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V.
Or mai stan sulle rame i fiori in
copia,
porporini e rosati, e tenta il volo
già la farfalla intorno: or mai pel
frutto
la Terra attende.
Or mai tra i lieti fiori e i più
giocondi
rivoli dei giardini, in questa
immensa
oda ch'inneggia (magico strumento)
dalla Natura,
scompare il Dubio e si tempra
l'Ardire.
Ch'è mai, che è mai la Forma
evanescente,
Aliofilo, che l'onda ti rispecchia
all'occhi avanti,
che è mai questo Miraggio? Oltre le
rive
dell'acque tue fatate, non ascolti
un mormorio di Plebi ancor lontano
e pur tenace?
E se Giulietta lascia il Damo
all'alba,
Donna, Martire e presta al
sacrificio,
e l'occhi intende lagrimosi al sole
che glielo ruba,
e Romeo corre per le piazze avvolto
nel mantello, (un stupor gli sta
nel cuore
per la nuova dolcezza del recente
bacio d'amore,
e già lo preme una triste
prescienza,)
non meglio forse nella sceda
ardita,
Marcuccio il guercio sente
Primavera?
O Primavera;
or qui tu sei, qui tutta, e
maturanza
ti segue alacre al corso! A che la
Vita
e i Secreti indagar sotto le piante
colla tua Bella
e folleggiar tra i nidi e l'erbe
nuove,
se tu scompigli i nidi e premi i
fiori?
O Primavera, o Vita! Se l'agnelli
richiaman l'agne
e se questo richiamo è da Natura,
quel mormorio di Plebi ancor
lontano
e pur tenace, ch'accenna al
migliore,
non è Natura?
Dove vanno, a che tendon le Coorti?
Sta, sta, Figura mia forte e
gagliarda,
tra il battagliar dell'Ira e
dell'Invidia.
miracolosa:
sta, Donna, a cui l'olivo fa corona,
nè scettro o spada brandisce la
destra,
Tu sai a che ne guidi e là Tu
accenni
vittoriosa.
O sacre idee, o bello entusiasmo
di migliori giornate oltre al
tramonto
livido sopra il sangue e sopra il
fango:
questa Vittoria
spira qui nelli aromi e nella
gloria;
poi ch'erta sta la Donna nel
sembiante
fiero e soave, qui nel mio
pensiero,
in faccia al Mondo.
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