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| Luigi Gualdo Le nostalgie IntraText CT - Lettura del testo |
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XXXIV.
THÈOPHILE GAUTIER1
Sereno, e stanco di vicende umane, Questa terra inquieta egli ha lasciato. Egli, il Maestro, delle forme arcane Innamorato.
Era forte nell'arte - era il leone. Ne possedea la maestà severa, Lo sguardo assorto in calma visïone, E la criniera.
Risuscitò l'ignota poesia, Evocando col suo desir possente Il fulgore infocato e la magìa Dell'Orïente,
I monumenti sotto il cielo aperto Nella tòrrida luce polverosa, E la sublime noia del deserto Senza una rosa.
Disse Bisanzio dove l'onda bagna L'alte moschee dalle dorate fronti, I calli angusti nella dolce Spagna In mezzo ai monti.
Fu dell'Italia appassionato amante E ne applaudì la gloria e la fortuna, -I palazzi il ricordano vagante Per la laguna.
Cantò la Gioia e il Bello e la pagana Voluttà della Forma, e gl'imi amori Delle cose e i desir - l'ebbrezza umana E i suoi colori.
Eppur sapeva le segrete pene E le immense mestizie del poeta; Sentì tristezza nella morta Atene, Pensò alla mèta,
Al destino, alla brama d'Infinito; Pianse il passato ed indagò il futuro, Interrogò le sfingi, e tese il dito Verso l'oscuro.
L'occhio profondo all'orizzonte volto Assaliva i confini del pensiero... E il suo sogno vagava ognor più sciolto Oltre il mistero.
Or lo ha seguito. Ei che raggiunta avea Perfezione impeccabil di parola, Sentiva in sè come sepolta dea L'alma che vola.
E forse già lassù dove s'ammanta La gran luce terribile e superna, Bello di nuova vita, ardente canta La Beltà eterna.
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1 Dal libro Le Tombeau de Thèophile Gautier (Paris, Lemerre, 1873). |
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