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Luigi Gualdo
Le nostalgie

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  • LE NOSTALGIE
    • IX.   GLI AMORI
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IX.

 

GLI AMORI

 

*

 

O felice la Grecia! Sensüale

E puro insieme per la forma pura

Vi librava l'amor le rapid'ale.

Ignorando i tormenti e la paura.

 

O sereno l'amor che ingenuo assale,

Che Orazio canta in seno alla natura,

Scandendo il verso dolce ed immortale

E bevendo il falerno fuori mura!

 

li cielo sorrideva e il lieto sole

Irradïava la beltà pagana,

E musica sembravan le parole.

 

nel bosco s'udia passar Dïana...

E Afrodite che regna dove vuole

Era indulgente per la stirpe umana.

 

* *

 

E nella ferrea età medioevale

Dalle barbare pugne e dai portenti,

Tra i fati avversi ed i furor cruenti,

Crescea pallido il fior dell'ideale.

 

Sostenea ne' perigli e negli stenti

Il giovin paggio una cura immortale;

Ei tenea chiusa nel cuore leale

La bella fede de' suoi ridenti.

 

Un sorriso bastava. Egli moriva

Per la divisa sovra il brando scritta,

 -O se tornava alla natìa sua riva

 

Per più non ritrovar la derelitta,

Il vecchio cavaliero ancor sen giva

Con la corazza da uno stral trafitta.

 

* * *

 

Poi divenne l'amor falso, elegante,

Al dolore ribelle e insiem crudele;

E se restava un core ancor fedele

Pareva in uggia al secolo incostante.

 

Il convento s'apriva a qualche amante

Sconsolata, e chiudevasi. - E le vele

Verso Citera vôlte al suono de le

Vïole seguitava il trionfante

 

Tragitto il bel navilio pien di suoni,

Dai cordami di seta rispondenti

Come corde di cetra alle canzoni.

 

Le donne artificiose e sorridenti

Scordavano le labili passioni

Col core pronto ai capricciosi eventi.

 

* * * *

 

Nella vita moderna comprendiamo

La storia tutta degli amor passati.

 -Dal che ingenuamente il motto: t'amo

Diciam, la prima volta innamorati,

 

Non sentiam solo in noi l'antico Adamo,

Ma insieme al suo l'amor di tutti i vati,

Il desir forte ed il languire gramo

Del mesto cor, dei sensi inacerbati.

 

Nell'estasi più pura che levarne

Può fino al cielo, pur sentiamo invisa

La colpevol memoria della carne:

 

Nel loto ove sguazziamo in bassa guisa

Un pensiero risorge a tormentarne,

E sogniam d'Abelardo e d'Eloisa.


 

 

 




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