AL
PITTORE
LUIGI ROSSI.
IV.
«Hèlas! hèlas, il n'est plus «disaient-elles» le temps où
les beaux jeunes hommes de la terre, alanguis par nos appels, èperdus de nos blancheurs
entrevues sous le mystère des ondes, nous suivaient dans le profondeurs et
mouraient de nos baisers sur le lit flottant des algues!»
La
Plainte des Belles-de-l'Eau - Mendés.
Ora all'alba od al vespero,
(indecisa
sta l'Ora ai sensi poi che nebbie
rosee
stagnano intorno,) dormono del lago
l'acque alla conca:
e i fior delle ninfee, coppe
d'argento,
navigan tra le foglie: insetti
navigano
lenti per l'aria, nel velo dell'ali
specchiando il cielo.
Aliofilo, la lenza all'acque data,
(ed all'insidia intorno cerchii
estendonsi),
il Sogno segue cui suscitan l'Ora
ed i Desiri.
Nubi sono, riflesse dentro al lago,
o nude forme di fanciulle? Aliofilo
sente cantar: «Perchè i Mister'
dell'acque
e l'armonia
e le candide membra ed i sospiri
e le feste d'amor in mezzo
all'alighe
schiva l'Umano? In cuor nulla
rimane
di giovinezza,
o in mente più non volgon dilettose
imagini di gaudio? Ancora attendono
le Creature dell'Acque l'amatore,
in queste strane
Ore che il Tempo non regge e
suggella.
Stan nell'iridi nostre azzurre e
languide
i più dolci secreti, poi ch'umana
realtà il sogno
non val del nostro amore. O rosse
labra
d'altre parole esperte, e di
lascivie,
o membra assuete a strani
abbracciamenti
ignoti all'Uomo!...
Poi taccion: tra i nenufari e le
lunghe
erbe del fondo voluttuose
intrecciano
carole e dalle bocche invitatrici
mandano baci.
Aliofilo non bada a pescagione.
Son nubi o forme, dal cristallo
equoreo
espresso al Sogno, in questa
incerta luce
ch'ama il Miraggio?
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