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Gian Pietro Lucini
Il libro delle figurazioni ideali

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  • L'INTERMEZZO DELLA PRIMAVERA.
    • V.
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V.

 

Or mai stan sulle rame i fiori in copia,

porporini e rosati, e tenta il volo

già la farfalla intorno: or mai pel frutto

la Terra attende.

 

Or mai tra i lieti fiori e i più giocondi

rivoli dei giardini, in questa immensa

oda ch'inneggia (magico strumento)

dalla Natura,

 

scompare il Dubio e si tempra l'Ardire.

Ch'è mai, che è mai la Forma evanescente,

Aliofilo, che l'onda ti rispecchia

all'occhi avanti,

 

che è mai questo Miraggio? Oltre le rive

dell'acque tue fatate, non ascolti

un mormorio di Plebi ancor lontano

e pur tenace?

 

E se Giulietta lascia il Damo all'alba,

Donna, Martire e presta al sacrificio,

e l'occhi intende lagrimosi al sole

che glielo ruba,

 

e Romeo corre per le piazze avvolto

nel mantello, (un stupor gli sta nel cuore

per la nuova dolcezza del recente

bacio d'amore,

 

e già lo preme una triste prescienza,)

non meglio forse nella sceda ardita,

Marcuccio il guercio sente Primavera?

O Primavera;

 

or qui tu sei, qui tutta, e maturanza

ti segue alacre al corso! A che la Vita

e i Secreti indagar sotto le piante

colla tua Bella

 

e folleggiar tra i nidi e l'erbe nuove,

se tu scompigli i nidi e premi i fiori?

O Primavera, o Vita! Se l'agnelli

richiaman l'agne

 

e se questo richiamo è da Natura,

quel mormorio di Plebi ancor lontano

e pur tenace, ch'accenna al migliore,

non è Natura?

 

Dove vanno, a che tendon le Coorti?

Sta, sta, Figura mia forte e gagliarda,

tra il battagliar dell'Ira e dell'Invidia.

miracolosa:

 

sta, Donna, a cui l'olivo fa corona,

scettro o spada brandisce la destra,

Tu sai a che ne guidi e Tu accenni

vittoriosa.

 

O sacre idee, o bello entusiasmo

di migliori giornate oltre al tramonto

livido sopra il sangue e sopra il fango:

questa Vittoria

 

spira qui nelli aromi e nella gloria;

poi ch'erta sta la Donna nel sembiante

fiero e soave, qui nel mio pensiero,

in faccia al Mondo.


 

 

 




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