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POESIE
VARIE
AL
MIO CORPO
Povera
bestia!. Son ventisett'anni
Ch'io ti
trascino e logoro, nè mai
Di
ringraziarti in testa m'è passato
Per gli
immensi servigi che mi fai.
Povera
bestia!.. Ahimè, quanti malanni
Questo
feroce mio pensier t'impone!
E tu,
mite asinello affezionato,
Tu non
sognasti di mutar padrone!
Lungo la
strada, affranto, ed ansimante,
Talor le
gambe ti mancaron sotto,
Ma
poscia in piedi ti rizzasti e, ancora
Peste le
membra, riprendesti il trotto.
E fosse
trotto!.. Vïatore errante
Il tuo
padrone ama il galoppo e stringe
I
fianchi tuoi gridando: «Arri!.. Divora
La via,
poichè è la via che ne sospinge!»
Ormai
sei fatto a questa brutta vita
E non ti
lagni più. - Non dormi spesso,
Ma, in
compenso, un esiguo desinare
Dal tuo
ricco signor ti vien concesso.
Talor
non pranzi affatto, e allor t'invita
Il tuo
saggio signore a una nottata
Per buje
strade, o a veder l'alba in mare,
O a
vegliar presso alla sua donna amata.
Non hai
paese: ora l'aria ti appesta
D'un'immensa
cloaca cittadina;
Or
traversi una landa; ora discendi
Sovra il
velluto d'una verde china;
Or per
gli sterpi il tuo pelame resta
(Chè il
tuo padron s'intrica nei roveti) -
Sol tiri
calci e il fren coi denti offendi
Quand'ei
ti mena al mondo dei poeti.
Là è il
tuo martirio! - A salti, a corse, a scosse,
Ei ti
scavezza il gracile carcame.
Non un
minuto di posa!.. Divieto
Assoluto
d'avere e sete e fame!
Gli
speroni ti fan le carni rosse,
Dentro
nel petto vuol scoppiarti il core...
Egli
bestemmia o pazzamente è lieto,
E tu per
tutto goccioli sudore.
Ti sta
intorno uno strano paesaggio
Che muta
sempre e che non ha contorni:
Mari
tumultuanti, ombre profonde,
Soli mai
visti di splendidi giorni,
Valli
olezzanti per eterno maggio,
Irte giogaje
di monti bigiastri,
Nembi
volanti di gialliccie fronde,
Notti
stupende e sfolgoranti d'astri.
Poi
vengon sabbie desolate, e boschi
Dall'umida
ombra e dai muti recessi,
E
argentini zampilli mormoranti,
E cheti
stagni dai verdi riflessi.
Cambiano
i venti; e i cieli, or lieti, or foschi
Or
bianchi del pallor d'alba serena,
Ora
d'occidental luce abbaglianti,
Fanno
cornice ad ogni nova scena.
E tu
galoppi. - Entro negri castelli,
Entro
reggie, entro ville, entro palazzi,
Il tuo
signor ti spinge e ti disferra,
Urlando
in mezzo all'oro ed agli arazzi.
E tu
calpesti, allor, schianti e sfracelli
Gemme
lucenti, e drappi, e vasi, e fiori,
Finchè,
briaco, egli rotola a terra
In
un'orgia di olezzi e di splendori.
Ma è un
istante; ei risal sulle tue spalle
E fuor
ti caccia; e ricomincia teco
Una
corsa sfrenata e paurosa
In mezzo
a un popol di fantasmi bieco.
Anacoreti
dalle faccie gialle,
Ombre
piangenti e nei sudari avvolte,
Scheletri
e spettri vengon senza posa
Sulla
tua strada a schiere lunghe e folte.
Mistica
visïon dei mille affetti,
Con cui
ti sferza il mio tristo pensiero,
Passan
donne piangenti e sghignazzanti,
Passan
le ardenti bramosie del vero,
Passan
le ambizïoni e i cataletti
Dei
morti amici, e le notti vegliate,
E la
pietà pei sofferenti, e i canti
Degli
anni verdi, e le strofe pensate.
Qualche
profil men tetro si disegna
Nel bujo
fitto, ma tosto svanisce;
La
nebbia come un orrido serpente,
Scende
giù, terra terra, a larghe strisce;
Tutto
essa avvolge, essa soltanto regna;
E a te
nel cranio una confusa idea
Va
mormorando: «Bada! a te davante
Havvi
una buja e gelida vallea!...»
Tu
allora ti soffermi e fisi gli occhi
Dentro
la nebbia; alcun rumor non giunge
A te;
sta il tuo signor silenzïoso,
Nè più i
tuoi fianchi cogli sproni ei punge.
Ei teme
che tu avanzi: coi ginocchi
Ti
accarezza e ti tiene: indi, col dito
Teso
innanzi, tremante e affettuoso,
Ti
sussurra: «Rimani!... È l'infinito!»
Bestia e
pensiero, come statue immoti,
Restan
là; poi la bestia s'addormenta;
E il
pensiero, nel sonno, la rimena
Ove
garba alla bestia o a lui talenta.
Allora,
forse, per paesi ignoti
Corrono
lieti! - Ma la bestia oblia;
Pochi
sogni il pensier ricorda appena;
Ambi
invan per tornar cercan la via!..
Povera
bestia!.. Son ventisett'anni
Ch'io ti
trascino e logoro, nè mai
Di
ringraziarti in testa m'è passato
Per gli
immensi servigi che mi fai!
Oggi
mangia e riposa... A nuovi affanni
Domani
io tornerò sulla tua groppa;
E, in
premio, il dì che mi sarò nojato,
Ti darò
un po' di piombo e un po' di stoppa!
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