avere vestito il nuovo pensiero della sua satira con una veste antica. Non gli mancò per diventare massimo autore che il coraggio di scrivere in volgare. - Si potrebbero fare raffronti fra la Stultitiae laus e L'Asino cillenico di Giordano Bruno: nell'uno e nell'altro si tratta della felicità degli stolti colla differenza che Erasmo forse l'approva, mentre Giordano, pur nel lodarla, la stigmatizza.

1215. En to froneìn gar medén, édistos bìos (Sofocle) cf. Negri “la severa e malinconica ragione”.

1217. et ridenda magis quam foeda recensere studuimus (Erasmo) - La letteratura va sino alle porte del Tribunale; finisce dove comincia il codice.

1220. Nella Stultitiae laus bello il passo dove gli Dei guardano cosa fanno gli uomini… Hic deperit mulierculam et quo minus adamatur, hoc amat impotentius. Ille dotem ducit, non uxorem. Ille sponsam suam prostituit… Sunt qui alienis obeundis negotiis sedulo tumultuantur, sua negligunt. Est qui versuris atque aere alieno divitem se esse putat, mox decocturus. Alius nihil arbitratur felicius, quam si ipse pauper haeredem locupletet… Nonnulli foris divites haberi gaudent, domi graviter esuriunt. Hic festinat quidquid habet profundere; ille per fas nefasque congerit… Nell'universale libello Erasmiano si trovano i germi di tutte le satire umane che vennero scritte di poi. E tuttavia dice più Erasmo nelle sue poche pagine, che non Balzac (p. es.) nella sua biblioteca di scene della Commedia Umana.

1222. Perinde quasi res sit bello quoque vindicanda, si quis conjunctionem facit dictionem ad adverbiorum jus pertinentem. Et hac gratia, cum totidem sint gramaticae quot gramatici, immo plures… (id.) - Si può osservare, che una volta nella critica letteraria troppo si guardava alle parole, rispetto al pensiero, e oggi, troppo poco.

1229. Umoristicissima nella Stultitiae laus è la descrizione delle pitture appese ex voto ai simulacri dei Santi… alius e praelio, pugnantibus coeteris, non minus feliciter quam fortiter aufugit - Alius in crucem subactus, favore Dei cujuspiam furibus amici, decidit ut nonnullos etiam male divitiis onustos pergeret exonerare. Alius perfracto carcere fugit. Alius irato medico, a febre revaluit. Alii potum venenum, alvo soluta, remedio non exitio fuit, idque non admodum laeta uxore quae operam et impensam luserit; alius, everso plaustro, equos incolumos domum abegit. Alius oppressus ruina vixit. Alius a marito deprehensus elusit. Nullus pro depulsa stultitia gratias agit. (id.) ‹Erasmo, protestante di fatto se non di nome - Ed è strano, come nuovo e fino di pensiero com'era, non osasse di scrivere nella lingua paesana, divorziandosi, almeno nella sua modernissima Lode della Stoltezza, dal latino.›

1231. Pochi furono i sapienti. La Grecia in tanti secoli non ne conta che 7… quos rnehercle (dice Erasmo per bocca della predicatrice Stultitia) si quis accuratius excutiat, disperam si vel semisapientem imo si vel trientem viri sapientis (id.).

1242. pupum - puerum, popô (mil.) - to ènteron, le interiora, venter - psolùs mentula carentes, s'cioli - Stultissima sunt haec et ad quae ridenda, non unus sufficit Democritus (Erasmo) - paidopoieìn coitare, fa i piscinitt (mil.) - l'ineffabile, l'incomprensibile (Dio) - Afflavit Deus et dissipati sunt (iscriz. della medaglia coniata in Ingh. in occasione della perdita della Grande Armada di Filippo di Spagna).

1245. quasi vero non istud ipsum sit perire, aliud fieri (id.) - cf. Dossi - Coloni - che vale nulla parte perita se il tutto non è più quello?…

1246. fu erudito, e quanto è più, nascose la erudizione.

1248. All'“elogio della Stoltizia” nuoce talvolta la pompa di erudizione.

1249. Nota per la St. dell'Um. (nella parte comicità) la satira oraziana “Olim truncus eram ficulnus, inutile lignum…”, dove Priapo “qui spectaret Canidiae et Saganae (?) magica Sacra, prae timore magnum crepitum ventris emisit, quo amiculae territae, relictis dentibus et caliendro e vestigio aufugerant”.

1250. cf. il ve latino, malauguroso, col ve-r- germanico, di un simile valore.

1251. Nei Ritratti Umani poni un capitolo dal titolo “Arti e mestieri” dove tratterai dei mestee liger (mil) cioè dei mestieri di poco sudore, come quello del ruffiano del ricco etc. Non dimenticare chi fa il mestiere del repubblicano - chi fa il mestiere dell'emigrato etc.

1252. La forza che molti vantano della poesia di Carducci, è di quella “imparata a memoria”. Carducci è più gramatico che poeta.

1253. uomini che serbavano sulle guancie le cinquedita - In su la stecca longa a lagrimà (di un'oca allo spiedo).

1254. Per i proverbi che si dicono a tavola all'apparire del tale o tal piatto, uso comunissimo nel milanese, puoi cf. Ateneo Deipnosofista. vol. I. pag. 6 (ed. di Lipsia Teubneriana).

1255. Ogni giorno la Scienza strappa qualche penna all'entusiasmo. È necessaria quindi una nuova letteratura, che possa vivere senza questo entusiasmo, poichè l'antica fondava tutta su di esso. La nuova letteratura non può che essere la umoristica. - La scienza dubita, e così l'umorismo -

1256. Ateneo parla del cuoco di Nicomede che volendo soddisfare al capriccio del suo signore di mangiare delle afýai nel mezzo del verno - gli fece mangiare altrettante rape - senza che il padrone se ne accorgesse. Tuttavia, si potrebbe osservare che i migliori inganni dei cuochi e d'ogni altro genere di persona, sono quelli che non si contano, ossia che furono così bene eseguiti da rimanere ignoti per sempre -.

1257. A Sparta si usava (secondo Ateneo Cap. XIII) d'incatenacciare, in luogo all'oscuro, le vergini e i giovani celibi, perchè vi si pigliassero - dovendosi poi ciascuno accontentare di quanto la sorte gli avea dato in mano… Nè i nostri matrimoni si fanno diversamente.

1258. Vetusti scrittori (sempre in Ateneo) narrano che Socrate avesse due mogli - Santippe e Mirto. Ma vi par cosa da saggio?

1261. Chi primo introdusse gli ubbriachi sulle scene fu Eschilo nei Kabìrois, notando ch'egli stesso scriveva ubbriaco le sue tragedie… a d'autòs o tragodopoiòs epoìei, taùta tois érosi periétheke - E però Sofocle, biasimando Eschilo dicevagli: tu Eschilo fai ciò che devi, e non sai ciò che fai - (Chamailéon in Ateneo) - Alceo e Aristofane scrissero i loro poemi, ubbriachi. Anacreonte invece, scrisse sobrio di ubbriachezza.

1268. Fra le dotte burle, si può citare la storia della salamandra fossile trovata nelle cave di Oeningen, la quale, sulla fede di Scheuchzer, fu nel 1726 battezzata per homo diluvi testes - riconosciuta poi nel 1787 da Camper per un rettile.

1269. Hogarth e Callot nella St. dell'Umorismo. - Hogarth appartiene più alla letteratura che non alla pittura. Come pittore, il suo colorito è duro e pesante. I suoi quadri o scene di quadri sono altrettanti romanzi. - Sol quando interpretava il pensiero altrui faceva male (come nelle illustrazioni di Shakespeare, del D. Quixote ecc.) - Tra le sue composizioni celebri sono The Rake's progress (8 capitoli) - The Harlot's progress (6 capitoli) - The sleeping congregation - The laughing audience - The fair of SouthWerk - The Stage coach - A midnight modern conversation - The enraged musician (il quale assorda solo in vederlo) - The strolling actresses dressing in a barn (ecc. Vedi n. in seguito 1271.) - Mariage à la mode (6 tavole).

1270. Ben Johnson dans sa comédie Every man out of his humour donne une explication phisique de l'humour. Un auteur allemand anonyme en produit une autre: l'humour est une sorte d'impulsion de l'âme vers un objet particulier que l'homme juge très important, quoique il ne le soit pas, et par lequel, en s'occupant sans cesse avec une attention et un sérieux outrés, il se distingue des autres d'une manière ridicule. Les anglais prétendent et Congrève a cherché à prouver que les mots humour et humorist sont originairement anglais; cependant ils n'ont été qu'adoptés par les Anglais et viennent de l'Italien. On trouve le mot umoristi dans les comédies de Buonarroti: c'est à dire au commencement du XVI siècle. Suivant le dictionnaire de la Crusca ce mot signifie quelqu'un “che ha umore, persona fantastica ed incostante”. Au XVII siècle il y avait à Rome une société ou académie appelée Società degli Umoristi - In francese non c'è nome che vi corrisponda salvo forse la facétiosité. I tedeschi hanno Laune, gli Olandesi Laim. - Congrève diede dell'humour questa definizione: “l'humour tiene le sue sorgenti nella diversità delle qualità dell'animo, del corpo e delle inclinazioni degli uomini. Secondo me, l'humour è una maniera particolare d'agire o di parlare, la quale fra tutti gli uomini non appartiene che ad uno solo, e che distingue essenzialmente le sue azioni e i suoi discorsi dalle azioni e dai discorsi degli altri. Il rapporto del nostro Umore con noi stessi s'assomiglia a quello tra l'accidente e la sostanza. Questo umore è un colore, un gusto che permea nel tutto insieme: qualunque si sia la diversità tra le nostre azioni nei loro oggetti e nelle lor forme, elle sono, per così dire, scheggie di un medesimo legno.” - Home (Elements of Criticism, t. I pag. 369) combatte la spiegazione di Congrève - Per noi l'Umorismo in Lett. corrisponde al Carattere nell'Uomo. - Tanti sono gli autori umoristici, tante devono essere le gradazioni dell'Umorismo. cf. lo studio del signor Ovidi sull'Originalità - publicato nel Politecnico, rivista milanese.

1271. (V. 1269) Hogarth descrive John Bull, e dietro a lui tutto il mondo. Il se pourra qu'un temps vienne où les altérations qu'éprouvera la langue anglaise rendront le style de John Andrews et de Tom Jones inintelligible, où les caractères de ces romans ne pourront plus être saisis; où la gaité enfin qui y règne perdra en partie de son mérite. Mais les personnages qu' Hogarth, ce grand peintre des moeurs, a représentés d'une manière si admirable ne disparaîtront jamais de la toile - Che Hogarth appartenga alla Letteratura ne è prova anche il suo trattatello Analysis of Beauty, dove l'apparente stramberia copre idee profondamente vere, - come quella della linea serpentina, (V. 1272) ‹ne è prova anche il suo aiutarsi ad esprimersi con iscrizioni…› Tra le composizioni di Hogarth, nota anche: Beer sheet - dove tutti bevono e sembrano felici, tranne un povero pittore occupato a dipingere su una insegna una bottiglia - Gin Lane - The four stages of Cruelty (1 tavola) con scritto sotto a tema the poorest beetle that we tread upon - in corporal suffrance feels a pang at heart - as when a giant dies (Hogarth ben meritò della umanità) - Four prints of an Election - The Cock pit - Piquet or Virtue in danger (quadro) - Credulity, Superstition and Fanatism, a medley - The five orders of Perivvigs as they were worn at the late coronation, measured architectonically - Buone le composizioni di Hogarth che erano, in certo qual modo, critica in azione, p. es. False perspective exemplified - S. Paul before Felix, designed and scratched in the true dutch taste by… - Moses brought to Pharaon's daughter, dove il bimbo Mosè somiglia maravigliosamente alla principessa - ‹Il nostro Conconi ha lo spirito di Hogarth e avrebbe, a suo vantaggio, un miglior colore.›

1272. “Dépouillez la meilleure statue antique de toutes les lignes serpentines et vous ferez de ce chef d'oeuvre de l'art une figure si commune, si mauvaise qu'un miserable tailleur de pierre parviendra à l'imiter”. - (Hogarth, Anal. of B. Trad.) - Grandi, scultore, usa della linea serpentina, anzi ne abusa, a differenza degli altri scultori, che abusano nel suo non uso.

1273. Sarah Malcolm appiccata il 7 marzo 1732 per assassinio, in età di 25 anni, si mise del rossetto sulle guancie per farsi ritrattare da Hogarth, due giorni prima dell'esecuzione.

1279. Nell'Analisi della Bellezza, Hogarth scrive, parlando dello stile gotico - “sarebbe una improprietà, anzi una specie di profanazione il fabbricare in questo stile edifici destinati a publiche feste”. - In proposito si potrebbe osservare che oggidì una chiesa sarebbe invece da costruirsi nello stesso gusto con cui si costruisce un teatro, non essendoci oggi più fede - ed essendo l'architettura filosofica appunto deputata a notare in marmo il pensiero del tempo.

1288. In arte, sono quei mille poco di più che fanno il tutto. In Arte è poi questione di vista. Chi più vede, più sa. Inutili quindi i precetti a chi interpreta il vero.

1289. Qual differenza fra le animate macchine che suscita la Natura e i miserabili congegni che escono dalle mani dell'uomo! Gli uomini inventano macchine ingegnosissime e utilissime, ma disgraziate di forma. La Natura, pur creandole utili, le crea anche belle.

1291. Nel Rake's progress (composiz. di Hogarth) - c'è una bussola di chiesa sulla quale un ragno ha tessuta la sua tela - c'è nella Fleet (prigione dei debitori) un manoscritto con su “Being a new scheme for paying the debts of the nation, by T. L. now a prisoner in the Fleet”… - Si noti come Hogarth sapeva legare il scenario delle sue filosofiche composizioni all'animo degli attori. Il mobile vi completava l'uomo. - Lo specchio nell'ultima scena del Matrimonio alla Moda, dinanzi al quale muore lo sposo tradito ecc.

1292. Remembrancer (ingl.) p. schiaffo - tegnament (mil.).

1293. Il sermone di Torti in morte della moglie. La morte di Torti fu, si può dire, una vera fortuna per la letteratura d'Italia. Leopoldo Marenco vi attinse il suo stile - Pochi poemi sono riboccanti di affetti com'esso.

1297. Gli amici, scherzando chiamavano Tomaso Grossi, Tonaso Grosso.

1300. Health five fathom deep (Shakespeare parlando di brindisi) - mine eyes smell onions - Shakespeare come Dante è sparso di stranissime frasi, ma che pure, a suo luogo, fanno il più artistico irresistibile effetto -

1301. Shakespeare è ordinariamente sublime. - Lady Macbeth che ha ucciso il sonno ecc. Vedi p. es. i seguenti passi. Sorw. Ah couldst thou fly! - War. Why, then, I would not fly. - Ric. Why, uncle, thou hast many years to live… Gaunt. But not a minute, king, that thou canst give. - Gl. But shall I live to hope? - An. All men, I hope, live so ecc.

1312. We (donne) should be woo'd and were not made to woo (id.) - And I will kill thee - and love thee after (id.) - I would my father looked but with my eyes - o hell! To choose love by another eye! (id.). Nella Midsummer night, nota filosofica di far Titania innamorare di Bottom, quando la testa di costui diventa asinina.

1313. Shakspeare è un poeta senza fine - In lui si trovano infinite ispirazioni, immensurabili magazzini di materia rude. Nessuno seppe meglio amare e odiare di lui. È uno specchio dove il mondo si riflette ingigantito. Le sue tragedie, simboliche - nessun corritoio - nessuna inutilità. Non c'è Re, non c'è plebeo che abbia meglio parlato di Shakspeare. Egli diede la parola ad affetti che prima di lui parevano inesprimibili. I suoi pensieri non si sentono solo - ma si vedono sempre. - Citarne esempi, è come dire citarlo tutto. Ogni pensiero in Sh. è completo.

1314. marsh, marais - marsc (milanese) putrido - cf. l'an latino all'an inglese. - Worm in Shaksp. per serpente. cf. Dante, il gran vermo.

1315. Dicesi età dell'oro quella in cui oro non c'era.

1317. Si potrebbe fare un libro dal tema “i grandi sconosciuti”, dove si rivendicherebbero alla luce i nomi di Cardano, Rovani e di cento altri e si tratterebbe nel tempo stesso delle fame usurpate, delle colpevoli dimenticanze, della doppia canaglia, la dotta e l'indotta, che adora gli idoli che trova senza domandare le prove della lor deità ecc. ecc. Per la Gloria informi Leopardi.

1324. stubble, stoppia - tatter, guenille cf. tatter (milan.) - postern, potèrne, postierla (pusterla, mil.), postes (lat., porta esterna) - ramp (ingl.) ragazza vagabonda cf. Veneto Carampana, vecchia puttana - bark, scorza, barca, piccola nave, dall'essere le prime navi fatte di scorza d'albero - Prester John (Sh.), Pretejanni (Dante), Preterkan. -

1325. a good nose is required also, to smell out work for the other sense (Shakespear). V. 1304. cf. il naso latino nel senso di gusto artistico.

1334. We made the night light with drinking (id.) - cf. frase milanese pizzà o smorzà di lampeditt a l'ostaria.

1339. Trojan in gergo inglese significa ladro. Sarebbe forse un lontano eco della venuta di Enea in Italia? - settimana, sette mattine, semaine, in ingl. sennight, sette notti - rut a caper, trinciar una capriola - si trova in Shakespear; quindi M.lle Le Febre ha poco merito nell'invenzione della parola capriole (V. 1126).

1340. The prisoners in the time of Shakspear (dice una nota al sommo poeta) begged of passengers for the Lord's sake - cf. prigioni milanesi descritte da Carlo Maria Maggi nel “falso filosofo”, comedia milanese.

1341. Origine delle chiappe (mezzi uovi) che si mangiano a Pasqua. Cristo fugge dal sepolcro. I giudei si mettono a gridare: ciappa ciappa (in mil.) - In ingl. chap, significa fessura, fesse (francese) - ciapp (milanese).

1342. The antick, delle antiche farse inglesi, corrispondeva al nostro Arlecchino “blacked face and a patch-work habit”.

1345. A Lugano chi cavava i denti era il boja.

1346. Pochi sono i maestri che nei loro discorsi, anche fuori di scuola, non usino ripetere due o tre volte le stesse idee con diverse parole.

1347. Muore una bella ragazza. Il suo desolatissimo amante pensa di innalzarle un monumentino sul quale posi un cestello di marmo ch'egli riempirà ogni giorno di nuovi fiori. Il tempo passa, e il giovine imagina di sostituire al cestello un vaso con fiori interrati - Il tempo passa - ed egli fa scolpire il vaso coi fiori… di marmo. -

1348. Tale vanissimo letterato, passeggiando per la città, si vede adosso gli occhi di tutti, e lusingato, già gusta il reddito della celebrità. Ma, a casa tornato, e volto un ammiratore sguardo allo specchio, si accorge che lo guardavano tutti… per la sbottonata brachetta.

1349. C'è gente che ragiona così: per levarsi presto, bisogna levarsi di buon'ora - L'oppio fa dormire perchè ha in sè una virtù dormitiva ecc. ecc.

1350. Una bella ragazza deve lasciare copie di sè.

1351. Buona mano - si dice quella stretta di mano in cui c'è dentro denaro. La mano della pura amicizia sarà la cattiva. - mancia, cià-la-man (Qua la mano).›

1354. Klopstock nel Messia attinse dalla poesia degli Evangeli - di cui alle volte è semplice traduttore. - Pare più grande di quanto sia infatti. Ha poca varietà - e però finisce coll'annojare. - V. 1356.

1356. (V. 1354) Il Messia è la seconda parte del poema di Milton, che Milton si contentò di abbozzare. Potrebbe chiamarsi il paradiso riaquistato. - Il poema inglese è peraltro a cento doppi migliore. - Le faccie degli angeli di Klopstock sono bellissime, ma troppo eguali una all'altra. La continua indecisione, vaporosità di contorni, se giova a volte - confonde per tutto un poema - e stanca. Ma forse è la mia anima di italiano che, plastica, non giunge a comprendere la troppa idealità della poesia tedesca. - L'effetto generale del poema di Klopstock ricorda quello del Paradiso di Dante: una illuminazione a traverso la nebbia. - Ma Dante ha saputo scolpire anche il carnale inferno - donde Michelangelo trasse il suo genio.

1357. nächtliche Tiefe des todten Meers (Klops.) - Himmel und Erde, so dauchte es ihm, wollten - fliegen, hinsinken, vergessen. cf. frasi consimili nell'Apocalissi. - Die Seelen schauerten Wonne - (Klopstock).

1360. Aber Satan, der seitwärts in einer verborgenen Höhle - alles was die Engel von ihren Jüngern erzählten - hatte gehört… (Klopstock, Messia) - Questa - in arte - è una puerilità.

1361. Giulio Carcano, è di quelli infelici scrittori che sopravissero alle loro opere.

1362. Una volta un letterato scriveva quanto il cuore gli suggeriva con le parole che la materna lingua gli dava: oggidì si combinano i pensieri e le parole - oggidì si cerca un colore sulla tavolozza del tale, un segno dallo scalpello del talaltro, e si fa messe e fascio d'ogni altra letteratura, nuova od antica, e si innesta allegramente a dispetto della stagione e del clima - e si tirano su fiori forzati di serra - ecc. ecc. Donde l'indefinibile malcontento in chi legge i libri del giorno.

1370. È comune a molti popoli l'idea della vecchiaia della Luna. Gli Arcadi erano detti Proseleni - In Mil. c'è la frase vecc come la luna ecc.

1374. Importantissimo è il Fielding - nella Storia dell'Umorismo. Egli visse dal 1707-54, contemporaneo all'altro umorista Hogarth - da cui tolse qualche tipo, come dice egli stesso nel Tom Jones. Fielding è molto scrittore e poco pittore, come Hogarth è più che pittore, letterato. - Swift tratta l'umanità come tanta canaglia - Sterne fa il tenero, ma è un falso tenerume - Fielding e Smollett ammettono qualche buon carattere, ma in generale vedono nero ‹(V. 1375)› - Il Tom Jones è una delle più fine analisi del cuore umano ch'io mi conosca - questo però solamente pei primi 8 libri - dopo la penna di Fielding par stanca di segnare le minime spinte delle azioni dei suoi personaggi, si fa affrettata, scrive grosso - e il magnifico studio psicologico si risolve in una scipitissima favola. - Il Tom Jones ha punti di contatto col Don Quixote, spec. allorquando compare in scena il Barbiere Pastridge, che in certo modo pei suoi rapporti con Tom e le sue risposte, diventa un nuovo Sancho Panza. - Il Barbiere che parla latino s'assomiglia ad un altro barbiere che figura, credo, nel Tristram Shandy di Sterne - La storia intercalata del Man of the Hill, miserissima, dovrebbe esser tolta dal magnifico Tom Jones. - Così, stuona assai col carattere generoso di Tom, il suo pagare coi servizi notturni il pane ch'egli riceve da Lady Belliston.

1375. Nota nel Tom Jones di Fielding la sconfortante opinione di non ammettere un cambiamento di carattere in bene (Libro VIII, Cap. I) - Nota pure, quanto Fielding dice dei critici (L. V, pag. 170 - L. X, C[ap.] I - L. XI, C[ap.] I) - e sulla coltura degli scrittori (L. XIV, Cap. I).

1377. Nella St. dell'Um. cf. l'Umorismo carnale di Cervantes con l'ideale del Richter - notando che in Inghilterra l'umorismo è meno grafico che in Italia, ma più che in Germania. Informarsi dell'umorismo olandese - il quale, benchè germanico, dovrebbe per la positività della commerciale nazione, essere tutt'altro che ideale, come ne sono indizio le tele carnali di Rubens, e le casalinghe pitture della Scuola Olandese.

1379. Why, she doth not complain of anything - cries Western - and she hath had the small pox (Fielding's T. Jones. L. VI, cap. II, pag. 230) cf. col… i varoeul i eva faa (di Porta, Marchionn - 1ª parte) - an eating fever, fever mangina. -

1380. La natura ci dà la capacità ossia gli istrumenti: la scienza c'insegna la manualità ossia il modo di servircene.

1381. I difetti in Dante, in Manzoni e altrettali, sono le macchie del Sole. A volerle studiare ci si perde la vista. ‹Uno studio curioso potrebbe essere quello - Le meraviglie nei difetti de' Sommi.›

1382. Per capire che alcuni libri sono cattivi, si richiede un po' di fatica: codesto libro, se non altro, ce la sparmia, presentandosi tosto per quello che è… - Da Prometeo che ebbe primo l'audacia di avere dell'ingegno… -

1384. fey, fi - myelòs, moelle, mollo - d'oún, dunque - buthòs, profondità, bus (milanese) - gnàthos, gola, ganascie - aiboì, oibò - non, nòi, noi due - stéllo, stellen - platýs, liscio, piatt (mil.) - démo, fabbrico, domus - tétta, voce fanc. per babbo, tata (in Romanesco), tetta, mammella e latte (in milanese) - paréchein ten psych'agoghìan, fa goghetta (nella frase fà goghetta all'ostaria, milanese) - eufemìa, per silenzio, nota filosofia della pittorica parola.

1386. Dio non si può chiamare che l'Incomprensibile. Se fosse comprensibile non sarebbe più Dio, cioè il creatore, ma una creazione nostra.

1393. Nel bozzetto sui dotti, poni colui che nel suo studio legge “spumante labello” le classiche oscenità.

1394. Fino ai dì nostri la filosofia tendeva a suddividersi in tanti sistemi, incarnando le cose spirituali. La Greca ha difatto personificato i suoi Dei, le sue virtù, i suoi vizi. - Oggi invece il mondo filosofico tende a spiritualizzare tutto e a unificarsi.

1395. Due pescatori pigliarono un giorno un grossissimo pesce, tanto grosso, che spaventati lo ricacciarono colla rete nell'aqua, tenendovelo finchè ci affogasse -

1401. In un epitafio per un fanciullo si potrebbe dire “bottone tolto alla terra per fiorire in cielo” -

1403. la difesa era troppo buona per la causa. - a quel libro non mancava che il metro per essere un poema lirico -

1406. Wisdom comes with lack of food (Coleridge) - cf. La bolletta la guzza el talent, di T. Grossi.

1407. La foltezza delle idee è spesso impedimento al discorso - …viso ottenebrato dalla folla dei pensieri…

1408. Dicono delitto uccidere un uomo e non dicono uccidere una formica. Eppure l'anima è una - Inalzatevi, guardate l'uomo dall'alto, e vi parrà una formica. Che è dunque l'ucciderlo?

1412. Il cane è la bestia, che io, dopo la donna, preferisco.

1427. Il chiaro-di-luna della malinconia feconda i pensieri.

1428. Un pensiero non basta trovarlo bisogna meditarlo - (pensarlo cioè pesarlo).

1429. Scopo della satira sono i difetti e non i delitti, ai quali provvede il codice.

1430. Della poesia di Carducci, tutta frasoni, può dirsi scarpa grande a piè piccolo.

1431. Povero popolo di formiche affaccendato intorno a una cariosa ceppaja! Forse quell'uomo che spunta su quel sentiero, tiene ne' suoi calzoni il vostro diluvio universale!

1437. Com'è delle forme di governo che tutte si valgono, e purchè bene amministrate tutte son buone, così dei sistemi di morale, derivino questi dall'utilità o dalla giustizia assoluta. Basta che il loro effetto sia il bene, e la causa ne va, non solo perdonata, ma lodata. Tanto la scuola utilitaria che quella della giustizia è piena di anime nobilissime.

1438. Chi racconta un'altrui nobile azione, gode delle lodi ad essa attribuite, come se fossero sue.

1447. Può essere soggetto letterario un carattere fisico che non lo sia per la Plastica. La Musica appaga il cervello per le orecchie, la Plastica per li occhi, la Letteratura per lo stesso cervello.

1449. L'estetica non va di pari passo colla morale. In arte è più estetico un assassino di un ladro perchè la forza o l'apparenza della forza (che noi diciamo virtù) ci aggredisce più che non la viltà. Poi noi pensiamo meno al fatto che alle sue orrende conseguenze: l'assassinato ci si presenta alla vista: sentiamo che se la proprietà delle cose è impugnabile, quella della vita, non è… In una parola l'Orrore toglie la Viltà.

1452. carceri di studio (scuole) - libero come il firmamento - nebelgebirge -

1470. I grandi ingegni hanno tutti un fondo scettico, ma per arte o sapienza fanno e scrivono il bene -: il che vale assai più di chi lo faccia inscientemente per pura inerzia di Natura.

1471. Giunio Bazzoni, d'ingegno fortissimo, non ebbe tempo di manifestarsi. - Raccolse alcune delle sue poesie in un opuscoletto (che si trova alla Bibl. di Brera) stampato sotto il titolo “Nelle fauste e salutate nozze del benemerito cittadino - medico - Giovanni Polli - con Rosa Bazzoni - l'autore agli sposi d. d.” (Tip. Molina) - Altri suoi versi stanno in una prefazione alla Biblioteca di Apollodoro (Raccolte degli storici greci tradotti) - altra [poesia] (alla sua cavalla) si trova in una collezione, senza nome né data, di poesie di patrio argomento. -

1473. Altri passi notabili in Giunio Bazzoni - Riego ei pur, l'amor d'Iberia; - il diletto dalle genti - sulla forca alto lo appesero - come ladro, ai quattro venti - Torreggiò per tanta vittima - l'apparato del Terror - …Del mar sonoro, come la spuma - come di cigno candida piuma - ecco veloce, bianco, leggero - torna il cavallo col cavaliero (Bazzoni). Ricorda i famosi versi del cavallo d'Omero - in riva al lido. Assai bella l'ode intitolata Sant'Elena dello stesso.

1474. De Amicis, Verga, Bersezio, Farina e simili non sono autori (cioè, nulla aggiungono al patrimonio letterario del nostro paese) ma semplici scrittori.

1477. In ogni cosa, a me fu sempre più facile l'astenermi che il moderarmi.

1478. Del monumento di Grandi al deputato Billia, si disse che la più bella azione di Billia fu il monumento di Grandi.

1492. Maggi, poeta milanese, può aver tolto da Bernardino Giambullari quel suo intermezzo di Baltramina sulla moda.

1495. Per quanto cattiva la satira dell'Aretino è a mio parere molto migliore di quella del Berni. -

1497. Aretino, inviando al duca di Mantova la sua “Puttana errante” gli scriveva: “non aspettate veder la lindezza - dell'andar petrarchevole a sollazzo - ch'a ricamar fiori e viole è avvezza: - Io dico pane al pane e cazzo al cazzo - Ed abbi chi l'ha a schifo pazienza; - che Dio non pone legge a un cervel pazzo” (Aretino).

1503. Buona la satira di Pietro Nelli sanese. - Tiene a volte la forza di quelle di Salvator Rosa.

1505. Ma il vedevi or ch'esser dovea all'y - ancora all'a (Nelli) - il padron grande (id., parlando di Dio) - vecchia grinzosa - vuoi non vuoi - il fuoco penace - luteranarsi - calda del suo marito - impanzanare - ‹brodo di vitriolo (Nelli - p. d[ire] inchiostro).›

1515. Il Don Quixote è un libro ridondante di vero umorismo. Si vede già lo scrittore umorista dai titoli dei capitoli. V. per passi umorist. spec. Parte 2ª, Cap. 32 (pag. 109-115 mia edizione) - P. 2ª C. 33 (pag. 135) - P. 2ª C. 34 (p. 145) - Bellissimo il finale del Cap. 41 P. 2ª - Um. P. 2ª cap. 43, dopo letto il 42, nei consigli di D. Chisciotte - Um. P. 2ª Cap. 74 (a pag. 296). È a notarsi come in tutto il libro si vede il bavaglio posto dalla tirannia regia e sacerdotale spagnola all'autore: l'umorismo non potea che celatamente prosperare in Ispagna. - Trovo poi molti punti di contatto fra il D. Chisciotte e altri celebri romanzi posteriori. P. es. Manzoni può aver tolto da lui la malizia di porre in bocca ad altro autore ciò ch'egli vorrebbe e non osa dire. L'anonimo del manoscritto rifatto dal nostro Alessandro, è il Cid Hamete Benengeli di Cervantes… Così il discorso di D. Chisciotte sul caso di offesa di un particolare ad una comunità ricorda i propositi tenuti alla tavola di D. Rodrigo in Manzoni - Parimenti la maniera di dialogare fra lo Zio Tobia e Trim nel Tristram Shandy di Sterne fu tolta di peso da quella fra D. Chisciotte e Sancio - Si può dire anzi che il carattere di Trim è stereotipato dal carattere di Sancho. V. spec. Parte II cap. VII del D. Quixote, Dialogo fra D. Chisciotte e Sancio. ‹Conf. anche (Tom Jones di Fielding) il caratt. di Partridge con quello di Sancho.› - Notabile il passo (P. I, Cap. XXIX) dove Sancho fa i suoi conti sul regno di Micomicon. Umoristicissimo il cominciamento del Cap. 27 parte II, dove Cid Hamete dice juro como catholico cristiano ecc. - Magnifico è il cap. 26 p. 2ª che comincia “Callaron todos Tirios y Troyanos… quiero decir pendientes” ecc. nel quale D. Chisciotte manda all'aria il teatrino delle marionette - poi si stimano i re rovinati da D. Chisciotte ecc. - Per citazioni di bei pensieri e frasi vedi qui sotto.

1525. Cercar Maria per Ravenna. V. frase spagnola - buscar a Marica por Ravena. ‹cercare il mare a Ravenna› - hado (spag.) destino. cf. voc. greco per indicare gli inferi - mapalia (spag. e lat.) - tapaboca, colpo sulla bocca per costringere al silenzio.

1526. Mio zio, vedendo sulla carrozza di un famigerato mercante di schiavi, che fatta fortuna in Egitto, era venuto a rovinarsi a Milano - un piccolo servo moro, disse “l'è on fond de negozi” -

1527. La S.ra Tallachini, grassona, va ad una festa con 6 fanciulle. Escono dalla carrozza. Gavazzi alla portiera le conta dicendo - una, due, tre, quattro, cinque, sei… (quì appare per ultima la Tallachini) e sei, dodici.

1532. L'Aretino, il prototipo dei giornalisti. Egli nel secolo XVI rappresentava la Stampa, di quì la sua potenza. - Nella casa dell'Aretino, pochissimi i libri: ei si burlava dei libri, dei pedanti e delle scienze. - Chi aprì la via all'Aretino fu la sua impudenza - Beffardo sfrenato e cinico formidabile, Aretino scriveva i ragionamenti osceni e poi traduceva salmi penitenziali - Aretino, mendicante in grande - All'Aretino nulla importava della gloria postuma; voleva la contemporanea, e la ottenne. Ma che è mai la gloria contemporanea? mille voci che si innalzano da una Babele confusa - calunnia, maldicenza, scandalo, invidia, mormorii: dopo la morte svanisce, e non lascia al par delle fiaccole che si spengono, se non un ingrato ed acre leppo - L'Aretino è il buontempone per eccellenza: non è malvagio, ma si fa tale, per viver meglio. - Appartiene all'Umorismo anche per la sua profonda conoscenza dell'anima umana che mostrò più nella vita che negli scritti - (in parte dallo Chasles vita dell'Aretino).

1557. L'Aretino è sparso di barocchismi - p. es. egli che non si saria fidato della fidatissima fidanza della Fede - voi, ricchezza della generosità, generosità della ricchezza - isplendore della splendida splendidezza - voi dite il vero della Verità e la verità del vero - Che miscuglio di mescolanza! - Uno da Cortona che in su il liuto cantava con sì dotta natura, che ne stupiva talmente l'Arte che gli correva dietro a orecchie spalancate. -

1570. Es. di umorismo ne trovi nello Spaccio della bestia trionfante di Giordano Bruno, quando Mercurio conta a Sofia (?) tutte le incombenze che Giove gli ha dato. “A Licurgo quando si pettina caschino 17 capelli - 13 se li rompano e di que' 13 rinaschino in spazio di 3 giorni e li 17 non rivengano più” ecc. ecc. - È però imitazione dal “Bis accusatus” di Luciano.

1587. Chi molto dice - pensa poco.

1588. A me piaciono i libri gravidi di pensieri, perchè dal leggerli passo insensibilmente a pensare per conto mio. Li paragonerei ai succialatte che avviano i capezzoli restii.

1589. il meditare da solo è onanismo - il pensare con altri (conversare) è coito.

1590. A costituire l'umorismo che è a un tempo satira e insegnamento, l'apparente giulleria deve basare su un fondo della più incrollabile e severa verità. - Il poeta umorista è ai popoli, ciò che i fous erano una volta ai re - il dicitore della verità. - Piglia la veste di pazzo per poter dire cose saggie. V. per la St. Um. Orazio, spec. nella descriz. del suo viaggio.

1591. La rima a Giusti era suggeritrice d'idee.

1595. In un paese libero dove l'esercito è creato per la difesa del territorio, non per l'oppressione del popolo, l'armata è una vera scuola di educazione nazionale. Il vero ministro dell'Istruzione Publica è il Ministro della Guerra. - Così dice Boccardo, e questo cerca di provare dramaticamente il De Amicis. - Ma la realtà è pur troppo diversa. Il soldato che torna al villaggio natio, vi porta l'ozio e il resto dei vizi della città, senza le virtù.

1604. Tutti gli uomini sono corruttibili: è questione di somme.

1605. Opinione di Pisanelli contro l'Adozione. - È un avanzo di barbarie - Meno immorale che con noi, era col codice austriaco quando si potevano adottar bambini e però amarli come figli veri (poichè la voce del sangue è falsa: non c'è che amore di uso e di simpatia) ma anche lì l'adozione faceva talvolta che l'adottato giunto all'età maggiore si sentisse offeso nella propria dignità vedendo il padre vero, povero, villano ecc. mentr'egli era ricco e signore. Col codice italiano poi è immoralissima, poichè la legge non permettendola che su giovani di 18 anni (affinchè possano dare un avveduto consenso) espone questi al brutto bivio tra le ricchezze da una parte, e dall'altra la vera famiglia che spesso li amò riamata. La legge non deve mai invitare al peccato.

1609. l'estetico latrocinio di Napoleone - Apollo di Delfo sobillato da Apollo Romano - Diluviano gli epigrammi e le lodi che dei Romani hanno scritto i Romani - (Negri). V. in seguito per Negri. Parlando di Negri e di Rovani, si potrebbero fra loro paragonare. -

1610. Due sono le grandi gioie nella vita d'amore di un uomo: la prima, quando per la prima volta può dire “amo” - l'altra ancora più grande, quando può dire “sono amato”.

1611. I precetti dell'arte sono più negativi che positivi, potendosi accostare meglio le vie per cui l'arte fallisce la meta, che non quelle innumerevoli per cui la si può giungere (Sailer). Giusta mi pare l'idea di Sailer (Saggio di un trattatello scolastico intorno all'arte del dire) che ogni arte si compone I° di poesia (l'imagine del bello) - 2° di tec-energia (esecuzione) - Erra però l'autore nel distinguere le arti in belle e in utili, quasichè le belle non fossero utili - e questo lo comprende anche l'Autore, e, benchè a mezza bocca, cerca di correggersi nel § 5.

1612. l'istoria è filosofia per esempi (Tucidide) - Dice Tucidide della sua storia, che è un monumento perpetuo piuttosto che un momentaneo solleticamento di orecchie. - Ma quanto è sciocco quel perpetuo! a chi studia geologia.

1616. Pochi sanno leggere bene dentro di loro, pochissimi a voce alta. Per quanti accenti metti sulle parole tue - c'è un accento che vale più di tutti e non si può segnare, l'accento dell'affetto.

1617. Vi ha chi scrive di bello stile, in istile pessimo - Vi ha chi insegna di bello stile - cosa che imparare non si può, ma solo indovinare.

1621. L'arte è l'unione della parte teorica con la pratica - L'arte dello scrittore è ponere totum; del critico, considerare l'assieme (Dionigi). ‹Nel particolare si deve far sempre sentire l'universale. - Manzoni è sommo in quest'arte.› - Molti sciocchi credono che basti a formare un bravo scrittore, il saper scrivere “li uomini”, “gastigare” ecc.

1622. La semplicità stessa rado è che non sia artificiosa. Talvolta è il sommo dell'arte (Dionigi). - Colla scienza si arriva alla primitiva semplicità - La difficile facilità di Manzoni e Rovani - Si ha da persuadere più con la scelta che non con la copia (Tommaseo).

1623. Nel giudicare un autore bisogna aver sempre riguardo al mezzo in cui visse - età, condizione, patria.

1625. Date in mano ad uomo che non ha stile il più bel soggetto del mondo: non ne farà nulla (id.?) - L'ordine naturale dei vocaboli è determinato dall'importanza delle idee. -

1629. Panizzi parlando di Berni dice: l'aria di innocenza e d'ingenuità con che fa osservazioni piene di accorgimento e di conoscenza del mondo: la peculiare bonarietà con che sembra risguardare con indulgenza e allo stesso tempo con istomaco gli errori e le malvagità umane; la sottile ironia ch'egli adopera con tanta apparenza di semplicità e d'avversione all'acerbezza… - Se Panizzi parlasse di Manzoni e non di Berni, direbbe giusto. Berni, a chi ben guarda, non ha nulla di quanto il Panizzi con la sua critica artificiale crede trovare.

1640. frivol dans le fond et gigantesque dans le style (Montesquieu) - è per me, S. Agostino; ‹e qualche volta Carducci.›

1646. L'imitazione non può mai essere l'elemento del sublime, mancando all'imitazione il carattere essenziale del sublime, la novità. Si può, è vero, da una espressione d'altrui, trarre ad altro proposito una espressione propria sublime, ma questa, ognun vede, non è imitazione - Frase sublime è frase assiomatica: è prova in sè - Deve fare un'impressione totale, intera, indivisa - L'autore con essa trova all'idea quel punto centrico in cui si raccolgono le impressioni sul nostro intelletto. (Tommaseo) ‹V. 1648› - Può esser sublime non solo il dire, ma il non dire.

1647. Que de choses paraîtraient incontestables en théorie, si le génie n'avait su démontrer le contraire par des faits! - Nascono continuamente i fatti a confusione delle teorie.

1648. Vedi 1646. Fonte del sublime il sentimento, che trasvolando una lunghissima catena di raziocini senza toccarla, li scerne come in un lampo rattissimo di rivelazioni: li crea, a così dire, per sé medesimo; e passa. Il sentimento, in questo senso, è il profeta della Scienza: la compendia, la unifica, la anima. La coltura accresce, è vero, il numero delle idee, ma le sparte in categorie, le distacca, le tronca… ecc. (Tommaseo) - Le sublime peint la verité toute entière dans sa cause et dans son effet (Jancourt) - Le sublime est l'expression ou l'image la plus digne de la verité (La Bruyère) - Lo stile è sublime quando l'idea principale sia tale che domini tutte le altre vicine, e che, non le necessarie facciano spiccare la principale e la seguano, la rischiarino, la rinforzino nella mente, ma essa invece suggerisca le accessorie, anzi piuttosto le involva nel suo proprio concetto (Beccaria) - Se tutte le idee che si racchiudono nella sublimità del concetto, si volessero esprimere dallo scrittore, la sublimità sarebbe perduta perchè là molteplicità delle parole prolunga il tempo dell'espressione ed una impressione prolungata è una impressione necessariamente divisa in molte impressioni; non è dunque più un'impressione grandissima e subitanea, non è un colpo di luce che balena ecc. (Tommaseo?) - Col sublime ci troviamo di volo trasportati in un mondo a noi superiore. - Il poeta non è tanto sublime per quello che mostra, quanto per quello che non potrebbe mostrare, ma che dee far sentire - Es. di sublime Seneca, dove Medea dice: quid superest? Medea superest.

1654. Nelle cose confuse l'ingegno si desta a nuove invenzioni (Vinci). Dal sogno dell'alchimia naque la realtà della chimica.

1658. Dispareri tra la critica degli artisti e dei letterati. Sono p. es. statue che al dire dei puri critici d'arte sono sublimi, come il Laocoonte e l'Apollo di Belvedere - mentre, secondo gli artisti pratici, non possono chiamarsi che cose imperfette. - Winkelmann voleva contorni maschi e decisi, perfino un po' duri!

1659. L'entusiasmo artistico è un razionale delirio.

1660. loco (spag.), pazzo = lôcch, mil. intontito - no me riña Usted mas (spag.) -règnela minga, mil. - querer, spag. amare e volere (ant. ital. cherere) - rociada, sp. = rosciada (pioggia grande) - bottega da apothéka - engatar, sp. = ingattià (attraper) - azienda, it. da hacienda, sp. facenda - kyne (nome del cane di Tobia) chino spag., chien, kynòs - despierto, sp. (svegliato) aspèrt, mil. - badea, sp. melone d'aqua insipida = badee, mil. stolto - chenada, sp. = cinada (sciocchezza) - catabul, sp. scuderia = catabuj, mil. rumore - cholla, sp. sommità della testa, giudizio, spirito = ciolla, mil. in (set ona gran), il contrario.

1668. le donne nè adorarle nè oltraggiarle - stimarle.

1671. Manzoni, libro universale: tutti vi possono imparare, dalla portinaia all'astronomo. Io lessi Manzoni tre volte - mi diceva tale - a diversissime epoche e sempre ne fui ammirato poichè da fanciullo ci scorsi il sorgere e il tramontare del sole, la tempesta e il sereno - il racconto - da giovane, l'amore, la smania per le riforme, la rivoluzione - da vecchio infine, la pace della famiglia, la rassegnazione - la vanità del tutto. - Eppoi c'è gente che osa scrivere che Manzoni non presenta grandi caratteri. Non ne presenta? e Federico Borromeo, e fra Cristoforo, e i personaggi delle sue tragedie - e Napoleone - cosa sono?… ‹e il popolo che è il più gran carattere di tutti?› Ma pure, dimentichiamoli. Manzoni, ne' suoi libri, presenta lui stesso. Sfido voi a trovarmi un più grande carattere! -

1672. Chi vanta scioccamente Guerrazzi su Rovani e Manzoni, insiste sulli scopi politici del Livornese. Anche le gazzette hanno scopi politici. Ma questi scopi non sono che transitori, mentre non sussistono che gli umanitari, e Manzoni ha appunto tali ultimi scopi, che sono in fin dei conti l'amore e il perdono. ‹E del resto ci vuol un bel fegato a negare lo scopo anche nazionale di Manzoni. Che è la storia dell'oppressione spagnuola che tu leggi ne' Promessi Sposi se non la viva pittura dell'austriaca?› Nè Manzoni è, come altri dice - un quietista. Basta leggere i cori. Manzoni predica anche lui, ciascuno a casa propria, ma predica insieme l'universale fraternità. Lo muove meno l'odio per gli stranieri, quanto l'amore per gli uomini. Per quanto italiano egli non può dimenticare che sotto l'assisa dell'oppressore batte un cuore di altro uomo. - Sì, Guerrazzi giovò - ma come giovano gli articoli delle gazzette: Manzoni invece come i libri di Storia. - Non parliamo poi dello stile. Che mi diventa lo sproloquio guerrazziano a fronte la manzoniana sobrietà?… Guerrazzi scrisse libri (e troppi), Manzoni li meditò. - Guerrazzi, come Verdi, non seppe mai ridere! Manzoni, come Rossini e Shakspeare, rise e pianse in modo insuperabile.

1673. Dell'umorismo nella scienza - specialmente nei medici - dei quali molti furono scrittori letterari, e taluni egregi scrittori, quali il Redi, il Garth, il Raiberti, il Bellini, il Mantegazza, ecc.

1674. Pare che la lue venerea sia stata importata a Roma dalla Siria da Lucio Vero fratello di M. Aurelio Antonino. - Dall'oriente il Sole e la Peste.

1675. Qual'è la miglior lingua? - Leggo Shakspeare, e dico, è l'inglese - leggo Virgilio e dico “è il latino” - leggo Dante e dico è l'Italiano - leggo Richter, e dico, è il tedesco - leggo Porta, e dico è il milanese. -

1676. Carducci ha ne' suoi versi molte tirate, a uso latino, contro i tiranni - Sono pensate, son scritte egregiamente, eppure non fanno nè caldo nè freddo. Perchè? perchè di tiranni - almeno in Italia, non ce ne son più. - (Ma, scusate, erravo. C'è, è vero, un nuovo tiranno - il popolo - senonchè a questo l'amico Carducci adula).

1677. L'amore per le domestiche glorie, che oggi si combatte col dire che ogni uomo deve esser famiglia a sè stesso, dovrebbe invece eccitarsi in ogni maniera, come l'eccitarono i nostri vecchi con stemmi, titoli od altri innocenti privilegi, perchè può essere sprone a nuove glorie - gli è come l'amore alla vecchia ditta nei mercanti, che li impuntiglia a mantenersi onesti.

1678. Se un orologio solo va perfettamente e tutti gli altri vanno sbagliati, il padrone di quell'orologio, perchè se ne possa servire dovrà metterlo tosto sull'ora sbagliata degli altri. E così è della intellettuale opinione. Quell'uno che pensa giusto in mezzo a un popolo che pensa errato - gli è come se pensasse molto peggio di loro. La verità è essenzialmente relativa. - Where ignorance is bliss, 't is folly to be wise -

1679. Dei ritorni letterari agli stili antichissimi nelle epoche di decadenza, in cui gli autori non creano più ma combinano i libri. - Oggidì (1870-1875 ecc.) siamo noi neolatini in uno di questi periodi - Così al tempo di Adriano (Ab U.C. x) era nata, iniziata dallo stesso principe, una smania d'imitazione degli antichissimi scrittori Romani, per opera di Anniano Falisco, Apulejo, Giulio Paolo ecc., unde nonnulli (dice il Müller) Plauti Terentique senarios jambicos et trochaicos septenarios propriis carminibus restauravere. Sed plures multo Laevi Varronisque et aequalium ecc., ecc.

1680. I bibliofili possessori di biblioteche di cui non volgono una pagina, si possono paragonare agli “eunuchi in un harem”.

1681. Quando stavo per nascere, trovai due mucchietti, uno di bellezza intellettuale e l'altro di bellezza corporale. E Giunone Lucina mi disse “scegli”. Scelsi il primo quindi, toccò tutto il secondo a mio fratello minore, Guido.

1682. L'uomo veramente retto è colui che non inganna nessuno e non si lascia da alcuno ingannare.

1683. Nella “Sposa Francesca” del Lemene (contemporaneo al nostro Maggi) scritta mezza in italiano e mezza in lodigiano si trovano molti bei punti per descrizioni - e osservazioni. - Per es. le scene X, XI, e XII dell'atto 2° dove Cecco si marita per una polenta - dopo di essersi voluto appiccare - “se ne m'impicchi, ho da morì - donca m'impicarò”. - Per es. Signor Giulio: ciò non voglio - già in pegno è l'onor mio. - Sposa Francesca. L'attend promesse na l'è pu all'usanza: - e po na l'è Bassan gran cavalier - che na se pusse mudass de parer - (quando conta le sue abilità) Ma tutt el me desgust - L'è quand ho da fa cunt con dané intregh[i] - nè cognossi sesen, se ben ne i freghi - Se trattarà de perle e de diamant[i] - come se i fussen siseri e fasuj. - E ghe'n vorrà ben tanti - che i saraven assè - de fà na gran menestra de bragò - anca col pugnatton dei presonè. - Tutti i disegni a me van in polta - e tutt a on tratt me van i gnocch in fondo - (parlando di donna povera che si vuol dare in moglie) Che la te serva, con sto svari - che la te servirà senza salari - Bûgna pur comenzà chi vuol fenì.

1684. E a malastant a l'ha quattat el cûl (Lemene) cf. Porta, in La Messa Noeuva… el sedes di tosann Ch'el porten a bottega - Quattaa giò ammalastant con la camisa.

1686. Importanza di W. Hogarth (n. 1698) nella St. del1'Umorismo (V. 1269 e seg.). I suoi quadri hanno un maggior valore nella letteratura che non nella pittura. Essi sono altrettanti romanzetti - e romanzetti domestici, tant'è vero, che quando tenta il così detto gran soggetto, lo storico, come colla Piscina probatica e il buon Samaritano, il comico ci salta sempre in mezzo.

1687. Alberto Durer disegnava tutto matematicamente: il suo pennello era infitto a un compasso. - La manière fanfaronne de Rubens.

1688. Hogarth vuol provare nella sua “Analysis” che la linea serpentina è la vera linea della bellezza, e che le forme ondeggianti sono quelle che più piacciono all'occhio.

1689. Il non-dir-tutto, come le vesti alle persone, mantiene nelle opere d'arte la curiosità - da cui il piacere. Le visage (segue Hogarth, Analysis, nella traduz. francese) à la verité, est toujours découvert: cependant il n'en donne pas même constamment l'éveil à notre curiosité, sans qu'on ait besoin pour cela de voile ni de masque: ce qu'il faut attribuer à la mobilité de ses traits et à la variété de ses expressions. Le plus beau visage qui n'exprime rien ne tarde à nous paraître insipide. Le reste du corps, qui n'a pas cet avantage, nous rendrait bientôt indifférent, même à ses beautés, si nous l'avions sans cesse sur nos sens qu'une statue. Mais lorsque le tout est couvert et orné avec art, l'oeil cherche avidemment à satisfaire sa curiosité, en tâchant de découvrir les beautés cachées.

1691. l'art de bien composer est celui de varier avec gout (id. - l'uno nel vario, di Dionigi Alic. e di Tommaseo). Le necessarie pause nei lavori d'arte - poichè anche in pittura e scultura si possono fare lavori senza nè punti nè virgole.

1692. La sicurezza di stile, è la piena espressione del concetto. - Non ondeggiamenti, non passi inutili per afferrare l'idea. - Lo scrittore mette sicuro sulla carta il pensiero già meditato, non lo cerca scrivendo. -

1693. Il mio “Altrieri” è il romanzo del bimbo - l'“Alberto Pisani” il romanzo dell'adolescente - I “Ritratti umani” - quello del giovane. Manca ancor l'uomo ed il vecchio.

1694. Ecco l'origine dell'uso di esporre le scarpe sulle finestre, la sera dell'Epifania, uso tradizionale nei bimbi. È certo che i signori Re magi, per venire da noi, hanno fatto un lunghissimo viaggio - e i viaggi sciupano le scarpe - quindi, è pur certo, che la migliore offerta che noi possiamo far loro, allorchè passano da casa nostra, sia quella,… delle scarpe. Essi poi gentilmente contracambiano l'offerta con qualche loro mercanzietta, dolci, giochi ecc…. e di ciò i bimbi li ringraziano cordialmente.

1695. Italia 1874. - Le leggi, anche le meno ingiuste, sono sempre per sè stesse gravi - Ora, il regolamento in Italia le rende ancora più gravi. Così le tasse, anche le più scusabili, sono per sè stesse invise. Ora l'esazione le rende invise ancor più. - Che dire poi degli arbitri di polizia, provocati e salvati dal cosidetto potere discrezionale? Vedi le faccie, di chi è posto a tutela del publico ordine? La mano ci si porta spontaneamente ad assicurarci se ancor possediamo il borsello. - Ma se dai ladri e dagli assassini ci possiamo difendere, chi mai ne salva, da questi - ladri pure e assassini - con privilegio governativo e licenza dell'autorità?

1696. Una volta si favorivano i letterati e non gli studi - oggi gli studi e non i letterati. Era assai meglio il sistema antico. Per lui la lusinga del premio - pel nostro, la sola della fatica. Tempo fa il genio sconosciuto, nella soffitta gelata, dimenticava la sua miseria nella fata morgana della ricchezza avvenire, e mangiava scienza, unghie e gloria ventura: oggidì al di là della presente fatica, non vede che sprezzo, fame e un letto all'ospedale. - Fortuna che il vero genio adempie al suo ufficio, nè pei premi dell'oggi nè per quei del domani, ma per una psicologica necessità. -

1697. Tempi in cui non si sa più dove batta un cuore gentile! in cui dubiti di chi ti sta al braccio. O solitudine delle campagne come ti bramo! - oh libri… amatissimi libri! dimentico le birberie del mondo reale nell'oceano della loro artistica onestà.

1698. Alla bassa. Alla una il suono della barloca (specie di tamburo) desta i famej (famigli, fàmuli) che mungono il latte - Alle due, si levano i bolch (bubulci) che cambiano il letto alle bestie munte - poi tanto i famigli, che i bifolchi tornano a dormire. - Alle 3 infine, i cavallanti, che nettano i cavalli. - Il pilaroeu (pilatore) non esce dalla pila che alle 12 di notte.

1699. Motti brighelleschi di Atanasio Zannoni. - 1) No so come magnar. Me farò cavar i denti per far dei dadi da zogar all'oca per i ragazzi. - 2) Ah signor! ghe domando pardon: ecco che me prostro a suoi quattro piedi. - 3) Nessuno vuol comprar i libri ch'el compone, perchè ghè pena la galera, comprar roba robada. - 4) I osti va a casa del Diavolo, no per terra, ma per aqua. - 5) Siora la se guarda dei cani perchè i è soliti a rosegar i ossi. - 6) Te amazzarò, si te gavessi più vite de quelle de Plutarco. - 7) Le belle azioni son come le vivande. Anche le meggio, no le val niente se le sa de fumo. - 8) Ai povaretti che domanda la limosina, tutti i ghe voltan le spalle. La miseria è stada la inventrice della piroletta. - 9) Te buttarò tant'alto che ti gavarà più paura della fame che della cascada. - 10) adesso, così armado me son guardà nello specchio e fazzo paura a mì stesso. - 11) la gha i occhi senza resoluzion, no se sa dove i se incamina. - 12) La xe tanto avara che per risparmiar la candela, la notte la vol che porta el gato in brazzo perchè i occhi serva de lanterna. - 13) Alle donne se ghe pol creder, quando le han partorido che le sian stade gravide, e quando le son morte che le sian stade amalade - e sepolte che le sian, che no le tornan più a casa. - 14) (di un musico) l'è on zecchin che cala dò grani. - 15) (di chi fa pegni) la roba de quel sior sa far mejo la strada del monte che quella della pianura. - 16) (a chi diceva, mi fu dato un pugno nell'occhio) quello l'è el so logo e po' se sa che in tutte le cose l'occhio vuol la soa parte. -

1700. Il Cermenate falegname e il Cermenatino falegnamino: il primo sul banco con un capo della sega, l'altro a piedi del banco con l'altro capo. E segano. Si assomigliano come due ovi - salvochè il secondo è rapporto al primo, nella scala di cinque a uno. - Stesso profilo, stesso berretto a visiera, stessi occhiali verdi pel mal d'occhi, stesso gilet a quadretti bianchi e celesti, maniche entrambi rimboccate ecc. E di qui a 15 anni al posto del Cermenate sarà il Cermenatino, e al posto di questi un altro Cermenatinino. E così fino alla fine dei secoli.

1701. La smania della persecuzione. La persecuzione amorosa di certi ministra-rimedi, che uccidono colle loro premure. “Oggi hai la lingua sporca, piglia la magnesia” - “Troppo accesi quegli occhi: ti metterò 12 sanguette”. - “Sei un po' raffreddato, mi pare: stasera ti preparo un profumo” ecc. ecc.

1702. Il conte Pompeo Litta, dilettante pittore, che fa, come dice la S.ra Confalonieri, delle magnifiche cornici a' suoi quadri, invita un giorno a pranzo Cesare Confalonieri - per dargli pane raffermo, cacio avanzato nelle trappole, manzo buono a far scarpe - vino senz'uva, e quattro zaccherelle (mandorle spaccherelle) e 6 noci. Sulla porta intanto della sala da pranzo leggevasi scritto a grandi caratteri. “E se talor la vita parti amara - Pensa a Bokara” (dove il Litta col Meazza e il Gavazzi rimase un anno prigioniero del kan, molto kan) - E Confalonieri battendo sulla spalla del conte Pompeo… Dovresti cambiar, sai, l'iscrizione - e metterci: e se amara talor parti la vita - Pensa al pranzo del Litta. -

1714. Platone, il filosofo-poeta - Platone, l'ultimo artista della filosofia: Aristotile, il primo scienziato.

1718. L'uomo d'ingegno riesce colla meditazione a quelle conclusioni cui altri talvolta arrivano colla conversazione - cioè riesce all'unire le varie idee in una sola. A ciò gli altri hanno d'uopo di altri. Egli invece fa conversazione colla sua testa, trova nella sua unità, le varietà. Gli altri traggono la unità dalle varietà. -

1719. Dossi, quando scrive, fa salti mortali sullo stesso posto.

1725. I Greci riponevano la grazia nell'ultima semplicità del concetto e dell'espressione (Tommaseo) - Gli scrittori attici detti sicci da Cicerone, quasi ad esprimerne la sanità dello stile.

1726 a). stile floscio, aquoso - stile podagroso, gottoso - stile stracco - stile olioso - stile diluito - stile obeso - tritume di stile. -

1728. Per conoscere l'indole di un popolo val più la lettura del dizionario della sua lingua, che non tutte le storie. Per me, in generale preferisco la lettura di un vocabolario, a quella di un romanzo.

1729. È meglio, scrivendo un libro, usare del noi che dell'io, per la ragione che si dicono più cose degli altri che nostre. L'osservazione è, credo, di Pascal.

1730. Tutti fuggono, perfino gli amici, da chi è colpito da una malattia contagiosa. Va dunque posta, fra le contagiose, anche la bolletta.

1731. Alcune idee sincopate in aggettivi, si potrebbero rinnovare, riscomponendole in frasi. Per es. cieca rabbia non fa più effetto perchè abusata. Dite rabbia senz'occhi - e rinfrescherete l'effetto.

1732. Pina Righetti fanciulla ignorantissima scriveva a suo marito Cletto Arrighi - [cose] nella loro semplicità quasi sublimi per es. questa: “Mio Carlo” “Tua Pina”.

1733. Della gente che non sa perdere il tempo da sola… del danno che fanno gli oziosi a chi lavora …

1735. Tale ad una festa da ballo, non poteva avvicinarsi mai alla credenza, per trovarsi sempre dinanzi un quidam che non ristava dal mangiarsi paste, sorbetti ecc… finchè, stanco, lo tira per la veste chiedendo “Di grazia l'è invidaa lu?” (è invitato lei?) - Perchè? chiede questi volgendosi - “Che'l scusa” - riprende l'altro - “credeva ch'el fuss inciodaa” (inchiodato).

1736. Arlecchino diceva allo spaccalegna: “senti, facciamo metà fatica per uno - tu segherai ed io ad ogni colpo farò l'“aah!”.

1737. Contradizioni di carattere. Barbey uomo furiosissimo che strabuzza gli occhi al minimo accenno di opposizione - è capace di stratagliare per i suoi bambini dalla carta i più minuti bastimenti, case, piante ecc.

1743. Una buona proposta sarebbe, secondo me, di vendere ¾ d'ogni pinacoteca agli stolti stranieri, e poi col ricavo commettere nuove opere agli artisti paesani.

1745. Tra le definizioni dell'indefinibile arte - si contano: Platone, uno splendore - Aristotile, ordine di verità e di grandezza - Pitagora, unità ridotta a varietà - Dante, armonia - Hegel, manifestazione sensibile dell'idea - Hugo, l'elemento - Taine, astrazione figurata - S. Agostino, ordine divino naturato. - (in Guerzoni, Prolusione al C. Lett. It. Padova).

1746. vispo come un cavallo che abbia mangiato biada.

1747. Nello scrivere l'ultima linea di ogni mio lavoro sento sempre un brivido di gioja. Mi pare di riaquistare la libertà.

1748. disertore può chiamarsi il suicida.

1749. Dei generi dell'Umorismo, nell'inglese domina la vena sentimentale (Sterne) - nel francese, la scettica (Rabelais) - nel tedesco, la vena della bizzaria (Richter) - mentre l'italiano conserva finora in tutto sobrietà - forse perchè inceppato dalla tradizione classica.

1750. cf. la scena del Cap. Kempthorn nel Milord di Boston (Endicott, di Longfellow Act IV. S. I.) che parla ai passanti - colla scena di Meneghino (nel falso filosofo di Maggi) che arringa pure i passeggieri dalla prigione pei debitori in Via Borsinari a Milano.

1751. Sull'unire filosoficamente fatti storici avvenuti ad epoche fra loro distanti - Vedi Prologo dell'Endicott di Longfellow - che può servire di scusa anche ai razionali anacronismi di Rovani nel Giulio Cesare.

1752. Le classiche frigidità di Sanazzaro e d'altri scrittori italiani in lingua latina o greca. Dice per es. Sanazzaro nell'epigramma contro Picente medico, che annusava la seggetta “quod noctu latras, quod sellas olfacis unus - da veniam, Picens, hoc canis est vitium - Sed quia tu Cynicus vis dici et Clinicus idem - esse idem poteris - Merdicus et medicus” - Bello spirito!

1753. Dello stesso Sanazzaro vi ha il seguente epigramma, ch'è uno dei meno cattivi. Atramentum scriptorium. - Ferrum putre situ spumanti fervet aceto, - mandet ut aeternis scripta voluminibus - Scilicet hoc illud, vatum volitare per ora; - hoc est Pyramidas vincere, Nile, tuas - Infelix fatum; sanies rubiginis ergo - eripit inviso nomina nostra rogo? -

1754. R., col quale la moglie si lagnava che non le voleva più bene - dicevale: Su, fammi le corna; fuggi con qualcheduno, chè forse ti correrò dietro - ucciderò il mio rivale - e ti amerò ancora. - E questa moglie diceva poi a me: mi cunt quell'omm son stada mai sola - semper tre o quatter moros… Lu el me rivava a ca la matina ai quatter, tutta sang la camisa, coi sciscioni per el corp… Che je faga pur… s'el po minga fan de men per scriv i só romanz, ma ch'el faga che mì i sappia no. Ringrazi però Dio che ghe voeui anmò ben.

1755. È l'ora dell'accensione del cosidetto rattin in Galleria nuova, che gira intorno alla cupola accen[den]done la carozza dalle cento fanciulle… I forastieri seduti fuori del caffè Biffi nell'ottagono, alzano il capo maravigliati ed attenti. I birichini intanto bevono i loro bicchieretti, o sottraggono loro pel manico le cotolette ecc. Sorpresa dei forastieri nell'abbassare la testa.

1756. Il monumento al Vinci eretto in piazza della Scala dal Magni è infelicissima cosa - Le quattro figure degli allievi pajono quattro marionette. Stanno lì, con le mani pendenti - come mani di piombo. - Rovani definì il monumento “un litter in quatter”.

1757. L'avv. e il lettore Traversi, due sagome, voglion andare al veglione in domino. La Bianca Bignami attacca loro dietro le spalle due cartellini: uno dice “il lettore Traversi” - l'altro “l'avvocato Traversi” - I due poveri diavoli, conosciuti da tutti - tornano a casa confusi.

1758. I progressi della scienza si devono allo scetticismo. La scienza dell'oggidì basa tutta su lui - e però, anche la letteratura per essere contemporanea deve corrispondere alla scienza e quindi essere scettica, che è quanto dire umorista.

1759. Umorista, secondo i vocabolari, significa persona incostante e fantastica - Il terribile umorismo di Macchiavelli nel Principe e di Holbein nella Danza dei morti. - Traccie di umorismo in Plauto e Menandro.

1760. Oh quante volte l'allegorica benda tornerebbe assai meglio ad Amore attraverso la bocca… se a ciò non provvedessero i baci!…

1761. Fra gli aggettivi che sono metafore, ma che pel troppo uso hanno perduto il filo, citare lo “svignarsela” - il “ringalluzire” ecc. Le parole, al filologo, sono quasi tutte metafore - Col tempo divengono spesso metafore di metafore, e però talvolta tornano semplici; per raddoppiar la metafora la perdono. - Guai se si leggesse etimologicamente un libro del giorno! non si capirebbe più nulla.

1762. bibliopola - cani pulciosi - patina di antichità - pelime (sudicio sulle mobiglie di legno non pulite) - paraffo, tabellionato - par che cammini su otto molle - in tuono in cui la curiosità perdevasi nell'interesse - Maria copiava dalla imaginazione - impalpabil ciarlio, nodi gramaticali che non legano nulla - affamato di baci - placar le fanciulle col canto - sana e buona -

1763. Il fidente abbandono delle caste fanciulle.

1764. E la fanciulla non guardò più tanto alle nubi o nel fuoco, quanto nello specchio e in istrada - Sei mesi dopo Maria, bella e giojosa, diceva ed udiva il più bramato dei . ‹(muta che riaquistò, per amore, la favella)›

1765. Dà molto a sperare quello scrittore cui si può più torre che non aggiungere. - ninnoli, minuzieria, minutaglia, miscea letteraria - i riboboli -

1766. La vera letteratura dell'ultimo popolo è quella dei muri. - Le taverne a Pompei, i cessi da noi ce ne offrono pagine eloquentissime. Resta ancora a scriversi un libro intitolato “Storia della letteratura sui muri” - Il muro è la publicità che si sottrasse sempre alla censura - è là dove fu consegnata la pura opinione popolare ecc.

1767. In compagnie dove si scocca una folla di motti arguti, si può dire “par de vess in d'on vespee”.

1768. C. amava riamato una bellissima ed intellettuale fanciulla, troppo intellettuale per potere campare. Il padre di lei contrastava fieramente al loro amore. Ella morì. Quando venne portata al Camposanto (un camposanto di campagna) pioveva a dirotto. Due sole persone seguivano la virginea bara - il padre - e l'amante, braccio a braccio, sotto il medesimo ombrello e con lo stesso dolore. Ma la vicinanza dei corpi riavvicinò i loro animi - e con la povera… seppellirono tacitamente ogni odio. - (Funera conciliant miseros… ).

1769. Dal Bardo di Gray, Heine può aver tolto l'idea de' suoi Tessitori - dove dice Weave the warp ecc. -

1774. La carità è l'unico dovere che non ci può essere grave.

1775. cocker, ingl., dorloter, cocorina, cocorà (parole usate tra noi bimbi e la mamma nostra nella medesima idea).

1776. Una volta la similitudine era tolta in generale da oggetti rispettivamente all'uomo grandi. Si voleva descrivere un animo adirato? Lo si paragonava al mare in tempesta - si volevano rappresentare cavalli o bighe erompenti dalle carceri? Un torrente correva tosto alla penna. - Così la voce, era tuono; folgore lo sguardo ecc. ecc. Oggidì succede tutto al contrario. Il microscopio fa dimenticare il telescopio. Le similitudini, son tratte, la più parte da cose in riguardo all'uomo, piccole. Le pulci, le padelle, i fili di refe, ecc. ecc. hanno pigliato nelle metafore i posti dei leoni, dei mari, degli arcobaleni ecc. ecc.

1777. Due artisti dinanzi all'Apollo di Belvedere - di cui criticano la gamba ecc. sproloquiando di estetica. Ma l'uno è nano, l'altro gobbo - caso non infrequente negli odierni ministri della bellezza visibile.

1778. Uno studente del Politecnico di Milano si dicervellava sulla prima tesi di una materia nuova inutilmente. Va allora dal professore e lo prega di ripetergli alla buona la lezione, confessandogli di non aver nulla capito. Cosa pretende di capire Lei? - gli dice il professore - se io, io stesso che ho scoperta questa nuova materia, e ci studio sopra da anni, non l'ho ancora capita?

1779. Pensare col cuore e scrivere colla testa.

1780. Inventare parole nuove è lecito a tutti - per la ragione che è lecito (e in ciò nessuno è contrario) l'inventare nuovi pensieri. Difatti, a chi ben guarda, le parole non sono che altrettanti pensieri - come i periodi, come i capitoli, come i libri… Eppoi? perchè accordare questa prerogativa al becero fiorentino e negarla al gentiluomo lombardo? Chi ha messo le parole nei vocabolari? un decreto forse del Padre Eterno?… no, gli uomini. - Ed io, non sono anche io - un uomo? - Si noti che neologisti furono tutti i più grandi scrittori - Dante, Richter ecc., Eschilo - ecc.

1781. Nell'antica comedia (la greca) non c'era per così dire divisione tra il palco e la platea. Essa trattava gli affari del giorno - gli attori portavano spesso la maschera dei personaggi publici - e indirizzavano la parola agli spettatori. Ma a poco a poco avvenne il distacco. Oggidì è scomparso anche il brillante che ammiccava al publico: oggidì si va a teatro a veder cose che non ci riguardano e spesso non c'interessano. Gli attori volgono molte volte le spalle al publico ecc.

1782. Il carattere di Alcibiade era di non averne.

1783. La gazzetta o libro quotidiano recò danno al libro perpetuo, come ne avea già arrecato il libro annuale ossia l'almanacco - abituando gli scrittori allo scrivere affrettato quindi scorretto, e i lettori alla troppa facilità, che rado va unita alla profondità o acutezza di pensiero. Al giornale si deve la perdita dell'originalità nello stile; e la moderna incolorità della lingua.

1784. Imitate gli antichi sommi - mi dicono. “Li imito bene” - rispondo. La virtù principale in que' sommi è la originalità: è l'avere trovate nella letteratura e nella filosofia cose non viste dai loro antecessori. Ed io cerco di fare come essi. Li imito davvero, non imitandoli.

1785. Fa senso il vedere come la più parte delle opere che ebbero una importanza massima nella storia del pensiero, e nei destini dell'umanità, siano nate e cresciute nell'ombra - come fu del Cristianesimo - di Vico - di Bastiat, per non parlare del Milton ecc. - Furono opere che s'introdussero nel campo nemico, non per assalto, ma per sorpresa.

1786. Qualcuno si lamenta che molti artistici geni non abbian potuto studiare. Fu 'na fortuna. Guai se di tempo in tempo non sorgesse qualche artista come lo Shakespear, dall'anima affatto fresca - affatto libera dagli impedimenti della scuola. Il progresso camminerebbe assai più lentamente -

1787. Il progresso esige la continua ricerca del nuovo - esige che neppur l'Arte - nata perfetta - si addormenti sui propri allori. L'Arte ha il dovere di far Storia. In verità, spiccano più gli errori del nuovo che non del vecchio - ma ciò è secondo natura - al vecchio errore l'uomo ha già fatto l'orecchio.

1788. L'est è a dritta, insegnava a' miei tempi il S.r maestro - e il ragazzo si volgeva come il maestro, poi si tornava a volgere secondo lui, e cambiata la destra, ripeteva ancora “l'est è a dritta”. - Così, dell'effetto, incomprensibile ai maestri, delle carte geografiche appese nelle teste degli scolaretti. Diceva il Maestro - questo è l'istmo di Panama, che si vuol tagliare. - E allora io pensavo: or come farà l'America del Sud a star su?

1789. È un indizio che la gente è malvagia, il sorriso che ci nasce spontaneamente alla vista di una altrui reale caduta ecc. e le risa che noi facciamo ad una caduta reale in teatro - ragione per cui piaciono sempre le comedie che presentano come in berlina qualche personaggio, come el Pedrin nel Nodar e Perruchee, el Milanes in mar ecc.

1790. Riguardo alla unità della lingua, io mi dico fautore del sistema di unificazione politico dei romani che non distruggeva gli Iddii delle altre nazioni, sostituendovi a forza i propri, ma aggiungeva i propri agli altrui - tutti accogliendo in un unico tempio (Panteon).

1791. Giorni di festa. La Ceriola, la candelora - S. Biagio, quando si mangia il panettone serbato fin dal Natale - una usanza di cui alcuni vecchi milanesi sono gelosissimi, per es. il consigliere Bicchierai.

1792. Una gran parte degli uomini, due o tre anni prima di morire, è colpita dall'estromania terribile malattia priapica - e ciò spec. in quell'epoca della vita che è detta “l'estate di S. Martino”. Altra malattia, indizio di una prossima fine e che si manifesta nell'ultima parte della vecchiaja è la copromania, ossia smania cacatoria.

1793. In una canzone per una cantante, si trova la seguente strofa: “quando non c'è la luna - splendono nel firmamento - Le stelle a mille e cento - e dieci e cinque e una” -

1794. “Qual masso che dal vertice” ecc. (Manzoni. Natale) cf. con Virg. Aen. B. XII l. 684. Ac veluti montis saxum de vertice praeceps - cum ruit… ecc.

1795. but how did he steal? (furto letterario) no otherwise than like those that steal beggar's children only to clothe them the better (Garth).

1806. Il “Dispensary” del dr. Garth è la parodia di un poema classico. È tutto dottori e speziali - con battaglie fra loro ecc. ecc. È poema ricco di ingegnosi pensieri. Garth è medico artista, come lo è il nostro Redi, Raiberti ecc. - Nel Dispensario, notabile il carattere di uno scienziato che accoglie nel suo studio tutto il rifiuto della letteratura e della Scienza. Da lui gli abbandonati autori trovano rifugio, quì “retrieved from cooks and grocers”, vengono le complete opere o meglio i completi spropositi… noi diremmo… di Cantù e le rime senza fine di ecc. Rallegratevi, scribaccini. You will find some Ceras still to read you over.

1807. L'uomo teme gli Iddii, ch'egli stesso creò.

1808. la morte nascosta in una pillola - …

1809. La Gloria - (nelle bizzarie sulla) dire degli avanzi mummificati dei Memnonidi e dei Sesostridi, macinati a Düsseldorf, e adoperati dal povero pittore per velatura nelle ombre -

1810. La satira ai costumi e la satira all'uomo, questa eterna, l'altra temporanea - la satira privata e la publica. - Importanza di Angioli D'Elci nella Satira - D'Elci precursore di Giusti - D'Elci, originale suo malgrado. - Come a D'Elci fosse d'impedimento la troppa dottrina classica. - I suoi lavori sono mosaici di pietruzze greche o latine: benchè spesso il disegno sia moderno. Elci non si può citare che trascrivendolo tutto.

1816. Non par vero che D'Elci, il quale, benchè dottissimo, preferiva la scienza alla dottrina, e benchè nobilissimo innalzava la gentilezza del cuore sopra quella del sangue - si sia lasciato andare a ripetere quelle trite contumelie contro gli Ebrei, inventate da Cristiani doppiamente bricconi. - Di alcuni altri epigrammi suoi, si può dire che sono pure traduzioni dal latino (spec. da Marziale) come l'epig. che termina “ancor Teresa puzza di Teresa” - e l'altro che incomincia “Mi basta un corpo sano” - e gli altri due ancora “Brami, o Francesco - il pesce serbar fresco” ecc. - e “Son miei, dottor cotale - quei versi che dir vuoi - Ma se li dici male - cominciano a esser tuoi”. -

1818. Nell'occasione che il Serbelloni si divise da sua moglie, la Ottoboni, Parini scrisse i seguenti versi - Cari figli non piangete - che se nati ancor non siete - non potendo vostro padre - vostra madre vi farà. - Invitato Parini a tessere l'elogio della Imp. Maria Teresa, rispose “Che non sapeva come principiare, giacchè l'unica sua qualità era quella di esser generosa - Ma donare l'altrui, non è una virtù”.

1819. Nell'educazione dei nostri vecchi c'era il bel uso di chiudere per qualche ora i figli disobedienti nel cesso, che allora non era all'inglese, e neanche alla mezza inglese. Questi poveri bimbi si tiravano poi fuori quasi asfissiati, e i parenti, perdonando loro, li riamettevano in sala e al loro bacio, puzzolentissimi.

1820. Ritratti di Famiglia. Sul soffitto della Sala, una miniatura rappresentante Venere e Vulcano - sui parafuochi - Amore che commercia di cuori - e vende la simpatia in bottiglie - La pendola rappresentava Minerva in piedi, armata, portando nello scudo il quadrante dell'orologio.

1821. Assassinio del Prina, 20 aprile 1814 - Strana coincidenza; il Prina fu laureato a Pavia il 20 aprile 1787 - fu eletto ministro da Bonaparte il 20 apr. 1802 - fu massacrato il 20 aprile 1814 - mentre un vaticinio dell'almanacco Il rustico indovino colla data del 20 aprile diceva “chi si arrichisce sulle altrui rovine - non dà lieto principio a triste fine” -

1822. “Io sono così persuaso della necessità della rima per rendere più fisicamente allettatrice la nostra poesia che non credo praticabile il verso sciolto, se non che in qualche lettera famigliare o nei componimenti didascalici” (Metastasio lettere). Inutile mostrare come abbia veduto corto - E più corto ancora ha veduto ‹sul giornale dell'Ing. Arch. di Milano› [lacuna] autore del [lacuna] il quale parlando della prima locomotiva, posta - a suoi dì - sulle rotaje inglesi - pronosticava che l'invenzione non avrebbe attecchito mai in Italia, per la nostra mancanza di carbone fossile. - Di simili bevute ne va piena la storia.

1823. Gli alti intelletti sono di difficile sonno. - Quante volte una notte insonne diè il germe di idee che affidate ai secoli produssero future immense rivoluzioni.

1826. Un libro progressivo di scienza cancella l'antecessore - un libro d'arte lascia stare gli altri.

1827. Cric in milanese vale “silenzio”, “basta” e simili, e trova un riscontro nel grido d'arme dei Molac di Brettagna “Gric à Molac!” (silenzio a Molac) salvo che Gric voglia dire come Krieg, guerra.

1828. Lodar Rovani è un appendere corone d'alloro ad una pianta d'alloro.

1830. Le due vie che segue il Dossi - una rappresentata dai Ritratti Umani che narra il mondo com'è - l'altra dal Regno dei Cieli, e suoi figli (Colonia Felice ecc.) che narra il mondo come dovrebbe essere. ‹I primi appartengono alla storia, gli altri alla filosofia›. Nella prima c'è il Dossi cattivo, nell'altra il buono - Queste due vie dovrebbero poi riunirsi nel Premio dell'Onestà, in cui il mondo quale dovrebbe essere si troverà a contatto del mondo reale.

1832. Somma importanza di Richter nella St. dell'Umorismo - di questo Richter che oggi solo si comincia a conoscere in Europa - ingegno, secondo me, superiore a tutto quanto produsse l'età moderna, compreso Shakespeare. I suoi libri sono il frutto di mille vecchie biblioteche, e saranno la causa di altre mille nuove. - Voi, giovani scrittori, che cercate affannosi e non trovate nuovi orizzonti alle letterature dei vostri paesi, correte correte alle cave inesauribili di Gian Paolo - scavate - togliete da quei terreni dove giaciono i germi di miliardi di pensieri, di milioni di libri, di migliaja di celebrità.

1833. La gioventù di Gian Paolo fu imbevuta da studi teologici e filosofici e linguistici. Raramente una stilla di humour cadde nella sua prima letteraria educazione. - Ed anche lui a 18 anni (1781) fece il suo romanzetto sul gusto del Werner und Lotte, del Siegwart e Marianna e simili, intitolato Abelardo e Eloisa - di cui dice: “ich würde mehr bemerkt haben, wenn ich hätte weniger empfindeln wollen”.

1858. Non si trova scrittore, che meglio di Gian Paolo abbia saputo imprigionare in periodi quelli già-inesprimibili sentimenti che si affollano in una giovane anima, colma di amore e di malinconia nell'ora del crepuscolo. - Leggo Dante, leggo Manzoni ecc. e parmi sentire la genealogia dei loro pensieri, e ricordo Roma e la Grecia. - Leggo Shakespeare e Jean Paul e mi trovo nel nuovissimo vero. - Tutte le migliori qualità di un umorista si compenetrano in Richter: egli è più acuto motteggiatore di Voltaire, è più sentimentale di Sterne e di Rousseau - è più erudito di Erasmo - è più profondo dello stesso Shakespeare. - Fra cinquant'anni non ci sarà gloria che vinca la sua. - Una buona traduzione di Richter, influirebbe in bene sulle lettere nostre, più di qualunque altra opera originale. - Colle opere di Richter, nessuno può più lamentarsi che a questo mondo gli manchi l'amore. Chi non ha un amico, chi non ha un amante, legga Gian Paolo, e troverà quanto cerca! - Non c'è libro che possa più influire di questo sulla umana bontà. Basterebbe alla educazione di un bimbo. - I miei figli non leggeranno altro libro.

1859. Den Zeichnern, die in künftigen Jahrhunderten so aus mir schöpfen wollen wie bisher aus dem Homer, geb' ich folgende Gruppe des Doktors, als einen Schatz. (Richter, Titan, 8 Jobelperiode, 42 Zykel.) - E la profezia di Richter avverrà! e non pei soli disegnatori.

1862. Richter trovò nuove vedute in ogni parte dell'umano scibile - È una fitta tale di pensieri da perderci la testa - Richter seppe trovare il pensiero del pensiero. -

1864. Le strane espressioni - benchè piene di filosofia - di Richter - strane almeno per ora in cui non ci abbiamo ancor fatto l'orecchio - per es.: Und setze seinen heissen (Mund) auf ihren, wie eine halbe Stange Siegellack auf die andere halbe. - Dinten fisch = scrittore - l'estate del focolare = l'inverno, ecc.

1865. troppo altero egli era - per dire una bugia fosse pure con una bestia - Chè avendo saputo allettare a sè delle colombe selvatiche colla lusinga del cibo - mai non volle pigliarle per non tradire la loro confidenza.

1866. quand'io leggo la lode di un gran cuore o di una gran mente, palpito di gioja superba, come foss'io il lodato.

1867. la mitologia è una filosofia a simboli, a pitture.

1868. Nelle nostre epoche le apparenti diversità di pensiero ecc. ricordano un'orchestra di sonatori che stia provando gli istrumenti e gli accordi per la sonata dell'avvenire - Queste sparse idee, interrotte, apparentemente sconcluse - sono le prime goccie dell'imminente pioggia (l'umanitarismo).

1869. Salomone chiese a Dio la sapienza - e Dio, fìlosoficamente, gli diede l'oro -

1870. I Censori romani erano deputati a mantenere la povertà nelle vesti e nei costumi; i moderni (critici) a mantenere quella della intelligenza. - I molti critici danno indizio di una fiorente letteratura - come i molti topi lo danno del molto raccolto. - Certi scrittori fanno voto di povertà (d'intelligenza) come i frati -

1871. Il ricco si duole dell'inverno non freddo, che gli torrà di patinare.

1872. Perchè una lucerna faccia buon lume, il suo lucignolo non va nè troppo nè troppo poco smoccolato. Paragona la smoccolatura alle istituzioni che invecchiano in una nazione - e usa della medesima regola.

1873. Un libro indegno di essere letto una seconda volta è indegno pure di essere letto una prima.

1876. Il cielo da lungi sembra azzurro - da presso è aria incolora. Così è di molti dei nostri desideri (Richter) - L'umanità è dannata a sospirare eternamente un cielo che mai non raggiunge.

1877. È questione intralciata se la Musica senza parole possa essere immorale. Richter dice: die Musik hat etwas Heiliges; sie kann nichts als das Gute malen, verschieden von andern Künsten. - Io invece sono di contrario parere - L'onesto della musica è il bello. Una musica brutta è quindi necessariamente immorale.

1880 a). Früh lieben, spät heirathen heisst oft; am Morgen eine singende Lerche im Himmel hören, und Abends eine gebratete verspeisen (id.) - Distrutta la Bastiglia si usarono anelli con incastonati pezzetti di essa. Potrebbe dunque dirsi di chi porta l'anello nuziale: tiene il suo pezzetto di Bastiglia al dito anulare (per dire, è maritato).

1881 a). La teologia fece spesso gli atei, e gli eretici.

1882 a). I libri di morale insegnano a fare quello che si è sempre fatto, senz'essi.

1884 a). L'Arte rinfresca, eterna le voluttà e gli entusiasmi. - La letteratura dev'essere insieme musica e pittura. ‹(ma sopratutto letteratura 1883)›

1885 a). I temi di composizione che si usano dare nelle scuole non debbono essere nè troppo vaghi, come sarebbe “la lode della diligenza”, “l'importanza della gioventù” e simili, nè troppo gravi come “il confronto tra Cesare e Napoleone” ecc. - benchè, dice Richter, insigne pedagogo, “noch besser als alle Aufgaben sind vielleicht gar keine”. - Meglio è che il giovinotto si metta dinanzi un puro foglio di carta, senza tema di sorta, e sopra ci sprema quanto gli viene, quanto la sua originalità suggerisce.

1886 a). La letteratura Umoristica non dà fuori, che in quelle epoche nelle quali tutte le regole della vita antecedente sembrano andare a fascio. Nota l'U[morismo] all'epoca della Riforma - della Rivoluzione francese - della Riv. Umana.

1881 b). Nella lirica la tiepida analisi deve lasciare il posto all'impeto del sentimento, il quale dal canto suo, dee per pittoriche frasi a quella conclusione arrivare, anzi saltare, cui la minuta osservazione sarebbe lentamente giunta. -

1886 b). (ad uomo d'ingegno che vada a coricarsi, si può augurare:) Gute Nacht: wachen Sie wohl. - (Richter) - bewaffnet vom innern Gott (Richter), cf. Dante coscienza m'assecura - la buona compagnia che l'uom francheggia - sotto l'usbergo del sentirsi pura -

1890. Oh quanti infelici staccaronsi da questa vita senza conoscere l'affetto dei genitori, l'amicizia degli amici, l'amore della donna… inutilmente desiosi! oh quanti felici morirono invece, senza sentirne la mancanza!

1891. Tutte le idee sono già nel cervello, come tutte le statue nel marmo. La ragione non fa che scoprirle.

1892. L'Inferno dei Cattolici, non essendo costituito se non dal solo dolore - deve lasciare i pazienti indifferenti.

1893 . Magnifico è il discorso di Adamo ad Eva - nel Siebenkäs di Richter. Vol.II, pag. 115.

1895. Utile lavoro letterario, sarebbe un Prontuario completo per le date nelle opere d'Arte - e i nomi degli autori - fatto per es. Così. manzoni. Cinque Maggio, ode, Milano 1821 - ecc. ecc. e quì il resto delle sue opere - poi Cinque Maggio. manzoni, ode, Milano 1821 ecc. Poichè accade spesso di sapere i nomi degli autori e di non conoscerne le opere, o viceversa avendone letto qualcuna di non rammentarsi più il nome dello scrittore - L'indicazione poi accuratissima delle date, toglierebbe o fonderebbe le accuse o le difese di plagio, di cui ora i critici si valgono troppo leggermente. -

1896. La scienza è una positiva ignoranza.

1897. Nonno Carlo, fuoruscito pei moti del 21, provvedeva i poveri suoi coemigrati di scarpe - come Arconati li provvedeva di giubbe - altri di calzoni ecc.

1898. Manzoni nella nuova letteratura italiana rappresenta la primavera, e Rovani l'estate. Rappresenterà Dossi l'autunno?

1899. le pitture bizantine, tutte uguali, come le tegole.

1900. Nei libri di note tenuti per tutta una vita da qualche nostro vecchio - sono curiose certe osservazioni sulla stagione, che, secondo chi le faceva, pareva sempre peggiore delle antecedenti. Si trova per es. colla data del 33 “a memoria di uomini non si ebbe mai un mese di ottobre più fatale di questo” (o più freddo o più caldo ecc.) e poi alla data del 34 - “Nessuno si ricorda un autunno più scellerato del presente ecc.” e così vievia - Se chi notava simili osservazioni diceva il vero a quest'ora il mondo sarebbe il più infame paese dell'universo. Il che non pare.

1901. I libri di alta educazione dei nostri papagrandi, allora piccoli, e delle nostre nonnine, erano per lo più il Metastasio, il Bondi, il Vittorelli. - Si sentivano i bimbi e le bimbe incipriate recitare sentimentalmente o tragicamente, ora il “Limpido ruscelletto - se mai t'incontri in lei - dille che pianto sei - ma non le dir qual ciglio - crescer ti fe' così” - “Placido zeffiretto - se trovi il caro oggetto - dille che sei sospiro - ma non le dir di chi” - ora il “Chi tradisce un traditore - non punisce i falli sui - ma giustifica l'altrui - con la propria infedeltà” - oppure “Va tra le selve ircane - barbaro genitore - Fiera di te peggiore - Mostro peggior non v'è - Quanto di reo produce - L'Africa al sol vicina - L'inospita marina - Tutto si aduna in te”. - Questa, la grande educazione; la piccola, consisteva nel far ripetere ai bimbi per loro snodare la lingua: “sul castell Baradell ghè ona calcatrappola con cent mila calcatrappolitt… var pussee la calcatrappola che no i cent mila calcatrapolitt” - oppure nel contare loro gli esempi di Timininfus e Timinfusinna - o dicendo “Gh'è on gatt su on tecc - ch'el dis ch'el ga frecc - ch'el mugna, ch'el mugna, ch'el mugna” (e qui si scoccavano le labbra).

1902. Nelle prigioni - (dal racconto di D. Casimiro prete Sghedoni). Regina Stella era una bellissima giovane, condannata alla carcere, perchè manutengola dell'amante ladro. Un giorno succede nelle prigioni un tumulto di donne (stavo per dire ammutinamento, ma ciò è impossibile). Il direttore temporale pensa al castigo; però s'intende con D. Casimiro, che è il direttore spirituale, per diminuirlo: e gli dice “io entrerò coi secondini; farò un breve giudizio: e le condannerò. I° ad essere incatenate - 2° ad essere flagellate - 3° ad aver tagliati i capelli. Lei entri a tempo, interceda, e otterrà la grazia”. Difatti si fa così. Le donne soffrono in torvo silenzio le catene e le battiture, ma al comparire delle forbici, grida disperate. Entra il sacerdote. Le donne gli corrono incontro, lo circondano, gli domandano la grazia. Ed egli la ottiene, dopo apparenti rifiuti, dal direttore. - Poi passa nel secondo camerone. Ecco che gli viene innanzi la Regina Stella, tutta in lagrime, singhiozzando: “ah perchè non è venuta prima!” e gli mostra i suoi capelli tagliati, dicendo: quando ho sentito che me li volevano tagliare, me li ho fatti tagliare da un'amica per non lasciarmi mettere le mani addosso dai luridi secondini - e quì in uno scoppio di pianto. L'unica che avrebbe meritata la grazia, avea patita la pena. - (Notiamo che la Stella avea posto la sua figliola in una pensione e la faceva educare benissimo).

1903. Se la letteratura debba arrestarsi alle soglie del codice - e se il suo scopo debbe essere la correzione degli umani difetti e non dei delitti - questione -.

1904. Una sala di biblioteca, fredda - con topi che cricchiano e vecchi che studiano sudici libroni ancora più vecchi. Entrano tre o quattro ragazze freschissime, forastiere che vengono a visitare le biblioteche. È come se entrasse un raggio di sole. - Le sbirciate dei vecchi - il tacito confronto tra la scienza nuova e la antica - il rammarico del tempo perduto ecc.

1905. Il subito imperversare di una virilità - che avea sempre taciuto - è la nascosta causa della ruina di molti nelle sostanze, nella salute, nel genio.

1909. E nemmeno manifesta la storia che un genio perfezioni sè stesso, perchè è della natura del genio l'essere nel primo istante completo.

1910. getta i tuoi libri agli emendaturi fuochi.

1911. Di Parny mi piacciono le elegie, perchè scritte col cuore, benchè povere di pensiero - “La guerre des Dieux”, molto migliore, per quanto se ne scandalizzi il Saint Beuve, tra i critici, asinissimo. Peraltro, se la guerra degli Iddii è una eccellente trovata, presenta fiacchezza ed incuria d'esecuzione. - Il nostro Porta lesse certamente il Parny prima di scrivere il suo miracol (cf. descrizione del Paradiso C. II in Parny) - La debolezza generale che si manifesta in Parny è forse dovuta alla povertà di vocabolario, messa alla moda dall'incolore Boileau. - Un bellissimo poemetto sono anche “Les galanteries de la Bible”. Noto la somiglianza tra l'episodio di Ada e Sela, con Thamar che insegna a Sela quanto debb'egli fare con Ada per ispegnere il proprio amore - e la storia di Dafni e Cloe (con Lucaina (?) che corrisponde a Thamar), di Longo Sofista. - E nemmeno spregevole è la Parodia in 4 c. al Paradiso perduto di Milton - spec. per la conclusione di Adamo, che cacciato dal Paradiso, stringe fra le sue braccia Eva, sclamando “perdre ainsi, c'est gagner” -

1912. La guerra degli Dei di Parny - se non per la lingua, per le idee, appartiene alla St. dell'Umorismo - p. e. La garde fuit; à l'autel on fait brêche - et l'on arrive à ces esprits divins - qui jour et nuit brulent sur leur bobêche: - Dessus l'on souffle; adieu les Seraphins! - Les dieux bourgeois du christianisme - il troppo accessibile Olimpo - David bien et dûment préché - par un docteur plein de sagesse - pleura quelque temps son peché - mais garda toujours sa maitresse - (le saint pigeon) obscurément il prédit le passé -… le pays des amours, - pays des fous, envié par les sages -

1913. Oggidì, per maladizione della Scienza, gli artisti non possono più fare come il Deus li inspira, ma fanno come la critica vuole - atteggiano cioè i loro studi a quell'indirizzo che s'hanno dato ad intendere per l'indirizzo dei tempi. In altre parole, sanno troppo la gramatica per poter scrivere bene. -

1914. Bucellati nel suo sproloquio su Manzoni gira intorno all'idea senza coglierla; Rovani la attraversa, se l'assogetta. -

1915. Le teorie goriniane hanno molti punti di somiglianza colle pitagoriche.

1918. Plinio è un magazzino di bugie. Per es., dopo di aver cominciato splendidamente il suo VI libro colla descrizione dell'infermità dell'uomo, dà il fuoco a tutta una batteria di balle così grosse, che si rimane indecisi se sia maggiore la sua impudenza o la sua ignoranza. Curioso poi il notare, come Plinio dopo di avere spacciato le più solenni menzogne, faccia però, in omaggio alla verità, alcune riserve. Accorda per es. l'esistenza delle sfingi, dei cavalli pegasei, ma nega quella dei lupi mannari, dicendo “mirum est quo procedat Graeca credulitas!” Credo, che noi dobbiamo alla lettura di Plinio, la frase milanese delle balle romane, per dire bugie grosse. Tra le mille, valgono le seguenti: ex feminis mutari in mares non est fabulosum (VII-4). L'ibis il precursore dei dentisti che col becco pulisce i denti e fa il pizzicorino al cocodrillo - il serpente che fu espugnato da Regolo come una fortezza - il lupo cervaro che, guardato da qualcuno, mentre sta mangiando, perde, povero diavolo! l'appetito - i tre taciti consensi (patti sociali) fra la gente, cioè: I° di usare tutti delle lettere jonie, 2° di farsi la barba e di tagliarsi i capelli - 3° di contare in egual modo le ore - ecc. Eppure Plinio ha magnifiche pagine per verità e magnanimità di pensiero.

1919. Dice Plinio, che fino alla prima guerra punica, chi faceva da orologio in Roma era il console, il quale annunziava il mezzodì “a Curia inter rostra et Graecostasin” - Il primo orologio solare venne trasportato dalla Sicilia, e piantato nel foro, ma, naturalmente, non andava troppo bene.

1924. Antichissima la credenza che la vista del lupo tolga a chi lo vede la voce (sfido io! la paura). Dice Plinio: in Italia quoque creditur luporum visus esse noxius, vocemque homini quem priores contemplantur adhimere ad praesens ecc. cf. lupi Moerim videre priores, di Virgilio - e l'artic. Luff nel dizionario mil.-ital. di Cherubini.

1926. cf. il passo di Plinio, dove si parla della Terra (Nat.Hist. L. II. 63. ediz. Teubner vol. I) coll'Inno alla Terra di Dossi nella “Colonia Felice” - È una rassomiglianza involontaria. Il Dossi della Colonia Felice non avea letto ancor Plinio.

1929. il corpo = la vagina dell'anima.

1931. I Commageni (Eufrate) chiamavano il fango maltha, Ved. la malta dei milanesi.

1932. Rovani, nel suo Giulio Cesare, usò molto di Plinio - ed è con Plinio che si potrebbero correggere molti suoi sbagli di penna. Per es. la dedica di Pompeo a Giove, si trova tutta nel naturalista Romano libro VII. 26 - In Plinio si parla della Galeria Copiola Emboliaria (VII, 49) di Iaja, non Laja, pittrice ecc.

1933 a). La Terenzia di Cicerone visse, secondo Plinio, 103 anni. O Cicerone ringrazia il pugnale di Cesare!

1934. Anche la Malvagità ha i suoi scrittori classici. Macchiavelli ne è uno. - I Gesuiti eressero la umana perfidia al grado di scienza. - Un libretto, in proposito, è il Breviarium + politicorum + secundum rubricas Mazarinicas + + Coloniae Agrippinae + Typis + Joannis Selliba + superiorum permissu + 1684 - di pag. numerate 110, più due dell'indice. -

1956. Nell'Arte antica prevaleva la Natura, nella odierna la coltura. Oggetto dell'antica il raggiungimento della natura, la quale è finita - oggetto dell'odierna il raggiungimento dell'Ideale, il quale è infinito. E però nell'arte antica il ramo della Plastica era superiore al corrispondente dell'odierna. Ein Werk für das Auge findet nur in der Begrenzung seine Vollkommenheit: ein Werk für die Einbildungskraft kann sie auch durch das Unbegrenzte erreichen. In plastichen Werken hilft daher dem Neuern seine Ueberlegenheit in Ideen wenig (Schiller - Vol. 4, pag. 673 - Passo confutabilissimo, colle pitture di Morelli, di Meissonier, di Cremona ecc.).

1960. Der Nutzen ist das grösste Idol der Zeit, dem alle Kräfte frohnen und alle Talente huldigen sollen. Auf dieser groben Wage hat das geistige Verdienst der Kunst kein Gewicht und, aller Aufmunterung beraubt, verschwindet sie von dem lärmenden Markt des Jahrhunderts… und die Grenzen der Kunst verengen sich, je mehr die Wissenschaft ihre Schranken erweitert (Schillers Kl. Schrif. - ueber die aestetische Erziehung - Vol. 4. pag. 560) - Altro passo da confutarsi - dimostrando l'utilità materiale dell'arte, e la sua odierna alleanza colla Scienza.

1968. Si amano le canzoni naïves per la ragione per cui si amano i bimbi - la naïveté, peraltro, non è più possibile nell'arte odierna, che è fatta di riflessione. L'apparente ingenuità di alcuni nostri celebri autori non è che doppia malizia.

1969. Nell'Antichità, sentimento e riflessione, erano una sol cosa - oggidì sono due, distinte e spesso contrarie.

1971. Il bimbo, che udendo dal padre di un uomo cui la miseria uccide, toglie al ricco padre il borsello e lo porta al povero uomo, o la madre, che per salvare il figlio vende il suo onore al giudice del figlio, fanno una buona od una cattiva azione? ecc.

1973. il merito e la fortuna rado s'incontrano in questo mondo.

1974. L'Arte è il rifugio della libertà cacciata dalla vita civile. È l'altopiano sannitico, o di Castiglia, donde la libertà scende poi a combattere l'invasore.

1975. Io nei libri cerco sempre il loro autore. - Si osservi in un lavoro di Arte se l'anima del suo autore è completa. Può mancare l'ultima mano in un lavoro d'autore d'ingegno completo: mancherà sempre per quanto apparentemente finito, in autore d'ingegno incompleto. -

1976. L'Autore deve descrivere le passioni ma non essere appassionato. In Omero etc. primeggia la cosa che si racconta; negli autori moderni, lo scrittore tiene per sè il primo posto. Sotto l'influenza di questa o quella passione non si fanno in Arte cose perfette - La sola passione permessa, ad un autore, è l'entusiasmo nel suo lavoro - Das Idealschöne wird schlechterdings nur durch eine Freiheit des Geistes, durch eine Selbsttätigkeit möglich, welche die Uebermacht der Leidenschaft aufhebt - (Schiller).

1977. Perchè, o stolti, far birberie fuor delle leggi? c'è tanto posto di farne dentro!

1982. In letteratura si diede ai generi più disperati - si disse in una critica su Rovani - per un errore di stampa invece di disparati. E l'errore di stampa migliorò stavolta la frase del critico.

1983. Vidocq e Casanova - con le loro Memorie - costituiscono i due classici del delitto e della dissolutezza. - Eppure io non li direi libri immorali. - Sono due libri utilissimi al psicologo etc.

1985. La pena può essere fondata sull'emenda - sempre eccezionale, mentre la recidiva è la regola (Lombroso) - Gli antichi almeno erano logici nella loro ferocia - chè, non solo non ammettevano attenuanti al delitto, non solo non riguardavano a una probabilità di emenda pel reo, ma neppure nei figli del reo e ne' suoi discendenti. Di quì le distruzioni di famiglie intere, un sistema di garanzia, se non lodato, scusato oggidì dagli studi sull'ereditarismo.

1986. Le pene degli Antichi, crudelissime, non eccitavano che a più crudeli delitti. (Lombroso) - Non vale, a scusare la pena, la teoria dell'esempio: e difatti, che giustizia punire uno, non tanto per ciò che ha fatto, quanto per ciò che gli altri potrebbero fare? (Lombroso) - Un malvagio bisogna metterlo nella impossibilità di far altro male -: la società non ha altro diritto rispetto al reo di questo.

1994. (V. 1992). (l'ibridismo) È il carattere del tempo. Oggi si vogliono imporre pedantescamente al Sud le leggi, la estetica, le virtù del Nord. - Oggi a Napoli sorge la casa olandese - in Baviera il tempio greco - in Inghilterra, la pagoda chinese.

1997. Mariolo deriva dal “Viva Maria” urlato dalle bande, a un tempo di pellegrini e di ladri, che si recavano a commetter delitti e insieme a farseli perdonare alla Diana di Efeso… mi sbaglio, volevo dire, alla Madonna di Loreto -.

1998. Gli zingari e i beduini sono razze di masnadieri associate. (Lombroso) - altra gran prova dell'ereditarismo nel delitto.

1999. A migliorare il prigioniero gioverebbe grandemente la molla della libertà che verrebbe incontro al prigioniero, com'egli desse ripetute prove di buona condotta.

2000. V. 1989. La istruzione ha nessuna influenza sulla moralità. Essa non serve che a rendere il delinquente accessibile alle nuove forze della civiltà. (Lombroso) - C'è però questo di buono - che il falsario sostituirà l'assassino. (D[ossi]). La civiltà ha la sua specifica criminalità (Messedaglia).




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