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| Luigi Gualdo Le nostalgie IntraText CT - Lettura del testo |
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V.
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Vergini morte senza udir parole Dolci al cor mesto lungamente attese - Bellezze altere cui mentì la vita, Cui già sfiorò la guancia impallidita L'ala del tempo che volando offese,
Malati ingegni che non ebber lena E che al salir del monte giunti appena Caddero stanchi in vista della meta. Amanti orbati dalla fredda morte, Spirti legati da dure ritorte, Voi cui miseria ogni desire vieta,
O passeggieri per la vita vuota, Poeti oscuri! A voi sale la nota Del canto arcano che il mister susurra, Ed in voi soli sta l'eterno tema Che - protesta fatal, vago poema - S'erge alla sorda vasta vôlta azzurra.
Voi tutti unisce un vincolo fraterno, Intirizziti dallo stesso inverno Che congela nel cor gl'impeti veri, E fra tutti un dì voi riconoscete, Mesti assetati dalla stessa sete, Compagni di desiri e di pensieri.
Piangete tutti qualche spento amore La cui memoria è com'eco che muore, O qualche ingenua aspirazion che fugge; Voi nell'esilio d'una vita immota Pensate sempre ad una patria ignota, Non mai veduta, ma che il cor vi strugge.
E quei cui schiavo nella casa stretta La via che fugge all'orizzonte alletta, Forse deluso tornerìa dal polo Se potesse partir - e intanto soffre Di non saper carpir quello che s'offre Istante d'oro ove si piglia il volo.
Invan correte il mondo e la ventura Cercando nel mutar della natura Un pascolo allo spirto irrequieto. Fuggite sempre da voi stessi invano, E qual le stelle che dal ciel lontano La stessa luce mandano sul lieto
O triste suolo, indifferenti e belle, Così nel cor - simili all'alte stelle - Gli stessi sensi in region remote V'agitan sempre, e come al firmamento L'Orsa si mostra e la luna d'argento, Stanno nell'alma vostre brame immote.
Vittime tutti d'uno stesso inganno, Nell'imo vostro cor chiuso è l'affanno Che la parola invan cerca ridire, E s'ode solo qualche flebil suono. Incompreso dai più, mentre che un tuono Sublime dorme nelle vostre lire.
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