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Ferdinando Fontana
Parigi Nuove poesie e Ellenia moderna

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  • POESIE VARIE
    • IN MORTE DEL TRANQUILLO CREMONA
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IN MORTE DEL TRANQUILLO CREMONA33

 

Oh! La triste novella! - Ei, che sapea

Nelle sue tinte imprigionar la luce,

Ei scese alla vallea

Cui la morte conduce

E dove l'ombra è eterna! - I suoi colori,

I suoi colori, quelli

Ch'egli aveva vinto, fattisi ribelli,

Al despota nell'ossa hanno infiltrato

Il velen che l'uccise.

 

Egli, forse, sorrise

Pensandovi morente;

Ed evocò le pugne e le vittorie,

Cui l'Arte, sola fra le umane glorie,

Avea chiamato il braccio suo possente;

E rivide, allor che giovinetto,

Primo fra tutti, osando, concepia

Questo impasto di forme e di bagliori,

Di vero e poesia,

Che lo fe' creder pazzo ai professori;

E rivide la vita spensierata

De' suoi verdi anni; e le radianti tele,

Ove la man, fremendo, era passata;

Ed il chiasso di un di San Michele;34

E il poco pan condito

Da arguzie, da lepori e da risate,

Che ingannavan, sovente, l'appetito.

 

Vecchio Vasari, novellier giocondo

E squisito amator dell'arte bella,

Come vorrei che ancor tu fossi al mondo!

Questa bizzarra vita

Di sublime pittore al tuo volume

Tu avresti aggiunto, e, com'è tuo costume

Ci diresti l'idea ch'egli ha seguita.

 

Che sogni son passati in quella testa,

In cui, quest'oggi, ogni pensiero è morto!

Che bei sogni!.. - Una festa

Non interrotta di raggi e d'ombrie;

Note calde, bigiastre melodie

Di gradazioni, e tòni freddi, e chiare

Tinte, e tocchi gagliardi e sorridenti,

E del pennel carezze pazïenti!..

I colori venian, fra un epigramma

E un'occhiata al modello, ad ubbidire

L'intenzion sulla tela; ed ogni gamma

Saltava agli occhi, come fosse viva.

Laggiù il verde languiva;

Qui percoteva i suoi vicini; i gialli

Scalpitavano, barbari cavalli,

Sul fondo delle terre e degli azzurri;

Altrove, eran sussurri

Di pennellate d'indaco e di biacca,

Che finivano in inni reboanti

Dal cinabro intonati e dalla lacca;

Poscia, - al par di baccanti,

O di fanciulli uscenti dalla scuola, -

Tumultuanti l'un sull'altro, mille

Tinte bruciate e tinte di viola

E rossi vellutati e tormentati

Mandavano alle estatiche pupille

Baccani indiavolati.

Erano linee vaghe e linee forti;

Angoli chiusi, dal subdolo aspetto,

O arditamente aperti,

O in ogni foggia disegnati e torti;

Punti violenti e nebbïosi; incerti

Andamenti di curve e vezzi audaci

Di non risolti temi; accenni e fughe

Somiglianti a baci

Impromessi e non dati; e, da pertutto,

Un prestigio sovrano e irrequieto...

Vasari, il suo segreto.

 

Colori scellerati,

Or che il vostro Signore avete spento,

I destini per voi non son mutati;

Anzi ne avete più crudel tormento!

La Morte ama i poeti;

Chè, se viventi, mai non li fa lieti

Il plauso della folla, essa, la Dea,

Quando nel grembo suo sono discesi,

Prende l'opere loro,

E agli invidi scortesi

Ed ai ciechi, quaggiù, li ripresenta.

 

Omnipotenza arcana

Della funebre Musa!.. Allor l'umana

Turba, - soltanto allor - muta consiglio!

E mirabil diventa

Ciò che poc'anzi, con sprezzante ciglio,

Guardar degnò!.. Colori scellerati,

Or che il vostro Signore avete spento,

I destini per voi non son mutati;

Anzi, ne avrete più crudel tormento!

Poichè più grandi le vostre sconfitte

Farà apparir la Musa, e maggior gloria

Avrà ogni sua vittoria;

E, se più la sua mano ad aggiogarvi

Verrà, siccome un giorno, una severa

Pena forse v'aspetta:.. a comperarvi

Forse già pensa un professor di Brera!

 

Va, mia canzone, e : ch'io non impreco

piango favellando.

Dacchè m'accorsi che il Destino bieco

Ogni lagrima beve sghignazzando,

Io più non piansi; anzi, talor, sul viso

Mi fu visto il sorriso...

Va, mia canzone, e : ch'io non impreco

, favellando, io piango; ma, nel cuore,

Tanto cordoglio io reco,

Quanto per l'arte sconfinato amore.


 




33 Il pittore Tranquillo Cremona morì a Milano la mattina del 10 Giugno 1878, all'età di soli 41 anni - La causa della sua morte fu la seguente: - Per comodità del confronto egli si faceva le tinte sulle mani; il piombo delle biacche, infiltrandosegli nel sangue, gli diede la paralisi agli intestini.



34 Della vita scapigliata del pittore Cremona si narra un aneddoto grazioso e degno proprio di esser messo con quelli narrati dal Vasari. - Si usa a Milano di cambiar domicilio il giorno 29 di Settembre, giorno di San Michele. Il padrone della casa, ove abitava il Cremona, aspettava ancora verso la metà di quel mese il pagamento d'una quota semestrale e, un po' stizzito del ritardo, s'era lasciato scappare questa frase con qualche persona: «Già!.. Quel matto di un pittore se ne andrà alla chetichella!» («In punta di piedi» dicono i Milanesi). - Il Cremona, saputa la cosa, si af­frettò a soddisfare il piccolo debito e, cogli ultimi soldi rimastigli, il giorno del San Michele, prese a nolo un gran carro da spedizioniere. Su questo carro egli depose le poche suppellettili di casa, - rari nantes... - e poi, circondato da alcuni amici, - lui con una gran cassa gli altri con pifferi e trombe - se ne partì, gri­dando al portinajo: «Così non si dirà che me ne sono andato alla chetichella!»






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