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Ferdinando Fontana
Parigi Nuove poesie e Ellenia moderna

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  • PARIGI
    • PIAZZA DELLA CONCORDIA PRESSO LA FONTANA PROSPICIENTE LA SENNA
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PIAZZA DELLA CONCORDIA

PRESSO LA FONTANA PROSPICIENTE LA SENNA3

 

Fu qui! - Dove, in argenteo

Riflesso, or guizza l'onda,

Scoppiettando sui margini

Della vasca profonda,

Ivi era il palco. - Il taglio

Della mannaia, anch'esso,

Avea (non corse un secolo)

Questo argenteo riflesso.

 

Fu qui! - Da allegre musiche

Son l'aure or sol turbate

E i Campi Elisi sembrano

Un convegno di fate,

Ma in quei , inenarrabili,

Questo giardin d'Armida

Vide orrende tragedie,

Udì efferrate grida.

 

Tumultuando un popolo

Correa su questa arena,

Traean vegliardi e femine

Alla lugùbre scena;

Abbarbicati agli alberi

In mille foggie strane

Pendean gruppi di pargoli

Su un mar di teste umane.

 

Avean gli occhi, nell'ansia,

Il corruscar del falco;

Una selva di sciabole

Splendea d'intorno al palco;

Ivi, sul cielo, - immobile

Com'uom che sta in vedetta -

Spiccava del carnefice

La torva silöetta.

 

Poi tutto era silenzio.

Sulla piazza il corteggio

Giungea; talora udiasi

Un piato o un dileggio.

E sfilavan le vittime

Al suono rauco e muto

Dei tamburri funerei

Coperti di velluto.

 

Dal carro infame all'orrido

Ceppo, col prete al fianco,

Eran condotti i miseri;

Vedeasi un viso bianco

Chinarsi; un lampo splendere

Nell'aere commosso;

Poi, gorgogliando rantoli,

Guizzare un fiotto rosso!...

 

Allor dai petti uscivano

Lunghe, indistinte note;

Pareano sotterranee

Bufère; il sacerdote

Pregava; e il subitaneo

Frastuono dei tamburri

Coprìa l'eco dei rantoli,

La prece ed i susurri.

 

Oh tempi! - A voi col memore

Estro dei carmi io riedo

E dello spento secolo

Essere un figlio io credo!

E, muto, nell'innumere

Folla travolto, assisto

Dell'epopea mirabile

Allo spettacol tristo!

 

Ad espiar col sangue

Dei padri suoi le offese

Sul popolar patibolo

Stramazza il re borghese;4

Pagando il fratricidio

Su cui ponea fidanza

Boccheggia il capo obliquo

Di Filippo-Uguaglianza;5

 

Carlotta incede ed agita

La destra insanguinata;6

E la regina, pallida,

Piega i ginocchi e guata;7

della scure il sibilo

Spirato è ancor nell'aria

Che giù la testa rotola

D'un'ottuagenaria;8

 

Elisabetta atteggia

Nell'estremo supplizio

Degli stoici la maschera

Sovra un profil patrizio;9

Lauzun, lanciando ironici

Frizzi, il gran colpo attende;10

E un conte, in parlar doppio,

Canaglia e boia offende;11

 

Danton sul palco predica12

E Robespiér sogghigna;

Ad uno, ad un, curvandosi

Alla lama sanguigna,

I Girondini intonano

La Marsigliese, e muore

L'eco del forte cantico

Coll'ultimo cantore!13

 

Oh tempi!... Oh spaventevole

Ridda di eventi immani!

Oggi si era carnefici

E vittime domani!

L'albero leggendario,

Dai frutti giganteschi,

Sorgea, raunando i popoli,

Su un cumulo di teschi!

 

Fu barbarie o giustizia?...

La tremenda mannaia

Diè la morte a un manipolo,

La libertà a migliaia!

Dio (se esiste) nei turbini

Favella e i bimbi uccide!...

Chi del Destin le pagine

Potè sfogliar?... Chi vide?

 

Fu barbarie o giustizia?...

Alla lugùbre festa

Ogni fior diè un effluvio,

Ogni idea diè una testa!

Re, valletto o filosofo,

Ciana, dama o regina,

Tutti uguagliò nel rantolo

Comun, la ghigliottina !

 

Invano!... Invano, a tergere

Queste cruenti arene,

Le pure onde zampillano

Da silfi e da sirene!

A cancellar la storia

Non basta il mare!... Io scorgo

Ancor quel palco... e l'acqua

Mi par di sangue un gorgo!

 

Parigi, 3 Settembre 1877.


 




3 È noto come al posto di questa fontana la Rivoluzione, nel 1793, avesse innalzato la ghigliottina.



4 Luigi XVI.



5 Filippo d'Orléans, il quale, nella celebre seduta della Costituente, votò per la morte del cognato. Robespierre medesimo ne fu indignato, perché sapeva le mire ambiziose del principe, coverte da una simulata democrazia.



6 Carlotta Corday.



7 Maria Antonietta.



8 La duchessa di Larochefaucauld. Fu donna piissima e caritatevole. - Le popolane del quartiere di Sévres, di cui ella era la provvidenza, implorarono invano grazia per la loro benefattrice e l'accompagnarono piangendo fino al patibolo.



9 Elisabetta Capeto, sorella di Luigi XVI.



10 Lauzun, prima di chinar la testa sul ceppo, disse al carnefice allegramente: «La bisogna è rude e il vostro è un mestiere faticoso!... Bevetene un sorso per rifocillarvi!»



11 Un patrizio, di cui non ricordo il nome, salì sul patibolo. - È noto che il carnefice si chiamava Samson. - Il patrizio, con quella mania per i giuochi di parole che distingue i Francesi d'ogni tempo, volgendosi al boja, esclamò: «Sans-son!» (senza crusca!). - Indi, verso la plebaglia pigiata intorno al palco e avida dell'orrendo spettacolo, gridò: «Sans farine!...» - E chinò sul ceppo la testa che tosto gli fu mozza.



12 Danton ebbe parole incoraggianti fino all'estremo per Camillo Desmoulins, il quale non sapeva rassegnarsi al suo fato. Il poveretto lasciava una sposa e dei pargoletti che lo adoravano.



13 Ventidue Girondini, tratti a morte, aspettavano ai piedi del palco il loro turno, cantando la Marsigliese. Man mano che essi vi salivano, il canto illanguidiva. Quando il canto cessò, fu perché cadeva l'ultima testa.






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