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GLI
SDEGNI DELLA MORTE
I.
Dio,
com'è nota usanza dei terrestri sovrani,
Riceve a
capo d'anno ministri e cortigiani.
I
serafini e i demoni, i beni e i mali, a schiere,
Giungon
tutti, in gran gala, alle superne sfere;
Ei li
accoglie, seduto del Tempo sulle spalle.
Uno
Spirto, tornato in questa umana valle
Dalla
gran cerimonia, mi recò le novelle
Di
quanto accadde or ora al di là delle stelle.
Scettico
pellegrino, ei mi si pose allato
Mentr'io
dormiva, e dissemi: «Poeta, io sono il Fato!
«Ho
negato stanotte a un ricco un gaio istante...
«A te
darò dei versi!..»
Io
sorrisi festante;
E
l'estro sospirato delle pazze canzoni
Mi
popolò la mente di magiche visioni.
II.
Dio
sedea fra le nubi e sul vegliardo
Contemplator
degli incessanti eventi,
Sogghignando,
premea l'augusto fianco;
L'ombra
sua si perdea nel buio immenso
Della
schiacciante eternità. - Sedea;
E
innanzi a lui, come festuche lievi
Rotolate
dal vento, una infinita
Turba
passava: astri lucenti e torve
Comete,
e venti, e nebbie, e i simboli
D'ogni
pensiero, e la legion dei corsi
Giorni,
e le Furie che le faci accese
Scoteano
nella destra e sovra il capo
Dei
serpenti la zazzera, e le quattro
Spente
Stagioni, e il Fuoco e l'Acqua, e tutta
Degli
elementi la falange, cui
Dee la
vita il Crëato e che alla gloria
Ed al
piacer del Despota immortale
S'arrabatta
nel cosmo.
Eran già
lungi
Tutti,
ed il dorso dell'alato vecchio
Avea del
fianco suo già scarco Iddio,
Quando,
chiusa nel suo negro mantello,
Recando
in man la leggendaria falce,
Giunse
la Morte.
Ella
parea stizzita
E,
avezza in terra a rispettar nessuno,
Al
cospetto di Dio quasi sdegnava
Di
curvar la persona ischeletrita.
III.
Iddio
guatolla, indi tonò: Quai doni
Rechi tu
dunque al tuo Signor?
LA MORTE
Migliaia
Di
cadaveri! - In mar cento navigli
E cento
infransi nell'annata; in terra
Scatenai
morbi; a vecchi e a giovinetti
Del
suïcidio consigliai la pace;
Ebber
armi da me destre omicide;
Tolsi
figli alle madri e madri ai figli;
Sulle
culle soffiai, mutando in rantoli
I
vagiti; dai luridi ospedali
E dai
carceri tetri, ai cimiteri
Una
folla mandai; da laute cene
Troppo
nutrito mi scoppiò dinnanzi
Più d'un
ricco Epulon; più d'un tapino
Ammazzai
colla fame... In fondo all'India
Troverai
scheltri, che fûr tali prima
Di dar
l'ultimo strappo! E non contenta
Di tanta
messe, ove tu il Sol concedi
Che per
l'Europa spunti, accesi vasta
Ed
accanita e insazïabil fiamma
Di
guerra! - Vedi... Di sangue ancor gocciola
Questa
mia falce ed io son tutta molle
Della
rossa rugiada!.. - Or, perchè dunque
Così
torvo mi guardi?.. Neghittosa,
O
Padrone, non fui!.. Còmpito ingrato
Tu
m'imponesti ed io, di malavoglia,
È ver,
lo adempio... ma lo adempio! - Al sommo
Orgoglio
tuo, all'egoismo immane,
Di cui
composta è tua divina essenza,
Tu
volesti serbar tutte le rose,
E a me
lasciasti l'ispido rovaio!
A te,
Creator, la sciocca umana schiatta
Si
prosterna ed aderge inni e preghiere,
Serbando
a me i blasfemi!.. Il nome tuo
Per sua
quïete chi sorride impone,
Chi
piange invoca; il mio suona esecrato
E d'ogni
male il peggior mal si chiama!
Tristo
ed ingiusto è il mio destino! Tristo
E
ingiusto qual tu sei!.. Suvvia!.. Le ciglia
Non
aggrottar, chè l'ire tue non temo!
È al par
di te immortal la Morte!.. Un dritto
Sol mi
donasti, a consolar le noie
Del
crudo officio mio, dritto supremo
Che dir
m'ingiunge, senza ambagi, il vero,..
Fosse
pure all'Eterno!
DIO
Copïosa
Messe tu
rechi, ma volgare!.. Appena
Ti notò
il mondo nella scorsa annata!
Dodici
mesi vagolasti in quella
Piccola
gleba che si chiama Terra,
E non mi
rechi un serto, una tiara,
Una
testa di vaglia, un cor che merti
Il mio
divin compiacimento.
LA MORTE
Ah!..
Belva
Dal
leccardo palato!.. Benedetto
Nei
secoli il tuo nome!.. Ah! Provvidenza!
Ah!
savio Dito!.. Io mi credea men stolta
Quando
qui venni a raccontarti i fasti
Di mia
corsa fatal!.. - Che vuoi tu dunque?
Vuoi tu
ch'io tolga a quel pianeta il raggio
Animator
del Sol, sicch'ei non resti
Che un
diacciuol nello spazio?.. Oppur ch'io traggi
Dai
visceri di lui sulla sua faccia
La lava
primigenia che vi bolle?
Parla!..
Dimmi!.. Tu stanchi i servi tuoi
Coll'insaziabil
crudeltà!.. Tu crei;
E le tue
grame crëature (in premio
D'esser
per te) retaggio altro non hanno
Che
miserie, e tormenti, e l'implacata
Condanna
d'agitarsi per morire!
Ah!.. Io
stessa!.. Io, la Morte, oggi nel cavo
Petto mi
sento di pietade un grido
Per
questa schiatta sventurata!
DIO
Schiava!..
Trema!..
L'ira di Dio ...
IV.
Ma,
soffocando
Un singulto,
la Morte avea già volte
Le
aguzze spalle al Nume; e frettolosa
Per
l'aer movendo a questa nostra terra,
Fremeva
e mormorava a fior di labbra:
«Immortale
son io!.. Guai s'io nol fossi!
«Chè
tregua il duolo non avrebbe mai,
«E
miglior gioia avria l'iroso Nume
«Guardando
angosce eterne in gente eterna!»
V.
Così
giunse quaggiù.
Traean
le umane
Genti a
gazzarra; e ad obliar le andate
Miserie
loro e ad affrontar le nuove,
Tracannavan
liquori, cancellando
Dentro i
cervelli l'orme del passato
Per un
istante, e fabbricando un'oncia
Di
risibil coraggio.
Inaspettata
Giungea
la Morte; e ancor tutta bollente
Pel
battibecco col Supremo Nume
Italia
corse e Francia ed Alemagna
Col
concitato piè'; sicchè, travolta
Nella
folla gaudente, a destra e a manca
Sbuffando,
e urtando l'affilata falce
All'impazzata,
inavvedutamente
Mietea
le vite...
VI.
Un urlo
di spavento
Squassò
le gole degli umani!
Allora
Fu
trovato in Lamagna agonizzante
Un
vecchio, cui cento battaglie e cento
Portato
avean rispetto21; e un giovincello,
Di
paterna mestizia unico erede,
Si
fulminò col piombo22, e nella tomba
Sceser
due duci che di questa Francia
Avean
tenuto un dì, sovra la punta
Della
spada, i destini23; e l'onorato
Capo inclinò,
come a riposo eterno,
Un amico
dei grami24; e un pïoniere,
Odiator
d'ogni vieta orma tiranna,
Scomparì
silenzioso25; e, di segreti
Sepolcro
egli medesmo, nel sepolcro
Precipitava
un italo soldato26;
E un
artista piombò dalle eccellenti
Opere
sue27; e addormentossi nelle sue melòdi
Un
fattor d'armonie, cui fallì il Tempo,
Non il
genio28; ed un Re passò dal trono
Sfolgorante
di gloria all'ombra fredda
D'un
avello29; e piagato e vacillante
Sbarrò
gli occhi un Pontefice, guatando,
Ei
moribondo, i funerali altrui!..
VII.
Oh
Morte!.. Oh! Morte!.. Il rapido
Vol
della tua bipenne
Qual
messe verrà a cogliere,
Tra noi
viventi, ancor?
Dimmi:
per chi fra gli uomini
S'affretta
il dì solenne,
In cui
la mente spegnesi
E
ammutolisce il cor?
O pazza
Diva!.. O funebre
Spigolatrice!..
O vasta
E
ineffabil voragine.
Chi nel
tuo sen cadrà?
È un
mendico?.. È un pontefice?
È una
Taide?.. È una casta
Fanciulla?..
È un re?.. Un filosofo?..
Un
poeta?.. Io?.. - Chissà?..
Parigi,
13 gennaio 1878.
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