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| Luigi Gualdo Le nostalgie IntraText CT - Lettura del testo |
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IX.
GLI AMORI
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O felice la Grecia! Sensüale E puro insieme per la forma pura Vi librava l'amor le rapid'ale. Ignorando i tormenti e la paura.
O sereno l'amor che ingenuo assale, Che Orazio canta in seno alla natura, Scandendo il verso dolce ed immortale E bevendo il falerno fuori mura!
li cielo sorrideva e il lieto sole Irradïava la beltà pagana, E musica sembravan le parole.
Là nel bosco s'udia passar Dïana... E Afrodite che regna dove vuole Era indulgente per la stirpe umana.
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E nella ferrea età medioevale Dalle barbare pugne e dai portenti, Tra i fati avversi ed i furor cruenti, Crescea pallido il fior dell'ideale.
Sostenea ne' perigli e negli stenti Il giovin paggio una cura immortale; Ei tenea chiusa nel cuore leale La bella fede de' suoi dì ridenti.
Un sorriso bastava. Egli moriva Per la divisa sovra il brando scritta, -O se tornava alla natìa sua riva
Per più non ritrovar la derelitta, Il vecchio cavaliero ancor sen giva Con la corazza da uno stral trafitta.
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Poi divenne l'amor falso, elegante, Al dolore ribelle e insiem crudele; E se restava un core ancor fedele Pareva in uggia al secolo incostante.
Il convento s'apriva a qualche amante Sconsolata, e chiudevasi. - E le vele Verso Citera vôlte al suono de le Vïole seguitava il trionfante
Tragitto il bel navilio pien di suoni, Dai cordami di seta rispondenti Come corde di cetra alle canzoni.
Le donne artificiose e sorridenti Scordavano le labili passioni Col core pronto ai capricciosi eventi.
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Nella vita moderna comprendiamo La storia tutta degli amor passati. -Dal dì che ingenuamente il motto: t'amo Diciam, la prima volta innamorati,
Non sentiam solo in noi l'antico Adamo, Ma insieme al suo l'amor di tutti i vati, Il desir forte ed il languire gramo Del mesto cor, dei sensi inacerbati.
Nell'estasi più pura che levarne Può fino al cielo, pur sentiamo invisa La colpevol memoria della carne:
Nel loto ove sguazziamo in bassa guisa Un pensiero risorge a tormentarne, E sogniam d'Abelardo e d'Eloisa.
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