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SCENA I
Idomeneo, Arbace
No. 10a. Recitativo ed Aria
Recitativo
ARBACE
Tutto m'è noto.
IDOMENEO
Gonfio di tante imprese al varco alfin m'attese il fier Nettuno...
ARBACE
E so che a' danni tuoi, ad Eolo unito, e a Giove il suo regno sconvolse...
IDOMENEO
Sì, che m'estorse in voto umana vittima.
ARBACE
Di chi?
IDOMENEO
Del primo, che sulla spiaggia incauto a me s'appressi.
ARBACE
Or dimmi: che primo tu incontrasti?
IDOMENEO
Inorridisci: il mio figlio...
ARBACE
Idamante! ... io vengo meno...
(perdendosi d'animo)
IDOMENEO
Dammi Arbace il consiglio, salvami per pietà, salvami il figlio.
ARBACE (pensa, poi risolve.)
Trovisi in altro clima altro soggiorno. Purché al popol si celi. Per altra
via intanto Nettun si placherà, qualche altro Nume di lui cura n'avrà.
IDOMENEO
Ben dici, è vero...
(Vede venire Ilia.)
Ilia s'appressa, ahimè! ...
(Resta un poco pensoso e poi decide.)
In Argo ei vada, e sul paterno soglio rimetta Elettra... or vanne a lei e
al figlio, fa che sian pronti; il tutto sollecito disponi. Custodisci l'arcano;
a te mi fido, a te dovranno, oh caro, oh fido Arbace, la vita il figlio e il genitor
la pace.
Aria
ARBACE
Se il tuo duol, se il mio desio
Sen volassero del pari,
A ubbidirti qual son io,
Saria il duol pronto a fuggir.
Quali al trono sian compagni,
Chi l'ambisce or veda e impari:
Stia lontan, o non si lagni,
Se non trova che martir.
(parte)
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