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BIMBA-ATTRICE
O bimba
troppo donna, donna troppo bambina,
Io non
vorrei averla, come te, una piccina!
Amo il
semplice, il vero; e m'irrita il gorgheggio
Dell'usignuolo,
chiuso nel vieto cicaleggio
D'una battuta
comica, e abbomino l'affetto
Misurato
alla meta di buscarsi un panetto.
L'ingenuità
del bimbo è il pudor della donna
E una
bimba saccente è una triste Madonna
Cui fu
tolta l'aureola dallo splendor divino!
Dio
volle che il vegliardo ridiventi bambino
Per far
sacre del pari l'infanzia e la vecchiezza.
Non son
corsi molti anni e un'antica bellezza,
Cicala
imprevidente, già più che settantenne,
Misera
ed affannata, dalla Francia a noi venne32.
Io la
vidi, e soffersi quel che soffro stassera.
Ho ancor
nella memoria quel volto di megera
Lastricato
(gli è il verbo) di biacca e di belletto;
Ho ancor
nella memoria quel corpo poveretto
Fasciato,
a non dissolversi siccome uno schelètro;
Quel
guardo, che volendo esser gaio, era tetro;
Quelle
secche movenze; quel riso di cinabro
Che
avocava i ricordi d'un incùbo macàbro!
Li ho
ancor nella memoria, come le tue moine,
Bimba, e
il tuo pianto, cui non tergon le manine
(Caro
vezzo infantile!) ma la fine pezzuola
Che
cavi, ligia al metodo della comica scuola!
Li ho
ancor nella memoria come il tuo corpicino
Che,
curvo innanzi tempo al gran Nume Quattrino,
Si
divincola e freme e di frangersi sente.
O tenere
mammine, o folla plaudente,
Per voi
dunque i Circensi son tornati di moda?
L'attor
convien che muoia perchè il pubblico goda?
Che
importa!.. I gladiatori son fatti per morire!
Meno
ipocrita, Roma, almen, lo seppe dire!
Noi,
figli d'un gran secolo, noi salviam le apparenze;
E
bestiemmiam coll'opere, sputando auree sentenze;
E forse
meno barbari, ma forse più piccini,
Non
uccidiam più uomini, martirizziam bambini.
Il
gladiator, che sanguina sovra l'arena, e muore,
Incute,
a noi rettorici, l'orgasmo dell'orrore;
Ma una
bimba, che logora il gracile cervello
Ogni
sera al teatro, questo sì ci par bello.
La
poveretta forse (Dio tolga!) fra non molto,
Avrà lo
sguardo spento, cadaverico il volto;
Una sera
una striscia sul vieto cartellone
Ci dirà:
che non recita per indisposizione...
E un
dottor su una culla crollerà il capo intanto!
Che
importa!.. Le apparenze saran salve... Nè il pianto
D'una
madre pentita ci turberà la vista!
Noi non
vedrem del sangue, perchè ciò ne contrista!
Fin del Pollice
verso ci sarà risparmiato
Non
l'idea (chè l'abbiamo!) ma almeno il gesto ingrato!
I
giornali diranno: «È morta!» in versi e in prose,
E una
piccola bara bianca, adorna di rose,
Calerà
sottoterra, lasciando a questo mondo
La
memoria più grata a Medebach immondo:
La
gloria positiva della cassetta piena!
O bimbi,
o bimbi veri, dalla fronte serena,
Dagli
occhioni incantati, dalla turgida gota,
Dalle
manine assidue nel giocar colla mota,
Dalle
vesti stracciate (materno strazio!) - o bei
Ribelli
alte carezze, filosofi pigmei
Delle
strade maestre abbaglianti di sole,
Che
dietro alle carrozze mille strane carole
Avviluppate
e, appesi a una molla, ridete
Della
frusta impotente; - o piccini, che avete
I
bricioli di fieno nei capegli arruffati,
Che
ruzzolate a frotte sopra i verdi sagrati,
Che
inseguite sull'aie i pulcini e la chioccia,
O
pigiate uva acerba, e rubata, in saccoccia,
O ghermite
la coda al barbone tranquillo,
Fate il
chiasso! Saltate! - Ogni salto, ogni trillo
Mi
metterà un sorriso sulla fronte! - Ho bisogno
Di
vedervi sognare quello splendido sogno
Che
preludia alla vita e ci allieta alla sponda,
Pria che
scendiam, men bimbi, a lottare coll'onda;
Ho
bisogno di credere, che l'infanzia c'è ancora;
Ho
bisogno di credere, che c'è ancora l'aurora;
Ho
bisogno di credere, che quest'arte adorata
Non è
sagra dai mille cerretani sfruttata,
Ove
Goldoni e Modena sono messi del paro
Colla donna
barbuta, col sapiente somaro,
Coi
vitelli a due teste, coi nani e coi giganti,
Coi
fratelli Siamesi, colle foche parlanti,
Colle
vecchie, che spiano dentro le cose occulte
Mercè
gli ovi e le carte,.. e colle bimbe adulte!
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