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Le osservazioni di Paul Cère. Maxime du Camp e Jules Siegfried.
Paul Cère in un suo libro pregevole per copia e finezza di
osservazioni sulle classi pericolose di Parigi ci insegna che nel 1872 il
numero dei locandieri «disposti a dare un letto, ad ogni passaggiero era
considerevole; se ne contavano non meno di 19226 aventi un personale di 2847
impiegati.» Si direbbe che una parte della popolazione di Parigi non ha nè casa
nè tetto, ed è obbligata a dormire alla ventura E Maxime du Camp, nel terzo
volume della sua importantissima opera intitolata «Paris, ses organes, ses
fonctions et sa vie» dopo averci parlato dei ladri, dei falsi
giornalieri, dei vagabondi, dipingendone i costumi e additandone i
vituperevoli mezzi di sussistenza, accenna pure i luoghi, dove costoro vanno a
sostare e a dormire. Molti tra essi sono dans leurs meubles, come si dice,
o alloggiano presso quelle povere creature perdute, sprofondate nel più basso
della fogna sociale, chiamate da essi le loro operaie perchè le
disgraziate lavorano, - quale orribile lavoro! - per farli vivere. Quelli sono
i più favoriti ed eccitano l'invidia dei loro compagni, che per la maggior
parte sono senza domicilio.
Quando le notti sono aspre o piovose e quei miserabili hanno
qualche soldo in tasca, essi vanno a domandare asilo a quelle locande di ultimo
ordine che si chiamano garnis à la nuit. Non valgono le parole ad
esprimere l'aspetto ripugnante e l'odore nauseabondo di queste stamberghe. Il
du Camp dichiara che nella sua vita di viaggiatore lungo le rive del mar Rosso,
presso gli Arabi ababdeh del deserto, sotto la tenda dei Beduini della Cele-Siria,
nelle borgate dell'Asia minore ha dormito in luogo orribili, sucidi e
brulicanti di vermi, eppure non ha mai visto nulla di simile allo spettacolo
che presentano questi bugigattoli durante le ore della notte. L'imaginazione
dei locandieri è inesauribile, quando si tratta di far tre o quattro camere di
una sola, di porre dei tramezzi nei corritoi, di invadere i pianerottoli o di
praticare delle nicchie (è la vera parola) propriamente sotto i tetti in
stanzini tanto bassi e ristretti da non potervisi penetrare che carponi. Le
scale spiombate, le finestre senza imposte, le larghe fessure che solcano i
muri danno a queste casupole l'apparenza di ruine. Nelle stanze durante la
notte non v'è lume; si cammina a tentoni in mezzo ad una atmosfera grave, nella
quale si combinano in un odore insopportabile l'umidità dei muri, il lucignolo
spento, la feccia fermentante del vino mal digerito e il sudore umano.
Sopra un materasso, donde esce la lana mista a trucioli, un fascio
di abiti logori e strappati si rotola in un angolo, lo si spinge; quello si
agita, si alza. Si indietreggia spaventati di vedere che una creatura vivente
può respirare in quell'aria ammorbata.
Ah, che si comprendono meglio allora quelli che, fuggendo l'orrore
di simili ricoveri, vanno a dormire a cielo aperto alla mercè della pioggia,
che può cadere, o della ronda di polizia, che può sopravvenire!
Non è tutto rose neppure per quelli che, dormono sotto la folta
chioma degli olmi dei Champs Elysées o nelle cantine delle case in
costruzione, poichè il più delle volte vanno a finire la loro notte alla
polizia. Maggiormente da compiangere sono coloro, che senza riflessione nè
previdenza, cercano un asilo sotto gli archi laterali dei ponti sulla Senna e
vi dormono bagnati, sotto la sferza d'una corrente d'aria fredda ed umida che
paralizza loro le membra e li manda ben presto all'ospitale colpiti da
reumatismi articolari. Il luogo prediletto dai vagabondi e dai ladri furono per
lungo tempo le fornaci di calce di Montmartre, ma dopochè queste ultime sono
state abbandonate, essi si sono dispersi parte a Bagnolet e parte a Pantin. Vi è però un luogo ch'essi
frequentano volentieri a Parigi e che è conosciutissimo, perocchè chicchessia
ha inteso certo parlare delle carrières d'Amérique.
Non è là, come si crederebbe, ch'essi si rintanano durante le
notti d'inverno. Tali cave per vero dire sono inabitabili anche per uomini
rotti a tutte le durezze della vita all'aria aperta; sono dei lunghi anditi, in
cui l'acqua cade a goccia a goccia su terreno così bagnato, che vi si cammina
nel fango fino al collo del piede. È là presso ch'essi si rifugiano, a lato
delle fornaci di calce che fiammeggiano giorno e notte e spandono un calore, di
cui i vagabondi sanno apprezzare i benefici. Là al pari di altrove comme on fait son
lit, on couche.
I più accorti non arrivano mai tardi, per poter scegliere dei
buoni posti; si stendono sulle fascine non lontano dalle fornaci e al riparo
dalle correnti d'aria. Quivi si fa più che dormire, vi si cena con de' salumi,
con della acquavite, tutta roba rubata; vi si danno dei convegni amorosi; vi si
tengono delle serate, delle conversazioni, vi si balla, vi avvengono lotte e
duelli, e non vi è stravizio tanto repugnante, di cui questi luoghi così
desolati non siano stati testimonii. Tutto si sciupa a lungo andare, e le carrières
d'Amérique hanno quasi finito il loro tempo, in ogni caso, le loro notti
famose sono passate. La polizia ha troppo rivolti gli sguardi in quelle parti,
e i vagabondi più non vi si recano che esitando, poichè è raro adesso che il
loro sonno non venga interrotto.
Verso le due ore dopo la mezzanotte, quando si crede che le
fornaci sono occupate e che ognuno vi s'è addormentato, si parte senza far
rumore dal posto di polizia il più vicino. Gli agenti comandati da un ufficiale
di pace, si dividono in quattro squadre,che, rasentando i muri, camminando in
punta di piede, circondano il nascondiglio da tutti i lati, in guisa da
custodirne le uscite. A un dato segnale, le lanterne vengono aperte e gli
agenti si precipitano tutti contemporaneamente verso il grande dormitorio
improvvisato sotto le volte biancheggianti.
Il risveglio è generale. I novizii cercano di fuggire, i vecchi
praticoni s'alzano stirando le braccia e si consegnano essi stessi agli agenti.
Nessuno mai resiste e là prima parola, significantissima, di
ognuno di questi infelici è: «Non mi fate del male!»
Che cosa trovasi colà? Il rifiuto di Parigi, vagabondi, ladri,
recidivi, miserabili infine, che non possono ispirare se non la pietà.
Io soffro d'asma, diceva un d'essi, il che mi impedisce di
lavorare; io tossisco molto e a cagione di ciò i locandieri mi mettono alla
porta. Io vengo a dormire presso le fornaci perché ciò mi solleva alquanto.
Colui è stato immediatamente e d'urgenza inviato ad un ospitale,
perchè gli fossero prestate le cure opportune.
In questi covili vi si arrestano dei fanciulli fuggiti dalla casa
paterna e già dediti al ladroneccio; quattro fra essi furono sorpresi al
momento, in cui tenevano tra mani e mangiavano un pane di burro che avevano trafugato
al mercato.
Queste razzie danno dei risultati importanti; in due giorni, il 19
e il 20 febbraio 1869, la Polizia si è impadronita di 77 individui, di cui 58
avevano già avuto a fare colla giustizia.
Quest'era la punto invidiabile condizione dei poveri di Parigi nel
1873, malgrado esistano quivi la Société philantropique fondata sino dal
1780, e l'opera pia dell'Hospitalité de nuit, istituita nel 1878, le
quali alacremente diffondono i loro beneficii fra le classi più sfortunate
della società.
Un uomo benemerito della umanità, Jules Siegfried, pensatore
profondo e filantropo generoso, forse misurando dai prodigiosi progressi,
ch'egli ha fatto fare alla piccola ma importante sua città dell'Havre, i
progressi che avrebbe dovuto fare Parigi in questi ultimi tempi, in un suo
libro intitolato: La misère, son histoire, ses causes, ses remèdes,
scriveva: Le squallide casupole dei secoli passati, le cantine infette di certe
città manifatturiere, e i solai insalubri dove s'agglomerano delle famiglie
intiere, fanno posto gradatamente ad abitazioni più vaste e più sane.
Eppure nel 1878, quando abbiamo visitato Parigi, avendo noi fatte
delle escursioni nei luoghi in cui la marmaglia s'annida, vi abbiamo trovato
che quanto hanno scritto il Frégier, il Cère, il Du Camp vale ancora oggi
quanto per l'appunto valeva ai tempi in cui o di cui essi hanno scritto.
Che più? Avevamo a scorta nelle nostre escursioni notturne due sergents
de ville, i quali alle tre dopo mezzanotte quantunque armati, non si sono
peritati a scendere dal quais e passare sotto il ponte dell'Alma, non
discosto dal Trocadero e frequentatissimo di giorno, se non quando poterono
avere due altri sergents a ingrossare la comitiva.
Ciò non faceva onore al loro coraggio, ma neppure allo spirito di
rispetto all'autorità, per parte degli abitanti accidentali del primo arco
sulla destra della Senna. E veramente, se si fosse trattato di fare a pugni con
tutte le persone che stavano coricate sotto quell'arco, i sergents de ville
avrebbero certamente avuta la peggio.
Dal 1878 in poi passarono parecchi anni, nè le cose sono punto
mutate, giacchè degli egregi pubblicisti di Francia hanno, anche in questi
ultimi giorni alzata la voce per risvegliare la carità pubblica e additarle di
nuovo la turba immensa, che in mezzo al lusso della capitale del mondo civile
non può trovare un onesto rifugio dove passare la notte.
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