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| Giovanni Targioni-Tozzetti Amica IntraText CT - Lettura del testo |
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Scena Quarta GIORGIO E AMICA GIORGIO Amica! AMICA Lui! GIORGIO Voi qui sola restate, mentre intorno tutto è riso e festa... in vostro onor... per noi due... cara Amica. AMICA Sì... GIORGIO Questo è il bel dì del nostro amor... Il dì che ho sospirato... ecco, venuto è alfin!... Tutti ormai del mio cor conoscono il segreto... Sentiteli inneggiar con alte grida a me, che tanto lieto son... lieto son... oh se foste voi pur felice, Amica! (Pausa) Perchè restar in silenzio così?... Fidate in me, nell'amor mio; fidate pur nell'avvenir... Per voi lieto onor lo saprò far. La forza a canto a voi mi tornerà... più valido sarò nel mio lavoro, solo se penserò; è per lei... Prevenir saprò tutti i vostri pensieri, i vostri desideri... Voi avrete gioielli, il vel, la veste per le feste... Io vo' che fra le belle, voi siate la più bella! A queste parole Amica abbasso il capo. Pausa. Di questi fiori al meno adornate
il vostro seno. Amica non risponde, e presi i fiori dalle mani di Giorgio che la segue cogli occhi, li posa su la tavola. Giorgio comincia a disperarsi. Ah, se Rinaldo fosse sempre qui, saprebbe supplicar per me! Amica sussulta. Io no... ahimè! non so parlar d'amor!... Ah! voi non sapete leggermi nel fondo del cor! Esce tristissimo, disperato, e traversando la scena sale la scala, ed entra in casa, senza essere veduto dai bevitori; ma Camoine, che sopraggiunge col Coro, lo scorge.
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