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PER
IL CAPO D'ANNO
(DINNANZI AD UNO
SPECCHIO)
Smetti
il sussiego in contemplar te stesso
Sciocco
poeta!.. E l'occhio della mente
Fissa
nel tenebror dell'io senziente,
Come al
tuo volto le pupille adesso.
Tu sei
solo. - A che pensi?.. - Ti ricordi?..
Or
compie un anno e tu cantavi un forte
Inno
alla vita!.. E d'un anno la morte
Ti fea
troviero di robusti accordi!
E non
corse che un anno!.. Un anno!.. Ieri!
Eri un
cantore baldo e spensierato,
Gran
peccator del più dolce peccato...
E avevi
un bosco di capelli neri.
Pigro
amator di tua città natale,
Vivevi
or solitario, or tempestoso,
Lieto se
d'un pedante il piglio iroso
Ti fea
l'onor d'un frizzo in un giornale.
E non
corse che un anno!.. Orsù, avvicina
La
modesta candela, e, ad una ad una,
Rivedi
l'orme della tua fortuna,
Del tuo
corpo contando ogni rovina.
Oh!..
Quanto sei mutato!.. Turbinando
L'ala
del tempo in fronte ti percosse,
E sotto
gli occhi ti scavò due fosse,
Il
giovin tuo profilo assottigliando!
Agonizza
il tuo cuor... Soltanto ancora
Un
palpito d'amor lo mostra vivo!..
Ma non è
raggio di meriggio estivo,
Bensì
lucore di bramata aurora!
Guarda:
i capegli tuoi diventan bigi!
Senti:
il tuo polso ha un battito febbrile!
Pensa: è
fuggita ogni illusion gentile,
E
intorno, intorno a te, dorme Parigi!
Oh
vita!.. Oh vita!.. Oh magica lanterna!
Oh
fattucchiera di venture strane!
Questa
marea delle vicende umane
Agita
dunque una fatica eterna?
Questo
miraggio di celie e di guai,
Di
gaglioffe e di olimpiche figure,
Di
battesimi, nozze e sepolture,
Questo
miraggio svanirà giammai?
Il suo
macigno, Sisifo immortale,
L'Umanità
sospinge; oggi d'un passo
Lo
muove, e, la diman, ripiomba il sasso
Sovra di
lei, col peso d'ogni male.
Disperando
si vive; ogni giornata
È un
rattoppo, un ripiego, un'ansia nova;
E il
Tempo passa; e il pargolo si trova
Sull'orlo
del sepolcro all'impensata!..
Tu
allibisci, o poeta?.. Evvia sorridi!
Passa
una mano sulla fronte!.. Scuoti
La
testa, ed al Destin grida: «Percoti!»
E lascia
ancor che l'illusion ti guidi...
Parigi
dorme, o nelle allegre cene,
Dà, in
quest'istante, un vale estremo all'anno;
E tu
intanto, o poeta, un dolce inganno
Chiedi
alla Musa, e veglia ore serene.
O
misteriosa e santa arte dei carmi,
Di mia
torbida vita e fonte e essenza!
O sola
realtà, sola parvenza,
Che fra
tanti dolor può consolarmi!
O liete
notti, consumate insieme
A pagine
gloriose; oppur lottando,
Con un
verso ribelle; o ripensando,
Ad ogni
fitta di delusa speme!
Su!..
Coraggio!.. Dal vetro che ripete
Il tuo
pallido volto, t'allontana,
O Poeta,
ed oblia la specie umana,
E il
retaggio fatal che ti compete!
Siedi al
tuo lare semispento; posa
Dentro
le palme la bollente testa,
E superi
il clamor della tempesta
Il suono
della tua voce sdegnosa.
Meditiamo!..
Cantiam!.. La fantasia
Spinga
libera il volo all'orizzonte
E,
tornando, ne baci sulla fronte
E ne
soffi all'orecchio un'armonia!
Siam
spietati coi tristi; ogni ardua meta
Tenacemente
proseguiam; ridiamo
D'ogni
cosa e di noi; la man stendiamo
Ai
buoni, e amiam la barzelletta lieta.
Fabbrichiam
l'illusion, poichè una legge
Ineluttabil
tutte ce le spezza;
E
pensiamo, nei dì dell'amarezza,
Che il
Nulla, ottimo padre, ne protegge.
Finchè i
sommi dolor trovan l'oblio,
Finchè
un verso dal cranio sgorga ancora,
Finchè
la solitudine d'un'ora
Conforta
questo immane turbinio,
Finchè
la Noia, arpia fetida, i vanni
A noi
non volge, orsù, moviam fidenti
Per il
vïaggio degli ignoti eventi,
Ed
affrontiamo, sogghignando, gli anni!
Parigi,
31 Dicembre 1878.
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