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Giambattista Varesco
Idomeneo re di Creta

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  • ATTO PRIMO
    • SCENA V
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SCENA V
Arbace e detti. Arbace è mesto.

Recitativo

IDAMANTE (timoroso)
Ma quel pianto che annunzia?

ARBACE
Mio signore, de' mali il più terribil...

IDAMANTE (ansioso)
Più non vive il genitor?

ARBACE
Non vive: quel che Marte far non poté finor, fece Nettuno, l'inesorabil Nume, e degl'eroi il più degno, ora il riseppi, presso a straniera sponda affogato morì!

IDAMANTE
Ilia, de' viventi eccoti il più meschin. Or sì dal cielo soddisfatta sarai... barbaro fato!... Corrasi al lido... ahimè! son disperato!
(parte)

ILIA
Dell'Asia i danni ancora troppo risento, e pur d'un grand'eroe al nome, al caso, il cor parmi commosso, e negargli i sospir ah no, non posso.
(parte sospirando)




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