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Ferdinando Fontana
Parigi Nuove poesie e Ellenia moderna

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UNIVERSO

 

Io non nego, credo. - Io penso. - Io noto

I miei terrori e la mestizia mia

E, vïaggiando in traccia dell'ignoto,

Vïaggio alla pazzia.

 

Sperar potessi che tu sciogli, o Morte,

Colle scarne tue dita il nodo arcano!

Batterei giubilando alle tue porte!

Bacerei la tua mano!

 

Ma l'Infinito anco la Morte uccide!

Sono sue schiave e Vita e Morte!.. Ei gioca

E pargoleggia con entrambe, e ride;..

Poi nel sen le soffòca!

 

Ei ne insegue dovunque; egli penètra

Dentro di noi; ne cerca ogni meato;

E più il Pensiero innanzi a lui si arrètra,

Più si sente aggiogato.

 

Nei cieli, cui volgiam gli occhi piangendo,

Ei si libra, Condòr dall'ali immani;

Alle stelle forbisce il rostro orrendo

E stride: «Oh!.. Pianti vani

 

Chiniam gli sguardi,.. ed ei sta ai nostri piedi

Accoccolato su un granel di polve,

E insinua: «Quest'atomo che vedi

«Ab aeterno si solve

 

Corriam pei campi ed, api sconsolate,

Chiediamo ai fiori un sorriso e un oblìo...

E ogni rosa ci grida: «Oh!.. Contemplate

«Che universo son io!»

 

Briachi di profumi e di terrore,

Pallidi in volto, noi chiediam salute;

E allor: «Venite a me, - sclama l'Amore

«Creature perdute

 

Ahi!.. Stultizia!.. - Nei baci e nei delìri

Noi lo sentiamo incomprensibilmente;

Lo sentiam negli spasmi e nei martìri

Del nostro sangue ardente.

 

Persine i bimbi, dal mister balzando,

I nostri bimbi, son sicarî suoi!

E inconsci, è ver, del delitto nefando,

Si scagliati su di noi!

 

Interrogando si scaglian sui padri,

Che indietreggian per tema e per vergogna

La pia lanciando a lor delle madri,

Il dubbio o la menzogna!..

 

Allor chiudiam, tremando, le palpèbre;

Ma l'Intelletto ha anch'ei le sue pupille

E noi, ciechi, vediam: - vediam tenèbre

E pioggie di scintille: -

 

Lo spazio e i mondi! - Una stessa armonia

Scande il lor moto con un metro alterno

Tra il vagito ed il rantol d'agonia...

Ed è un ghigno di scherno.

 

L'ombra è profonda. - A strisce, a punti d'oro

La ricaman, solcandola, le stelle,

Che, operaie d'un mistico lavoro,

Passan lucenti e belle.

 

Noi, trasognati, le andiam contemplando;

Fantastichiam sulle sideree argille;

Ma lo Scherno ci grida: «Io vi comando

«Di contar le scintille

 

Ne passan cento, dugento, trecento;

L'ombra le accoglie e le vediam guizzare

E perdersi laggiù nel firmamento

Come gocciole in mare.

 

Da cieli, al par dell'ombra, senza fine,

Ad altri cieli sconfinati, a schiere,

Le povere scintille pellegrine

Vanno tutte a cadere.

 

Urla lo Scherno: «Ancora!» - A mille a mille,

A migliardi, a migliardi di migliardi.

Piovon atomi d'ombra e di scintille

Agli estatici sguardi.

 

«Ancora!.. Ancora!» - L'intelletto langue.

«Ancora!.. Ancora!..» - Il cranio si ribella.

«Ancora!.. Ancora!..» - Tumultua il sangue

Come lago in procella.

 

Un brivido ne assal; si spegne il raggio

Della mente. - Lo scherno stride: «Ancòra!»

E noi torniam verso il fatal miraggio

Col corpo che dolora.

 

Son mille e mille, più mille e più mille

Migliardi di migliardi di migliardi!..

Sempre scintille ed ombre, ombre e scintille

Agli estatici sguardi!

 

«Ancora!.. Ancora!.. Ancora!.. Avanti!.. Avanti!

«In eterno!.. In eterno!..» Il Ghigno tuona...

E noi cadiamo, fulminati e affranti

Come morta persona.

 

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Oh!.. mie notti di febbre! Oh!.. mia stoltezza!

Oh!.. mia condanna!.. Poichè in me trovai,

Nascendo, dell'indagin l'amarezza,

la chiesi giammai.

 

Uomo, - mistero nel mister, - m'ascolta:

Se il beneficio col duol si misura,

Godi!.. Forse si volle in te raccolta

La miglior creatura.

 

Forse a te sol Madre Natura, o altero

Verme, largì il pensier, supremo duolo!

Forse!.. Che ne sai tu?.. Tu nel mistero

Mister?.. Vivi tu solo?

 

Berlino, ottobre 1878.

 

 

 




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