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Il primo passo della vita.
Come si può crescere buoni e affezionati alla Società, se vostro
padre, se la vostra madre stessa vi rifiuta e vi abbandona non appena avete
schiuso gli occhi al dolore?
Eccovi soli, con un cognome convenzionale, non corrispondente a
quello di nessuna persona che v'ami, e che vi fu dato capricciosamente da un
impiegato, il quale non si è preoccupato d'altro se non di questo che il vostro
cognome incominci per la stessa lettera del nome che da una suora vi è stato
imposto al fonte, ove foste fatti cattolici non uomini.
Imperocchè la Società, la Società civile, la Società progredita e
progressiva, la Società magnanima vi stampa in fronte il qualificativo di
bastardo, che vi fa vivere spregiati e tuttavia poco curanti di questo ingiusto
disprezzo, ma inquieti tra il desiderio e la tema di conoscere gli autori dei
vostri giorni. Potrebbero infatti essere ricchi o poveri, onesti o
vituperevoli, potrebbero essere una benedizione o una maledizione per voi,
Ma che monta? Non pochi di coloro che creano siffatti sventurati
compongono la cosi detta buona società e se conoscono gli allevatori dei loro
bambini si recano da essi con istrani infingimenti per portar ai figli
abbandonati qualche dolciume: ma la loro riputazione non dev'essere offuscata,
ma la loro tranquillità domestica non dev'essere turbata... guai se il padre,
la madre, lo zio, la zia risapessero questo errore, sarebbero capaci di
diseredare chi l'ha commesso, e allora!
Epperò voi, poveri bambini, soffrite, crescete incolpevolmente
spregiati e quando la negligenza sociale e la snaturatezza dei vostri genitori
vi hanno indirizzati e quasi dannati al male, allora soltanto la società vi
teme, lo statista vi scerne fra la turba multiforme dei delinquenti e nota:
«Pur troppo anche in questo anno dei condannati per delitti comuni il maggiore
contingente è fornito dai trovatelli. È questa una piaga alla quale conviene
che la società ponga un rimedio provvidenziale ed efficace.»
Ma intanto chi soffre soffre e lo statista volta la pagina per
fare altri calcoli.
La sua voce est tamquam vox clamantis in deserto.
Qualche volta il gettatello si vendica dei suoi snaturati genitori
a misura di carbone.
Allorchè dopo aver composte le cose loro secondo le ipocrite norme
delle convenienze sociali, il padre o la madre, ricordandosi di aver fatto
consegnare il proprio figlio al Brefotrofio ne fanno ricerca, il figlio al
vedere i proprii genitori, vinto dalla gratitudine per chi l'ha allevato,
rifiuta e il nuovo nome e la nuova condizione che gli viene offerta,
protestando che giacchè è rimasto per anni molti senza che da' suoi sia stato
riconosciuto, oggi si crede in diritto di non voler egli riconoscere i suoi.
Atroce eppure nobile vendetta che priva il padre e la madre
dell'affetto de' proprii figliuoli.
Ma non è qui il luogo di far degli sfoghi siano pure ragionevoli
contro una Società generalmente corrotta e senza cuore.
Ripigliamo in quella vece la nostra archeologia statistica, la
quale ci può insegnare ancora oggi qualche cosa.
Nel giorno del censimento del 1871 i bambini illegittimi nati vivi
furono 1105, dei quali 224 videro la luce nel Brefotrofio provinciale, istituto
che nel solo 1874 accolse 2375 infanti. Questa numerosa famiglia darà più tardi
i 350 giovanetti da ricoverarsi nel Riformatorio di Parabiago, i 150 adulti da
rifugiare nell'ospizio del Patronato, e la maggior parte di coloro che popoleranno
le 762 segrete del carcere cellulare.
Sono dati vecchi, ai quali gioverà contrapporre i recentissimi
pubblicati al pari di quelli dal dottor Romolo Griffini, direttore del
Brefotrofio di Milano. «Nell'anno 1881, scrive il Griffini in una sua accurata
relazione, si raccolsero nel Brefotrofio 1408 infanti di primo ingresso, contro
1389 entrati nel 1880.
Ne risultò pel 1881 un aumento di 19 infanti.
Quanto al sesso, i nuovi entrati si distinguono in 728 maschi e
680 femmine. Prevale, come generalmente suole, il sesso forte, e quest'anno in
ambe le categorie dei legittimi, e degli illegittimi, poichè sopra 354
legittimi si hanno 185 maschi e 169 femmine, e sopra 1051 illegittimi, 543
maschi e 511 femmine.»
E volete sapere quanti erano nel 1881 i disgraziati componenti la
famiglia a cui l'Ospizio provinciale di Milano ha dovuto provvedere? 8439.
Quanti dolori! C'è da inorridire.
E siamo sull'aumentare.
Come si provveda poi a questi infelici è bello tacere. Nessuno ne
ha colpa, poichè la istituzione del Brefotrofio è organizzata, retta da norme
non facilmente mutabili e da consuetudini che tengono veci di leggi.
E poi la burocrazia non è la Provvidenza.
Gli esposti vengono quasi tutti affidati ad allevatori abitanti in
campagna. Si conta un po' sulla moralità e sul buon cuore dei campagnuoli.
E anche per vero dire molti di questi hanno meno pregiudizii dei
cittadini.
Nel bambino quelli non vedono il bastardo, vedono il disgraziato e
se lo tengono caro. È una specie di buon augurio per la famiglia che lo ricetta
e lo nutre.
Il compenso che paga l'Ospizio non è sempre allettamento
sufficiente per indurre una famiglia ad assumersi la cura di allevare un
figliuolo che sul fiore dell'età può essere richiesto e portato via da chi l'ha
messo al mondo.
Vi sono pure dei bambini che per la loro bellezza attraggono gli
allevatori, ma ve ne sono di quelli che sono male aggraziati, o brutti, o
infermicci, o colle membra contorte e rattrappite e, poveretti, non sono voluti
da nessuno.
Fino a pochi anni or sono per una vecchia consuetudine si
provvedeva al loro collocamento in questo deplorevole modo.
Quando la Direzione dell'Ospizio da sicure informazioni era fatta
certa che in un determinato circondario di campagna v'erano parecchie famiglie,
che avrebbero assunto l'allevamento di alcuni trovatelli ne caricava qualche
dozzina sopra un carretto e li inviava al comune indicato.
All'arrivo dell'infelice convoglio si dava nella nota campana
esattoriale; i terrieri convenivano sulla piazza e incominciava la scelta dei
bambini. Tolti i più belli o i meno brutti restavano coloro, ai quali insieme
colle altre sventure toccava pure l'umiliazione d'essere rifiutati.
Chi ha appena un po' di cuore pensi quali sentimenti in quel punto
dovevano germinare negli animi di quei disgraziati fanciulli.
Allora l'agente dell'Ospizio, che voleva ritornarsene col carro
vuoto, andava sollecitando or l'uno or l'altro dei contadini presenti a
prendersi o questo o quel bambino quantunque storpio o deforme, chè l'Ospizio
provvedeva per essi al pagamento di una ragguardevole ricompensa
all'allevatore. E così a stento e a fatica tutti i bambini venivano accolti
nelle case dei contadini e quindi dopo un secondo rifiuto s'affacciavano alla
vita di famiglia paurosi, sapendo di esservi appena appena tollerati.
Altro che notare nelle statistiche penali che il numero maggiore
dei delinquenti è fornito dagli Esposti!
Non è loro colpa se questi bambini crescono male. L'illustre prof.
dott. Edoardo Porro nel suo lavoro che risguarda il biennio 1869-70 alla
maternità di Milano, a pagina 266, parla della sorte che attende
gl'infelici che hanno culla nell'Ospizio, «i quali sovente hanno per
sopraggiunta la sventura di perdere nascendo la propria madre. La quale
nell'istante di dare alla luce il suo bambino è tormentata da gravi dolori non
solo fisici, ma anche morali; pensando, come dice il Porro, che la sua creatura
troverassi isolata e reietta dalla società, dannata ad un Brefotrofio e ad un
allevamento poco dissimile da quello dei bruti. Chi ha pratica delle maternità,
ed in ispecie di quella di Milano, non troverà esagerate queste parole.»
Oggi le condizioni dei ricoverati da ques'Istituto debbono essere
un cotal poco mutate, grazie alla benefica influenza delle persone che ora lo
dirigono.
Un forte sentimento di pietà si ridesta in ogni animo bennato alla
vista di un povero gettatello. E il Giusti, descrivendo scherzosamente un suo
viaggio a Montecatini, osservando uno di questi sventurati bambini, sente
dentro il suo cuore vibrare a un tratto la corda del dolore e però esce in un
volo lirico, degno d'essere riletto.
Accanto a me dal lato delle brenne,
Una povera donna montanina,
Lieta recava al petto un trovatello.
Preso là nel buglione, ove s'insacca
Dal matrimonio e dallo stupro a gara
O legittima o no l'umana carne.
Oh benedetta, miseri innocenti,
La pubblica pietà che vi ricovra
Nudi, piangenti, abbandonati! A voi
Il casto grembo della cara madre.
E del tetto paterno il santo asilo,
Che dà l'essere intero, e dolcemente
L'animo leva a dignità di vita,
Error, vergogna delitto e miseria
Chiuse per sempre! Crescerete soli,
Soli all'affetto e mal securi in terra;
Al disonor di genitori ignoti,
Come la pianta che non ha radice,
Maledicendo.......
Poveretti, quant'era meglio per essi il non nascere!
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