Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText
Ferdinando Fontana
Parigi Nuove poesie e Ellenia moderna

IntraText CT - Lettura del testo

  • SONETTI
    • CITTÀ
Precedente - Successivo

Clicca qui per nascondere i link alle concordanze

CITTÀ

 

 

VENEZIA

 

A Venezia l'Adriatico

Perde gli impeti fatali

E si adagia, addormentandosi,

Nei pacifici canali.

 

Campi, calli e sottoportici

Han susurri misteriosi

E le mura antiche, a sgretoli,

Parlan d'ombre e di riposi.

 

Dalle gondole, che guizzano

Sotto i ponti arabescati,

Esce un gemito monotono

Che par quel dei trapassati.

 

Presso il mostro leggendario,

Grave il capo di memorie,

Siede il cinico Silenzio

Schernitor di lutti e glorie.

 

Lunghe e cupe, come ciglia

Di vegliardi impensieriti,

Le tettoie lascian piovere

Pochi raggi scoloriti,

 

E dei vacui palagi

Le finestre a sesto acuto

Sembran occhi, che sonnecchiano

Sul canal verdastro e muto.

 

Tutto tace. - Plebi e nobili,

Venturieri e mercatanti

Giù, nel cupo sen dell'acque,

Sembran scesi tutti quanti;

 

E i nepoti, come attoniti

Sovra il mobil sepolcreto,

Serban l'attica abitudine

Del bisbiglio arguto e lieto.

 

Ma le pietre, che dei secoli

Hanno i baci consacrate,

Degli artisti ancor favellano

Alle menti estasïate.

 

Amorini, mostri e grappoli,

Graffi e serpi, fauni e uccelli,

Fregi e fior, vi cesellarono

Divinissimi scalpelli;

 

E, talora, come il cranio

Di persona sitibonda,

Quel d'un drago o quel d'un satiro

Viene a spingersi sull'onda.

 

*

 

O Venezia, io t'assomiglio

A una donna innamorata,

Che trasforma aspetti e linee

Mille volte alla giornata.

 

Veggo l'albe, che ti avvolgono

Nei zendadi trasparenti,

In cui scoppian, - fiocchi aerei, -

Note dolci e note ardenti.

 

La laguna, allora, è immobile

Come un uom che, ansioso, aspetti;

Quà e colà, con qualche brivido

Pien di toni vïoletti,

 

Par che ammicchi; ma son rapidi

Scintillii; - l'acqua compatta,

Al riflesso della nebbia,

È ambra sporca liquefatta.

 

*

 

Così resti, finchè il fulgido

Sol, dal regno ampio dei cieli,

A te scende. - Egli, nell'impeto

Del suo amor, ti strappa i veli;

 

E tu, allor, visione magica

Tutta appari. - In quell'istante

Sembra il mare immensa tavola

Di zaffiro fiammeggiante;

 

Dei tuoi Mori intorno echeggiano

I rintocchi alla distesa;

Ti cinguettan inni e laudi

Le campane d'ogni chiesa;

 

E i piccioni leggendarii,

Teso il collo e l'ali in arco,

Piomban giù nel refettorio

Della piazza di San Marco.

 

*

 

Poscia il Vespro. - La gran cupola

Del tuo tempio è un nimbro d'oro,

Mentre l'Ombra invade l'abside,

Le navate ardite e il coro;

 

E, dinnanzi al vasto incendio

Del tramonto - apoteosi

Di piropo, cui si elevano

Mille incensi luminosi, -

 

Della luna il disco tremola,

E all'azzurro assorge e sale,

Nel poema del crepuscolo

Strofa pallida d'opale.

 

*

 

Piove allor come una musica

Dalle sfere radïanti;

Filtran morbidi delirii

Nelle vene degli amanti;

 

E i poeti, nelle gondole,

Fino all'ave mattutina,

Pensan cantici ineffabili

Senza metro. - Una divina

 

Febbre evoca suoni e imagini

E la notte, al par di fata,

Li ripete e li delinea

Dentro l'ombra vellutata.

 

Venezia, settembre 1879

 

 


 

ROMA

 

Roma sgomenta - I ruderi

Han tremendi sarcasmi!

Sul labbro muor la facile

Canzon degli entusiasmi;

E silenziosa e trepida

La mente dentro i secoli,

Come in abisso, guata.

 

Statue, edifizi e lapidi.

Con unanime scherno,

Non han che un motto: «Polvere,

«Rifletti al nulla eterno

Sicchè nella tetraggine

La fantasia si logora,

Pria di volar, stremata.

 

Mai, come qui, la cinica

Filosofia ti afferra,

E ti spegne nel sangue

D'ogni passion la guerra.

Mai, come qui, si sognano

Quïeti e solitudini

Ove obliar si possa.

 

Mai, come qui, si interroga

stesso; e pare immensa

Stranezza quella d'essere

Un, che ancor vive e pensa;

Tanto, nel vasto tumulo

Del vecchio mondo, pènetra

Di morte un gel nell'ossa!

 

Roma, - nidiata d'aquile

Del rostro vincitore

O focolar d'anatemi, -

Roma vuol dir: terrore.

Roma conquistò i popoli,

Poi conquistò gli spiriti,

Or le menti conquide.

 

Te benedetta, o stolida

Turba visitatrice,

Che, in mezzo alle macerie,

Passi inconscia e felice!

Chi le contempla e medita,

Chi ne subisce il fascino.

No, non folleggia e ride!

 

V'ha, fra i dolori, un ultimo

Dolor, che tutti avanza:

È il diventar tetragoni

Al pianto e alla speranza;

È il perder, nella mistica

Battaglia, il solo balsamo

Che fu al mortal concesso;

 

È il diventar la gocciola

Dei secoli nel mare;

È, nell'immenso cantico,

Nota insulsa, sfumare;

È il surrogar dell'atomo

Il nome, al nome proprio;

È il cancellar stesso!

 

Noi tutti un santuario

Nel nostro cor portiamo,

Ove, preziosa cenere

Dei corsi , serbiamo

Qualche soave lagrima,

Qualche ideale effluvio,

Qualche non sazia brama.

 

È in questo asil che scendere

Possiam nei tristi giorni,

A ritemprar la logora

Natura, o in fin che torni

Men cruda un'alba a splendere,

O venga, a farci liberi,

Della Morte la lama.

 

Ma qui, fra questi ruderi,

Ove ogni fregio è storia,

Uom, se tu l'osi, agli uomini

Narra una tua memoria!

Fra questo immane cumulo

Di delitti e di angoscie,

Di glorie e di sozzure,

 

Vieni, pigmeo ridicolo,

Racconta un tuo dolore!

Vieni!.. E ci canta, un odio

O una storia d'amore!

Vieni!.. E rifà l'iliade

Grottesca dei tuoi gaudî

E delle tue paure!

 

Ahi tutto muore! - È insania

L'arte!.. La fama è polve!

La scienza è oscura nebbia

Cui sole non dissolve!

Il fiore muor coll'attimo;

Gli astri muoion coi secoli;

E l'uomo muor cogli anni!

 

E passan tutti... Effluvii,

Splendori e imprecazioni,

Tutti un oscuro baratro

Raccoglie! - Oh! aberrazioni

Umane! - Oh triste e inutile

Tregenda! - Oh detestabile

Universo d'inganni!

 

Deh!.. non fuggirmi, o pallido

Raggio della mia vita,

O Fantasia, dal libero

Vol, dalla fronte ardita!

Dispensatrice d'estasi

Di colori, di linee,

E d'illusioni care,

 

Versa su questi ruderi

La luce tua; li allieta;

Uccidi in me il filosofo,

Risuscita il poeta;

Fa che su questa polvere

Io possa ancora piangere,

E fremere, e cantare!..

 

Roma, agosto 1878.

 

 

 

BERLINO

(A CARLO BORGHI)

 

Vecchia Europa, metropoli

Dei continenti, culla

Che fu tomba dell'Asia,

Non ti manca più nulla!

Hai Londra, il bigio fondaco

Per le tue mercanzie;

Hai Parigi, il postribolo

Dalle grandi follie;

 

Roma, il Tempio, che gli idoli

Mutò pel mesto ebreo,

E a nuovi Numi apprestasi;

Hai Atene, il Museo;

Hai le tue bische, Monaco;

Napoli, i tuoi giardini;

Hai Madrid, di decrepiti

Asilo, o di bambini.

 

Hai l'Ospedale! - L'ultimo

Valzer ivi tentenna

Gente che sgozza, a infondersi

Nuovo sangue: Vienna!

Hai il Chiostro pacifico,

Venezia, dove agogno

Di morire, assopendomi

Nel suo marmoreo sogno.

 

Stampi i tuoi libri a Lipsia;

Francoforte è il tuo ghetto;

A Lourdes conii i miracoli;

Pietroburgo, ricetto

Di fosche moltitudini,

Ti sta ai lembi del norte,

Qual dell'urbe dei Cesari

La Suburra alle porte.

 

Brami Costantinopoli

Per teatro; e di tristi

Drammi lo fai spettacolo

Ogni anno; e vi assisti

Sogguardando alla Sarmata

Steppa, selvaggia ed erma:

Ed hai Berlino, rigida

Città: la tua caserma.

 

Qui gli edifici sembrano

Reggimenti schierati;

Qui monumenti e statue

Son Vittorie e soldati.

Gli ufficiali galoppano

Sotto i Tigli; i cadetti,

Strascicando le sciabole,

Minacciano sgambietti;

 

I fantaccini inarcano

Il braccio, ad ogni passo

Salutando; sui lastrici,

Con un piglio gradasso,

Gli sproni rumoreggiano

Della cavalleria;

E, dovunque, nei pubblici

Ritrovi e nella via,

 

È un luccicare d'aquile,

D'elmi a punta, all'ulana,

Di nudo acciaio, all'ussera,

Dalla foggia più strana;

È un torreggiar di solide

Spalle, di volti audaci,

Di barbe bionde e a riccioli,

E di vasti toraci;

 

È un incrociarsi assiduo

Di mostre e d'uniformi

D'ogni tinta; è uno scricchio

Di stivaloni enormi;

È un dondolar d'olimpici

Berrettoni rotondi

Dietro a tamburi rauci

E a pifferi giocondi.

 

La Sprea, tedesco Tevere

Dalla belletta nera,

Volve con flemma nordica

L'onda sudicia e austera;

Quand'io dai ponti lignei

La guardo (oh aberrazioni!)

Parmi miscèla bronzea

Per fabbricar cannoni!

 

Quasi covando i cranii

Delle alemanne genti,

La Guerra, immane aquila,

Librasi ai freddi venti;

La Guerra, il rude oroscopo

Che saluta le culle!

La Guerra, irresistibile

Fascino alle fanciulle!

 

E sia! - Non ha i suoi turbini

La Gran Madre Natura?

Accuserà l'artefice

La propria creatura?

Non oggi i tetri cantici

Mi fremon nella testa!

Non oggi, uomo, degli uomini

Imprecherò alle gesta!

 

Soldato anch'io dell'intime

Mie pugne sulla terra,

A dispregiar gli inutili

Lai m'insegnò la Guerra!

Vivo e combatto!.. E, reduce

Da una battaglia, rido,

E fo all'amore, e ai bacchici

Conviti anch'io m'assido.

 

Forse, diman, l'esercito

Dei miei pensieri torvi

Mi fiuterà cadavere,

Come un nembo di corvi!

Forse diman la Gloria

Mi splenderà d'intorno!..

Quest'oggi canto, e il cantico

È un ordine del giorno:

 

«Soldati, è il verno; è tiepido

«L'antro, e la birra è fresca;

«Ha bragie da turiboli

«La mia pipa tedesca!

«Dimentichiam le fisime

«Dei figliuoli d'Adamo...

«Havvi un assioma unico:

«Beviam?.. dunque viviamo

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

 

Di fuori, nel silenzio

Della neve che cade;

Attraverso le candide

Strofe delle contrade;

Attraverso le raffiche,

Sibilanti peani,

E le tossi, elegiache

Rime dei petti umani;

 

Attraverso gli idilli

Dei viali del Parco,

Pencolanti dal culmine

Dell'alte selle in arco,

Argentini e scherzevoli,

Come bei ritornelli,

Delle slitte, che passano,

Squillano i campanelli.

 

Berlino, gennaio 1879.


 




Precedente - Successivo

Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (V89) - Some rights reserved by EuloTech SRL - 1996-2007. Content in this page is licensed under a Creative Commons License