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I.
Èccomi a voi,
pòveri bozzetti fuggiti od avviati al manicomio, dinanzi ai quali chi prende la
vita sul tràgico passa facendo atti di sdegno e chi la prende, come si deve, a
gioco, si abbandona a momenti di clamorosa ilarità. Chiusa la gara, attribuiti
gli onori, se non del marmo, della carta bancaria a un progetto che all'arte
contemporanea fà ingiuria ed è dell'antica una parodìa, menzionate con lode
ufficiale la impotenza accadèmica e la mediocrità intrigante, raccomandato a
qualche linea di giornale il ricordo dei cattivi e de' buoni, di voi soli -
aborti forse di geni ammalati - traccia non rimarrebbe. Ma io vengo a voi,
mostriciàttoli della fantasìa, vengo a raccògliervi nei baràttoli del mio
spìrito, a collocarvi nel musèo patològico de' scritti mièi.
Anzitutto,
voi lo meritate. Non siete affatto, come si dice, indegni di considerazione.
Per lo meno, i vostri babbi danno prova con voi di un ingegno molto più grigio
di fòsforo che non gli autori di que' progetti che appartèngono alla burocrazìa
dell'arte. Che sono infatti questi? Sono progetti di cose che esìstono già,
ardimenti che non oltrepàssano «il lùcido» combinazioni da rimario e ricetta,
furti coll'aggravante di avere guastata la roba furata per dissimularne
l'origine [1]. Voi, invece, avete comuni cogli autori di genio la smania della
ricerca e l'ambizione del nuovo, qualità che spavèntan perfino dalla bellezza
la folla ignorante e l'accadèmica plebe. Cadeste, è vero, nel tentativo - che
non vi soccorse bastante ala di mente - ma, almeno, fu propòsito vostro di
volare alle stelle, non di saltare una staggionata.
Nè lo studio
di voi è superfluo. A indovinare quella artistica perfezione che da tutti si
ciarla e pochi raggiùngono, perfezione che sfugge a qualunque precetto
assiomàtico, si arriva tanto per la meditazione delle òpere belle quanto per
l'esame di quelle che ne sono il contrario. Dalla sola mediocrità nulla
s'apprende. Conconi, Otto, Amèndola, Ximènes e altri pochi, coi loro progetti
magnificamente pensati ed eseguiti, ci danno una idèa della sanità in arte. Quì
si analizza invece la malattìa, studio del pari importante.
Importante ho
detto e avrèi dovuto dire indispensàbile. Non c'è atto di questa vita, non
avvenimento, in cui non oscìllino i sonagliuzzi della follìa. Sembra anzi che
l'umano cervello, sviluppàndosi, affinàndosi a traverso le generazioni, si
faccia vie più sensìbile alle turbatrici metèore e che il quoziente mattòide
entri in quantità sempre maggiori nella cifra delle nostre azioni.
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