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Ferdinando Fontana
Parigi Nuove poesie e Ellenia moderna

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  • PARIGI
    • UNA VISITA AL PÈRE LACHAISE
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UNA VISITA AL PÈRE LACHAISE

ALLA SIGNORINA MATILDE SERAO

 

I.

 

Quest'oggi lagrimai! - Tra i fausti giorni

Io questo noterò, mia dolce amica,

Poichè sempre quaggiù non è concessa

La benedetta voluttà del pianto;

E se il volgo la assente a bimbi e a donne,

A noi la nega, a noi, rozza e superba

Maschia progenie.

Ond'io, quando m'assale

La brutta schiera delle mie tetraggini,

Fuggendo i vivi e me stesso fuggendo,

Cerco un asil nella magion dei morti;

E abbraccio i cippi; e nel mister profondo,

Che, interrogando, siede fra le croci,

Inabisso la mente e il cor soffòco;

E questa lava delle mie passioni

Spengo nel gelo dei defunti; e tento,

Collo sgomento della mia parvezza,

L'idre placar, che rodonmi le carni

E soffermar sulle funeree soglie

Ogni torbida idea che mi persegue.

Così, tremante e bianco di paura,

Nei templi antichi riparava un giorno

Lo sventurato, cui scrosciavan l'ire

Degli uomini sul capo, e, genuflesso,

L'are stringendo all'affannoso petto,

Quella santa pietà chiedeva ai Numi,

Che fra i mortali non alberga, o vive,

Ignota quasi, in qualche anima grande!

Oh! Santa libertà dei cimiteri,

Ove il pianto non par strano delirio,

debolezza feminil!.. La Morte,

Rende giustizia a lagrime e sorrisi!

Muta, guardando le future spiche

Crescenti ancor fra le recise messi,

Ella tutto concede!

Inarca il ciglio

Il filosofo, e passa; impallidisce

Il vigliacco, e s'arrètra; ed il gaudente

Nuovi argomenti agli epitaffi invola,

E torna ai nappi e alle facili alcòve

Sbraitando: Si vive una sol volta!

Dio, dalle tombe, ai deboli cervelli,

Rugge i terrori suoi; le illusïoni

Sorridono alle madri in mezzo al negro

Fogliame dei cipressi;.. e, sovra tutti,

Sta della Morte il freddo occhio sereno!

Non domandarmi, o Ellenica fanciulla,

S'io creda in Dio, nell'anima immortale;

Se, dolorando (insetto d'un pianeta

Microscopico) al ciel volga lo sguardo,

E ponga fe' nella men cruda sorte

D'una seconda vita!

Il Dubbio siede

Nella mia mente. - Innanzi al Gran Problema

Talor mi prostro anch'io, pavento, e credo,

E prego, e invidio la pietosa turba

Che sa guarir d'ogni dolor la piaga

Col balsamo ideal delle inconcusse

Credenze sue!.. Ma, più sovente, io crollo

La testa, e (forte d'una forza arcana,

Non chiesta al ciel, non alla terra) io movo

Arditamente incontro alla mia méta,

E ai quattro venti vo' esclamando: Il Nulla!

Il Nulla!... Il Nulla!... Il Nulla!...

Oh!.. Non tentarmi

Colle bibliche fole!.. Oh!.. Non gridarmi:

Adergi le pupille al firmamento!

E nega Iddio se l'osi, e l'immortale

Anima tua!

Mai, come allor ch'io guardo

L'infinito orizzonte, in me più fiera

Del mio diniego odo tônar la voce!

Cinicamente immenso il Ciel ne guarda;

lo contrista mai scroscio di pianto,

lo indigna un'infamia o il fa più lieto

Qualche somma virtude!.. Umane schiatte

Forse avran tutte le rotanti sfere

Dell'Universo, e il Ciel tutte le abbraccia;

Sonni, veglie, terror, battaglie e paci,

Fèretri e culle, odii ed amori, colpe

E sagrifici... Ei tutto vede!.. E tutto,

Scetticamente, nel suo glauco petto

Avvolge e chiude; or rallegrando truci

Scene con raggi di dorato sole;

Or vietando ai mortali un di festa

Colle piogge incresciose; or circondando

Col sorriso dei fior gli sventurati,

Quasi un empio desio lo consigliasse

A far più tetre le malinconie

Col gajo saturnal della Natura!

 

 

II.

 

Oggi, o fanciulla, alle funeree zolle

Io non chiesi che il pianto, e, poi che il primo

Impeto dei singhiozzi al sen mi colse

E tutto mi squassò; poi che dagli occhi

Le prime stille del lavàcro santo

Mi piovver giù come torrenti, io caddi

Presso una tomba e sulla fredda pietra

Poggiai le mani e, nelle mani, il viso.

Io non sapea chi dentro a quella fossa

Dormisse, e il nome suo legger non volli,

lo potea... Ma son fratelli i morti

Ai viventi nel duolo, ed al fratello,

Che più presso mi stava, io, singhiozzando,

Narrai la piena degli affanni miei.

Forse, passando nel vïal romito,

Alcun mi vide, e ch'io piangessi il padre

O la madre pensò... Esule e mesto

Io piangea sulla tomba d'un ignoto!

E gli dicea: «Fratello, in tutto il mondo

«Vi son cippi e dolori!... Ogni villaggio

«Ha un cimitero; ed ogni cor che batte

«Ha il camposanto delle sue memorie!

«Fratello, questa, ov'io lagrimo, è vasta

«Casa funèbre!.. Illustri nomi ha scritto

«Sui sepolcri la Morte e nei volumi

«Li immortalò la Storia!.. Agita il salcio,

«Che ombreggia i sonni del cantor di Rolla,

«Il sospir d'ogni amante!... Invian le genti

«Dall'angol più remoto della terra

«Un saluto gentile a mille tombe

«Chiuse fra questa mura, e, sulla porta

«Dell'immensa Necropoli, mi parve

«Scorgere, al suolo mestamente chino,

«Il profil della Gloria!..

«Ah!.. Fratel mio,

«Quanti eletti son spenti! Al cor trafitti,

«Fiorenti ancor di balda giovinezza,

«Pieni gli occhi di fervidi entusiasmi,

«Quanti son scesi sottotterra!

«Io vengo

«Da leggiadri paësi, e , lontano,

«Oltre ai monti, perduti in mezzo a mille,

«Quasi oblïati, di modeste croci

«All'esil ombra, senza olir di fiore,

«Quanti amici lasciai, cui questa Francia

«Darebbe onor di men negletta tomba!

«O poëti ferventi, o adoratori

«Delle Italiche Muse, il mondo gretto

«Biecamente vi oltraggia!.. Ed ignorando

«Che sempre i mali han più cocenti morsi

«Per squisite nature, a voi fa colpa

«Delle ebbrezze ribelli, e non ricorda

«L'epopea dei Cent'anni e le Penombre30

«Ahi! Quanti rovi laceran le piante

«In questa valle, ove passiamo un giorno,

«E che ha nome di vita!.. Ahi!.. Quanti buffi

«Di vento aquilonar gelan nel cuore

«Il tepor delle sante illusïoni!

«Oh mie memorie!.. Oh mio povero amore!

«Delicatezze della mente mia,

«Soävi incensi fumiganti ai piedi

«D'una forma idïota!.. In mezzo ai morti

«Nel silenzio feral che ti circonda

«E fa pesar la vanità del tutto

«Sovra il tuo capo, o stolto orgoglio mio,

«Ferito lottator, sanguina e piangi!..

«Sanguina e piangi! E non aprir la bocca

«Alle imbelli bestemmie!.. Inutilmente

«Fuor dalle labbra schizzeran gli insulti

«E i folgori dell'ira!.. Inutilmente

«In mezzo al Circo, rovesciando il dito,

«Chiederai sensi di pietà... Sogghigni,

«Lotte, dolori, gaudi brevi e oblio!

«Ecco il nostro retaggio!.. E benedetta

«La mano del Destin, se, a consolarci,

«Ne dié l'arte dei carmi e il mite senno

«Di viver solitari e pensierosi!..

 

 

III.

 

«Fratello, è ver, che, deponendo il velo

«Del nostro corpo, una immortal scintilla

«Si elevi ad abitar gli spazii azzurri

«O s'inabissi nelle fosche bolgie

«Che Dante visitò?

«Tu non rispondi!..

«Ed io del mio pensier m'affido ai sogni.

 

 

IV.

 

«Come in aperto libro io fiso gli occhi

«E dei miei corsi leggo la storia,

«E contemplo la mia vita presente.

«Un profilo di donna entro le vene

«M'incendia il sangue; sulle olenti rose

«Dell'amor mio piovve letame; io bevo

«Amari sorsi da una coppa infida

«Che lieto un giorno mi facea d'ambrosie;

«E la nausea mi sal su quella bocca

«Che, jeri ancora, si atteggiava a un bacio!

«Io pugno tra lo spregio e tra l'obblio,

«Sanguinando, anelando ad altri fiori

«E a men fallaci ebbrezze; e m'affatico

«Su ripidi sentieri.

«In alto, in alto,

«Sta un miraggio fatale; io cerco, in cima

«A mirabili vette, aure più pure.

«Febbrilmente col piè rimovo i sassi

«Che m'inceppan l'ascesa; acciuffo i grulli

«Che mi sbarran la via; guardo i portenti

«Dell'umano pensiero; odo le voci

«Degli eroi d'altri secoli, e dal petto

«Baldo mi sgorga e fragoroso un inno:

«Nelle battaglie della vita, io reco

«Una salda armadura, un braccio esperto

«E un generoso cor scevro di tema!

«Coi leali leal; tristo coi tristi;

«Coi despoti ribelle, io non m'arrendo

«A parole e scongiuri. - A chi m'offende

«Coll'offesa rispondo; a chi mi porge,

«Come a amico, la man, guardo negli occhi

«E distendo la mia. Guai s'ei m'inganna!..

«La mano aperta, ch'io gli offrivo, in pugno

«Possente io stringerò; poi sulla faccia

«Del traditor la piomberò ridendo.

«Ferito o feritore, avrò il disprezzo

«Pei maligni e pei deboli la forza;

«E passerò per questa folla umana

«Amando i giusti, proteggendo i grami,

«Sputando in volto a chi m'insulta, boia

«Per gli efferati e, per i buoni, agnello!...

 

 

V.

 

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

«L'ultima goccia di sudor gelato.

«Mi colò dalla fronte, il cor s'accheta

«Nel palpito supremo; il labbro geme

«L'estremo spiro; un candido lenzuolo

«Mi copre il volto... ed io son morto!

«Fuori,

«Al di delle nubi, spicca il volo

«L'anima mia (se esiste).

«Ivi, raccolti,

«Stan gli spirti di tutti i trapassati.

«Sereni in volto, essi volgon gli sguardi

«Al picciol nido ove vestian la carne,

«E van dicendo: che il temuto inferno

«È sol la terra! - Un immortal sorriso

«Li fa bëati. - All'Èrebo sfuggiti,

«Essi cantan di gioia, e dice il canto:

«- Noi eravam malati!.. Era la mente

«Ottenebrata da foschi mïasmi,

«E la carne venìa, coi fieri assalti,

«A intorbidar dell'intelletto i sensi!

«Tutto è bene laggiù!... Vano è lo sdegno!

«Or compiuto è il destino! ... Apriam le braccia

«E stringiamoci al petto! -

«Ombre vaganti

«Solcano l'orizzonte e, singhiozzando,

«Cercan gli offesi e gli offensor d'un giorno,

«Perdon chiedendo e perdonando a tutti!

«E anch'io t'incontrerò, biondo fantasma,

«In quel giorno lassù!... Ti dirò allora

«Quanto in oggi soffersi e quanto amaro

«Lo spregiarti mi fosse!... E tu, allacciando

«La sottile ombra tua all'ombra mia,

«Proverai la tristezza dei rimorsi

«Che, viva, in te di suscitar non curo

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Quest'oggi io piansi! - Tra i più fausti giorni

Noterò questo, o dolce amica mia,

Poichè, sorgendo dall'ignota fossa,

Io più gagliardo agli uomini tornai.

 

Parigi 20 Settembre 1877.


 




30 Giuseppe Rovani - Emilio Praga.






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