ALLA
MIA BUONA
COMPAGNA.
II.
Restava Giulietta
in mezzo a Romeo, e ad uno, chiamato Marcuccio il guercio, che era uomo di Corte
molto piacevole e generalmente molto ben visto per i suoi motti festevoli e per
le piacevolezze ch'egli sapeva fare; perciocchè sempre aveva alcuna novelluccia
per le mani da far ridere la brigata e troppo volentieri senza danno di nessuno
si sollazzava............. Giulietta, che dalla sinistra aveva Romeo e
Marcuccio dalla destra, come dall'amante si sentì pigliar per mano, forse vaga
di sentirlo ragionare, con lieto viso alquanto verso lui rivoltata, con
tremante voce gli disse: benedetta sia la venuta vostra a lato a me! E così
dicendo, amorosamente gli strinse la mano.
La sfortunata morte
di due infelicissimi amanti, che l'uno di veleno e l'altro di dolore morirono;
con vari accidenti.
Matteo
Bandello - Novelle.
Personæ
Agunt et Cantant:
- Giulietta.
- Romeo.
- Mercutio.
- L'Anime della Notte.
AZIONE.
Notte
vicina all'alba. Nei giardini dei Capuleti: un verone splende solo al palazzo
tra li alberi: una scala di seta pende dalla ringhiera. La luna cala dietro le
torri ed i campanili.
L'Anime
della Notte.
Zitti: il Montecchio dal giardino
ascese
per l'ardua via al talamo nuziale,
chè la canzon dell'Ora egli già
intese
a intonargli l'invito augurale.
Zitti: la brezza va lungi e riporta
baci e sospiri fin sotto all'arcate
in cui s'asconde vindice la scorta
dei Capuleti, vigilando armata.
Or la fontana rida ai suoi zampilli
sul laghetto dei cigni: e in
bianche forme
vaghino le visioni: or riscintilli
la Luna in fronte alle soavi torme.
Ecco, scorron sull'erbe a cui
rugiada
diamanta le foglie e i lunghi veli
trascinan qui sui bei fiori di
giada,
in mezzo alle pervinche e a li
asfodeli.
Noi, sospiri dell'Ora, andiam
vagando
ed abbiam per baciarsi e bocche ed
ali:
l'armonia qui si compie tra i
lilliali
petali e tra le rose e va incantando:
i mister' della Notte a quando a
quando
urgono amore e fremono speciali
avvolgimenti, poi ch'ora già spira
coll'Orgoglio e coll'Odio impeto
d'Ira.
Mercutio (di lontano).
S'ilare ho il volto e più giocondo
il cuore
e sul labro mi sboccia come un
fiore
la parola, la Fata m'asseconda.
Perchè stan fiori al prato e stelle
in cielo,
perchè muore e risorge Primavera
e il vin di Cipro al mio pensier fa
velo
e m'immaga l'idea, forse è sincera
passione umana? Ecco, all'alto ora
anelo
colli sguardi e col cuore: ed è
questo un bisogno
dell'anima o un bizzarro e vago
sogno?
Regina Maab per certo mi circonda.
L'Anime
della Notte.
Zitti: Mercutio ride e si sollazza
per quest'ombre diafane d'Aprile
e s'accorda alla notte allegra e
pazza
l'ebrietà dei vini. Zitti: un
monile
più ricco che le perle alla corazza
e alla gorgera pongono le braccia
candide dell'amata: oh sulla faccia
baci, riccioli, lagrime e
blandizie!
Zitti: dormono i cigni: la fontana
gorgheggia, van le forme alate
intorno.
Oh portento! Noi siam dell'Ora
strana
i sospiri e moriam come sia il
giorno.
Romeo (dal verone illuminato con un
ampio gesto
verso l'occidente).
O Luna, o bella Luna, non calare!..
L'Anime
della Notte.
Zitti: i Genii risurgon dalle rose
ed il prato assomiglia a un verde
altare,
steso alle vaghe vittime amorose.
Mercutio (avvicinandosi oltre il
muraglione).
Regina Maab però non s'accontenta
di perlustrar le stelle ad una ad
una,
chè, morto il Sol, (il mondo
s'addormenta),
il popolo dei Miti Ella raduna
e discende col raggio della luna:
innanzi al carro d'or l'araldo
squilla
ed Essa come un'agata scintilla,
Regina Maab, bella Regina bionda.
Così cala alla terra e, ad
incensieri,
splendono innanzi calici di gigli:
cala, s'avanza e posa all'origlieri
candidi e ai grami ed ispidi
giacigli,
e fa sognare: o vision' che i cigli
bianchi e bruni ricercano, o divina
Arte d'uscir dai sensi ed indovina
Scienza che scifra quanto ne
circonda!
O gentil turbamento ai giovinetti
cui Proscenete la rosa disfiora
idealmente, e contese nei letti,
sapute avanti l'esperienza e l'ora;
forse per ciò son già sperti
ginnetti
le zitelle che allor calca supine
ed ammaestra: o molli e alabastrine
membra che informa all'opera
gioconda!
Romeo e Giulietta sul verone abbracciati. La scala di seta
dondola alla brezza e batte sui ferri di lancia del davanzale: uno squillo
debole ne suscita. La luna batte in fronte ad un monile sui capelli biondi
della fanciulla e sorgon raggi.
Romeo.
O Luna, o bella Luna, non calare!
Se in quest'ora è la vita ed ora è
notte,
non più risplenda il dì, non più
l'avare
luci s'accendano e l'Erebo
inghiotte
il fuggente Titano invidioso;
e se manchiam nel sogno radioso,
così, non fu già mai questo morire!
L'Anime
della Notte.
Quando parlan li amanti van secreti
fascini per le spere: or mai le
lire
non cantan come i baci: or mai
discreti
si nascondono i Genii. O bel
languire
di due giovani bocche e di due
seni!
Romeo.
Innalza l'occhi tuoi fermi e
sereni,
sorella mia; a che ti giova il
pianto?
Lascia, lascia che il gaudio or mai
si sfreni
alto e libero in faccia all'a
venire.
Giulietta.
Triste ho il cuor: questo istante
che ci sfugge
dolor rimena: oh se nemica tanto
non fosse la tua casa! A che ci
strugge
passione e ci avvelenan l'odii e
l'ire?
Romeo.
Angiol di luce, or taci: per il
mondo
non stan contese: Amor porge il
bicchiere
e ci invita al festino: oh, più
fecondo
di bell'opre non fu certo il
Piacere.
Innalza, innalza il cuore! oltre le
stelle
sta il paese d'Amor, che ne rivela
colla Fede, il Desire le più belle
forme esprimendo ai sensi: or mai
la mano
acconsente ed invita al sovra umano
festino e l'occhio tuo anche si
vela
alla dolcezza estrema... ah, tutta
mia
Vergine, assurta dalla Poesia,
in questa notte, a questa arcana
Gloria!
Sacrilegio non è soffocar l'odii,
che stagnan accidiosi alla memoria;
baciar convien, baciami in bocca e
godi.
Giulietta.
Desio di forme va presto e non
dura,
nè si rinnova come Primavera:
nè Passion di sensi s'assicura
se pur dal labro or mai esca
sincera.
Vedi, già muor nell'alba questa
pura
notte: o Romeo, dell'ora estasiata,
come sorgerà il dì, come baciata
ti avrò la bocca, rimarrà il
ricordo?
L'Anime
della Notte.
Silenzio: i Genii fan l'ultimo
accordo
sulle rose dei prati: oltre ai
castelli
trema la luce nuova: o luna, o
belli
pallid'Astri, così voi disparite!
Mercutio (sotto il muraglione del
giardino).
E che Regina Maab d'aspre ferite
piaghi il cuor e la mente tutti
sanno:
la faccia imbianca pel desio d'amare
strugge muscoli e nervi e ordisce
inganno;
la fiera umilia ed accende la mite
agnella, poi che a Venere comare
prude l'uzzolo e chiama a sè
Cupido,
lercio garzone, mentitore e infido.
Si badi a Primavera e a ben
amare!...
Romeo (dalla stanza illuminata,
pregando).
O Luna, o bella Luna, non calare!
Giulietta.
E se tu m'ami dillo veramente!
Mercutio (allontanandosi).
....Poi che Regina Maab torna alle
stelle
ed il lievito lascia nella mente
che dietro al sogno viaggia: ahimè!
le belle
si fanno il volto e l'occhi
ottimamente....
come il vin che rianima e ci
strega....
Romeo (apparendo sul verone).
Arresta ancor: la tenebra s'annega
in un mare di luce: oh,
incantamento
che ci ruba il volar triste del
Tempo....
Giulietta (in un ultimo abbraccio).
O Romeo, o Romeo, serba il
ricordo!...
L'Anime
della Notte.
Freme dei Genii ancor l'ultimo
accordo
e le rose dei prati apron li stoma:
nuovi fior, nuovi canti e nuovi
aroma!
Giulietta.
Buona notte, Signor, l'aerea
chiostra
si spalanca alla luce ed al
dolore...
Romeo (scendendo dalla scala di seta).
O, buona notte, sì, poi che
migliore
giorno non vedrà mai la vita
nostra,
e se triste è il presagio che
t'accora,
questo bacio lo fughi, o bella e
pura
Donna ideale, questo bacio estremo,
or ch'Oriente, come fa, s'inostra.
Giulietta.
O Signor, come il giorno m'impaura!
E a che speranza, s'ogni cosa io
temo?
Portami via! Ah!... Il bacio
dell'Aurora.
Mercutio (più lontano).
Torna Regina Maab al suo riposo
colla chioma ricinta di viole
rubate al Mondo e di pianti e di
lai;
e Titania abbandona il vecchio
sposo....
L'Anime
della Notte (fievolmente).
Sorge il sol, sorge il sole, il
sole, il sole!...
Muto l'incanto ed alto il giorno è
or mai!...
Fine
dell'Azione.
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