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Ferdinando Fontana
Parigi Nuove poesie e Ellenia moderna

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POESIE VARIE

 

 

AL MIO CORPO

 

Povera bestia!. Son ventisett'anni

Ch'io ti trascino e logoro, mai

Di ringraziarti in testa m'è passato

Per gli immensi servigi che mi fai.

Povera bestia!.. Ahimè, quanti malanni

Questo feroce mio pensier t'impone!

E tu, mite asinello affezionato,

Tu non sognasti di mutar padrone!

 

Lungo la strada, affranto, ed ansimante,

Talor le gambe ti mancaron sotto,

Ma poscia in piedi ti rizzasti e, ancora

Peste le membra, riprendesti il trotto.

E fosse trotto!.. Vïatore errante

Il tuo padrone ama il galoppo e stringe

I fianchi tuoi gridando: «Arri!.. Divora

La via, poichè è la via che ne sospinge

 

Ormai sei fatto a questa brutta vita

E non ti lagni più. - Non dormi spesso,

Ma, in compenso, un esiguo desinare

Dal tuo ricco signor ti vien concesso.

Talor non pranzi affatto, e allor t'invita

Il tuo saggio signore a una nottata

Per buje strade, o a veder l'alba in mare,

O a vegliar presso alla sua donna amata.

 

Non hai paese: ora l'aria ti appesta

D'un'immensa cloaca cittadina;

Or traversi una landa; ora discendi

Sovra il velluto d'una verde china;

Or per gli sterpi il tuo pelame resta

(Chè il tuo padron s'intrica nei roveti) -

Sol tiri calci e il fren coi denti offendi

Quand'ei ti mena al mondo dei poeti.

 

è il tuo martirio! - A salti, a corse, a scosse,

Ei ti scavezza il gracile carcame.

Non un minuto di posa!.. Divieto

Assoluto d'avere e sete e fame!

Gli speroni ti fan le carni rosse,

Dentro nel petto vuol scoppiarti il core...

Egli bestemmia o pazzamente è lieto,

E tu per tutto goccioli sudore.

 

Ti sta intorno uno strano paesaggio

Che muta sempre e che non ha contorni:

Mari tumultuanti, ombre profonde,

Soli mai visti di splendidi giorni,

Valli olezzanti per eterno maggio,

Irte giogaje di monti bigiastri,

Nembi volanti di gialliccie fronde,

Notti stupende e sfolgoranti d'astri.

 

Poi vengon sabbie desolate, e boschi

Dall'umida ombra e dai muti recessi,

E argentini zampilli mormoranti,

E cheti stagni dai verdi riflessi.

Cambiano i venti; e i cieli, or lieti, or foschi

Or bianchi del pallor d'alba serena,

Ora d'occidental luce abbaglianti,

Fanno cornice ad ogni nova scena.

 

E tu galoppi. - Entro negri castelli,

Entro reggie, entro ville, entro palazzi,

Il tuo signor ti spinge e ti disferra,

Urlando in mezzo all'oro ed agli arazzi.

E tu calpesti, allor, schianti e sfracelli

Gemme lucenti, e drappi, e vasi, e fiori,

Finchè, briaco, egli rotola a terra

In un'orgia di olezzi e di splendori.

 

Ma è un istante; ei risal sulle tue spalle

E fuor ti caccia; e ricomincia teco

Una corsa sfrenata e paurosa

In mezzo a un popol di fantasmi bieco.

Anacoreti dalle faccie gialle,

Ombre piangenti e nei sudari avvolte,

Scheletri e spettri vengon senza posa

Sulla tua strada a schiere lunghe e folte.

 

Mistica visïon dei mille affetti,

Con cui ti sferza il mio tristo pensiero,

Passan donne piangenti e sghignazzanti,

Passan le ardenti bramosie del vero,

Passan le ambizïoni e i cataletti

Dei morti amici, e le notti vegliate,

E la pietà pei sofferenti, e i canti

Degli anni verdi, e le strofe pensate.

 

Qualche profil men tetro si disegna

Nel bujo fitto, ma tosto svanisce;

La nebbia come un orrido serpente,

Scende giù, terra terra, a larghe strisce;

Tutto essa avvolge, essa soltanto regna;

E a te nel cranio una confusa idea

Va mormorando: «Bada! a te davante

Havvi una buja e gelida vallea!...»

 

Tu allora ti soffermi e fisi gli occhi

Dentro la nebbia; alcun rumor non giunge

A te; sta il tuo signor silenzïoso,

più i tuoi fianchi cogli sproni ei punge.

Ei teme che tu avanzi: coi ginocchi

Ti accarezza e ti tiene: indi, col dito

Teso innanzi, tremante e affettuoso,

Ti sussurra: «Rimani!... È l'infinito

 

Bestia e pensiero, come statue immoti,

Restan ; poi la bestia s'addormenta;

E il pensiero, nel sonno, la rimena

Ove garba alla bestia o a lui talenta.

Allora, forse, per paesi ignoti

Corrono lieti! - Ma la bestia oblia;

Pochi sogni il pensier ricorda appena;

Ambi invan per tornar cercan la via!..

 

Povera bestia!.. Son ventisett'anni

Ch'io ti trascino e logoro, mai

Di ringraziarti in testa m'è passato

Per gli immensi servigi che mi fai!

Oggi mangia e riposa... A nuovi affanni

Domani io tornerò sulla tua groppa;

E, in premio, il che mi sarò nojato,

Ti darò un po' di piombo e un po' di stoppa!

 

 

 




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