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UNA
VISITA AL PÈRE LACHAISE
ALLA SIGNORINA
MATILDE SERAO
I.
Quest'oggi
lagrimai! - Tra i fausti giorni
Io
questo noterò, mia dolce amica,
Poichè
sempre quaggiù non è concessa
La
benedetta voluttà del pianto;
E se il
volgo la assente a bimbi e a donne,
A noi la
nega, a noi, rozza e superba
Maschia
progenie.
Ond'io,
quando m'assale
La
brutta schiera delle mie tetraggini,
Fuggendo
i vivi e me stesso fuggendo,
Cerco un
asil nella magion dei morti;
E
abbraccio i cippi; e nel mister profondo,
Che,
interrogando, siede fra le croci,
Inabisso
la mente e il cor soffòco;
E questa
lava delle mie passioni
Spengo
nel gelo dei defunti; e tento,
Collo
sgomento della mia parvezza,
L'idre
placar, che rodonmi le carni
E
soffermar sulle funeree soglie
Ogni
torbida idea che mi persegue.
Così,
tremante e bianco di paura,
Nei
templi antichi riparava un giorno
Lo
sventurato, cui scrosciavan l'ire
Degli
uomini sul capo, e, genuflesso,
L'are
stringendo all'affannoso petto,
Quella
santa pietà chiedeva ai Numi,
Che fra
i mortali non alberga, o vive,
Ignota
quasi, in qualche anima grande!
Oh!
Santa libertà dei cimiteri,
Ove il
pianto non par strano delirio,
Nè
debolezza feminil!.. La Morte,
Rende
giustizia a lagrime e sorrisi!
Muta,
guardando le future spiche
Crescenti
ancor fra le recise messi,
Ella
tutto concede!
Inarca
il ciglio
Il
filosofo, e passa; impallidisce
Il
vigliacco, e s'arrètra; ed il gaudente
Nuovi
argomenti agli epitaffi invola,
E torna
ai nappi e alle facili alcòve
Sbraitando:
Si vive una sol volta!
Dio,
dalle tombe, ai deboli cervelli,
Rugge i
terrori suoi; le illusïoni
Sorridono
alle madri in mezzo al negro
Fogliame
dei cipressi;.. e, sovra tutti,
Sta
della Morte il freddo occhio sereno!
Non
domandarmi, o Ellenica fanciulla,
S'io
creda in Dio, nell'anima immortale;
Se,
dolorando (insetto d'un pianeta
Microscopico)
al ciel volga lo sguardo,
E ponga
fe' nella men cruda sorte
D'una
seconda vita!
Il
Dubbio siede
Nella
mia mente. - Innanzi al Gran Problema
Talor mi
prostro anch'io, pavento, e credo,
E prego,
e invidio la pietosa turba
Che sa
guarir d'ogni dolor la piaga
Col
balsamo ideal delle inconcusse
Credenze
sue!.. Ma, più sovente, io crollo
La
testa, e (forte d'una forza arcana,
Non
chiesta al ciel, non alla terra) io movo
Arditamente
incontro alla mia méta,
E ai
quattro venti vo' esclamando: Il Nulla!
Il
Nulla!... Il Nulla!... Il Nulla!...
Oh!..
Non tentarmi
Colle
bibliche fole!.. Oh!.. Non gridarmi:
Adergi
le pupille al firmamento!
E
nega Iddio se l'osi, e l'immortale
Anima
tua!
Mai,
come allor ch'io guardo
L'infinito
orizzonte, in me più fiera
Del mio
diniego odo tônar la voce!
Cinicamente
immenso il Ciel ne guarda;
Nè lo
contrista mai scroscio di pianto,
Nè lo
indigna un'infamia o il fa più lieto
Qualche
somma virtude!.. Umane schiatte
Forse avran
tutte le rotanti sfere
Dell'Universo,
e il Ciel tutte le abbraccia;
Sonni,
veglie, terror, battaglie e paci,
Fèretri
e culle, odii ed amori, colpe
E
sagrifici... Ei tutto vede!.. E tutto,
Scetticamente,
nel suo glauco petto
Avvolge
e chiude; or rallegrando truci
Scene
con raggi di dorato sole;
Or
vietando ai mortali un dì di festa
Colle
piogge incresciose; or circondando
Col
sorriso dei fior gli sventurati,
Quasi un
empio desio lo consigliasse
A far
più tetre le malinconie
Col gajo
saturnal della Natura!
II.
Oggi, o
fanciulla, alle funeree zolle
Io non
chiesi che il pianto, e, poi che il primo
Impeto
dei singhiozzi al sen mi colse
E tutto
mi squassò; poi che dagli occhi
Le prime
stille del lavàcro santo
Mi
piovver giù come torrenti, io caddi
Presso
una tomba e sulla fredda pietra
Poggiai
le mani e, nelle mani, il viso.
Io non
sapea chi dentro a quella fossa
Dormisse,
e il nome suo legger non volli,
Nè lo
potea... Ma son fratelli i morti
Ai
viventi nel duolo, ed al fratello,
Che più
presso mi stava, io, singhiozzando,
Narrai
la piena degli affanni miei.
Forse,
passando nel vïal romito,
Alcun mi
vide, e ch'io piangessi il padre
O la
madre pensò... Esule e mesto
Io
piangea sulla tomba d'un ignoto!
E gli
dicea: «Fratello, in tutto il mondo
«Vi son
cippi e dolori!... Ogni villaggio
«Ha un
cimitero; ed ogni cor che batte
«Ha il
camposanto delle sue memorie!
«Fratello,
questa, ov'io lagrimo, è vasta
«Casa
funèbre!.. Illustri nomi ha scritto
«Sui
sepolcri la Morte e nei volumi
«Li immortalò
la Storia!.. Agita il salcio,
«Che
ombreggia i sonni del cantor di Rolla,
«Il
sospir d'ogni amante!... Invian le genti
«Dall'angol
più remoto della terra
«Un
saluto gentile a mille tombe
«Chiuse
fra questa mura, e, sulla porta
«Dell'immensa
Necropoli, mi parve
«Scorgere,
al suolo mestamente chino,
«Il
profil della Gloria!..
«Ah!..
Fratel mio,
«Quanti
eletti son spenti! Al cor trafitti,
«Fiorenti
ancor di balda giovinezza,
«Pieni
gli occhi di fervidi entusiasmi,
«Quanti
son scesi sottotterra!
«Io
vengo
«Da
leggiadri paësi, e là, lontano,
«Oltre
ai monti, perduti in mezzo a mille,
«Quasi
oblïati, di modeste croci
«All'esil
ombra, senza olir di fiore,
«Quanti
amici lasciai, cui questa Francia
«Darebbe
onor di men negletta tomba!
«O poëti
ferventi, o adoratori
«Delle
Italiche Muse, il mondo gretto
«Biecamente
vi oltraggia!.. Ed ignorando
«Che
sempre i mali han più cocenti morsi
«Per
squisite nature, a voi fa colpa
«Delle
ebbrezze ribelli, e non ricorda
«L'epopea
dei Cent'anni e le Penombre30
«Ahi!
Quanti rovi laceran le piante
«In
questa valle, ove passiamo un giorno,
«E che
ha nome di vita!.. Ahi!.. Quanti buffi
«Di
vento aquilonar gelan nel cuore
«Il
tepor delle sante illusïoni!
«Oh mie
memorie!.. Oh mio povero amore!
«Delicatezze
della mente mia,
«Soävi
incensi fumiganti ai piedi
«D'una
forma idïota!.. In mezzo ai morti
«Nel
silenzio feral che ti circonda
«E fa
pesar la vanità del tutto
«Sovra
il tuo capo, o stolto orgoglio mio,
«Ferito
lottator, sanguina e piangi!..
«Sanguina
e piangi! E non aprir la bocca
«Alle
imbelli bestemmie!.. Inutilmente
«Fuor
dalle labbra schizzeran gli insulti
«E i
folgori dell'ira!.. Inutilmente
«In
mezzo al Circo, rovesciando il dito,
«Chiederai
sensi di pietà... Sogghigni,
«Lotte,
dolori, gaudi brevi e oblio!
«Ecco il
nostro retaggio!.. E benedetta
«La mano
del Destin, se, a consolarci,
«Ne dié
l'arte dei carmi e il mite senno
«Di
viver solitari e pensierosi!..
III.
«Fratello,
è ver, che, deponendo il velo
«Del
nostro corpo, una immortal scintilla
«Si
elevi ad abitar gli spazii azzurri
«O
s'inabissi nelle fosche bolgie
«Che
Dante visitò?
«Tu non
rispondi!..
«Ed io
del mio pensier m'affido ai sogni.
IV.
«Come in
aperto libro io fiso gli occhi
«E dei
miei corsi dì leggo la storia,
«E
contemplo la mia vita presente.
«Un
profilo di donna entro le vene
«M'incendia
il sangue; sulle olenti rose
«Dell'amor
mio piovve letame; io bevo
«Amari
sorsi da una coppa infida
«Che
lieto un giorno mi facea d'ambrosie;
«E la
nausea mi sal su quella bocca
«Che,
jeri ancora, si atteggiava a un bacio!
«Io
pugno tra lo spregio e tra l'obblio,
«Sanguinando,
anelando ad altri fiori
«E a men
fallaci ebbrezze; e m'affatico
«Su
ripidi sentieri.
«In
alto, in alto,
«Sta un
miraggio fatale; io cerco, in cima
«A mirabili
vette, aure più pure.
«Febbrilmente
col piè rimovo i sassi
«Che
m'inceppan l'ascesa; acciuffo i grulli
«Che mi
sbarran la via; guardo i portenti
«Dell'umano
pensiero; odo le voci
«Degli
eroi d'altri secoli, e dal petto
«Baldo
mi sgorga e fragoroso un inno:
«Nelle
battaglie della vita, io reco
«Una
salda armadura, un braccio esperto
«E un
generoso cor scevro di tema!
«Coi
leali leal; tristo coi tristi;
«Coi
despoti ribelle, io non m'arrendo
«A
parole e scongiuri. - A chi m'offende
«Coll'offesa
rispondo; a chi mi porge,
«Come
a amico, la man, guardo negli occhi
«E
distendo la mia. Guai s'ei m'inganna!..
«La
mano aperta, ch'io gli offrivo, in pugno
«Possente
io stringerò; poi sulla faccia
«Del
traditor la piomberò ridendo.
«Ferito
o feritore, avrò il disprezzo
«Pei
maligni e pei deboli la forza;
«E
passerò per questa folla umana
«Amando
i giusti, proteggendo i grami,
«Sputando
in volto a chi m'insulta, boia
«Per
gli efferati e, per i buoni, agnello!...
V.
. . . .
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
«L'ultima
goccia di sudor gelato.
«Mi colò
dalla fronte, il cor s'accheta
«Nel
palpito supremo; il labbro geme
«L'estremo
spiro; un candido lenzuolo
«Mi
copre il volto... ed io son morto!
«Fuori,
«Al di
là delle nubi, spicca il volo
«L'anima
mia (se esiste).
«Ivi,
raccolti,
«Stan
gli spirti di tutti i trapassati.
«Sereni
in volto, essi volgon gli sguardi
«Al
picciol nido ove vestian la carne,
«E van
dicendo: che il temuto inferno
«È sol
la terra! - Un immortal sorriso
«Li fa
bëati. - All'Èrebo sfuggiti,
«Essi
cantan di gioia, e dice il canto:
«-
Noi eravam malati!.. Era la mente
«Ottenebrata
da foschi mïasmi,
«E la
carne venìa, coi fieri assalti,
«A
intorbidar dell'intelletto i sensi!
«Tutto
è bene laggiù!... Vano è lo sdegno!
«Or
compiuto è il destino! ... Apriam le braccia
«E
stringiamoci al petto! -
«Ombre
vaganti
«Solcano
l'orizzonte e, singhiozzando,
«Cercan
gli offesi e gli offensor d'un giorno,
«Perdon
chiedendo e perdonando a tutti!
«E
anch'io t'incontrerò, biondo fantasma,
«In quel
giorno lassù!... Ti dirò allora
«Quanto
in oggi soffersi e quanto amaro
«Lo
spregiarti mi fosse!... E tu, allacciando
«La
sottile ombra tua all'ombra mia,
«Proverai
la tristezza dei rimorsi
«Che,
viva, in te di suscitar non curo!»
. . . .
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Quest'oggi
io piansi! - Tra i più fausti giorni
Noterò
questo, o dolce amica mia,
Poichè,
sorgendo dall'ignota fossa,
Io più
gagliardo agli uomini tornai.
Parigi
20 Settembre 1877.
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