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UNIVERSO
Io non
nego, nè credo. - Io penso. - Io noto
I miei
terrori e la mestizia mia
E,
vïaggiando in traccia dell'ignoto,
Vïaggio
alla pazzia.
Sperar
potessi che tu sciogli, o Morte,
Colle
scarne tue dita il nodo arcano!
Batterei
giubilando alle tue porte!
Bacerei
la tua mano!
Ma
l'Infinito anco la Morte uccide!
Sono sue
schiave e Vita e Morte!.. Ei gioca
E
pargoleggia con entrambe, e ride;..
Poi nel
sen le soffòca!
Ei ne
insegue dovunque; egli penètra
Dentro
di noi; ne cerca ogni meato;
E più il
Pensiero innanzi a lui si arrètra,
Più si
sente aggiogato.
Nei
cieli, cui volgiam gli occhi piangendo,
Ei si
libra, Condòr dall'ali immani;
Alle
stelle forbisce il rostro orrendo
E
stride: «Oh!.. Pianti vani!»
Chiniam
gli sguardi,.. ed ei sta ai nostri piedi
Accoccolato
su un granel di polve,
E
insinua: «Quest'atomo che vedi
«Ab
aeterno si solve.»
Corriam
pei campi ed, api sconsolate,
Chiediamo
ai fiori un sorriso e un oblìo...
E ogni
rosa ci grida: «Oh!.. Contemplate
«Che
universo son io!»
Briachi
di profumi e di terrore,
Pallidi
in volto, noi chiediam salute;
E allor:
«Venite a me, - sclama l'Amore
«Creature
perdute!»
Ahi!..
Stultizia!.. - Nei baci e nei delìri
Noi lo
sentiamo incomprensibilmente;
Lo
sentiam negli spasmi e nei martìri
Del
nostro sangue ardente.
Persine
i bimbi, dal mister balzando,
I nostri
bimbi, son sicarî suoi!
E
inconsci, è ver, del delitto nefando,
Si
scagliati su di noi!
Interrogando
si scaglian sui padri,
Che
indietreggian per tema e per vergogna
La pia
lanciando a lor fè delle madri,
Il
dubbio o la menzogna!..
Allor
chiudiam, tremando, le palpèbre;
Ma
l'Intelletto ha anch'ei le sue pupille
E noi,
ciechi, vediam: - vediam tenèbre
E
pioggie di scintille: -
Lo
spazio e i mondi! - Una stessa armonia
Scande
il lor moto con un metro alterno
Tra il
vagito ed il rantol d'agonia...
Ed è un
ghigno di scherno.
L'ombra
è profonda. - A strisce, a punti d'oro
La
ricaman, solcandola, le stelle,
Che,
operaie d'un mistico lavoro,
Passan
lucenti e belle.
Noi,
trasognati, le andiam contemplando;
Fantastichiam
sulle sideree argille;
Ma lo
Scherno ci grida: «Io vi comando
«Di
contar le scintille!»
Ne
passan cento, dugento, trecento;
L'ombra
le accoglie e le vediam guizzare
E
perdersi laggiù nel firmamento
Come
gocciole in mare.
Da
cieli, al par dell'ombra, senza fine,
Ad altri
cieli sconfinati, a schiere,
Le
povere scintille pellegrine
Vanno
tutte a cadere.
Urla lo
Scherno: «Ancora!» - A mille a mille,
A
migliardi, a migliardi di migliardi.
Piovon
atomi d'ombra e di scintille
Agli
estatici sguardi.
«Ancora!..
Ancora!» - L'intelletto langue.
«Ancora!..
Ancora!..» - Il cranio si ribella.
«Ancora!..
Ancora!..» - Tumultua il sangue
Come
lago in procella.
Un
brivido ne assal; si spegne il raggio
Della
mente. - Lo scherno stride: «Ancòra!»
E noi
torniam verso il fatal miraggio
Col
corpo che dolora.
Son
mille e mille, più mille e più mille
Migliardi
di migliardi di migliardi!..
Sempre
scintille ed ombre, ombre e scintille
Agli
estatici sguardi!
«Ancora!..
Ancora!.. Ancora!.. Avanti!.. Avanti!
«In
eterno!.. In eterno!..» Il Ghigno tuona...
E noi
cadiamo, fulminati e affranti
Come
morta persona.
. . . .
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
Oh!..
mie notti di febbre! Oh!.. mia stoltezza!
Oh!..
mia condanna!.. Poichè in me trovai,
Nascendo,
dell'indagin l'amarezza,
Nè la
chiesi giammai.
Uomo, -
mistero nel mister, - m'ascolta:
Se il
beneficio col duol si misura,
Godi!..
Forse si volle in te raccolta
La
miglior creatura.
Forse a
te sol Madre Natura, o altero
Verme,
largì il pensier, supremo duolo!
Forse!..
Che ne sai tu?.. Tu nel mistero
Mister?..
Vivi tu solo?
Berlino,
ottobre 1878.
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