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| Ferdinando Fontana Parigi Nuove poesie e Ellenia moderna IntraText CT - Lettura del testo |
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BIMBA-ATTRICE
O bimba troppo donna, donna troppo bambina, Io non vorrei averla, come te, una piccina! Amo il semplice, il vero; e m'irrita il gorgheggio Dell'usignuolo, chiuso nel vieto cicaleggio D'una battuta comica, e abbomino l'affetto Misurato alla meta di buscarsi un panetto. L'ingenuità del bimbo è il pudor della donna E una bimba saccente è una triste Madonna Cui fu tolta l'aureola dallo splendor divino! Dio volle che il vegliardo ridiventi bambino Per far sacre del pari l'infanzia e la vecchiezza.
Non son corsi molti anni e un'antica bellezza, Cicala imprevidente, già più che settantenne, Misera ed affannata, dalla Francia a noi venne32. Io la vidi, e soffersi quel che soffro stassera. Ho ancor nella memoria quel volto di megera Lastricato (gli è il verbo) di biacca e di belletto; Ho ancor nella memoria quel corpo poveretto Fasciato, a non dissolversi siccome uno schelètro; Quel guardo, che volendo esser gaio, era tetro; Quelle secche movenze; quel riso di cinabro Che avocava i ricordi d'un incùbo macàbro! Li ho ancor nella memoria, come le tue moine, Bimba, e il tuo pianto, cui non tergon le manine (Caro vezzo infantile!) ma la fine pezzuola Che cavi, ligia al metodo della comica scuola! Li ho ancor nella memoria come il tuo corpicino Che, curvo innanzi tempo al gran Nume Quattrino, Si divincola e freme e di frangersi sente.
O tenere mammine, o folla plaudente, Per voi dunque i Circensi son tornati di moda? L'attor convien che muoia perchè il pubblico goda? Che importa!.. I gladiatori son fatti per morire! Meno ipocrita, Roma, almen, lo seppe dire! Noi, figli d'un gran secolo, noi salviam le apparenze; E bestiemmiam coll'opere, sputando auree sentenze; E forse meno barbari, ma forse più piccini, Non uccidiam più uomini, martirizziam bambini.
Il gladiator, che sanguina sovra l'arena, e muore, Incute, a noi rettorici, l'orgasmo dell'orrore; Ma una bimba, che logora il gracile cervello Ogni sera al teatro, questo sì ci par bello. La poveretta forse (Dio tolga!) fra non molto, Avrà lo sguardo spento, cadaverico il volto; Una sera una striscia sul vieto cartellone Ci dirà: che non recita per indisposizione... E un dottor su una culla crollerà il capo intanto!
Che importa!.. Le apparenze saran salve... Nè il pianto D'una madre pentita ci turberà la vista! Noi non vedrem del sangue, perchè ciò ne contrista! Fin del Pollice verso ci sarà risparmiato Non l'idea (chè l'abbiamo!) ma almeno il gesto ingrato! I giornali diranno: «È morta!» in versi e in prose, E una piccola bara bianca, adorna di rose, Calerà sottoterra, lasciando a questo mondo La memoria più grata a Medebach immondo: La gloria positiva della cassetta piena!
O bimbi, o bimbi veri, dalla fronte serena, Dagli occhioni incantati, dalla turgida gota, Dalle manine assidue nel giocar colla mota, Dalle vesti stracciate (materno strazio!) - o bei Ribelli alte carezze, filosofi pigmei Delle strade maestre abbaglianti di sole, Che dietro alle carrozze mille strane carole Avviluppate e, appesi a una molla, ridete Della frusta impotente; - o piccini, che avete I bricioli di fieno nei capegli arruffati, Che ruzzolate a frotte sopra i verdi sagrati, Che inseguite sull'aie i pulcini e la chioccia, O pigiate uva acerba, e rubata, in saccoccia, O ghermite la coda al barbone tranquillo, Fate il chiasso! Saltate! - Ogni salto, ogni trillo Mi metterà un sorriso sulla fronte! - Ho bisogno Di vedervi sognare quello splendido sogno Che preludia alla vita e ci allieta alla sponda, Pria che scendiam, men bimbi, a lottare coll'onda; Ho bisogno di credere, che l'infanzia c'è ancora; Ho bisogno di credere, che c'è ancora l'aurora; Ho bisogno di credere, che quest'arte adorata Non è sagra dai mille cerretani sfruttata, Ove Goldoni e Modena sono messi del paro Colla donna barbuta, col sapiente somaro, Coi vitelli a due teste, coi nani e coi giganti, Coi fratelli Siamesi, colle foche parlanti, Colle vecchie, che spiano dentro le cose occulte Mercè gli ovi e le carte,.. e colle bimbe adulte!
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32 La Déjazet. |
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