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| Ferdinando Fontana Parigi Nuove poesie e Ellenia moderna IntraText CT - Lettura del testo |
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GLI SDEGNI DELLA MORTE
I.
Dio, com'è nota usanza dei terrestri sovrani, Riceve a capo d'anno ministri e cortigiani. I serafini e i demoni, i beni e i mali, a schiere, Giungon tutti, in gran gala, alle superne sfere; Ei li accoglie, seduto del Tempo sulle spalle.
Uno Spirto, tornato in questa umana valle Dalla gran cerimonia, mi recò le novelle Di quanto accadde or ora al di là delle stelle.
Scettico pellegrino, ei mi si pose allato Mentr'io dormiva, e dissemi: «Poeta, io sono il Fato! «Ho negato stanotte a un ricco un gaio istante... «A te darò dei versi!..»
Io sorrisi festante; E l'estro sospirato delle pazze canzoni Mi popolò la mente di magiche visioni.
II.
Dio sedea fra le nubi e sul vegliardo Contemplator degli incessanti eventi, Sogghignando, premea l'augusto fianco; L'ombra sua si perdea nel buio immenso Della schiacciante eternità. - Sedea; E innanzi a lui, come festuche lievi Rotolate dal vento, una infinita Turba passava: astri lucenti e torve Comete, e venti, e nebbie, e i simboli D'ogni pensiero, e la legion dei corsi Giorni, e le Furie che le faci accese Scoteano nella destra e sovra il capo Dei serpenti la zazzera, e le quattro Spente Stagioni, e il Fuoco e l'Acqua, e tutta Degli elementi la falange, cui Dee la vita il Crëato e che alla gloria Ed al piacer del Despota immortale S'arrabatta nel cosmo. Eran già lungi Tutti, ed il dorso dell'alato vecchio Avea del fianco suo già scarco Iddio, Quando, chiusa nel suo negro mantello, Recando in man la leggendaria falce, Giunse la Morte. Ella parea stizzita E, avezza in terra a rispettar nessuno, Al cospetto di Dio quasi sdegnava Di curvar la persona ischeletrita.
III.
Iddio guatolla, indi tonò: Quai doni Rechi tu dunque al tuo Signor?
LA MORTE
Migliaia Di cadaveri! - In mar cento navigli E cento infransi nell'annata; in terra Scatenai morbi; a vecchi e a giovinetti Del suïcidio consigliai la pace; Ebber armi da me destre omicide; Tolsi figli alle madri e madri ai figli; Sulle culle soffiai, mutando in rantoli I vagiti; dai luridi ospedali E dai carceri tetri, ai cimiteri Una folla mandai; da laute cene Troppo nutrito mi scoppiò dinnanzi Più d'un ricco Epulon; più d'un tapino Ammazzai colla fame... In fondo all'India Troverai scheltri, che fûr tali prima Di dar l'ultimo strappo! E non contenta Di tanta messe, ove tu il Sol concedi Che per l'Europa spunti, accesi vasta Ed accanita e insazïabil fiamma Di guerra! - Vedi... Di sangue ancor gocciola Questa mia falce ed io son tutta molle Della rossa rugiada!.. - Or, perchè dunque Così torvo mi guardi?.. Neghittosa, O Padrone, non fui!.. Còmpito ingrato Tu m'imponesti ed io, di malavoglia, È ver, lo adempio... ma lo adempio! - Al sommo Orgoglio tuo, all'egoismo immane, Di cui composta è tua divina essenza, Tu volesti serbar tutte le rose, E a me lasciasti l'ispido rovaio! A te, Creator, la sciocca umana schiatta Si prosterna ed aderge inni e preghiere, Serbando a me i blasfemi!.. Il nome tuo Per sua quïete chi sorride impone, Chi piange invoca; il mio suona esecrato E d'ogni male il peggior mal si chiama! Tristo ed ingiusto è il mio destino! Tristo E ingiusto qual tu sei!.. Suvvia!.. Le ciglia Non aggrottar, chè l'ire tue non temo! È al par di te immortal la Morte!.. Un dritto Sol mi donasti, a consolar le noie Del crudo officio mio, dritto supremo Che dir m'ingiunge, senza ambagi, il vero,.. Fosse pure all'Eterno!
DIO
Copïosa Messe tu rechi, ma volgare!.. Appena Ti notò il mondo nella scorsa annata! Dodici mesi vagolasti in quella Piccola gleba che si chiama Terra, E non mi rechi un serto, una tiara, Una testa di vaglia, un cor che merti Il mio divin compiacimento.
LA MORTE
Ah!.. Belva Dal leccardo palato!.. Benedetto Nei secoli il tuo nome!.. Ah! Provvidenza! Ah! savio Dito!.. Io mi credea men stolta Quando qui venni a raccontarti i fasti Di mia corsa fatal!.. - Che vuoi tu dunque? Vuoi tu ch'io tolga a quel pianeta il raggio Animator del Sol, sicch'ei non resti Che un diacciuol nello spazio?.. Oppur ch'io traggi Dai visceri di lui sulla sua faccia La lava primigenia che vi bolle? Parla!.. Dimmi!.. Tu stanchi i servi tuoi Coll'insaziabil crudeltà!.. Tu crei; E le tue grame crëature (in premio D'esser per te) retaggio altro non hanno Che miserie, e tormenti, e l'implacata Condanna d'agitarsi per morire! Ah!.. Io stessa!.. Io, la Morte, oggi nel cavo Petto mi sento di pietade un grido Per questa schiatta sventurata!
DIO
Schiava!.. Trema!.. L'ira di Dio ...
IV.
Ma, soffocando Un singulto, la Morte avea già volte Le aguzze spalle al Nume; e frettolosa Per l'aer movendo a questa nostra terra, Fremeva e mormorava a fior di labbra: «Immortale son io!.. Guai s'io nol fossi! «Chè tregua il duolo non avrebbe mai, «E miglior gioia avria l'iroso Nume «Guardando angosce eterne in gente eterna!»
V.
Così giunse quaggiù. Traean le umane Genti a gazzarra; e ad obliar le andate Miserie loro e ad affrontar le nuove, Tracannavan liquori, cancellando Dentro i cervelli l'orme del passato Per un istante, e fabbricando un'oncia Di risibil coraggio. Inaspettata Giungea la Morte; e ancor tutta bollente Pel battibecco col Supremo Nume Italia corse e Francia ed Alemagna Col concitato piè'; sicchè, travolta Nella folla gaudente, a destra e a manca Sbuffando, e urtando l'affilata falce All'impazzata, inavvedutamente Mietea le vite...
VI.
Un urlo di spavento Squassò le gole degli umani! Allora Fu trovato in Lamagna agonizzante Un vecchio, cui cento battaglie e cento Portato avean rispetto21; e un giovincello, Di paterna mestizia unico erede, Si fulminò col piombo22, e nella tomba Sceser due duci che di questa Francia Avean tenuto un dì, sovra la punta Della spada, i destini23; e l'onorato Capo inclinò, come a riposo eterno, Un amico dei grami24; e un pïoniere, Odiator d'ogni vieta orma tiranna, Scomparì silenzioso25; e, di segreti Sepolcro egli medesmo, nel sepolcro Precipitava un italo soldato26; E un artista piombò dalle eccellenti Opere sue27; e addormentossi nelle sue melòdi Un fattor d'armonie, cui fallì il Tempo, Non il genio28; ed un Re passò dal trono Sfolgorante di gloria all'ombra fredda D'un avello29; e piagato e vacillante Sbarrò gli occhi un Pontefice, guatando, Ei moribondo, i funerali altrui!..
VII.
Oh Morte!.. Oh! Morte!.. Il rapido Vol della tua bipenne Qual messe verrà a cogliere, Tra noi viventi, ancor? Dimmi: per chi fra gli uomini S'affretta il dì solenne, In cui la mente spegnesi E ammutolisce il cor?
O pazza Diva!.. O funebre Spigolatrice!.. O vasta E ineffabil voragine. Chi nel tuo sen cadrà? È un mendico?.. È un pontefice? È una Taide?.. È una casta Fanciulla?.. È un re?.. Un filosofo?.. Un poeta?.. Io?.. - Chissà?..
Parigi, 13 gennaio 1878.
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21 Il maresciallo Wrangler. 22 Prévost Paradol (figlio). 23 I generali d'Aurelles de Paladines e Cousin de Montauban conte di Polikao. 24 Raspail. 25 Courbet. 26 Il generale Lamarmora. 27 L'ing. Giuseppe Mengoni. 28 Il maestro Alberto Mazzucato. 29 Il Re Vittorio Emanuele. |
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